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Dal Campidoglio ai territori, partono le consulte popolari

 

A partire da oggi, con l’assemblea cittadina nella sala consiliare del VII Municipio di Cinecittà, inizia il percorso delle consultazioni popolari lanciato dalla grande e partecipata assemblea del 4 ottobre al Campidoglio. Che vuol dire consultazione popolare oggi?  Questa è la prima domanda che ci siamo posti insieme ad altri quando, alcuni mesi fa, abbiamo intrapreso il percorso politico che ci ha portato al 4 ottobre. L’intuizione di fondo è che nella città devastata da decenni di liberismo cialtronesco e para-mafioso, di privazione costante dei diritti sociali, di separazione totale tra Comune e cittadini, di abbrutimento indotto da una politica trasversale e consociativa, bisognasse tornare a sporcarsi le mani con le dure e contraddittorie esigenze della periferia. Siamo partiti da questa urgenza collettiva, che è anche una necessità, se si vuole ridare un senso alla sinistra, una sinistra popolare, espressione diretta delle lotte e dei bisogni delle classi subalterne, una sinistra sociale e politica in grado di cogliere e rappresentare l’insieme disperso e frammentato degli interessi materiali del proletariato urbano e non fermarsi alla gestione delle mille beghe maturate negli anni del distacco tra sinistra e società. Siamo quindi partiti dal clima di aspettativa e dalla richiesta di svolta sociale materializzatasi con la débâcle del partito che ha governato per 20 anni questa città, il Pd. Aspettativa maturata nella città che soffre, che non arriva a fine mese, che sbarca il lunario ogni giorno, incattivita, disorganizzata, disorganica ad ogni processo di inclusione sociale, economica o culturale. Una voglia di discontinuità era ed è in qualche modo ancora presente nella città a quasi quattro mesi dall’insediamento della giunta Raggi, e su questa sensibilità ci inseriamo.

L’assemblea del 4 ottobre al Campidoglio, con la sua vitalità e determinazione, ha testimoniato che esiste un potenziale sociale su cui lavorare, ma che dobbiamo ampliare il nostro lavoro, allargarci e radicarci nei territori, rafforzare le relazioni di sostegno, solidarietà e lavoro sociale che le varie situazioni, molto spesso isolate, non riescono a produrre. In questo giro di assemblee popolari (il 18 a Tor Bella Monaca, il 19 a San Lorenzo, il 21 al Tufello, per dire dell’ampiezza anche organizzativa messa in campo) presenteremo i punti di un programma cittadino per il cambiamento. Un programma che non è ancora politico, ma che sorge da un sociale lasciato allo sbando, che però esprime un fermento e una disponibilità alla rottura a volte più forte degli stessi soggetti politici che vorrebbero rappresentarlo.

Il tema del debito che sta lì ancora sospeso, nonostante fosse un punto centrale del programma elettorale del Movimento 5 stelle, ci rammenta la scarsa volontà di essere conseguenti col proprio programma; lo stop a ogni forma palese o velata di privatizzazione delle aziende municipalizzate, anzi  la re-internalizzazione dei servizi pubblici che sono stati consegnati nel tempo al capitale privato; la questione della casa, del blocco immediato degli sfratti, di una politica di difesa del patrimonio pubblico residenziale, attraverso un piano metropolitano sull’edilizia popolare; e potremmo continuare sui rifiuti, sulla moratoria del cemento e la lotta contro la devastazione del territorio: sono questi i temi che vogliamo affrontare con i cittadini in queste assemblee. Sono temi centrali, ineludibili, che coinvolgono e investono la vita dei lavoratori che vivono la periferia, ma il vero punto che intendiamo sottolineare in questo percorso nei Municipi è la condizione necessaria per volere e costruire il cambiamento nella città: il protagonismo e la partecipazione della periferia a questo programma.

Senza una stagione di partecipazione popolare, di protagonismo dal basso ma che non rimanga invischiato nel particolarismo sociale molte volte regressivo, che sappia congiungere le lotte e non accodarsi alle semplici insofferenze sociali, la città sarà inevitabilmente consegnata al formalismo legalitario di una giunta largamente incapace di rispondere al compito storico che le è stato assegnato da queste stesse periferie.  Questa è la vera sfida dei prossimi mesi e, pur sapendo che la strada è tortuosa, la consideriamo l’unica percorribile, per evitare il marginalismo e il localismo che in ultima istanza non possono che rafforzare le varie sirene reazionarie che si agitano nella città disfatta.

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