APPUNTAMENTI

eurostop_assemblea_costituente

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

24 July :
1938 Inizio della battaglia dell'Ebro. Le forze repubblicane tentano di distogliere i nazionalisti dall'attaccare Valencia e di diminuire la pressione sulla Catalogna. In un primo momento le truppe repubblicane, comandate dal generale Modesto, ottennero un considerevole successo, ma vennero limitate dalla supremazia aerea nazionalista. I pesanti combattimenti continuarono fino a novembre.

STATS

Requiem sindacale

 

C’è una piccola ma significativa notizia nella vicenda di Alitalia e del referendum perso da padroni e sindacati confederali lunedì scorso: l’intervista rilasciata ieri dal segretario della Cgil – Susanna Camusso – al Corriere della Sera svela un modo, e un mondo, completamente adagiato alle retoriche padronali, definitivamente incapace di relazionarsi a quel mondo del lavoro che pure si vorrebbe rappresentare. Non è un caso che i sindacati confederali abbiano le proprie referenze sociali tra i pensionati e i settori ultra-garantiti del lavoro pubblico: perché sono morti. Dice la Camusso: «No alla nazionalizzazione di Alitalia», inserendosi così nel profluvio di retorica liberista che si chiede «perché 10mila lavoratori devono decidere del destino dell’intera comunità nazionale?». Eh già, perché mai dei lavoratori (di un’azienda privata, peraltro!) dovrebbero decidere sul loro destino, nell’ennesimo fallimento manageriale ripagato con le tasche di quegli stessi lavoratori? Questo il livello del dibattito economico in Italia, ma la Camusso raggiunge comunque vette sconsiderate anche per questi tempi tristi. Un sindacato contrario alla pubblicizzazione di un’azienda è una contraddizione in termini. Dovrebbe essere la richiesta minima a prescindere dalle posizioni sindacali, o politiche, rappresentate. E’ una richiesta che si iscrive nel solco stesso dell’attività sindacale, quella per cui nei settori strategici dell’economia lo Stato abbia voce in capitolo e proprietà pubblica, contribuendo così anche alle garanzie contrattuali dei dipendenti. E invece la Camusso si premura dal prendere le distanze, dal puntualizzare, dal negare qualsiasi approccio “statalista”, perché, come si sente ripetere ad ogni piè sospinto in questi giorni, «lo Stato in quarant’anni ha già versato nelle casse di Alitalia 7,5 miliardi di euro». E grazie al cazzo. Alitalia è stata per cinquant’anni un’azienda pubblica: chi altri doveva investire capitale pubblico se non lo Stato? Di più: a cosa servono le tasse se non hanno l’obiettivo di sostenere quei servizi considerati fondamentali, e tra i quali rientra a pieno diritto il trasporto pubblico, compreso quello aereo? Domande inconciliabili con lo spirito dei tempi. Ma questo, d’altronde già pessimo di suo, è restituito in tutta la sua dimensione reazionaria proprio dalla Camusso, dirigente “del più importante sindacato italiano”, che lotta al fianco della privatizzazione dell’azienda e contro la sua ventilata nazionalizzazione.

7786 letture totali 2 letture oggi

2 comments to Requiem sindacale

  • La Camusso e il suo sindacato si colloca a pieno titolo all’interno di una logica di compatibilità economico finanziaria stabilità con il pareggio di bilancio in costituzione sotto dettatura della UE.
    Quindi tutto ciò che potrebbe comportare esborsi non previsti(!?)non viene nemmeno preso in considerazione da questo sindacato. Alcuni esempi sono il welfare aziendale inserito nei contratti di lavoro di parecchie categorie a cominciare dai metalmeccanic,oppure la rinuncia alla lotta per riformare la legge Fornero per permettere l’uscita dal lavoro a persone che ormai hanno svolto 42-43-44 anni di lavoro(precoci).
    La parola d’ordine dei sindacati confederali è restare all’interno dei parametri stabiliti costi quel che costi.

  • Hirondelle

    No, però non si può incorporare così il linguaggio del nemico, non si può! “I settori ultra-garantiti del lavoro pubblico”????
    Ma siamo matti? Parlare come Confindustria, come la Commissione UE, come Draghi, come von Hayek, come chi volete??? Ultra-garantiti? ULTRA???? Ultra di cosa? Sono i diritti normali che prevede la nostra Costituzione, santo cielo di maggio! ah già ma qvella voba bovghese della Costituzione mica è pev noi!
    Non sono niente di speciale i diritti del pubblico impiego, peraltro soggetti a molte restrizioni, a partire dal blocco delle assunzioni e delle sostituzioni per chi va in pensione (meno persone per gli stessi compiti, vedi la situazione della sanità, della scuola, di tanti servizi), da contrattazione e carriera bloccata e da riduzione dei permessi sindacali, tra le prime cose che vengono in mente.

    Ma l’assurdità pericolosa sta proprio nel fatto di assumere pienamente l’idea che la scandalosa reazione padronale che la UE ha fatto passare con il JA debba far parere eccessive le minime garanzie civili di chi ancora (ricordiamo la riforma Madia sempre in agguato) le ha, anziché le inaccettabili e oppressive condizioni di lavoro che sono state imposte dalle “riforme strutturali” ai lavoratori del settore privato. Quelli sono ULTRA-precarizzati e inaccettabilmente SOTTO-garantiti, con un vero golpe antilavorista, da rigettare in toto. Non sono i dipendenti pubblici a essere “ULTRA” garantiti, privilegiati e quant’altro: questo è ESATTAMENTE quello che vuol far credere il padrone per rendere tutti più poveri e sottomessi. ANZI i dipendenti pubblici devono costituire il modello a cui tendere da parte di tutti, perché esso garantisce la minima – altro che “ULTRA”!!! – dignità di vita (Come prescrive la Costituzione, tra l’altro).

    Se una stigmatizzazione va fatta, va fatta contro le condizioni di non garanzia in cui le nuove norme – e non le garanzie altrui, no, la volontà presente del legislatore e dei suoi mandanti – obbligano a vivere i lavoratori, in barba alla nostra costituzione che prevede l’opposto (grazie UE, dice il padrone), non parlando di pretese “ultragaranzie” di altri lavoratori come se fossimo sul blog di un Ichino o di un Boeri qualsiasi!!!
    Ultragaranzie, ma non ci si crede. Non ci si crede.

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>