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Un compagno, un ribelle, un proletario: ciao Pelo

 

In qualche sobborgo dimenticato di Buenos Aires ci ha lasciato Sandro, Pelo per chiunque l’avesse conosciuto. Pelo apparteneva all’ultima generazione di compagni che erano al tempo stesso ribelli e proletari. Un ribelle vero, con le virtù e i vizi di chi, nato e cresciuto per strada, ha trovato nella politica, nella militanza comunista, la sua ragione di vita e la sua salvezza rispetto a una vita di merda che ha riservato, per lui e quelli come lui, poche gioie e moltissimi dolori. Dolori veri, che segnano una vita e che piegano anche gli spiriti più indomabili. Nell’ultimo tratto della sua vita politica si era avvicinato al nostro collettivo, tornando alla militanza politica dopo anni duri. Purtroppo, la depressione e la malasorte hanno vinto le sue difese. Aveva provato a ritrovare se stesso in Argentina, senza riuscirci. Ci lascia nella maniera più drammatica, solo e in esilio da quei compagni che non hanno saputo vincere insieme a lui le debolezze e le avversità della vita. Ma Pelo era un compagno del movimento, conosciuto da tutti, rispettato da tutti proprio perchè sempre in prima linea, pagando in prima persona, con denunce e arresti, una scelta di vita radicale, davvero senza compromessi. La burocrazia rallenterà il trasferimento della salma in Italia, ma sarà doveroso un ultimo saluto al compagno Pelo, da parte di tutti quei compagni che non hanno saputo difenderlo dalla sua stessa fragilità. La tua morte, Sandro, ci mette di fronte ai nostri limiti, ai limiti di un movimento che nel tempo ha perso contatto con quel proletariato politicizzato che costituiva il maggior vanto politico della sinistra rivoluzionaria. Si dice che chi ha compagni non muore mai. Dovremo tutti essere all’altezza di questa frase, e non sempre abbiamo dato dimostrazione di esserlo. Ciao Pelo.

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4 comments to Un compagno, un ribelle, un proletario: ciao Pelo

  • Piergiorgio

    Ciao amico mio!!!!

  • Tutto OK! Un abbraccio estremo a Sandro!
    Però,care compagne e compagni di Militant, che vi piaccia o no, non sono d’accordo (e non concepisco!) la, quantomeno, infelice espressione “solo e in esilio”, invitandovi, con fermezza e decisione, a rivederla e/o eliminarla! (anche se riferita ad altro contesto!)
    Sandro, a Buenos Aires, stava, ed era amato, in un ambiente, di compagne e compagni con immensa dignità e coerenza politica! E quella espressione, ripeto “vi piaccia o no”, è quantomeno irriguardosa nei loro confronti! Nei confronti di gente che ha pagato, e paga ancora, i più alti prezzi, per tentare di costruire un paese (e una America Latina tutta) democratici. Dando, con la loro lotta, un contributo altamente significativo al progetto di “un altro mondo possibile”!
    Quindi “okkio” alle parole con cui esprimiamo i nostri concetti, i nostri ideali e quant’altro dovrebbe perlomeno distinguerci nettamente dal liquame nauseabondo che tenta di sommergerci!

  • Militant

    @ drago

    Non è nè il luogo nè il momento per polemiche pretestuose del genere. Le parole che abbiamo utilizzato sono scelte con estrema cura, la cura che si merita un compagno che per molti anni ha fatto parte del nostro collettivo. La sua vita, le sue scelte, i suoi problemi, non sono argomento di discussione pubblica, soprattutto a poche ore da una morte che brucia ancora di rabbia per il modo in cui è avvenuta. Regolatevi, se ne siete capaci, di fronte alla morte di un compagno. E se non ne siete in grado, rimanete in silenzio.

  • zio

    un saluto a pugno chiuso dalle compagne e dai compagni del Trullo

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