APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

22 May :
1978 In Italia viene istituzionalizzato il divorzio

STATS

La sinistra immaginaria e la realtà sociale

 

Un interessante sondaggio sulla composizione sociale degli elettori italiani (Corriere della Sera di sabato 27 gennaio) certifica il gran canyon che separa la realtà dai desiderata della sinistra. Secondo tale rilevazione (che, ricordiamo, non fa altro che comprovare una dinamica in corso da diversi anni) l’ex bacino elettorale storicamente comunista – operai, impiegati pubblici, insegnanti – vota in massima parte (con punte del 40%) il M5S. Al contrario, il sezionamento delle intenzioni di voto per classi sociali e posizioni professionali svela la tara di classe della “sinistra”: per Pd, ma soprattutto per Liberi e Uguali, votano principalmente pensionati, studenti, imprenditori e dirigenti aziendali. Il voto per i partiti populisti, e in massima parte per il M5S, ricorda da vicino i settori Wasp che hanno garantito l’elezione presidenziale di Donald Trump, ma anche in qualche modo la vicenda del referendum inglese sulla Brexit: una (ex) classe operaia bianca e impoverita che vota per chi promette, a parole, una difesa del proprio tenore di reddito. Non è detto che sia sicuramente così, di certo però la tendenza secondo la quale la sinistra – sia essa “moderata” che presuntamente “radicale” – non riesce più a intercettare il voto di classe la dice lunga sulla percezione di questa nella società. La sinistra è sinonimo di capitalismo globalizzato, e chiunque sia rimasto impoverito dalla crisi vota altro, non tanto “a destra”, ma per chi promette un ritorno alla sovranità politica in grado di operare controlli nazionali sui capitali transnazionali. Che, sia detto per inciso, non è una politica “di destra”, ma progressiva (è progressivo cioè il controllo politico sui capitali privati), sebbene dalle forze populiste articolata in forma decisamente reazionaria, cioè nazionalista (nel caso della Lega) o regressiva (nel caso del M5S). Il problema è che la sinistra, tutta quanta, in questi anni ha descritto come reazionarie le forme di controllo politico sulla propensione internazionale dei capitali, favorendo culturalmente il processo liberista di completa snazionalizzazione (e quindi spoliticizzazione) dei capitali privati, che infatti, slegati da qualsiasi forzata territorializzazione, hanno cominciato a muoversi liberi sopra le nostre teste (e le nostre vite). E’ all’interno di questo cortocircuito che si spiega l’azzeramento elettorale delle sinistre, che viaggiano, tutte insieme e insieme alle destre estreme e al resto del circo elettorale di complemento, sull’1,6%. La sinistra, in questa fase storica, ha la necessità di mimetizzarsi per scampare all’abbraccio mortale di un concetto di sinistra ritagliato ad immagine e somiglianza dei banchieri di Davos che fischiano Trump. Non sono tanto le elezioni a dircelo, ma il voto (e il non voto) di classe. Che infatti, siccome non corrisponde più ai nostri desiderata, viene banalizzato (“è voto Wasp” ci dicono, come se la classe operaia degli anni Sessanta-Settanta non avesse, in nuce, gli stessi ambivalenti rischi economicistici, nascosti dalla mediazione politica comunista, ma non per questo risolti, come vediamo oggi). Aveva ragione Brecht: per la sinistra c’è urgenza di nominare un nuovo popolo, più corrispondente alla propria giusta linea politica.

6986 letture totali 8 letture oggi

5 comments to La sinistra immaginaria e la realtà sociale

  • claudio ursella

    Conosciamo questa realtà… e infatti siamo qui a discutere del 3% e non del 30%… il problema è come la si modifica… Non ci presentiamo alle elezioni nella speranza di raccogliere consensi di massa, che sappiamo di non avere… ma per dare visibilità e maqgior forza a quelle minoranze, che sono azzerate dalla visibilità mediatica… Non ci si presenta alle elezioni per ottenere risultati che nella società non si hanno,ma per rafforzare l’azione che tentiamo di produrre nella società. Conosciamo le condizioni oggettive… cerchiamo di modificarla attraverso il ruolo della soggettività… forse sbagliamo, ma non siamo proprio cretini…

  • giancarlo staffo

    Il 5 marzo qualunque sia il risultato si dovrà iniziare a fare politica senza le attuali allucinazioni miracolistiche, allora ci sarà da ridere .. molto poco.
    Potere al Popolo”. .. . calma…, troppa enfasi retorica, una esagerata euforia mitologica sta prendendo la mano a molti compagni, in fin dei conti P,a.P. è “solo una lista elettorale” sperando in un misero 3% in un mare di astensione; scelta tatticamente apprezzabile, ma, come tale, facilmente esposta a strumentalizzazioni da partiti riciclati dei governi guerrafondai di centrosinistra, emarginando componenti politiche e sociali avanzate che pur attenti si tengono criticamente a distanza..
    Mai sopravalutarsi e sottovalutare il nemico soprattutto se mascherato, “conosci il nemico e conosci te stesso”. Quindi calma.. e piedi per terra.
    Ammoniva A.Gramsci: “ Del sognare ad occhi aperti”:
    “Prova di mancanza di carattere e di passività. Si immagina che un fatto sia avvenuto e che il meccanismo della necessità sia stato capovolto. La propria iniziativa è divenuta libera. Tutto è facile. Si può ciò che si vuole, e si vuole tutta una serie di cose di cui presentemente si è privi. È, in fondo, il presente capovolto che si proietta nel futuro. Tutto ciò che è represso si scatena. Occorre invece violentemente attirare l’attenzione nel presente così come è, se si vuole trasformarlo. Pessimismo dell’intelligenza, ottimismo della volontà”. (Passato e presente quaderno 9 – XIV)
    e buon risveglio….

  • obrero

    il problema non sono le percentuali che prenderà P.a.P., ma come si comporterà dopo.
    Se (come da immemore storia dei tanti anni passati) farà come tanti tanti precedenti soggetti… e compratevi una poltrana a spese vostre e mettetevela in salotto senza stare a fare tante moine e menate.
    Che di “duri e puri” che poi han alla spicciolata travasato su lidi riformisti e liberisti una volta seduti da qualche parte: ne abbiam già visti a bizzeffe.
    Così non fosse, la Sinistra avrebbe ancora un bacino elettorale a cui attingere e manifestazioni ed Antifascismo sarebbero ancora nutrite e partecipate.

    Ma poi, la colpa sarà sempre e solo della comodità di mettere un culo al caldo, o invece è che magari il tanto decantato popolo-classe di riferimento è roba che non esiste affatto se non sui libri di Storia di secoli passati e adesso modalità aspirazioni dinamiche rapporti differenze son tutt’altre?
    Perchè insomma, non è nemmeno poi così possibile che a “sbagliare” sian sempre solo quelli che ci mettono la faccia prima (e il culo magari poi), eh.

  • Militant

    Il ragionamento proposto va al di là della singola contingenza elettorale. Siamo in presenza di un mondo che è crollato, non si sa quanto definitivamente: quello del rapporto tra sinistra e le porzioni più svantaggiate della popolazione (che ha resistito per due secoli e ha riguardato ogni gradazione di sinistra). Per riavvicinare questi due lembi della politica, unica possibilità per dare concretezza al concetto di sinistra, bisogna abolire tutta una serie di meccanismi mentali e politici ancorati al mondo di ieri. Magari è solo una (pessima) contingenza storica, magari tra qualche anno tornerà tutto com’era prima, ma oggi è così. Dunque, al di là delle elezioni in sè, bisognerebbe prendere atto di questa cesura, elaborando soluzioni all’altezza dei tempi che stiamo vivendo. Rompere (definitivamente?) zone di comfort politico-culturale, accettare il rischio di spiazzare. Nessuno – tanto meno noi – ha le idee chiare, ma o sperimentiamo nuova forme della politica, o ci attestiamo alla testimonianza di idee gloriose ma disattivate. E a noi della testimonianza non ce ne è mai fregato granché.

  • Leonardo Zattoni

    “Allucinazioni miracolistiche, troppa enfasi retorica, una esagerata euforia”
    Tutto vero. E questa cosa è oggettivamente una lista elettorale, non un principio di rivoluzione.

    E’ una lista elettorale retorica che determina esagerata euforia, perché finora è stata condotta con le pratiche giuste e vede protagonisti dei soggetti che prima dalla politica nazionale erano assolutamente esclusi, marginalizzati quando non criminalizzati e repressi dalle forze del dis-ordine.

    E’ anche una lista che rischia di morire il giorno dopo le elezioni, se facesse un risultato deludente. Non diciamoci bugie. Ho mangiato troppi panini per non rendermi conto che i “professionisti del mugugno” che ancora albergano in alcune delle organizzazioni che sostengono questo progetto non la farebbero sopravvivere in caso di debacle. Non bisogna fare i conti con ciò che si desidera ma con le forze e le dinamiche che prenderanno piede inevitabilmente il giorno dopo.

    Tuttavia credo che stare a guardare come si comporteranno dopo le elezioni, con il rischio di non vederlo affatto in caso di sconfitta e preferire vedere al loro posto le macerie fumanti di un paese sia una grande sciocchezza.

    I compagni dell’OPG si sono messi in gioco questa volta e meritano appoggio, molto più di altre componenti. Mi pare che stiano dicendo cose giuste nei media, e solo il fatto di porre quei problemi e dare rappresentanza a tutti coloro che la pensano in quel modo è già una piccola vittoria in se. Insufficiente. Bisognerebbe puntare un po’ più in alto.

    Tuttavia se si vuole esercitare egemonia sui propri temi e condizionare il risultato dei processi storici bisogna “starci dentro” e tirare per la giacchetta i soggetti che si stanno sbattendo oggi, perché continuino a guardare nella medesima direzione nostra.
    Il cretinismo parlamentare e le necessità della tattica potrebbero “sviare”. E’ necessario che ci sia qualcuno che si è sbattuto per far andare avanti questa cosa per far si che poi si possa rivendicare a ragion veduta di poter essere ascoltati.
    Perché il cretinismo parlamentare è brutto, ma anche quello anti-parlamentare non scherza

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>