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Gramsci e i movimenti populisti: un contributo alla discussione

 

Nel 1949, nell’ambito della prima edizione completa dei Quaderni del carcere, Einaudi pubblica uno dei testi più famosi e importanti di Antonio Gramsci: Note sul Machiavelli, sulla politica e sullo Stato moderno. Come noto, i Quaderni determineranno il pensiero e la politica del Pci nel secondo dopoguerra. Molte delle riflessioni contenute sono preziose tutt’oggi: ad esempio, l’atteggiamento comunista nei confronti del populismo. Per tale ragione, riproponiamo qui un breve passo contenuto nel Machiavelli, che quasi novant’anni dopo (i Quaderni furono scritti tra il 1929 e il 1935) ancora chiarisce il rapporto dialettico tra movimento comunista e quei soggetti politici populisti che di volta in volta acquisiscono consensi popolari più delle loro reali capacità di rappresentarli:

“Si potrebbe fare una ricerca sui giudizi emessi a mano a mano che si sviluppavano certi movimenti politici, prendendo come tipo il movimento boulangista (dal 1886 al 1890 circa)[…] Di fronte a questi eventi, l’economismo si pone la domanda: a chi giova immediatamente l’iniziativa in quistione? E risponde con un ragionamento tanto semplicistico quanto paralogistico. Giova immediatamente a una certa frazione del gruppo dominante e per non sbagliare questa scelta cade su quella frazione che evidentemente ha una funzione progressiva e di controllo sull’insieme delle forze economiche. Si può essere sicuri di non sbagliare, perché necessariamente, se il movimento preso in esame andrà al potere, prima o poi la frazione progressiva del gruppo dominante finirà col controllare il nuovo governo e col farsene uno strumento per rivolgere a proprio benefizio l’apparato statale”.

Gramsci prende ad esempio il movimento boulangista sviluppatosi in Francia alla fine del XIX secolo, un movimento populista ante litteram e sui generis, ma che nelle sue caratteristiche salienti può servire adeguatamente come sintesi di un ragionamento volto a sviscerare il come va analizzato un movimento del genere. L’”economismo”, che dovremmo intendere qui come economicismo, si pone, dal punto di vista di Gramsci, la domanda sbagliata: a chi giova quel movimento? Una domanda sbagliata perché contiene in sé una risposta ovvia e consolante: giova immediatamente ai gruppi dominanti. “Si può essere sicuri di non sbagliare” dando questa risposta, dice Gramsci, perché è nell’essenza stessa dei movimenti populisti quello di non avere soluzioni praticabili una volta giunti al potere. L’assenza di soluzioni riconduce la politica dei movimenti populisti sotto l’alveo dei gruppi economici dominanti, come ovvio che sia. Ma l’atteggiamento comunista, inteso come rapporto dialettico tra organizzazione comunista e movimenti populisti, non può limitarsi a questa domanda falsata dal presupposto economicista di partenza, riportando tutta la contraddizione dialettica entro la sfera di un determinismo economico oggettivo ma incapace di cogliere il nodo decisivo che porta al sorgere di tali movimenti:

Si tratta dunque di un’infallibilità a buon mercato e che non solo non ha significato teorico, ma ha scarsissima portata politica ed efficacia pratica: in generale non produce altro che prediche moralistiche e quistioni personali interminabili. Quando un movimento di tipo boulangista si produce, l’analisi dovrebbe realisticamente essere condotta secondo questa linea: 1) contenuto sociale della massa che aderisce al movimento; 2) questa massa che funzione aveva nell’equilibrio di forze, che va trasformandosi come il nuovo movimento dimostra col suo stesso nascere? 3) le rivendicazioni che i dirigenti presentano e che trovano consenso quale significato hanno politicamente e socialmente? A quali esigenze effettive corrispondono? 4) esame della conformità del mezzi al fine proposto; 5) solo in ultima analisi, e presentata in forma politica e non moralistica, si prospetta l’ipotesi che tale movimento necessariamente verrà snaturato e servirà a ben altri fini da quelli che le moltitudini seguaci se ne attendono. Invece questa ipotesi viene affermata preventivamente quando nessun elemento concreto (che cioè appaia tale con l’evidenza del senso comune e non per una analisi “scientifica” esoterica) esiste ancora per suffragarla, così che essa appare come una accusa moralistica di doppiezza e di malafede o di poca furberia, di stupidaggine (per i seguaci)”.

L’approccio materialistico promosso da Gramsci ribalta i termini della questione: non “a chi giova immediatamente” questo o quel movimento populista, ma quali contraddizioni sociali sono alla radice del suo rafforzamento, quali “masse” esso aggrega, che tipo di rapporto queste hanno con lo sviluppo economico dominante, quali esigenze sociali stanno alla base del rafforzamento populista? E’ solo rispondendo a queste domande che potrà darsi una lettura adeguata del fenomeno populista. E solamente costringendo alla completa coerenza del suo messaggio dal punto di vista di quelle stesse masse, che successivamente (successivamente alla sua presa del potere) potranno indagarsi le ragioni del suo fallimento. Non prima. Non a prescindere.

La riflessione gramsciana prosegue analizzando le tare di un pensiero economicista incapace di cogliere il senso degli eventi politici nella sua contraddittoria complessità. Ci bastano però questi due rapidi passaggi per ricollegarci all’oggi e alle interpretazioni possibili della forza dei populismi. Chi ne critica a prescindere le posizioni riducendo tutta la complessità a questa o quella istanza ambigua o reazionaria, in base a moralismi o facili determinismi economici, si sta ponendo la domanda sbagliata: “a chi giova immediatamente”; e, di conseguenza, trova la risposta sbagliata: “alla borghesia”, tout court; cancellando le contraddizioni reali e il movimento reale che hanno determinato la forza del populismo nei nostri tempi.

Non si comprenderà adeguatamente la forza dei movimenti populisti se non si coglie la natura dell’attuale modello produttivo liberista; se non si lega l’attuale composizione sociale alla crisi economica; se non si individuano le ragioni alla base del processo di impoverimento di massa che stanno subendo le società occidentali. Aggirando tali questioni, si cadrà sempre nel tranello moralistico per cui chi aderisce ai movimenti populisti è “razzista”, “reazionario”, “sovranista”, ignorando la realtà dei fatti e procedendo per “analisi esoteriche” di una surrealtà virtuale. Non si comprenderanno mai adeguatamente i movimenti populisti se non nell’ambito di un’analisi critica dello spogliamento della sovranità economica degli Stati nazionali, frutto del processo di globalizzazione che ha dileguato il controllo della politica sui processi economici generali. Il populismo risponde a questa esigenza di recupero e resistenza nei confronti di queste dinamiche alienanti, e non potrà mai colmarsi il divario tra “popolo” e sinistra se questa non riprende in mano gli strumenti di questa resistenza ai processi della globalizzazione economica, che è, prima di ogni altra cosa, una resistenza popolare e di classe, e solo successivamente una resistenza che accomuna temporaneamente (e in forma mistificata) le ragioni dei lavoratori con quelle di una piccola e media imprenditoria stritolata dal grande capitale transnazionale.

Solamente da un’analisi di classe è possibile interpretare il fenomeno populista. Fuori da questa tensione dialettica, c’è l’approccio moralistico (i populismi sono razzismi); complottistico (il populismo è operazione della borghesia al potere per “confondere le acque”); elitario (il populismo come “volgarità” popolare contrapposta alle élite culturali del paese); o direttamente borghese, che vede nel populismo unicamente una reazione alla modernità economica. Questi approcci informano l’attuale dibattito a sinistra sui temi del populismo.

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57 comments to Gramsci e i movimenti populisti: un contributo alla discussione

  • quino

    siamo nel 2016. le analisi dell’800 e dei primi del novecento sono superate nei fatti (e nelle esigenze della gente).
    Restano in parte valide, dopo una volta re-interpretate, solo sul piano etereo delle idee.
    Ma la politica invece è cosa concreta.

    Se proprio vogliamo ancora tenerci legati a sti vecchi e superati concetti di classe: per me va bene, benissimmo.
    Si abbia però allora almeno il coraggio di essere conseguenti; e allora dare addosso anche alla lotta NOTAV, come si fa con altri soggetti altrettanto spuri.
    Lotta -politica e dunque concreta- NOTAV che è portata avanti da classi differenti; a cui partecipano anche borghesi e piccolo borghesi (e anarchici e cattolici e ambientalisti, e managgia managgia pure quei maledetti fascisti-populisti-razzisti del M5S), mica solo il mitico proletariato e la tanto decantata immigrazione.
    Lotta partecipata, portata avanti da tutti, bellamente fregandosene della classe di appartenenza.
    Ognuno coi propri mezzi e tutti uniti a coprirsi le spalle.
    Perchè? Forse perchè in Val Susa siamo nel 2016.

    • kente

      “siamo nel 2016. le analisi dell’800 e dei primi del novecento sono superate nei fatti (e nelle esigenze della gente)”

      quali fatti, quali esigenze e quale gente. perchè a sparare sentenze sono buoni tutti, magari invece un accenno di analisi sarebbe meglio

  • Come scrivevo nell’altro post, in linea teorica sono d’accordo su tutto.
    Rimane il problema che, quando Gramsci scriveva, esisteva il Partito comunista, con un’ideologia alternativa ed un piano tattico e strategico nonostante le asperità di quegli anni.
    Oggi, o un partito (o, se preferiamo una forza) comunista organizzato ideologicamente/strategicamente/tatticamente nasce in breve tempo, in modo tale da catturare il segmento di classe che aderisce al populismo grillino e che ne rimarrà deluso quando avrà mostrato il suo nulla, oppure c’è un problema pratico notevole, cioè la mancanza dell’alternativa.

    • Marquo

      Sono d’accordo sul fatto che la questione della rappresentanza politica sia un grosso problema, che va affrontato senz’altro. Non sono però convinto che oggi, in pieno spappolamento politico-ideologico su tutti i livelli (locale, nazionale, internazionale) il partito comunista di massa sia immediatamente riproponibile. Non nel breve periodo e non in questa fase, perlomeno.

  • quino

    @Kente
    il lavoro e le sue dinamiche di produzione/stoccaggio/vendita non sono più le stesse.
    La pletora dei consumatori a cui il mercato si rivolge: non è più lo stesso.
    Le delocalizzazioni all’epoca non esistevano.
    I mercati globali all’epoca non esitevano, così come le robotizzazioni estremizzate dell’industria.
    La forma ed i mezzi di veicolare le informazioni non erano quelli, iper veloci e senza confini, attuali.
    I problemi mondiali relativi alla finitezza delle materia di madre natura erano praticamente sconosciuti, così come i problemi derivanti dall’inquinamento del pianeta e dal surriscaldamento globale.
    Sconosciuto era anche il pendolarismo lavorativo di massa.
    Differenti erano anche i rapporti Stato/cittadini, visto che fino alla fine della seconda guerra mondiale, monarchie ed nobiltà erano il più degli stati.

    E differenti erano sia le esigenze degli sfruttati, del proletariato e del sotto proletariato sfruttato e alla fame, sia le loro richieste e necessità.
    La piccola borghesia, piaccia o meno, pur approfittando del suo ruolo, è anche stata quella da cui sono uscite le “idee” per i cambi. Lo stesso Marx non era certo nè un proletario nè nato in una famiglia di proletari.

    Il post dopo II guerra modiale, ci ha presnetato lo sbocciare dell’operaismo e della conquista dei diritti dei lavoratori, vero. verissimo.
    Prima con la sacrosanta richiesta di accesso al pane e ai medicinali e poi di accesso a tutta quella serie di beni di largo consumo che producevano nelle fabbriche.
    All’epoca c’erano ancora borghesi, figli di borghesi, che entravano nelle file delle sinistre extra-parlamentari (anche nel movimento armato degli anni 70-80, i nomi non mancano). Eppure erano anni in cui le differenze tra borghesia e piccola borghesia, e proletariato erano ancora enormi. Era ancora tutto sotto il grande cappello produzione e sfruttamento “diretto”. Passami il termine, “quasi umano” (nel senso di presenza ancora di relazioni umane).
    Poi basta. stop. cambio lento (ma non troppo) ma radicale. il “nuovo mondo” delle tecnologie e del “tutti possono essere qualcuno”. E così vai di operai e proletari che si riciclano (devono farlo per sopravvivere di inventarsi qualcosa di proprio vista la crisi del lavoro) in “imprenditori”. ohmyfuckinggod!!! “imprenditori”, borghesi. fanno business anche loro! iattura!
    E poi le dinamiche “evolvono” ancora e ancor più rapidamente: il neo liberismo imperante, l’ordoliberismo.
    Il pesce grande che si mangia tutti gli altri pesci più piccoli.
    E quello che era una “classe” (il proletariato) di sfruttati, si ritrova così: da un lato svuotato dei suoi proletari che nel frattempo son diventati imprenditori (ahi, la critica alla proprietà!) e dall’altra parte, rimpinguati di altri sfruttati che arrivano dalle piccole e medie borghesie bastonate dai pesci grandi sovranazionali. Nel frattempo, gli Stati come istituzioni, anche loro, subiscono il cambiamento dei tempi e da imposiori di potere diretto, si tramutano in rappresentatnti di lobby che gesticono il potere per conto terzi.
    Le tecnologie fanno il resto. Gente (proletari, operai, borghesi etc) sempre più alienata dal sociale che confonde con una trasmissione di 01010101 tramite rete (e rate), che li rinchiude e li soddisfa come il pusher col tossicodipendente, in singolarità per evitare che si uniscano e si mescolino: che si accorgano che entrambi stanno sulla stessa barca. che tutti stiamo sulla stessa barca. Che il problema è la barca stessa molto più di chi la comanda sta cazzo di barca neoliberista/ordoliberista, perchè tanto qualcuno al timone ci sarà sempre che sia il padrone, il borghese o il Partito.

    Per quello ho scritto che certe letture restano (in parte) valide MA “solo sul piano etereo delle idee”.

    E’ condizione sine qua non produzione/consumo e produzione/sfruttamento. in qualsiasi epoca ed in qualsiasi mondo.
    Ma nel 2016 non siamo più, e lo credo con forza, nella condizione di dover riproporci addosso uno schemino paro-paro di proletariato sfruttato bbuono, e il resto cattivo.
    E ancor più lo credo, perchè hfare politica è cosa concreta, non il filosofeggiarsi addosso.
    E’ come imparare a leggere. Non parti da perfetto analfabeta e ti metti a leggere Schopenhauer. prima inizi col imparare l’alfabeto, poi passi ai fumetti, poi a letture non troppo impegnate e poi ti metti a leggere i filosofi e gli economisti ed i politici che preferisci.

    E allora, se oggi gli sfruttati sono differenti in termini numerici e qualitativi da quelli dell’800/primi 900; se è differente la modalità di sfruttamento (es: il costringerti alla piccoloborghese e costosissima Partita Iva per fare il dipendente); se lo sfruttato oggi indica il suo sfruttamento ANCHE, ed in buona parte, nel non poter accedere al livello di tecnologia ludica e social e ai benefit che una società del mercato offre in pubblicità a tutti, e non solo nel mettere assieme il pranzo con la cena; etc etc
    ecco che allora nel 2016: io non mi riconosco più in questo termine “classe”; che non ne vedo il senso di differenziazioni che porta indelebilmente appresso con sè. Non ne vedo nemmeno l’uitlità spicciola e pratica di un richiamo ad essa perchè è un passo indietro e non in avanti nello stimolo alle persone ad unirsi e a partecipare alle lotte contro l’attuale nemico delle società nazionali tutte. Un mostro corporativo multinazionale a mille teste, capace – grazie ai suoi piccoli mercenari a rappresntanza nelle singole nazioni e comunità- capace di imbalbolare e calpestare tutti: non solo la classe dei proletari.
    E siccome le cose nella Storia sono come i videocellulari che arrivano perchè prima Marconi/Bell inventarono il telefono fisso, oggi a fronte delle massive manifestazioni di dominio neoliberista è nato qualcosa che non è al momento attuale il Comunismo, ma lo strumento -asssi malamente ma intenzionalemente indicato come populismo- di rivolta a quello, capace di fare da collante a chi ne è oppresso. Non ha preso tutto dal Comunismo. ci macherebbe. Ma il Comunismo è arrivato quando doveva arrivare: non oggi. ieri. E ha lasciato il suo segno e le sue indicazioni in tante parti fagocitate e riprese. Ma per le sue ortodossie, vecchie, oggi non è lo strumento attivo politico per poter controbattere sul campo.
    Resta altresì suo compito, SIA BEN CHIARO, non archiviarlo e non dimenticarlo: ma al momento attuale può essere usato solo come fertilizzante per un altro campo. Non è più campo lui stesso. Deve essere occhio sagace del contadino che prevede la stagione prima della semina, ma non ha la possibilità di scegliere la semina.

    Non c’è più una diretta dicotomia padrone/borghese contro proletariato. Oggi è altra cosa.
    Come quando ci rompono le palle con bipartitismo e tripartismo. Quello che andava bene per i giochetti in bipartitismo, adesso dicono che non funziona più in presenza di tripartitismo,e che ci vogliono le “alleanze” (così da rinnovare perennemente il trucchetto).
    Ma anche in questo caso, anche volendo cosi banalizzare il tutto e dimenticare le parole prima: delle scelte vanno fatte se si fa politica ossia se si vuole costruire ed agire nel concreto a favore di chi sta peggio e male ed è sfruttato. E l’essere sfruttato, non è più appannaggio privato di qualcuno! pure gli Stati sono sfruttati dalle mulinazionali neoliberiste.
    La Storia in questi ultimi anni ha partorito il cosidetto “populismo”. Oggi, o si cavalca (e si cerca di incanalare almeno un pò più a sinistra) quello o tanto vale andarsene al parco.

    A monito del superamento di classe, li ritrovi anche nei miei ultimi commenti negli altri due thread, riporto sempre l’esempio Notav della val Susa. Esempio per nulla bypassabile nel concreto attuale.

    Certo di non essermi espresso abbastanza bene, spero comuqunque di aver risposto alla tua obiezione.

  • quino

    @Bruno
    concordo con quanto scrivi.
    E aggiungo, come a Kente, che la Storia va avanti. E che alcuni momenti storici producono alcune “idee” storiche proprio perchè attuali col momento storico.
    E il Comunismo e le Classi non sono nate negli anni del neoliberismo.

    Neoliberismo, tra l’altro, che è potuto ANCHE insatuararsi proprio perchè pian paino le forze comuniste una volta esistenti, andavano sempre più disperdendosi e richiudendosi su se stesse (o vendendosi per una poltroncina).

    E allora la domanda vera da porsi, dovrebbe essere un’altra.
    Perchè con gli anni ha avuto sempre più regresso anzichè avanzata?
    Sarà mica perchè (personalismi e repressioni a parte), più il tempo avanaza più cambiano le carte sociali della Storia e cià che andava bene per la fine 800 oggi è nei fatti impossibile da riproporre politicamente e filosoficamente paro paro, in particolar modo proprio perchè è il “proletariato” che ha cambiato testa, bisogni esigenze e ruoli?

    Le ricette vecchie mal funzionano sul nuovo. Ed è sotto gli occhi di tutti.
    Nessuno deve rinnegare niente, ma bisognerebbe fare dei passi avanti, prendendo atto dei tempi mutati. Anche a costo di sporcarci un pochino i pensieri appresi nei libri stampati.

    E poi, come ben giustamente nnoti anche tu: questo passa il convento. E se chi si fregia di far politica non capisce che sul contingente che bisogna lavorare per creare il futuro… beh, fa filosofia ma non politica.
    Se i Notav avessero aspettato la “classe” ad ideologgizzare la valle prima di opporsi alla devastante ruberia superveloce… eravamo già tutti seduti in carrozza oltrefrontiera.

    • Io non sono d’accordo coi tuoi sviluppi.
      Il nocciolo dello sfruttamento capitalista, l’estrazione di plusvalore dal salario, rimane il medesimo, e quando il nocciolo rimane il medesimo, l’analisi può al massimo essere aggiornata in alcuni punti secondari, non nel suo nucleo portante.
      E la scomparsa di scena della sinistra di classe dipende proprio anche stando sul lato puramente ideologico e non dialettico sociale (che ha prodotto quello ideologico e su cui ora non mi addentro ora),dal fatto di aver abbandonato questo caposaldo centrale: di qui le varie microfisiche del potere alla Foucault, le varie teorie redistributive, che hanno gettato via un contributo teorico scientifico fondante: la legge ferrea del salario.

  • Militant

    @ Bruno

    Quello che rilevi è sicuramente un elemento della discussione e rappresenta una difficoltà in più nell’approcciare al problema, però: 1) quando Gramsci scriveva i suoi Quaderni, si trovava in carcere; il fascismo, negli anni Trenta, era al massimo del suo consenso popolare; nel resto d’Europa prendeva piede il nazismo e altri movimenti fascisti si affacciavano all’orizzonte dei governi europei (pensiamo all’Austria, e poco dopo alla Spagna). E, 2) il Pci era di fatto smobilitato ed esisteva unicamente in quanto manteneva un centro estero in Francia e in Urss. Quando Gramsci scriveva quelle riflessioni si trovava in una situazione decisamente più complicata di quella odierna: forti movimenti fascisti, razzisti o populisti, e ritirata complessiva del movimento di classe, che (r)esisteva in Urss ma non in Italia.
    Eppure, il suo “metodo di studio”, che poi è il materialismo dialettico, si mantiene ai fatti e non si lascia confondere dalle apparenze.
    I fatti politici sono il riflesso di determinati fatti sociali. Se si producono nella sfera della politica delle *conseguenze*, queste lo fanno unicamente in base a una serie di contraddizioni sociali che si sviluppano in forma organizzata e ideologica, e che ne costituiscono *le cause*. E’ la ricerca di queste contraddizioni il cuore dell’analisi materialista.
    Dunque, se pezzi rilevanti di proletariato affidano alle forze populiste i bisogni di riscatto sociale, invece di fermarsi alla superficiale condanna politicista, bisogna capire come intervenire in questa discrasia tra mezzi e fini della lotta politica delle masse subalterne, cogliere i bisogni reali che si esprimono, ancorchè in forma alienata, e instaurare con questi fatti e con questi soggetti un rapporto dialettico.
    Per quanto dose di “regressività” vogliamo assegnare al M5S (e ce ne ha, senza ombra di dubbio), non sarà peggio del fascismo trionfante del 1930. Se Gramsci, in carcere e forse senza più speranze, ha avuto la lucidità di applicare a quella situazione la propria analisi oggettiva, potrebbe ben riuscirci la sinistra. Partendo dal presupposto che se il M5S ha questa forza elettorale è perchè la sinistra ha fallito, non perchè è stata “usurpata” da qualcun altro.

    • Io quando parlavo di asperità mi riferivo a quanto dite. Va da sè che ho usato un termine troppo superficiale nel dire ‘asperità’, e avete ragione su tutto quel che dite…eppure, seppur smobilitato, un partito con un orizzonte strategico ed un’ideologia esistevano. Era smobilitata la struttura, non il Partito, pensando anche che allora comunque esisteva, seppure in mezzo a mille difficoltà, l’URSS, che non è poca cosa.
      Ovvio che concordo su tutto quanto dite, anche che il partito nasce da un percorso di lotte; eppure, se ci pensiamo, nelle lotte operaie, mi viene in mente la Siemens, mai o quasi mai il 5 stelle si è schierato coi lavoratori.
      Ecco, forse la sintesi e l’elemento in piùcon cui si può scavalcare il grillismo, , oltre al lavoro sulla periferia che voi fate a mio parere molto bene, è sul terreno del lavoro e del salario su cui sono molto deboli, e non possono che esserlo per loro stessa natura politica.
      E, finendo, mi ricollego a quanto dicevo su Gramsci: seppure non si farà in tempo a produrre un’organizzazione strutturata, l’orizzonte teorico e strategico deve venire fuori presto (nello stesso in cui sopra dico che seppure la struttura era smantellata il Partito ideologicamente esisteva), e concordo che, a fianco del salario, non possiamo che mettere, riflettendoci da comunisti, le parole d’ordine che il populismo grillino risolve in salsa parodistica (il problema dell’UE e dell’intervento pubblico in economia in primis).
      Il problema è quali luoghi politici, fisici e teorici, avranno la lucidità e volontà di affrontare nodi del genere oggi, vista la totale refrattarietà sociale a certi argomenti e la situazione generale del movimento che, sia teoricamente (nei suoi mille rivoli e divisioni) che fattivamente, non è molto buona…

  • quino

    @Bruno
    ed io sono contento che tu abbia una visione differente. sarebbe una noia parlarsi addosso dicendo tutti le stesse cose.
    Io di sicuro non sono bravo a farmi capire, perchè comunque non metto in dubbio il nocciolo dello sfruttamento.
    Solo che gli tolgo quel “capitalista” da accanto, perchè oggi non è più il capitalismo lo sfruttatore dominante; così come tolgo la ristretta “classe” (intesa come proletario/operaio), per usare termini come “gente”, “popolo”, “persone”, etc. per indicare la categoria allargata degli sfruttati.
    Se non ci si accorge, per fare un esempio, da dove arriva il jobs act, e non si comprende come questo impatti su tutte le persone (non solo sui proletari): credo che non si riuscirà mai ad incidere su cambi concreti. piccoli magari, ma significativi sulla pelle della gente.

    Altre esempio, anzi un paio di domande.

    DOMANDA I
    è più importante che lo si chimami “supporto ai meno abbienti”, “aiuto a chi in difficoltà”, “salario di sussistenza”, “reddito di cittadinanza”, “sussidio” o come cavolo lo si vuole chiamare?
    O quello che conta è che si riesca a far introdurre una concreta forma di aiuto economico ai soggetti deboli della società?

    è più importante che per primi l’abbiano richiesto questi o quelli?
    O che lo si riesca a fare introdurre un siffatto aiuto?

    Io ti dò la mia risposta:
    è importante che venga introdotto. punto.

    Domanda II
    ha il Partito Comunista (???quale???) oggi la forza di fare questo tenendo sotto pressione le istituzioni, etc etc?
    NO
    hanno i partitini delle pseudo sinistra la forza (e l’interesse) a fare questo, oggi?
    NO
    Ha il M5S oggi o a breve questa possibilità, specie tenuto conto che si tratta di un loro cavallo di battaglia e che (come visto per le Olimpiadi a Roma,ad esempio) se dicono una cosa poi quella la fanno?
    IN PARTE SI. Almeno ne ha i presupposti. Poi, ovvio, non è al governo quindi non possono tradurre i loro voleri in realtà adesso. Ma anche per quello ha delle possibilità concrete (esagerate, comuqnue) di arrivarci.
    MA se tutti, e pure anche noi, ci mettiam a dargli contro su ogni stronazata (spesso solo informandoci tramite media mainstream e non verificando di prima mano le loro dichiarazioni o partecipando alle discussioni nei meetup), beh: facciamo solo il gioco di chi li vuole tenere lontani dalle possibilità di decidere.
    E chi li vuole lontani dalle possibilità di decidere, è però anche chi fa e sostiene il jobs act e che nega le forme di sussidi che sarebbero necessarie per alleviare un pò di problemi alle gente (proletari inclusi).

    E quindi, di nuovo, IO (non tu, non voi. ognuno deve essere coerente a se stesso e alle proprie idee) antepongo una concreta possibilità di incidere nel reale a favore di sta nella merda, a farmi seghe filosofiche sui libri di cento e passa anni fa.

    sarò un eretico. non sarò un buon compagno. sbaglierò tutto e prima o poi dovrò fare pubblica autocritica maoista in mezzo ad un campo.
    Ma se invece il mio impegno (che non cessa di essere a sinistra, ma non può essere chiuso li dentro e basta in un recinto per me vecchio e stretto) riesce anche a favorire qualcosa di buono per la allagrata classe di chi sta nella merda: per me benvenga.

    Se vuoi sguazzare, c’hai bisogno di acqua.
    Ma se la gente la lasci nel deserto, perchè il Partito nell’800 ha deciso ortodossamente “deserto”… la fertile acqua attorno te la scordi.

    Per finire, visto che poi certi pezzi di frasi le si salta sempre a piè pari che a quelle è più scomodo rispondere:
    Chi dei tanto duri e puri e ortodossi Comunisti avanguardia della Classe, si prende la briga oggi di fare un salto in valle e mettersi ad accusre pubblicamente i 5stelle, chiedendone la cacciata dal Movimento NoTav, perchè “razzisti” e “fascisti”?

    E quanti minuti pensi che passerebbero prima che venissero fatti correre giù a suon di pernacchie da tutti i notav assieme: compagni, anarchici, cittadini, cattolici, disoccupati, dipendenti, liberi imprenditori, contadini, etc.?
    Cos’è? L’antifascismo non è più un dovere per un bravo Comunista? Si permettono così impunemente simili infiltrazioni borghesi nelle lotte popolari?
    o invece… il discorso è assai differente rispetto al facile buttar lì etichette di fascismo e fascisti alla cazzo, senza nemmeno rendersi conto di quanti compagni si offende così facendo???!!!

    • @Quino
      Guarda, io non ho mai detto che i 5 stelle come tali siano fascisti e da trattare come tali, anzi, se vuoi saperlo, in alcune battaglie territoriali dalle mie parti c’erano alcuni pentastellati nei comitati e ci si è convissuto, e noto una grande differenza tra i militanti con cui ho avuto a che fare, tanto da rendermi impensabile che persone così diverse (dal compagno di strada al razzista)votino la stessa forza politica, che peraltro a livello di dirigento ha un progetto terzo rispetto a queste due anime militanti: una bella confusione insomma! Dunque io dico che quello che ritieni un valore aggiunto dei 5 stelle, l’interclassismo, per me sarà ciò che domani lo farà implodere, perchè, alla fine, anche lì dentro emergerà la cara, vecchia, dicotomia di classe, quando gli operai del 5 stelle rivendicheranno sul luogo di lavoro cose che i loro padroni, sempre del 5 stelle, non gli daranno.
      Hai messo tanta carne al fuoco, troppa per risponderti in modo ragionato, per cui scusa se sono apodittico: le classi esistono, l’estrazione di plusvalore esiste, e finchè esisterà questa contraddizione (che, ovviamente, rispetto ai tempi di Marx si è complicata con alcune figure professionali che comunque, per la funzione che svolgono nella catena di comando capitalista, sono sempre inquadrabili in ultima analisi tra gli sfruttati o gli sfruttatori, inteso non in senso morale ma in senso di chi estrae valore da chi), detta contraddizione prima o poi emergerà per forza di cose.
      E io, da comunista, mi pongo il problema di essere pronti quando un domani la contraddizione di classe emergerà nel 5 stelle fino a paralizzarlo o a farlo dividere (Militant fa l’esempio dei peronisti da qualche parte che è emblematico, seppure là si parla di tragedia qua di farsa).
      Tutto qua, nessuna offesa o accusa, rileggi pure se vuoi.

  • quino

    @bruno
    si, non eri tu a dar dei fascisti a 5s. Quella parte di era una mia una chiosa finale genereale e non più cosa direttamente in risposta a te.
    Ma, del resto, basta rileggersi i commenti anche negli aricoli addietro, per leggere però compagni che così,e peggio anche, li definiscono ed etichettano.

  • quino

    @bruno
    non afferro invece il problema dell’implodere.

    Innanzitutto perchè ancora non è successo.
    Secondo perchè non sono certo io a definirli panacea perfetta buona per ogi tempo ed ogni luogo. Io mi sforzo di far comprendere che se si vuole stare nella Politica, ci si deve stare secondo le regole dei tempi presenti, e non con quelle del futuribile (che mai arriva e sempre più si allontana e sbiadisce).
    terzo perchè se nel corso degli anni, c’è stata qualcosa che regolarmente si è frazionato in distinguo, e parcellizazioni: quello è proprio stata la Sinistra (in senso ampio. inutile ripetere i raccontini da interrogazione di storia a scuola o citare la marea di sigle e siglette parlamentari e o extraparlamentari).
    E, repetita, che esista sfruttato e sfruttatore: non l’ho mai negato, nè mai lo farò. Perchè il dato è evidente (oltre che insito nelle forme sociali complesse di convivenza).
    Nego invece valore alle vecchie identificazioni di chi/cosa appartiene a quale “classe”.
    Son cose assai differenti.
    Come assai differente sarebbe dire: bisogna abbandonare il comunismo per il cinquestellismo. Altra cosa che però non sentirai mai dalla mia bocca. Ma se oggi, 2016 e non 800, si vuole andare contro il neoliberismo e l’individualismo ed il voltagabbanismo imperante: oggi non è nè saggio nè di aiuto andare a caccia di 5stelle anzichè invece non supportare la loro possibilità di forza capace di scompaginare (non distruggere), permettendo forse così al mazzo di essere di nuovo rimescolato. Al momento non c’è alcuna altra possibilità di vedere un (abbozzo di) cambiamento o di mettere concretamente qualche bastone tra le ruote agli ingranaggi in Italia dello sfruttamento neoliberista più bieco.
    Perdiamo anche questo cavallo per giochini dialettico-filosofici e di immagine? ce lo possiamo permettere?
    e ai disoccupati e a chi sta nella merda, nel frattempo che gli diciamo? che un giorno verrà il sol dell’avvenire? che oggi continui pure a tirare la cinghia perchè non deve farsi imbambolare da una possibilità solo perchè non ortodossamente perfettamente marxista? Ma siam proprio sicuri che poi ci segua? I numeri, fino ad adesso dicono: no…. e non non è nemmeno che manchino o siano mancati partiti con “C” di comunista nella sigla. le masse di proletari su cui nell’800 si poteva far conto: non esistono più. E non esiste nemmeno più una società rurale in cui rifugiarsi o raggrupparsi o trovare complicità e ristoro. L’800 e i primi del 900 sono finiti da un pezzo. Su quei dettami non si fa un passo in avanti. non si deve rinunciare, ma è necessario saper rimodulare il tutto. stiamo su presuposti vecchi, e non averli aggiornati è la causa prima di un annichilimento della sinistra ortodossa.

    • @ Quino
      Ti ho scritto i motivi per cui secondo me imploderà.
      Non ho mai detto di boicottarlo.
      Per il suo interclassismo non posso supportarlo (che però non vuol dire boicottarlo).

  • quino

    @berija

    come da consiglio dei compagni di Militant, ti rispondo in questo articolo.

    Tu rispondendo ad alcune mie frasi a proposito della Lotta Notav e del suo palese interclassimo e della partecipazione del M5S alla stessa, hai scritto:

    “senza l’opposizione al TAV cosa ci sarebbe a tenere insieme gli interessi di persone così differenti?”

    Ti rispondo dicendo che in primo luogo secondo me non hai afferato cosa sia l’esperienza NoTav.
    E in secondo luogo, secondo me, che nemmeno hai afferrato il concetto che qualsiasi lotta ha/deve avere un punto di comunanza, qualechesia, per chi vi partecipa.
    ne come quella esperienza (non la lotta al tav in sè) possa essere letta come uno specchio per una scala piu grande.

    vedo adesso di spiegare un po piu articolatamente.

    La lotta di opposizione al tav, se non ci fosse stato il tav, beh, direi lapalissiano che non si sarebbe formata (anche se non è vero, visto che erano già anni che c’era fermento per l’autostrada prima).
    Vogliamo comunque dirla ed etichettarla come lotta “localistica”?
    va bene, diciamolo anche pure (pur non essendolo).

    Ma comunque quella lotta “localistica” ha visto i compagni impegnati in una quotidiana formazione di persone, per comunanza di interessi. E NON SOLO quella formazione ha portato a crescere persone (e non classi), ma ha dimostrato nei fatti che una lotta la si può combattere con possibilità di riuscita solo con la partecipazione della gente. gente di ogni tanto osannata o vituperata “classe”.
    Ma non solo i compagni hanno formato persone, perchè ANCHE LORO STESSI hanno appreso qualcosa dagli altri.
    Di nuovo, qualcosa che va ed esce dal circolo chiso della “classe” punto e stop.
    Perchè una comunità NON E’ una classe.
    Hanno imparato che come “comunità”, ossia “assieme”: si va avanti, e che rinchiusi su se stessi su vecchie e stantie parole d’ordine invece non si avanza.

    ancora così “localista” sta lotta?
    Dal locale e contingente (che non si dimentica) si parte verso le altre vette collegate, e allora diventa anche opposizione alle parole d’ordine del neolibero neomercato che tutti sfrutta (non solo il proletariato). Ed infatti i notav partecipano a congressi, dibatti e manifestazioni in tutta italia.
    E lo si fa senza tagliare fuori le divergenze.
    Perchè è uniti che si vince/può vincere.
    perchè assieme si ha la forza di costruire. assieme. separati e divisi: no.

    E adesso prendi il soggetto/problema “localistico” tav, e sostituiscilo con un altro termine (più o meno di ampio respiro e possibilità),come ad esempio “governo”, “stato”, “neoliberismo”, “ordoliberismo”, “militarismo”, etc etc.

    Cosa cambia, da “notav” a “norenzismo”, o “noneoliberismo” o “noqualcosaltro”?
    soggetto, causa, azione, verbo, lotta: tutto la stessa cosa.
    differenti saranno solo le tattiche spicciole, i luoghi ed il numero dei partecipanti.
    Ma come per la lotta notav: ci vuole tempo e capacità di sapere stare (e imparare a stare) con gli altri (e gli altri con te), senza pestarsi i piedi e senza infamarsi.
    Se invece si parte facendosi le scarpe, mettendo gli steccati perchè ammequellaclasselìmicamipiace, ammequellolimistasulcazzo, ammequellolànovaperchènonabbastanzapuroeduro… Escludendo… dove pensi che si arrivi? quanto pensi che si vada avanti?

    Ci si unisce (mantenendo le proprie differenze fin che ci pare), ed uniti si vince.
    Ci si divide, frammenta, molecolarizza, e si perde e si conta sempre di meno.

    E adesso, ancora un passo.
    Non è nei fatti immaginabile che nemmeno se andasse oggi al potere un solitario a livello europeo Partito Comunista in italia (o in un qualsiasi altro paese occidentale), questo non dovrebbe scendere a compromessi. in Italia, meno che mai.
    se ci arrivasse con una Rivoluzione, gli americani aprirebbero immediatamente le gabbie delle loro basi; e se ci arrivasse tramite elezioni democratiche: beh… forse non avrebbero bisogno di uscire dalle basi militari, tanto: l’Italia come tutte le nazioni, non sono più isole a se stanti come nell’800. Sono tutte interconesse e interdipendenti di economie sovranazionali che a chi non graba loro, gli tirano i cordoni delle borse e li mandano a gambe all’aria.
    Se quindi domani andasse al governo un Partito Comunista in Italia, per prevenire le su citate risposte occidentali, oltre che per far fronte al fronte interno del paese, non potrebbe che mitigare le sue riforme, edulcorale, farle passare un pezzetino alla volta.
    L’Italia non è il Venezuela che almeno il petrolio da (s)vendere ce l’ha (e intendiamoci: non è che il Venezuela per come sta andando nella vita di tutti i giorni debba essere considerato il modello a cui aspirare. necessita appoggio politico per quello che rappresenta come possibilità e speranza, ma ha anche necessità di un sacco di correttivi. e se sopravvive, sopravvise solo grazie al petrolio, che all’Italia manca).

    Torniamo quindi al nostro caso specifico nazionale.
    Abbiamo un problema di oppressione neoliberista, demandada agli scherani dei partiti tradizionali, il cui unico compito è garantire al capitale multinazionale il mantenimento dello status quo (compresa la riduzione sempre maggiore di diritti).
    Un Partito Comunista in grado di andare al potere domani: non c’è.
    C’è però un M5S che ha le concrete possibilità di scompaginare il mazzo di carte a questo disegno. almeno momentaneamente. almeno parzialmente.
    uno scompaginamento molto piccolo rispetto ad una presa di potere comunista. ma pur sempre uno scompaginamento, ed uno scompaginamnete con alcuni temi a noi comuni.
    Abbiamo su visto che una presa del potere comunista in Italia, dovrebbe a sua volta chinare la testa su alcuni punti se non vuole essere cacciata economicamente o distrutta in armi.
    E allora, se tanto un “ribasso” è comuqnue da dover tenere ben presente come plausibile, logico, preventivabile: anzichè restare fermi ancorati su un sogno che ci restituisce percentuali minime ma che se si avverasse ci regalerebbe comunque dell’amaro iin bocca per le necessarie rinuce di alcuni aspetti: perchè non provare ad accettare che si può partire per raggiungere inizialmente un risultato “più basso” (ossia già scremato di una certa carica rivoluzionaria) ma nettamente più possibile da raggiungere nell’immediato (o quasi), e comunque in grado di compiere qualche passo in avanti?
    Perchè negarci questa possibilità di incidere nel presente per demandare di nuovo il tutto ad un domani che verrà chissà quando?
    Si otterrà meno che a fare la Rivoluzione? si, certo. ma intanto si avrà avuto l’occasione di poter seminare negli altri qualcosa che, come in Val Susa, può germogliare. E dagli altri si sarà appreso qualcosa che forse fino ad oggi ci è mancato, o mal interoretato.
    Uniti si vince. divisi si perde. Si può essere duri e puri quanto si vuole, ma quella è una regola che non è bypassabile.
    puoi alzare o abbassare l’asticella dell’obiettivo, ma non puoi alzarla più in alto di quello che puoi raggiungere.
    .
    .
    .
    .

    Adesso, i compagni di Militant non me ne vogliano, ma penso di aver già scritto fiumi di parole sul “mio” punto di vista, ultimamente.
    Quindi vedo di tacere per un pò e lascio volentieri la parola ad altri compagni, liberissimi di criticare quanto da me sostenuto. parola che però, spero, sia nel contingente del presente anche in grado di proporre qualcosa che vada oltre l’ortodossia per l’ortodossia. perchè con l’ortodossia per l’ortodossia non si mette assieme il pranzo con la cena, nè si riempiono i cortei.

    • berja

      tutto molto bello, ma funziona solo quando ci si trova a fronteggiare un evento circoscritto; appena finisce “l’emergenza” che ha compattato il popolo, ci si divide nuovamente per classi.
      È la storia che ce lo racconta: nel 1943-46 c’era l’interclassismo del CLN e le istanze più o meno condivise che sono confluite nella Costituzione ma già nel 1947 il paese era diviso.

  • Francisco

    @ quino
    Siccome del “chiacchiere e distintivo” ne avremmo piene le tasche, è lecito sapere cosa ha fatto e fa il m5s riguardo i NOTAV?
    E, visto che si parla di cavalli di battaglia, quali differenze tra reddito di cittadinanza e salario minimo garantito?

  • quino

    @Berija:
    esempio il tuo che mi pare proprio rovescio alla motivazione per il quale lhai proposto.
    Intanto: PRIMA i nazifascisti li hanno combattuti (assieme) e cacciati (assieme agli ameriggani). assieme, pur mantenendo le loro differenze ideologiche. differenze a volte anche brutali ma sempre sorpassate nell’interesse prioritario contingente.
    POI e solo poi, le divisioni ideologiche insanabili (anche per pressioni estrene non solo in Italia) han portato ad una separazione. ma solo poi.

    E forse anche noi avremmo bisogno di cacciare qualcuno: oggi. non chissà fra quanto e se.
    Ma solo forse, direi, visto sembra che a molti la merda vada bene perchè più merda c’è, più sono i disagiati che soffrono più forse è facile portarli da una parte anzichè da un altra.

    @Francisco.
    no sorry mi dispiace. a te niente risposta.
    una cosa è dialogare, un’altra il cercare di deragliare replicando a domande con domande, bypassando risposte e contestualizzazioni. specie approcciando con spocchia l’interlocutore.
    Algoritmi dialettici ben noti. Se ne può, io almeno di sicuro, fare a meno.

    • Francisco

      Amen… quando si dice “nervo scoperto”.
      Il problema degli incursori anticomunisti è che non amano essere messi colle spalle al muro in un territorio che non gli appartiene, proprio perché l’anticomunismo è questione di pancia e non certo d’intelletto, ergo mancanza di strumenti.

    • berja

      Quino,
      le sue posizioni sono legittime e ben espresse, hanno anche delle forti ragioni, ma purtroppo le percepisco come esterne alla sinistra di classe.
      ha il mio rispetto, per quel che vale (niente), la ascolto, ma non la posso seguire.

  • moravagine

    Cari compagni, mi pare tutti concordino su una premessa metodologica: il populismo (pur nella difficoltà di una sua definizione soddisfacente) e il socialismo sono fenomeni distinti e, in certa misura, antitetici.
    Ora, andando oltre i pochi movimenti russi, nordamericani o francesi per i quali c’è una certa concordanza degli storici nell’usare la categoria di populismo, molte lotte di liberazione hanno preso corpo attraverso fronti in cui l’elemento populista era preponderante, tingendosi di sfumature patriottiche e borghesi; in questo novero potrebbero entrare persino la rivoluzione russa di febbraio e la rivoluzione cubana, ma mi fermo qui per evitare di entrare in un terreno minato.
    La fantomatica “classe” di cui pare tutti amino riempirsi la bocca, non solo non segue quella che vorrebbe essere la sinistra di classe, ma semplicemente non si percepisce come tale, e nella definizione della propria identità prevalgono ben altri fattori; tantissimi dei presunti “proletari”, soprattutto fra gli under 40, farebbero prevalere, nella definizione di sè, il marchio del proprio smartfono rispetto all’appartenenza ad una classe di sfruttati di cui respingerebbero per principio il concetto (sfruttati= “sfigati”, e perdonate la volgarizzazione).
    Su questo il capitalismo ha vinto su tutta la linea: ha colonizzato i corpi, le menti, l’immaginario, le anime.
    Quindi la “classe” (almeno nell’Italia del XXI secolo) è un mito, e dovere storico dei rivoluzionari dovrebbe essere quello di abbatterli questi miti.
    Quantomeno si dovrebbe ridefinire il perimetro di tale “classe”, senza arrivare certo al famoso 99% del populismo, ma includendo settori di popolo la cui menzione nel ’900 sarebbe stata considerata eretica.
    Quindi, quali segmenti di popolo (quali classi se ci tenete tanto) si sentono rappresentati dal populismo del M5S? E’ possibile instaurare un rapporto dialettico? E’ possibile far parte di un fronte comune, seppur nella contingenza del momento storico?
    Altrimenti, cosa si fa, si rilancia l’ennesima unificazione dei comunisti che produce un’altra scissione, si costruisce la “sinistra dal basso” (sì ciao), ci si tira fuori in una prospettiva bordighian-astensionista?
    Sarà amaro constatarlo, ma c’è più sensibilità “socialista” in un Di Battista che in tutti i Bertinotti, Vendola, Diliberto e compagnia gracchiante.

    • Francisco

      Con tutto il rispetto, non mi pare d’aver letto su queste pagine di eventuali sostenitori dei vari Bertinotti, Vendola, Diliberto e compagnia gracchiante, diciamo che ormai non li si nomina neanche più, equivale a sparare sulla croce rossa, nessuno li rimpiange, tantomeno chi da sinistra già non li considerava. La Bolognina ha già scritto tutto sulla questione.
      Rimane il fatto però che la “sensibilità socialista”, fosse anche nelle sole parole, era di già più socialista di quella del Dibba.
      La questione di cui non si riesce mai a parlare in rete (già, solo in rete, perché sul campo se ne parla eccome) è il perché di questo assalto alla diligenza. Perché una sinistra (diligenza) che non ha più rappresentanza istituzionale dovrebbe cercarla in un movimento che ha ottenuto questo riconoscimento istituzionale?
      Se vogliamo tener conto dei flussi elettorali, l’unica certezza di un quadro politico che legifera o fa opposizione, dobbiamo riconoscere che i più sostanziosi innesti da “sinistra” sono venuti proprio da quella compagnia gracchiante di cui sopra, i più riguardosi ammiccamenti da Prc e Sel, non dimentichiamolo, da destra ovvio non ce n’era bisogno, per innumerevoli ragioni il m5s nasce lì e morirà lì, se e quando non lo sappiamo, questo lo deciderà il sistema quando non ne avrà più bisogno.
      Politicamente sono decenni che da comunisti (quasi tutti) osserviamo da fuori l’andamento del palazzo, si è costantemente in piazza e sul campo a lottare, ma non si partecipa al voto, una volta perché il voto è prassi borghese, l’altra perché non c’è il partito.
      Però ci troviamo a parlare del m5s solo in occasioni da post-voto, ante-voto di supporters da sinistra se ne vedono ben pochi… come mai?
      In occasione di questo referendum le cose si sono un po’ ingarbugliate, l’affluenza ha smontato parecchie certezze e posto nuovi interrogativi: ma i compagni astensionisti hanno o no partecipato a questo voto?

      • moravagine

        La posizione astensionista, pur rispettabile, mi pare onestamente minoritaria, ed in tale ambito vi sono gruppuscoli che potrebbero vantare una lunga e coerente militanza astensionista, senza per questo aver inciso un minimo sulla realtà, e non mi riferisco agli anarchici, che invece, in ben altre epoche, hanno inciso e come.
        Osserviamo pure da fuori il palazzo, ma la piazza non riusciamo proprio ad osservarla da dentro.

  • Francisco

    @ moravagine
    Ti ringrazio per la precisazione, anche se a mia volta tengo a precisare che il mio riferimento era a “l’altra perché non c’è il partito”, sicuramente non minoritaria, ma è la seconda volta che cerco di aprire una questione su questo 70% senza riuscire a fermarmici… si può sapere da dove viene un buon 20% extra o dobbiamo farne un orfano che se lo cucca il primo che arriva?

  • Militant

    E’ una discussione interessante ma, @quino, non c’è bisogno di affastellare argomenti su argomenti altrimenti diviene complicato seguire un dibattito uniforme e interagire di conseguenza.

    Col M5S ci vuole un rapporto dialettico, perchè espressione di un malessere sociale e di classe che non trova rappresentazioni (e rappresentanze) altrove. Questo il motivo per cui non ha alcun senso politico inibirci questo ipotetico rapporto. Da qui però ad appoggiare apertamente le istanze di quel partito, ce ne passa. Non solo perchè nel calderone informe e sconclusionato di proposte fatte dai grillini c’è tutto e il contrario di tutto, quindi diviene effettivamente difficile avere un rapporto anche fosse solo elettorale con quel soggetto. Ma anche perchè è un partito impossibilitato a risolvere alcunchè, come stiamo vedendo a Roma. Alla prova del governo, il movimento grillino non solo non ha soluzioni, ma sia il ceto amministrativo che le idee attorno a cui impostare l’azione di governo, sono mutuate in tutto e per tutto dalla vecchia classe dirigente, tanto politica, quanto culturale-universitaria. Il M5S non riesce ad uscire dall’approccio liberale al governo. Trova una sua (precaria) sintesi nelle battaglie del No (no alle Olimpiadi, no alla Tav, eccetera), ma quando si tratta di proporre qualcosa, un’idea guida della propria azione, rimane vittima della sua inconcludenza. Alla fine della fiera, la classe dirigente romana del M5S è rappresentata da un gruppo di politici alle prime armi ma tutti interni ai rapporti di potere dominanti: avvocati, baroni universitari, imprenditori, eccetera. Che soluzione può venire sul problema rifiuti se la montagna della vittoria elettorale romana partorisce il topolino della Muraro, cioè di una che ha partecipato attivamente alla gestione dei rifiuti nei decenni precedenti? Nessuna, si reitera l’esistente dandogli una spolverata social coi video-selfie. E l’esempio della Muraro vale per decine di altre posizioni dentro la giunta, ad esclusione forse di Berdini che infatti è stato di fatto messo alla porta e a gennaio verrà rimpiazzato da qualcuno più malleabile (e Berdini è tutto tranne che un “rivoluzionario” eh).

    Detto questo, bisogna anche riconoscere che il quadro politico istituzionale da qualche anno è cambiato. Per lunghi anni – diciamo dal 2004 (candidatura alle europee di Nunzio D’Erme) alle ultime elezioni romane – ci siamo astenuti dal votare, perchè era un quadro politico di fatto bloccato e di fatto non permeabile: da una parte il partito unico liberista del centrodestra e centrosinistra; a sinistra rimasugli elettorali completamente insignificanti socialmente e quindi anche elettoralmente; a destra rigurgiti reazionari o apertamente nefascisti. Che senso aveva votare questo o quel partito inutile a sinistra dei Ds/Pd?
    Oggi il quadro è cambiato, e questo cambiamento impone una riflessione che non si cristallizzi nella posizione astensionista di principio. Insieme ai tre poli detti prima (partito liberista, sinistra inutile e destra reazionaria), si è affacciato una sorta di quarto polo populista rappresentato dal M5S. Un partito attorno a cui si è ricomposto politicamente un pezzo di proletariato, nonchè di ex piccola borghesia impoverita. Ma non solo: la formazione del Partito democratico ha imposto un’accelerazione nel governo europeista, trovando nel Pd il soggetto omogeneo e più adeguato al liberismo transnazionale.
    Cosa fare in una situazione del genere? Come spezzare l’egemonia Pd-europeista da posizioni minimamente progressive e non direttamente regressive? Come incidere nei rapporti della politica senza essere mera testimonianza comunista?

    Noi ci stiamo ragionando, e questi articoli rispecchiano un ragionamento in corso d’opera e a “voce alta”, senza ancora avere una linea ben definita ma senza neanche la paura di esplicitare ragionamenti “eretici”. Ovviamente il problema Cinque stelle è l’ultimo nell’ordine dei nostri problemi. A monte c’è la necessità della sinistra di re-insediarsi in quei territori e in quelle fasce popolari che oggi hanno completamente rotto ogni rapporto con una politica progressiva. E’ per questo che tutta la nostra azione è volta, tramite la Carovana delle Periferie, a recuperare il rapporto tra sinistra e classe, almeno a Roma. Poi, ma solo poi, tra noi e la classe c’è anche il “problema M5S”.

  • Francisco

    “Col M5S ci vuole un rapporto dialettico…”

    Partiamo dall’assunto che le periferie hanno cambiato faccia da prima che s’affacciasse il m5s, pensiamo veramente che Forza Nuova e Casapound non avessero già infettato un proletariato sfinito? Il Fini del 1993 sostenuto da Berlusconi aveva già sdoganato certa gente.
    Lasciamo da parte e salviamo (doverosamente) quella parte antagonista che s’è (siamo) sempre e comunque esposta nella lotta anticapitalista, ne ha pagato conseguenze immani e non ha neanche più voce… ma c’è un’altra parte, quella ben più consistente, che da anni s’era spostata a destra, o perlomeno sembrava sopita, e guardava di traverso quella che veniva bastonata, che alla prima occasione ha rialzato la testa.
    Giusto nel voto romano, tanto per non divagare troppo, già nella campagna elettorale i più attivi sostenitori della Raggi (m5s) accanto a qualche rifondarolo in cerca d’autore c’erano quelli che fino a ieri avevano il problema degli “zingari che svuotano i cassonetti, rubano sulla metro, gli immigrati sporcano e portano malattie, impiegati fannulloni, vigili che non ti fanno godere il capodanno, monnezza e buche a volontà etc…” non sto a fare l’elenco completo ma ci siamo capiti, gli slogan legaioli sono ben noti, ma il fatto è che non restano slogan.
    Olimpiadi? Vabbé, una circostanza servita su un piatto d’argento per fare un figurone, non c’è una lira pe piagne si dice qui, dubito si sarebbero fatte comunque. Vedremo la storia dello stadio come finirà.
    Berdini? Una foglia di fico che prima o poi dovrà spiegare qualcosa, non certo a me.
    E veniamo ai NOTAV… qui il discorso si fa più interessante.
    Presi i voti nel 2013, grazie alla posizione pro NOTAV, il giorno dopo il voto una bella scampagnata con selfie, streaming e fanfara in Valsusa… poi? Spariti! Serve un elenco di compagni ingabbiati per questa lotta?
    Ah… in TV, in Parlamento, in piazza (solo comizi, beninteso) per carità, argomento principe, ma il m5s ha il PRIVILEGIO di ben TRE dirette streaming su scala nazionale con il bomba, l’avversario biblico, su TAV, Muos e F35 neanche una sillaba. Sfido chiunque a vedere l’epilogo di quegli incontri se a Renzi gli avessero posto certi temi. Io l’ho sempre visto come un favore.
    Dulcis in fundo Nicoletta Dosio, è notizia fresca la sua condanna, mi aspetterei di vederli salire sui tetti.
    Tra i privilegi vorrei mettere anche la “libertà” di sfanculare le istituzioni in pubblico per anni senza conseguenze… beh se lo meritano, direte voi. E perbacco che sì, una cazzo d’invidia già solo per quello… ma fascciamolo pure noi no?
    Me vié da ride… sempre qui si dice, provateci.
    Ora, al netto di queste poche considerazioni, ci dovremmo spendere nel cercare un dialogo (noi, mica loro, hanno già detto che non esistiamo) con chi ti fa le lenzuolate con i soldi prelevati dal loro stipendio da devolvere alle PMI, dicasi Forconi? Vogliamo dimenticare che mentre un altro proletariato veniva bastonato a Roma il sig. Grillo chiedeva ai gendarmi di togliersi il casco davanti ai Forconi e scortarli al Palazzo per “manifestare”.
    Ci sarebbe tant’altro ancora, ma sempre sul tema, non mi metterei certo a interpretare la storia comunista al “come la vedo io”, da comunista non posso che vederla come voi e come tutti i comunisti, ma ci sono delle cose che possono sfuggire, e non sempre sono marginali.

  • quino

    @Militant
    son conento che Moravagine partecipi alla discussione perchè, molto più capace a scrivere ed esprimersi di me.
    Magari poi non diciamo esattamente le stesse cose, ma almeno simili, e io magari metto troppa carne sul fuoco. verissimo. come verissimo è che si affronti un argomento che purtroppo non può non toccare nervi scoperti e craere automatiche ritrosie. Dalle mie parole, spesso arruffate e di troppa carne al fuoco, si è evinto -e non l’ho certo mai cercato di nascondere- una mia certa avversione o sfiducia o ritrosia al ricorrere, oggi, 2016, a ragionamenti a base “classe”.
    E so bene che questo non è proprio il luogo e la compagnia migliore per sostenere una simile posizione.
    Quindi, approfitto adesso per chiedere scusa ai compagn* per le sensibilità offese dalle mie parole in tal senso. Ci tengo, altrettanto però, a precisare che il mio non è un giudizio storico nè personale verso chiunque nè qualunque realtà sociale. E’ solo il mio personale percorso valutativo “maturato e aggiornato” in raffronto ai tempi odierni. Altri più in gamba di me, magari, un giorno, ne tiraranno fuori qualcosa di più articolato. Non io certamente.
    Bon. fine del cappellotto. Torniamo in tema.

    Secondo me, il discorso potrebbe/dovrebbe essere sviluppato su alcuni piani differenti, ma non contemporaneamente bensì consequenzialmente.

    Innanzitutto magari scegliere se la discussione e la politica debba avere una priorità di taglio “filosofico” o “contingente”. In effetti se no, la carne al fuoco diventa troppa e mescolata. Vero altresì però che è impossibile far finta che non ci sia un retroterra e del valore che abbia.
    Potrebbe quindi dunque avere un senso sviluppare un percorso a tre fasi:

    1.[fase "autocritica"]: una valutazione/autocritica/presa di coscienza/etc., più generale inerente le differenze storico-economico-sociali-ludiche-demografiche-orografiche di “oggi” e le teorie di “ieri”;

    2.[fase "strategia"]: una valutazione/autocritica/presa di coscienza dei limiti attuali, con la conseguente “scelta” di una scaletta di obiettivi “minimi” -raggiungibili a breve medio termine- su cui impegnarsi, anzichè sul “tutto della Rivoluzione del domani che un giorno verrà” e di ogni problematica. Al momento non mi pare che ci siano forze in campo in grado di coprire tutto, quindi una riduzione degli obiettivi porterebbe ad aumentare i rapporti di forza su quelli, pochi, scelti.

    3.[fase "tattica"]: una valutazione/autocritica/presa di coscienza/scelta delle modalità tattiche su come perseguire questi obiettivi; con o senza soggetti esterni, ad esempio. Dove i rapporti di forza sono a nostro favore si va soli, dove non lo sono pur rientrando negli obiettivi primari su scelti, si deve trovare una qualche forma di compartecipazione.

    Io, sinceramente, più di questo non so cosa dire nè proporre (anche per non perdermi in parole ed esempi che poi vengono mal compresi e a cui peggio si risponde). Nè voglio passare per il riformista di merda di turno, che viene a spalare merda sui compan* e sul loro impegnarsi quotidiano. Ho proposto nei miei post precedenti la mia visione di percorso attuale davanti al bivio di una scelta, che permette pure di tenere i piedi in due scarpe e pure permette una possibilità (e ripeto possibilità, non certezza) di manovra ed incisione politica nel sociale concreta. Tutto lì.
    Non sono nemmeno stato a paventare cosa potrebbe portare un tirarsi indietro ora e lasciare lo stesso campo d’azione in mano ad altri.
    Togliamoci di dosso un pò di zavorre (ideologiche) e corriamo. il tempo non si ferma. la Storia nemmeno. E nemmeno i treni delle occasioni anche se non sono quelle perfette. sta a noi migliorarle.

    Dico solo, e concludo la mia presenza nel dibattito: cazzo stavolta non facciamoci fregare! Ricordiamoci il diffondersi dei fasci nelle periferie e nelle situazioni di disagio (che in primis nasce dal disagio economico, anche quello etichettato come immigratorio/razziale), e piuttosto cavalchiamo una tigre che magari non ci piace, che certo non è nè perfetta nè comunista con la C maiuscola (pur avendo battaglie e sogni comuni con la Sinistra) ma: non lasciamo tutto lo spazio ai fasci. non stavolta. poi non ce li ripigliamo più certi quartieri e certe persone.
    C’è una congiuntura italiana e mondiale che FORSE, pur nella sua merda, può permetterci di farci ritornare un pò di Sinistra sui palcoscenici, lasciarci uno spazio di manovra per farci spargere semi e raccogliere qualcosa.
    non lasciamolo ai fasci. non giriamoci dall’altra parte.
    E se la Rivoluzione ha aspettato fino ad adesso,… potrà aspettare ancora un pochino, no? Intanto facciam qualche passino in avanti, invece di arroccarci.

    POST SCRIPTUM:
    in ogni caso, oggi è già abbastanza tardi per sfruttare appieno la facile possibilità di svuotare dall’interno un qualcosa di così aperto alla base. Non che sia più impossibile, ma è certo già tardi. Restano però comunque dei temi comuni e la possibilità di partecipare e di influenzare ad una pressione forte ed ad una spallata all’establishment mercenario delegato alla spoliazione dei diritti sociali da parte delle multinazionali. neoliberiste sovramondiali.
    Fuori di questo al momento non ci sono solo sogni di un futuro che non si sa quando arriverà, ma che al momento non ha gambe per camminare.

  • Prendiamo atto che per i gestori di questo Blog è moralismo puntare il dito contro il razzismo che anima parte dell’elettorato peppista e la xenofobia che impregna le iniziative politiche del partito padronale di Grillo.

    Liberi di pensarlo, per me è solo umana decenza denunciare la cultura xenofoba di chi vuole bombardare barconi, vuole un ritorno ai nazionalismi e alle frontiere, chiede espulsioni per i “clandestini” proprio come fanno i padani, e omettendo che l’irregolarità in questione non è legata alla condotta della persona, ma è frutto di leggi classiste e xenofobe che trasformano la povertà in un crimine e negano il diritto di spostarsi per cercare una vita migliore.

    Prendiamo atto che per certa sinistra che teorizza la ribellione verso l’oppressione di alcuni su tanti è atto di “moralismo” ribellarsi all’oppressione di chi governa la capitale italiana disponendo sgomberi dal sapore squadrista (per informazioni chiedete ai volontari del Baobab, che fanno vera militanza tra i migranti e non cyber-militanza da salotti intellettuali) e negando ai cittadini solidali gli spazi per offrire alloggio in tenda ai migranti a proprie spese.

    Prendiamo atto che per i raffinati politologi di questo blog è “moralismo” denunciare gli accordi fatti nel nord-est a livello comunale (Laives) tra gli emissari locali del peppismo e gli esponenti cittadini di Lega Nord e Fratelli d’Italia, che è “moralismo” mostrare le foto dove gli striscioni M5S sventolano accanto a quelli di Forza Nuova, che è “moralismo” denunciare le sistematiche aggressioni squadriste che si svolgono in rete prendendo come bersagli chi non pensa come il capo e non obbedisce ai suoi emissari.

    Prendiamo atto che è “moralismo” bollare come criptofascista o fasciopeppista un partito che vuole essere il partito unico di governo, dove comanda un capo assoluto col suo cerchio magico, dove gli stranieri non hanno diritto di iscriversi, dove chi dissente viene espulso e insultato da squadracce di fedelissimi del capo, dove non c’e’ nessun impegno concreto per migranti, poveri e omosessuaii, dove si sostiene che Casapound ha idee condivisibili, dove si manifesta in piazza assieme a Forza Nuova, dove si va a braccetto in Europa con razzisti britannici e neonazisti svedesi, dove si fanno convegni pubblici con i sindacati di polizia che hanno applaudito gli assassini in divisa condannati per l’omicidio Aldrovandi, dove si inserisce nel programma un punto del piano eversivo della P2, per abolire il valore legale del titolo di studio e far comandare il paese a un comico pilotato da un tizio senza laurea, dove si teorizza che l’immigrazione si gestisce bombardando barconi o facendo accordi per tenere i migranti in paesi dove il carcere e’ sinonimo di tortura, dove il capo assoluto incontra amabilmente gli ambasciatori di regimi totalitari come la Cina o paesi che praticano la pena di morte e la guerra globale come gli USA, senza poi dire nulla di quello che si sono detti, dove il capo del partito incontra esponenti della parte piu’ retrograda, capitalista e anticristiana del clero vaticano tessendone pubblicamente le lodi sul sito che e’ sede ufficiale del partito, dove si vuole introdurre un vincolo di mandato per trasformare i parlamentari in burattini dei capipartito, dove la capogruppo alla Camera dice che “l’ideologia del fascismo prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia”, dove il capo partito deve riflettere sulle adozioni dei figliastri nelle coppie omosessuali perche’ non ha ancora capito se le famiglie arcobaleno sono devianti e deviate o se ha ragione la consolidata letteratura scientifica in base alla quale anche una coppia omosessuale puo’ essere un ambiente sano e positivo per la crescita di un bambino.

    PRESO ATTO che denunciare tutte queste cose è “MORALISMO” per alcune menti sopraffine, mi permetto di dire che per la mia mente molto più modesta stare zitti e far finta di niente di fronte a tutte queste cose, accettando le devianze di un partito padronale fascistoide nell’illusione che possa essere uno strumento al servizio delle classi più deboli è cosa semplicemente IMMORALE, degna del fallimentare machiavellismo cervellotico che ha segnato ogni confuso estremismo di sinistra.

    Detto questo, personalmente rispetto molto di più una astensione data in coscienza che un voto di convenienza, di opportunismo o di strategia dato all’ennesimo partito padronale e autoritario dove i padroni bacchettano i senatori pro-immigrati perché rischiano di far prendere al partito percentuali “da prefisso telefonico”. Al di la’ della forma ribelle e rivoluzionaria, nella sostanza un “voto utile” dato al peppismo su richiesta di presunti ribelli antisistema è politicamente assimilabile al “voto utile” dato al PD su richiesta di Veltroni, che ha avuto come unico effetto quello di spazzare via quel po’ di sinistra anticapitalista e ambientalista che rimaneva in Parlamento.

    Se i peppisti andranno al governo anche grazie a chi gli porterà l’acqua con le orecchie da sinistra, spero che almeno ci sia la maturità e l’onestà intellettuale per fare una doverosa autocritica nel momento in cui vi accorgerete che la cultura espressa da un governo pentastellato non sarà molto diversa da quella del tanto vituperato “centrosinistra”, e rischia anche di essere peggiorata con la forte componente destrorsa, xenofoba e neofascista della base di quel partito.

    Cordiali saluti

    Carlo Gubitosa
    coautore con Alessio Spataro del libro “Heil Beppe!1!”
    http://www.mamma.am/beppe

  • Militant

    @Carlo, ti conosciamo benissimo, non serve venire qui a pubblicizzare i tuoi libri. Limitiamoci agli argomenti, che i curriculum lasciano il tempo che trovano.

    Comunque, il nocciolo della questione, e della differenza, sta tutto qui: “la cultura espressa da un governo pentastellato non sarà molto diversa da quella del tanto vituperato “centrosinistra”, e rischia anche di essere peggiorata con la forte componente destrorsa, xenofoba e neofascista della base di quel partito”.

    Il problema è che per te (e per i nostalgici come te delle magnifiche sorti e progressive del “tanto vituperato centrosinistra”), il centrosinistra è sempre e comunque un’opzione possibile, e che scevra del renzismo addirittura un’opzione condivisibile, tutto sommato. Comunque di gran lunga meglio del berlusconismo, del fascismo populista, di ogni altra cosa in fondo. La differenza con noi sta tutta in questo approccio: per noi il “centrosinistra” non solo è un’opzione oggettivamente impossibile da ri-editare, ma va interpretata come “male assoluto”, come blocco di potere direttamente avverso alle ragioni di classe, perchè maschera mistificata del liberismo europeista che ha direttamente prodotto la situazione odierna, cioè la gestione ordoliberale della crisi economica, l’impoverimento generalizzato, la nascita dei populismi, la scomparsa della sinistra, il rafforzamento dei fascismi in tutta Europa, eccetera. Se la discussione continua su questo piano è anche inutile proseguirla, sono due visioni antitetiche e non sintetizzabili. Tu rimani della tua idea che il problema sia il fascismo dei populismi a cui rispondere con sante alleanze da fronte popolare con la sinistra liberista; noi della nostra. Amen.

  • La perfetta argomentazione grillista: “ki ti paka?” “dici male dei cinque stelle per vendere piu’ libri!” Giusto per non parlare della paginata di argomenti che sta sopra il link di un libro… si vede che anche da queste parti i libri sono roba da professoroni… sinceramente da un blog che si presenta come spazio di alto livello culturale mi aspettavo argomentazioni piu’ approfondite e piu’ di sinistra.

    Di sicuro se la presunta rivoluzione popolare passera’ per le scorciatoie del peppismo la farete senza di me e senza tanti altri antifascisti che staranno culturalmente dall’altra parte della barricata, contro tutti i neofascismi, gli egoismi, i razzismi, i padronati, gli autoritarismi e i soprusi contro i piu’ deboli che a Roma hanno gia’ superato da tempo la soglia di tolleranza.

    L’accettazione del “meno peggio” come valida alternativa al peggio e’ un cancro della politica che ha generato mostri come il Berlusconismo, alimentato anche grazie a quelli che considerano un imbroglione di successo “meno peggio” di chi lo ha preceduto, ha generato il PD che rincorreva il centro proponendosi come meno peggio di Berlusconi, e ora visto che dalla storia non si vuole imparare niente questa cultura tafazziana genera il peppismo che rincorre la destra, per giunta inseguito da certa sedicente sinistra, alla quale presenteremo il conto quando in Italia vedremo gli sfasci razzisti e classisti gia’ visibili a Roma per chi non ha sugli occhi troppe teorie astratte che ostacolano la visuale.

    Le alleanze con la sinistra liberista e la nostalgia del centrosinistra me le avete messe in bocca voi, e rinnovo il mio suggerimento a leggere il libro sul fasciopeppismo fatto con Spataro, non per mettermi in tasca soldi (lo potete anche fotocopiare, tanto e’ rilasciato in creative commons, a differenza dei libri del clan dei Casaleggesi) ma per colmare delle vostre lacune sul peppismo in generale e di passaggio anche sulla mia persona.

    Io ho nostalgia di ben altre proposte politiche, cerco nel mio voto e nel mio scritto di restare coerente con la mia scelta culturale libertaria, antipadronale e antifascista, e continuo a illudermi che nella sinistra popolare e anticapitalista ci sia ancora abbastanza gente normodotata capace di costruire una alternativa seria senza mendicare spazi, potere, voti e visibilita’ a padron Peppe.

    Ma forse devo ricredermi da questa illusione, se anche gli avamposti della ribellione ormai hanno capitolato davanti al peppismo, magari sognando un posto in prima fila nella revolucion peppista quando il Dibba vuotera’ le casse degli arsenali per finanziare i granai.

    Se per voi il centrosinistra e’ il male assoluto, vorrei capire come mai secondo la vostra grande elaborazione intellettuale il bene da contrapporre a questo male e’ il peppismo padronale, autoritario, xenofobo e criptofascista.

    Fatemelo capire perche’ proprio non ci arrivo. Se poi il peppismo non lo considerate un bene, ma un male relativo, non prendetevela se qualcuno si rifiuta di curare le metastasi della politica con una martellata omeopatica nelle parti basse.

    Per quanto mi riguarda, visto questo esplicito endorsement al peppismo come male minore, nel riconoscere la vostra liberta’ di pensarla come vi pare spero che riconosciate anche la mia liberta’ di considerarvi a partire da adesso moralmente corresponsabili di tutte le azioni vigliaccamente razziste, di tutte le censure autoritarie e di tutte le azioni squadriste che a Roma e altrove porteranno il marchio proprietario del signor Grillo e della sua azienda di riferimento.

    Le responsabilita’ legali e politiche saranno altrove, ma in tempi di rigurgiti fascisti le responsabilita’ morali ricadono anche su chi sostiene l’insostenibile, su chi gira la testa di fronte al dilagare dei gerarchi populisti e anche su chi tace sulla vergogna xenofoba dell’amministrazione capitolina che i volontari resistenti del baobab stanno cercando di arginare a colpi di accoglienza e non a colpi di tastiera.

    Su una cosa concordo con voi: e’ inutile proseguire la discussione con chi ha gia’ accettato di bere l’olio di ricino peppista per purgare la sinistra dai suoi malesseri interni.

    Ci risentiamo dopo questa ennesima ubriacatura politica per smaltire assieme i postumi della sbornia peppista. Spero di sbagliarmi nella mia analisi, ma se non mi sbaglio spero che almeno a posteriori avrete il coraggio di riconoscere i danni provocati dal concedere voti, credito e consenso a forze politiche che non li meritano per manifesta incapacita’ e comprovata adesione all’onda culturale maggioritaria intrisa di asservimento, xenofobia, egoismo e squadrismo 2.0.

    Ora che andate a fare avanguardia del proletariato sotto il vessillo liberatore del padrone illuminato non restateci male se qualcuno resta indietro perche’ gli viene troppo da ridere.

    Mi attribuite simpatie per le “sante alleanze con la sinistra liberista”, ma ne frattempo io preferisco guardare ai pirati islandesi, agli spagnoli di Podemos, all’esperienza di Syriza ai green parties di tutta europa e a gente che ha costruito terzi poli senza dover salire sul carro di un padrone famoso, così posso risparmiarmi lo spettacolo penoso di una sedicente sinistra che si adatta docilmente al ruolo di inservienti sociali dei maggiordomi parlamentari manovrati dal padrone aziendale.

    Buona rivoluzione compagni, hasta la cicora siempre! Al vostro “AMEN” che ha messo fine con tono solenne e ieratico a questo confronto di idee, aggiungo il mio “COSI’ SIA” e tolgo il disturbo da questo spazio.

  • Militant

    @ Carlo Gubitosa

    Renditi conto che sei planato su questo sito iniziando ad insultare tutti, hai commentato tre volte di seguito attaccando tutto ciò che ci fosse scritto, ci hai dato dei fascisti ad ogni riga dei tuoi commenti, tutto condito dalla solita solfa del perseguitato a cui non daremmo la possibilità di esprimersi, dal trito refrain del “tolgo il disturbo” puntualmente smentito ad ogni commento successivo, mentre non solo ti lasciamo commentare liberamente, ma proviamo anche a risponderti razionalmente. Quindi tu non vuoi discutere, vuoi sentirti dire che hai perfettamente ragione su tutto? Bene, te lo concediamo: hai perfettamente ragione su tutto, anche su quello che non hai ancora scritto ma su cui comunque facciamo autocritica preventiva.

  • @ Carlo Gubitosa
    Forse ho capito male io, ma a me non pare che qua Militant abbia invitato a votare Grillo, ma a capire che dietro l’adesione di larghi segmenti di classe a quel partito c’è un malessere reale, e che alcuni argomenti vanno affrontati da comunisti (ma vanno riflettuti e affrontati, cosa che Syriza ha fatto molto male, e perlatro Syriza è alleata dei Greci Indipendenti che del 5 stelle non sono certo migliori) proprio per aprire a una soluzione realmente anticapitalista quando il grillismo si paralizzerà per forza di cose, per cui non è il 5 stelle ciò che interessa, ma la sua base.
    Tacciare tutta la sua base di xenofobia è controproducente oltre che non vero, e proprio cercando di discuterci anche nei luoghi di lavoro (ci sono tanti grillini al lavoro da me e si parla di classe lavoratrice), lavorandoci sui territori quando accadono battaglie comuni (come peraltro nella concretezza dei fatti si è già fatto da tempo, ultimo caso Trivelle Zero in cui c’erano a titolo personale militanti 5 stelle) ed offrendo loro un’alternativa su tanti temi che si può evitare che attacchi e si diffonda sempre più uno dei cardini peggiori del grillismo, la xenofobia e il rifiuto dell’antifascismo che nei territori si è sostanziato in fenomeni che tu riporti.

  • Militant

    Secondo la stringente logica gubitosiana, siccome Syriza è alleata con il partito filo-golpista nazionalista Anel, di conseguenza Syriza è un partito fascista. Ecco dove porta certo logicismo anti-dialettico.

  • moravagine

    Cari compagni, mi pare che un po’ tutti i commentatori tendano a sacralizzare un po’ troppo il momento elettorale, che per un liberal-democratico è la “quintessenza” della partecipazione politica, per un comunista è (o dovrebbe essere) un elemento marginale dell’azione politica.
    Nel mio piccolo, come presumo molti fra voi, ho contribuito a far eleggere, direttamente o indirettamente, Prodi presidente del consiglio, Bassolino presidente della Campania, Cofferati sindaco di Bologna; ho fatto mea culpa e continuo a flagellarmi le carni, ma alla fine mi riconosco una certa coerenza, visto che sul piano dei principi, dei valori, degli ideali, non ho mai fatto negoziazioni nè compromessi.
    Arrivo al dunque: un eventuale sostegno elettorale al M5S sarebbe poi un peccato “più mortale” (passatemi il francesismo) del passato sostegno ai centrosinistri tramite il voto al PRC et similia? Io credo di no.
    Sull’intervento di Carlo Gubitosa, mi preme dire che egli solleva tante obiezioni condivisibili, ma viene a cadere quando calca troppo la mano sulle “coppie arcobaleno” e i figliastri, smascherando il suo “centrosinistrismo”: è proprio la sostituzione dei diritti sociali coi diritti cosiddetti civili nel “core business” (uso a sfregio la terminologia del Pensiero Unico Dominante) della fu sinistra ad aver determinato lo sfacelo e la confusione attuale, sopra, sotto e dentro il cielo.
    Ora, io voglio essere libero di dire che del presunto diritto di un tizio a pisciare in un cesso piuttosto che in un altro non me ne frega un beneamato, e le offese, i classici e scontati riflessi pavloviani, le respingo al mittente.
    Dobbiamo parlare di lavoro, pensioni, sanità e scuola, ma dobbiamo anche costruire, e si tratta di un’opera titanica, un orizzonte alternativo al turboconsumismo totalitario, e questo va ben oltre i grilli e i pisapippa.

    P.S.: Grazie a quino per i “complimenti” che un po’ mi imbarazzano (spererei solo di dare un modestissimissimo contributo alla Causa), e che tanti spunti fecondi ha portato alla discussione, scrivendo di cuore e di cervello; e grazie a Militant per l’ospitalità e per l’attitudine libertaria con la quale gestisce i commenti del suo blog.
    Un ultimo spunto, per chi se lo fosse perso: http://www.aldogiannuli.it/riflessioni-sinistra-italia/

  • Francisco

    Assodato (sfido a sostenere il contrario) che il m5s è un partito virtuale creato dal sistema, che dovremmo pensare, che questo sistema ci avrebbe costruito ad hoc un cavallo di Troia per farsi scardinare?
    L’ho scritto giorni fa:

    ” Da qui a capire che ciò che ci viene presentato come di sinistra dal sistema vigente porta con sé una contraddizione in essere. Per ora il “miglior” risultato ottenuto da tale contraddizione è la sparizione della sinistra dal panorama politico, rappresentativo e parlamentare (ergo legislativo)”

  • Militant

    @ Francisco

    La lettura complottistica dei fenomeni politici non ci ha mai convinto. Il M5S non è stato “creato dal sistema”, il “sistema” non ha costruito scientemente cavalli di troia con cui auto-delegittimarsi per poi legittimarsi meglio. L’approccio all’interpretazione dei fenomeni politici (che sono, *in ultima analisi*, epifenomeni di contraddizioni sociali manifeste che si organizzano ideologicamente), dev’essere quello dialettico materialista in grado di leggere la realtà in base alle situazioni concrete.
    Il M5S, ma in generale *tutto* il populismo attuale, di destra e di sinistra, è un fenomeno davvero troppo complesso per essere ridotto a complotto del capitalismo (organizzato dove? In quali riunioni segrete? Per rispondere a quali esigenze?).
    Bisogna anche stare attenti a confondere le cause con gli effetti. Non è la nascita del populismo Cinque stelle ad aver smobilitato la sinistra in Italia, ma la scomparsa trentennale di questa nella società e nelle sue contraddizioni di classe che *prima* l’ha resa irrilevante elettoralmente, e *poi* ha portato milioni di suoi ex elettori delusi e disorientati ad affidarsi ai populismi, non solo quello del M5S ma anche a quelli reazionari della Lega Nord. Bisogna stare accorti con questa storia delle cause e delle conseguenze, perchè confondendole poi si confondono tragicamente le possibili soluzioni. Ad esempio, ribaltando il ragionamento di cui sopra, poi la soluzione che si partorisce è (sempre) quella per cui “basta” fondare l’ennesimo partito super-comunista, cioè dare un nuovo e più ortodosso strumento elettorale in mano ai potenziali elettori, per risolvere il problema della scomparsa elettorale della sinistra in Italia. E invece, come evidente in questi anni, così non funziona, motivo per cui *tutte* le “costituenti” rosa, rosse, rossissime, porpora, eccetera, falliscono. Perchè vengono confuse le cause con gli effetti, e si ragiona sugli effetti (il declino elettorale) scambiandole per cause (la scomparsa nella società).

    @ moravagine

    Nessuna “sacralizzazione” del momento elettorale, figuriamoci, a noi poi, che venivamo tacciati di essere “astensionisti per principio” – e quindi oggettivamente amici del Pd – dagli stessi che oggi ci accusano di essere “elettoralisti”. Miracoli della rete. In realtà non siamo mai stati astensionisti per principio, così come oggi siamo tutto fuorchè elettoralisti. Il problema è che le condizioni cambiano, gli scenari politici e sociali mutano costantemente, e solo certe intellettualizzazioni dogmatiche possono produrre visioni della tattica politica valide in ogni contesto. Il problema centrale oggi è questo: come intervenire in un quadro in fervente mutamento, in cui le masse di staccano dalle elite dominanti e dalle loro ideologie, senza per questo trovare soluzioni effettivamente progressive e rivoluzionarie ad un ordine che è in palese crisi di consenso e legittimazione? Chi risponde liquidando la questione attraverso poche frasi fatte (votate il partito super-comunista; astenetevi; lotta al fascismo cinque stelle; iscriversi al M5S; eccetera), conferma solo la propria inutilità di fronte alla realtà. Nel passato non ce ne sarebbe neanche stata traccia. Oggi c’è la rete ed è tutto più complicato, perchè l’opinione di ogni singola persona assume lo stesso valore delle opinioni di organizzazioni collettive che su questi temi ragionano costantemente e mettono a verifica la produzione stessa di queste opinioni, attraverso la propria prassi. La post-modernità sta anche in questo approccio falsamente democratizzante ma in realtà profondamente “disattivante”.

    • Francisco

      Cari compagni comunisti, perché tali vi considero, continuo a pensare che la vostra, e di tanti altri, conoscenza del m5s risale molto in ritardo alla loro costruzione, per completezza riporto una cosetta che scrissi all’epoca del voto a Wu Ming:

      “Francisco
      08/03/2013 at 8:31 pm
      Se possibile vorrei sfatare un po’ le capacità del duo Grillo-Casaleggio… non che non ne abbiano ma, sempre se possibile, mi piacerebbe sapere sa al pari di Grillo anche gli osservatori o gli avversari credono che la rete abbia definitivamente scalzato la TV dal trono che detiene da almeno 60anni in questo paese, e non solo.
      Leggo da numerose analisi che il voto giovanile è quello che più ha premiato il m5s… forse è vero, però mi chiedo perché questo voto giovanile, che vede appunto in essi i maggiori fruitori del web, non ha dato negli anni precedenti questo potere (prima l’avrei chiamata notorietà) a Grillo.
      L’ascesa del Grillo pensiero è facilmente riconducibile alla caduta, o pausa di riflessione, di Berlusconi, caduto il suo governo il m5s s’attestava stabilmente da un paio d’anni sul 3,5% circa, questo perché quasi ignorato dalla TV, a parte qualche endorsement di Santoro e pochi altri, comunque insufficienti perché rari. Dall’autunno del 2011 la TV ha cominciato a portarlo in prima pagina quotidianamente, mai saltando un giorno, e in due o tre settimane i sondaggi lo innalzarono al 15%-18%(chiamiamo sondaggio il piattino che ci serve il sistema per veicolare preferenze, di qualsiasi genere). Proseguendo nell’osservazione dei flussi sondaggistici, questa percentuale, già di per sé stratosferica per i tempi impiegati, è rimasta stabile fino a un paio di mesi dal voto, nonostante crescesse l’interesse verso un movimento che rifiutava la presenzialità in TV ma ne era l’ospite principale. Gli ultimi mesi è stato un inseguire forsennato delle TV a Grillo, al punto che possiamo dire che le piazze gliele riempiva le TV, fino all’ultima settimana, con il culmine dell’ultimo venerdì utile di campagna elettorale, dove gli dedicò più spazio di tutti gli altri, lo trasformò nel concertone di S. Giovanni al pari del primo maggio, nonostante (furbescamente) fu allontanata.
      Ora pensare che le reti televisive abbiano costi e potenza inferiori della rete è un po’ fantascienza, tant’è vero che pur se il web è più capillare e in un certo senso democratico, perché permette la smentita o il confronto, la televisione raggiunge la totalità delle masse, non una parte come il web, è non è affatto interattiva o censurabile: DOMINA.
      In pratica, non vedo come si possa smentire questo, la TV rimane il mezzo di propaganda più efficae, ma è anche il più costoso, richiede più risorse, è in mano al potere (in guerra ormai si abbatte prima l’emittente televisiva del nemico, poi hai voglia di twittare).
      Rifletto su questo perché seguo da sempre l’evoluzione del movimento attraverso la rete e le TV, e credo che continuare a trascurare questo lato del “successo” di Grillo e del m5s contribuisca a renderlo quasi leggendario, un precedente veramente rivoluzionario.
      Una rivoluzione però portata a termine dalla TV, che notoriamente è l’arma del potere finanziario e politico. La TV ignora i nemici con l’oscuramento, i nemici abbattono la TV, e quando ne sono in possesso la ricostruiscono e ne fanno quello che era prima, il megafono del potere.”

      Wu Ming 1
      08/03/2013 at 8:58 pm
      Applauso, cazzo, AP-PLA-U-SO!!!
      —————————————
      E’ evidente quindi che sto parlando d’altro, se permettete. Potrei tediarvi con supplementi di copia e incolla super datati così risparmierei di scrivere, perché ci sarebbe di tanto altro pre e post questa quisquilia… qui non si tratta di complottismo, bisogna tornare coi piedi e la memoria all’epoca e prima ancora alla nascita e lo sviluppo in rete del movimento.
      Dico soltanto che non li conoscevate ancora, che il voto rappresentò il primo dibattito sui 5 stelle presso i siti di sinistra, comunisti e dei movimenti.
      forse il grande equivoco è rafforzato anche dal fatto che ancora si insiste sul “populismo” mentre qui si tratta di “qualunquismo”.
      Bisogna fare attenzione ai termini, è importante quanto lo sono “complottismo” e “sistema”… questo sistema che ancora oggi vi/ci ignora, come vi/ci ignorano i 5 stelle in questa fase post-referendaria.
      Noi non ci siamo, siamo trasparenti, non abbiamo votato come comunisti ma come massa informe semplicemente incazzata, abbiamo (non io, se non con il NO) portato acqua al quel mulino ma restiamo all’asciutto… a breve Roma ve ne darà la dimostrazione più eclatante, ma temo che non basterà.
      Ai miei riferimenti ai NOTAV, mille altri ancora ne avrei, il sig. quino s’è imbizzarito offendendomi.
      Da collaudata tecnica comunicativa 2.0 si ritira biascicando superiorità intellettuale… roba da baraccone, diciamolo!
      Fatevi una domanda e datevi una risposta.

  • quino

    @militant
    scrivi: “per noi il “centrosinistra” non solo è un’opzione oggettivamente impossibile da ri-editare, ma va interpretata come “male assoluto”…”

    concordo e condivido, anche se purtroppo un “centrosinistra” non è possibile così semplicemente escluderlo come ri-futuribile.
    Che sia però nei fatti il peggiore e più subdolo grimaldello del neoliberismo multinazionale: è palese e sotto gli occhi di tutti.

    Mi sembra, tra l’altro, che questa Tua/Vostra frase possa anche essere utile a riportare la discussione sul tema.
    Anche perchè le domande sono rimaste, divise per fazioni, esattamente identiche sul tappeto. Specie quelle concrete del presente.
    Io ero partito con un critica che partiva dal lontano 800 rispetto alle mutate situazioni del mondo del 2016; e da lì traevo la considerazione che se a livello mondiale oggi abbiamo il cd “populismo” come onda di ribellione al neoliberimo globale: sarebbe uno spreco ed una insensatezza non “approfittare” di questa occasione.
    Da lì poi le differenziazioni dei vari pensieri sul come/dove/quando/perchè “l’approfittare” di questa congiuntura storica.
    Non mi sembra purtroppo però che la (non troppo partecipata come numero di voci) discussione abbia fatto molti passi avanti.
    Anche perchè nel più dei casi si è preferito additare il possibile dito (M5S) che la possibile luna (scompaginamento di un establishment).
    Avevo proposto, qualche post più su, una scaletta su tre punti, di cui uno assai pragmatico e tattico per contingenza e rapporti di forze: ma non è stata cacata de pezza. Ne prendo atto.
    Così come prendo atto che, per molti, nel 2016 le società sono la fotocopia di quelle del tardo ottocento, e che con quelle precise identiche ottocentesce metriche vanno affrontati gli eventi storici, indifferentemente all’epoca ed al momento e alle condizioni in cui insorgono.
    Non resta quindi, di fronte alla odierna assenza di un Partito e di masse avanguardizzate, che dare la colpa di tale carenze e assenza, a qualcuno/qualcosa.
    Qualcuno/qualcosa che ben difficilmente può essere l’odierno “populismo” o il “m5s” o “syriza” o “podemos” etc etc.
    Perciò: o si è sbagliato nel formare classe e masse; o quella non è la ricetta che interessa classe e masse; o classe e masse e dinamiche e rapporti non sono più quelle dell’800, e quindi si è predicato, senza accorgesene, al vuoto sordo.
    Una delle tre; perchè se no il cd “populismo” non si sarebbe manifestato così come si è manifestato, senza guida a falce e martello.

  • quino

    @francisco
    sprechi tempo e insulti con me.
    Posso però ricordarti che la politica del dividere in notav-buoni e notav-cattivi: oltre ad usarla e ad averla usata la Procura ben prima di te. E non ha sortito effetto mai.
    Posso quindi consigliarti di provare a mettere da parte il testosterone-unica-via e di provare a ragionare nell’ordine di una lotta viva-comune-partecipata-molteplice e più che ventennale, in cui ognuno ha e vive il proprio ruolo in sintonia con la lotta da portare avanti.
    Sei comunque sempre liberissimo di venire in Valle quando vuoi, a chiedere la cacciata dei 5stelle additandoli come il male che più preferisci.
    Non so perchè, ma… secondo me, chi poi viene mandato via non sarebbero loro, ma tu.
    Comunque, provaci. Contribuisci col tuo pensiero alle assemblee. Magari con una similie proposta, sarai il “là” per una nuova fase che rivoluzionerà questa esperienza portandola dall’oggi al domani al blocco completo e definitivo dell’opera.
    La Procura c’ha provato a fare le distinzioni e non c’è riuscita. Prego, vieni TU alle assemblee a spiegarci perchè invece dovrebbero aver ragione. :)

    Le visioni politiche modulate SOLO sul “celopurismo e il celodurimo stile passamontagna e vetrina in frantumi e basta”, le reputo soggettivismo cieco e privo di strategica e tattica.
    La politica (vincente) in una lotta, è invece modulare, flessibile e partecipativa.

    • Francisco

      @ quino
      “sprechi tempo e insulti con me”
      Non giriamo la frittata, la tua boria s’è manifestata con largo anticipo, carta canta inclua la cronologia, ma non mi picco, sono abituato coi grillini, e dormo sonni tranquilli se sua maestà non mi degna di risposta… e capirai, sarebbe interessante sapere quale risposta avrei a certe affermazioni.

      Non ho diviso i NOTAV in buoni o cattivi, questa e una vergognosa via di fuga fatta di menzogne , ho solo detto che il m5s non se li è più cacati una volta incassati i voti, le Procura è proprio i 5 stelle che non ha mai visto incazzati davanti alle sue cattedrali da dove dispensa condanne, le cronache questo dicono, avevo portato dei riferimenti, quindi rimani sul pezzo e non cambiare argomento.

      Non giro il mondo per sbandierare chissà quale vessillo, so solo che ogni volta che mi sono trovato a fianco dei NOTAV dei 5 stelle neanche l’ombra, e parlo di occasioni senza telecamere o pennivendoli, “clamorose” tipo Nicoletta Dosio (chissà se il Dibba stasera la nomina da Formigli… tu che dici?) presumo tu non la conosca visto che che l’avevo già menzionata, tipo autunno 2013 dove da mesi in tutta Roma i movimenti, senza casa, immigrati, operai, Notav, terra dei fuochi etc… venivamo bastonati dai gendarmi mentre il sig. Grillo chiedeva ad altri gendarmi di togliersi il casco e omaggiare i Forconi e scortarli a manifestare insiema a Casapound e Forza Nuova e Lega il loro “disagio” sotto il palazzo. Questi non sono segnali di fumo, ma messaggi in codice al potere, al sistema corrotto che tanto combattete ma dietro il quale vi nascondete.

      Ho anche scritto che i 5 stelle si sono appropriati del NO SOCIALE di questo referendum senza neanche menzionarlo… risibile infatti l’analisi anche di Giannuli su riportata (altro pentito arruolato) che mi fa i conti della serva senza contare l’affluenza… manco fossero tutti grillini che fino a ieri non votavano.

      Ho posto delle domande su fatti, quindi che vengano smentiti con delle risposte invece di cambiare argomento… sono 10 anni che partecipo a questa pantomima sui social ma mai un NOTAV mi ha puntato il dito contro, non mi fregate, vi siete inventati la politica in rete e così continuate, il campo non vi appartiene e infatti lo disertate, il perché l’ho già spiegato, dalle vostre assemblee non s’è alzato un dito per le centinaia di compagni (e non) NoTav e altri per tirarli fuori dalle galere, a questo punto sono i pentastellati che li dividono in buoni cattivi, ho assistito solo alle “donazioni” ai Forconi, alle PMI, ai padroncini, ai mestieranti del lavoro nero, ai “penso solo ai cazzi miei”.

      Il problema dei 5 stelle è la sinistra, non è la Lega e nemmemo il berlusconismo, né il renzismo né il neofascismo strisciante che viene proditoriamente ignorato, camuffato, ridotto a macchietta, non ti fai fare campagna elettorale per mesi a Roma da uno del “frocetti… zingari di merda” facendone un assessore allo sport (minchia, lo sport, fucina di lealtà, condivisione e fraternità) o promuovere amministratori usciti dal pentolone Previti-Alemanno, come se la storia niente avesse scritto.

      La politica (vincente) in una lotta, è invece modulare, flessibile e partecipativa, basta sapere con chi partecipi.

  • peppe

    @ quino

    Non la si è cacata perché in un commento chilometrico si perde qualcosa. Un po’ di capacità sintetica ogni tanto non guasterebbe.
    Se i punti che dici sono quelli che hai postato il 14 dicembre alle 20:56, buon lavoro con il grande sforzo autocritico.
    Noto solo che tu da quando hai cominciato a scrivere stai dicendo che sotto sotto le classi non esistono più, che è semplicemente una cazzata.
    Sia detto in amicizia eh, che qui da qualche post a questa parte pare che sono diventati tutti molto tolleranti e liberali.
    E il punto primo è liquidato, per il secondo e il terzo possiamo discuterne, ma servirebbe un’organizzazione politica su cui ragionare.
    E in effetti, tutte queste magniloquenti disquisizioni restano chiacchiera da giornale online se non si ragiona concretamente sul partito che manca.
    Che significa tra le altre cose prendere atto del fatto che la politica, come diceva quel geniale criminale di Rino Formica, è sangue e merda.
    Quindi significa sporcarsi le mani coi pupilismi, con le pulsioni razziste ormai dilaganti e consolidate, con un proletariato che comunista non è.
    Gente come gli autori dell’analisi sul populismo che stiamo commentando queste le sanno e gli va dato atto che agiscono di conseguenza.
    Però sarebbe bello vedere, oltre a tutti i ditini puntati contro lo sfacelo dei partiti comunisti e gli errori tragicomici di ieri, qualcos’altro.
    Non so, una mezza proposta, un “vediamoci a ‘sto pizzo e capiamo cosa dobbiamo costruire”, fosse pure solo “teniamo questo e qest’altro vediamo che fare”.
    Nulla di tutto ciò, anche se servirebbe cominciare a discuterne ora per vedere se forse tra dieci anni si può sperare di entrare almeno in parlamento.
    E vado di ottimismo, confidando nel fatto che la storia insegni qualcosa e che a nessuno venga più in mente di mostruosità centrosinistre.
    La cosa è così palese che manco dovremmo starne a discutere; ma dunque, alla fine della giornata (sono le 21:00), “che fare” (come diceva quello)?

  • franco

    Una riflessione sull’argomento.
    Il welfare state, sintesi dialettica della lotta tra forze progressive tendenti al superamento del capitalismo e forze reazionarie tendenti al suo consolidamento, ha creato un grande ceto piccolo-borghese: piccoli proprietari che hanno costituito un freno per l’ulteriore fase progressiva nei ’70 e ’80 (in cui si è tolto il terreno sotto i piedi delle avanguardie rivoluzionarie sottraendole parte della base proletaria) e che oggi costituiscono un freno alla politica economica neoliberista in Occidente. Ciò che sta avvenendo oggi non è né più nè meno di ciò che Marx aveva “preconizzato” nel suo Manifesto del partito comunista a cui @Quino fa riferimento,credo consapevolmente,in una parte del suo intervento. Dunque la piccola borghesia ha costituito uno scudo importante per il capitalismo nel periodo in cui esso è stato sottoposto alla maggiore pressione da parte delle forze progressive. Però,oggi, di fronte a un proletariato occidentale ormai in ginocchio (cioè senza alcuna capacità di incidere politicamente,perché marginalizzato economicamente) e seguendo la regola aurea del Capitale del profitto, una nuova possibilità di accumulazione si apre davanti agli occhi della grande borghesia proprietaria: la spoliazione del ceto medio che tanto si è battuto perché questo sistema continuasse ad esistere,ignorando che la causa originaria del miglioramento delle proprie condizioni di vita e del suo allargamento a dismisura nel dopoguerra era proprio da ricercare nelle lotte dei lavoratori dell’industria,nel proletariato. Fatti i conti col proletariato, tocca ora alla piccola borghesia parafrasando il famoso aforisma di Brecht. Il populismo è figlio di queste nuove contingenze storiche, nel populismo si affacciano coloro che hanno ancora qualcosa da perdere (molti) e quelli che credono di (o vogliono) guadagnare qualcosa (pochi). Detto questo,è già stato detto tante volte,ma va ribadito, come il programma del M5S incarni perfettamente lo spirito del programma di San Sepolcro, con all’interno istanze sia progressive che reazionarie (né di destra,né di sinistra). Il populismo non è altro che il tentativo di resistere a questa spoliazione da parte della piccola borghesia e potrà costituire,in futuro,lo strumento attraverso cui questa avverrà più rapidamente(una sorta di fascismo alla rovescia). Perché in nuce nei movimenti populisti c’è il tutto e il contrario di tutto (anche se tendenzialmente la piattaforma su cui si muovono è conservatrice non rivoluzionaria) e perché manca totalmente in questi,vedi M5S, la partecipazione e il controllo “popolare” per cause non da addebitare solo a questi ultimi. @Quino ci dice che siamo nel 21° secolo e le categorie marxiane di classe sono ormai divenute inservibili causa nuovo contesto. In realtà analizzando bene il fenomeno del populismo si può notare facilmente come l’analisi marxiana della piccola borghesia come “mezza classe”, “non classe” possa ancora venirci in aiuto. I piccolo borghesi -piccoli proprietari- non hanno un orizzonte comune di interessi,non possono avere una piattaforma comune di rivendicazioni in contrasto a quella dei grandi proprietari : essi non difendono la piccola proprietà in generale, ma la loro personale piccola proprietà ed aspirano ad incrementarla,aspirano ad accumulare così come la grande borghesia. Dunque,hanno in definitiva le stesse aspirazioni della borghesia,ecco perché costituiscono una “mezza classe”,ecco perché non possono –“costituzionalmente”- contrastare realmente la borghesia e formare organizzazioni autonome ad essa con programmi reali di cambiamento. Una volta spogliato questo ceto,in occidente sovrabbondante, ripartirà una nuova stagione di accumulazione dovuto ad uno sfruttamento ancora più intensivo della forza lavoro,questo almeno nei piani dei grandi proprietari. In questo processo , l’alienazione e il feticismo della merce costituiranno una stampella fondamentale affinchè la classe sfruttata accetti il suo ruolo economico e la privazione dei diritti sociali,senza fare tante storie.
    Altra caratteristica dei borghesi è scambiare il presente per l’eternità,diceva Marx. Le cause che portano all’esplosione dei fenomeni populisti in Europa sono prettamente economiche e legate a particolari contingenze storiche. Marx aveva individuato nella classe operaia industriale,la classe rivoluzionaria per eccellenza per il ruolo fondamentale che essa svolgeva nel sistema di produzione capitalistico,per il suo ruolo dialettico,la sua funzione. Dalla maggiore o minore accumulazione capitalistica derivava direttamente un maggiore o minore sfruttamento della classe operaia. La contraddizione era ed è evidente. Bene, fra piccola borghesia e grande borghesia non risulta evidente questa contrapposizione dialettica gravida della nuova società. Un cambiamento progressivo non può arrivare dalle organizzazioni interclassiste, esse possono solo sciogliere i nodi della matassa sociale per conto della classe capitalista. Ho fatto cenno in precedenza ad un fascismo alla rovescia,cioè stessa base sociale ma con compito antitetico. Mentre il fascismo nasce per imbrigliare il movimento operaio all’interno di un organizzazione reazionaria che- conservando il potere ben saldo nelle mani dei padroni- si premurava però sul lato economico di fare le concessioni necessarie per superare l’impasse rivoluzionaria degli anni ’20, il populismo, invece, s’inserisce perfettamente nel quadro dello smantellamento di quelle conquiste sociali che sono il portato della stagione eccezionale che ha visto l’avanzata del movimento operaio. Ciò che differenzia fascismo da populismo sono dunque le contingenze storiche,il quadro storico in cui questi fenomeni vanno ad inserirsi:l’uno all’interno di un periodo storico che vede l’avanzata quasi irresistibile del movimento operaio e delle sue istanze progressive, l’altro invece durante la sua scomparsa dalla scena sociale e politica (come hanno fatto notare i compagni di Militant in questo spazio).Quello che sta accadendo in Europa alla piccola borghesia è- in una scala molto più grande- simile a ciò che accadde ai quadri intermedi della FIAT dopo che con la marcia dei 40.000 sancirono la sconfitta degli operai:aiutarono il padronato a sconfiggere la resistenza operaia ma allo stesso tempo la loro posizione ne uscì totalmente indebolita,ridimensionata: la loro funzione di scudo era diventata inutile. Anche nella storia, così come nella geometria frattale, possiamo ritrovare singoli episodi che possono descrivere processi storici di lunga durata .

  • Carissimi, nella foga della dialettica vi dev’essere sfuggito qualcosa… rileggete meglio e vedrete che di ironia ne ho usata tanta, ma di insulti personali verso di voi nemmeno uno.

    Mi scuso comunque se con la mia ironia ho offeso la vostra delicata e tenera sensibilità. (Anche questo non è un insulto).

    Saluti!

    • Mic

      Gli hai dato di «immorali», di portatori d’acqua con le orecchie, di «moralmente corresponsabili di tutte le azioni vigliaccamente razziste, di tutte le censure autoritarie e di tutte le azioni squadriste» ecc., di «avanguardia del proletariato sotto il vessillo liberatore del padrone illuminato» e di «inservienti sociali dei maggiordomi parlamentari manovrati dal padrone aziendale».
      Se questi non ti sembrano insulti, ti do un consiglio amichevole: cambia pusher, perché è chiaro che il tuo ti vende roba dannosa…

  • Ciao Militant, ma perché tutta ‘sta coda di paglia?
    Avete detto due bugie su Carlo Gubitosa: che insulta dando dal “fascista” a tutti e che è nostalgico del centrosinistra. Perché sentite il bisogno d’inventarvi cose?
    Vi ha accusato, al massimo, di scegliere una posizione “immorale” sul M5S. E io gli do ragione, non perché abbiamo fatto un libro satirico insieme su quella merda fascista che avete votato al ballottaggio, ma perché il vostro sostegno di compagni e comunisti il M5S semplicemente non lo merita. Si è trattato di un voto che preoccupa, un voto ridicolo e tattico a favore dell’attuale classe dirigente M5S romana, un voto condito dai vostri mille distinguo altrettanto risibili tra Lombardi e Raggi. Più passa il tempo senza una vostra autocritica, più questa contraddizione vi peserà.
    Se volete continuare su questa strada cazzi vostri, già sapete che state perdendo, senza motivo, la vostra credibilità. Ma tanto queste sono critiche che vengono da due singole persone, mentre la gloriosa Carovana delle Periferie che manco riesce a bussare al Campidoglio vi dà ragione.
    Il M5S non è nessuna Spectre nata chissà dove da un complotto, è semplicemente una “sentinella attiva dei padroni”, come la definivate giustamente voi giusto l’anno scorso quando pensavate di descriverla con i giusti criteri di classe che vi appartengono. Da un annetto fate i sofisti dicendo che è giusto dialogare con la base “popolare” del Movimento, nonostante sia un soggetto politico che in Europa finanzia i neoazisti dell’Afd con i soldi pubblici destinati al loro gruppo europeo. Vi sembra solo una questione di coerenza formale evitare di sostenere un partito che finanzia i neonazisti che vengono sempre contestati in Germania dai compagni in piazza? Ripeto: cazzi vostri.
    Divertitevi pure. Ma non lamentatevi se qualcuno, senza insultarvi, ve lo fa notare.
    Insulti non ve li meritate, un po’ di prese per il culo sì.

  • Marquo

    A me sembra evidente che su questi argomenti non ci sia la volontà di un dibattito politico all’altezza dei tempi. Si preferisce buttarsi palate di sterco addosso. Oramai qualsiasi argomento diventa il pretesto per riattizzare scazzi interni ai relitti di quello che una volta era il movimento e adesso non conta più un cazzo (anzi, direi che è proprio in via d’estinzione). Stessa cosa avviene sulle questioni internazionali. Chissà cosa frega a chi sta perdendo lavoro, casa, diritto alla salute delle “prese per il culo” a Militant.

    • Francisco

      A me sembra una maniera assai spiccia di liquidare una questione invece assai pesante.
      L’equivoco sta anche nella qualifica che si autoassegna il movimentismo in genere… qui nello specifico stiamo dibattendo su un sito che si definisce “Collettivo Politico Comunista”, altrove c’è Contropiano con medesimo indirizzo che titola “Giornale Comunista Online”. Entrambi hanno sempre lanciato uno sguardo benevolo alla politica 5 stelle, hanno sempre ospitato apprezzamenti sul m5s (anche se con riserve per quanto palesemente necessarie) e spesso ricorso alla censura preventiva.
      Personalmente ne so qualcosa, l’ultima in ordine un’innocente semplice riga “dare del populista a un movimento qualunquista equivale a fargli un favore” pubblicato e immediatamente cassato.
      Se dovessimo mettere la palla al centro allora dovremmo innanzitutto rinominare le due testate.
      Dico questo perché il movimentismo in genere non contempla la forma partito, e da qui la prima distanza dai comunisti, spesso non sormontabile, la storia lo scrive.
      Sono “accettabili” le incursioni grilline sui siti di sinistra, d’altronde non vedo come e perché impedire una libera circolazione di opinioni, ma se tali incursioni avvengono su siti intestati alla politica e alla storia comunista è più che lecito piantare dei paletti ben solidi, di sicuro non censori, ma se non lo fa il sito stesso è bene allora che lo facciano i compagni.
      Spesso e volentieri i gestori maltrattano più noi che loro. E questo è un problema.
      Quando parlo di incursioni intendo questa tecnica comunicativa che con arroganza butta in caciara ogni dibattito che mette i 5 stelle colle spalle al muro… superfluo starsi a chiedere di chi è opera.
      Detto questo, a volte sorprende come appunto anche testate “comuniste” tendano a salvargli le chiappe.
      In nome di che, della necessità del dialogo?
      E qui, alle strette e forse perché stremati, arriva la solita ciliegina sulla torta: vabbé, abbiamo capito, avete stufato, parliamo d’altro più importante.
      Chi lanci sto sasso poco importa, il fatto è che avviene puntualmente e qualcuno ne beneficia.
      Io lo chiamerei BENALTRISMO d’accatto!
      Ovvio che a questo punto qualcosa non torna.
      Prima di sottendere che stiamo tutti cazzeggiando suggerirei a @ Marquo rileggersi lo svolgimento di detti dibattiti.

      • Marquo

        Guarda, ho capito molto poco di quello che hai scritto, ma è sicuramente colpa mia. Personalmente mi limitavo a sottolineare, provocatoriamente, una dinamica che avviene di regola, ed è fatta di insulti e pernacchie che di politico hanno molto poco e dubito seriamente riescano a far avanzare teoricamente il dibattito. Si tratta del solito regolamento di conti tra le diverse anime di quello che rimane della sinistra “radicale”, che giocano a contendersi l’egemonia tra i quattro gatti che le attorniano e che, lo ribadisco, interessano (forse) solamente i diretti interessanti, molto poco la classe lavoratrice. O non è così? Magari mi sbaglio, eh.

        Che abbia scritto che “[state] tutti cazzeggiando” mi piacerebbe sapere dove lo hai letto. Personalmente credo che il dibattito serva, soprattutto su questioni così importanti. Ma quello a colpi di scuregge con la bocca lo lascio ad altri. Tutto qui.

  • Francisco

    @ Marquo
    Francamente, alla vulgata che si tratti del solito regolamento di conti all’interno delle sinistra (per farti piacere posso aggiungere radicale) non c’ho mai creduto, anzi, penso sia una narrazione comoda al fascioleghismo qualunquista in funzione anticomunista… da lì potremmo anche cominciare a distinguere ciò che viene inteso come insulto o pernacchia o scorreggia, forse per questo consigliavo di rileggere lo svolgimento del dibattito, anche per capire da dove si comincia, chi lo abbassa a quel livello e per quali ragioni.
    Se poi alla classe lavoratrice (includendomi) non interessa quali forze politiche governino le sorti del paese allora è bene che faccia la fine peggiore, perché è di questo che si tratta.
    Infine, “sottendere” non è “scrivere”.

    • Marquo

      [Giusto per chiarire un punto, poi la smetto subito per non tirarla per le lunghe: io ho scritto che le beghe da cortile (quelle che riassumeva Mic sopra rispondendo a Gubitosa) non sono interessanti, non "quali forze politiche governino le sorti del paese", che è una tua inferenza, come pure il mio giudizio "sotteso".]

      • Francisco

        Gubitosa ha posto una questione fondamentale circa il ruolo del m5s e del pericolo di foraggiarlo, la replica di Militant:
        “Carlo, ti conosciamo benissimo, non serve venire qui a pubblicizzare i tuoi libri. Limitiamoci agli argomenti, che i curriculum lasciano il tempo che trovano. ”

        non lascia spazio a interpretazioni: giù le mani dal m5s!
        E come se io dicessi che Militant o altri ricevono sottobanco foraggio dal m5s, sarebbe becero BENALTRISMO… non mi passa neanche per la capoccia, ripeto che si tratta di un equivoco da chiarire.
        Quindi poco c’entrano le beghe da cortile, si parla da anni che si sta dando carburante a un movimento ben descritto da Gubitosa, Spataro e anche me, che ben conosco la storia del m5s. Ovvio che da parte mia non considerandole beghe da cortile non le considero neanche estranee al destino dei lavoratori.

    • Marquo

      AHAHAHA «moralmente corresponsabili di tutte le azioni vigliaccamente razziste, di tutte le censure autoritarie e di tutte le azioni squadriste» vuol dire “porre una questione fondamentale”. Secondo me tu e lui vi meritate due secoli di PD, di UE e di ordolisberismo. Magari vi va anche bene così eh, non vi conosco.

  • Militant

    Va bene, constatiamo che tutta la discussione è scaduta in uno sterilissimo battibecco sull’antigrillismo, argomento che a noi, in quanto militanti politici e non monadi virtuali, non interessa minimamente perchè tutto interno a sofismi intellettualistici che non rispondono sul contenuto, ancorché ovviamente criticandolo, ma aggirano la questione per parlare d’altro. Noi di queste cose ne parliamo anche dal vivo, ad esempio ieri sera al Tiburtino III, e dal vivo si percepisce nettamente questo scollamento storico tra sentimento popolare e sinistra social, quella con la verità in tasca e la scomunica in bocca.
    Quello che volevamo esprimere, cioè un ragionamento, peraltro in fieri quindi per forza di cose dialettico e aperto, è impossibile da portare avanti con un botta e risposta nella rete, in cui invece prevalgono piagnistei vittimisti del “non mi fate commentare” quando si commenta liberamente, del “non mi rispondete” ad ogni risposta ragionata, e via degradando. Motivo per cui dalla democrazia socialista si passa alla fase del comunismo di guerra, con buona pace dell’onanismo intellettuale. La rete è un posto molto vasto dove darsi ragione a vicenda da una tastiera, quindi non faticherete a trovare altri lidi in cui il comunismo è già uno stato di cose realizzato. Ma qui, cari amici, fate ciao con la manina.

  • Pablo

    Questa discussione esemplifica egregiamente il livello della sinistra italiana. Il ragionamento che leggo su Militant può essere condivisibile o meno, ma è, appunto, un ragionamento. Non è ideologico, non procede sparando sentenze, non indica una linea e basta. Le risposte a questo ragionamento sono solo di due tipi (ad eccezione di pochi commentatori che riescono a cogliere l’invito al dibattito): “non ci capite un cazzo, il M5S è il partito della rivoluzione”, oppure all’opposto “non ci capite un cazzo il M5S è un partito fascista”. Stretto in questa dialettica comprimente ed escludente, il ragionamento di partenza viene completamente meno (chi ha parlato di Gramsci, ad esempio, in tutto questo thread?), e lo spazio è interamente occupato da grillini e anti-grillini, come rilevato giustamente da Militant nel commento precedente. Tutte e due le fazioni operando una reductio becera delle posizioni dell’altro, e soprattutto proponendo unicamente punti di vista ideologici, antidialettici, ingessati nelle posizioni di partenza. Nessuno che mette in discussione il proprio punto di vista.
    Ma se questa “verità” esiste già bella e pronta, perchè allora questo scenario politico catastrofico, in cui alla crisi di legittimità delle classi dominanti non corrisponde alcuna soluzione per le classi dominate? Evidentemente c’è un deficit di dibattito e di soluzioni a sinistra. Questa è la realtà, con buona pace dei grillini e antigrillini di turno. E allora ben vengano e anzi si moltiplichino questi ragionamenti da parte di chi ha il coraggio di farli e di metterli a disposizione del dibattito. Parole inutili, immagino, per chi legge la realtà solo in base al grado di ragione che dà alle sue tesi precostituite.

  • Buenaventura

    Condivido l’ultimo intervento di Pablo. Credo anche che all’interno dell’area di “classe” si siano messe a punto analisi soddisfacenti sui M5S e sulle forme del moderno populismo. Specialmente laddove queste sono inserite nelle conseguenze del combinato “cambio di paradigma dell’accumulazione capitalista – crollo di ogni forma di rappresentanza delle classi subalterne”. L’aspetto che mi risulta poco comprensibile riguarda le pratiche politiche che dovrebbero essere attivate (che qui si propongono) nei confronti dell’affermazione elettorale pentastellata. Capita sovente di sentire e leggere l’affermazione: “dobbiamo fare un uso tattico del grillismo”. CHI?, QUAL E’ IL SOGGETTO CHE DOVREBBE? IN CHE MODO? La tattica presuppone un Soggetto che la pratichi, altrimenti la discussione è puramente scolastica. Un soggetto che oggi non solo non c’è, ma nemmeno è ipotizzabile in tempi brevi. Il grillismo è una moltitudine che non si trova nei luoghi del conflitto, oramai da tempo nemmeno in Valsusa (ad eccezione di quando si ricerca di visibilità), nemmeno nel Comitato rifiuti zero, che con l’insediamento e i primi provvedimenti Appendino ha preso le distanze, mentre chi lotta contro la cementificazione e chi difende il “diritto all’abitare” con la nuova giunta si scontra.
    Un’ultima breve considerazione. Un precedente intervento (Quino mi pare) assume come riferimento paradigmatico delle lotte post-classiste il movimento Notav. Un movimento che ha dato molto, più di quanto potesse, anche per il forte investimento di militanza. Però, per citare un filosofo marxista francese, sarebbe meglio “ne pas se raconter des histoire”. In altri termini sarebbe meglio avere come termine di confronto quello che è realmente il movimento valsusino (al di là di mitologie consolidate che sono utili nella propaganda politica) oramai da non pochi anni, da dopo lo sgombero della libera repubblica della Maddalena, cioè da 5 anni, se ricordo bene. In questo tempo il movimento ha visto una forte contrazione di partecipazione, soprattutto di valligiani, mentre sempre forte è la partecipazione di militanti e attivisti esterni. La maggior parte delle manifestazioni in Valle da tempo si misura in termini di centinaia di partecipanti reali. D’altra parte quello valsusino è un caso estremamente specifico che non può essere generalizzato non può diventare un “modello” per motivi che sono stati ampiamente analizzati. Infatti non lo è mai stato da nessun altra parte, nonostante le forti spinte soggettive tipo “Dalla Valle alle metropoli”.

  • Militant

    Premesso che la lotta No Tav in Val di Susa ha assunto contorni mitologici che ne impediscono una valutazione attenta e concreta da sinistra, il ragionamento di @quino non regge perchè il motivo fondamentale per cui quella stessa lotta resiste da quasi trent’anni è proprio perchè i compagni sono riuscita a trasformarla da lotta ambientale (che è per forza di cose trasversale) a lotta di classe. La lotta in Val di Susa è una lotta di classe che ha avuto il particolare pregio di aggregare a sè anche pezzi di borghesia (già di suo “progressista” in quella valle per ragioni storiche rintracciabili), che però si è accodata – in altre parole è stata egemonizzata – in una lotta di classe non sua. La forza del movimento di classe ha fatto gravitare attorno a sè le simpatie di pezzi di borghesia valligiana tutt’altro che operai. Ed è per questo che quella lotta resiste egregiamente, nonostante come giustamente si faceva notare le fasi cambiano e non si è sempre sulla cresta dell’onda.

    • Hirondelle

      Del resto accadeva anche a fine XIX secolo che la borghesia si “accodasse”. L’eccezionalità, o meglio una delle eccezionalità no-TAV, è che lo faccia qui e adesso…

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