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Nonostante l’offerta mediatico-elettorale coprisse sostanzialmente tutto l’arco della politica, dal neofascismo all’estrema sinistra passando per l’euro-liberismo, il protezionismo e tutte le gradazioni del populismo, quelle di ieri sono state le elezioni politiche con la più alta astensione di sempre. Un dato, come sappiamo, ambivalente e sfaccettato, ma che conferma una tendenza storica: senza mobilitazione politico-sociale non c’è alcuna significativa partecipazione elettorale. Da questo punto di vista, le elezioni si confermano un termometro ancora accettabile per leggere la realtà politica di un paese. Una realtà divisa in tre parti: il vasto campo dell’astensione, ormai strutturale e probabilmente irrecuperabile; il polo euro-liberista del consenso; il populismo, qualsiasi forma questo assuma, inteso come polo del dissenso. Diamo conto qui di alcune rapide fotografie emerse dalle elezioni di ieri, mentre affronteremo più nel dettaglio i diversi significati del voto nei giorni a seguire. Un voto denso come mai prima d’ora di valore politico.

La vittoria del Movimento 5 Stelle

Il partito grillino si conferma il primo partito italiano. Decifrare la sostanza di questa forza elettorale è pressappoco impossibile per chi insiste a svelarne solo le contraddizioni, come se queste non fossero plateali anche agli occhi del suo elettorato. Qualche mese fa scrivevamo: «l’incapacità del M5S di essere forza politica credibile è un dato di fatto. Eppure, da più di cinque anni rimane saldamento il primo partito italiano. Anche fosse il secondo, o il terzo, il discorso non cambierebbe. La Lega o il Pd, Forza Italia o Rifondazione: tutti i soggetti politici hanno pagato elettoralmente il prezzo della propria incoerenza e incapacità, nel presente o in passato. Tutti tranne il M5S. Chi da anni si accanisce contro il partito di Grillo, svelando non si sa più a chi la sua natura reazionaria, ancora oggi non riesce a spiegare i motivi di questa tenuta elettorale, che è anche una tenuta politica, se non dando la colpa all’elettorato». Ancora oggi, a sinistra, ci si accomoderà nel confortevole banchetto intellettuale della superiorità morale. Ci si accanirà sui congiuntivi di Di Maio e sulle sconclusionate proposte politiche dei rappresentanti Cinque stelle. Accanendosi sul dito per non guardare la luna di questa tenuta politica mai vista, epocale, fuori da ogni ordinario della politica liberale. Una forza che risiede nella composizione di classe del suo elettorato, che tramite forme (evidentemente) alienate esprime un bisogno di rottura con la stabilità ordo-liberale, non affievolito dalle retoriche mediatizzate del “ritorno alla crescita”. Recuperare una relazione con questo elettorato, con lo sfaldamento sociale di una classe che si affida a Di Maio e Grillo per disperazione inconsapevole, dovrebbe essere il primo dei problemi per una sinistra sociale. E invece assisteremo alla solita parodia de-responsabilizzante, forti dell’ultima inchiesta giornalistica sull’assegno mancato, il rimborso non restituito, il dottorato millantato. Tutte questioni indubbiamente decisive per una certa sinistra di classe. Borghese.

La vittoria della Lega

L’altro capo del polo populista si impone come prima forza del “centrodestra”. La forza elettorale va rintracciata nelle stesse logiche dette poc’anzi per il M5S: il populismo trionfa (M5S+Lega arrivano a quasi il 50% dei voti) perché aggrega chiunque si percepisca fuori dal perimetro della compatibilità liberale. Nonostante ciò, la crescita di un forte e strutturato movimento reazionario di massa introduce un problema primario nei ragionamenti politici di qui al prossimo futuro. Lega e Partito democratico hanno quasi gli stessi voti: uno stravolgimento che cambierà in profondità la politica italiana nel suo complesso. Stante questa situazione, l’unica alternativa possibile per la stabilità europeista sarà quella di riformare drasticamente i meccanismi di accesso alla rappresentanza politica, cambiando la legge elettorale e, infine, anche la Costituzione. E’ inevitabile, l’Italia non è l’Ungheria e l’Europa non può permettersi un Orbàn padano in grado di minare tutta l’architettura continentale. Ma il successo della Lega rappresenta anche un problema di agibilità sociale. Da oggi la linea del colore diverrà sempre più il confine tra inclusione ed esclusione, sia essa civile, sociale, culturale. Con quello che ne comporterà in termini di rilevanza della questione razziale e neocoloniale interna.

La sconfitta del fronte della stabilità

Crolla il Pd, fatto questo ampiamente previsto, e perde il confronto interno Forza Italia. L’europeismo esce martoriato dalle elezioni, nonostante i proclami sulla crescita, la calma finanziaria e la studiata indifferenza politica dei partner europei. In questo senso è davvero la fine di un’epoca. L’unione storica tra Democrazia cristiana e Partito comunista raccoglie oggi neanche il 20% dell’elettorato, una sconfitta che provocherà smottamenti tellurici di vasta portata. Se non fosse abbastanza chiaro, da oggi non si scherza più: la stabilità andrà commissariata. Più la stabilità liberale vacilla, più verrà imposta con la forza.

La scomparsa della sinistra

Come dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio in questo ventennio, l’assenza sociale della “sinistra radicale” si traduce direttamente in scomparsa elettorale. La solita solfa delle elezioni “usate” per aggregare consenso si trasforma in certificazione del proprio stato di minorità. La sinistra elettorale riesce nell’invidiabile impresa di perdere voti, in percentuale e in termini assoluti, rispetto al cabaret civilista di Ingroia del 2013. Anzi: di dimezzarli in termini percentuali e di trimezzarli in termini assoluti. Un trend storico incontrovertibile, ma che puntualmente scompare dai ragionamenti dei compagni un mese prima di ogni elezione. Consci che nulla cambierà questo stato esistenziale, attendiamo con ansia le prossime elezioni per assistere al nuovo cartello elettorale attraverso cui prendere lo straordinario zerovirgola ideologico. Di sconfitta in sconfitta, fino alla sconfitta. Una sconfitta che però, come sempre, riguarderà tutti, non solo quei compagni che di volta in volta decidono di «scommettere» sulle elezioni. Sembrava impossibile, ma da oggi siamo ancora più deboli.

I numeri reali del neofascismo

Anche in questo caso, le elezioni contribuiscono a sgomberare il campo dalle tossine mediatiche a cui siamo sottoposti nel mese elettorale. I neofascismi d’ogni risma si infrangono di fronte alla loro inconsistenza sociale, definendo i contorni di un problema che rimane di agibilità ma che politicamente risulta, nonostante gli sforzi di ogni giornale e televisione, incapace di aggregare materialmente alcunché di significativo. Casapound raccoglie l’invidiabile zerovirgola niente, mentre Forza Nuova occupa militarmente il campo dei non pervenuti. E’ certo che molto voto nostalgico e razzista sia stato assorbito da Salvini. Ciò non toglie che queste elezioni confermano un altro trend storico. Dai due milioni di voti del Msi anche degli anni Novanta, si è passati stabilmente alle poche decine di migliaia di questo decennio. Reazione e neofascismo sono sempre più due cose diverse, anche in termini elettorali. Calibrare i nostri strumenti politici dovrà essere una conseguenza di questa ulteriore conferma.

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30 comments to Fotografie segnanti

  • Hirondelle

    Mah, fatto sta l’elettorato lo vota però, Se poi vogliamo attribuire la tenuta a finanziamenti o altro, possibile ma detto così non si capisce. A me invece 5s sembra credibilissimo per fare certi interessi e sopire certi conflitti, pur dovendo mantenere una usurpata ma mediaticamente colorita vernice “antisistema” per svolgere efficacemente il suo ruolo. Specialmente mentre i partiti cosiddetti tradizionali da seconda repubblica sono elettoralmente usurati dal massacro sociale entusiasticamente compiuto o non denunciato nelle sue vere cause.

    Una spiegazione dovrà pure essere tentata sull’elettorato. La tenuta del 5s, insieme all’ampiezza dell’astensione, cioè andando al di là dell’astensione storica fortemente politicizzata, potrebbe rappresentare semplicemente la ostinata volontà degli elettori italiani, anche provenienti da sinistra, di non scegliere, al di là di tutto, pur continuando ad agitarsi e brontolare non potendo più far finta di non vedere le loro vite distrutte. Non scegliere anzitutto rispetto alla Ue, fingendo di non vedere la portata della posta in gioco, che pur dovrebbe essere ormai evidente a chiunque lo voglia; non scegliere rispetto al modello economico; non studiare le questioni. Una costante storica.

    Esattamente il processo che portò alla vittoria di Forza Italia nel 1994 (il voto al sud potrebbe essere interessante in questo senso), dopo gli scandali delle tangenti (la corruzione…) e la perdita del sistema di potere di riferimento. 5s in questo senso è profondamente reazionario, come lo fu FI. Di transfughi presenti magari per interposta ragazza immagine (ahimé) ne abbiamo esempi eloquenti a Roma. E come FI servì, almeno fino alla lettera della BCE, a portare avanti le riforme, cioè il massacro economico, chieste dalla UE, così farà 5s, magari attraverso un governo di coalizione o ad interim, come chiesto dalle banche d’affari: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/06/elezioni-politiche-lo-scenario-ideale-in-italia-parlamento-senza-maggioranza-con-governo-ad-interim-per-le-riforme/3839085/ mesi e mesi fa.
    In questo è e si mostrerà credibilissimo.

    Il 5s è un partito europeista, cioè sfrenatamente liberista, armato di etere nei confronti dei suoi stessi elettori, che dal canto loro paiono del tutto incapaci di articolare un’opposizione più approfondita e strutturata nei confronti del loro partito e perfino di intuirne la necessità.
    Ma se l’unico dissenso giudicato accettabile dagli sfruttati è 5s, non si va lontano, lo sappiamo e secondo me lo sanno per primi quelli che lo votano. Questa è la sua identità, a mio parere ormai saldamente immodificabile. Per questo non gli vanno fatti (più) sconti politici, né al partito né ai suoi elettori.
    La variegata sinistra partitica si è legata le mani su questo, perché non ha mai accettato di buttare a mare la UE come avrebbe dovuto: quindi, non ha potuto fare arrivare spiegazioni diverse e comprensibili ai propri elettori del massacro economico e sociale che stanno vivendo. Oggi ne paga il prezzo, tutta, e avendolo voluto fino in fondo, né si può riconoscerle alcuna superiorità morale.
    Non salgono lacrime.

    Tutto il resto è fuffa. Ma veramente solo fuffa.
    L’astensione compresa, ché astenersi avvantaggia solo il più forte e morta lì (perché quel 25% non ha votato 5s e cosa sarebbe accaduto se almeno in parte avesse scelto di votare?).

    • Hirondelle

      Ma quanto fanno comodo i terribili populisti per proseguire il massacro sociale. Parola di Emiliano, tra i peggiori liberisti filoUe in circolazione nel suo partito: il PD appoggi un governo 5S.
      Ma che sorpresona.

      • Hirondelle

        Chi altro deve testimoniare sulla perfetta affidabilità e responsabilità dei 5S visti dal lato dei padroni della grande industria, dopo costui? “I nuovi protagonisti della politica italiana “non li conosco” ma “non mi spaventano, ne abbiamo passate di peggio”. Lo ha affermato l’ad di Fca Sergio Marchionne in conferenza stampa al Salone dell’auto di Ginevra, tenendosi sulla stessa linea di Confindustria nel giudizio sull’affermazione di M5S e Lega alle elezioni politiche.”
        “Dal numero uno di Confindustria solo una raccomandazione a non “smontare” quelle misure che hanno avuti effetti sull’economia reale. “Riteniamo che alcuni provvedimenti abbiamo dato effetti sull’economia reale in questo momento storico, in particolare il Jobs Act e il piano Industria 4.0. Smontarli – avverte Boccia – significa rallentare, invece dobbiamo accelerare se vogliamo ridurre il divario e aumentare l’occupazione nel paese abbiamo bisogno di una precondizione che si chiama crescita”.

  • Gino

    La frittata è fatta, e certo non lo dico da oggi.
    Non mi frega niente di Salvini, Casapound e Lega… quelli stanno lì e i loro sponsor li conosciamo benissimo e possiamo anche difendercene, ma il m5s? Ci rendiamo conto di quanta “fiducia” sta godendo?
    So di viviere in un paese fascista e razzista in maggioranza, con i miei strumenti mi difendo e lotto, anche se tra minoranza e inesistenza (rifiuto del voto come testimonianza di esserci) c’è una distanza spaventosa, ma stanotte ho assistito a un performance che dovrebbe far gelare il sangue a tutti o quasi: l’apparizione di un Di Battista a dir poco inquietante, nei toni, nell’atteggiamento, nel limguaggio, nella tracotanza tipica del miglior fascismo nascente, Minniti e Salvini sono dei dilettanti.
    Cari compagni, le parole sono importanti, tanto quanto i fatti.

  • Joseph

    Mi sento molto vicino a molti compagni che hanno fatto la scelta di Potere al Popolo e, comunque, incazzato per il loro avventurismo. Bastava saltare questa tornata per portare a casa qualcosa di meglio. Ora i cocci tocca raccoglierli a noi tutti.

  • Gino

    @ Joseph
    Sarei completamente d’accordo con te se non fosse per ii tempi in cui viviamo. Raccogliere i cocci sarà essenziale quanto naturale, è nel nostro DNA, ma una raccolta manuale diventa decennale, mentre la velocità con cui si viaggia oggi non ci lascia scampo. La storia aveva bisogno di percorsi secolari, oggi ci travolge in pochi anni, se non pochi mesi o giorni.
    Non siamo più nel medioevo, abbiamo da anni gli strumenti per sapere e organzzarci, e non ci sono più scuse per una parte della società, la classe subalterna per intenderci, di non sapere cosa accade. Macerata sta lì a dimostrare quanto questo sistema utilizzi manovalanza reazionaria per reprimere la nostra lotta di classe, la porta pure in Parlamento dove stabilirà nero su bianco che dobbiamo morire.
    Potere al Popolo poteva essere un treno su quale salire per sopire il ghigno atroce degli aguzzini, come non sia sia capito questo per me resterà un mistero.
    Nel frattempo il tempo scorre, e c’è chi non potrà più raccontarla in voce questa storia.
    Forse è quello che ci meritiamo.

  • dziga vertov

    mi sono convinto definitivamente che PaP avrebbe fatto un buco nell’acqua quando mi e’ arrivato l’appello al voto promosso da Citto Maselli. boutade a parte, secondo me discutere del grado di europeismo e di liberismo di 5s non ha alcun senso, nei fatti e nella pratica e’ un grado strumentale al ruolo che intendono ricoprire nella fase attuale. che e’ quello, logico e “naturale”, del primo partito d’Italia, partito di governo.

    hanno fatto una campagna elettorale eccellente, partendo da un radicamento sul territorio ed una rete di attivisti costruiti nel tempo, che non a pari nel contesto istituzionale attuale in cui tutti i partiti (con la parziale eccezione della lega) si sono ridotti, nel migliore dei casi, a club d’opinione e nel peggiore a comitati d’affari (o sarebbe meglio dire che sono entrambe le cose). hanno ben pensato di farsela alla larga da ogni questione che potesse avere un effetto divisivo sull’opinione pubblica, una su tutte il caso di macerata, per fare un esempio.

    ancora meno senso può avere andare ad indagare il grado di democrazia interno, in quanto praticano una efficacissima versione 2.0 di quello che un tempo si sarebbe detto “centralismo democratico”. le dotazioni di mezzi e risorse che hanno a disposizione sono un dato di fatto, non una variabile che possa essere più o meno influenzata da analisi o inchieste esterne.

    invece per campagna elettorale eccellente intendo ad una azione mirata ad accreditarsi appunto, dentro e fuori i nostri confini, come forza di governo, cioe gestione (e non trasformazione) dell’esistente. dovevano, per dirla in modo un po’ semplicistico, “sfondare” al centro e a quello hanno mirato. la lettura dei flussi elettorali ci dirà di più, ma e’ chiaro che attorno ad uno zoccolo duro identitario attratto, nel corso del tempo, dal populismo d’origine, sono stati in grado di attirare fasce sociali che, come giustamente scrivete, per disperazione ed alienazione hanno votato per loro. cioè a dire, lavoratori e piccola borghesia impoveriti da 25 anni di politiche restrittive della spesa pubblica. questa era la funzione della candidatura Di Maio e questo ha funzionato.

    secondo me un loro coinvolgimento nel governo (inteso appunto come gestione) e’ solo una questione di forme e tempo, nella sostanza e’ pressoché certa. perché porteranno a compimento quel processo di completa subordinazione, in corso negli ultimi decenni, della “politica” all’economia, ammantandolo di quel “civismo” autoritario e perbenista di cui avete ben scritto qualche tempo fa e di altre tematiche facilmente spendibili (lotta alla corruzione, legalità, etc) di sicura prese sull’opinione pubblica.

    la classe politica come perfetta esecutrice delle politiche economiche decise dai gruppi d’interesse che agiscono al di fuori della democrazia formale trova nella stessa regola del limite del doppio mandato una codificazione perfetta. in questo senso, il parallelismo proposto con forza italia negli anni 90 non mi sembra aiuti a capire i termini della questione attuale.

    negli anni 90 la dialettica politica istituzionale si risolveva in un conflitto tra i residui del sistema che aveva retto l’Italia per tutta la guerra fredda, rappresentanti gli interessi delle piccole e medie imprese del nord, da un lato, e della borghesia parastatale del centro-sud, dall’altro. ed una grande borghesia dei capitali organicamente inserita nel processo di ristrutturazione e concentrazione su scala continentale, che trovava negli ex pci, associati ad una parte della ex dc e laici, i cinici ed opportunisti esecutori delle politiche necessarie ai nuovi scenari.

    berlusconi, anche nei suoi tratti piu folcloristici, questo e’ stato: l’arcitaliano, il ghe pensi mi, il traffichino, anzi trafficone un po’ eversore, un po’ ruffiano, specchio preciso dell’inadeguatezza ed arretratezza storica della media borghesia italiana. ed e’ proprio vero che “e’ scaduto”, come gli ha ben ricordato la fantomatica attivista femen sull’uscio del seggio, con inquietante puntualita’.

    l’attuale fase e’ tutt’altra cosa e non prescindera’ da una riduzione ancora piu drastica dell’autonomia della politica ed una gestione del governo limitata all’ordinaria amministrazione dei conti pubblici ed a questioni etiche di nessun costo economico. in questo contesto temo che “la linea del colore” si scontrerà con una ampia varietà di mezzi di repressione di cui in tempi recenti lo stato ha gia’ dato ampia dimostrazione pratica, senza avere alcuna forma di rappresentanza parlamentare almeno in grado di arginare le derive più’ feroci, fosse pure con un ruolo di testimonianza e denuncia.

  • Gino

    @ dziga vertov
    Già dalle prime due righe si capisce che la resa dei conti per questioni personali a sinistra è dura a morire, ed è quello che ci sta uccidendo.
    Allora pure Ken Loach è un deficiente, tanto per restare in ambito cinematografico?
    Arrivederci fra 5 anni.

  • dziga vertov

    @Gino ma magari fosse il cinema cosi’ determinante. ho citato Citto come simbolo ed epitomo della parabola di rifondazione negli anni 90-00. rispetto per l’uomo sul piano personale, dal punto di vista politico lasciamo perdere… e se ci tieni a saperlo, quell’appello l’ho pure firmato…

  • Gracco Babeuf

    @Militant
    Riflessione assolutamente necessaria e condivisibile, solo chiedo un chiarimento riguardo una frase detta a proposito del M5S: “una forza che risiede nella composizione di classe del suo elettorato” cosa intendete?

    • Militant

      Tutti i partiti, da decenni a questa parte, sono partiti “pigliatutto”, ed effettivamente la base elettorale è estremamente eterogenea. In termini scientifici, dunque, è poco preciso assegnare a questo o quel partito una costituency elettorale troppo focalizzata su di un settore sociale. Detto questo, però, sembra sempre più evidente che la forza (almeno quella elettorale) del “populismo”, e soprattutto del populismo Cinque stelle, risieda in una parte importante di “voto di classe”, pezzi di proletariato che cercano sponda nel populismo per esprimere rancore, disaffezione o rabbia verso la stabilità ordoliberale. E’ questo che determina la forza elettorale del M5S, il suo essere (anche) oggetto di un voto di classe. E con quel pezzo della classe noi abbiamo il dovere di tentare un dialogo, una relazione, perchè altrimenti rimarremo – come siamo oggi – la sinistra delle università, dei centri gentrificati, del precariato cognitivo. Una sinistra inutile insomma.

  • giovanni

    “Dai due milioni di voti del Msi anche degli anni Novanta, si è passati stabilmente alle poche decine di migliaia di questo decennio.”
    Se i voti fascisti li contate su CP, sarà pure così. Se li contate su chi parla apertamente di difesa della razza bianca, sono 3 milioni solo in Lombardia. E per me quelli sono voti fascisti, senza discussion.

    • Militant

      Quindi per te in Lombardia ci sarebbero 3 milioni di fascisti? Uhm. In realtà l’errore di questi tempi è confondere razzismo latente ed egoismo piccolo-borghese/sottoproletario direttamente per “fascismo”. Sono due problemi, ma sono due cose diverse. Affrontare tutto lo spettro dei problemi sociali e politici attraverso “reductio ad fascismum” non è il modo migliore per comprendere la realtà e cercare di intervenirvi. Anche perchè, seguendo questa logica, “fascismo” sarebbe anche Trump, e quindi perchè no anche Putin, oppure, ovviamente, la Ue, ma anche chi gli si oppone, come i movimenti anti-Ue, di qualsiasi colore essi siano. Insomma, di questo passo si finisce ad identificare come “fascismo” tutto il campo dei fatti sociali. Finendo per non capire più nulla di ciò che si muove sopra e sotto le nostre teste.

  • Eduardo D'Errico

    Non voglio sostituirmi a Militant; ma forse intendeva riferirsi a quella “Grande Massa subalterna”, come la definisco da molto tempo, che si è formata ( è stata formata ) raccogliendo i settori operai abbandonati dalla sinistra ufficiale, insieme alla piccola borghesia degradata, ai pensionati televisivi a basso reddito, ai giovani a bassa acculturazione ( attraverso lo sfacelo della scuola) e nell’ultimo quindicennio precarizzati, disoccupati, licenziati;oltre ai piccoli imprenditori marginalizzati e vessati, ecc. In questo calderone maggioritario ha pescato il populismo di TUTTI i partiti; ma quello vuotamente ottimistico di Renzi, riproposto sempre uguale per gli anni di governo, si è infranto di fronte alla realtà.

  • Gino

    @ militant
    Credo che la differenza sostanziale storica e semantica tra populismo e qualunquismo sia sempre sottovalutata.
    Il m5s, cui vi riferite, è qualunquista, dargli la patente di populista (Lenin era Populista, ma non credo con due righe di poter ripassare la storia).
    Detto questo i voti di CP e FN sono passati brevimano al m5s, non è che i fascisti istituzionali si siano dissolti per un passaggio alle urne… ripeto che il segnale lanciato dal “discorso” di Di Battisti nella forma e nelle parole è emblematico.
    Per me non vedo quale forma di dialogo si dovrebbe cercare da sinistra, oltretutto non mi pare abbiano essi mai voltato lo sguardo da questa parte, hanno chiesto voti e qualcuno sciaguratamente glieli jha pure dati. Credo di essere per questo in sintonia con Giovanni, sono voti fascisti, voti ai quali il m5s renderà merito, come fa da sempre da quando governa Roma, la città destra per eccellenza.

    • Eduardo D'Errico

      Non so dove siano passati i voti di CP e FN, ma si tratta dello zero virgola. Di fronte ai milioni di voti”di sinistra” passati ai 5 stelle, mi pare argomento risibile.
      A Napoli i 5s hanno avuto il 54% . Tutti fascisti, questi napoletani ! Ma per favore…..

      • Gino

        @ Eduardo D’Errico
        Ma per favore che? Per me possono pure prendere il 130% tanto prima o poi i “sinistri” ci sbatteranno il grugno e diranno che vevano capito male.

      • Militant

        In realtà i voti di Cp o Fn non sono passati da nessuna parte, visto che hanno aumentato i propri voti. Mentre è da prendere con severa gravità, hai ragione, la presenza di circa 600.000 fascisti a Napoli.

    • Giordano Bruno

      A Militant: grazie del sarcasmo che fate, senza faccine idiote o puntini democristi.
      Ad altri: ma serio fate che 600.000 voti di napoletani siano voti fascisti?!

  • Gino

    Intendevo discorso di Di Battista, correggo

  • obrero

    oplà.
    un’altra volta che “la gente/il popolo sbaglia”.
    è che proprio non ci si può fidare, eh, di questa “gente/popolo”.
    Oppure….
    però sul tavolo resta che da decine d’anni abbiamo la peggior classe politica dell’universo (gretti, spocchiosi, solo interessanti ai loro interessi e quelli dei loro parenti, sempre pronti a pontificare di sacrifici che devono però fare gli altri, regolarmente beccati in scandali e “lei non sa chi sono io”, voltagabbana e cambia casacca all’occorenza, raccomandati e raccomandanti, etc).

    La “gente”/”il popolo” ha votato per chi (5S) fino ad adesso si è dimostrato diverso ed opposto rispetto a quei modelli.
    Non li ha votati perchè “di sinistra/di destra/europeisti-liberisti-noeuristi/etc etc etc).

    E proprio non si vede perchè non avrebbe dovuto farlo, visto l’assoluto livello di sta spocchiosa merda imperante ad ogni livello nel paese.

    PaP era (ed è) una buona e necessaria scelta politica.

    …Ma la situazione corruttiva/spocchiosa/raccomandata in Italia è, per la gente comune, ben oltre quella del momento delle scelte “politiche” (che così hanno dovuto essere messe in coda nelle priorità di scelta).

    Poi, come già ebbi a dire da molto tempo (sotto altri nick):
    se da anni non si è avuta l’intelligenza tattica di “infiltare” proprie teste in un movimento così aperto e così permeabile…

    inoltre, non ci fossero stati questi demoniazzi cativi cativi dei 5s… dove finivano sti voti?
    tutti in astensione? tutti??? davvero ci credete?
    o pensate che senza 5s da poter votare avrebbero riversato i voti in massa su PaP? o Grasso?
    molto più facilmente la quota di non astenenti avrebbe spalmato i voti sui soliti partiti (l’amato pd, il buon forza italia, e l’integrante Lega… e sulla lega in particolare, ovvio).

    a Sinistra continua a mancare tutto, ma soprattutto continua a mancare il bacino popolare in cui sguazzare.
    come al solito, la domanda vera sta lì:
    come è che sta “buona-santa-perfetta-migliore-rivoluzionaria-etc” Sinistra, pur con teoricamente tutte le situazioni favorevoli alla sua crescita c’ha un bacino che pare quello della vasca di un pesce e non di mare???

    Fino a che non si risponde correttamente a questa domanda (e se ne traggono le conseguenze di pensiero e di prassi), sarà ben difficile vedere un futuro più rosso.

  • obrero

    Post scriptum
    il mio commento non era una critica all’articolo, che reputo decisamente apprezzabile.
    era più un vago interloquire con alcuni commenti

    • Gino

      @ obrero
      “non si è avuta l’intelligenza tattica di “infiltare” proprie teste in un movimento così aperto e così permeabile”
      Quoto in toto questa constatazione, a dire il vero fu la prima cosa che mi venne in mente non 10 ma 12 anni fa (e non mi considero una mente pensante) ma tanti compagni ci provarono perché dal blog di Grillo uscivano a fare scouting privatamente a caccia di teste pensanti, o comunque tra compagni coscienti di ciò che stava per divenire, alcuni innesti ci furono, ma con scarso successo e notevole disgusto di chi ci ebbe a che fare, vi assicuro che non è facile convivere con certa fauna, e comunque erano molto attenti su chi potesse varcare quell’uscio. Non a caso ancora oggi non si vede un barlume di chi/cosa dall’interno di quel movimento possa ricordarci una pur flebile vicinanza, anche perché come in tutti i percorsi politici alla fin fine qualcuno che si leva un sasso dalla scarpa tramutandolo in resa dei conti esce sempre fuori… altra inspegabile anomalia di questo movimento, chi è stato preso a calci in culo non ha fatto un fiato, mai.

      Il m5s passa nelle nostre discussioni sempre e solo dopo il voto, poi ce lo dimentichiamo… siamo coerenti, quindi non diamo diamo “valore” al voto (sigh).

      Sono anni che considero ormai irrecuperabile chi da sinistra (?) ha fatto la scelta di ingrassare i voti del m5s, oggi manca ancora un 28% al voto, visto che di voto si parla, e credetemi, non credo affatto sia un astensionismo menefreghista schifato dalla politica, anzi, oggi come ieri, hanno sempre votato proprio qualunquisti e menefreghisti per i quali quest’andazzo è linfa vitale.
      Comunque, come avevo già detto la frittata è fatta, il m5s si appresta a essere riconosciuto a tutti gli effetti ufficialmente e mediaticamente come unica formazione politica di sinistra, dopo e come il PD di Renzi e Bersani si spenderanno per fare terra bruciata proprio in casa nostra.
      PaP poteva essere quel treno, e francamente ancora non riesco a spiegarmi quest’indifferenza, al netto della scelta di presentarsi ora o aspettare.

  • kente

    l’articolo, come sempre, lo trovo condivisibile.
    Per me, la sorpresa di queste elezioni è stata la lega. Negli ultimi anni non c’è stato raduno o comizio di salvini senza che ci fossero centinaia (quando non migliaia) di persone che si mobilitavano per contestarlo. Daltronde ai suoi comizi non è che partecipavano grandi masse. Quindi il risultato elettorale della lega per me è uscito dal nulla (considerando che vivo all’estero e non ho contatto con la realtà italiana).
    Capovolgendo le parole di Nenni: piazze vuote ma urne piene.
    Non so voi, ma questa cosa la trovo particolarmente preoccupante

  • Ale

    Mi sembra che il vostro giudizio su Potere al popolo sia troppo negativo e forse anche poco obbiettivo. A parte il fatto che in termini assoluti rispetto ad Ingroia i voti non si sono trimezzati (come scrivete) ma dimezzati, vi sembra possibile paragonare le due esperienze? Per contenuti, per prospettive e anche per tipo di candidature è evidente una certa discontinuità con quel tipo di esperienze. Su una cosa avete ragione il risultato è la fotografia di quanto siamo presenti e radicati nella società e nessuna alchimia social o elettorale può sostituirla. Ma questo è stato chiaro fin dall’inizio, le elezioni sono state un passaggio e non la finalità di quel percorso. Non capisco poi come questo risultato possa andare a indebolire tutto il “movimento”; se non ci fosse stato potere al popolo alle elezioni oggi la sinistra di classe sarebbe stata messa meglio? Non credo proprio.

  • Gracco Babeuf

    @ kente
    Purtroppo è così, io vivo a Roma, posso dirti con una certa cognizione di causa che ad esempio a Roma il Salvini ha preso non pochi voti persino nell’ambiente del CORPO DOCENTI DELLA SCUOLA PUBBLICA. Questo è un po’ riduttivo forse da parte mia però rende un po’ l’idea della situazione.

  • obrero

    @Gino
    non critico (anzi auspico che cresca) PaP.

    Su PaP dicevo, in un discorso più largo, una cosa assai diversa:
    ossia che PaP è importantissima e la dobbiamo far crescere, PERO’, in questo preciso momento storico (ma poi forse il ragionamento si applica sempre e a tutto) c’è una particolare contingenza di equilibri/squilibri dove anche un singolo voto serve ad far scivolare scenari nazionali.
    Solo che quel ‘singolo voto’, ora, adesso, non poteva essere quello di PaP che nemmeno nei sogni più rosei poteva alterare qualsiasi scenario concretamente politicamente parlando.
    E ciò per diverse ragioni:
    la prima è che fino a che non si smantella fino alle fondamenta il PD, ciò che sta alla sua sinistra non avrà mai acqua in cui sguazzare.
    la seconda, non meno importante, anzi, è che in Italia il percepito dalla gente/popolo (e reale nei fatti) è il tasso di corruzione/favoritismi/etc dei politici molto prima dell’appartenenza di schieramento/ideologia/classe; perchè la situazione è veramente incancrenita all’inverosimile.

    Ora, mi si insegna che chi fa politica deve avere il fiuto ed il naso dell’agire politico, che corrispondere ad incidere nella politica.
    E politicamente elettoralmente parlando, a volte si può incidere in “propositivo”, altre volte si può (solo) agire in “sabotativo”.

    Prendilo con le molle del paradosso semplificativo, ma finchè stanno nella sala dei bottoni del governo pd-fi (e i loro accoliti), ostracizzare il 5S è come, all’epoca, sarebbe stato osteggiare il repulisti di ladri e tangentari fatto da Mani Pulite, solo perchè a farlo erano magistrati e guardie (con tutti i noti bla bla annessi, eh!) e non “rivoluzionari di Sinistra”.
    Non sono noi e non sono il top e non devono essere il nostro tendere e sognare.
    E chi l’ha mai detto?
    ma stanno (consapevolmente, inconsapevolmente) producendo un risultato di necessario cambio e rottura (su alcuni aspetti, solo alcuni, ovvissimo) che noi non abbiamo attualmente la forza di raggiungere.

    Assaggiando un pò di concretezza di risultati (quand’anche altrui) non significa rinunciare o dimenticarsi dei propri ideali.

  • Gino

    @ obrero
    Non credo aver inteso che PaP avesse chissà quali proprietà taumaturgiche con più voti, ma se si è interessati alla sua crescita sarebbe lecito contarsi, almeno. Per il resto, continuo a pensare che il m5s è una colossale arma di distrazione, per le mille ragioni esposte e non solo da me, e i compagni potrebbero benissimo ridimensionarla.
    Tutto qui.

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