APPUNTAMENTI

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Comitato per il Donbass Antinazista


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

29 May :
1979 A Roma vengono arrestati i brigatisti rossi Adriana Faranda e Valerio Morucci.

STATS

L’Europa che ci piace

 

Manca ancora molto alla fine degli europei, ma quello che abbiamo visto finora ci basta per definirli i più belli di sempre. Di seguito, il pagellone, ancora parziale, dei grandi protagonisti in campo in questi giorni.

CGT VOTO 10: se ne frega dell’union sacrée calcistica e continua a bloccare il paese contro la controriforma liberista del lavoro. Mentalità.

RUSSI VOTO 9: i vincitori morali della manifestazione. Un manipolo di macchine da guerra che la polizia francese e i tifosi uniti di tutto il resto d’Europa non riescono a fermare. Hanno messo sottosopra tutte le città dell’europeo, che giocasse o meno la Russia. La Uefa minaccia l’esclusione della squadra dalla competizione e loro se ne sbattono assediando i centri storici occupati dagli imbolsiti hooligans inglesi, finalmente riportati alla loro naturale dimensione di ubriaconi da pub. Si filmano anche, deridono ogni forma di repressione, mostrano le loro facce, terrorizzano i tifosi occasionali da grande evento. Il governo russo, lungi dal condannare le violenze, difende i propri tifosi e accusa la Francia. Esempio.

ISIS VOTO 4,5: era la loro grande occasione, si limitano a fare fuori due guardie più per caso che per convinzione. C’è ancora tempo, ma l’impressione è che anche loro di fronte ai russi scapperebbero a barbe levate. Come in Siria d’altronde. Chiacchieroni.

INGLESI VOTO 4:  una debacle, in campo e fuori. Panzoni sfatti dall’alcool e dall’età, vengono scherzati da qualsiasi gruppo di tifosi minimamente preparato allo scontro. Ormai potrebbero divertirsi solo con gli italiani. Se esistessero dei tifosi italiani, ovviamente. Waterloo.

BELGIO VOTO 4: si trovassero un barbiere, piuttosto. Effimeri.

UCRAINA VOTO 3: la nuova Ucraina nazi-liberista affonda nel ridicolo anche contro l’Irlanda del Nord. Non basta il cappello Nato a farne una nazione. In attesa di un incontro catartico contro la Russia, speriamo si levino presto dalle palle. Scherzo della storia.

FRANCIA VOTO 2: fosse successo in Italia la metà del caos quotidiano che sconvolge la Francia avremmo già varato un governo di unità nazionale con lo Stato islamico. Le istituzioni transalpine invece reggono, ma non ci stanno capendo più un cazzo, è palese. Ogni giorno c’è una città sottosopra, la polizia corre da una parte e l’Isis spara dall’altra, cercano hooligans nei bar del centro e nel frattempo i russi fanno il maracanà in periferia, arrestano preventivamente un gruppo di turisti russi e la Cgt costringe alla resa le forze dell’ordine nel centro. Il delirio. Grandeur, in tutti i sensi.

ITALIANI VOTO 1: occupano militarmente i social network lamentandosi dei tifosi che si scontrano invece di fare la rivoluzione; un secondo dopo aver sputato merda sulla squadra, l’europeo, il calcio in generale, salgono trionfanti sul carro del vincitore nazionalpopolare, salvo poi abbandonarlo alla prossima sconfitta; negli stadi si distinguono per le solite facce da cazzo verniciate col tricolore; fuori dagli stadi non sono neanche presi in considerazione come possibili rivali. Miseria.

39694 letture totali 2 letture oggi

1 comment to L’Europa che ci piace

  • Hirondelle

    Discutibile che la CGT voglia bloccare il paese. Ci stanno provando le raffinerie, i porti, ma ci sono riserve per almeno due mesi e quanto potranno tenere? Ci sono iniziative locali nel pubblico impiego, tra i precari, numerosi del pubblico impiego, in alcune scuole, tra i taxisti minacciati da uberpop, i trasporti… In realtà nessun sindacato né CGT né FO, lasciamo perdere la collaborativa CFDT, ha chiamato allo sciopero generale. L’unica che ne fa una parola d’ordine è la CNT che è minoritarissima. Hanno sfiancato e disorientato i partecipanti con giornate isolate le une dalle altre, a distanza di settimane, senza scadenze riconoscibili nella maggior parte dei casi, fino a tirare l’estate e arrivare ai campionati di pallone, quando è stato più facile invocare “la responsabilità”. La discussione della legge è iniziata il 14, di fatto il 21 cominciano le vacanze e molti studenti lasciano le città per lavorare o per fare le vacanze. Una parte dei sindacati, specie militanti di base, avrebbe voluto uno sciopero diverso. Bisogna tenere conto che ora il sindacato “sostiene” ma non “proclama” gli scioperi: in pratica deposita il preavviso di sciopero, così chi vuole è coperto e può farlo, ma in sostanza dice arrangiatevi, disperdendo le forze e la rabbia nella rassegnazione e nella disorganizzazione.

    Inoltre non c’è nessuna prospettiva EUropea: non si dice mai come questo sia un piano imposto dalla UE di ristrutturazione dei diritti del lavoro su scala continentale, ci si limita a prendersela con “un Hollande e il suo governo” rispetto a Sarkozy, mentre Valls ha chiaramente detto che l’essenziale della legge non si tocca. Forse alcune categorie riusciranno a strappare promesse su qualche punto, il costo delle ore supplementari di lavoro, ad esempio. Ma non cederanno nulla sui principi, cioè sull’estensione dell’orario a piacere del padrone, sulla possibilità di licenziare e sulla contrattazione aziendale che portano alla morte del codice del lavoro.

    D’altra parte la Francia ha una tradizione diversa di espressione del dissenso, tu parli e protesti finché vuoi, ci mancherebbe, “on a le droit”, nei perimetri stabiliti s’intende, sassi e manganellate inclusi e previsti, tanto i servizi di pulizia e manutenzione sono efficientissimi (altro che Roma “città vetrina”!!), poi al momento buono si fa quel che si è già deciso. Naturalmente giù chiacchiere su quanto siano sotto pressione i buoni davanti ai cattivi, una propaganda a pieno ritmo, che può dare l’illusione che chissà cosa stia succedendo: diciamo che qui sono più consapevoli di cosa stanno perdendo e dei propri diritti, ma non si mette in moto un piano di restaurazione dell’ampiezza delle Macron e Khomri senza averlo contrattato prima con tutte le organizzazioni “di massa” del caso: risultati non ce ne saranno, giusto un po’ di colore.

    Insomma, rituale, alla fin fine rituale di ricomposizione, non di rottura, intorno al massacro del lavoro. L’abbiamo fatto però voi avete lottato. Curioso modo del sindacato di lottare contro una legge che lo distruggerà.

    La legge passerà e arriverà l’autunno. L’autunno della fine del servizio pubblico francese – ci saranno sempre meno risorse perché questa riforma taglierà i salari privati, aumenterà la disoccupazione e quindi diminuiranno le entrate dello stato, finora hanno abbastanza parato i tagli degli ultimi anni perché partivano da un livello alto e hanno sempre avuto una manutenzione eccellente rispetto all’Italia. Non solo: qui la disoccupazione lunga ha toccato i quadri esperti da almeno un paio d’anni. Parliamo di media borghesia tra i livelli inferiori dei dirigenti e i quadri alti, in aziende piccole e grandi, francesi e filiali straniere. Deindustrializzazione. Non c’è da stare allegri perché anche questi pagano. Se pagano loro, figurarsi i precari e gli operai. Tutta roba già vista da noi e non solo.

    Praticamente la fine dell’onda che si è verificata da 250 anni in qua. Non a caso qui si parla esplicitamente di “rifeudalizzazione”, perché capiscono bene che quel che viene preso di mira è tutto ciò che si è costruito dall’89 in poi. Storia che han fatto loro. L’ex presidente della confindustria locale l’aveva detto dieci anni fa: Bisogna uscire dal 1945. Grazie all’euro ci siamo, anche qui.

Lascia un Commento

  

  

  

You can use these HTML tags

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>