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19 November :
1969 - A Milano, in occasione dello sciopero nazionale, la polizia carica un corteo nel centro città, provocando numerosi feriti. Rimane ucciso, per lo scontro fra due automezzi, l’agente Antonio Annarumma. Il filmato televisivo francese, che accerta la dinamica dei fatti sarà fatto sparire.

1974: SPESE PROLETARIE A MILANO

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Bufale elettorali

 

Impossibile entrare nel merito della nuova legge elettorale definita dai giornali Rosatellum: come ogni riorganizzazione istituzionale degli ultimi trent’anni almeno, è completamente disconnessa da qualsiasi riferimento sociale. L’escamotage elettoralistico trovato in extremis (sempre che passi al Senato) è, come evidente da tempo, l’unico possibile. L’obiettivo esclusivo del sistema politico italiano è impedire al M5S di conquistare la maggioranza dei voti e, tramite questi, governare in autonomia il paese. Questa incoercibilità ha diverse spiegazioni: da una parte, nessun ceto dirigenziale favorisce la propria rottamazione; dall’altra, la natura informe del partito grillino ancora “spaventa” le classi dirigenti del paese (nonostante l’evidente torsione moderata-reazionaria): potrebbero bloccare la Tav, sparare sui migranti al largo delle coste siciliane, introdurre il Bit Coin come valuta ufficiale e, chissà, aprire un’ambasciata in Corea del Nord. Sono, in altre parole, imprevedibili e incapaci, due proprietà che, per l’appunto, spaventano quella classe dirigente che tanto ha faticato per mettersi al servizio del sistema economico tedesco. In un sistema elettoralmente tripolare l’unico strumento per impedire la governabilità di uno solo dei soggetti in campo è favorire coalizioni politiche trasversali. Il Rosatellum è nato proprio per questo. Detto ciò, però, fanno riflettere le maggiori critiche espresse in questi giorni dai delusi della riforma. Da una parte, il solito refrain sul “parlamento di nominati”: i candidati sono infatti stabiliti dai partiti e non indicati dall’elettore al momento del voto. L’altra critica principale è quella, altrettanto abusata, dell’”inciucio” quale conseguenza diretta della nuova legge. L’inciucio in questione non sarebbe, attenzione, lo squallido accordo tra Pd e Forza Italia che si intravede all’orizzonte. No, nella categoria dell’inciucio rientra ogni conformazione governativa non espressa direttamente dall’elettorato al momento del voto. Il “tradimento” della volontà elettorale sarebbe connaturato alla legge, per il fatto stesso di prevedere l’inevitabile accordo tra i partiti in vece dell’elezione diretta del governo “la sera stessa del voto”.

Queste due critiche sono state fatte proprie – come sbagliarsi – dalla “sinistra di lotta” al momento rappresentata da Mdp, Possibile e Campo progressista. Qui nasce il primo dei molti problemi: di tutte le critiche possibili, queste sono le meno centrate. Tralasciamo il dibattito sconsolante sui “nominati” nelle liste di partito versus candidati scelti dagli elettori”. Il sistema delle preferenze è stato da sempre, in Italia come altrove, al cuore del rapporto tra mafia e politica e dell’intreccio osmotico tra imprenditoria e partiti nei territori. Il voto di preferenza è un voto di censo, anzi: un voto di casta e, sovente, un voto di scambio: permette esclusivamente a chi detiene le possibilità economiche di sostenere la propria candidatura, organizzare in solitudine la propria campagna elettorale, raggiungere quella visibilità mediatica che rappresenta l’unica arma possibile per farsi conoscere sul territorio. Permette la formazione di “signori delle tessere”, referenti para-mafiosi di migliaia di voti utilizzati come scambio politico tra interessi economici. Non per questo, ormai, le liste di partito rispecchiano l’effettiva vita militante all’interno delle organizzazioni politiche (almeno di quelle principali). E’ questo uno dei nodi che rende il dibattito sulla riforma elettorale completamente slegato dagli interessi materiali della popolazione. Non c’è una scelta possibile, ambedue le alternative rimangono oggi conchiuse entro una visione liberale e liberista dei rapporti politici. Per tale motivo impugnare la bandiera del voto di preferenza è una falsa soluzione. In primo luogo, perché in teoria è meglio la lista di partito; in secondo, perché questa alternativa è ormai inattuabile.

Veniamo alla seconda obiezione che va per la maggiore: il Rosatellum sancirebbe la necessità dell’inciucio post-elettorale. E qui, dobbiamo ammetterlo, persino uno come Eugenio Scalfari(!) riesce a rendersi conto della boiata insita in una critica come questa. La forma di governo nazionale è ancora – e per fortuna – parlamentare: è dentro il Parlamento, e nel confronto tra le forze politiche in base al peso elettorale, che si decidono i governi, non direttamente nelle urne. Questo fatto potrebbe apparire meno democratico dell’elezione diretta, ma in realtà corrisponde a un’idea di democrazia superiore, ed è esattamente il punto focale attorno a cui ruotano tutti i tentativi di controriforma costituzionale da un trentennio a questa parte: impedire la mediazione politica. I motivi alla base di questa mediazione sono simili a quelli relativi alla diatriba tra voto di preferenza e liste elettorali, che poi rimandano, per altri versi, al dibattito intorno alla democraticità delle “primarie” come sistema di selezione interna alla vita del partito. L’assenza di mediazioni viene spacciata per democratizzazione della vita politica del paese, ma così non è. Senza le necessarie mediazioni, l’elettore è solo di fronte al candidato, o al governo. A prevalere sarebbe sempre e comunque il candidato più visibile, cioè quello più economicamente capace di imporre la propria presenza mediatica (Berlusconi docet). Vale per il candidato alle primarie così come il candidato premier. Viceversa, l’elezione non serve a eleggere il governo, ma a eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. E’ solo successivamente, in base al risultato elettorale e al rispettivo peso specifico che ogni movimento o partito avrà in sede parlamentare, che si stabilirà quale soggetto politico potrà governare il paese.

Bene, questioni note, si potrebbe dire. Eppure la “sinistra” di questo paese, ribaltando gli assunti fondamentali dei ragionamenti qui abbozzati, vorrebbe, in ordine: un sistema elettorale maggioritario al posto del proporzionale; un voto di preferenza dei candidati al posto delle liste di partito; un sistema politico presidenziale al posto dell’attuale sistema parlamentare. Ma questo è esattamente l’obiettivo delle continue tentate controriforme costituzionali, come abbiamo prima accennato. Ecco, questa “sinistra” proverà tra qualche mese a chiedere il voto “contro il Pd” e in nome della “vera sinistra” di governo. Una sinistra che, se si avverassero tutti i desiderata elettoralistici sentiti in questi giorni, riuscirebbe a concludere il piano di rinascita nazionale pensato a suo tempo da Gelli&soci. Un risultato ragguardevole, bisogna riconoscere.

 

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4 comments to Bufale elettorali

  • Lorenzo Ciampi

    Errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

    Io non penso che l’obiettivo finale della nuova legge elettorale sia quello di depotenziare o tagliare fuori il Movimento 5 Stelle perchè anomalo, non controllabile, ecc…

    Tra l’altro questa tesi, vorrei far notare, è una tesi che piace molto ai grillini. Loro si considerano antisistema e questo articolo mi sembra che tutto sommato dia loro ragione.

    Sono convinto che la nuova legge elettorale voglia facilitare l’avvicinamento tra Pd e Forza Italia non tanto in funzione anti-grillina, ma perchè il Pd teme che Forza Italia si sposti troppo a destra, consolidando quell’alleanza tra estrema destra e destra “moderata” che si sta affermando in alcuni paesi europei. Il PPE diventerà sempre meno un partito di centro – destra e sempre più un alleato della destra estrema.

    Ovviamente il Pd riesce a pensare se’ stesso solo come un partito di centro e quindi, prendendo atto che non è maggioranza nel paese, vorrebbe costringere l’altro partito di centro (Forza Italia) a una grossa coalizione.

    Il fatto che Militant, tra tutti questi scenari, riesca a tirare fuori una sorta di risentimento per quella sinistra che sarebbe a – sinistra e avrebbe tradito la vera sinistra, mi sembra un pò riduttivo e decisamente fuori tema.

  • Militant

    @ Lorenzo Ciampi

    Al Pd interessa governare; in secondo luogo, in quanto espressione più coerente del liberismo europeista, impedire con ogni mezzo necessario che possano andare al governo opzioni politiche incontrollabili. Il M5S, nonostante la sua evidente pacificazione, la sua torsione moderata/reazionaria, il progressivo superamento delle proprie ambiguità interne, rimane per il ceto dirigente italiano ed europeo un soggetto ambivalente. Un rischio insomma, che il ceto dirigente neoliberale non vuole correre. Questo il motivo principale alla base dell’attuale legge elettorale.
    Il Pd ha due strumenti per rimanere al governo: il primo, la grande coalizione con Forza Italia, possibile solo ed unicamente perchè Forza Italia non ha i numeri elettorali per competere col Pd (altrimenti governerebbe da sola con la Lega Nord, come ha fatto per vent’anni); il secondo, se anche questa non dovesse avere i numeri, proporsi come forza politica della stabilità, esprimendo così un suo esponente di secondo piano ma fidato, sulla falsa riga di Gentiloni – e proprio lui è il principale indiziato – come Primo ministro tecnico-politico. Un secondo nome potrebbe essere quello di Minniti. L’importante è rimanere al governo, con ogni mezzo necessario.

    Questa la realtà. Tutto il resto è retorica politicista buona per i salotti di Formigli o Floris. Capiamo che non è facile a comprendere da parte di chi in questi giorni sta erigendo barricate in difesa di Bankitalia e di Visco, ma tant’è: questa la sinistra italiana.

  • Giuliano

    Scrivo per condividere con voi un mio ragionamento e per sapere cosa ne pensate. Lo scrivo qui perché nella vostra risposta fate anche riferimento alla difesa di Bankitalia.

    Ho letto sul vostro “Exit Strategy – Come rompere la gabbia dell’Unione Europea” l’intervento di Domenico Moro. Mi riferisco in particolare all’ultima parte, l’ “Eliminazione dell’euro condizione necessaria ma non sufficiente”, quando l’autore parla della riforma Ciampi-Andreatta.

    Nella polemica di questi giorni ci ho letto, più che altro, un’alzata di scudi in difesa di uno dei principi cardine dell’Unione Europea, cioè l’indipendenza delle Banche Centrali intese come entità autonome dallo Stato, e quindi dal Parlamento, con tutto ciò che comporta in termini di controllo e partecipazione diretta nell’economia. La relazione con la nuova legge elettorale mi sembra evidente: la governabilità del “locale”, cioè dell’Italia, in un quadro economico determinato esclusivamente dagli interessi del grande capitale, cioè di chi lo detiene, di cui i trattati europei sono l’espressione giuridica.

    L’ho fatta troppo facile?

  • Militant

    @ Giuliano

    E’ proprio così. Le ragioni di Renzi e della famigerata mozione di verifica dell’operato di Bankitalia rispondono a logiche strettamente elettoralistiche: il Pd cerca di non lasciare campo libero alla sua sinistra. Renzi in questi giorni lo ripete come un mantra: “non stiamo dalla parte delle banche contro i risparmiatori”. Fatta questa premessa, il senso di quella mozione, che segue peraltro quella delle opposizioni, sia Lega nord che M5S, è in teoria condivisibile: la politica deve poter controllare, valutandolo e possibilmente orientandolo, l’operato della Banca d’Italia. Uno dei cardini ideologici dell’europeismo liberista sta proprio nell’”indipendenza” delle banche centrali dalla politica, la possibilità cioè di applicare politiche liberistiche (come il contenimento dell’inflazione prodotto dalla moderazione salariale), anestetizzando qualsiasi rischio di intromissione della politica.
    In questo senso, è davvero esemplare il ruolo della “sinistra” (Pisapia e Mdp) in questa vicenda: a difesa di Visco e dell’”indipendenza” di Bankitalia, *contro* una politica di controllo su di essa. E’ racchiusa in questa vicenda il senso storico della sinistra europea (almeno quella parlamentare) di questi decenni: a difesa dell’europeismo liberista, contro ogni ipotesi di rottura coi dettami strutturali della Ue. Ci torneremo su in questi giorni.

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