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Dopo dieci anni tolti i jersey a Settecamini: la battaglia per la Tiburtina strappa le prime vittorie

 

La lotta per la riqualificazione della periferia industriale romana è solo all’inizio. Sempre a San Basilio, da decenni giace morente uno dei principali ecomostri cittadini, l’ex fabbrica della penicillina, sconfinata costruzione abbandonata, piena d’amianto, dove nel frattempo hanno trovato rifugio un centinaio di senza casa italiani e migranti. Uno scenario letteralmente post-atomico nel cuore della periferia storica della città, sulla Tiburtina all’incrocio col quartiere di San Basilio. Come Carovana delle Periferie e Nodo Territoriale Tiburtino ne chiediamo l’abbattimento e la riconversione in alloggi popolari, salvaguardando i diritti dei senza casa che al momento risiedono dentro. Una riconversione che deve avvenire a spese del proprietario (privato) delle ex fabbrica, che deve farsi carico dello smaltimento dell’amianto presente nella struttura. Il Comune (nonché Regione e Stato), devono invece impegnarsi nella ricostruzione del vuoto urbano, evitando speculazioni edilizie e commerciali. L’ex penicillina può trasformarsi nel simbolo di una nuova idea di città pubblica, al servizio dei cittadini residenti e non degli utenti della città gentrificata. Siamo appena all’inizio di una lunga battaglia, eppure già oggi si vedono i primi risultati. Complice la campagna elettorale, questa mattina il Comune di Roma ha cominciato col togliere la lunga fila di jersey all’altezza di Settecamini, liberando un tratto di Tiburtina finalmente (si spera) nuovamente a due corsie. E’ la dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, che la mobilitazione popolare – quando reale – paga sempre. Continueremo la mobilitazione nei prossimi giorni, al fianco della periferia e dei proletari che la vivono.

Di seguito, il comunicato rilasciato questa mattina in occasione della conferenza stampa a seguito dell’azione alla ex penicillina.

 

Sabato 27 gennaio 2018, ore 10 – Via Tiburtina (angolo Via Casale di San Basilio) Conferenza stampa

In linea con l’azione promossa una settimana fa proprio in questa lingua d’asfalto sulla Tiburtina, nella quale rivendicavano una viabilità semplificata e una riqualificazione dell’area, i residenti del IV Municipio, la Carovana delle Periferie e gli attivisti del Nodo Territoriale Tiburtina sono oggi tornati in strada per mettere la giunta municipale e comunale davanti le rispettive responsabilità sull’indecoroso stato di abbandono in cui versa l’ecomostro dell’ex Penicillina LEO.

Una volta fiore all’occhiello dell’industria farmaceutica italiana, la fabbrica della LEO (inaugurata nel 1950) fu ceduta nel 1971 alla ISF s.p.a. che vi continuò la produzione fino al definitivo abbandono a metà anni 90. Un abbandono che scongiurò per questo immenso edificio anche il tentativo di speculazione con un progetto di hotel a quattro stelle, mai andato in porto e finito nello stesso oblio in cui versa la struttura tutt’oggi.

In una città strozzata da un mercato degli affitti tra i più alti d’Europa, in una capitale in cui a fronte di 50mila famiglie in totale emergenza abitativa ci sono oltre 200mila alloggi sfitti sacrificati all’altare della speculazione edilizia, in un paese con oltre 7 milioni di case vuote (pari a oltre il 22% del totale nazionale), i cittadini pretendono un investimento di riqualificazione e requisizione di un immobile la cui parabola discendente getta fango sull’intera città. Chi oggi è sceso in piazza lo fa avendo chiari 5 punti su cui esige risposte dall’amministrazione Raggi e dagli enti di prossimità territoriale:

 

  • bonifica dell’ecomostro ex Penicillina LEO;
  • requisizione dello stabile a spese pubbliche;
  • destinazione dello stesso stabile alla costruzione di alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica;
  • riqualificazione dell’intero quadrante Tiburtina-Settecamini, a partire dalla fine dei cantieri-fantasma inoperosi da oltre 10 anni e dalla messa in sicurezza degli stessi, per una nuova e migliore viabilità di zona;
  • avvio di un bilancio partecipato e trasparente tra istituzioni e cittadinanza per una verifica a scadenze concordate dell’avanzamento del piano di lavoro concordato relativo ai punti precedenti;

 

La questione della riqualificazione e riconversione di questa colata di cemento inutilizzata rimane centrale per la battaglia di chi, nelle periferie di Roma, si batte per un sensibile miglioramento delle condizioni di vita e per l’attivazione di un meccanismo di partecipazione collettiva capace di mettere al centro i cittadini e le loro esigenze, non gli interessi di pochi a discapito della nostra città.

Carovana delle Periferie

Nodo Territoriale Tiburtina

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3 comments to Dopo dieci anni tolti i jersey a Settecamini: la battaglia per la Tiburtina strappa le prime vittorie

  • Giordano Bruno

    Compagne/i, grazie davvero.
    Un’unica direzione per domande comunque diverse.

    Perché “requisizione” e non “esproprio”?
    La requisizione viene chiesta in regime di emergenza abitativa e ambientale?
    Semmai il proprietario fosse inadempiente per la bonifica, perché la requisizione deve essere a spese pubbliche?
    Perché a questo punto non disporne direttamente l’esproprio? (senza sequestro, così non si coinvolge la magistratura…)

  • Militant

    Ovviamente non abbiamo risposte immediate ad un problema complesso come la riqualificazione dell’area dove oggi sorge l’ex fabbrica della penicillina. Sappiamo solo che giace da anni un mostro urbano pieno d’amianto. Da anni la cittadinanza che vive limitrofa all’area ne chiede in primo luogo la bonifica, che per forza di cose dovrà essere a spese del proprietario privato che ne ha goduto i profitti (esattamente come nel caso Ilva di Taranto). In secondo luogo, l’opera di abbattimento (inevitabile) e ricostruzione, dovrà essere totalmente pubblica, per evitare speculazioni edilizie in un area periferica ma comunque di pregio, dentro il Raccordo anulare e a due passi dalla città consolidata. Il tutto, tenendo conto delle necessità delle centinaia di persone che oggi vivono purtroppo là dentro, stipate in baracche d’amianto e in condizioni disumane. Va ridata dignità a quelle persone e agli abitanti della tiburtina. L’esproprio impedirebbe forse l’accollo del debito di bonifica che la proprietà dovrà pagare. E’ un problema tecnico che avremo modo di studiare di qui in avanti.

  • Giordano Bruno

    Segnalo: Incendio ex-fabbrica penicillina. E le persone dentro? Che fine hanno fatto? Stasera dove dormono?

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