APPUNTAMENTI

11_nov_fermiamo_la_repressione

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

12 December :
1969 - Strage di Piazza Fontana

1980: IL RAPIMENTO D'URSO

STATS

Resistere, nonostante tutto

 

Le immagini della nuova, ennesima, gazzarra razzista in periferia spostano sempre un po’ più avanti i confini del degrado umano in cui siamo costretti a vivere. Sempre più difficile resistere alla tentazione di incattivirci sopraffatti da questo disfacimento sociale che porta dei pezzenti a cacciare altri poveracci. Il riflesso di liquidare la questione attraverso le lenti ideologiche del razzismo diffuso, del neofascismo strisciante, è forte e, a volte, insormontabile. Eppure bisogna continuare a resistere alla tentazione: a smarrirsi sarebbe il cuore della questione, la gestione politica di questa guerra tra poveri. Al Trullo ieri mattina a una famiglia italiana è stato impedito l’accesso all’alloggio Erp a cui aveva diritto. Il motivo è squisitamente razziale: il colore della pelle svelava le origini eritree della famiglia. Tanto è bastato per inscenare il pogrom razziale. Per comprendere meglio la vicenda va però allargato il quadro di questa fotografia desolante, disumana. L’alloggio era precedentemente occupato da un’altra famiglia italiana, cacciata perché appunto senza requisiti. Il corto circuito razzista è partito così in automatico: si caccia una famiglia italiana in difficoltà per inserire una famiglia “di negri”. Qualche indizio che questi scontri rispondano a una volontà, gestiti in tal senso dai dipartimenti competenti, lo possiamo ritrovare nella sequela di accadimenti simili avvenuti negli ultimi tempi. Sempre lo stesso episodio, da San Basilio a Tor Sapienza al Trullo: troppi per non pensare ad assegnazioni pilotate proprio per scatenare quelle reazioni di pancia che alimentano il dibattito razzista italiano. C’è anche un altro fatto a inquietare: ogni volta ritroviamo la presenza di Castellino e gli altri dieci infami che si tiene stretto per il naso. Dieci militanti in tutta Roma, eppure incredibilmente reattivi nell’accorrere immediatamente all’adunata razzista. Un fatto questo davvero singolare: si trovano sempre a passare nel quartiere giusto al momento giusto. Il dubbio che lo sappiano prima, che vengano imbeccati appositamente, è una mezza certezza. Per di più, mai che assegnazioni pilotate, centri di accoglienza, Sprar, presidi umanitari, trovano posto in centro (dove pure abbondano le case popolari di risulta, i palazzi abbandonati, le caserme dismesse), o in quartieri “benestanti”, ma sempre e comunque in periferia, anzi: più è degradata, più insiste l’apertura di nuovi fronti problematici. Un insieme di fattori, questi appena ricordati, che fanno luce su di una strategia di governo della popolazione: non è tanto un problema di neofascismo, ma di volontà politica e istituzionale di organizzare conflitti dentro la periferia e tra stessi strati sociali subalterni. Niente di nuovo, si potrebbe contestare. Ma tra il riconoscere vagamente i contorni della questione e predisporre un’azione politica conseguente c’è il mare dell’inerzia, del comfort intellettivo che restringe il campo al neofascismo rendendo sfocato il quadro d’insieme. E invece dovremmo indicare nel dipartimento delle politiche abitative, negli assessorati competenti (in questo caso, l’Assessorato alle politiche sociali presieduto dalla Baldassarre), e più in generale nella direzione politica nazionale e cittadina, i responsabili di questa rovina sociale che attraversa le periferie, ne alimenta il facile razzismo, salvo poi ripulirsi la coscienza con provvedimenti spot come lo Ius soli. E’ Minniti, ancora una volta, l’apice di un governo dell’emergenza che alimenta scontri tra poveri per poi tamponarli con l’utilizzo di più polizia e dunque di più repressione. E’ il Pd l’architrave politico di questa strategia di lungo respiro, puntellato dal consenso del M5S e dall’ovvio stimolo razzista di Forza Italia e Lega Nord.  Nei dipartimenti del Comune di Roma permane un potere burocratico incestato su di una politica collusa o incapace di decidere. E’ ora di prendere di petto la questione.

4612 letture totali 6 letture oggi

6 comments to Resistere, nonostante tutto

  • antonio

    Sarebbe anche il caso di riprendere una vecchia usanza, produrre inchiesta e rivelare le complicità e le connivenze presenti all’interno delle istituzioni, in questo caso del comune di Roma in materia di “assegnazioni” sospettose contro le quali si trovano quasi sempre i “soliti manipoli” fascistoidi, Chissà chi li avverte in anticipo? Bah chissà! http://contropiano.org/news/politica-news/2017/09/29/roma-fascisti-pagina-periferie-pretesto-096087

  • berja

    Sicuramente questi tipi, sempre le stesse facce, che accorrono appena ci sia qualche infamità nell’aria hanno poco altro da fare e sono estremamente ben informati, se le gerarchie istituzionali siano o meno coinvolte è poco interessante: comunque il razzismo va sempre a vantaggio del capitale.
    È sospetto, anzi più che sospetto, il ripetersi di queste assegnazioni a famiglie che coincidono fin troppo facilmente nei profili usati dai razzisti (e dagli imbecilli) in aree della metropoli particolarmente critiche; le case ex iacp-incis del centro e del semicentro, per non parlare dell’immenso patrimonio regionale ex-ospedali riuniti- s.spirito- ipab – ecc, sono vendute agli inquilini (quanti di loro realmente aventi diritto?) a prezzi molto al di sotto del mercato immobiliare; per le gerarchie politico-amministrative la periferia rimane borgata, discarica sociale, “quelli là”.
    questa è una mia fisssazione, lo premetto: in Prati e delle Vittorie ci sono ettari ed ettari di caserme vuote, in piazza Bainsizza c’è una rimessa dismessa dell’ATAC che è grande come una città, ci sono ex rimesse ATAC vuote e abbandonate a San Paolo e a Piazza Ragusa, con un minimo di concretezza e con gli strumenti della finanza di progetto (finanza di progetto, cazzarola, mica espropri!) si potrebbero fare migliaia di alloggi ER a costo bassissimo.

  • Militant

    Certo che si potrebbero trasformare in case popolari i migliaia di stabili abbandonati di proprietà del demanio, il problema è che se avvenisse questo l’intero mercato di affitti e mutui subirebbe un tale calmieramento che i palazzinari perderebbero gran parte dei loro profitti. In una città dove la giunte sono alle dirette dipendenze dei costruttori, è fuori luogo anche solo proporre soluzioni simili (Berdini docet).

  • berja

    il “fuori luogo” è ironico, vero?

  • Militant

    Da cosa l’hai capito?
    In realtà, più che ironico, descrive il rapporto tra politica e palazzinari a Roma. Qualsiasi proposta politica che calmieri il mercato degli affitti non troverà mai spazio in città. La vicenda dell’autorecupero in tal senso è ancora più perversa di quella delle case popolari. Le cooperative di autorecupero chiedono di poter costruire con soldi propri abitazioni abbandonate che il Comune ha già dichiarato disponibili alla riconversione in alloggi. Oggi il Comune non guadagna niente, con l’autorecupero il Comune amplierebbe il proprio patrimonio Erp o a canone agevolato, per di più mettendo a valore una parte di patrimonio oggi inesigibile. Eppure non lo fa, per il motivo di cui sopra: se qualcuno in città trova il modo di calmierare il mercato degli affitti, i palazzinari attivano i propri canali di governo per impedire sul nascere ogni alternativa al mercato privato delle case.

  • berja

    bisognerebbe prima mettersi d’accordo su cosa si intenda con “palazzinari” perché scritto così sembra più una categoria sociale che una categoria economica o politica.
    più che i palazzinari, è tutta la politica economica cittadina degli ultimi 25 anni che si è orientata verso la rendita. i palazzinari sono la “prima linea” in città per la difesa della rendita parassitaria.

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>