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Da Santone a eroe

 

Ancora parla, questo Giovanni Santone. Parla sempre di più: intervistato da televisioni e giornali, ormai simbolo di quella memoria pacificata che è il mantra ideologico sugli anni Settanta. Ovviamente, la pacificazione funziona solo nel verso della legittimità verso le morti provocate dallo Stato (“erano i tempi”, si dice seriosi e certi dell’assoluzione); per le morti prodotte dalla lotta di classe la pacificazione non è ancora prevista. Poverino, il Santone si lamenta di esser finito a fare il salumiere a Isernia. E’ il segno dei tempi, quello per cui oggi a uno come Santone avrebbero dato la medaglia e promosso sul campo. Quarant’anni fa, fu costretto (solo) al trasferimento. E intanto Giorgiana Masi continua ad essere insultata da questa pappa informe che racconta lei come semplice manifestante e lui come onesto poliziotto, magari infiltrato, ma “erano i tempi”. L’importante è negare il contesto politico, stravolgerlo, piegarlo alle necessità del potere, ridurlo impoliticamente a fenomeno generazionale o culturale, traviato da qualche “cattivo maestro” in servizio permanente. E così Giorgiana Masi trova la morte ogni 12 maggio, se non ci fossero i compagni a ricordare il suo assassinio per mano dello Stato, dei suoi vertici politici come dei suoi agenti infiltrati. Era la lotta di classe, inutile recriminare. Ma vale per tutte e due le parti in gioco. 

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