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L’epocale eccezione del populismo Cinque stelle

 

La straordinaria e ininterrotta sequela di abbagli, errori, madornali gaffe, pastrocchi politici, sbandamenti ora a destra ora a destra, incapacità di governo, incapacità d’opposizione, che vede protagonista il M5S, è qualcosa di raro visto in politica. Per di più, il fuoco di sbarramento a media unificati – da Repubblica al Manifesto, dal Fatto al Corriere – contribuisce a raccontare il M5S come male principale della politica italiana. Giornalisti pagati unicamente per svelarne la natura corrotta e para-nazista trovano alloggio presso ogni testata, ogni televisione, per non dire delle case editrici, blog, settimanali. La maggior parte di queste critiche sono suffragate da fatti incontrovertibili. L’incapacità del M5S di essere forza politica credibile è un dato di fatto. Eppure, da più di cinque anni rimane saldamento il primo partito italiano. Anche fosse il secondo, o il terzo, il discorso non cambierebbe. La Lega o il Pd, Forza Italia o Rifondazione: tutti i soggetti politici hanno pagato elettoralmente il prezzo della propria incoerenza e incapacità, nel presente o in passato. Tutti tranne il M5S. Chi da anni si accanisce contro il partito di Grillo, svelando non si sa più a chi la sua natura reazionaria, ancora oggi non riesce a spiegare i motivi di questa tenuta elettorale, che è anche una tenuta politica, se non dando la colpa all’elettorato. Tutti, compreso noi, credevamo in una sua rapida rovina elettorale passata la fase movimentista e dirompente. La realtà ci ha clamorosamente smentito, almeno fino ad oggi. Perché? La comodità intellettuale di raccontare le tare politiche del M5S è tale che consente a tutti (proprio a tutti) di scrivere su qualche giornale, presentandosi peraltro come chissà quali indagatori della realtà. “Ecco svelata la natura contraddittoria del movimento”, ci raccontano ogni giorno i nuovi Montanelli, senza rendersi conto del ridicolo che li avvolge. La fase in cui il partito di Grillo poteva essere scambiato per un soggetto “di sinistra”, anzi, di “sinistra radicale”, è finita più o meno nel 2013. Fino a quell’anno è stato necessario svelarne il trucco, le sue contraddizioni, la natura apparentemente destabilizzante e concretamente pacificante e regressiva. Fino al 2013 è stato giusto concentrare l’attenzione sul M5S come soggetto politico, proprio per la sua carica ambivalente, quindi poco comprensibile. Dopo no. Dopo, e progressivamente scivolando nell’evidenza dei fatti, la natura soggettiva del M5S è divenuta chiara anche agli analfabeti funzionali. Da quel momento la domanda chiave, e i conseguenti approfondimenti del caso, avrebbero dovuto riguardare il M5S come oggetto della politica: perché un soggetto così platealmente contraddittorio e così smaccatamente regressivo continua a essere percepito da milioni di italiani come nuovo, sconvolgente, diverso, forse rivoluzionario, sicuramente anti-establishment, anti-casta, anti-palazzo? Questa è la domanda che il suddetto mondo giornalistico, unificato e unidirezionale, non riesce ancora a farsi, figuriamoci a rispondere.

Alcuni dati, in questi anni, si sono accumulati e permettono una parziale (parzialissima) risposta. Anzitutto: il M5S non trova la sua forza elettorale nel vasto bacino dell’astensione, ma in quello dell’elettorato ostinato, che ancora oggi – ormai minoranza – decide comunque di votare ma indisponibile a votare “per i soliti partiti”. Quel che dovremmo chiederci non è tanto se questo elettorato sia “più di destra” o “più di sinistra”, dove dirigerebbe i propri voti in assenza del partito grillino e in presenza di soggetti politici più credibili o meno compromessi con esperienze di governo. Il fatto interessante è capire quali soggetti di classe votano il M5S. In quanto forza populista, il bacino elettorale del M5S è per forza di cose composto da soggetti sociali differenti, a volte opposti. C’è però un dato che sembra chiaro: non vota per il M5S la media-grande borghesia, istruita e globalizzata. Il M5S è, ancora oggi, l’unico soggetto politico apertamente contrario agli interessi di quel pezzo, ristretto ma economicamente egemone, di borghesia. Questo il motivo per cui c’è ancora oggi una inscalfibile diffidenza politica verso il M5S. Di Maio può dichiarare ogni giorno di amare l’Unione europea, può andare a Cernobbio e inginocchiarsi di fronte al banchiere di turno, volare a Washington e deprivarsi di fronte all’ultimo dei portaborse Usa, e non cambierebbe di una virgola di questa diffidenza. Il M5S al governo è lo spettro della borghesia europeista, che spera in un governo di grande coalizione proprio per evitare al M5S di guidare il paese in solitudine.

Il decennio di crisi economica, sommato al rafforzamento del progetto euro-liberista, hanno provocato un fatto sociologico di notevole portata: pezzi di proletariato e di piccola borghesia hanno cominciato a percepirsi uniti in una serie di rivendicazioni sociali, volte tutte ad arginare l’inarrestabile processo di impoverimento economico prodotto, per l’appunto, da crisi ed europeismo. Questo fatto non è solo percepito, ma ha in sé parti di verità. Il rafforzamento dell’Unione europea non si è rivelato solamente uno straordinario strumento di controllo e repressione delle lotte di classe. Ha anche falcidiato economicamente il mondo della piccola borghesia fatto di partite iva e imprese rivolte al mercato interno, poco internazionalizzato, visceralmente anti-statale, evasore. Attorno alla confusa, ambigua e per certi versi narcotizzante tematica del “recupero di sovranità”, si sono andati agglutinando interessi socio-politici un tempo divisi e diversi, oggi invece sempre più sfumati nella loro diversità. E’ un fatto questo che riguarda la percezione di sé e della propria condizione, non la realtà materiale dei fatti ma, bisogna riconoscerlo, poggia su alcuni dati di fatto che abbiamo poc’anzi ricordato. L’impoverimento, per farla, breve, è stato in questo senso trasversale: pezzi di borghesia sono usciti dalla crisi con le ossa rotte tanto quanto il mondo del lavoro salariato nel suo insieme. Questa è la dinamica che ha portato tali soggetti diversi a esprimere una loro preferenza per il famigerato “populismo”, incarnato nella sua forma più coerente dal M5S (la Lega nord, pure populista, ha una sua connaturata differenza: è chiaramente percepita come soggetto di destra, al contrario del M5S, che volentieri mantiene una sua ambiguità in proposito).

Questo il motivo dell’ambiguità e contraddittorietà strutturale del M5S: la sua forza elettorale è, ancora oggi, il risultato di spinte contrastanti ma socialmente presenti e possenti nella società italiana. Spinte diverse e contrastanti, che in questi anni hanno trovato un punto di compromesso nella rivendicazione di “maggiore sovranità”, una maggiore sovranità che ovviamente è stata espressa in vario modo, non sempre esplicito o cosciente, ma tant’è: esiste, e bisogna farci i conti non solo come fatto regressivo, ma anche come fatto progressivo.

L’incapacità assoluta di fare i conti con la sovranità come fatto progressivo, come fatto popolare, è uno dei motivi per cui la sinistra è scomparsa dallo scenario politico in questo decennio e, al contrario, mantiene la forza del populismo Cinque stelle elettoralmente intatta, anzi addirittura crescente. C’è uno straordinario vuoto di proposta nella politica italiana, un vuoto che altrove, ad esempio in Francia o in Inghilterra e, sotto altre forme, in Spagna e prima ancora in Grecia, è stato temporaneamente e parzialmente colmato. Finchè rimarrà tale, questo vuoto spiegherà la forza elettorale del M5S, così come della Lega nord, e insieme a ciò spiegherà anche la nullità politica della sinistra. Il vuoto politico non è però un vuoto elettorale, ed è il motivo per cui non basta semplicemente dirsi anti-europeisti, comunisti, rivoluzionari, socialdemocratici, eccetera, per ricavarne dei dignitosi risultati alle elezioni. Perché le elezioni registrano la realtà, non innescano processi di alcun tipo. Sono un termometro, come diciamo spesso, e non un termostato. Prendono atto di ciò che esiste, non concorrono a far nascere qualcosa che non c’è.

Tutto questo non conclude le spiegazioni della forza elettorale del M5S né della scomparsa delle sinistre. Ma sono dati di realtà che andrebbero tenuti in considerazione. A quel pezzo di società che, ancora oggi, nonostante i mostruosi livelli d’inconcludenza, vota M5S, non interessa l’incoerenza, le gaffe e gli errori di quel partito. Quella società crede – a torto, inutile ripeterlo – che il M5S, per la sua forza elettorale, le sue disponibilità economiche, la sua presenza mediatica, possa essere sabbia negli ingranaggi di quella grande borghesia vista come principale artefice delle proprie disgrazie economiche. Non importa di che colore sia il gatto, avrebbe detto Mao, l’importante è che prenda il topo. Questo fatto è visceralmente percepito molto più dalla popolazione che dalle sue presunte avanguardie politiche. Questo il motivo per cui il partito grillino cresce elettoralmente nonostante la campagna d’odio portata avanti da destra a “sinistra”, in politica e sui media. E’ proprio per quello che cresce! Per l’incapacità di leggere nel populismo un fatto oggettivo, e non (solo) una scelta soggettiva. E’ lì che andrebbero concentrati gli sforzi interpretativi. Ma questo significherebbe mettere in discussione decenni di stantii schematismi ideologici, primo fra i quali la malcelata soddisfazione per una globalizzazione in grado di disarticolare le funzioni dello Stato nazionale. Sarà ripensando noi stessi che contribuiremo alla soluzione del dilemma populista, non guardando altrove. Fino ad allora, la forza elettorale del M5S reggerà all’ennesima figuraccia di qualche suo esponente. Crescita economica permettendo.

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14 comments to L’epocale eccezione del populismo Cinque stelle

  • Ma questo significherebbe mettere in discussione decenni di stantii schematismi ideologici, primo fra i quali la malcelata soddisfazione per una globalizzazione in grado di disarticolare le funzioni dello Stato nazionale

    Vorrei tanto sapere a quali settori della sinistra radicale e antagonista si riferisce l’articolista nella frase su citata. Tenendo conto che molti di quella sinistra per primi hanno denunciato la globalizzazione e i suoi effetti che per primi avvertivano.
    Poi all’analisi corretta non ha seguito anche una strategia concreta. ma questo è un altro film!!!

  • Militant

    @ vecchia talpa

    La sinistra radicale e di movimento, praticamente tutta eccezion fatta per alcune residuali propaggini ml, ha sempre “salvato”, della globalizzazione, proprio la sua funzione di grimaldello nel confronti del potere economico statuale-nazionale. Stesso cortocircuito ideologico si è avuto nei confronti dell’Unione europea, criticabile nei suoi dogmatismi liberisti, ma tutto sommato “utile” al superamento definitivo dello Stato nazionale visto, sempre e comunque, come qualcosa di peggiore della propensione transnazionale delle evoluzioni capitaliste.
    Ora, in discussione non è rimpiangere o arginare un fenomeno storico che, in quanto tale, non “torna indietro”. Il problema è comprendere i caratteri del problema. Ad essere superato non è lo Stato, ma le sue funzioni nazionali, cioè economico-sociali. Lo Stato è più forte che mai nelle sue funzioni burocratiche, amministrative, repressive, direzionali, giuridiche. A dileguarsi è la funzione regolativa dell’economia. Ecco, ogni lotta di classe rafforza i poteri economico-sociali dello Stato, mentre è l’assenza delle lotte di classe a determinare la scomparsa dello Stato sociale. Che non è altro che uno strumento di mediazione, regolazione e “imbrigliamento” economico delle lotte di classe. Ma che è pure necessario a quelle lotte stesse.

  • antonio

    diventerebbe fin troppo facile rispondere a costoro (berluschini vari, sinistri figuri e saccenti filosofi agenti del capitale) con un vecchio e mal digerito proverbio, cioè : “quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba!” Non voglio quì dilungarmi in analisi approfondite sui perché si registrano ancora oggi certe argomentazioni profferite da squallidi soggetti che in questa “palude” trovano sollievo e ci sguazzano! Preferisco soffermarmi al vecchio detto, questo sicuramente e certo; preferisco quindi praticare con stretta osservanza e partecipazione il progetto di “rovesciamento del tavolo (falso e baro) del gioco”. Riprendo un vostro più che godibilissimo detto: ..”hic rhodus hic salta”! Ad maiora semper compañeros!

  • Roberto

    sono d’accordo con la vostra analisi.parte del proletariato s’e’ alleato con la piccola borghesia perche’ il nemico e’ diventato comune:il grande capitale e la ue.e ha trovato nel m5s l’unico che,secondo loro,vi si oppone.ora,che deve fare la sinistra?opporsi alla ue e al neoliberismo incorporato in essa.ma con contenuti progressisti.abbandonare la ue e l’euro non basta.per esempio,nazionalizzare le banche,moratoria del debito,aumentare i salari,rimettere la scala mobile,pensione a 60 anni per tutti,case popolari,calmiere agli affitti,aumentare scuole e ospedali per tutti senza tiket,Stato che assorbe la disoccupazione,ma anche bloccare gli ipermercati che distruggono i piccoli.bisogna dare una mano anche a loro.

  • Proto

    dai primi 70 in avanti la A-sinistra di qualsiasi genere (dalla più istituzionale a quella più militante) non ha fatto altro che compromessi, alleanze politiche e/o tattiche con cani e porci, svendersi, perdere contatto con le realtà ed in definitiva perdere voti, identità, peso politico e sociale.

    La colpa, ovviamente, è da imputarsi alla gente che si imborghesisce, al proletariato che non matura e adesso, dulcis in fundus, al populismo.

    Ma come è possibile!!!??? la Sinistra ed le/i compagne/i hanno le teorie giuste, le soluzioni giuste, le prassi giuste, le lungimiranze corrette, le allenaze utili eppure non sfondano, non aumentano il consenso, non vengono più considerati affidabili da nessuno, non incidono su nulla di nulla.
    Eppure sono “capaci” e “preparati”. Eppure anche se da distante ma non troppo, in un sacco di sedi istituzionali le manine e le loro visioni ce le han portate.
    La gente dovrebbe riconpensarli coprendoli di voti e partecipazione e sostegno.

    Invece il sostegno ed i voti vanno, adesso, ai 5 stelle… che sono incapaci, brutti, sporchi, cattivi, nazisti, fascisti, come tutti gli altri, etc.

    Mah!
    Sarà mica che la A-sinistra e le destre ed i vari centri sono un bel pacco di anni che non si fan alcuno scrupolo ad allearsi e scambiarsi favori l’un l’altro, che comandano e che incassano ed incassano ed incassano ed incassano alle spalle del popolo, e quindi non vi è proprio alcuna ragione per una persona normale e ragionevele per orientarsi anche solo minimamente verso di loro ma invece sì di orientarsi verso chi, incompetente-sprovveduto-nazista-fascista-brutto-sporco-cattivo-adepto-scia chimica-biowash-guru coerentemente si rifiuta di turarsi il naso ai compromessi e allo svendersi ogni giorno?
    Sarà mica che avere e mostrare meno spocchiosa puzza di inesistente moral-superiorità infusa al naso fa sì che sia più facile risultar più simpatici e credibili?

    La A-sinistra italiana compagni veri compresi, ormai ha toccato il fondo in quanto a credibilità, riuscendo pure a dimentare i Palestinesi, abbracciando la causa guerrafondaia americana schierandosi apertamente con la feccia di ladri spacciatori e trafficanti di migranti dei terroristi curdi che altro non sono che piccoli e miseri merdosi mercenari burattini pari pari a quelli dell’isis.
    Come se negli anni 60-70 a Sinistra ci si fosse apertamente schierata coi sud-vietnamiti anzichè coi gloriosi Vietcong!
    Manco più le proteste in piazza contro le guerre.
    L’Antifascismo, specie militante, se lo sono scordate da tempo. Gli piace giocare ai grandi, magari sotto le inutili ispirazioni dell’infame merdoso Negri e dei suoi inutili scritti di lurido e venduto agente della borghesia.

    E stiamo a perder tempo a parlare di “populismo”.

    Che credibilità volete che possa mai riscuotere qualsiasi cosa che arriva da simili basi storiche e attuali di servilismo affarista a tutti i livelli?
    Come credete che possa qualcuno ancora avvicinarsi alla falce e martello se sta cucita sulla bandiera a stelle e strisce?

    Come credete che qualcuno ancora possa avvinarsi allal Sinistra se non è nemmeno in grado di presentare un VERO partito di Sinistra Comunista?

    Se manco si è capaci in anni e anni di mettere in piedi una simile minima aggregazione politica (senza poi svendersi per le solite due lenticchie il giorno dopo col culo alla poltrona), ma chi cazzo la dovrebbe cacare de pezza ‘sta “sinistra”?
    E perchè mai la gente allora non dovrebbe guardare a chi sarà pure “incapace” (ma quanto capaci siano gli altri già si è ben visto)?
    Ma ppoi, ma incapaci de che e soprattutto da che pulpito!!! Dal pulpito di una sinistra che è stata solo capace di svendere il più grande massa comunista d’occidente e ridurla ai minimi termini? bella capacità! chapeau!

    Ma cazzo, chiaro che rode perchè, puzza di superiorità moral al naso, cazzo mquei voti e quel supporto era a noi che dovevano andare con tutto quello di buono e l’impegno che abbiam profuso per le masse ed i proletari italiani
    seee, seee. avanti così. sempre più alla deriva, sempre più ammerigani, sempre più spocchiosi, sempre più ciechi e sempre più incapaci tatticamente.

  • dziga vertov

    sarebbe interessante conoscere i flussi elettorali dal 2013 in poi che riguardano PD>M5S perché l’ex Pci, nelle sue varie reincarnazioni, e’ stato all’avanguardia nella elaborazione dei temi (riassumibili nella “questione morale”) che hanno preparato il campo per l’affermazione di quel populismo “manettaro” che secondo me e’ fattore ideologico ancor più’ determinante del sovranismo per il successo del movimento grillino.

    • Hirondelle

      Il “populismo manettaro di sinistra” nasce come contraltare e compenso a quella che è stata la principale azione politica della cosiddetta sinistra a partire dalla fine degli anni ’70: l’impoverimento dei salariati. Vengono tutt’e due dalla stessa fonte: l’uno, con gli scandali, deve compensare la scelta vera e cruciale, che è il sacrificio del lavoro. Il primo è la propaganda per far accettare il secondo. Oggi è palese nelle frasi retoriche di regime: “Non ci sono i soldi” ecc.

  • Peppe

    @Proto

    ‘A vuoi na camomilla?

  • Analisi interessante e condivisibile, anche se personalmente mantengo riserve di natura strutturale nei confronti del M5S. E credo che l’essere “antisistema” di quel movimento sia anch’esso una rappresentazione della realtà e non la realtà vera…Ma questo è un altro discorso ancora…
    Una sola nota critica ma importante, perchè per uno svarione si rischia di “sporcare” una buona analisi: la frase “Non importa se il gatto sia bianco o nero, l’importante è che prenda il topo”, è di Deng Xiao Ping e non di Mao Tse Tung.

  • “”"La sinistra radicale e di movimento, praticamente tutta eccezion fatta per alcune residuali propaggini ml, ha sempre “salvato”, della globalizzazione, proprio la sua funzione di grimaldello nel confronti del potere economico statuale-nazionale”"”"”
    Naturalmente ognuno conosce “una sinistra radicale” come se fosse stato un corpo omogeneo e compatto. Non è cosi ! Le generalizzazioni, poi fanno sempre male, sopratutto quando si parla di quell’area Accanto a quelle che voi indicate , dai post operaisti ai Carc , vi erano altri che non la pensavano cosi! E non erano una minoranza!!!

    MA ognuno rimane nelle sue opinioni!!!

  • Hirondelle

    No, non sono d’accordo sullo “spettro”. In seguito al cambiamento operato grazie agli equilibri raggiunti dentro i 5s, più di un anno fa il partito ha dichiarato di voler entrare nell’Alde al parlamento di Strasburgo, cioè di il gruppo filoUE per eccellenza. 5s di fatto non ha mai compiuto alcuna mossa antiUE, ha solo tirato su un gran polverone, come su mille altre cose. La borghesia non è scema e non può non averlo visto. Quella borghesia non lo vota – per adesso – perché per i propri interessi ha ancora partiti più rodati che le danno più garanzie: PD, FI. Però purtroppo esiste ancora quella cosa inutile perché puramente formale del suffragio universale, che è stata troppo sacralizzata nell’opinione pubblica, proprio mentre veniva esautorata di significato reale, per essere eliminata così di colpo. Se i partiti della borghesia non raccoglieranno come probabile sufficienti voti per governare, o se dovessero essere attraversati da fermenti antiUE, che è oggi, piaccia o no, la longa manus del capitale nel nostro continente, tale borghesia potrebbe pensare di accogliere benignamente la disponibilità più che ampia dei 5s per associarli al governo che di fatto esercita incontrastata, incontrando sempre meno ostacoli nelle forze politiche di qualsiasi schieramento.
    Il polverone, a volte lo scandalo, suscitato da 5s su qualsiasi questione politica, privo ormai di ogni reale approfondimento e persino di qualche pittoresco tratto eterodosso, alla borghesia fa comodo così com’è, perché consente una valvola di sfogo innocua ai ceti impoveriti e allo stesso tempo uno spauracchio utile a non perdere troppi voti di quegli strati dei ceti impoveriti che si ritengono educati e consapevoli (ma sono totalmente volutamente e pervicacemente ignoranti di struttura economica) quindi gli basta poter vibrare di virtuoso sdegno: “maiconipopulisti” ecc.

    Non va dimenticato che lo scenario pianificato dalla grande borghesia è quello citygroup che si vede puntualmente verificarsi in diversi paesi del continente: uno stallo che impedisca di formare maggioranze chiare, facilitando il ricorso a governi di “unità nazionale” che assumano collettivamente la responsabilità di attuare gli ordini della grande borghesia trasmessi dai passacarte di Bruxelles che sono l’unica cosa che NON si deve fermare: definitiva esautorazione delle norme del diritto nazionale (quello che un tempo difendeva di più il lavoro e i diritti economici, i servizi pubblici ecc.), quindi delle Costituzioni “socialiste” care a Morgan Stanley, definitiva privatizzazione dei servizi essenziali posti in vendita sul “libero mercato” ormai internazionale ai grandi speculatori, apertura totale ai capitali esteri, agli investimenti esteri che si risolvono in chiusure di fabbriche e disoccupazione, cui corrisponde la creazione di un mercato di sbocco per i prodotti esteri, come nei protettorati di buona memoria ecc. ecc.

    Si tratta solo di capire quale porzione di potere dovrà toccare a 5s in tutto questo e in cambio di cosa.
    Non c’è nessuna antinomia tra 5s e grande borghesia, la scelta economica dei 5s è stata fatta tanto tempo fa, nel 2013 era compiuta. Non servono interessi diversi. Il primo distrae dal capire quali siano gli interessi veri della seconda che immiseriscono i suoi stessi elettori – cosa che giova a entrambi. Del resto, poiché non si propone di combattere la grande borghesia, perché dovrebbe dire agli elettori la verità? Raggi e Appendino, in maniera diversa, non sono espressione per gli ambienti da cui vengono proprio degli interessi di quella borghesia?

    Il decennio di crisi economica NON si somma al rafforzamento del modello liberista: il decennio di crisi economica VIENE provocato con l’austerità che impedisce il recupero della crisi del 2007, PER rafforzare il modello liberista, sulla base di parole d’ordine false (il cosiddetto problema del debito pubblico che ha tanto seguito anche a sx, o la necessità di abbattere i redditi da lavoro che apre alla sua precarizzazione, Prodi che dichiara “un giorno grazie all’euro ci sarà una crisi e spingerà tutti a chiedere più Europa e nuovi strumenti di governo di politica economica”), per rendere più appetibile la conquista economica e politica di quei paesi UE che il lavoro sia pur parzialmente lo difendevano. Per farlo ERA NECESSARIO impoverire quei cosiddetti “pezzi di borghesia” che possono stare nel piccolo ceto impiegatizio come nel piccolo padroncino livoroso e evasore o nel professionista perbenista e altrettanto evasore. I ceti più bassi erano stati già impoveriti lungo tutti gli anni ’80 (operai a partire dall FIAT), poi con la dequalificazione del lavoro intellettuale, o con la disoccupazione tout court dei figli della piccola borghesia per tutti gli anni’90 – quelli del blocco delle assunzioni del pubblico impiego e delle prime privatizzazioni e esternalizzazioni dei servizi. Ora doveva toccare alla media borghesia per poter arrivare alla distruzione dei redditi e della produzione che consentisse di aprirsi completamente alle esportazioni altrui e alle condizioni di lavoro richieste dal gran capitale internazionale.

    Se la resposabilità delle ultime scelte nello smantellamento delle poche garanzie residue in questo paese (come in altri) è condivisa da tutte le forze politiche sarà più difficile penalizzarne una alle prossime elezioni e se mai più facile spingere l’astensione sul livello e modello statunitense che è dove la UE vuole da sempre arrivare.
    Di lì l’interesse della grande borghesia per il modello citigroup a cui il 5s non potrebbe essere più volenterosamente funzionale.

  • Schwendimann

    La composizione sociale dell’elettorato del M5S sembra confermare la vostra tesi. Sono solo intenzioni di voto, ma certe tendenze sono ben visibili: http://www.corriere.it/elezioni-2018/notizie/sondaggi-elettorali-2018-operai-giovani-votano-m5s-pensionati-primo-pd-bene-fi-e4016664-02e0-11e8-b05c-ecfd90fad4de.shtml

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