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Il nuovo (mostro) che avanza

 

Tutti insieme alla grande adunata antifascista: associazioni migranti e “lo sceriffo Minniti”; i renziani e gli “antirenziani”; i “comunisti” e gli anticomunisti. Ecco riformato l’arco della legittimità liberale, quello che annulla differenze e responsabilità e consente al Pd di presentarsi come argine al nuovo fascismo. Perché il neofascismo, oggi, serve esattamente a questo: legittimare (elettoralmente) le forze neoliberali. Non avevamo dubbi che il richiamo della foresta avrebbe convinto i “comunisti” orfani del Brancaccio, quelli del «mai col Pd!», salvo poi portargli l’acqua del riconoscimento antifascista, non cogliendo il nesso causale esistente tra la sostanza del Pd e la mediatizzazione del neofascismo. Perché oggi non c’è alcun “problema neofascista” maggiore di qualche mese o qualche anno fa. Siamo solo alle porte della campagna elettorale, servono dunque motivi di fondo che possano distinguere elettoralmente il Pd dal resto delle forze politiche. Ed ecco scatenarsi l’indignazione opportunamente veicolata contro “il fascismo”, “gli skinhead”, “la xenofobia”, che crescerà di tono fino al 4 marzo, salvo poi scomparire un minuto dopo l’uscita degli exit poll. Così vanno le cose, nel secolo ventesimo primo (vista l’ambientazione lariana).

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7 comments to Il nuovo (mostro) che avanza

  • Troncos

    Con tutto che sono fondamentalmente d’accordo c’erano e ci sono 2 questioni non da poco in campo.
    1) Sarebbe suicida lasciare la bandiera dell’antifascismo al PD. Sarebbe fare loro un regalo enorme in un momento di tale visibilità. O si ha la forza per dire “no, non ci vengo anche se sono antifascista” oppure a chi je tocca n’se ingrugna.
    2) Una piccola differenza rispetto a qualche anno fa c’è: una nuova legittimazione dell’estrema destra, passata per le elezioni americane e francesi, Formigli e Merdana, Varsavia e l’exploit di AFD etc. Questa legittimità brilla nell’assenza di una presa di distanza pelosa, di facciata ma che sarebbe stata significativa di Salvini. Le cose non sono diverse in termini di strada, di movimento, ma il contesto è cambiato e, sebbene concordi che non ci sia il “fascismo alle porte” più di quanto non ci fosse sei mesi fa, il contesto in cui quello stesso fascismo continua uguale è ben diverso.

  • Fidelista

    Io credo che il regalo più grosso al PD sia stato quello di andare a portare acqua al loro mulino partecipando a quella pantomima. Non so se sia peggio sfilare in corteo insieme a Renzi, Del Rio, Pinotti, Martina. ecc. ecc. o non comprendere che la questione “antifascista” sarà uno dei campi su cui il PD si giocherà strumentalmente la tornata elettorale. Del resto non dovremmo stupirci più di tanto visto che la sinistra zombie aveva pensato bene sabato scorso di scendere in piazza con la Cgil, dimenticando quale funzione abbia svolto il sindacalismo collaborazionista in questo Paese negli ultimi decenni. Io davvero non mi capacito di come non si riesca a individuare chi sia oggi il vero nemico dei lavoratori, ovvero il PD, e non certo quattro coglioni rasati che proprio grazie alla guerra contro i poveri dello stesso PD oggi godono di visibilità e legittimità. Del resto l’accordo con le milizie libiche sui migranti l’ha fatto Miniiti mica Fiore. Per non farci mancare niente oggi pomeriggio ci sarà il sit-in in solidarietà a Repubblica e l’Espresso (ribadisco, Repubblica e L’Espresso!!!) e già mi immagino il teatrino. parafrasando uno slogan degli anni ’70: uniti si, ma contro il PD!

  • Lorenzo Ciampi

    Sono convinto che il masochismo di una sinistra sempre più antagonista (ma non so neanche più come chiamarla perchè non vorrei fare torto a qualche antagonista intelligente) non ha più confini. Non siamo più nel campo della politica ma dell’autolesionismo puro, nell’incapacità di cogliere le differenze anche nelle analisi. Proprio rispetto all’analisi è una ed è sempre la stessa da più di venti anni. Il problema è SEMPRE IL PD, anche se mi perde un tubo in casa.

    Una volta la sinistra riformista veniva avversata, ma nel campo della politica. E tenendo presente due o tre cose fondamentali.

    - Che la sinistra riformista, per quanto ci possa non piacere, non è assimilabile al neofascismo.

    - Che non c’è niente di male ad andare ad una manifestazione della sinistra riformista contro il fascismo perchè NON HO LA SMANIA CONTINUA DI MOSTRARE QUANTO SONO DURO E PURO, ma delle volte posso avvertire l’esigenza di parlare, non dico con i dirigenti, ma magari con gli elettori del Pd e far notare loro alcune cose non proprio coerenti dei loro dirigenti.

    - Che alle manifestazioni della Cgil sarà il caso che ci vada, visto che è molto probabile che ci siano i lavoratori e a me interessa parlare con i lavoratori. E forse sarà anche il caso che la smetta di delegittimare continuamente il sindacato perchè nei luoghi di lavoro, i lavoratori vorrebbero che a risolvere le loro controversie con i padroni ci andasse IL GABIBBO.

    • Fidelista

      Alcune precisazioni:
      1)definire il PD un partito di sinistra, per quanto riformista, mi pare una forzatura difficile da far passare anche per il più sprovveduto degli osservatori politici.
      2)nessuno pensa che il PD sia assimilabile al neofascismo (che va combattuto con ogni mezzo necessario sempre, non un giorno all’anno), ma mi pare difficilmente contestabile che tutte le controriforme che hanno precarizzato e impoverito i lavoratori in questo paese siano state portate avanti da quel partito e da quelli che lo hanno preceduto (DS, Margherita, PDS, ecc). Per non parlare dell’interventismo militare in giro per il pianeta. Più che di riformismo dovremmo parlare di controriformismo. E in quanto a pericolosità dubito che quattro coglioni facciano più vittime del continuo innalzamento dell’età pensionabile…
      3) sulla Cgil (e la Cisl e la Uil) vale il discorso analogo, sindacati che ormai organizzano sempre meno lavoratori(forse bisognerebbe studiarsi i dati sulla sindacalizzazione in Italia) e sempre più pensionati.

      Qui non si tratta di difendere la propria purezza, che in politica non esiste, ma di aver ben chiaro chi sono i propri nemici. Non avversari, nemici.

    • Mic

      Se delle numerose analisi circostanziate pubblicate su questo blog riguardo al ruolo di quella che tu chiami “sinistra riformista” l’unica cosa che credi di aver capito è che chi scrive su Militant ha “la smania di mostrare quanto è duro e puro”, allora sei tu ad avere qualche problema con le analisi.
      Tra l’altro, in questo caso la farloccheria del finto antifascismo elettorale del pidì era talmente plateale, scoperta e sfacciata che credo siano stati pochissimi a cadere nel tranello.
      Insomma, se ne sono accorti (quasi) tutti che il pidì che si atteggia ad antifascista fa scappare da ridere (o prudere le mani, ma qui forse sono troppo duroepuro).
      Poi tu continua pure a parlare con i suoi elettori (loro, si sa, sono buoni, “di sinistra” e soprattutto veri antifascisti; la colpa è tutta dei dirigenti…) e buon divertimento “antifascista” a te e a loro.

  • Militant

    @ Lorenzo Ciampi

    Il tuo ragionamento parte da una serie di premesse come minimo anacronistiche.
    In primo luogo, considerare il Pd come parte di una “sinistra riformista”. Il Pd non è il Pci, cioè un partito riformista, nei fatti dalla morte di Longo apertamente socialdemocratico. Il Pd è il partito del grande capitale transnazionale: fosse solo per questo motivo, dovrebbe essere il naturale nemico politico e sociale di ogni sinistra, dalla più radicale alla più keynesiana. E invece ancora sopravvive (sempre meno a dire il vero) l’equivoco di un campo comune in cui dividerci tra “antagonisti” e “riformisti”. Quel campo è declinato *almeno* dagli anni Settanta, e comunque in maniera definitiva dal 1989. Ed è declinato perchè si è socialmente trasformata la natura di quel partito: da partito “del lavoro” a partito del capitale, della grande borghesia, dell’ordoliberalismo, eccetera. Tagliamo con l’accetta, speriamo comunque di farci capire.

    In secondo luogo, il Pd è il partito che in questi anni ha sdoganato il neofascismo, da una parte relegando la frattura fascismo/antifascismo a sostrato ideologico dell’estremismo, dall’altra legittimandolo attraverso media (tutto il giornalismo che ha proceduto allo sdoganamento neofascista rispetto al grande pubblico televisivo proviene da ambiti “democratici”) ed elezioni.

    Dunque, quale ipotetico “fronte comune antifascista”, anche solo di un giorno, può stabilirsi col partito della grande borghesia europeista che ha lavorato per costruire le fondamenta della legittimazione neofascista? Anche perchè, se vale col Pd, dovrebbe valere anche con Forza Italia. Lo faresti un fronte comune antifascista con Forza Italia? E se no, per quale motivo razionale?

    Stesso discorso vale per la Cgil. Non era una manifestazione sindacale, in cui magari provare tatticamente a dialogare per poter raggiungere i lavoratori ancora organizzati dal sindacato confederale. L’adesione della Cgil era esclusivamente politica, e da questo punto di vista la Cgil è un nemico speculare al Pd, visto che ne è stata la stampella sociale per un decennio.

    Per quanto ci riguarda, l’unico antifascismo possibile è quello di svelare la relazione necessaria tra neofascismo e liberismo, quindi tra neofascismo e Pd. Questa è una verità politica, almeno al momento, generale. Non significa che nel paesino x o nel quartiere y, nella situazione specifica ultra-particolare quindi, non possano esserci eccezioni. Ma l’eccezione non può valere nella manifestazione nazionale a seguito di un fatto che ha avuto rilevanza nazionale. In questo caso intervengono principi di politica generale, quelli riferiti poc’anzi. Col Pd, con la sua dirigenza *così come ormai con la sua base*, non può esserci alcuna alleanza, neanche contingente.

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