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Qualche doveroso chiarimento sui fatti di Magliana

 

Ancora oggi, giornata di interrogatori di garanzia, dieci compagni sono rinchiusi nelle carceri di Regina Coeli e Rebibbia per la manifestazione antifascista di sabato scorso a Magliana. La loro liberazione e la difesa nei processi che seguiranno saranno il primo banco di prova di un “movimento” che sabato scorso ha dato la peggiore prova di sé. Non solo dieci compagni, però. Altri cinquanta, arrestati sabato e scarcerati nella mattinata di domenica, si troveranno a gestire processi con gravissime e sconclusionate imputazioni da cui sarà difficilissimo difendersi, visto il clima politico repressivo che indicavamo nel nostro ragionamento di lunedì. Una brutta situazione, che richiede la massima solidarietà e freddezza, ma che non può impedire una riflessione politica sulla giornata. Necessaria, doverosa, per la credibilità nostra e del movimento antifascista romano.

Sabato scorso si è prodotto un disastro politico mai accaduto in queste forme e proporzioni a Roma. Non un errore riducibile alla sola giornata o al solo momento della manifestazione “sfuggita di mano”. Non un errore, o una catena di errori, “tecnici”. Quanto, piuttosto, il punto di arrivo di una modalità politica. L’evidente impianto repressivo fuori dal normale messo in campo contro i compagni arrestati è evidente, e su questo dovrebbe avviarsi una riflessione che faccia luce sul cambio di paradigma avvenuto nella Questura romana. Ma non basta affidarsi alla consolante accusa della ferocia repressiva di Forze dell’ordine e Magistratura, in questo caso. Quello di sabato non è “conflitto”. Non è “antifascismo”. Non è “pratica dell’obiettivo”. Non è “scontro con le guardie”. Quello di sabato è un modus operandi, una visione del mondo, riprodotta altre volte in questi anni, che però calata nella specifica realtà della periferia storica romana ha prodotto danni incalcolabili alla sinistra cittadina. Quello di sabato è riot onanistico di una composizione militante residuale e completamente scollegata da qualsiasi rapporto con la società, che rappresenta solo sé stessa in uno scontro campale tra bande con l’altra fazione. E’ la logica degli opposti estremismi, che la sinistra – tutta – ha sempre rifiutato come lettura borghese dell’antifascismo, ma che da sabato viene legittimata. Sabato abbiamo giocato agli opposti estremismi, sconfitti politicamente dalla destra, militarmente dalle guardie e socialmente dal quartiere. Un fallimento, e qualsiasi posizione che non prenda atto di tale fallimento è, di fatto, intelligenza col nemico e automaticamente fuori da ogni possibile compatibilità politica con noi e col resto del movimento romano. Non siamo più disponibili a legittimare martirii nichilistici basata su una volontà di (im)potenza che ci sta facendo fare – a tutti – passi indietro storici inenarrabili, in termini di consenso, di internità nei quartieri, di legittimazione politica delle istanze della sinistra di classe, di vera capacità conflittuale. La modalità da riot nordeuropeo, prodotto tipico di una società polverizzata in cui la sinistra non ha più un ruolo nel mondo, non verrà più tollerata, non perchè “sbagliata”, ma perchè frutto e prodotto di un fallimento politico che lascia dietro di sè solo macerie e repressione.

Non veniteci a parlare di “conflitto”. Non c’è bisogno di ricordare che, da queste parti, si è legittimata e difesa politicamente non solo la giornata del 14 dicembre 2010, ma anche – e soprattutto – quella del 15 ottobre 2011 (ricordiamo che per tutte e due le giornate abbiamo pagato e stiamo ancora pagando le conseguenze processuali). Da queste parti, ed eravamo davvero in pochi allora come oggi, si sono legittimati e difesi politicamente gli scontri di corso Buenos Aires a Milano nel 2006 contro l’adunata nazista. Non è la rivolta popolare e/o militante che ci spaventa o da cui dobbiamo prendere le distanze, ma la parodia nichilistica e narcisistica di quella rivolta, l’estetica fine a se stessa, la riduzione della sinistra a scontro manicheo tra “amici di Sel” e i “duri e puri”. Qualche compagno ha scambiato la politica come arena in cui riversare le proprie frustrazioni esistenziali. Noi non siamo più disponibili a tollerare tutto questo.

Cristina, Zoe, Noemi, Cecilia, Alberto, Eddy, Matteo, Flavio, Felice e Riccardo LIBERI! L’antifascismo non si processa.

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46 comments to Qualche doveroso chiarimento sui fatti di Magliana

  • Luca

    Questa è però anche la conseguenza di tanta retorica che ci facciamo sui quartieri antifascisti, su le zone rosse in uno scontro che appunto coinvolge solo noi e il nemico il 90% del quartiere che apra la sede di CP odi FN se ne infischia e noi invece di fare un lavoro di intelligenza ci sentiamo spesso questo riflesso pavloviano di rispondere alla provocazione anche perchè poi senno tocca sentirsi le reprimende di quelli piu’ bravi o fortunati nel cui quartiere non aprono ancora o le gogne sui social che erano già partite sabato e al contrario di altre volte a Milano Rogoredo i nazi sfilano impunemente e antifascisti vergogna mentre a Roma manipoli di eroi si immolano alla Magliana.

  • toscano

    meno male che ci state voi che invece avete internità nella classe e non siete “scollegati da qualsiasi rapporto con la società” come dimostra la trionfale giornata del 21 maggio, dove se non ci fossero state in piazza a fare numero tutte le scimmie che ora non volete più vedere sareste stati in 40

  • Troncos

    Tristemente d’accordo. Non so come ricostruire quella connessione coi quartieri e le persone, ma se non ora mai più. Si è tentato molte volte, ma mi sa che bisogna continuare a provarci. Nel loro piccolo anche le vicende del Corto e di Casetta Rossa (due esperienze molto distanti politicamente, ma simili nel risultato) parlano della stessa sconfitta nella società. Mi spiace dirlo ma è la sconfitta del “contropotere” inteso alla maniera autonoma e post autonoma. I centri sociali si sono rivelati le fucine dell’autoreferenzialità politica, di una frammentazione, una valvola di sfogo più che un compressore. Hanno finito per essere le fabbriche dentro cui si spense il biennio rosso. Lo dico con rispetto per chi si è beccato denunce e processi per le lotte e le occupazioni, con la coscienza che lo smantellamento definitivo dei centri sociali porterebbe alla dispersione delle forze e non ad un nuovo accumulo, ma con l’amarezza di un’esperienza che si è rivelata un’occasione mancata.

  • xMARTINOx

    Scusate ma l’operazione che fate con sto testo dopo sabato è veramente squallida: non ci si serve di artifizi retorici semplici e tristi per tirare acqua al proprio mulino.
    Partire da una constatazione oggettiva(il fallimento alla Magliana), per muovere attacchi scomposti ad un non meglio precisato nichilismo del riot.. Ovviamente astratto e macchiettizzato a dovere;
    opponendo a questo non una prassi reale ma un’ idea di “internità alla classe” (che è un sogno ideologico sganciato dal reale assai più dei riot nord europei)

    Buona costruzione del consenso tra le masse di subalterni c’è n’è di Roccafforti e casematte da conquistare..

    Però che non si sfruttino le giornate di lotta per epurazioni velate e spingere la propria col senno di poi..

  • berja

    sono certo che alla Magliana i compagni siano stati incastrati un trappolone, in una provocazione: sono troppi i tasselli che vanno al loro posto tutti assieme.
    la critica alle forme dello stare in piazza sono legittime, però va fatto un discorso di soggettività: se i soggetti che riusciamo a coinvolgere sono immaturi, ignoranti e superficiali la colpa è anche nostra, di “anziani” che non siamo riusciti a tramandare niente o quasi.

  • Joseph

    Su quello che si sono rivelati i centri sociali ci andrei piano. Ci sono modi e modi di viverli. Detto questo, io sono di quelli che, non avendo mai disdegnato la strada, hanno visto negativamente pure milano 2006 e roma 2011 e quindi questa riflessione di Militant (devo dire molto coraggiosa) mi sta bene e la condivido. Con una precisazione. Anche chi era legittimato a sperimentare certe pratiche in passato, perchè poi magari ti capita pure il giorno che ti va bene e fuggono gli sbirri ed i fasci e il consenso te lo conquisti, adesso dovrebbe aprire gli occhi: è nei fatti che la repressione aumenta e le battaglie si perdono e che con questo metodo politico sulla lunga distanza si perde. Le rivolte operaie e le rivolte dei quartieri devono venire da sè e lì starà ai compagni viversele. Ma se vendi imitazioni di bassa lega alla gente, quelli se ne accorgono e fanno come hanno fatto a Magliana. Ti rompono le corna, altro che moltitudini ed esistenzialismi vari.

  • simon

    Appoggio tutto quello che avete descritto nell’articolo!!!!!! Hanno abbiamo fatto un errore enorme !!! Io non c’ero ma ho saputo delle cazzatefatte dal alcuni per poi far ricadere le colpe su altri che in queste ore stanno rinchiusi!!!! È ora di dire basta e serrare i ranghi e chi sbaglia PAGA!!!!!

  • Euskadi

    La problematica trascende i singoli fatti di magliana e dovrebbe invece inquadrare lo stato di salute di un intero movimento di cui la giornata di sabato è stata solo una terribile conseguenza. Di cazzate ne abbiamo fatte a josa compagni; ogni struttura, ogni singola area di riferimento ha più volte peccato di autoreferenzialità, di estetica del conflitto, di dannose dissociazioni deleterie. Chiaro che questa volta ci troviamo di fronte ad un panorama più aspro, ma in particolar modo dovuto anche al”cambio di paradigma” rispetto alle modalità repressive con cui Via Genova è solita agire contro di noi.
    Ovvio che quello che si è prodotto sabato è stato puro riot fine a se stesso e di cui pagheremo le conseguenze per un bel pezzo, ma c’è da riconoscere (e questo è un fatto positivo) che tutti gli attori che si sono messi in gioco sabato hanno riconosciuto i pesanti limiti della giornata e la nostra schiacciante sconfitta, dovuta di certo a una cecità politica davvero imbarazzante. Inoltre ritengo che se ci dovessimo mettere a giocare oggettivamente alle epurazioni e alle scomuniche per ogni singolo autogol di certo non rimarrebbe più nessuno. C’è da rimboccarsi chiaramente le maniche e dobbiamo farlo da subito, non per mettere toppe ma per cercare il sentiero politico più giusto per rilanciare e uscire dalle sabbie mobili in cui ci siamo impantanati, paralizzati non solo da sabato, ma da tempo immemore compagni!
    Ricordo la giornata antifa di Monte Mario, alle porte del campo rom, dove qualcuno gridava fuoco e distruzione nonostante il quartiere alieno, gli stessi qualcuno poi pronti a puntare il dito quando il fuoco e la distruzione gli si esprimono a due passi da casa… c’è bisogno di un po di coerenza compagni.
    Mentre scrivo continuano gli interrogatori a Regina Coeli, spero vivamente possiamo riabbracciare il prima possibile tutti i compagni e le compagne bevute e cercare di fare fronte comune per loro e per tutti i cinquanta denunciati. Si scazzi anche dietro le quinte, ma fuori, sul palcoscenico della cosa pubblica, la difesa di queste persone va portata avanti in maniera ferma e condivisa tra tutti e tutte. Non farlo significherebbe fare il gioco della Questura, non farlo si riperquoterebbe negativamente sull’intero iter giudiziario e andrebbe a costituire una cecità politica molto più imbarazzante di quanto successo sabato. Spero che ciò non avvenga perchè nonostante tutto credo ancora in questa cosa chiamata Movimento.
    Al di la dei 15 ottobre, delle cascate in faccia, delle V strategy, degli inciuci di poltrona, al di la del Macchia Rossa e di sabato scorso… riportiamo a casa tutti e tutte!!!!

  • Toni

    Non ero a Roma lo scorso sabato, ma a Firenze alla manifestazione che voleva dirigersi alla Leopolda. Pur avendo conquistato le prime pagine (dopo un bel po’ che non avveniva mi pare) sono rimasto particolarmente deluso dalla gestione della piazza portata avanti dalle aree. La rappresentazione del conflitto autoreferenziale come solita solfa (ma un po’ più dura di qualche anno fa, perché ora son più cattivi) mi fa cascare le braccia. Poi mi son detto: ma i numeri (pochi) li fanno loro, cosa ho sempre da criticare? chi mi porto dietro io/noi (nessuno a parte noi). Ecco mi piacerebbe capire, visto che lanciate anatemi (“non verrà più tollerata”)quanti proletari delle periferie avevate sabato a Magliana?
    @ CarlosX stai tranquillino che mi sembra che ne abbiamo tutti bisogno. Oppure vallo a dire in faccia ai bimbiminkia, che è facile fare i leoni da tstiera.
    Un compagno che vi stima

  • quino

    La problematica trascende i singoli fatti di magliana e dovrebbe invece inquadrare lo stato di salute di un intero movimento di cui la giornata di sabato è stata solo una terribile conseguenza.

    “Salute” di un movimento intero che ancora si rifà ad una appertenenza di “classe”, che nei fatti non esiste più da molto tempo.
    E la “classe” a cui si ispirano, anele smartphone ultimo modello e vacanze al mare, anche più degli altri.

    L’antifascismo, che è sempre stata pratica buona corretta e giusta, non soffre di una sconfitta militar-popolar-repressiva.
    Soffre di una sporadicità minimale rispetto ai 365 giorni dell’anno.
    E soffre di una mancanza di un bacino di retroterra culturale, proprio perchè negli anni non si sono colte le trasformazioni di quella ex-classe a cui ci si richiama.
    Ex-classe diventata sempre più egoista e piccolo borghese.

  • Dan

    Analisi lucida, e soprattutto in linea con l’idea che abbandonare la società sarebbe un fallimento, altrimenti si è solo mitomani che si misurano i muscoli. La pratica dell’obiettivo è fondamentale, ma bisogna essere intelligenti da capire contesto, clima, situazione, pro e contro, disposti per carità sempre a non tirarsi indietro dallo scontro politico e non solo. Ma che abbia senso, allora siamo disposti a tutto. Ma non al riot lunapark che poi fa pagare alle compagne e ai compagni con la libertà senza nessun fine di nessun tipo..

  • Pablo

    Fino a sabato mattina Magliana era un quartiere con forte presenza della sinistra, tradizioni di lotta e un centro sociale. Da sabato sera Magliana è un quartiere con due sedi neofasciste, la popolazione inferocita con qualsiasi cosa abbia a che fare con la sinistra, e senza più centro sociale, sgomberato dalla stessa popolazione del quartiere. Un vero trionfo, non c’è che dire. E c’è anche chi ancora si difende questa roba qui. Ma siamo impazziti?

  • Un compagno

    La manifestazione avvenuta a Magliana è stato un fallimento disastroso, su questo non ci possono essere dubbi. Concordo anche con chi ne individua il problema politico, più che “tecnico”. Il problema è che le modalità da “blocco nero” sono inconciliabili con il lavoro sociale nei quartieri popolari. Nel nord europa certe espressioni di violenza sono possibili perchè quegli stessi protagonisti (non voglio neanche chiamarli compagni perchè farei un torto a due secoli di movimento operaio definendo “compagno” chi ha come obiettivo quello di spaccare vetrine e lanciare bomboni senza altro scopo che spaccare vetrine e lanciare bomboni) non esistono nella società. Sono sconosciuti, non hanno sedi politiche, non fanno lavoro sociale, non hanno alcuna internità riconoscibile, se non nella dinamica squotters che è appunto la sublimazione politico-organizzativa di questo scollegamento con la società. Dunque, non esistendo, puoi in qualche modo permetterti di apparire, sfasciare tutto, e scomparire, rendendo di conseguenza complicatissimo per la repressione indagare i colpevoli.
    Coi fatti di Magliana c’è però una differenza: quella modalità in genere viene messa in campo nei centri finanziari, nella città vetrina. Non nelle borgate popolari! Neanche al più deficiente anarco-rioters gli verrebbe in mente di applicare quella dinamica distruttiva nei quartieri popolari. Eppure, sabato è successo. Errore o scelta consapevole? Spero nell’errore, ma sono propenso più a considerarla la scelta rassegnata di chi ha già perso nella società e spera così di aggirare il proprio problema esistenziale con la realtà, sfogando frustrazione e rabbia “contro” i cittadini del quartiere. E’ un gioco che va interrotto quanto prima, se non vogliamo finire nell’inutilità che caratterizza i movimenti anticapitalisti di altri contesti.

  • rote flora

    Non so esattamente cosa possa essere successo con i residenti della Magliana, ma posso dire che mi sembra una situazione simile a quella di Milano 11/03/2006.
    Ed infatti mi stupisce molto questo passaggio:
    ” …si sono legittimati e difesi politicamente gli scontri di corso Buenos Aires a Milano nel 2006 contro l’adunata nazista”.
    A Milano quella giornata è vista come fumo negli occhi da parte di una grossa fettadel movimento.

    Di fatto in quel caso si cercò uno scontro con i blu un po’ fine a se stesso, motivo per cui si presentarono in piazza solo quelli più “duri”, si devastò un’intera via commerciale, i fasci fecero il loro giro in centro senza problemi.
    E cosa ben peggiore durante gli scontri ci ben furono 40 (!) arresti, un’enormità.
    Vedo molti parallelismi, a parte il fatto che si è fatto mecello in una via dello shopping invece che in un quartiere periferico.

  • Marco C.

    Finalmente. Finalmente qualcuno che ha il coraggio di esprimere l’insofferenza generale verso pratiche e modi della politica che ci stanno portando al massacro e all’irrilevanza. Pratiche e modi legittimati unicamente per tornaconti dentro la politichetta di movimento, quella stessa politichetta che ha portato i contestatori ad allearsi coi contestati (chi vuol capire capisca), che dopo essersi odiati oggi fanno la loro micragnosa alleanza di movimento fondata sul riot e il rifiuto del marxismo. A Roma, dove nessuno pensa più nulla se non farsi pensare da scarti della politica fatta altrove, recepiamo inconsapevoli scelte strategiche che avvengono sopra la testa dei compagni romani, che si adeguano, gioiscono nel fare manovalanza di bassa lega, addirittura si esaltano nella ferocia repressiva scambiata per vittoria e non per quello che è: completo fallimento.
    Qualcuno, al nord, sta giocando la propria partitina egemonica sulla pelle dei numeri che Roma riesce a mettere in campo. E intanto a Roma scompariamo dai quartieri, il movimento non esiste più, i fascisti si moltiplicano, la società ci ha espulso dal suo ventre. Ma loro sono contenti, perchè hanno risolto i conti con i loro nemici di movimento. Solo che credono nemici compagni con cui nel frattempo nel resto d’Italia vengono chiamati in alleanze strategiche. Miserie della politichetta movimentista.

  • Roma ribelle

    Articolo necessario, che conferma la lucidità di alcuni compagni romani e la follia perversa di altri. Sulla riflessione non ho molto altro da aggiungere, ma vorrei invece chiarire da dove arriva questo immaginario rioters. Di certo, quello che stiamo vedendo in questi anni in Italia non rimanda, sebbene alcuni lo vorrebbero evocare, ad un immaginario “greco”. In Grecia i compagni si scontrano con le guardie, non lanciano bomboni da 50 metri scappando al primo passo di carica. In Grecia i compagni sono gli ultimi a lasciare il “campo di battaglia”, non i primi che abbandonano la strada dopo aver creato il casino per lasciare soli e indifesi i manifestanti comuni che subiscono a quel punto la carica e la violenza della polizia. Insomma, in Grecia si mette in campo un’organizzazione dello scontro, non l’esaltazione della spontaneità rioters che invece è tipica, come giustamente rilevate, del nord Europa, dove non c’è alcuna organizzazione perchè non c’è alcuna politica.
    E non c’entra un cazzo neanche con la Francia dei banlieusard. Lì è la popolazione delle banlieue che mette in campo rivolte contro il centro cittadino, non contro la banlieue stessa e i suoi abitanti. E inoltre, non è guidata da organizzazioni politiche ma esprime il diretto ma pre-politico rifiuto degli abitanti delle banlieue nei confronti delle politiche segregazioniste razziste francesi.

    @ rote flora

    E’ vero, ma è anche vero che in quella giornata c’era una manifestazione di nazisti da tutta Europa, erano nel centro cittadino, si volle arrivare a contatto coi nazisti, e riuscì nell’obiettivo di impedire per mesi e mesi ulteriori manifestazioni fasciste nel nord Italia. Si può criticare, ma a me sembra un altro piano sostanziale rispetto ai fatti avvenuti sabato a Magliana. A Magliana è andata in scena la violenza contro il quartiere, non contro i fascisti che, lo dico per chi non era presente, non c’erano.

    • Live your myth in Greece

      Compagno/a non e’ vero questo Che dici sulla grecia. Il movimento qui soffre dalle stesse cose che sono descritte nell’ articolo. Abbiamo tutti I problemi che tu dici Che non esistono in Grecia. Scusatemi se vi delludo. Pero’ anche qui in grecia dobbiamo fare I conti con la realta se vogliamo andare avanti. Grande articolo.

  • Zione

    Contributo liberatorio, il tono è finalmente coraggioso e punta a prendere di petto il problema!
    Le manie ribelliste di tanti compagni hanno più a che vedere con l’inquietudine esistenziale che non con l’indignazione ragionata che dovrebbe qualificare l’azione dei Comunisti.
    Euskadi ricorda bene, a monte mario i compagni di zona riuscirono a piegare l’irragionevole voglia di scontri di chi veniva da fuori, solo dopo una faticosa opera di persuasione… La stessa che permise di salvaguardare un partecipatissimo corteo popolare sulla casa a Primavalle due anni fa (e che alcuni coatti di zona, spalleggiati da compagni poco lungimiranti, avrebbero voluto deviare per trasformarlo in un duello con la polizia).
    Mentre i fascisti fanno politica, noi continuiamo a spacciare specchiarci in un narcisismo ribelle e identitario che non ha senso né futuro.
    Nelle nostre periferie, non sono “tutti/e ribelli/e e clandestini/e”, diciamo che la situazione è appena appena più difficile…
    Pretendere di predicare alti contenuti morali, in contesti periferici sempre più poveri e perciò incattiviti, è un lavoro da grilli parlanti di cui la gente giustamente diffida…
    Nel loro inconfessabile disprezzo verso l’uomo comune, molti compagni non si capacitano di come la gente possa essere preoccupata dell’integrità della propria automobile. Per questi proletari reali, l’inquietudine ribelle di qualcuno non è un buon motivo per vedersela distruggere sotto gli occhi. Gente strana, i proletari, vivono di cose semplici e sembrano ignorare la nostre eccentriche scelte esistenziali: che facciamo, ignoriamo la cosa o ci sforziamo di capirli davvero?

  • Bobo

    Questa non è un’analisi lucida. È un anatema. E gli anatemi puzzano di preti e caporali. A voler dirigere il movimento ci hanno provato in tanti. Avanti il prossimo.

    • patrizio

      non scrivo mai su sto cazzo de web ma quanno ce vo’ ce vo’ a bobo ma quali anatemi bello sta cor culo parato da papino a inboccatte e’ facile fa l’ideologo cor culo ar callo vie’ in mezzo a noi proletari e forse avresti meno da fa polemica.Sporcasse le mani di merda e poi parlare se rivedemo per la strada che li le chiacchere stanno a zero.
      Patrizio

  • Euskadi

    @ Zione

    Ricordo benissimo come è andata a Monte Mario e sono contenta del risultato di quella giornata. Se rileggi più attentamente il mio commento capirai che è un altra la facenda su cui mi interessava riflettere. La questione è che al di la dei pischelletti e dei coatti di zona, molti di coloro che volevano arrivare allo scontro duro con la polizia (fregandosene pienamente di quanto le precedenti assemblee avevano decretato) sono stati esattamente tra quelli, alcuni, che per i fatti di Magliana hanno blaterato anatemi di scomunica. Il bue che dice cornuto all’asino!!! Fortunatamente i compagni di zona ebbero l’intelligenza e l’abilità di far valere il buon senso.

  • Zione

    Euskadi: avevo ben chiaro il tuo sottinteso e lo condivido pienamente.

  • Andrea

    Pur essendo lontano anni luce da quasi la totalità dell’analisi marxista e ribadendo la massima solidarietà a tutti i fermati e a chi ancora langue in galera o ai domiciliari, non posso che trovare pressochè ineccepibile l’analisi dei compagn@ di militant.

    Purtroppo la fotografia che ho di Roma nell’ultimo periodo (ma in realtà è fenomeno abbastanza diffuso in tutte quelle parti d’Italia dove le amministrazioni non sono compiacenti e complementari ai movimenti) è abbastanza scoraggiante.

    - Tentativo di rioccupazione del Valle con un risvolto patetico, sembravano quasi gli sgomberi delle occupazioni programmate coi presidi a scuola

    - Sgomberi di occupazioni storiche, per ultima il Corto Circuito, subite con leggerezza, quasi come ci si aspettasse la dovuta la desistenza del potere verso i movimenti con l’elezione della Raggi

    - E per ultimo questo tentativo di arginare il fascismo in un quartiere terminato con 40 arresti (non c’ero ma suppongo metà dei partecipanti al corteo), spazio assaltato e sgomberato (ce la si può cantare e suonare quanto si vuole, ma a sprangare le saracinesche del macchia rossa c’erano donne e uomini di Magliana, che hanno dato più valore al vetro della propria automobile che a 40 anni di attività nel loro quartiere) e gli stessi fascisti che se ne sono usciti con una bella retorica della vittoria sulle zecche rosse

    Da dopo il 15 ottobre purtroppo si continua a cercare di praticare l’impraticabile e cercare forzature laddove sarebbe molto più salutare ripartire dalle basi del proprio locus politico, del proprio quartiere o del proprio squat, cercando di beccarne il meno possibile.
    Perchè se da un lato il bombone o la pietra sporadica non scalfiscono di un millimetro i mostri che combattiamo, dall’altro lato il livello repressivo è arrivato a degli apici inimmaginabili e con Davide Rosci ancora prigioniero e 40 compagni con accuse pesantissime, che ne limiteranno indubbiamente le vite e la partecipazione politica per almeno i prossimi 5 anni, sfidarlo in questi modi approssimativi, pensati male e strutturati peggio, potrebbe essere la fine di tutto.

    Riprendo il punto sollevato da più commenti sui paragoni con il nord europa più che con la Grecia (un contesto che credo non possa essere accostato davvero a nessuna realtà europea), invitando i compagn@ a rivalutare certe modalità, specie se usate per la lotta al fascismo di strada (perchè per quello culturale e politico credo che il cammino sia lunghetto). Alle volte agire in pochi e decisi può essere la vera chiave di volta e portare qualche risultato, che magari non si può esaltare su qualche comunicato “d’area o d’aria” che dir si voglia, ma nella realtà di una città, quartiere o paesino conta eccome.

    Libertà per tutt@ i/le prigionier@

  • Koba

    Purtroppo a Roma gl errori politici del movimento sono molteplici. Dapprima si è avallato l insediamento di casapound non facendo nessuna opposizione ne politica.ne sociale. Anzi molte volte si diceva che erano 4 scemi. Personalmente ho assistito a assemblee di preparazione in manifestazioni a Roma (post e preferisci 15 ottobre) che grottesche vuol dire abbellire. Il patrimonio di occupazioni di case e consenso popolare nei quartieri completamente perso da “ribelli” che qualche anno dopo tornavano a fare i figli di papà. Detto ciò in un comunicato forte c è bisogno di partire da un autocritica per poter poi fare una critica altrimenti si rischia solo di perdere terreno.

  • walter

    Il senso profondo della riflessione che raccolgo va ben oltre le mura di Magliana, oltre sta città allo sbando, non è una questione di anatema, di lezione moralista e/o intellettuale.
    Abbiamo una una maledetta urgenza di sciogliere alcuni modi sul senso della politica.La politica è costruzione di orizzonte, di consenso sociale, di relazioni sociali che si fanno anche movimento politico organizzato o è autorappresentazione della propria impotenza minoritaria, ricerca continua di un ritorno al passato, assunto per narrazioni mitologiche? Magliana è la cifra massima di una politica che si fa antipolitica, che non è più interessata a capire cosa va fatto, come va fatto, dove andare fino in fondo, dove invece muoversi con prudenza. Tutto ciò diventa un gioco per i ragazzi della via pal del XXI secolo, figli del sentito dire, che nutrono una profonda sfiducia verso quello che a parole dicono di volere rappresentare, ma che è fiction, tentazioni nichilista. La politica ha sempre comandato ogni pratica e ogni modalità tecnica, non è mai stato il contrario nella nostra storia, nella tradizione da cui proveniamo.
    Le vicende di Magliana puzzano di antipolitica, di un estremismo orfano di una ragionevolezza.

  • Militant

    Nonostante la difficoltà del tema, ci sembra una discussione che si mantiene intelligente. Ma l’idea che circola per cui bisognerebbe “tenere per noi” riflessioni sulla politica, quando questa produce fatti pubblici, segna in qualche modo un certo “spirito dei tempi” . Noi non dobbiamo rendere conto “al movimento”; men che meno “ai compagni”. Noi dobbiamo rendere conto all’opinione pubblica, e in particolar modo ai settori di classe di questa opinione pubblica. A noi di cosa pensano “i compagni” ci frega il giusto. A noi ci interessa cosa pensa la gente di Magliana e gli abitanti delle periferie su quello che è successo sabato. Ed è in questo senso che ne diamo una lettura pubblica. Sul piano della solidarietà tra compagni e sulla repressione, c’è un fronte comune che non è in discussione. Sul piano della critica politica, non c’è alcun fronte comune da mantenere. La sinistra (almeno quella di classe) non è un circolo culturale entro cui mantenere le beghe, ma l’espressione di una civiltà che dà rappresentanza agli interessi di classe. E noi in questo senso ragioniamo. Del “movimento per il movimento” non ce ne è mai fregato un cazzo. A noi interessa la sorte della sinistra di classe e dei settori proletari senza rappresentanza per il suicidio politico di questa sinistra da tre decenni a questa parte.

  • toscano

    tra l’altro dalla lettura che date emerge il fatto che questa sinistra antifascista romana così in salute e capace di rapportarsi con le classi subalterne non riesce a evitare di farsi sovradeterminare le piazze da un piccolo gruppo di rioters(perché non mi risulta siano arrivati sabato voli charter dal nord Europa o traghetti carichi di anarchici greci)…inequivocabile segno di forza che legittima a distribuire lezioni dalle pagine di un editoriale

  • Militant

    @ toscano

    Il tuo tentativo di buttarla in caciara, minimizzando le responsabilità politiche, sviando l’attenzione su altri problemi, è davvero penoso e risente a nostro avviso della mancata consapevolezza di ciò che è successo sabato scorso. Dove starebbe scritto della “buona salute” della “sinistra antifascista romana”? La critica alla manifestazione di sabato non preclude la critica più generale al movimento romano, che – ci sembra – portiamo avanti in ogni dove e *non* da un blog, ma nella politica quotidiana. Cosa c’entrano le mancanze pregresse e future sul clamoroso autogol politico di sabato? E perchè dovremmo nicchiare su di un errore storico? Per fare piacere a qualche compagno, insabbiando la realtà continuando a dirci che tutto va bene e che semmai, se qualcosa va storto, è “colpadelleguardie”? Dove vorrebbe andare a parare il tuo discorso? Che è meglio “un errore in buona fede” che la politichetta riformista di chi è pronto a candidarsi alle elezioni? E’ davvero indicativa questa mancanza di critica e autocritica pur di difendere una prassi politica che si sta rivelando fallimentare, controproducente, inutile e dannosa.
    Il problema non è “il conflitto”, ma il feticcio di questo che diviene simbolo e non strumento per il raggiungimento degli obiettivi. E’ la fascinazione estetica della vetrina spaccata, dello scoppio del petardo, a prescindere dai risultati politici che dovrebbe favorire, a prescindere dal consenso che certe pratiche generano, a prescindere dalla valutazione politica dei passi in avanti o indietro che ci sta facendo fare a tutti, non solo agli autori materiali di queste geniali opzioni politiche.

  • toscano

    nessuna fascinazione estetica, del resto se avete ascoltato i compagni parlare nessuno pensa che da quella giornata sia uscito qualcosa di buono…semplicemente è ridicolo che in una città dove non si è mai fatta autocritica, dove ogni fallimento viene spacciato per vittoria o al massimo ne viene accollata la colpa alle circostanze avverse, dove non c’è mai un momento di confronto a posteriori ma solo le mille riunioni inutili prima, nelle quali si cullano beati i politicanti di movimento a farsi le pippe a vicenda, dove si dice “eh ma mica si possono fare le polemiche sui social, i luoghi di discussione ci sono”…in tutta questa fogna, per una volta il momento di discussione c’è stato, perché era un comodo sfogatoio per tutto il cerchio magico della politica di movimento romana, presentatasi con numeri che se si vedessero nelle piazze saremmo già un pezzo avanti…e allora dagli all’untore, al complotto d’area, alla sovradeterminazione…ripeto, se tutti i centri sociali di Roma e affini si fanno sovradeterminare da qualche decina di teppisti si facessero due domande loro…ma questo giusto per puntualizzare, a parlare di “solco” vi ci siete divertiti voi, provate a seminarci qualcosa che da oggi avete una scusa in meno

  • appellista

    Chi parla di sovradeterminazione di un piccolo gruppo sulle decisioni di una maggioranza pacifica lo fa in modo malizioso per perpetuare una strategia di divisione nei movimenti antifascisti. Prr motivi che ogni antifascista romano sa.
    Dall´esterno e sui giornali non si viene a sapere ma quella giornata é stata determinata da un percorso assembleare “tecnico” ma in cui figuravano tutti quegli “attori” della giornata. Gli obbiettivi sono stati praticati, sbagliando. Ma dividersi e non assumersi le responsabilitá collettivamente é solo che la seconda parte (la sconfitta politica) da dare in regalo ai fascisti, dopo la sconfitta militante che é avvenuta sabato.

  • Vito

    Se 40 di politica in un quartiere vengono cancellati da due lunotti sfasciati la questione è che tipo di intervento è stato fatto in quel quartiere. A che livello e con quale chiarezza di presupposti. Oppure che al proletario medio italiano interessi più del vetro della sua macchina che dell’attività che può svolgere un centro sociale in un posto come Magliana. Un’eventualità, quest’ultima, con la quale forse dovremmo iniziare a fare seriamente i conti nei prossimi tempi, al di là di retoriche trite e ritrite su una classe che, se c’è ancora, o non abita più lì o ha iniziato ad odiarci.
    Prima di misurare le percentuali di un consenso immaginario o, nella migliore delle ipotesi, basato su presupposti a dir poco ingenui, domandatevi perchè in piazza non c’erano i proletari della Magliana incazzati contro i fascisti ma la solita triste politichetta di movimento. Perchè il problema qui, politico, non sono quattro idioti che sfasciano una macchina, ma che ci sia stato un pogrom a uno spazio antagonista al termine di una manifestazione contro Forza Nuova. Far finta di non vederlo è grave e, soprattutto, puzza parecchio di malafede nella gestione della propria incapacità.
    L’unico risultato che ha avuto questo scritto, fino ad ora, è quello di finire dei siti di movimento di estrema destra, come cigliegina sulla torta su una giornata già per loro trionfale. Bene, bravi, bis.
    I panni sporchi non si lavano per forza di cose in casa, ma nemmeno sul web. E non per omertà o per frasi fatte, ma perchè poi succedono queste cose qui e, in termini di consenso, appariamo ancora più ridicoli.
    Nel frattempo i vostri proletari stanno con gli unici che non sentono di dover chiedere scusa per ciò che sono. I fascisti.

  • rostock

    Ma l’idea che circola per cui bisognerebbe “tenere per noi” riflessioni sulla politica, quando questa produce fatti pubblici, segna in qualche modo un certo “spirito dei tempi”

    Lo spirito dei tempi sarebbe quello di postare qualsiasi riflessione su internet quindi? Credo fosse necessaria una presa di posizione pubblica riguardo i fatti di Magliana, ma andava portata avanti in altro modo, con un mea culpa collettivo e una riflessione reale su un “che fare?” sempre più urgente. E invece ci siamo ritrovati a puntare il dito sul capro espiatorio di turno. E’ proprio questo puntare il dito – del tutto condivisibile per carità – che invece dovevamo tenerci per noi, senza esporre su pubblica piazza i nostri scazzi decennali – questa è solo la punta dell’iceberg – in maniera del tutto controproducente. Il processo politico va anche bene, ma anche i solchi e le cesure da parte di chi non sa guardarsi allo specchio sanno altrettanto di giochetto politico e sottolineano quanto sui fatti di Magliana, chi in un modo e chi in un altro, abbiamo avuto tutti torto marcio. Un brutto capitolo da cui dovevamo provare ad uscire pubblicamente INSIEME (scusate la bestemmia) invece di prestare il fianco alle destre e alle guardie. Ma spiegatemi; aveva davvero senso scrivere un articolo del genere? L’unico risultato che ha prodotto è che venisse scritto quel turpiloquio che non voglio menzionare, quell’odioso e miserabile “siamo d’accordo”. Cosa gravissima, inaudita, senza precedenti compagni e anche qui ci sarebbe da prendersi qualche responsabilità per una volta. Questo si, perdonatemi, sa di “miopia politica”, questo si che è tacciabile di “intelligenza con il nemico”. Quelle vipere non aspettavano altro e gli è stato servito il dessert su un piatto d’argento, era del tutto prevedibile tra l’altro. Prima sgraviamo nel quartiere, poi litighiamo, poi ci facciamo dare ragione dalle merde. clap, clap, clap! Siamo bravini, eh? Tutti quanti…

  • Gianpaolo

    @Appellista
    A me sembra che la sconfitta politica sia avvenuta sabato, non quando i compagni di Militant hanno pubblicato il loro articolo. Stai per caso guardando la pagliuzza negli occhi degli altri?

    @Vito
    Se ancora ci stupiamo che al proletario medio interessi più il vetro della sua macchina che il lavoro di un centro sociale, stiamo messi bene. Primo, perché il vetro della macchina ha un costo, e non tutti sono felici di buttare soldi così (comprensibile no?). Secondo perché, e qui sono d’accordo con te, i centri sociali sono ormai realtà introflesse, con sempre meno capacità di dialogo con il territorio. Ma se continuiamo a pensare che il problema è DELLAGGENTE e non nostro, siamo ben lontani dalla soluzione.

    @Rostock
    Se pensiamo veramente che i fascisti stiano gioendo per il post qui sopra e non per ciò che è successo, forse stiamo guardando un po’ troppo al nostro ombelico di movimento e un po’ troppo poco alla vita reale. I fascisti staranno gioendo (in ordine cronoligico): per una sede aperta senza problemi, per un quartiere regalato, per un centro sociale chiuso (dalla gente), per le bevute, per i tanti post e immagini su facebook che parlano di dissociazione (!!!), per l’agibilità politica acquisita e l’inagibilità politica nostra. Riprendere questo articolo è solo strumentale a scaldare gli animi tra di noi, proprio ciò che stai facendo tu. Clap, clap, clap.

  • Joseph

    Scusate, ma mi sembra degno di nota il fatto che questo articolo stia alla fine di un percorso. Le cose che sono state dette dolorosamente in questo articolo erano state secondo me esposte in forma di analisi politica, anche velatamente e con tutte le diplomazie del caso, prima di questi accadimenti in numerosi articoli. Ora, tralasciando il punto di vista della coerenza espressa nella realtà di Roma, della quale non giudico perchè semplicemente non so niente di queste vicende, ma dal punto di vista del ragionamento scrivere un articolo del genere è totalmente legittimo. La prima volta uno le cose le dice in privato ai compagni, la seconda volta uno le dice all’assemblea interna, la terza volta e la quarta e la quinta uno fa un’articolo in cui spiega con pacatezza e in maniera analitica cosa non va di certe modalità. Se vedi che però la modalità suicidio non si disinnesca, dopo anni che conduce a fallimenti gravi e pesanti per tutti, allora le cose cominci a dirle più forte. E la responsabilità, a quel punto, non è di chi ti sbatte la verità in faccia ma di chi ha ignorato qualsiasi misura di dialogo che non fosse dura e radicale come questo comunicato. Pietà l’è morta, per quello che mi riguarda.

  • Militant

    @ Gianpaolo

    L’aver confuso la realtà per la narrazione della realtà ha prodotto mostri. Il problema non è ciò che viene prodotto materialmente dalla propria azione politica, ma che tutto quadri nella nostra narrazione consolante. Il problema non è la sconfitta, ma mantenere il silenzio sulla sconfitta. Il problema non sono le prese di parola pubblica su di un fatto politico: dalla mattina del lunedì sono iniziati commenti e comunicati che si rivendicavano la giornata, raccontata attraverso l’autoassoluzione complottistica del tranello guardie+fascisti (che, a scanso di equivoci, c’è in generale e c’è stato anche sabato scorso, ma non nella misura di aver determinato ciò che è successo). Il problema è la critica politica dell’evento e dei processi politici che lo hanno determinato. Questa si va evitata, perchè altrimenti crolla tutta la narrazione auto-consolante per cui “noi siamo sempre nel giusto”, di errori non ne facciamo se non per “troppa generosità”. E’ una politica che si regge sull’ipocrisia, appena questa viene squarciata si perde l’orientamento e si grida al complotto. La parresìa, tanto evocata nelle tavole rotonde della sinistra radicale, si ferma un attimo prima dell’autocritica. Poi subentra la difesa dell’orticello, in cui tutti gioiosamente non contiamo un cazzo, ma quanta ferocia nel difendersi lo spazietto autogestito della propria insignificanza. Chiaro, sono soddisfazioni, generano anche posizioni di potere e/o prestigio nel microgruppo, rincuorano e sollevano. A volte servono pure. Ma non dopo una sconfitta storica. Ma forse è proprio il significato di queste due semplici parole a non essere stato compreso.

  • quetzal

    stavolta , non accade spesso, sono d’accordo con militant. che in parte critica se stessa, e questo è un bene,per dei comunisti.addirittura Militant si spinge a scrivere ” parodia nichilistica e narcisistica di quella rivolta, l’estetica fine a se stessa, la riduzione della sinistra a scontro manicheo tra “amici di Sel” e i “duri e puri”… tanto di cappello.
    personalmente non mi iscrivo nè agli uni nè agli altri , i “miei” (PRC) a Magliana c’erano, dunque sappiamo….
    sappiamo che si è consumata una giornata tragica nella quale , oltre ed aldilà di miserabili rese dei conti interne di discussioni sterili sul metodo della discussione stessa oltre antiche e futili discussioni su “quale antifascismo”(per me :con ogni mezzo UTILE), non escludendo provocazioni prezzolate, il punto è che là si è consumata visibilmente , nella forma anche grossolana della rappresentazione mediatica e pubblica, una rottura sociale, ripartiamo da qui?

  • quino

    il problema è che la “classe” non caca proprio le sue avanguardie, anzi! Del resto, siamo nel 2016 e non più nei primi del ’900, e insistere a proporle ancora la stessa polpetta: difficile che la digerisca.
    E poi giocare di sponda l’antifascimo, cioè a rimorchio delle date e decisioni dei fasci e non a quando venga meglio agli Antifascisti… insomma: anche a tattica e strategia si è rimasti alla genialità di Waterloo.

  • Apolide delle idee

    Che cosa dire? Tenetevi il proletario che sbraita per il finestrino e inseguitelo sul suo terreno misero, con l’illusione di costruire l’unità di classe.

  • Molta gente interviene senza avere alcuna idea di Magliana nè della storia di Macchia Rossa, ma solo sulla base di pregiudizio dettati dal disfattismo esistenziale che li caratterizza. Almeno documentatevi, non leggete solo le veline della polizia.
    Il centro sociale Macchia Rossa esiste da più di 40 anni come luogo aperto di socialità in un quartiere senza molte risorse. Oltre alla lotta per l’abitare e l’antisfratto, il centro anima una palestra e una ciclofficina, corsi di musica e di teatro.
    Sabato 5 novembre è stata portata avanti la seconda violenta repressione contro questo centro sociale. La prima era stata consumata il 14 settembre del 2009 quando 100 carabinieri, con blindati e due elicotteri, comandati da un generale assaltarono l’ex scuola 8 marzo occupata e arrestarono 6 compagni ed una compagna del Macchia Rossa. Dopo sette anni non si è riuscito a celebrare l’ imbarazzante processo seguito a questa costosa ed “eroica”operazione militare.

    Macchia Rossa aveva restaurato la scuola, abbandonata da più di 30 anni, aveva alloggiato 50 famiglie e aveva aperto al quartiere il giardino e la palestra. Stava costruendo laboratori di ogni tipo. Oggi invece quella occupazione è un luogo di violenza e traffici illeciti, affitto di stanze e letti ed abusi edilizi, il problema di ordine pubblico più grave del 11 municipio a detta dello stesso prefetto Gabrielli.
    Diverse organizzazioni antifasciste con in testa l’ AMPI presidiavano il Centro Sociale per non dare spazio al razzismo dei fascisti la cui manifestazione xenofoba non era stata autorizzata.
    Tuttavia i fascisti si sono mossi in corteo verso il centro sociale, di cui hanno divelto le saracinesche di ferro e devastato i locali. Gli antifascisti invece sono stato caricati dalla polizia in tenuta antisommossa e fermati ed arrestati con l’accusa di devastazione. Come epilogo la polizia, dopo aver perquisito i locali del Macchia Rossa ne ha sigillato e fatto murare gli ingressi.
    Fascisti e polizia hanno trovato hanno trovato alleati in quei malfattori che speculano sugli alloggi popolari con occupazioni e cessioni per migliaia di euro a chi bisogno di un tetto.
    P.S: e sostenitori disfattisti

  • Gianpaolo

    @Apolide

    La questione non è se la gente si incazzi. Siamo tutti ben contenti che le persone si incazzino. Il problema è verso chi dirigono questa incazzatura. Se si incazzano coi compagni anziché verso chi le sfrutta, questo è un problema. La macchina non è il privilegio del piccolo borghese, la macchina è il mezzo che a molte persone consente di vivere, di andare a prendere i figli a scuola, di accompagnare all’ospedale il nonno in dialisi, c’è chi ci vive addirittura.
    Se perdiamo di vista le condizioni materiali delle persone, ci trasferiamo in un mondo delle idee nel quale non ci segue nessuno nei nostri deliri.
    Quindi la questione è come intercettare e incanalare la rabbia delle persone. Come costruire internità e processi di classe. E t’ho dato pure troppo peso.

  • rote flora

    @Roma ribelle
    solo una precisazione su quanto accadde a Milano nel 2006. Anche allora i fascisti non c’erano, visto che si sarebbero trovati nel pomeriggio e gli scontri finirono prima delle 13. Lo scopo del corteo/presidio, tra l’altro dichiarato da un comunicato, era di prendersi coi blu ed occupare fisicamente e preventivamente il luogo del corteo dei nazi di fiamma tricolore.

    Secondo me non c’è via d’uscita da questa diatriba. A Roma anche l’11 Ottobre c’era gente che dalle case insultava chi faceva le barricate e danneggiava auto parcheggiate. Se ho capito bene il parere dei Militant, il punto non è che ci sono cosa che si possono o non si possono fare in assoluto.
    Il punto è che in una borgata qualsiasi danno lo causi a gente comune.

  • Teseo

    Non si può appoggiare un azione solo in relazione alla risposta del quartiere, a questo punto sarebbe meglio decidere la propria “linea politica” in un consiglio regionale. Questo atteggiamento filopopulista non ha ragione di essere in una società nella quale la maggior parte delle persone vive e pensa in modo opposto alle idee di sedicenti collettivi di sinistra. Trovo avvilente vedere che l’obbiettivo di tali collettivi è auto attribuirsi meriti vani, al termine di presidi e manifestazioni con poche centinaia di persone e credere che il quartireo chicchessia fosse dalla loro parte solo perchè non li ha cacati neppure di striscio. Sia chiaro non credo ai numeri ne alle percentali, li lascio agli imbecilli stagisti della rete, ma non si può essere per la massa solo quando conviene.
    Io nella massa non credo, credo nella solidarietà comunque vada e cerco di scindere sempre il militante dal millantatore idi idee politiche.

  • grigori

    Non volevo rispondere a questo post, anche per evitare di alimentare la dinamica perversa di polemica virtuale cui avete date inizio. Ma è, per l’appunto, ormai avviata e le conseguenze iniziano a vedersi, quindi almeno mi premuro di mettere in chiaro alcune cose.
    E’ falso che non sia stata fatta autocritica su quella giornata, chiunque si è espresso nella sinistra antagonista romana ha ammesso la sconfitta; cosa che, peraltro, in quasi nessun’altra situazione di sconfitta storica in questa città (quest’ultima sarà forse la più grave ma non è la prima) si è mai sentita. Anzi, parecchi dei soloni che pontificano sulla giusta linea politica hanno commesso in passato cazzate simili, e l’umiltà di ammettere gli errori non mi sembra abbia mai albergato in cotante cime politiche, anzi…
    Il mio parere sulla giornata di sabato è che si sia trattato di un mastodontico passo indietro nella storia antifascista e di movimento, che peserà nell’immediato presente e nel futuro; e che momenti di chiarimento duro e diretto siano necessari, senza sconti a chi pensa di poter risolvere il problema della presenza fascista nei quartieri proletari a colpi di avanguardismo militare. Questo non autorizza, tuttavia, scomuniche o l’assegnazione di presunte patenti di militanza e, men che meno, l’attacco in pubblica piazza. Questo perché, oltre al puzzo insopportabile di arroganza che ne deriva, contribuisce a scoperchiare varie fogne, fra cui: quella all’interno della stessa militanza di movimento (ammesso che tale possa definirsi), come dimostrato dal commento postato poco sopra da simon; quella fascista – si vedano i vari comunicati su siti che non linko per non fare il favore della diffusione del loro sterco a camerati e affini; infine, ma più importante, quella giudiziaria. Ho sempre creduto che al di là delle mille differenze che hanno sempre contaddistinto le varie realtà cittadine ci fosse un argine incrollabile nei confronti della dissociazione pubblica per il motivo (apparentemente) banale che si dà a chi deciderà delle vite di tanti compagni e compagne arrestati un potente strumento di colpevolizzazione. Come Militant ben sa le nostre esternazioni vengono lette, interpretate e utilizzate da digos, questura e magistratura. Bene: il messaggio che si sta veicolando è che c’è un numero di antifascisti arrestati per devastazione e una serie di componenti politiche del corteo che se ne dissociano. Bel lavoro per la salvaguardia giudiziaria dei compagni! Tanto quel che importa è ripulirsi l’immagine individualmente per ostentare la giustezza della propria direzione strategica ai proletari di Magliana che a frotte staranno leggendo le vostre righe… Alla faccia della solidarietà e, soprattutto, complicità (chi ha orecchie per intendere..) nei confronti degli arrestati.
    Come dite nel post successivo a questo, l’antifascismo non si processa nelle aule dei tribunali. Per quello basta il vostro blog.

  • Militant

    @ grigori

    Abbiamo atteso molto prima di autorizzare il tuo commento perchè supera ogni livello di decenza “tra compagni”. La tua è una ricostruzione artificiosa e truffaldina: la nostra presa di parola pubblica è avvenuta *per ultima*, non abbiamo dato inizio proprio a niente, anzi, ci ha stupito e lasciato perplessi l’avvio della retorica complottarda e auto-giustificatrice dei fatti avvenuti sabato scorso attraverso comunicati et similia che provavano a legittimare i fatti di sabato comprendendoli nell’errore veniale. Ma il ribaltamento della realtà dei fatti fa parte dell’armamentario discorsivo di chi prova ad autoassolversi generalizzando un discorso che invece, questa volta, non può annacquarsi nell’indistinguibile laghetto in cui nuotano i compagni.

    Abbiamo atteso il confronto tra compagni. Abbiamo detto quello che pensavamo. All’interno di quel confronto, peraltro, si concordava su una lettura che in qualche modo viene ribadita in questo articolo. Dal giorno dopo, chissà per quali motivi, la lettura invece di produrre una sintesi accettabile su alcuni, minimi, punti comuni della critica alla giornata, ha amplificato le divisioni e le interpretazioni. Misteri della politica.

    Tant’è, dal giorno dopo, la lettura comune della giornata di sabato veniva ribaltata. Noi su quello schiacciamento illogico e politicamente catastrofico non ci stavamo e continuiamo a non starci. E ci siamo espressi. Allora cos’è che non va, la presa di parola pubblica o la *critica* sui fatti? La seconda, evidentemente: se ne può parlare ma solo “bene”, altrimenti c’è la scomunica. Miserie della politica.

    Da sabato stesso, avendo peraltro noi in primis compagni arrestati e denunciati per quei fatti, abbiamo avviato una campagna unitaria nei confronti di tutti i compagni colpiti dalla repressione, che non cedesse alle sirene della dissociazione che sarebbe stata politicamente deleteria e giudiziariamente catastrofica. Lo abbiamo ribadito anche a chi invece su quel terreno dava segni di incertezza.
    Ma all’interno dello scontro tra aree e visioni della politica che usano i fatti di Magliana come strumento di de-legittimazione o ri-legittimazione del proprio orticello, c’è stato uno schiacciamento generale delle posizioni. Noi a quel gioco non giochiamo, ne siamo fuori, non ci interessa. Siamo consci dei tentativi di utilizzare Magliana per operare improbabili e macchiettistiche “rese dei conti”. Noi non ci siamo stati nè ci staremo, su quel piano. Ma questo è inutile ribadirlo: chi lo deve sapere lo sa, e chi lo sa lo nega per ragioni di piccola lotta per l’egemonia. Tristezze della politica e miserie umane di chi procede senza un etica dei rapporti politici tra compagni e organizzazioni.

  • quetzal

    personalmente , vedo avanzare in taluni commenti, prima che una posizione uno stato d’animo terrificante: quello per cui si può essere comunisti , rivoluzionari,antagonisti (fate voi) senza classe.nel senso che se la classe non ci capisce, tanto peggio per lei.chissà cosa avrebbero pensato le poche centinaia di comunisti tedeschi o italiani, ancora vivi e liberi, negli anni 30, con le piazze che plaudivano a chi li mandava al confino,al campo di concentramento o al cimitero….chiaro che il rapporto con i proletari reali non è , da decenni, un pranzo di gala: si consuma tra asprezze , incomprensioni e crisi; questo è naturale,finchè l’egemonia del senso comune (che include anche lo specchietto della macchina ) resterà quella della borghesia.ma pensare di eludere questo tema, immaginando di battersi per una trasformazione sociale radicale “senza” soggetto, è una posizione peggio che avanguardistica o minoritaria : è una posizione estetica, “eroica “quasi “dannunziana”…..

  • Apolide delle idee

    @Gianpaolo,
    non è questione di perdere di vista i bisogni materiali, ma farne o no retorica o pietismo.
    L’unico mondo delle idee che vedo è la fiducia nella riorganizzazione di classe: la periferia è refrattaria e ostile a qualsiasi intervento, dal più solidaristico a quello fatto per necessità personale, con o senza finestrini rotti.
    Non saranno quattro passeggiate autoreferenziali né dieci gatti di un qualsiasi comitato di quartiere, per quanto attivi, a ribaltare la situazione.
    E’ legittimo discutere di un fatto e/o analizzarlo criticamente; da lì a crederlo, però, emblematico o una svolta in qualcosa, nella fattispecie un rapporto tra movimenti e periferie morente da anni e ormai terminale, ce ne passa.

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