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L’occidente in guerra contro lo Stato islamico

Dev’essere fatto ogni sforzo per combattere l’Isis e difendere l’America!

Faremo tutto ciò che sarà necessario per distruggere l’Isis!

L’Esercito Libero Siriano combatte i jihadisti dell’Isis e di Al Nusra!

Qui l’articolo che spiega i legami tra fondamentalismo islamico, Stati uniti e “ribelli siriani”.

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13 comments to L’occidente in guerra contro lo Stato islamico

  • Ciao, non ho avuto il tempo di controllare le foto ma l’articolo di Fracassi (e la su fama…) sembrano velati di ipercomplottismo sebbene alcune ricostruzioni possano essere vere

  • Militant

    @ eNIgmIsta

    Il problema in questo caso non è *chi* ha scritto gli articoli o pubblicato le foto, ma se quelle foto e quegli articoli corrispondono a verità. Se si, la triste prosopopea della “lotta dell’Occidente all’Isis” verrebbe smascherata per quello che è, cioè una colossale bufala. Siccome queste foto sono, dopo diverse ricerche che abbiamo effettuato in rete, *vere* (almeno fino a ulteriore prova contraria, in tal caso ne prenderemo atto, ma non sembrano esserci prove contrarie), allora di questo dovremmo parlare. Non dei forse e dei chissà.
    Segnaliamo comunque un altro link, se non ti piace quello da noi proposto: http://www.wallstreetitalia.com/john-mccain-un-uomo-pericoloso-il-suo-ruolo-nel-lancio-dell-isis/

    Ribadiamo: sono prove datate, risalgono a due o in alcuni casi tre anni fa. Ma dopo gli attacchi di Bruxelles e i fiumi di retorica sparsi a pieni polmoni e a piene mani in ogni dove, fa sempre bene ricordale.

  • Le foto tendono a mentire, lo facevano persino nel ’900. Celebri i fotomontaggi con cui venivano rimossi dirigenti scomodi o riviste come Life che ospitavano le foto di Capa… per citare quelle più note.

    Rimane un dato. Mosul è sotto controllo ISIS. Perché un’azienda italiana ripara la diga di uno “Stato” nemico?
    http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2016-02-02/iraq-societa-trevi-vince-l-appalto-riparare-diga-mosul-133401.shtml?uuid=ACE0h0LC

    L’ISIS è un fantoccio dell’imperialismo… non abbiamo bisogno d’immagini per saperlo. Basta leggere i quotidiani della classe dominante.

  • Militant

    @ Trotsko

    Grande è la confusione…le foto tendono a mentire ma questa no, rimaniamo sul pezzo per favore, non inoltriamoci nei periodi ipotetici perchè altrimenti perdiamo di vista il cuore del ragionamento. Mosul è sotto l’Isis ma la diga ancora no e la ditta italiana – con annessi militari – è là per proteggere il bene di un governo amicissimo, quello iracheno, ultimo di una sequela di “governi amici” eletti col beneplacito statunitense.

    Saluti

  • La diga dista appena 20 km da Mosul e controlla l’irrigazione (stando alle fonti reperibili sul web) del Ninawa, la cui popolazione è largamente concentrata nell’unica metropoli sotto controllo dell’ISIS.

    Se l’imperialismo volesse piegare lo Stato islamico non avrebbe interesse a salvare la diga. Non credo agli interventi umanitari… nemmeno voi immagino.

  • Quanto alle foto, posto che siano vere sarebbe una conferma in più del fatto che l’ISIS è uno “Stato” fantoccio. Ma di elementi ce ne sono di ben più evidenti… a cominciare dal celebre metodo d’indagine: Cui prodest?

  • Militant

    @ Trosko

    “L’imperialismo”, semmai, vuole salvare quel che resta dell’Iraq ancora sotto controllo alleato, visto che quella diga controlla il flusso idrico anche della capitale Baghdad, e la capitale in crisi idrica significherebbe forse il crollo del resto del paese nelle mani dell’Isis.

    Detto questo, la questione Isis è complessa e poco riducibile a sintesi meccaniche. L’Isis è una creatura occidentale, su questo ci sono pochi dubbi: è finanziata dalla Nato sotto varie forme (vedi Turchia); è espressione politico-religiosa radicale del wahabismo saudita; è utilizzata da determinate potenze occidentali – vedi Usa – come agente di prossimità per destabilizzare governi e movimenti regionali (come i curdi, il governo Assad, l’influenza sciita su Siria e Libano, Hezbollah, questione palestinese, eccetera). Oltretutto, è il frutto indiretto delle politiche occidentali in Medioriente, vedi il ventennio di guerra ininterrotta.

    Questo però non significa però che esista un rapporto di dipendenza schematico, del tipo “gli Usa ordinano l’Isis esegue”. E’ sinteticamente vero nelle questioni di fondo, ma nella gestione quotidiana della vicenda siriana e irachena il rapporto di dipendenza è tutto fuorchè unidirezionale. Sembra piuttosto comportarsi come “scheggia impazzita”, che *deve* esistere ma *non deve* espandersi più di tanto, *deve* essere utilizzata come grimaldello regionale contro gli Stati e movimenti non pacificati, ma *non deve* trasformarsi in elemento contraddittorio delle politiche d’influenza regionale di Usa e Ue. E’ un equilibrio precarissimo, che infatti è andato in mille pezzi anche perchè la crisi economica di questo decennio ha ricalibrato, riducendolo, l’intervento statunitense nella regione, e di conseguenza la capacità d’egemonia ne è stata intaccata a favore di quei soggetti utili se controllabili ma pericolosi se, come oggi, fuori controllo. Ecco, questo è in estrema sintesi la partita mediorientale, una partita in cui tutti giocano un proprio ruolo direttamente e tramite agenti di prossimità, e questi agenti di prossimità non sempre rispondono alle direttive del padrone, producendo nuovi scenari, esigendo risposte diverse dalle attese, e così via.

  • uitko

    @ Trosko
    la diga rischia di cedere ed una ditta italiana ha vinto l’appalto per la sua gestione/riparazione.
    I “nostri ragazzi” sono lì per fare la guardia agli ingegneri italiani. Del resto una diga è una infrastruttura importante, tra un anno Mosul sarà di nuovo irachena (nel senso di sotto il governo di Bagdad) ed una diga non è come una casa che si abbatte oggi e si rifà nuova dopomani con poco sforzo…

  • uitko

    @ Trosko

    a riguardo cito dal web:

    Trevi, [...] ha firmato oggi il contratto per la manutenzione e messa in sicurezza della Diga di Mosul in Iraq. [...] firma del contratto, di un valore complessivo di 273 milioni di Euro [...] sotto la supervisione del Ministero delle risorse idriche Iracheno (MWR).

    e poi:

    La presenza di un contingente militare Italiano e forze di sicurezza locali, garantiranno la sicurezza degli oltre 450 tecnici e personale della Trevi.

  • Trotsko

    @Uitko

    Sulla tenuta dell’ISIS non ho elementi per dire domani sarà irachena o del califfato… oggi è dell’ISIS.

    Se la diga di Mosul cedesse, Mosul avrebbe seri danni.
    A quel punto sarebbe piu’ facile per l’Iraq riprendere Mosul e a Trevi la commessa sarebbe ben piu’ ghiotta perché potrebbe farne una tutta nuova. I capitalisti non ragionano secondo il minor danno ma quello del massimo profitto.

  • Hirondelle

    Sarà una domanda ingenua ma, posto che la vostra ricostruzione è convincente, con il regime wahabita-saudita impiegato come agente sul terreno degli USA, idem prima la guerriglia afghana antisovietica, come si arriva da allora all’11 settembre e di nuovo a dove siamo oggi?

  • Hirondelle

    “afghana” per modo di dire, ovviamente

  • uitko

    @Trotsko guarda che la diga è più in mano all’ISIS da tempo…

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