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Nessuna legittimazione mediatica del neofascismo. Neanche in nome della campagna elettorale

 

La tentata strage di Macerata è solo l’ultimo episodio di violenza neofascista nel nostro paese. Una violenza possibile unicamente grazie alla progressiva legittimazione politica dello squadrismo, più o meno mascherato. Una legittimazione che è passata dalla sovraesposizione mediatica di cui godono tutte le sigle dell’estrema destra, soprattutto romana, a fronte di una presenza sociale e di percentuali elettorali che continuano ad essere irrilevanti. Lo sdoganamento culturale ha inserito il neofascismo all’interno della normale “dialettica democratica”, del fisiologico confronto tra opzioni politiche differenti. All’incompatibilità costituzionale, secondo cui nessuno spazio può essere garantito al neofascismo, è subentrata la critica politica, secondo la quale alle idee fasciste, pure criticabili, va concessa pari dignità mediatica. Il graduale scivolamento verso una forma di “democrazia” a-fascista è alla base delle stragi contro i migranti di questi anni. Crediamo, al contrario, che nessuno spazio possa essere lasciato al neofascismo, soprattutto quando questo si presenta nella forma pacificata del confronto elettorale. Nonostante ciò, in questi giorni di campagna elettorale si sono moltiplicati gli episodi di esponenti politici che fanno dell’antifascismo una discriminante sostanziale che hanno accettato il confronto mediatico con esponenti dell’estrema destra razzista, da Forza Nuova a Casapound. Ogni confronto con il neofascismo completa il processo di normalizzazione del neofascismo stesso, lo inserisce nel normale gioco democratico, sposta sempre più avanti quel punto di non ritorno alla fine del quale si sancirà la definitiva accettazione del fascismo come credibile alternativa al liberismo. Il comportamento mediatico di singol* compagn* mette in difficoltà l’agibilità di tutti. Della sinistra antifascista, ma soprattutto delle vittime materiali del neofascismo, e in primo luogo i migranti. E’ per questo che invitiamo tutti i compagni e le compagne a rifiutare la logica del confronto, uscire dalla narrazione degli opposti estremismi entro cui il sistema mediatico-culturale riconduce le lotte sociali al neofascismo presentando il tutto come “estremismo”. Il neofascismo non si accetta, si combatte. Anche in tempi di campagna elettorale.

Antifascisti e Antifasciste di Roma

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13 comments to Nessuna legittimazione mediatica del neofascismo. Neanche in nome della campagna elettorale

  • antonio

    posto anche qui, mi pare più logico e indicato, il commento che ho già fatto su un’altro articolo.
    …Ciò che è accaduto a Macerata, il gesto del “cosiddetto” folle (così almeno definito dal suo “avvocato”, dai razzisti e nazifascisti nostrani compresa la stampa mainstream e le forze politiche dette: “political correct”! Tale gesto sul quale con “una solidaristica, simbolica o meno, condivisione o aderenza”; organizzazioni neofasciste, seminatori di odio razzista e sessista, di fatto stanno esprimendo.

    A questo, credo, vadano sommate anche dichiarazioni, comportamenti squallidi e reazionari e “meschine” giravolte (PD, Arci; CGIL e Libera e soci vari) di revoca della manifestzione antifascista e antirazzista del 10 prossimo venturo (manifestazione della quale non sono affatto ne i promotori ne tantomeno gli organizzatori) obbedendo al diktat di revoca fatto dal ministro degli interni. Tant’è se Minniti (PD) ordina loro ubbidiscono!!.

    A tutto ciò si stanno, via via, affiancando anche quei soggetti da definire: “indifferenti”, “political correct”, esponenti della, cosiddetta “società civile” benpensante!

    A costoro, altresì, si aggiunge l’intero sistema comunicativo massmediatico “embedded” quindi: tossico.

    Vorrei approfittare di questo strumento comunicativo, e del possibile seguito e diffusione. Per portare un mio punto di vista; all scopo di rendervi partecipi in questa riflessione.

    Riflessione arrivata dopo la scelta di “revoca”; alla quale segue, fortunatamente, la conferma della manifestazione da parte di altri e ampi settori politici e sociali. Ben fatto quindi!

    Comunque, in questa fase storica e sociale dobbiamo tutti fare bene attenzione perché quanto accaduto a Macerata, contornato da vomitevoli commenti reazionari seguiti , non dovrà essere assolutamente sottovaluta o preso alla “leggera”!.

    Ciò potrebbe, dico potrebbe, rappresentare un salto di qualità e un punto di non ritorno di una strategia reazionaria.

    Strategia che trova in quel gesto, e nei commenti o attestati di solidarietà che l’accompagnano, un segnale che un nuovo paradigma può nascere e crescere al punto tale da estendere nella società. Società la quale, sappiamo bene, è in gran parte composta da soggetti reazionari, nazifascisti, rancorosi e rabbiosi.

    Soggetti e persone che la “società civile” ritiene o considera: folle o malata di mente!

    Perciò; ritenendo che teorie e programmi reazionari di impronta e teoria nazifascista di organizzazioni politiche ben note; le quali praticano azioni e comportamenti aggressivi ben definiti, (che trovano anche una buona pubblicizzazione da parte del sistema massmediatico globale e da alcune frange e componenti dello schieramento politico nostrano).

    Se ciò, ossia queste teorie e comportamenti, siano il prodotto di menti malate e, perciò, queste dovranno quindi essere curate (magari guarite) tramite strumenti medicali o psicoterapeutici …aahahah!

    Hitler, Mussolini (oggi Trump), quindi sarebbero allora da considerare o ritenere (forse a loro giustificazione e scusante?) come “folli” e pertanto animati da pesanti e profonde “turbe psichiche”, paranoiche, dissocianti e deliranti?

    Allora, mi chiedo: “…ma tutti quei milioni di persone che oggi, o ieri, sostennero e scelsero allora, aderendo lucidamente (?) a simili progetti, programmi e teorie; quindi anche costoro sono da considerare malati, pazzi o affetti da turbe psichiche paranoiche? ”

    Se sì; allora (benedettiddio) perché non preghiamo affinché “dal cielo” provenga (un bel diluvio) tale da produrre una catarsi universale!
    Catarsi la quale, quantomeno, avrebbe la prerogativa di “ripulirci e lavarci” tutti da tale infamia e farci ritornare lindi, pinti, puliti e verginelli??
    Chiedo scusa e comprensione per questa mia intrusione che può anche apparire molto “pessimistica”; ma di fronte a certi atteggiamenti, come quelli di chi sceglie di rinunciare a esprimere la propria rabbia, il proprio pensiero, il proprio rifiuto di questo rigurgito neofascista preferendo “tacere” tramite una “indifferenza” che altre volte fu’ causa di tragedie e disastri ben peggiori. A fronte di tutto ciò non mi rimane altro che esprimere direttamente quello che penso, sento e percepisco! Nella speranza che possa venire condiviso con tutti coloro che vogliono farlo! Ccoraggio perché ce ne vuole assai.
    Adelante compañeros.

  • Niccolò

    Scusate compagni, intervengo a titolo personale ma sono un militante di Potere al popolo, che credo sia una delle forze politiche a cui vi riferiate. Il punto che ponete (la partecipazione a programmi tv nel caso siano presenti i neofascisti) è sicuramente una questione da non prendere alla leggera. Come lo è la legittimazione mediatica che i fascisti stanno avendo, da anni ma particolarmente negli ultimi mesi. Una legittimazione che non vive sul presentarli come uno dei poli degli opposti estremismi, ma come una reazione (per quanto a chiacchere condannata) allo stato di insicurezza in cui vivono le classi popolari: la retorica giustificazionista di Traini ne è un esempio perfetto. Di fronte a questo quadro non è scontato che la forma migliore per ostacolare la normalizzazione del neofascismo da parte di una forza politica che a fatica riesce ad esprimersi in televisione, sia rifiutarsi di sedere nella stesso talk show. In alcuni casi andare in TV per dire di loro quello che scrivete anche voi sul blog, può essere più incisivo che porre un rifiuto a priori, considerando che nella maggior parte dei casi esisterebbe solo per noi, verrebbe comunicato a stento anche tra i nostri sostenitori e si risolverebbe avendo lasciato campo libero in uno studio compiacente ai neofascisti. La legittimazione mediatica già c’è e non dipende da noi purtroppo: il dibattito è aperto su come affrontarla al meglio, secondo me con la massima flessibilità.
    Potere al popolo è uno processo politico aperto, per noi quello è il luogo dove discutere di queste scelte e capire come contrastare una normalizzazione del fascismo da parte di media che può avvenire così facilmente anche perché la base di massa dell’antifascismo si è ristretta, e in generale perché l’opzione politica che rappresentiamo (nelle sue 100 variazioni esistenti, e anche questo è diventato un limite, soprattutto se non si confrontano tra loro in uno spazio politico comune) è stata spazzata via dal dibattito pubblico. L’invito a tutti i compagni è di partecipare, lo stanno facendo in tante singole persone oltre che piccoli collettivi, ed i partiti non hanno fagocitato tutto come qualcuno aveva paventato.
    A presto

    ps.
    Il titolo sembra alludere al fatto che, pur di fare campagna elettorale ed andare in tv, si è disposti a legittimare il neofascismo. Spero che sia io ad aver frainteso, perché chiaramente le valutazioni sono più complesse come ho provato ad argomentare.

  • Militant

    @ Niccolò

    A nostra memoria, è la prima volta nella storia di questo paese che compagni della sinistra antagonista o di movimento condividono uno studio televisivo con esponenti del neofascismo. Ovviamente non è un discorso che riguarda solo Potere al popolo, figuriamoci: nelle scorse settimane è capitato diverse volte di vedere programmi televisivi con aberranti condivisioni dello spazio mediatico. Evitiamo i riferimenti, chi ha deciso in tal senso sa in sua coscienza di cosa si parla. In questo senso, dunque, siamo in presenza di una *prima volta* che va immediatamente contestata. Persino Turigliatto (Turigliatto!) si era rifiutato nel 2008 di condividere lo studio con Roberto Fiore (rifiuto che gli valse addirittura un processo); persino Katia Bellillo (Katia Bellillo!!) era riuscita, nel 2001, a prendere a calci Alessandra Mussolini. Oggi assistiamo invece ad un’accettazione acritica di regole mediatiche dalle quali abbiamo tutto da perdere.
    Scegliere di condividere uno spazio televisivo in nome della campagna elettorale significa legittimare la presenza del neofascismo quale interlocutore politico. Che questo sia avvenuto e stia avvenendo quotidianamente sui media non è una giustificazione. Noi questa legittimazione la dobbiamo combattere con ogni mezzo necessario, non adeguarci al mainstream che ci vuole civilmente compatibili col circo elettorale.
    In secondo luogo, la co-presenza favorisce unicamente i partiti neofascisti. Sono loro a richiedere forme di legittimazione, non la sinistra, ed è proprio l’abbassamento degli anticorpi antifascisti in occasioni come quelle televisive che si contribuisce a far accettare il neofascismo come opzione politica di pari dignità.
    In terzo luogo, ogni confronto col neofascismo avviene all’interno di una cornice mediatico-politica preconfezionata: “ecco a voi gli estremisti”. Questo frame va scardinato, non assecondato supinamente, trenta secondi al compagno, trenta al camerata, e vediamo chi vince. Non vince nessuno, o meglio: ha tutto da vincere l’estrema destra, ha tutto da perdere la sinistra.
    E’ vero che è una discussione da fare, che deve prendere atto del mutato scenario politico, culturale e mediatico, ma è appunto una discussione aperta. Ci sembra, invece, che sia già stato deciso di sfruttare a qualsiasi prezzo la ribalta elettorale. Ma questo non colpisce solo chi si presta alla trappola televisiva. Colpisce tutti.

  • Luca

    @ Militant

    non entro nel merito della discussione, ma volevo limitarmi a farvi notare che al “rifiuto” di Turigliatto è stata data da molti ben altra interpretazione, alla luce dell’operato di costui e alla luce della storia di quel ben preciso scorcio politico. In realtà Turigliatto lasciò la comoda poltrona dello studio televisivo di Bruno Vespa non certo per non condividere quello spazio con Roberto Fiore, o per non legittimare costui, ma molto più prosaicamente – e tragicamente – per evitare il confronto diretto con un altro esponente politico di una lista alla sinistra del centrosinistra che avrebbe sicuramente criticato Turigliatto e la sua organizzazione in merito alla loro partecipazione al governo Prodi. Trovatosi in questa incresciosa e imbarazzante situazione, Turigliatto preferì darsela piuttosto che finire bersagliato da chi lo avrebbe giustamente attaccato da sinistra.
    Controprova di questa interpretazione è data dal fatto che nel corso della medesima campagna elettorale altri esponenti della stessa organizzazione di Turigliatto si trovarono in più di un’occasione a condividere altri spazi di propaganda televisiva con altri esponenti di organizzazioni fasciste, senza batter ciglio.

    • antonio

      Chiedo scusa ma leggo solo ora questo scambio di post, scambio nel quale esprimo ima mia impressione, cioè: ..sei stato bravo a fare questa speculazione politica “pro domo tua”! Non è una buona cosa anche perché chi ne uscì “gratificato” fu proprio il fascista presente in studio. Vespa fece la sua squallida figura del “democratico” idiota , così come questo riferimento e paragone, suo malgrado credo stia facendo. Continuiamo così a farci del male insultandoci l’un con l’altro. Il capitale usa queste “divisioni e schermaglie pseudo-ideologiche per rafforzarsi le cosiddette “masse popolari” seguono i propri interessi materiali e prendono coscienza solo quando questi precipitano e non trovano nessun tipo di soluzione (le guerre e i conflitti avrebbero dovuto insegnare qualcosa a quanti ancia si perdono in “distinguo” para-ideologici e astratti). Salut

  • Luca

    Ecco, appunto.

    La risposta di Ferrando a Vespa («La presenza di Fiore mi disturba ma non è incompatibile con la mia, e io voglio dire le mie cose anche contro le cose molto gravi e vergognose che Fiore sta dicendo in questo momento») mi sembra un buon principio da far valere nei casi di cui state parlando. Perché si denuncia l’incompatibilità del (e col) fascismo e allo stesso tempo non si indietreggia di un millimetro rispetto allo scontro con esso, seppur in territorio nemico e all’interno di una logica estranea e avversa (oltre ad essere una risposta per le rime al complice giochetto sporco legittimatorio e paternalista dello squallido Vespa). Cosa ne pensate?

  • Militant

    Cosa ne pensiamo dovrebbe risultare ovvio dal testo che abbiamo pubblicato insieme a parte del movimento antifascista romano. La frase di Ferrando va bene rispetto al resto dei partiti liberisti. La condivisione di uno spazio mediatico tra fascisti e antifascisti è un unicum di questa campagna elettorale. Crediamo che non abbia molto senso mostrare il volto duro e militante in piazza e quello dialogante e pacifico in televisione. Si dovrebbe mantenere un livello di coerenza per cui ci si comporta allo stesso modo fuori e dentro uno studio televisivo. Comprendiamo le ragioni di visibilità della campagna elettorale, ma queste, crediamo, hanno un limite nella discriminante antifascista.

    C’è poi la questione, più ampia e generale, del ruolo che si sceglie di rappresentare all’interno di cornici massmediatiche generaliste. E’ un discorso complesso, ma la sensazione è che tali rappresentazioni mediatiche della politica andrebbero scardinate più che assecondate. Bisognerebbe far parlare di sè, non recitare la parte che i media assegnano alla sinistra radicale. La puntata linkata di Porta a Porta, in questo senso, è addirittura plateale. Tutta la puntata, l’atteggiamento di Vespa, il ruolo delle comparse, i temi affrontati, ecc, trasmettevano il messaggio: “ecco a voi i matti. Siamo costretti a parlarne per burocratiche ragioni di bilanciamento mediatico, ma – lo vedete da voi – sono fuori dal mondo”. Qualsiasi argomento si sceglie di comunicare, qualsiasi linguaggio verrà utilizzato, ogni buona e condivisibile motivazione, viene fagocitata dal modo in cui il medium canalizza la comprensione di quelle parole. Perchè il referente non è il militante politico (di qualsiasi schieramento sia), ma la massa informe del pubblico televisivo, educato alla comprensione di un dato messaggio e non di un altro. Ecco, rispetto a tutto questo serve originalità e capacità di scarto, non adeguamento. Ma è anche vero che non è nel mese elettorale che si stabilisce un comportamento politico di questo tipo. Va preparato, e prima ancora va pensato. E questa preparazione manca clamorosamente.

  • Gino

    A questo punto sarebbe interessante sapere e capire se l’assenza nei media seguita dall’astensionismo produca/produrrebbe tutti questi danni a ciò che noi definiamo fascismo, sotto tutte le sue forme ovviamente.

  • Militant

    @ Gino

    Fino a qualche anno fa, prima cioè della scomparsa elettorale della sinistra “radicale”, questa occupava gli spazi mediatici tanto quanto le altre forze politiche. Questo non ha impedito il suo fallimento, anzi, probabilmente l’apparire in tutto e per tutto simili ai contendenti ha accelerato il processo di ritirata. Ma la questione non è rifiutare o meno il mezzo televisivo, non sono forme nuove di luddismo la soluzione, quanto, da una parte, evitare di esserne modellati ad uso e consumo della politica liberale, dall’altra riuscire a piegare il mezzo in favore del proprio messaggio politico.

    Qualcosa di simile è riuscita al Movimento 5 Stelle degli esordi. Fino al 2013 circa nessun attivista o rappresentante del M5S andava in televisione. Grillo costringeva la televisione a parlare di lui, proprio nel momento in cui Grillo e il suo partito sparavano a zero contro il mezzo televisivo. Ovviamente, inutile specificarlo, i mezzi economici, i rapporti personali e l’intelligenza mediatica di Grillo sono ben altra cosa rispetto alle risorse dell’attuale sinistra. Ma la dinamica è stata interessante: imporre al potere (televisivo, in quel caso) la propria presenza, senza elemosinarla al potere stesso.
    Poi c’è stato un adeguamento, per ragioni elettorali: nonostante l’entusiasmo social, è ancora dalla TV che passa la formazione dell’opinione pubblica del nostro paese. Almeno della “massa” elettorale non interessata alle cose della politica. Ma la riconversione del M5S a partito “televisivamente normale” è stato il risultato di una trasformazione del M5S in partito “politicamente normale”, abbandonando la carica ambivalente che aveva, alle origini, almeno parte del suo elettorato e di alcuni dei suoi rappresentanti. Insomma, l’adeguamento televisivo è stato frutto di un adeguamento politico.

    Tornando a noi, dunque, non possiamo ignorare che la televisione e i media di massa sono parte integrante di un sistema di potere. Non sono territorio neutro. Questo territorio va esplorato e attraversato nei suoi punti deboli, tentando strade dirompenti, non pacificanti. Perchè tutto, nei massmedia, è organizzato a sostegno del discorso liberale, persino la critica del sistema liberale è organizzata a rafforzamento di quest’ultimo. Porsi delle domande rispetto a questo significa costruire anticorpi rispetto all’infatuazione neofita, ma anche strumenti di lotta in grado quantomeno di scalfire il dominio di cui sopra.
    Una discussione che c’entra poco con il caso partito dal post, ma che sarebbe comunque interessante approfondire.

    • Luca

      Non credo che il problema sia mostrare il volto duro e militante in piazza e quello dialogante e pacifico in televisione. Posto che il referente non sia il militante politico ma la massa informe del pubblico televisivo, non credo che questa massa informe sia un monolite totalmente oggettivato e passivizzato sulla cui testa far passare indisturbatamente qualsiasi cosa, inclusa l’equivalenza formale e sostanziale fra fascisti e antifascisti. Se fosse così, non ci sarebbe bisogno di puntellarlo e difenderlo anche al di fuori dei media, il discorso liberale.
      Il non essere la televisione e i media territorio neutro vuol dire per noi che dobbiamo tendenzialmente disertare quel territorio? Il problema secondo me nasce quando tu accetti di entrare in quel discorso, di renderti compatibile, di riportare il tuo discorso all’interno del perimetro che ti assegnano e/o che ti è imposto. Esattamente quello che fece la sinistra “radicale” fino al 2008 (ricordate il Bertinotti superstar nei salotti televisivi?) Ma tutto questo non vuol dire che tu sia *condannato* a farlo. Non siamo condannati a recitare la parte dei matti, o ad accettare senza reagire la presenza di un fascista. Questo, secondo me, vuol dire tentare di porsi in modo dirompente all’interno di quel frame, come giustamente dite. Vuol dire scardinare dall’interno il loro discorso (e tutto quello che ne è a fondamento e che ci gira intorno: il loro linguaggio, il loro stile, i loro tabù… ecc.), attenzione, non illudendosi di poter cambiare la natura del mezzo in sé o di cambiare il filtro che il mezzo usa su di te, ma facendo intravvedere un’altra verità possibile, che è opposta e incompatibile con l’altra (e, stiamone certi, se è *veramente* opposta e incompatibile non troverà certo gli spazi e la corrività riservati dai puppet master ai finti oppositori antisistema, vale a dire i fascisti oggi e il M5S ieri). E proprio in quanto opposta e incompatibile rimanda necessariamente ad altri luoghi e ad ambiti di costruzione/comunicazione del discorso.
      A meno che pensiamo che il nostro discorso sia di per sé non veicolabile anche attraverso un territorio non neutro. Il che vale a dire che sarebbe in grado di opporsi a quel territorio nel momento stesso in cui viene a contatto con esso. Pensiamoci. Secondo me sarebbe sbagliato crederlo.
      Non facciamo l’errore di pensare che il sistema sia del tutto certo di non avere falle nei suoi apparati (ivi compresi i suoi apparati di propaganda). Sta a noi infiltrarci e sapere infiltrarci anche in quelle intercapedini, come in mille altre.

  • Gino

    Ringrazio per la risposta esaustiva, resto comunque dell’opinione che lasciare campo libero, anche se il territorio non è neutro e ostile allo stesso tempo, non solo ci lascia nell’oscurità ma regala ampie praterie a chi sappiamo.
    Il m5s nella situazione attuale non fa testo, a parer mio, perché era stato creato proprio per il ruolo che attualmente ricopre: far man bassa di un elettorato televisivo sufficientemente qualunquista, prendersi i voti, governare (vedi come Roma) e chi s’è visto s’è visto. Penso che i media hanno lavorato molto perché s’arrivasse a questo, e il m5s non ha avuto nessuna riconversione perché c’era già dentro, la TV di sistema ti ignora se ti sente nemico, è più efficace.
    Altri tempi quindi, oggi gli stessi pentastellati temono più un ritorno alle urne di una larga fascia astensionista di sinistra, non a caso a parte la TV ormai conquistata in rete sono impegnati soprattutto contro Potere al Popolo, le sbraitate su Renzi e Berlusconi le usano in TV.
    Nel 2013 s’era aperta una voragine a sinistra, impensabile il potere la lasciasse in mano a noi, o chi ci somiglia seppur vagamente.
    L’attualità c’impone uno sforzo per restare più uniti, ma è possibile solo se non lasciamo ai “soliti noti” l’opportunità di parlare di sinistra.
    In questi giorni tra Foibe e Traini c’è da suicidarsi per il non aver avuto voce, io almeno l’ho vissuta così.
    Però il voto è borghese, e noi per spirito religioso non dovremmo averci a che fare… sarà, ma non so per quanto potremo ancora resistere a quest’andazzo.

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