APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

17 August :
1977 - A Roma vengono arrestati due carabinieri ritenuti implicati nella fuga del criminale di guerra nazista Kappler

STATS

Sconfitta del “populismo”?

 

A cavallo delle Alpi le veline liberali esultano senza ritegno: battuto il populismo! In realtà, le ragioni della contestazione globale contro i ceti dirigenti liberisti appaiono più forti che mai. In Francia il partito di sistema En Marche! vince le elezioni meno partecipate della storia repubblicana. In Italia la chiara sconfitta Cinque stelle avviene in presenza della peggiore affluenza elettorale degli ultimi decenni. Non siamo in presenza di alcun “recupero” della politica tradizionale allora. Al contrario, se c’è un dato comune alle elezioni tenute contestualmente in Francia e in Italia è proprio il rafforzamento della disaffezione e del disincanto popolare. Le ragioni del “populismo” sono ancora tutte sul terreno e acquistano forza, con buona pace di chi vede in un momentaneo spostamento di voti interno alla borghesia una rivincita di classe. Lo riconosce anche Massimo Nava sul Corriere della Sera: «il successo è determinato dalle debolezze degli avversari, oltre che dalle regole del gioco. Milioni di voti al Fn, oltre ai voti dell’estrema sinistra e socialisti, avranno pochi seggi, ma restano un serbatoio di protesta e opposizione. L’altra faccia della Francia, povera e delusa, non si riconosce nel nuovo blocco sociale che sostiene il giovane presidente».

La battuta d’arresto degli attuali contenitori della protesta, il M5S in Italia, è dato da quello da che più parti viene definito come “effetto Raggi”: il populismo acquisisce consensi quando dà una forma politica alla disaffezione, ma li perde drammaticamente una volta al potere. Il populismo è per ciò stesso destinato al fallimento di fronte alle sue prove di governo: sono le sue naturali contraddizioni, quelle per cui una volta al potere non può che ricalcare le strategie dei partiti “tradizionali”, magari attraverso linguaggi e comportamenti (apparentemente) nuovi. Il fallimento della giunta Raggi pesa quotidianamente come un macigno sulle vicende elettorali del M5S, ma il problema strutturale è rappresentato piuttosto da Chiara Appendino. In una situazione meno drammatica di Roma, e con una stampa tutto sommato cauta, la Appendino si presenta come una sorta di Fassino minore. Buona amministrazione, solide relazioni cittadine, gestione ordinaria della metropoli. Una “normalità” istituzionale che è però in contraddizione con quelle ansie popolari che pure l’avevano portata alla vittoria elettorale. Insomma, se anche nella città dove “governa bene” il M5S si rivela un partito di sistema per nulla dedito a quelle “rotture” promesse in campagna elettorale, prima o poi quella protesta volgerà lo sguardo altrove. Difficile, per non dire impossibile, ricavare da ciò una previsione politica generale, visto che il movimento grillino conta su di un voto d’opinione non scalfito da prove di governo nazionali. Resta il problema di quel popolo completamente scollegato dalla rappresentanza politica tradizionale.

L’ingegneristica elettorale all’ordine del giorno nel dibattito politico italiano serve d’altronde proprio a questo. Preso atto dello scollamento (definitivo?), occorre riorganizzare il sistema della rappresentanza. Il modello francese è il punto di riferimento insuperato. Un presidente e un parlamento eletto da un’estrema minoranza della popolazione che però dispone di una maggioranza assoluta. Una maggioranza preponderante che però non consente alcuna reale “governabilità”, visto che l’insieme delle forze politiche e sociali espulse dai circuiti ufficiali della rappresentanza istituzionale non per questo cessano di esistere nella realtà. Partiti del 10 o del 20% che riescono ad eleggere uno, due o cinque deputati potranno anche risultare inutili dentro le assemblee elettive nazionali, ma fuori continuano a rappresentare la maggioranza della volontà popolare. Difficile, per non dire impossibile, governare davvero un paese attraverso questa straordinaria distorsione politica, e la latente protesta popolare francese rispetto ad ogni riforma dello Stato sociale deriva proprio da questo. Non dalla forza di questo o quel soggetto politico organizzato, ma dalla convergenza implicita di tutte le forze politiche e sociali contro la volontà del partito di volta in volta al governo. Col 15% dei consensi elettorali reali può controllare militarmente un’assemblea parlamentare ma non imporre una volontà politica al paese nel suo insieme.

Nonostante ciò, questa distorsione è l’obiettivo che cerca di darsi anche l’Italia. L’incolmabile distacco tra politica ufficiale e “popolo” è un dato talmente strutturato da non essere più gestibile attraverso i consueti strumenti istituzionali pensati in altre epoche e per altre logiche. Occorre minare la rappresentanza politica alla sua base, spezzando il legame (d’altronde sempre debolissimo) tra le volontà popolari e la loro traduzione politica ufficiale. E’ la vera grande riforma che ci chiede l’Europa, a cui non frega nulla della crescita o del debito, ma molto della capacità delle classi dirigenti di controllare i territori sottoposti alla restaurazione liberista.

Ecco perché, nonostante i fallimenti momentanei dei contenitori populisti, le ragioni del “populismo” (che sono poi le ragioni della lotta di classe nell’attuale fase storica) sono destinate a moltiplicarsi, ad approfondirsi e ad acutizzarsi. La politica che “tira un sospiro di sollievo” prosegue guardando il dito della “tenuta elettorale”, ma la luna dell’ingovernabilità materiale è sempre più grande all’orizzonte.

3906 letture totali 4 letture oggi

3 comments to Sconfitta del “populismo”?

  • Hirondelle

    E invece “puo’” eccome. La loi travail è legge incontrastata e sara’ inasprita a colpi di decreti presidenziali prima dell’autunno con la scomparsa definitiva dei contratti nazionali e persino della legislazione sui licenziamenti. L’opposizione dello scorso anno è stata frenata proprio dalle “forze sociali” nel senso delle organizzazioni sindacali.
    A Macron cioè all’esecutore della UE, bastava un voto in più degli altri non solo per governare ma per incatenare gli altri partiti, che comunque rappresentano interessi, alla sua benevolenza per ricevere du’ spicci, come col re sole. Entrambe le condizioni si sono verificate, Mélenchon puo’ piatire non si sa che, per tutti gli illusi tiraemolla come lui c’è solo una sonora quanto meritata pernacchia.
    In Grecia o in Spagna a governare ci stanno riuscendo BENISSIMO, come in Italia del resto, cosa volete che importi un pugno di disperati che si fa pestare con prevedibile regolarità da quasi dieci anni? o cosa volete che conti assicurare lauta pensione, ben più che da parlamentare, a chi si presta a far il lavoro sporco sapendo che verrà usurato in breve tempo? davanti ai risultati strutturali (distruzione dello stato del benessere) e sovrastrutturali (distruzione delle democrazie parlamentari in cui i diritti dovrebbero essere garantiti proprio dallo stato del benessere) che si stanno effettivamente raggiungendo, questi insignificanti effetti collaterali, senz’altro già messi in conto spese, non hanno nessuna importanza.

    Organizzazioni alternative reali non ce ne sono, né c’è opposizione reale, parlamentare o popolare che sia.
    Astenersi non è necessariamente lottare, nemmeno essere pronti a farlo. Fosse cosi’, dato che l’astensione va crescendo di pari passo con la sottomissione al liberismo (UE) di tutti i partiti, a cominciare dalla cosiddetta “sinistra” di ogni sfumatura, gli ultimi trent’anni sarebbero un periodo florido di gloriose lotte vittoriose. Mi sembra un po’difficile vederla cosi’, se si guardano le attuali condizioni strutturali cui siamo arrivati oggi – e non illudiamoci, passate queste elezioni in giro per la UE si ricomincerà e peggio…

    P.S.: all’UE, che NON E’ l’Europa, accidenti!, non importa un accidenti del debito perché non è il debito (pubblico) il problema, solo che loro lo sanno da sempre mentre noi ancora non ci decidiamo ad ammetterlo.

  • dziga vertov

    l’UE non è l’Europa, semmai è la Bundesbank sotto altro nome. Francia ed Italia devono piegarsi alla politica ordoliberista-luterana della austerità della domanda interna e degli aumenti della “produttività’ del lavoro basati esclusivamente sulla compressione dei salari. I riflessi parlamentari di questi processi sono del tutto irrilevanti, la direzione è tracciata. l’unica variabile di rilievo è al livello internazionale, sul piano della competizione tra i blocchi regionali del capitale globalizzato, perché gli Usa di Trump (a parole fino ad adesso) non tollerano più l’avanzo commerciale tedesco.

  • Gracco Babeuf

    “Ecco perché, nonostante i fallimenti momentanei dei contenitori populisti, le ragioni del “populismo” (che sono poi le ragioni della lotta di classe nell’attuale fase storica) sono destinate a moltiplicarsi, ad approfondirsi e ad acutizzarsi”.
    Vero.

    “La politica che “tira un sospiro di sollievo” prosegue guardando il dito della tenuta elettorale”.
    Vero.Anche se il “dito” è più una mano!

    “ma la luna dell’ingovernabilità materiale è sempre più grande all’orizonte”.
    Non sono d’accordo, purtroppo non riesco a vedere questo grande pericolo (ma neppure potenziale)di ingovernabilità all’orizzonte, fondamentalmente non solo perchè non vi è neppure l’ombra di un contenitore in grado di convogliare questa massa tra l’altro più che eterogenea (e giustamente direte: hai scoperto l’acqua calda), ma anche perchè sembra che in questo momento non ci sia neppure un simulacro di vero malessere o rabbia, anche embrionalmente rappresentata ed organizzata.
    Può sembrare una banalità, ma davvero negli ultimi due anni con ciò che avviene nello scacchiere globale e mediorientale specialmente,e di conseguenza con quello che nella prima parte dei questo 2017 accade in Europa quasi settimanalmente, è ovvio che la volontà popolare e la rappresentanza siano l’ultimo degli interessi dell’establishment europeo.
    probabilmente si governerà (nel breve termine anche!) con un distacco sempre maggiore, ma davvero non riesco a vedere nulla che anche in embrione possa scalfire ciò.
    credo che dovremmo fare i conti con questo.

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>