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Chiunque si trovasse in casa una confezione di antiacido o comunque disponesse di farmaci adatti alla cura sintomatica di ulcera, gastrite e biliosi è pregato di inviarli urgentemente presso la sede del Corriere della Sera in Via Solferino 28 a Milano. Abbiamo ricevuto notizia che da ieri, in seguito alla visita del presidente venezuelano alla mostra del Cinema di Venezia, alcune autorevoli firme del quotidiano sono state colpite da dolori addominali lancinanti. La causa di questa patologia sembra dover essere addebitata al tripudio con cui la popolazione locale ha accolto Hugo Chavez, le manifestazioni di gioia e solidarietà con il leader della rivoluzione bolivariana hanno infatti profondamente offeso la sensibile coscienza dei suddetti giornalisti che da ieri non fanno altro che vomitare veleno e delirare in preda ad un evidente stato confusionale (leggi).  Fra questi la situazione più critica è quella di Pierluigi Battista che ha ormai assunto una colorazione verdognola e che si è ulteriormente aggravato dopo la notizia che mercoledì probabilmente il brasile rifiuterà l’estradizione di Cesare Battisti. Certi della vostra collaborazione vi ringraziamo in anticipo.

8 comments to AAA

  • Ma è in articoli come questi che Battista dà il meglio di se.
    Tutto un fremito di sdegno, il battistino, un articolo composto da una serie di invettive allucinate.
    Che si metta il cuore in pace: ¡Uh, Ah, Chávez No se va!

  • marco

    a regà ma che è sta storia che chavez ha accettato dei fiori da forza nuova e vuole parlare col papa? è sempre un grande ma qualche cazzata la fa pure lui e quando la fà è giusto dirlo…

  • Lettera aperta: costruiamo insieme un'altra Italia.

    [Questa lettera è tratta da un dibattito sviluppatosi sul sito del “Giornalismo Partecipativo” http://www.gennarocarotenuto.it

    Siamo uomini e donne che credono nell’altra Italia.
    Quell’Italia onesta che lavora, che resiste, che vuole costruire un Paese migliore. Quell’Italia che negli ultimi tempi è stata fin troppo oscurata dall’Italia dei padroni e dei padroncini, dei furbetti del quartierino, degli speculatori, dell’ipocrisia dei benpensanti e dei figli di papà, degli evasori che dichiarano quanto un operaio e tengono lo yacht in porto, dei raccomandati e dei raccomandanti, dei corruttori e dei corrotti.
    Viviamo in una sorta di nuovo Medioevo politico, sociale e culturale, subendo ogni giorno le conseguenze del trionfo di una cultura che pone le sue radici nell’incontro della filosofia “soldi, potere e ipocrisia” di Berlusconi e del berlusconismo con l’individualismo esasperato e disumano tipico del capitalismo, e, grazie al maggioritario, al porcellum e al bipolarismo, Berlusconi e Bossi governano il paese con il 45% dei consensi come se fossero i padroni assoluti dello Stato.
    Siamo tuttavia convinti che questa “altra Italia” esista ancora, e pensiamo che sia dovere morale di ognuno cercare di darle voce, cercare di costruire una vera alternativa al degrado politico, culturale e sociale delle destre.
    Per questo vorremo sapere dai tanti destinatari di questa lettera se sono intenzionati a procedere in questa direzione, auspicando una riflessione su queste nostre “proposte”.
    Innanzitutto chiediamo un forte impegno a costruire iniziative che sappiano coadiuvare tre elementi fondamentali: l’importanza del lavoro dei militanti sul territorio a contatto con la gente, la partecipazione popolare, la necessità di forti campagne di contro-informazione.
    Crediamo che, per ricostruire l’alternativa, possano essere di grande aiuto i principi di “autogestione” e di “autorganizzazione”; crediamo anche, tuttavia, che, per essere efficaci, tali esperienze debbano maturare non con l’intenzione di estraniarsi dalla società, ma con l’obiettivo di intervenire nei luoghi popolari in cui lo sfruttamento ed il disagio sono maggiori.
    Pensiamo all’occupazione delle fabbriche e alle cooperative operaie, pensiamo ai campi del sud dove regnano la violenza padronale e il lavoro nero, pensiamo ai tanti quartieri delle metropoli dove esiste un gran bisogno di edilizia popolare e di solidarietà sociale, pensiamo ai luoghi in cui troppo spesso la partecipazione politica della cittadinanza è praticamente inesistente, pensiamo alle comunità che vedono il loro territorio violentato dagli speculatori di turno. Pensiamo all’obiettivo di trasformare quelle proteste delle fabbriche come la INNSE che Brunetta ha definito “fisologiche ma marginali” in un movimento di massa che costruisca soluzioni alternative al sistema che ha causato la crisi economica, sociale e culturale.
    Crediamo inoltre che, all’interno di un sistema non più democratico ma “videocratico”, in cui il 69,7% dei cittadini hanno scelto chi votare in base ai telegiornali (di cui cinque dei sei più importanti sono in mano, direttamente o indirettamente, alla maggioranza), sia di vitale importanza riaffrontare le tematiche della contro-informazione che non può più avvenire tramite il piccolo schermo o tramite i giornali (sempre più in crisi), ma può essere efficace solo se attuata direttamente sul territorio (con metodi troppo a lungo dimenticati, quali sono la distribuzione militante dei giornali, l’utilizzo di volantini, tazebao e manifesti riesumati solo in campagna elettorale per mostrare il faccione del candidato di turno) e sul web (con grandi contenitori di notizie in cui la partecipazione sia un elemento fondamentale).
    Il secondo tema che ci sta a cuore, per quanto riguardi solo quei soggetti politici che hanno ruoli istituzionali, riguarda l’alternativa all’interno delle amministrazioni locali.
    Crediamo che sia fondamentale, affinché possa nascere un’alternativa credibile a Berlusconi e alle destre, che tutti i partiti facenti parte di qualche giunta locale (regionale, provinciale o comunale) si pongano l’obiettivo di costruire l’alternativa, e non l’alternanza, direttamente sul territorio.
    Diversi anni fa le regioni “rosse” erano il principale motivo di orgoglio del PCI proprio perché, nonostante gli infiniti governi democristiani, riuscivano a continuare con grande celerità il loro progresso sociale, sanitario, scolastico e lavorativo.
    Chiediamo che di fronte alle sfide poste dalla crisi economica e dal mondo del lavoro, dalla questione ambientale, dall’attacco alla scuola e alla sanità pubblica, le giunte, che dovrebbero essere, “rosse” tornino ad essere un elemento di forte rottura nei confronti dell’operato del Governo nazionale, per destabilizzare alla base i piani di questa destra.
    Essere al fianco dei lavoratori e delle loro iniziative, difendere il territorio e le sue risorse affinché rimangano sotto il controllo pubblico, garantire il diritto all’istruzione, alla sanità e alla casa anche attraverso piani di edilizia popolare, difendere l’ambiente da speculazioni e cementificazioni, garantire un trasporto pubblico ecologico di qualità per tutti, senza investire in progetti inutili per pochi, chiediamo che questi siano i pilastri su cui costruire l’azione di governo di tutte le amministrazioni locali alternative alle destre.
    Esiste, infine, una terza richiesta che vogliamo porre ai destinatari di questa lettera: la piena disponibilità a “mischiarsi” con altri soggetti politici.
    Pensiamo che l’opposizione al Governo Berlusconi di partiti, movimenti, sindacati, soggetti politici territoriali, debba riuscire a ispirarsi ai grandi fronti bolivariani del Sudamerica, capaci di sconfiggere, grazie alla determinatezza e all’unità, una storia secolare di sfruttamento e sottomissione.
    Vorremmo che nessuno si sentisse obbligato a rinunciare alla propria, fondamentale, identità, proprio perché non è possibile costruire il futuro senza avere una propria storia e delle proprie radici politiche. Ma chiediamo che, nonostante questa doverosa premessa, possa nascere un grande fronte alternativo alle destre, capace di mescolare soggetti politici diversi che lavorino insieme per costruire iniziative politiche sul territorio e raggiungere determinati obiettivi.
    Pensiamo che sia giunto il momento che ognuno capisca che, da soli, non si può vincere.
    Chiediamo, quindi, ai destinatari di questa lettera aperta una chiara risposta alle tre proposte che abbiamo esposto e una riflessione su quale sia la strada da intraprendere per ricostruire un’altra Italia.

    Le risposte ricevute saranno pubblicate su http://www.gennarocarotenuto.it come contributo alla discussione.

    Aspettiamo una vostra risposta: altra_italia@libero.it oppure altraitalia@live.it

  • Alessandro

    Ma quale cazzata…viva Chavez fino alla vittoria morte alla borghesia golpista venezuelana!

  • marco

    non mi hai risposto nel merito di quello che ho detto alessandro vai solo avanti a suon di slogan…non credo sia troppo funzionale! cmq chiudiamola qua… non voglio che questo blog diventi una sorta di indymedia2 con commenti deliranti, scazzi e simili…se vuoi avere l’ultima parola tu scrivi un’altra cosa e poi chiudiamo

  • Ile

    Bhè, Marco, mi sembra che tu non è che sei entrato nel merito. Ha parlato genericamente di “qualche cazzata”. Quale? Aver ricevuto dei fiori da Forza Nuova? Sempre che li abbia ricevuti davvero, ti pensi che Chavez risponde al citofono al fattorino e dice “no grazie” se il mittente dei fiori non gli piace? E, soprattutto, ma Chavez che ne sa chi è Forza nuova?

  • VALERIO

    scusate ma secondo me la domanda e’: perche’ forza nuova avrebbe dovuto regalare dei fiori a Chavez?…

  • Alessandro

    Ok ti rispondo nel merito: punto 1, Chavez è cattolico, dunque vuole e può andare dal papa ogni volta che vuole. E’ un problema questo? non mi sembra, considerato anche quanto nell’america latina sia forte e sentito il sentimento religioso. Tra parentesi, anche Fidel mi sembra che abbia ricevuto con tutti gli onori Giovanni paolo 2.
    Punto 2, non si sa se abbia realmente ricevuto fiori da forza nuova, anche fosse non è che è andato a incontrare personalmente i simpatici neofascisti ma gli hanno solo fatto recapitare dei fiori. Mi sembra ben diversa la situazione.
    Punto 3, se di fronte a tutto quello che ha fatto, fa e rappresenta Chavez vogliamo parlare dei fiori di forza nuova, allora stamo bene così.

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