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La traversata del deserto è appena cominciata

 

Sabato c’è stato un grande corteo cittadino, nonostante i media unificati abbiano scientemente oscurato la notizia. E’ stato un grande corteo tenuto conto delle circostanze, ovviamente. I numeri dichiarati, circa 10.000 persone, più realisticamente forse qualcosa di meno, raccontano comunque di una sfida vinta sul piano della partecipazione. Una sfida vinta nonostante tutto remasse contro la mobilitazione. A cominciare dalla sentenza della Corte dei conti sul mancato danno erariale, con le conseguenti dichiarazioni dell’assessore al patrimonio Mazzillo, che rischiavano di ammorbidire la volontà di partecipazione di quel pezzo sociale sotto attacco delle “politiche di risanamento finanziario” del Comune. Così non è stato, ribadendo un’evidenza tipica di questi ultimi tempi: nessuno più si fida delle istituzioni, soprattutto quando promettono scenari “rosei” verso quel mondo del sociale costantemente sotto attacco e costantemente “fregato” dalle politiche del rigore neoliberale. Ma la manifestazione non è stata vincente solo sul piano numerico. Anche la notevole trasversalità politica della mobilitazione ha contribuito alla sua riuscita. Sabato è scesa in piazza la sinistra cittadina. Una sinistra ancora in affanno, minoritaria, legata a ristretti bacini sociali e ancora senza una strategia politica definita, ma comunque espressione autentica di quel pezzo di sinistra di classe ancora presente in città. Una sinistra sociale e fuori dai partiti, ancora debolissima ma non per questo assente. Un fatto non da poco, considerati i tempi in cui viviamo.

La manifestazione ha scontato però anche dei limiti che forse rischiano di ridurne la portata, almeno rispetto al percorso futuro. Anzitutto, è avvenuta fuori tempo politico. Il tentativo di “spostare a sinistra” la delusione verso la giunta Raggi ha mancato il timing orchestrato dai media e che ha coinvolto, per un certo periodo, l’opinione pubblica cittadina. Da mesi la giunta Raggi vive in uno stato di sospensione politica. Alleggerita la pressione mediatica, il nulla politico che la contraddistingue sta virando verso l’evidente normalizzazione delle proprie scelte strategiche. La “rottura” con la quale si presentava (e sull’onda della quale aveva vinto le elezioni nelle periferie), ha lasciato il posto alla continuità e alla “buona amministrazione”. Non a caso, passata la buriana delle Olimpiadi mancate e vinta la sfida palazzinara sullo stadio di Parnasi-Pallotta, anche i toni giornalistici hanno cambiato segno. Ma la mancata pressione mediatica ha comportato un disinteresse popolare verso le scelte politiche della giunta, e la fase che viviamo è quella di un’esplicita apatia istituzionale che si riverbera nella società. Questo aumenta il valore delle migliaia di persone scese comunque in piazza, ma forse ne diminuisce la capacità politica di intercettare quel malessere che pure si era presentato e che forse – forse – avrebbe potuto prendere la strada della contestazione “da sinistra” alle politiche 5 Stelle. Così non è stato.

Si è trattato di una manifestazione politica contro le scelte della giunta Raggi. In assenza di un progetto politico alla base, però, questa testimonianza di alterità che la manifestazione proponeva è rimasta sul piano, appunto, della testimonianza di una posizione. Una posizione giusta ma che si scontra con la traiettoria politica dei nostri tempi: ogni discorso di opposizione oggi è totalmente appannaggio del Movimento 5 Stelle o, in forma decisamente minore, della Lega Nord. L’avversione al neoliberalismo del Pd e di Forza Italia, un’avversione popolare e probabilmente maggioritaria nel paese e in città, prende la strada politica del M5S. Con questa dinamica dobbiamo farci i conti: chi si vuole ribellare al Pd (e a quello che rappresenta socialmente), vota M5S o non vota. La sinistra non intercetta questo malcontento e, soprattutto, non ne dà forma e organizzazione politica. Per tale motivo l’importante sforzo partecipativo di sabato scorso rischia di cadere nel vuoto o, paradossalmente, rafforzare proprio il M5S interpretato dai ceti subalterni come unica opposizione efficace, anche se non proprio credibile. E allora la manifestazione di sabato non basta, perché non legandosi direttamente a una qualche battaglia politica da portare avanti, ma basata unicamente su parole d’ordine giuste ma astratte (“Roma non si vende”, “reinternalizzazione dei lavoratori pubblici”, “no al debito” e così via), non impone neanche parole d’ordine da “far vivere” all’interno di quei pezzi sociali che vorrebbe coinvolgere e organizzare contro le politiche comunali e da sinistra.

Rimane allora il dato positivo, inserito però in un deserto di strategia che va colmato se vogliamo dare gambe e corpo effettivo a una capacità mobilitante che si è visto essere reale. Non è certo un tipo di problema che si risolverà in tempi rapidi, ne siamo consci. Sabato è stato un passaggio necessario ma non sufficiente. Saranno le prossime mosse a chiarire il senso di un percorso che rappresenta, in ogni caso, l’unico tentativo serio di uscire dall’angolo in cui si è messa la sinistra di classe romana da troppo tempo a questa parte.

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2 comments to La traversata del deserto è appena cominciata

  • Lupa

    È un articolo in molti punti, a mio avviso, oscuro. Non si capisce a cosa ci si rifeisca… Soprattutto il secondo paragrafo, non ne comprendo il senso. Dalle ultime cose lette sul blog, colgo, e mi pare emerga anche qui, la centralità che riveste nelle vostre analisi il momento elettorale e il voto espresso: unico termometro politico, unico spazio dove accumulare consenso(?) La fetta dell’astensione appare un vuoto impossibile da definire e da intercettare ?). E la centralità che assegnate ai media,i quali soli sono in grado di dare centralità politica ad una questione, non rischia di chiudere in un vicolo cieco ogni iniziativa politicadei subalterni? Visto che i media sono strumenti in mano alle classi dominanti? Infine,se l’idea diesercitare e organizzare la pressione popolare sulla giunta raggi è fallita, questo fallimento non richiederebbe un’attenta analisi critica, da esplicitare per poi ridefinire una strategia diversa?

  • Militant

    @ Lupa

    Era un corteo politico, e in questo senso forse è mancato il timing adeguato. D’altronde, il corteo avrebbe dovuto essere il momento culminante successivo alla grande assemblea in Campidoglio di febbraio (che, ricordiamo, portò circa 400 persone) e alle assemblee territoriali nelle periferie. Purtroppo da una parte ci si è messa l’organizzazione della manifestazione del 25 marzo, dall’altra la serie di ponti festivi di aprile, alla fine è scalato ai primi di maggio, in un periodo di “scarsa attenzione sociale” rispetto alle politiche comunali. E chiaramente, ma questa è un’ovvietà, una forza politica in grado di interagire con la realtà è capace anche di cogliere l’attimo quando questo si presenta, sfruttando a proprio vantaggio le situazioni concrete che si presentano. Forse questa volta è mancato questo scatto organizzativo, anche se la partecipazione davvero importante al corteo fa ben sperare a tal proposito e per il futuro.
    Per il resto, siamo ancora in mezzo al deserto, non sarà facile uscirne, ma se ne uscirà anche da momenti come quello di sabato, soprattutto per la convergenza, a nostro giudizio proficua e da ripetere, di molta parte della sinistra in un corteo unitario. Sinistra vera, quella che fa le lotte sociali, non le sigle formali che spuntano come funghi in presenza di mobilitazioni come queste.

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