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Cambiano le giunte, continuano gli sgomberi. Lo sgombero dell’Alexis Occupato, effettuato ieri mattina attraverso il solito spropositato spiegamento di Forze dell’ordine, però, può probabilmente offrire un importante segnale alla città e creare, si spera, un precedente non di poco conto. La solidarietà che lo spazio di via Ostiense, forte delle proprie iniziative sociali, politiche e culturali che svolgeva al proprio interno e della ricchezza che queste hanno apportato al territorio, ha saputo coltivare intorno a sé è stata la chiave per l’avvio di una trattativa importante con le amministrazioni competenti: gli occupanti sono infatti riusciti ad impegnare concretamente l’assessore Berdini, l’Assessorato alle politiche sociali della Regione e la Giunta dell’VIII Municipio, per la realizzazione del progetto di recupero dello stabile, precedentemente abbandonato al degrado, al fine di dar continuità e valorizzare lo spazio sociale abitativo di Alexis (in cui risiedono circa venti giovani studenti e lavoratori); risultato prezioso, questo, per uno dei quartieri romani maggiormente colpiti dalla gentrificazione dilagante e per un paese che “vanta” un patrimonio di Edilizia residenziale pubblica pari al solo 3% del totale residenziale. Questo valore fondamentale, ovviamente, passa inosservato agli occhi di Magistratura e Questura, ligi al loro dovere di paladini della legalità, legalità che si sono applicati a ristabilire in tempi celeri. Ma è stata proprio la resistenza degli occupanti di Alexis e la solidarietà di tutti coloro che sono accorsi a difenderlo a permettere che ieri non si recitasse un copione che va ormai in scena da anni in questa città: chi abitava e svolgeva attività all’interno dello stabile potrà infatti temporaneamente stabilirsi in un altro spazio, fintanto che il progetto di recupero non sia portato a termine, in tempi certi, grazie al tavolo inter-istituzionale fin d’ora previsto. Un importante segnale di discontinuità, ormai da troppo tempo atteso in questa città, che non sentenzia una vittoria certa ma ne posa la prima pietra in un contesto finora totalmente sordo, dove non ostile, al problema. La battaglia per la riqualificazione e la destinazione pubblica del patrimonio immobiliare inutilizzato la stiamo portando avanti, da diverso tempo, in alcuni quartieri popolari di Roma, anche noi insieme alla Carovana delle periferie.

E’ in certi particolari degradanti che si annida il senso di una rappresaglia poliziesca mascherata attraverso l’ideologia della legalità. Dopo lo sgombero di ieri mattina, gli occupanti hanno scoperto la beffa del furto della cassa della libreria presente nello stabile. Migliaia di euro, guadagnati attraverso l’impegno costante dei compagni nell’apertura e nella gestione dell’unica libreria del quartiere, che gli occupanti ritengono esser stati sottratti dalla Polizia (unica presente nello stabile al momento del furto). E’ un piccolo episodio, che però rivela un modo di essere, di esistere, di comportarsi. Svela un’umanità che non ce la fa, nonostante il sistema mediatico ci provi in tutti i modi, a uscire da un’inciviltà di fondo fondata sul sopruso, sulla vendetta, sul piccolo dispetto, sul degrado morale, sull’assenza di qualsiasi etica pubblica. Neanche quegli “eroi” mediaticamente trasversali riescono a superare il vaglio della civiltà. Christian Movio e Luca Scatà, i valorosi uccisori del “terrorista” Anis Amri, poche ore dopo si scoprono ferventi fascisti, che dalle loro bacheche – subito oscurate dalla stessa Polizia – inneggiavano a Hitler e Mussolini. Il prode Mario Vece, il poliziotto ferito dal pacco bomba ritrovato vicino a una sede di Casapound a Firenze, non ha fatto neanche in tempo ad essere incensato dal mainstream mediatico che subito usciva la magagna: anni prima fu processato e condannato, attraverso un patteggiamento, per un pestaggio di alcuni ragazzi tra cui il figlio dell’ex ministro Vannino Chiti. Non ce la fanno, non ce la possono fare. E’ la barbarie tutelata dallo Stato, e di questa tutela non fanno mistero di servirsene fino all’ultima goccia di illegalità. E’ infamia omertosa, che coinvolge tutti i corpi della repressione. Non esistono mele marce. Semmai, dovremmo scovare col lumicino quei pochissimi che si salvano per qualche oscuro motivo personale. L’episodio di ieri mattina conferma così tutti i giudizi popolari. Rappresentanti della legalità che rubano, in servizio e davanti ai propri superiori, sommando all’infamia di un lavoro sporco l’infamia della vendetta corporativa. Una storia che descrive il senso della lotta tra la loro barbarie e la nostra civiltà. Una piccola storia, marginale all’interno della vicenda più grave dei continui sgomberi ai danni dei senza casa. Eppure, con la forza di raccontare un mondo, quello poliziesco, represso psicologicamente ancor prima di esserlo in funzione di un ruolo. Non abbiamo mai condiviso la lotta alle Forze dell’ordine come ideologia politica. Ma fatti di questo tipo ne confermano, se non la giustezza, l’assoluta comprensibilità. Ai compagni di Alexis va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Qui trovate il comunicato di Alexis sui fatti di ieri.

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