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L’a-politica irrompe nella politica: il caso Retake

 

Come volevasi dannatamente dimostrare, il volontarismo a-politico, a-partitico, cittadinista e chi più ne ha più ne metta, si è trasformato in strumento politico di prima qualità, sfruttando proprio quelle retoriche trasversali su cui ha fondato la propria “originalità”, spesa poi nelle molteplici attività di lobbying politico. Stiamo parlando di Retake ovviamente, l’associazione volontaristica dei cittadini in lotta contro chewingum e bombolette spray. Qualche giorno fa l’associazione ha presentato nientemeno che una proposta di revisione costituzionale, indicando le linee guida che dovrebbero trasformare Roma in una sorta di “città-regione”, e gli attuali quindici municipi in comuni indipendenti. Il problema non sta tanto nel (pessimo) merito della proposta, che asseconda la scia devoluzionista che impone da decenni il costante arretramento dell’organizzazione statuale in favore del decentramento amministrativo, moltiplicando burocrazia ed eterogeneità politico-sociale invece di diminuirla. La questione centrale è il metodo, sempre uguale a se stesso, ma sempre un gradino più in alto nella scala della sofisticazione mediatico-narrativa.Presentarsi come associazione volontaria di cittadini, e intervenire direttamente nei passaggi decisivi della riforma dello Stato, è un vecchio metodo capace di veicolare posizioni politiche in forma più adeguata al discredito attuale dei partiti.

Se l’associazione si occupa unicamente di organizzare battaglioni di spazzini, dove, in che modo, secondo quale processo decisionale e per merito di chi è stata stilata una proposta così politicamente invasiva? Nessuno ne da spiegazione. Eppure, prima di proporre riforme costituzionali (perché per trasformare Roma in regione, aggiungere o togliere regioni, disporre il mutamento dei poteri amministrativi dei municipi, eccetera, c’è bisogno di riscrivere molti degli articoli attualmente presenti in Costituzione), bisognerebbe quantomeno capire con chi si ha a che fare. E invece dietro il velo del civismo si alza una spessa coltre di retorica cittadinista e attivismo proprietario. Retake si propone così come strumento della politica proprio nel momento in cui si sottrae dal campo degli schieramenti.

E’ il destino inevitabile del civismo proprietario: dopo il periodo di costruzione di una veste presentabile, utilizzare questa veste per fare politica, saltando a piè pari tutto il processo di selezione della politica stessa. Una traiettoria che evidentemente funziona, perché determina le scelte della politica senza entrarvi (e sporcarsi) direttamente, senza il peso della parzialità. Retake, d’altronde, presenta se stessa come trasversale alle idee politiche. Cosa c’è di più trasversale del ripulire i muri dalla sporcizia? Eppure, chi e dove è stato deciso che la proposta di Roma “città-regione” sia davvero così trasversale? Sono d’accordo tutti i “cittadini” aderenti a Retake? Sia quelli che votano Pd che gli elettori di Forza Italia? Eppure in questo decennio le risorse dallo Stato alle città (tutte), e a Roma in particolare, sono state dimezzate. Sono d’accordo anche quegli appartenenti a Retake che hanno votato quei partiti che hanno sottratto risorse a Roma? E in che modo si sono espressi? Quale la maggioranza, e quali le proposte della minoranza degli aderenti? Domande che rimarranno senza risposta, coperte dal velo d’ipocrisia che descrive l’associazionismo volontario come forma di civismo trasversale e omologante. Eppure, prima di cambiare la Costituzione bisognerebbe chiedersi chi e per quale motivo si portano avanti certe proposte. Tutte cose ignorate dal parterre politico intervenuto in sostegno della proposta stessa, ovviamente trasversale. A cominciare dall’immancabile Stefano Fassina, che così si è espresso in merito: “una iniziativa tempestiva e necessaria che affronta il nodo principale che inibisce una rigenerazione della Capitale”.

Ma questo appena riferito è solo l’ultimo e più importante degli interventi di Retake nella politica, quella vera. Qualche mese fa, a marzo del 2017, Retake era stata protagonista di una serie di modifiche al Disegno di Legge sulla sicurezza. Le proposte vertevano tutte sull’ampliamento delle fattispecie in cui far valere la proposta di legge, dalla sicurezza urbana al decoro di particolari luoghi delle città. Anche in questo caso, siamo sicuri che il giro di vite securitario sia esattamente “senza colore politico”? E’ proprio vero che affrontare i problemi urbani attraverso la repressione di chi attenta al decoro sia esattamente trasversale agli schieramenti della politica? Ovviamente sono domande retoriche: ad essere trasversale è il campo liberista, che infatti ha subito recepito le proposte partorite dal solito metodo a-democratico che in confronto il M5S è un esempio di partecipazione zapatista. Il triangolo rappresentato oggi da Retake, Airbnb e Romafaschifo rappresenta oggi il maggior incubatore culturale della destra liberista romana volta alla distruzione della città pubblica. Conoscere il proprio nemico significa già predisporsi a combatterlo.

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