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L’inutile frustrazione della sinistra elettorale

 

Il partito grillino ha perso le elezioni comunali, momento elettorale che, favorendo la personalizzazione concentrata sul “candidato sindaco”, si presenta oggettivamente faticoso per un soggetto politico che fa del voto d’opinione il suo punto di forza. Ma il M5S paga anche sue responsabilità manifeste: non tanto (o non solo) errori legati alla campagna elettorale più o meno azzeccata o i passi falsi come a Genova. Il problema principale è che più tempo scorre, più il bluff populista perde di appeal perché “costretto” sempre più a misurarsi col potere. Da movimento anti-sistema (almeno così percepito dalla popolazione elettorale) a partito di governo: una traiettoria che lascia dietro di sé molte delle capacità elettorali pentastellate. Detto questo, oltre all’astensionismo strutturale, l’altro dato importante espresso dalle elezioni comunali è la rimonta delle forze di “centrodestra”. La parziale disillusione verso i Cinque stelle non apre alcun margine di recupero per le sinistre, anzi, quei voti in libera uscita grillina sembrano tornare all’ovile forzaleghista. Questo dato, se confermato, certificherebbe due cose: la prima, il M5S non costituisce alcuna diga a una prostesa più consapevole di quei settori popolari che lo hanno votato o lo voteranno; la seconda, che l’indebolimento del M5S favorisce le forze di “centrodestra”, o in ogni caso i partiti di sistema. Queste due indicazioni smontano la favola secondo cui esisterebbe una sinistra pronta a raccogliere i cocci delle contraddizioni populiste: questa sinistra (al momento) non esiste, facciamocene una ragione. Ma c’è un dato ancora più importante. La contraddittoria protesta elettorale di questi anni in assenza di M5S va incontro alla completa pacificazione, tornando a votare i partiti tradizionali, o rassegnandosi all’astensionismo. L’astensionismo è infatti il sintomo di una malattia, non la sua cura, e quello di oggi si presenta come rassegnazione più che presa di coscienza (una presa di coscienza che non c’è, altrimenti all’aumento dell’astensione corrisponderebbe un aumento della mobilitazione “fuori” dai canali della partecipazione formale, cosa che non sta avvenendo e non per colpa del “populismo”).

E’ per questa e altre ragioni che la sinistra dovrebbe cogliere i significati del voto piuttosto che sbeffeggiare i fallimenti altrui scambiandoli per “vittorie” (non si sa bene di chi). Non capendo che se le sconfitte del M5S si traducono direttamente in rafforzamento del sistema, almeno quello politico ufficiale, siamo di fronte a un problema non da poco, e da cui non sarà facile uscirne. E’ ovvio che anche il M5S è un partito in corso di normalizzazione politica, ma è altrettanto evidente che al suo interno è attraversato da contraddizioni feconde tra la sua anima popolare e quella piccolo-proprietaria. Queste contraddizioni probabilmente si chiuderanno nel futuro più o meno prossimo. Rimane il fatto che il cosiddetto populismo (almeno quello grillino) non solo non argina alcuna soluzione progressiva del quadro politico, ma molte volte la promuove (anche inconsapevolmente, ed è proprio questa incoscienza a generare le sue contraddizioni politiche). Ma tutto questo appartiene al già detto, almeno da queste parti. Quello che invece continua (colpevolmente) a stupirci è l’inutilità di questa sinistra che gongola sulle disfatte elettorali altrui non accorgendosi che corrispondono ad un’ulteriore pacificazione politica generale. Purtroppo è con questa data situazione che dobbiamo fare i conti.

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11 comments to L’inutile frustrazione della sinistra elettorale

  • Moravagine

    Grande fibrillazione a “Sinistra”…dopo l’eroico appello di Falcone-Montanari, Acerbo lancia l’altisonante “Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza” (ma degli altri democratici egalitaristi non lo caca nessuno) e intanto esulta per i risultati elettorali, in cui la corsa al camuffamento ha raggiunto esiti grotteschi; per il resto, la presenza di liste comuniste nelle tornate elettorali è oramai un elemento pittoresco (come è sempre stato nelle Grandi Democrazie Occidentali alle quali ci ispiriamo): vedi le tre liste a Parma con risultati ridicoli, surclassate persino da CasaPound.
    Intanto i progressiti veri (Pisapippa, Frate Ianni, Civatello, Culatello e compagnia ruttante) stanno alla finestra in attesa di un “leader” che rifondi manco la “sinistra”, no, ma il “centrosinistra” (li mortacci loro); esito tragicamente farsesco di tale “processo” sarebbe la formazione di un cartello guidato da nientepopodimenoche Romano Prodi.
    In tale cornice, entra a gamba tesa Il Fatto quotidiano con un assurdo sondaggio in base al quale, udite udite, una lista di “sinistra” guidata addirittura da Roberto Saviano prenderebbe il 16% dei voti (per rendere l’idea dello stordimento collettivo, il partito “animalista” in incubazione, quello di Berlusconi e della Brambilla, sarebbe fra il 5% e il 20%); il Fatto associa poi la lista sinistra ad altri loschi figuri più o meno carismatici, con percentuali oscillanti.
    E’ tempo di prendere le distanze, in modo più marcato, dai ludi elettorali: è chiaro come il sole che non è da lì che passano i processi politici, se non in circostanze episodiche e contingenti.
    Via i pagliacci dal campo di battaglia.
    Saluti, Moravagine.

  • Hirondelle

    E ci credo che non esiste! Quale “sinistra” elettorale accetta oggi di fare un discorso economico, possibilmente puntuale e non generico, riconducendo alle vere cause strutturali il crescente malessere e l’aumento della povertà dei ceti avvinti dal populismo?

    In queste condizioni, cui tutta ma proprio tutta la cosiddetta “sinistra” elettorale aderisce è ovvio che non si possa pensare a una diga alla protesta: come si potrebbe crearla o intercettarla, ata la mancanza di consapevolezza in cui chi dovrebbe creare questa protesta tiene scientemente i perseguitati dalla miseria? quando nessuno osa dire quali siano le vere cause di una situazione sta solo proteggendo il perdurare della situazione stessa, come fa la “sinistra” in questione, perché è d’accordo – gli regge il moccolo da decenni – e perché gli fa comodo.

    Quindi si capisce perfettamente perché possano parlare di “vittoria” semplicemente perché gli sfruttati hanno scoperto che non si trattava che dell’ennesimo prodotto usa e getta.

    Solo che costoro non si possono più in alcun modo definire “sinistra” di nessun tipo né pretendere di rappresentare gli interessi di quei ceti – cosa che del resto nemmeno più fanno.
    Quando mai affermano di voler proteggere “i lavoratori” o “il lavoro”? Ti vorranno proteggere tutte le specie e sottospecie di qualsiasi cosa esista nell’universo, a partire dai “precari” se va bene, mai il lavoro dipendente cominciando con l’abolire tutte le norme che appunto lo precarizzano, da Treu al JA. Perché ce? – ce? GLIE! – lo chiede l’EUropa.

  • Mic

    Secondo me, la «sinistra che gongola» ha tutte le ragioni di gongolare, dato che si tratta di quella «sinistra» che aspira a svolgere il ruolo di ruota di scorta del PD – e quindi ha tutto da guadagnare da un ritorno parziale dei voti verso il sistema con il quale è determinata a cooperare in un ruolo marginale e subordinato.

  • Luca

    Ancora con questa storia delle «contraddizioni feconde» in seno al M5S? Mah…

    • Militant

      Dipende dal punto di vista dal quale si guarda tutta la faccenda. Se pensiamo che il M5S sia un partito/movimento “di sinistra”, allora fa bene chi ne smaschera la sua natura estremamente contraddittoria. D’altronde, lo abbiamo anche scritto, quello populista è *un bluff*. Se invece, come noi crediamo, il M5S non c’entra nulla con “la sinistra”, classicamente o meno intesa, ma è totalmente un’altra cosa, allora quelle contraddizioni interne assumono un altro significato. Il M5S favorisce una protesta (almeno elettorale e nelle istituzioni), che altrimenti non ci sarebbe. Tant’è che tutti – tutti – i media e la politica hanno intonato il coro del “ritorno al bipolarismo”. Ecco, in un certo senso questa interpretazione è vera, e cioé: senza M5S non c’è “spostamento a sinistra” di qualcosa, ma c’è il ritorno all’ordine bipolare, che poi è concretamente un unipolarismo liberale.
      Per cui, qui non si tratta di votare o meno il M5S. Significa al contrario comprendere come fuori da questa malsana dialettica politico-istituzionale-elettorale purtroppo per noi non c’è niente. Quindi bisogna farci i conti, in attesa e nel mentre proviamo a ricostruire una sinistra di classe in grado di influire nella realtà.

  • Alessandro

    @moravagine “vedi le tre liste a Parma con risultati ridicoli, surclassate persino da CasaPound.”
    non esageriamo, c.p. ha preso 1300 voti gli stessi della lista che sostenevano rifondazione e pci; 300 in più della lista del Partito comunista. certamente troppi voti per dei fascisti in una città come Parma, soprattutto se consideriamo gli altri 8000 voti dati alla lega nord. Una cosa va detta però rispetto ai partiti di sinistra che si sono presentati alle elezioni: c’è una bella differenza tra candidare un uomo da sempre stampella del PD e candidare una lavoratrice, sindacalista che dichiara di voler essere il sindaco di una sola parte della città(quella popolare), di voler rompere il patto di stabilità ecc…
    Utilizzare le elezioni e le istituzioni come megafono delle istanze popolari non è sbagliato a prescindere (dentro e fuori la duma diceva Lenin). Il problema vero è quando il momento elettorale diventa il fine dell’attività politica.

    • Moravagine

      Pienamente d’accordo con la tua conclusione: “Il problema vero è quando il momento elettorale diventa il fine dell’attività politica.”
      Qui non si tratta di “mistificare” alcunchè come mi accusa Quetzal (a che pro poi?), ma di mettersi dalla parte di un elettore “profano” che non ci si raccapezza più e trova sulla scheda il Partito Comunista e basta, il Partito Comunista Italiano e il Partito Comunista dei lavoratori: pura testimonianza che si riduce, appunto, a pittoresco elemento di sfondo.
      Dal punto di vista di queste formazioni, non sarebbe più opportuno non presentarsi affatto alle elezioni?
      Non dico come pregiudiziale ideologica di tipo “bordighista”, ma come semplice tatticismo: ora come ora, e non ci vuole un genio per dirlo, non ci sono le condizioni minime di agibilità elettorale, e la parsistenza di tali operazioni di mera testimonianza conduce solo verso una deriva spaventosamente grottesca.

  • quetzal

    quoto Alessandro,anche perchè confondere(volutamente?) chi nella sinistra vorrebbe rifare il centrosinistra con quanti , giustamente ,combattono contro tale prospettiva, è una mistificazione .

  • Porco Rosso

    E’ un giudizio (legittimo) pensare che il M5s sia un argine alle destre, solo non mi pare molto rivoluzionaria come prospettiva (è un po’ come quelli che preferivano Rutelli a Berlusconi).
    E’ un dato di fatto che il momento di bassa delle lotte e l’anomalia italiana trasformatasi nel suo rovescio (da laboratorio dei movimenti siamo diventati l’unico paese senza sinistre e lotte significative) coincida coi successi elettorali del M5s. Il che magari è una coincidenza, ma almeno vale a capire che col M5s non si sono aperti grandi spazi per le lotte, a cominciare da Roma e dalla situazione stantìa che la Raggi ha portato, neutralizzando la protesta contro Pd e destre in una pappa informe e spesso reazionaria. Per non parlare di Torino e della sindaca grillina che ha subito stretto colleganza coi poteri forti cittadini, a partire dalla Fondazione San Paolo e da Chiamparino. Dunque, dalla (eventuale) crisi dei grillini non abbiamo davvero nulla da perdere. Ribalterei la questione: il punto non è che il M5s fa da tappo alle “sinistre”, ma che questo sussuma lotte e tensioni ambivalenti per spostarle sul terreno virtuale e interclassista della delega e dell’onestà.

  • Militant

    Il punto della questione è centrato dal commento di @Mic: una certa sinistra gode della “sconfitta del populismo” perchè può ri-presentarsi come sinistra compatibile alle esigenze del Pd. Quello che Pisapia dice espressamente (votatemi così copro a sinistra il Pd con cui mi accorderò in Parlamento), questa sinistra lo vorrebbe praticare mascherandosi. L’obiettivo è un nuovo Ulivo dentro cui trovare spazio e poltrone. Ferrero&Rifondazione degli anni Duemila insegnano: un bel governone centrosinistro e passa la paura. Un governone non a caso pieno di residuati movimentistici transitati da Genova a Montecitorio.

  • quetzal

    tutto vero, ma mentre per il prc quella fase è chiusa, per pisapia è ancora una prospettiva infatti il prc non considera pisapia un interlocutore
    faccio notare che ha aderito anche de magistris (e meno male).
    se invece avete informazioni, non illazioni, sul nefasto ritorno dell’ulivo ditelo.
    sarà una fantastica occasione per un bel revival:ulivisti, centrosinistri,supercomunisti da 0,2% e “vota nessuno”…

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