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L’immigrazione immaginaria/2

 

Qualche mese fa ragionavamo dello iato – colossale – tra percezione e realtà dei fenomeni migratori in Italia. Nella virtualità dei rapporti politici e mediatici ci viene raccontato un paese “invaso” da migranti in fuga; nella realtà le statistiche ufficiali ci descrivono un paese che si sta lentamente svuotando. Il numero di italiani che emigrano è superiore al numero di stranieri che arrivano in Italia. Un numero talmente grande – quello degli italiani emigranti – da preoccupare persino organizzazioni internazionali come l’Ocse. Qualche giorno fa sul Corriere della Sera Federico Fubini faceva luce su un’altra serie di dati che smentiscono clamorosamente la percezione mediatica della realtà. Il primo: «il 2017 potrebbe rilevarsi il primo anno della storia recente nel quale il numero di stranieri che vivono in Italia inizia a diminuire». Tanto strepitare di invasione, ed ecco che la popolazione migrante diminuisce invece di aumentare. Un fatto storico, visto che dal 1981 la popolazione migrante nel nostro paese è sempre aumentata. Ma di quanto? Ecco un altro dato che fa letteralmente a cazzotti con la narrazione politico-mediatica del bel paese ospitale: «dal 2013 il totale dei residenti stranieri è sempre aumentato di meno di 50mila persone all’anno». Facendo due calcoli, scopriremmo che per arrivare a un milione di migranti, cioè la sessantesima parte della popolazione italiana, occorrerebbero circa vent’anni. Un risultato che però sarà difficile da raggiungere, visto che i migranti stanno ri-emigrando: «sono arrivati per farsi una vita tempo fa e ora sempre più spesso vanno via per rifarsene un altro in un altro Paese». Non stiamo parlando, in questo caso, di chi approda nel nostro paese per cercare di svignarsela il prima possibile verso altri contesti lavorativamente più seducenti. Stiamo parlando di chi in Italia ci è rimasto e sta emigrando nuovamente. Per anni la politica italiana si è occupata dei famigerati «cervelli in fuga» e del lavapiatti precario che emigra per fare il lavapiatti precario a Londra. Ma c’è un fenomeno più critico, quello cioè del migrante integrato che sceglie ad un certo punto di migrare altrove. Più critico perché disperde risorse umane integrate nel contesto produttivo, e perché è un fenomeno molto più grande dell’emigrazione dall’Italia di italiani: «La fuga dei giovani nati in Italia, a ben vedere, rischia di far nascondere un po’ il fenomeno – più intenso – della fuga dall’Italia dei nati all’estero. In realtà però gli immigrati stanno ri-emigrando fuori dall’Italia a ritmo cinque volte più veloce di quanto facciano i giovani italiani». Per di più, «molto probabilmente i numeri reali sono maggiori sia per loro che per i migranti italiani, perché in tanti partono senza cancellare la residenza di origine». Il fenomeno dunque, già preoccupante di per sé, sembrerebbe addirittura sottostimato. Per dare l’idea dell’imponenza di questo deflusso demografico, che accomuna italiani e migranti e che smonta le fondamenta di qualsiasi retorica “invasionista”, Fubini ricorda che l’Italia «fra il 2007 e il 2015 è fra le prime trenta democrazie avanzate dell’Ocse quella che ha visto il maggiore crollo di afflussi migranti (-67%)». Queste le statistiche ufficiali: proprio nel periodo in cui più si è martellato sull’invasione migrante, sui «siriani in fuga dalla guerra», sulle orde africane, sul corridoio libico, sui mercenari trafficanti che, in combutta col capitalismo “sostituzionista”, starebbe stravolgendo il nostro prezioso codice genetico, scopriamo che nel decennio appena trascorso l’afflusso migrante è crollato del 67%. Il risultato, uno dei tanti di questo paradosso meta-narrativo nel quale siamo immersi, è che siamo costretti a concordare con la conclusione di Fubini, alfiere liberista del corrierone: «Di certo l’Italia ha l’aria di soffrire di una specie di inversione cognitiva: mentre il ceto politico non fa che dibattere su un’“invasione” dall’estero, si consuma fra gli stranieri più qualificati e (un tempo) più integrati una sorta di silenzioso deflusso verso l’estero».

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20 comments to L’immigrazione immaginaria/2

  • Fred

    no, io guardo alla vita reale, a quello che vedo con i miei occhi tutti i giorni. Non credo di dover fare l’elenco delle occasioni in cui ognuno di noi s’imbatte, nello svolgimento della vita normale di ogni giorno, in professioni che sono divenute esclusive dei lavoratori migranti. No davvero l’elenco non voglio farlo! Vi leggo da una vita, ogni giorno rifletto insieme a voi sugli articoli che pubblicate, siete accorti, intelligenti, esclusivi. Forse la ricerca di Fubini non tiene conto dei migranti irregolari, che non vengono neppure censiti? Non tiene conto dei migranti degli altri paesi europei? Eppure di lavoratori italiani intorno a me, nella vita che svolgo, ne vedo sempre meno…e allora il capitalismo sostituzionista è una realtà! Delle due l’una..

  • Brigante

    @Fred
    Scusami ma questa del “capitalismo sostituzionista” è una sciocchezza assoluta cosi come il voler considerare la propria esperienza personale al di sopra dei dati reali. Le professioni “divenute esclusiva dei migranti” si spiegano essenzialmente in un modo: l’asta al ribasso delle condizioni lavorative sia in termini di salari che di diritti. Penso a due professioni che nel sentire comune sono appannaggio dei migranti: l’assistenza agli anziani e la ristorazione. Il concetto stesso di suddividere i lavoratori in “autoctoni” e “migranti” è una trappola tossica da cui scappare al più presto. L’analisi dei flussi migratori semmai è interessante per un altro motivo: se, come spero faccia ogni marxista, si rifiuta l’idea del “grande vecchio” e si analizza la Storia nella sua complessità, i flussi migratori ci dicono molto delle dinamiche economiche ed è quello che ci dicono i compagni di Militant in questo articolo. In questo caso i flussi migratori ci dicono che in Italia le condizioni lavorative si stanno degradando più rapidamente che altrove. Questo non significa che non bisogna opporsi, come comunisti, a determinate strategie di gestione dei flussi migratori (personalmente ritengo una iattura sia la strategia schiavista dei centri che la miopia utopista “no border” seppure bisogna saper distinguere il campo e lo sottolineo). Ma che bisogna farlo senza lasciarsi ammaliare dalle narrazioni tossiche.

    • Fred

      @brigante e giuliano.
      allora secondo voi è vero che l’Italia, dati Istat, è in ripresa (ripresa di che? di ciò che fummo prima dell’81, prima di monti, ripresa di che?)economica, l’occupazione è ripartita, pil previsto in aumento e tutto il resto sono fake news! d’altronde questi sono i dati…
      mi dispiace eppure non è così! lo vedo tra i miei coetanei, lo percepisco dal mio flusso lavorativo, te lo dice la gente in strada! e secondo me il capitalismo sostituzionista c’entra, eccome! eppoi “l’asta al ribasso” che cos’altro è se non una piega, o meglio una piaga, dell’ordoliberismo globalista! come puoi non vedere che il disegno è proprio questo: meno salario, meno diritti, meno scioperi e graduale sostituzione di lavoratori con altri lavoratori più affamati, più ubbidienti e ricattabili!
      magari mi sbaglio….ma è questo che penso

      • Giuliano

        I dati parlano di una previsione di crescita. E poi, se questa previsione fosse confermata e la crescita fosse fondata su export, precariato e disoccupazione di massa, ci sarebbe da domandarsi “crescita per chi?”. Quindi, secondo me, non sbagli quando scrivi di “meno salario, meno diritti, meno scioperi e graduale sostituzione di lavoratori con altri lavoratori più affamati, più ubbidienti e ricattabili”. Ma questo, a mio avviso, non riguarda solo i lavoratori migranti. E’ una condizione, sempre di più, comune a tutti i lavoratori in Italia. E poi, vogliamo parlare degli studenti costretti all’alternanza scuola lavoro? E’ una “novità” che peggiorerà notevolmente i rapporti di lavoro nei prossimi anni. Tu lo chiami “capitalismo sostituzionista”, io lo chiamo “modo di produzione capitalista”. Non è una questione di definizioni: è il processo, a mio avviso, che deve essere compreso. Infine, un altro grande problema, che rende tutto molto più complicato (è questo, secondo me, il senso profondo di questo articolo, come di quest’altro http://www.militant-blog.org/?p=14846, tra i tanti esempi che si potrebbero fare) è il bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti, una rappresentazione della realtà decisamente deformante.

  • Giuliano

    @ Fred

    Sono assolutamente d’accordo con l’intervento di Brigante. In questo senso, il pezzo di Militant focalizza l’attenzione su un fenomeno particolare: il “migrante integrato che sceglie ad un certo punto di migrare altrove”, cioè “chi in Italia ci è rimasto e sta emigrando nuovamente”, con tutto ciò che comporta dal punto di vista produttivo. Inoltre, mi sembra importante sottolineare qui la risposta data da Militant allo spunto di Bruno (ultimi 2) in questa discussione http://www.militant-blog.org/?p=14886#comment-730729.

  • Militant

    @ Fred

    Non stiamo dicendo che in Italia non siano aumentati i flussi migratori, in entrata come in uscita. Stiamo dicendo un’altra cosa: che questi flussi hanno dimensioni fisiologiche e quantitativamente inferiori rispetto a quelli avvenuti negli altri paesi europei, mentre la propaganda politica trasversale li presenta come patologici e quantitativamente superiori rispetto alla media europea.

    Ha poco senso affidarsi alla percezione personale in questo caso, perchè ciò che conta sono i dati reali, non quelli immaginari e/o percepiti nel singolo contesto. Se in Italia entrano 50.000 migranti l’anno (e in questo conteggio i “clandestini” sono *sempre* conteggiati, per l’immediata ragione che *chiunque* entri in Italia lo fa in prima battuta come “clandestino”, e non a seguito di accordi migratori coi paesi d’origine. Non confondiamo “clandestino” con “latitante”: il clandestino non è il migrante che si nasconde, ma colui che entra in un paese senza regolare permesso di soggiorno) – dicevamo, se in Italia entrano 50mila migranti l’anno, ha poco senso percepirne 500mila: sempre 50mila l’anno sono, con buona pace delle sensazioni personali. Quindi si, le statistiche ufficiali contano, in questo caso.

    Detto questo, non confondiamo il *governo* dell’immigrazione con una strategia preordinata sui flussi migratori. Il capitalismo sta governando i fenomeni migratori volgendoli a suo vantaggio. In tal senso i migranti sono uno strumento attraverso cui il capitale si serve per regolare le relazioni lavorative. Ed è in tal senso che gli afflati alla “no border” o “refugees welcome” sono necessari idealmente, ma non costituiscono una politica dell’immigrazione. E’ un presupposto umanitario, quello di trattare ogni essere umano con pari dignità a prescindere dalla sua condizione sociale, ma non una strategia politica atta a governare progressivamente il fenomeno. Ed è sempre in tal senso che la “sinistra”, riguardo ai fenomeni migranti, è letteralmente scomparsa lasciando il campo alla Chiesa e alle Ong, di cui al più si fa sostenitrice riluttante.

    D’altronde, per smascherare la natura complottista dell’approccio “sostituzionista” basta mettersi dall’altra parte della barricata: gli italiani emigrano più che accogliere. In tal senso il complotto non sarebbe ai danni dell’Italia e del suo sistema sociale-lavorativo, ma ai danni degli altri paesi, che si servono della manodopera italiana per abbassare le condizioni di lavoro della manodopera locale. E in effetti ciò che si produce è esattamente questo: gli italiani fanno a Londra quei lavori che i londinesi non vogliono più fare. Ma non perchè esista un piano segreto della city di Londra, quanto piuttosto perchè quelle centinaia di migliaia di italiani che emigrano vengono così governati dalle relazioni capitalistiche locali.

  • Fred

    Ciao Militant!
    ti leggo sempre con enorme attenzione ed interesse, il tuo ragionamento è corretto, vedo quello che intendi! Bene e grazie.
    Mi resta ancora da capire tuttavia perché una volta i dati rilasciati da istituzioni più o meno governative sono giusti e corretti e altre volte invece no. Ma davvero pensi che tutti gli stranieri che arrivano sono in una qualche maniera censiti? Ma stai scherzando? Dai, l’esempio di quello che percepisco intorno a me, dall’alto dei miei 55, ti assicuro, è corretto non per il fatto che sia una mia personale impressione ma perché gli stranieri, comunitari o extracomunitari non censiti in nessuna maniera sono un numero enorme! I richiedenti asilo sono solo una parte di quelli che migrano, ti ricordi delle varie sanatorie?
    Il numero degli stranieri effettivi sul territorio non è mai quello degli stranieri attivi e o censiti ma sempre diverso, ora ancora di più! Se sei uno straniero e fuggi da una situazione che è un disastro, arrivi con la speranza di migliorare la tua sorte, non hai nessuno che ti accoglie, non un lavoro, non una sistemazione, hai interesse a non far sapere alle autorità della tua esistenza, mi pare chiaro. Credo…
    Per il resto sono sostanzialmente d’accordo, ancora un grazie per la tua attività.
    Saluti

    • Brigante

      Ti rispondo con una battuta: parecchie persone sono pronte a giurare che il Sole giri intorno alla Terra sulla base della propria esperienza personale. Quello che voglio dire è che a volte cio’ che vediamo e percepiamo intorno a noi è influenzato da vari fattori e non corrisponde per forza ai dati reali. Per cui, se non ci sono delle evidenze sufficienti a sostenere il contrario, dobbiamo attenerci ai dati. Poi un discorso diverso è l’interpretazione di questi o il risalto mediatico che viene dato loro. L’esempio che fai dei dati ISTAT è lampante. Ci hanno talmente martellato con l’idea che il capitalismo crea ricchezza per tutti, che tu trovi contraddittorio che una crescita del PIL possa avvenire in un contesto generale di impoverimento. Non c’è nessuna contraddizione. La crescita era per tutti quando i lavoratori avevano imposto (a spinta e a costo di enormi sacrifici!) una politica redistributiva. Il vero senso storico della crisi economica post 2008 è proprio la fine di questa fase: caduta del muro, sconfitta del socialismo e in generale dei movimenti dei lavoratori, fine delle politiche redistributive e pertecipative. Un possibile risultato è che nei prossimi anni potremmo avere anche una crescita importante mentre il processo di impoverimento continuerà. Ripeto un concetto: suddividere i lavoratori in migranti e autoctoni è TOSSICO a meno di non utilizzare questi dati in maniera marxista per analizzare i processi economici in corso.

  • Fred

    @brigante
    ancora una e poi basta, almeno per me. Sorvolo sulla “battuta”…è meglio. E poi ancora su sta storia che quello che percepisco è una cosa e i dati sono altri…ma forse non hai capito quello che dico: in altre parole se i dati non tengono conto di una marea di migranti, extracomunitari e non, che sono una realtà e non una mia immaginazione, posso dire che i dati non mi convincono?
    Per quanto concerne PIL ed ISTAT. Sono d’accordo con il fatto che c’è chi si arricchisce anche in momenti di crisi economica, e questa non è una crisi, le crisi che finora l’umanità ha vissuto in genere sono durate 5/8 anni…ora siamo di fronte all’undicesimo anno “di crisi”, pertanto “questa crisi” è qualcosa di diverso! tornando a quello che scrivi ricordati che i dati del PIL sono dati prima trimestrali, poi semestrali ed infine prima tendenziali e soltanto poi dati annuali. Inoltra andrebbe tenuto conto che seppure ci fosse un surplus questo in termini reali potrebbe essere assorbito dal bilanciamento della moneta. E poi ci sarebbe ancora molto…ma in sintesi quello che mi andava di scrivere e che, secondo me, i dati sull’immigrazione non sono corretti perché non prendono in esame una realtà oggettiva: gli immigrati non censiti. punto. era solo una considerazione…forse pure sbagliata ma a questo punto ci tenevo che fosse chiara.
    grazie un saluto a tutti!

    • kente

      scusa Fred, ma tu dove vivi? (non è una domanda retorica, nè ti sto perculando)
      è ovvio che i migranti che arrivino in Italia, si fermeranno a vivere nelle sono più povere. Cioè quello che voglio dire è che i migranti non vengono distribuiti omogeneamente sul territorio italiano, per esempio a Roma troverai molti più migranti nelle periferie che nel centro (con esclusione di poche zone).
      Se tu vivi nelle periferie, vedrai ed interagirai con più stranieri che se vivessi nel centro.
      Io vengo da Frascati, a Roma ho vissuto un anno di fronte alla stazione Tiburtina e due anni ad Alessandrino, nel mio caso sono passato da Frascati dove di stranieri ce ne sono pochi, a Tiburtina dove la quantità era nettamente maggiore, ma solo in certe zone, ad Alessandrino dove il quartiere vedeva una forte presenza di stranieri.
      Per questo la “propria percezione” può essere ingannevole rispetto alla situazione generale, non perchè la tua percezione sia sbagliata, ma perchè è limitata al contesto: l’immigrazione in Italia può diminuire in generale, ma allo stesso tempo può aumentare in alcune parti.
      Non conosco le cifre, ma faccio un esempio: mettiamo che a Roma arrivino 50000 stranieri l’anno e ad Alessandrino se fermino 5000, può capitare che un anno a Roma ne arrivino 40000 ma ad Alessandrino se ne fermino 7000. In questo caso, qualcuno che vivesse ad Alessandrino avrebbe la giusta percezione che gli stranieri siano aumentati, però sbaglierebbe nel considerarlo un fenomeno generale

      • Fred

        ma hai letto?
        guarda faccio copia e incolla:
        ….”in sintesi quello che mi andava di scrivere e che, secondo me, i dati sull’immigrazione non sono corretti perché non prendono in esame una realtà oggettiva: gli immigrati non censiti….”
        ja famo?
        ..ancora co ste percezioni, frascati, alessandrino ma che dici?
        IL NUMERO! se le cifre sono degli stranieri censiti, quelli non censiti perché per varie ragioni non si fanno censire non sono inclusi in quel numero! o no?

  • T.S.

    @ Fred
    Mi sembra che tu stia battendo su una questione – quella della non attendibilità dei dati perché questi, a tuo parere, non considerano i “non censiti” ovvero i “clandestini” – per cui hai già ricevuto adeguata risposta. Magari ti è sfuggita, la riporto di seguito augurandomi che possa chiudere la querelle che si sta trascinando nei commenti:

    “(in questo conteggio i “clandestini” sono *sempre* conteggiati, per l’immediata ragione che *chiunque* entri in Italia lo fa in prima battuta come “clandestino”, e non a seguito di accordi migratori coi paesi d’origine. Non confondiamo “clandestino” con “latitante”: il clandestino non è il migrante che si nasconde, ma colui che entra in un paese senza regolare permesso di soggiorno)”.

    • Fred

      @T.S.
      non mi era sfuggito, poi sono io che chiudo questa cosa che francamente ne ho abbastanza di questi toni da tutor ( di che poi ?)…chi è clandestino non è censito mi pare ovvio e tra l’altro dimostrato da decine di sanatorie aventi lo scopo proprio di censire e “regolarizzare” chi risiede!

      • Mic

        L’equazione «clandestino = non censito» è falsa.
        Quello è il clandestino su una nave (è a bordo, ma nessuno sa che c’è): «clandestino» riferito a un immigrato straniero indica semplicemente un immigrato che non ha i documenti che lo autorizzano a risiedere in Italia.

  • Militant

    @ Fred

    Allora, vediamo se così riusciamo a capirci: nel 2016 sono entrati in Italia 180.000 migranti:

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-01-05/migranti-2016-record-sbarchi-e-accoglienza-162035.shtml?uuid=ADdVMwQC

    Non tutti, anzi, soltanto una quota di questi 180.000 rimane effettivamente nel nostro paese. Nonostante ciò, tutti questi 180.000 sono entrati clandestinamente in Italia, perchè senza titolo. Una parte di questi verrà poi sanata in vari modi: alcuni avranno diritto d’asilo politico perchè provenienti da zone di guerra; ad altri verrà assegnato il permesso di soggiorno temporaneo; ad altri ancora verrà comminato il decreto d’espulsione. Ma tutti e 180.000 (o la stragrande maggioranza di questi) sono, secondo l’orribile definizione “tecnica”, *clandestini*. Per non esserlo, avrebbero dovuto arrivare già con un permesso di soggiorno (avviando le pratiche nei consolati italiani nel paese d’origine e a seguito di un contratto lavorativo, o richiesta di matrimonio o simili) o con una richiesta d’asilo accolta dal nostro paese, oppure entrare come turisti e fermarsi oltre la scadenza del visto turistico (in genere 90 giorni). Ma, soprattutto riguardo agli sbarchi, non abbiamo a che fare con migranti “regolari”, altrimenti viaggerebbero regolarmente (con l’aereo, per dire), men che meno con turisti in cerca d’avventura. Abbiamo al contrario a che fare con migranti censiti direttamente come clandestini. Dunque il tipico discorso leghista (“ne censiamo 180.000 ma chissà quanti ne sono in realtà”) è falso, anzi: semmai censiamo anche tutti quelli che dall’Italia si dirigono altrove senza comunicarlo alle istituzioni preposte.

    Tutto questo non lo diciamo per nascondere o minimizzare il fenomeno migrante. I flussi in questi anni sono aumentati e la presenza migrante nel nostro paese è importante e in certi contesti ha cambiato, a volte proprio stravolto, il paesaggio sociale. Lo diciamo per ricondurre le diverse posizioni politiche alla realtà: il fenomeno migrante in Italia è importante ma non “maggiore” che in altri contesti, semmai ha una dimensione fisiologica inferiore ad altri paesi europei. Dunque, da questa base di partenza, che rispecchia semplicemente la realtà, lo si dovrebbe ritenere governabile, mentre – lo vediamo quotidianamente – viene presentato come “ingovernabile” se non tramite soluzioni di forza e repressive.

    • Fred

      grazie militant del tuo intervento e perdonami ma vorrei anche con te puntualizzare alcuni aspetti e sorvolo sulle fonti. il sole 24 ore figurati ha avrebbe interesse a nascondere altri flussi, se questi ce ne fossero se poi le fonti sono le ong…figurati, questo è parte del nostro stesso discorso ma facciamo finta di nulla e torniamo alle cifre:
      a; i numeri a cui ti riferisci (180.000) sono quelli censiti dalle varie associazioni ong? immagina se ti dicessero che sono 500.000? 800.000 ? e quelli che arrivano e di cui non sa niente nessuno? perché arrivano, in nave e con un’infinita di altri mezzi, sono nei 180.000?
      b; la mia vicina ha la badante rumena a nero che per motivi suoi non ha più interesse a proseguire il lavoro, in sostituzione fa venire la cugina, che arriva tranquilla in macchina, pulmann, ect. è nei 180.000?
      c; moltiplica questa possibilità per “n” volte per tutte le professioni che ad oggi sono svolte da questo tipo di “manovalanza”: falegnami, corrieri, facchini, operai edili ect.ect.ect, sono parte dei 180.000?

      Altro discorso per colore che in arrivo in italia, con o senza documenti chiede asilo, accoglienza, permesso di soggiorno ect, insomma manifesta la sua presenza e passa da immigrato/clandestino a regolare questi si sono parte dei 180.000 di cui sopra.

      • Brigante

        @Fred
        Mi ero volutamente astenuto dal continuare la discussione perché mi ero reso conto che sarebbe stata sterile pero’ davanti a certe cose proprio non ce la faccio a stare zitto.
        1) I compagni di Militant ti hanno risposto: in quelle cifre c’è inserito CHIUNQUE arrivi sul suolo italiano tranne (e lascia perdere gli slogan salviniani perché è un’infima minoranza)quei pochi disperati che riescono ad arrivare in Italia nascosti in un cassone di un camion senza farsi controllare. Il fatto che tu insisti su questo punto a dispetto dei dati mi fa capire che parti da una tesi pre-concetta (i migranti ci rubbbano il lavoro).
        2) L’esempio della badante rumena è fuorviante perché la Romania è nell’UE. Per intenderci, anche io lavoro in Francia e non ho chiesto nessun permesso di soggiorno e, per lo stato italiano, non sono ufficialmente emigrato per cui se nei numeri positivi non c’è la badante rumena, in quelli negativi non ci sono io e come me tante altre persone.
        3) Mi ero rifiutato di risponderti prima perché continuare con questo discorso contribuisce alla narrazione TOSSICA (e lo ribadisco per la terza volta) per cui i lavoratori stranieri costituiscano il problema dei lavoratori italiani.
        4) Leggere di dati truccati dalle ONG che nasconderebbero le “cifre dell’invasione” tra i commenti sul blog di Militant francamente mi dà la misura del grado di alienazione a cui siamo arrivati anche tra compagni(per modo di dire, visto che certi commenti starebbero bene sul sito de Il Giornale o Libero).
        Di solito evito di avere discussioni troppo infiammate in rete per cui mi scuso con i Militant ma proprio non ce l’ho fatta.

  • T.S.

    @Fred
    Nessun tono da tutor, il problema della discussione è che perseveri nell’argomentare la tua opinione elevando a sistema il tuo personale punto di vista, condendolo con una buona dose di dietrologia (in merito alle fonti) e complottismo seppur sufficientemente celato.
    Stante queste prerogative per forza di cosa il dibattito diventa del tutto improduttivo.

  • Fred

    @brigante
    i commenti che leggi dovresti anche capirli;
    i toni che usi nel rappresentare il tuo pensiero ti qualificano;
    non voglio convincere nessuno, tantomeno te, io non sostengo nessuna narrazione tossica e si, non credo alle ong, ma da molto, vedi io in ottobre 1989 ero a berlino…poi vennero la jugoslavia, afghanistan, iraq, libia, siria, ucraina e ora anche direttamente l’accoglienza ai migranti vedi mafia capitale e indagini del procuratore catanese.
    non commento le altre tue divagazioni su badanti e il resto…
    Ma davvero non fa nulla tieniti le tue convinzioni, magari le mie sono solo impressioni personali, ma ci vuole molto di più di quello che scrivi per farmene dubitare. credo di poter contribuire ad un’analisi più esaustiva dell’argomento scrivendo del mio punto di vista ma forse è meglio non insistere di più
    saluti

  • dziga vertov

    detesto dietrologia e complottismi vari, ma posso testimoniare per esperienza personale e diretta di collegamenti, piuttosto manifesti, tra ong operanti in italia nella gestione dell’ “emergenza” migranti ed elementi legati a varie fazioni salafite siriane in guerra contro il governo di assad. attivisti delle suddette ong sono stati ripetutamente protagonisti di eventi e manifestazioni propagandistiche contro il “regime” di assad con la presenza di rappresentanti delle suddette formazioni che la stampa mainstream accredita come “moderati”. mi sembra ingenuo pensare che non ci sia una regia politica, pur scartando a priori grandi vecchi e complottoni.

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