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La trappola poliziesca sul 25 marzo

 

Comincia il tam tam giornalistico contro la manifestazione del 25 marzo, per quanto ne fossimo ampiamente preparati. La Questura, da par suo, sta architettando il trappolone politico-repressivo: nella giornata che vedrà tutto il parterre di proposte politiche sfilare nel centro cittadino, l’unica manifestazione confinata fuori dalla città abitata è quella anti-liberista. L’organizzazione del vertice non prevede “zone rosse”, e infatti la mattina sarà la sinistra neoliberale a sfilare da Piazza Vittorio al Colosseo, mentre nel pomeriggio sarà la destra neofascista di Alemanno e Storace a marciare da Piazza dell’Esquilino a Largo Corrado Ricci. Persino un sedicente Movimento Federalista terrà la sua micro-mobilitazione nel centro, dalle parti di Bocca della Verità. Per chi non si adegua alla fascinazione liberale o alla reazione nazionalista? La proposta irricevibile della Questura è la dispersione della manifestazione tra Corso Italia e villa Borghese, un oscuramento politico e mediatico senza precedenti. La Questura, in aperta combutta con le forze politiche di cui sopra, concede il centro ai fascisti e villa Borghese alle sinistre, rifiutando la proposta da noi fatta di passare per Piazza Barberini, sfilando quantomeno nei pressi (peraltro abbastanza distanti) del vertice stesso. Niente da fare, non c’è compatibilità politica e quindi nessuna vicinanza possibile. Il tentativo di marginalizzare la manifestazione delle sinistre contro il liberismo europeista non può essere accettato, non sarà accettato. Già oggi è stata indetta una conferenza stampa per denunciare la chiusura politica della Questura romana, ma il nodo rimane. Una cosa è però chiara: il percorso intimato verrà rifiutato dall’organizzazione del corteo, motivo per cui ad oggi è fortemente improbabile ragionare sull’ipotesi in questione. E’ interessante però il nodo politico dell’intera vicenda. Da settimane la Questura lavora per rompere il fronte organizzativo della manifestazione. Non riuscendoci, ha puntato a disinnescare le potenzialità del corteo relegandolo fuori dalla città “politica”. Tutto questo chiarisce i rapporti politici in campo. Per la sinistra di complemento il problema non si pone neppure: avrebbero potuto anche aderire al vertice stesso, prendendo parola e implorando la Ue di più umanità; le destre invece costituiscono l’opposizione perfetta alle politiche euro-liberiste. Finchè il contraltare politico alla Merkel, a Hollande o a Gentiloni/Renzi saranno quei soggetti reazionari, razzisti e nazionalisti espressi dal fronte lepenista, la Ue dormirà sonni tranquilli. L’uno rafforza l’altro: i partiti reazionari, narrati come “unica alternativa” all’europeismo liberista, continueranno a raccogliere una quota di consenso di quei ceti sociali vittime del liberismo; l’Unione europea, senza opposizioni credibili se non quelle, appunto, reazionarie, s’impone nel carnet delle scelte politiche realiste come unico soggetto, magari non perfetto, in grado di arginare il populismo reazionario. E’ il connubio ideale, incarnato in Italia dallo scontro tra forze europeiste e Lega nord. In questo scenario non può trovare posto una sinistra di classe progressiva e internazionalista ma anti Unione europea. E’ questa opzione politica che deve sparire, criminalizzata prima e oscurata dopo, e relegata ai confini cittadini, distante dal vertice, dalla popolazione, dai “palazzi”. E’ per questo che in vista del 25 andranno escogitate soluzioni in grado di sparigliare la trappola organizzata da Questura e sinistra istituzionale. Di certo, non cederemo al ricatto politico di manifestare solo dove sarebbe inutile farlo.

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