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1969 - A Milano, in occasione dello sciopero nazionale, la polizia carica un corteo nel centro città, provocando numerosi feriti. Rimane ucciso, per lo scontro fra due automezzi, l’agente Antonio Annarumma. Il filmato televisivo francese, che accerta la dinamica dei fatti sarà fatto sparire.

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E’ morto Paolo Villaggio. Era ora

 

Paolo Villaggio ha percorso l’affollatissima strada dell’uomo di cultura italiano del Novecento: da originale, a tratti geniale, interprete di una società in fase di profonda trasformazione, a portavoce di indicibili banalità sull’universo mondo. Questa parabola lo accomuna al 99% della cricca intellettuale del nostro paese, un mondo che è transitato, senza colpo ferire, dall’opposizione ai canoni culturali e politici dominanti al più completo asservimento verso di questi. Una generazione intellettuale prima organica, volente o nolente, a una visione del mondo. Poi festosamente disorganica, e proprio per questo libera di sparare le più immani boiate, le più trite ovvietà sub-culturali, circondata da quell’aura intellettuale opportunamente veicolata dal dispositivo televisivo. Eppure Paolo Villaggio è stato, per un breve periodo, interprete di un’acuta riflessione sulla società italiana e sulle contraddizioni generate dal suo arrembante sviluppo capitalistico. Tra il 1975 e il 1976 Villaggio è protagonista di due film eccezionali: Fantozzi e Il secondo tragico Fantozzi. Eccezionali per vari motivi. In primo luogo, raccontano le vicende di un’Italia borghese, arricchita ma ancora pezzente, incapace di gestire il lavoro sicuro, la macchina a rate, la casa di proprietà, e che entra immediatamente in cortocircuito sociale tra le nuove ambizioni e il ricordo della povertà. Un paese piccolo borghese rapidamente individualizzato, egoistico, competitivo. Negli anni Settanta, momento di passaggio tra la recente povertà e il rapido arricchimento, molti saranno i film e i libri che racconteranno questa inedita trasformazione. Due su tutti: Dillinger è morto, di Marco Ferreri, e Un borghese piccolo piccolo, di Monicelli. Due film chiaramente superiori al Fantozzi di Luciano Salce. Eppure i due film di Salce irrompono nella cultura italiana per alcuni tratti originali e innovativi. Al contrario dei film prima citati, non si prendono sul serio, non hanno ambizioni di sorta, salvo poi acquisirle retrospettivamente grazie al successo clamoroso che consacrerà la figura nazional-popolare di Villaggio. Nei Fantozzi la critica della neo-borghesia parassitaria è al tempo stesso spietata e indulgente. Fantozzi è nel medesimo tempo sia protagonista che vittima del processo di borghesizzazione della società italiana, e non si capisce mai dove finiscano le responsabilità sociali e dove inizino quelle soggettive, individuali. Se nei film di Sordi la caratura negativa del protagonista è immediatamente ascrivibile al personaggio, in Fantozzi il lato comico e quello critico convivono in una sintesi efficace e che giustamente ha avuto la capacità di divenire popolare rimanendo, al tempo stesso, profondamente culturale. Non sono tanti gli esempi simili, quelli cioè di una commedia, addirittura cabarettistica in alcuni suoi tratti, in grado però di sviscerare (nei suoi limiti ovviamente) un tratto ancora inesplorato della società italiana.

Dopo Il secondo tragico Fantozzi Villaggio viene fagocitato dal suo stesso successo, replicando in sedicesimi, via via degradando, un personaggio ormai completamente disattivato della sua carica innovativa. Dagli anni Novanta Villaggio è definitivamente rientrato nell’alveo dell’assoluta compatibilità al circuito culturale-massmediatico berlusconiano, non tanto perché protagonista dei suoi film, ma per la sequela di idiozie che ha saputo spargere in questo trentennio, in cui l’atteggiamento da guru finiva definitivamente per “macchiettizzarlo”. Peccato, per un originale interprete di quella capacità molto italiana di saper coniugare la Cultura con il popolo, l’alto e il basso, secondo un’espressione abusata. Paolo Villaggio è stato tante cose nella sua lunghissima vita pubblica. A prevalere nettamente nel ricordo collettivo saranno i due Fantozzi, e perciò possiamo concludere che, nonostante tutto, nonostante lo stesso Villaggio, oggi scompare un protagonista importante della cultura italiana.

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12 comments to E’ morto Paolo Villaggio. Era ora

  • antonio

    con Villaggio se ne va anche una parte (forse la più critica e spinosa) di una realtà nella quale il “soggetto” sociale che ha rappresentato e caratterizzato, e ancora caratterizza, gran parte della condizione e cultura sociale attuale, rappresentandone una figura piccoloborghese, meschina e sottoproletaria, anche “lavoratrice” (suo malgrado). Riposa in pace ora, mitico ragionier …Fantozzi!!!

  • Militant

    In realtà i film con Fantozzi vanno in crisi non solo per motivi intrinseci, ma perchè quella che nel 1975 era novità dieci anni dopo non lo è più e la società è completamente cambiata. Quella relazione tra povertà e arricchimento che negli anni Settanta era al suo culmine, negli anni Ottanta non esiste più, c’è solo arricchimento selvaggio e ritorno alla povertà. Quel mondo del lavoro pubblico-ministeriale è già in crisi, la piccola borghesia è già “qualcos’altro”, comunque non dai tratti raccontati nei film di Salce. Nel 1975 un pezzo di società può riconoscersi in Fantozzi, nel 1985 non c’è più nessuno “come Fantozzi”, e così non rimane che lo sketch comico, sempre più banale, sempre meno incisivo.

  • dziga vertov

    Cesare Zavattini, che fu fini in punto di morte (nel vivano dove aveva sempre vossuto) militante rigoroso dell’allora PCI (a cui versava metà dei suoi redditi mensilmente) diceva una verità basilare: “per fare film bisogna girare in tram”.

  • berja

    Purtroppo passerà alla storia solo per i personaggi televisivi e cinematografici, alcuni geniali, degli anni ’70 (Fracchia, il prof. Kranz, Fantozzi). Ma Villaggio agli inizi della carriera ha scritto molto: ha scritto un paio di canzoni con De André, il personaggio di Fantozzi nasce come personaggio letterario, per un periodo fu anche ospitato da “l’Unità” ed era protagonista di articoli satirici; senza aver ricordato tutto questo, suppongo per motivi di spazio, ne avete tracciato perfettamente la parabola con le vostre parole iniziali riassumibili nel “giovane promessa, solito stronzo, venerato maestro” di Arbasino.

  • Militant

    @ berja

    E’ vero, il Villaggio degli esordi, dell’amicizia con De Andrè e dei libri su Fantozzi meriterebbero un ricordo, ma il personaggio che rimarrà impresso è il Fantozzi di Salce e poco altro. Purtroppo, tra quel “poco altro” molta è la merda che gli si è attaccata addosso e che lui ha contribuito ad alimentare. A cominciare dall’abusato ricordo, che oggi non a caso spopola online, della corazzata Potemkin “cagata pazzesca”. Ecco, ha fatto e continua a fare danni enormi quella rivendicazione di anti-cultura, di anti-impegno, di anti-comprensione della realtà, perchè dietro l’apparente “libertà” di “divertirsi” “liberandosi” della “muffa” “intellettuale” (tutte definizioni rigorosamente tra virgolette), si cela il cancro dell’approccio post-moderno alla cultura e alla società. Molti, a sinistra, confondono quella battuta come presunto “grido di libertà”, e invece è una delle peggiori uscite di Villaggio, anche perchè lui a quella cosa ci credeva veramente, non era il personaggio a parlare. Ecco, dopo un quarantennio di trionfo assoluto di quel modo di intendere la cultura, cioè disimpegnato, fluido, eclettico, cosa è stato prodotto? Il nulla.
    Ci sembra giusto segnalarlo nel giorno del ricordo di un personaggio importante, controverso sia in senso positivo che negativo.

    • Mic

      Magari fosse stato prodotto il nulla!
      Più che altro, l’approccio post-moderno ha trasformato in “cultura” Giovannona Coscialunga, L’Esorciccio e La polizia s’incazza, a scapito della corazzata…

  • berja

    compagni di Militant consideravo superfluo scrivere che condivido completamente tutte le vostre parole

  • aldo becce

    Sono arrivato negli anni 90 in Italia dalla Argentina e non ho mai capito perché faceva ridere agli italiani questo personaggio.Inoltre mi allontanava da lui la famosa battuta sulla corazzatta Pontemkin (“una cazzatta pazzesca”) poiché la considero una falsità: la corazzatta è un film commovente, intenso che non merita la aggressione de un povero buffone.

  • uitko

    In effetti non sapevo che fosse un film così cinematograficamente importante:
    http://www.ilpost.it/2017/07/03/la-corazzata-potemkin-recensioni-citazioni/

    c’è da dire che alla fine degli anni 70 in tanti, anche a sinistra, la pensavano proprio come Fantozzi/Villaggio. Sono anni che non ho vissuto di persona ma questa “insofferenza” verso alcune caratteristiche socio-culturali della sinistra intellettuale di classe, l’ho ritrovata in molti testi/scritti su quegli anni.
    Ad esempio in tutti i racconti sui primi punk ed anche in resoconti da parte di alcuni autonomi.

  • kente

    ai fini della discussione segnalo anche il post dei Wu Ming

    http://www.wumingfoundation.com/giap/2017/07/potemkin/

  • Militant

    @ kente

    Letto e molto condivisibile. Nonostante ciò, se in quarant’anni quella battuta è stata sempre e solo interpretata in un solo modo, forse era una battuta sbagliata a prescindere dalle reali intenzioni di Villaggio. D’altronde, a confermare il significato mainstream di quella battuta ha sempre provveduto Villaggio stesso, come linkiamo nell’articolo e come riportiamo qui: http://www.corriere.it/spettacoli/15_dicembre_21/i-90-anni-corazzata-potemkin-villaggio-solo-noia-non-cambio-idea-8538762c-a76b-11e5-9876-dad24a906df5.shtml

    Insomma per Villaggio è proprio il film, inteso come metafora di impegno culturale e politico, ha essere una “cagata”. Almeno così sembra a noi. Detto questo, la decostruzione del falso mito negativo sulla Corazzata Potemkin è sempre necessaria, e l’articolo di Wu Ming un ottimo strumento per comprendere l’importanza del film.

    • Ovvio che il film di Eisenstein è stato un capolavoro è una pietra miliare, però nel contesto in cui Fantozzi lo disse è giusto affermare insieme a lui che sia una ‘cagata pazzesca’.
      Il film è imposto da un direttore con velleità culturali ad un numero di lavoratori che non erano assolutamente preparati culturalmente ed emotivamente ad un film del genere, convocati all’improvviso e durante un’importante partita di pallone: insomma, un film difficile, importante, che richiede una certa cultura viene imposto dalle velleità culturali di un potente ad una platea che avrebbe fatto tutt’altro.
      In quel contesto dire in faccia al megadirettore che tale film ‘è una cagata pazzesca’ è una reazione istintiva all’imposizione e a questo teatrino del potere, il quale potere è lui per primo a rovinare un film del genere proponendolo nel peggiore dei modi possibili.
      Quindi è una frase a suo modo e in quel contesto da rivendicare :)

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