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La variante populista, di Carlo Formenti. Il video

 

Questo pomeriggio – alle 18 alla libreria Assaggi di via degli Etruschi (di fronte al Sally, pe capisse) – presenteremo l’ultimo libro di Carlo Formenti, La variante populista. Un libro importante e coraggioso. Lo abbiamo letto tutto d’un fiato, come si leggono le cose significative. Tutti i luoghi comuni della sinistra luogocomunale vengono demoliti uno per uno: dal cosmopolitismo scambiato per internazionalismo, ai “movimenti” single issue ambientalisti, femministi, studentisti, dirittocivilisti, che in questi anni hanno lavorato per il rafforzamento della gestione dei nuovi dispositivi di potere, e non contro; dall’ottimismo tecnologico che contraddistingue tutte le sinistre post-moderne (ma anche quelle moderne, a dire il vero), alla lotta alla Ue. Ce n’è per dibattere settimane, e noi ne avremo solo per due ore. Due ore in cui proveremo non tanto a discutere sul passato, ma per cercare di capire come si fanno i conti col populismo che Formenti invita a fare. Se il populismo è una delle possibili strade della lotta di classe nel XXI secolo neoliberista; se il populismo è stata in questo ventennio l’unica strada in grado di “dare voce” alle classi subordinate, fomentando un “campo della nemicità” verso la tecnocrazia capitalista al potere, allora è dal populismo che bisogna ripartire, non per “assecondarlo”, ma per modellarlo alle necessità delle lotte di classe. In questo senso, l’esperienza latinoamericana è decisiva nel capire come “populismo” non abbia solo una connotazione negativa, regressiva o ambigua. Può favorire anche processi di emancipazione e di riappropriazione economica e politica. O ci poniamo su questo versante delle lotte di classe, o regaliamo questa potenzialità alle destre, dice Formenti, con il quale concordiamo.

Venite carichi allora, anche perché avremo due relatori d’eccezione: Francesco Raparelli, che dell’area post-operaista è un esponente d’eccezione, tra i più qualificati anche perché uno dei pochi ad essere anche militante politico e non solo pensatore disorganico; e Guido Lutrario, dirigente oggi del sindacato Usb e in passato dirigente di Action e del movimento romano prima e dopo Genova. Con Raparelli, come dovreste ben sapere, le differenze sono molte, ma non ci interessa il dibattito chiuso e preconfezionato. Vogliamo la bagarre creativa, la dialettica, visto che il tema prende forma da un’intuizione ancora tutta da approfondire, da scandagliare, capire cioè se regge al confronto con altre impostazioni oppure si limita alla suggestione interessante ma improduttiva. Con Guido, al contrario, da anni stiamo sperimentando un rapporto politico che ci ha portato alla costruzione della Carovana delle Periferie, il contenitore sociale con cui da qualche tempo proviamo, con qualche successo, quel lavoro sociale di “costruzione d’internità” nel proletariato metropolitano dal quale veniamo ma con cui la sinistra non ha più rapporti d’alcun tipo. Una discussione, insomma, che merita d’essere fatta, e con questi relatori, aperta, interrogativa. Ci vediamo stasera.

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