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L’eroina democratica

 

Nonostante la defenestrazione della sua storica conduttrice, non siamo ancora riusciti a liberarci di Report, la bibbia televisiva della sinistra giustizialista. In compenso da ieri speriamo di esserci liberati del mito della Gabanelli, la giornalista forcaiola che in un impeto di sincerità ha dichiarato «l’appoggio totale al ministro Minniti». L’appoggio riguarda “l’accordo con la Libia” (che non è un accordo con “la Libia”, ma con alcune fazioni che controllano il passaggio dei migranti sul proprio territorio), ma laddove l’eroina democratica si è superata è sulla vicenda dello sgombero di piazza Indipendenza: «La legalità è come il lavoro, è neutro, non può essere di destra o di sinistra […] Come è possibile che un palazzo come quello sia stato occupato? […] Quello era un edificio presidiato […] E’ arrivato un gruppo di energumeni [i senza casa] a dire o sloggiate voi o vi facciamo sloggiare con la forza». Questa la caratura di un personaggio divenuto nel tempo portavoce delle istanze della sinistra forcaiola. In Italia c’è sempre più una “questione Minniti”, attorno alla quale è in corso un posizionamento ideologico che racchiude una visione del mondo. L’operato di Minniti è riuscito meritoriamente a svuotare di senso le etichette politiciste presenti in Parlamento: destra, centro e sinistra (articolazioni parlamentari del clan liberista) rimescolano le proprie apparenti differenze per ritrovarsi attorno all’appoggio o meno alle politiche del ministro. E se non tutti i critici di Minniti possono annoverarsi tra gli “amici del popolo” (pensiamo a Saviano o alle gerarchie vaticane), di sicuro i nemici risiedono tra chi in questi mesi sta promuovendo la guerra ai poveri avviata dal ministro. E’ uno spartiacque, utile anche a fare chiarezza all’interno di una sinistra in crisi di giustizialismo.

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16 comments to L’eroina democratica

  • lore

    l’obbiettivo quindi è liberarsi dell’unico programma sulla tv nazionale che prova a fare giornalismo d’inchiesta?
    Vogliamo solo Dalla parte vostra e affari tuoi?
    Sinceramente non capisco cosa c’entrino le dichiarazioni della Gabbanelli con il programma.
    non condivido le sue posizioni. anzi tutt’altro. solo non vedo molti altri programmi fare inchieste con un metodo giornalistico apprezzabile o quantomeno rispettabile. La domanda è secondo voi l’informazione nostrana starebbe meglio senza report?

    • Mic

      Secondo me l’«informazione nostrana» senza «Report» sarebbe la stessa che è con «Report», cioè invariabilmente al servizio dei padroni.
      Il «metodo» usato per svolgere questo servizio non modifica la sostanza: «Dalla vostra parte» e «Report» (per quanto «stilisticamente» agli antipodi) sono due facce della stessa medaglia.

  • Marco DT

    Concordo con il commento di lore.
    Aggiungo che finché si lascia senza risposta l’osservazione della Gabanelli (chi non propone una soluzione alternativa si parla a vuoto) si dà automaticamente credito alle politiche di Minniti.
    Vogliamo gestirlo il fenomeno?
    Se non con la soluzione di Minniti, come?
    E non parlo di visione del mondo, parlo della gestione nello specifico del fenomeno.
    Saluti

  • T.S.

    @ lore
    Il problema di Report come della Gabanelli sta nel fatto che il loro giornalismo d’inchiesta veicola una visione di mondo del tutto interna all’orizzonte e agli interessi del liberalismo borghese.
    Quel tipo di giornalismo dunque, per quanto “tecnicamente” accettabile e rispettabile, è in antitesi con gli interessi dei subalterni.

  • Militant

    Il problema non risiede tanto in Report o nella Gabanelli come format televisivo e come giornalista, ma nel “reportismo” e nel “gabanellismo” come modello politico. La Gabanelli fa il suo lavoro. A volte si possono sfruttare le sue inchieste per smascherare il volto disumano che di volta in volta assume la gestione capitalista della società. Ma eleggere, perchè così è stato, Gabanelli e Report a modelli di sinistra, questo è uno dei tanti errori che sono stati commessi in questi anni in nome dell’antiberlusconismo. Discorso simile può essere fatto per Travaglio.

  • lore

    ok la lezione sull’informazione borghese ce la potevamo evitare, nel senso grazie al cazzo stiamo parlando di rai3, detto questo, visto che non mi sembra che la stampa/informazione alternativa (un tempo detta controinformazione) sia proprio in una fase di grande spolvero voler eliminare anche chi fa il suo mestiere in maniera dignitosa mi sembra proprio contro producente, della serie lotta continua controinformazione etc non li stampano più da parecchio se non ve ne siete accorti, il manifesto tira si e no 80 copie. dove le leggiamo le inchieste? me lo chiedo sinceramente, credo che la mancanza di una “stampa” seria, attendibile, diffusa e incazzata sia uno dei problemi fondamentali di questo periodo. Cmq anticipando la critica che ok di quanto è merda la cocacola lo diciamo da prima di seattle- se non lo avete visto il servizio merita, e cmq i giornalisti che fanno i servizi per report sono ne più ne meno freelance che vendono i servizi alla trasmissione… non proprio sallusti e belpietro. poi se preferite guardare dalla vostra parte bella. io sinceramente anche se su altre posizioni sono contento che ci sia un programma così…

  • Peppino

    La controinformazione non è in una fase di grande spolvero; Contropiano, La Città Futura, il sito di Clash City Workers e Infoaut sono infatti tutte sigle della stampa grande-borghese, come sanno anche i muri

  • lore

    peppino con tutta la stima per il lavoro dei compagni da te citati ma di cosa stiamo parlando?, purtroppo questi siti/blog non hanno ne i mezzi ne gli strumenti per fare informazione che abbia risonanza a livello nazionale, o fare inchieste o reportage video ad ampia diffusione. sono blog e siti che fanno controinformazione militante e menomale che esistono ma non penso che tu o chiunque possa basare la sua informazione unicamente su queste fonti. il mio discorso è un’altro ovvero, consci che report non rappresenta le istanze dei movimenti e delle lotte, siamo davvero sicuri che la sua eliminazione sia un punto a favore di queste lotte/movimenti come sembra suggerire l’articolo? a me sembra semplicemente giornalismo fatto in maniera decorosa in un paese dove a livello mainstream semplicemente neanche si può parlare di giornalismo o di inchiesta.

  • Mic

    @lore
    A me, sinceramente, che a spacciare la propaganda dei padroni sia un «giornalista dignitoso», un freelance, un sallusti o un belpietro non mi cambia niente. “Come” lo fanno non mi interessa: ciò che conta è che lo fanno.
    E quanto a come informarsi, ti assicuro che i conti mi tornano molto di più da quando ho eliminato del tutto la stampa e la TV come fonti di informazioni e mi servo solo (appunto) di siti come Militant e Contropiano…

  • Lore

    Dai a letto presto che domani c’è da prendere il palazzo d’inverno Mic!

  • kente

    secondo me @lore ha posto una questione legittima “la mancanza di una “stampa” seria, attendibile, diffusa e incazzata sia uno dei problemi fondamentali di questo periodo”
    non vivendo in Italia da 8 anni, la maggior parte dell’informazione italiana che leggo viene da fonti online, quindi non so quale sia l’attuale stato della distribuzione cartacea anti-capitalista. Però non si può fare affidamento esclusivo sul web perchè, oltre ad essere dispersivo, è proprio un modo diverso di fare informazione.
    Per esempio, immagino che se Militant avesse le risorse di una puntata di report per fare un documentario sulla situazione abitativa romana, il contenuto non sarebbe diverso da quello che viene scritto su questo blog, però invece di essere diviso in decine di post nel corso di anni (e ad ogni post, bisogna mettere i link ai post precedenti, che a loro volta si ricollegano a post ancora precedenti e così via) sarebbe una visione continuata. Certo un documentario non permetterebbe gli spazi di una discussione come avviene nel blog (o almeno lo farebbe con i tempi e mezzi televisivi/cinematografici), però i diversi mezzi di comunicazione possono integrarsi a vicenda. Discorso simile si può fare per un giornale.
    Certo lo stato della sinistra italiana è quello che è, però almeno iniziare a pensare di riappropriarsi dei mezzi di informazione tradizionali dovrebbe essere sul piatto (per il resto mi trovo d’accordo con militant su report e sulla Gabanelli)

  • Militant

    E’ un’ovvietà, ma il modo di fare e divulgare informazione e controinformazione è drasticamente cambiato da trent’anni a questa parte. Se un tempo più o meno qualunque gruppo organizzato poteva stampare un proprio giornale, una propria rivista, un proprio organo, e attorno a questo portare avanti campagne d’opinione, fare lotta politica e al tempo stesso cultura, oggi non è più così. In fin dei conti (quasi) tutta la sinistra rivoluzionaria degli anni Settanta nasce o cresce attorno a un giornale o a una rivista, dai Quaderni Rossi a Lotta Continua a Potere Operaio, per ricordarne alcune. Oggi fare un giornale o solo una rivista cartacea è un’impresa economica che solo i grandi network informativi possono permettersi (network che poi sono rami di multinazionali ben più grandi). Già questo dice molto di come è cambiata la possibilità di esprimersi e veicolare idee in Italia e in Europa. Poi c’è la rete, ma dentro e/o attorno alla rete non è possibile alcuna aggregazione del tipo prima ricordato, per tanti e altrettanto evidenti motivi. Sono, ripetiamo, tutte ovvietà, ma che ci hanno stroncato non poco la possibilità di aggregare consensi attorno a un’idea del mondo. Non è un caso che nel “Che Fare?” Lenin indica nel “giornale per tutta la Russia” uno degli strumenti fondamentali per organizzare il partito nel territorio e tra la popolazione. Insomma, il foglio politico ha una importanza non proprio secondaria nel costruire organizzazione politica. E’ così per i proletari, ma in fin dei conti è così pure per i padroni: Repubblica docet. E insegna anche l’esperienza di TeleSur in America Latina. L’informazione rimane uno dei campi di battaglia privilegiati della lotta politica, perchè la “conquista delle coscienze” è uno degli elementi basilari dei rapporti di forza nella politica. Soprattutto oggi che il controllo ideologico della popolazione ha sostituito completamente il controllo economico, venuto meno dall’incapacità dell’attuale capitalismo di aggregare consensi derivati da redistribuzione economica.

  • Nico

    Ecco un articolo della Gabanelli che dice molto sulla impostazione di questa giornalista.
    https://triskel182.wordpress.com/2011/12/23/il-mondo-e-mutato-noi-meno-milena-gabanelli/
    In pratica si tratta una richiesta di adattarsi alle condizioni del mercato, alle necessità delle imprese, licenziamenti facili compresi. L’impostazione della Gabanelli, che è emersa durante le trasmissioni di Report per tanto tempo, esprime una concezione che pretenderebbe di spiegare tutto e che in realtà spiega molto poco: il problema sono i politici ladri, corrotti e inefficienti. Al Una impostazione egemonica che viene diffusa dai media (Rizzo, Stella, la questione della casta) ormai da anni. Non è un caso. E’ una concezione che punta a indirizza l’attenzione verso una certa direzione.

  • Mic

    @Nico
    Concordo con te: il punto è la concezione che il programma esprime, non le forme in cui lo fa.
    Nel momento in cui i contenuti e le interpretazioni veicolati da un programma come Report sono quelli da te indicati, non riesco proprio a capire che importanza abbia il fatto che vengano veicolati attraverso lo strumento formale di un «giornalismo di inchiesta dignitoso» citato da altri interventi in questo post…

  • Nico

    Il problema è che negli ultimi dieci-quindici anni la spiegazione prevalente della crisi e della decadenza italiana è stata volutamente ricondotta a quei fattori che genericamente rientrano nella questione della “casta”. Il Corriere della sera ne è stato promotore con Rizzo, Stella, Gabanelli, ecc. Ma si tratta di un filone ricco, cui partecipano, tra gli altri, anche Travaglio, Il fatto quotidiano, ecc. Questo è servito a giustificare operazioni nuoviste e di controriforma dal punto di vista del capitale. Ora, il punto non è che non esiste corruzione, inefficienza e malaffare. Il punto è se queste sono variabili indipendenti, assolute, dai rapporti di produzione, oppure se sono il prodotto, la derivata proprio del processo di accumulazione captialistica in generale e nelle forme specifiche che ha assunto nell’ultima fase in questo Paese. L’affermazione di forze e personalità politiche anche molto diverse tra loro – da Grillo a Renzi – si manifesta sull’onda di questa impostazione egemonica che non risolve nulla. Lo vediamo a Roma, dove, dopo la vittoria della Raggi (al grido di onestà, onestà), le varie questioni in cui si dibatte la capitale sono rimaste tali e quali, anzi si la politica si è di nuovo trovata nella difficoltà/incapacità a muoversi dentro la macchina burocratica statale. Una dimostrazione di come la questione morale da sola non solo non basti ma sia anche fuorviante.

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