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Relazioni pericolose. Un “intellettuale dissidente” sulle colonne del “Manifesto”?

 

Correva l’anno 2012. Era l’inizio di dicembre quando, all’Università la Sapienza, un gruppo di compagni e compagne impedirono la distribuzione del giornalino dell’Intellettuale dissidente (leggi), versione cartacea dell’omonimo blog che definire “rosso-bruno” è fargli un complimento. Come evidenziavano allora i compagni, infatti,

sono legati al giornale “Rinascita-quotidiano di liberazione nazionale“. Altro gruppo su posizioni notoriamente rossobrune […], erede naturale dello storico gruppo nazi-maoista Lotta di Popolo. I loro articoli hanno la classica impostazione “ambigua”, dove parlano benevolmente di socialismi reali di vario tipo (Chavez, Nord-Corea,…), ma lo fanno su un’impostazione nazionalista reputando il conflitto di classe superato. […] Ma se volete qualcosa di più esplicito c’è anche la pubblicità di Casale Europa, una fogna fascista del trullo dove si organizzano presentazioni dei libri di Mario Merlino. Sul loro sito sono disponibili le biografie dei redattori, da cui già appaiono chiari i loro rapporti con ambienti Vaticanisti/Pro-life, padronati di vario tipo, quando non con veri e propri fascisti dichiarati (Zenit, MSE…). Anche i loro profili facebook fioccano di “mi piace” a Casapound italia o a Marine le Pen.

Ci sembra molto utile (per quanto parziale e poco esaustiva, oltre che discutibile nel legame stabilito tra antisemitismo e posizioni anti-israeliane), per capirne le caratteristiche, anche un’analisi sociologica sul linguaggio utilizzato dall’Intellettuale dissidente:

All’inizio si capisce poco di cosa sia l’associazione ControCultura, il Circolo Proudhon e il suo periodico on line L’Intellettuale dissidente ma alla fine, con un po’ di pazienza, si capisce questo: sono molto bravi nel mescolare i linguaggi e farti credere di essere alternativi di sinistra mentre invece sono decisamente radicati nella cultura di destra (o viceversa?). Per i primi due minuti mi hanno ingannato, con quei riferimenti a Proudhon (famoso per il motto “la proprietà è un furto”) che per chi viene da una certa sinistra, e ha studiato un po’, evoca socialismo rivoluzionario, anarchia, la rivoluzione del 1848 e la querelle con Marx. Se poi andate sul sito web del Circolo vedete che è sostanzialmente un centro culturale che diffonde libretti quale il Libro verde di Gheddafi (credo che il senso vi apparirà chiaro fra poco), New York Confidential (contro il pensiero unico modernista e per un’America “nata nelle praterie e formatasi sulla dissidenza”), Franciavanguardia (sulla “rivoluzione culturale” lepenista, e a questo punto i dubbi si fanno strada…). Ma L’Intellettuale dissidente è un piccolo capolavoro: si celebra Saramago, si definisce Alba Dorata “estremista” e quello ungherese “regime autoritario” e assieme si protesta per la sottomissione a Israele del PD, in merito al riconoscimento dello Stato Palestinese, definendo Israele una centrale di politica “dell’apartheid, repressiva, aggressiva, obbiettivamente fascista” e inneggiando ad Hamas. Poi si fanno continui richiami all’identità italica (per esempio qui), sono contrarissimi all’educazione “di genere” e solidali con le sentinelle in piedi. [...] Insomma, gira e rigira si riesce a scoprire che sono un gruppetto di estrema destra, così estrema che stanno facendo il giro – si potrebbe dire scherzando – e arrivando all’estrema sinistra con la quale loro stessi dichiarano di avere molti punti in comune. Il mescolamento dei linguaggi è notevole: si citano Nietzsche e Malcolm X, Gramsci e Mussolini, trovando in Nicolò Bombacci (prima fondatore del Partito Comunista d’Italia poi sostenitore della Repubblica Sociale) quella sintesi di comunitarismo socialista richiamato anche nella citazione precedente. E a questo punto capisco anche il richiamo a Proudhon, sessista (quindi coerente con le idee omofobe del gruppo), antisemita (quindi coerente con posizioni filo-arabe e anti-israeliane), socialista sui generis feroce nemico della proprietà (quindi coerente col comunitarismo) e anarcoide (che mi pare si sposi bene con un coacervo ideologico che ingurgita linee guida di destra e di sinistra purché anti-sistema).

Come si legge sul suo sito, l’Intellettuale dissidente ha un direttore – Sebastiano Caputo, redattore del Quotidiano Nazionale Rinascita, collaboratore della Voce del Ribelle diretto da Massimo Fini, vice-direttore della collana editoriale “Circolo Proudhon” per la casa editrice “Historica”, candidato nel 2013 ai Parioli per il Pdl (leggi) ed editorialista del «Giornale» (leggi) – e un caporedattore – Lorenzo Vitelli, che risulta essere con Caputo l’ideatore dell’Intellettuale dissidente (che può essere considerato il periodico online del Circolo Proudhon), oltre a essere il direttore della collana editoriale “Circolo Proudhon” di cui il sodale è vicedirettore. Insomma, Caputo e Vitelli sono un po’ come il gatto e la volpe, anime e fautori di questa ambigua operazione editoriale e politica dalle molteplici facce. Entrambi hanno firmato la pubblicazione Pensiero in rivolta. Dissidenza e spirito di scissione, insieme a – nientepopòdimenoche – Diego Fusaro. Lorenzo Vitelli ha firmato anche volumi come La storia non dorme mai. Elogio dei vinti, pubblicato sempre dal Circolo Proudhon, in cui in un eclettico calderone vengono messi insieme e accomunati come «sconfitti che obbligano a confrontarci, perennemente, con il loro operato» personaggi come Antonio Gramsci e Mishima, Lumumba e l’«eroe italiano» Giovanni Gentile, Majakovskij e D’Annunzio, Emiliano Zapata ed Ezra Pound (qui una recensione, che fa capire il genere). Lo stesso Vitelli, inoltre, ha commentato in questo modo l’analisi sul linguaggio dell’Intellettuale dissidente che abbiamo citato sopra, tra l’altro non negando l’appartenenza all’estrema destra né alcuno degli altri addebiti:

Riesumare una vicenda di Mussolini, di Bombacci, una frase di Proudhon, le attività di Malcolm X, le inquietudini di von Salomon o l’esclamazione di un Gheddafi, è forse la dimostrazione che questi personaggi non sono univoci, unidirezionali. L’avere aderito al fascismo non rende totalmente ed inevitabilmente fascisti (si guardi il caso di Curzio Malaparte) e ancora ci sarebbe da domandarsi se esiste un fascismo assoluto. La vita è fatta sempre di altro [...]. Non è forse più facile, per chi regge lo status quo, dividere in buoni e cattivi, piuttosto che percorre il sentiero delle esperienze individuali, così variegate ed incatalogabili, inutili agli ideologi! Insomma questo per dire che nel nostro Pantheon in cui lei vede personalità piegate a mo di caricature, io vedo più realtà di quanto non legga nei manuali di storia.

Insomma, la “caratura intellettuale” e il posizionamento politico dei due “dissidenti” appaiono chiari.
Se però, come abbiamo detto, Caputo è un editorialista del Giornale della famiglia Berlusconi, nel perfetto gioco delle parti rosso-bruno la firma di Lorenzo Vitelli appare da qualche settimane sulle colonne del Manifesto (leggi). Sì, dello stesso Manifesto che ancora si fregia del titolo di «quotidiano comunista». Un curioso caso di omonimia, starete pensando e sperando voi. E l’abbiamo sperato anche noi, per quanto riponiamo ben poca fiducia nel Manifesto, nonostante la stima che nutriamo per alcuni membri della sua redazione. Però, purtroppo, anche le più remote speranze sono andate deluse: se di curiosa omonimia si trattasse, infatti, a essa si accompagnerebbe una ancora più curiosa assonanza di tematiche. Non solo, infatti, entrambi i Lorenzo Vitelli sarebbero appassionati fautori dell’ipotesi “bufala xylella”, tanto sulle colonne del Manifesto quanto su quelle dissidenti, ma l’assonanza sarebbe così forte che da far riprendere pari pari dall’Intellettuale dissidente (leggi e leggi) gli articoli 2084, il libro di neocon sull’Abistan dei musulmani e Il cuore anarchico del credito cooperativo del Lorenzo Vitelli del Manifesto.
Insomma,  del fatto che il Lorenzo Vitelli a cui il Manifesto dà spazio e legittimazione sia lo stesso dell’Intellettuale dissidente contestato giustamente dai compagni tre anni fa non crediamo ci sia dubbio. Quello che ci sembra, invece, piuttosto curioso è come mai il Manifesto – che ormai sembra aperto anche ai rosso-bruni – ami ancora fregiarsi del titolo di comunista (posto che si ricordino ancora di averlo in testata). Dubbi che tra l’altro ci poniamo da anni, visto che stiamo parlando del giornale che rifiutò per settimane di pubblicare il nostro appello contro la tortura di Stato (leggi) ai tempi della revisione della condanna per diffamazione inflitta ingiustamente a Enrico Triaca. Dopo anni, però, i dubbi tendono a diventare certezze. Aspettiamo di capire dal Manifesto stesso se si sia trattato di leggerezza nella scelta dei collaboratori o di una scelta consapevole. Nel secondo caso, la deliberata legittimazione di personaggi di tale risma ci porterebbe a pensare che sia giunto il tempo che tutti i compagni prendano atto della natura attuale del Manifesto, al di là di ogni libera quanto estrosa auto-definizione riportata in testata e della stima, ribadiamo, che nutriamo per alcuni redattori.

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24 comments to Relazioni pericolose. Un “intellettuale dissidente” sulle colonne del “Manifesto”?

  • Gramsci stesso scrisse e ci mise in guardia sul pericolo che un certo “sovversivismo delle classi borghesi” poteva produrre nei dibattiti e nelle posizioni politiche di quanti sono poco attenti all’abilità di camuffamento che esse erano capaci di produrre. Ha quindi ben fatto Militant a scoprire queste “serpi” le quali, purtroppo, ingannano ancora (per fortuna pochi) “sprovveduti” ambienti di smemorati e sciocchi soggetti!!

  • kente

    che brutta fine per Il Manifesto, io sono stato a lungo lettore e sostenitore del Manifesto, ormai sono anni che ho smesso anche di aprirne la pagina web.

    In ogni caso riguardo alla scritta “quotidiano comunista”, non so se avete letto la presentazione che lo stesso Manifesto da nella sua edizione inglese
    http://ilmanifesto.info/il-manifesto-brings-its-iconic-journalism-to-english-audience/

    nel paragrafo “Is Il Manifesto communist?” è scritto “it has kept the heading “quotidiano comunista” on its masthead as an acknowledgment of its historical and cultural heritage.” (trad: E’ mantenuta l’intestazione “quotidiano comunista” sulla testata come riconoscimento della sua tradizione storica e culturale). Essenzialmente, affermano la scritta “quotidiano comunista” indica che loro erano comunisti, adesso sono altro (nei successivi paragrafi si può leggere che altro). Almeno non si vergognano (ancora) di essere stati comunisti

  • Francesco

    “quotidiano comunista” è coppia di parole che fa parte integrante della testata – il manifesto quotidiano comunista – quindi non può essere tolto se non dopo la vendita della testata stessa (a quel punto c’è una trasformazione societaria e tutto diventa possibile).
    Al momento la testata è in vendita, dopo la liquidazione coatta amministrativa. con il sistema dell’asta pubblica.
    L’attuale cooperativa – che non è proprietaria, ma semplice affittuaria della testata – si sarebbe volentieri e a larga maggioranza liberata dell’aggettivo “comunista”, ma non può ancora farlo. Tutto qui.
    Mi dispiace per i comunisti che ancora lo comprano pensando di trovarci qualcosa di apparentato con la propria visione del mondo…

  • [...] Relazioni pericolose. Un “intellettuale dissidente” sulle colonne del “Manifesto”? « It's only fair to share…500 simply_publisher = 9531; simply_domain = 10968; simply_space = [...]

  • correggo il mio precedente commento provando ad essere più concreto e preciso. Chiedo scusa per l’inconveniente ma pensadoci meglio il problema che qui si mette in evidenza è si notevole rilevanza e pericolosità, quindi è richiesta una maggiore chiarezza e precisione nei concetti da esprimere! Un saluto a tutti.
    Gramsci stesso analizzando la tendenza allo sviluppo del “fascismo”; scrisse e mise in guardia l’opinione pubblica di quel tempo sulla pericolosità rappresentata da un certo “sovversivismo delle classi borghesi”; le quali potevano produrre, sia nelle menti sia nelle strategie politiche dei partiti e di quanti furono allora confusi e poco attenti dell’abilità di camuffamento di costoro, scelte e percorsi “ambigui” attraverso teorie e comportamenti caratterizzati da un presunto antagonismo “feroce e violento” . Sovversivismo che in seguito generò, per un ventennio, il regime totalitario fascista. Quindi ha ben fatto Militant a denunciare e svelare a tutti il ruolo che queste serpi giocano sia nello scenario dell’informazione telematica sia nelle iniziative comunicative. Questo è il ruolo che giocano tuttora queste “serpi”; le quali, purtroppo, ingannano ancora (per fortuna pochi) “sprovveduti” ancora presenti in ambienti di smemorati e sciocchi soggetti!!

  • giovanni

    qualcuno si stupisce che pubblichino rossobruni? Qual è la mistificazione ideologica dei rossobruni e in generale di tutti i tentativi dei fascisti di farsi passare per altro, dalle scuole (“nè rossi nè neri, solo liberi pensieri”, i camerati di Blocco Studentesco) in poi ? Il neneismo, destra e sinistra non esistono più, bisogna andare oltre.
    E chi è da decenni campione del neneismo di sinistra (no agli USA, perchè sono imperialisti, ma no anche a chi gli si oppone, perchè sono razze inferiori, questo non lo dicono perchè non è politically correct, ma è palese che la pensano così)?
    Il signor Barenghi, allora direttore del Manifesto, del “nè con gli USA nè coi tagliagole” (denigrando così, CON LE STESSE PAROLE D’ORDINE DELL’IMPERIALISMO YANKEE, gli irakeni che combattevano l’invasione USA), già 12 anni fa.
    Che NON A CASO è scopiazzato oggi da Massimo Fini
    http://www.massimofini.it/articoli/ne-con-i-tagliagole-ne-con-gli-stati-uniti
    Poi, non a caso, Barenghi è finito alla Stampa, e ha potuto togliere completamente la maschera, rettificando “tra tagliagole e yankee, preferisco gli yankee”.

  • Militant

    @ Giovanni

    Noi crediamo si sia trattato solo di una leggerezza, di un mancato controllo. Almeno, lo speriamo. Anche perchè di certo il problema del Manifesto non è quello di essere vicino a posizioni rossobrune, anzi, semmai il problema è che a volte il giornale replica la stessa visione del mondo della sinistra Pd, che invece dovrebbe essere il suo naturale nemico. Però, tra compagni, le cose è meglio dirsele pubblicamente e schiettamente che in privato. E’ una questione di rispetto. Saremo anche contenti se qualcuno della redazione intervenisse qui sopra spiegando l’eventuale malinteso. Lo ospiteremmo molto volentieri, e crediamo sarebbe il giusto modo di confrontarci. Ferma restando, ovviamente, la distanza politica esistente tra il nostro collettivo e il quotidiano, che però non mina il rispetto (crediamo) reciproco, soprattutto con alcuni dei suoi redattori.

  • berja

    tutto è possibile, ricordiamoci della manchette pubblicitaria del disco di morsello e della censura continua delle notizie da Euskal Herria, insomma sono talmente tanti anni che sono lontani dalla “sinistra” e dalla classe che si può applicare qualsiasi chiave di lettura.
    (in altri termini potrebbero essere contemporaneamente cretini E in malafede)

  • Albrecht Ali Höhler

    Intanto grazie per la segnalazione. Questo è un lavoro di cui molto hanno dimenticato l’importanza.
    Un’informazione (controinformazione si sarebbe detto in altri tempi) militante e antifascista rimane una delle necessità più impellenti per il movimento.
    Ho però alcune riserve che vi espongo di seguito, potrebbero sembrare di poco conto ma ritengo siano importanti:

    – definite l’intellutuale dissidente come una rivista “che definire rossobruna è fargli un complimento” secondo me è un errore.
    Questa testata a mio avviso è apertamente di “destra”. Non ha quel classico armamentario da rossobrunismo (anti-nato, difesa dell’esperienza del socialismo reale etc.) quanto piuttosto aperte simpatie destrozze, tutt’altro che nascoste.
    Su tutti il continuo richiamo al futurismo “marinettiano” e a D’Annunzio, cavallo di battaglia di una destra molto più mainstream di quella rossobruna.
    D’accordo, Caputo scrive anche per Rinasita – Quotidiano nazionale che invece è apertamente rossubruno, ma questo non lo definisce automaticamente come appartenente alla galassia “rossobruna”.
    Come ricordate giustamente nell’articolo, il Caputo (deus ex machina del progetto), non solo si è candidato con il Pdl, ma scrive costantamente su Il Giornale di cui è diventato una specie di esperto di questioni internazionali.
    Questo a mio avviso lo iscrive di diritto nella categoria di “destra” tradizionale, più che in quella di “né rossi né neri”.
    Voglio insomma dire che c’è meno ambiguità di quella che esiste, per costituzione, nell’area rossubruna. E quindi che se possibile l’errore de il Manifesto è ancora più grave. (anche se per me è da ascrivere a superficilità e lontanza dalle lotte, come sottolineate voi in un commento).
    Per riprendere il discorso insomma Caputo e Vanvitelli sono inseriti molto bene in una certa logica e sono molto più organici di quello che pensiamo: non sono schegge impazzite o lupi solitari nazi-comunisti, ma figure di primo piano di quella che non senza un pizzico di presa per il culo e sonori sghignazzi, chiamerei “Intelligencija di destra”, generosamente foraggiata da quei poteri forti, che spesso vengono criticati su L’intellettuale dissidente.
    Caputo e Vanvitteli con un taglio “post” cercano di ammantare di “rebellismo” l’armamentario tradizionale della destra conservatrice in un calderone che sembra un confuso miscuglio di campi hobbit, nuova destra e geopolitica antimperialista.
    D’altronde la rivoluzione con i soldi del capitale (Il Giornale, Libero) è impossibile. E per essere rivoluzionari (o dissidenti… ahahahahah) non basta fare i radical chic di destra.

  • Purtroppo il Manifesto avendo abbandonato il marxismo leninismo da tempo, e professando un comunismo idealista e utopico, ha fatto molti passi indietro nella lotta rivoluzionaria. Non stupisce dunque che apra le porte ad ambiguità pseudo-rivoluzionarie, vuoi per inavvertenza, vuoi per spirito di “innovazione”. A voler cercare il nuovo, a sinistra, spesso si ricade nel vecchio. Resta tuttavia uno dei pochi grandi giornali che ha una copertura anti imperialista abbastanza coerente delle guerre e conflitti in corso, in particolare per quanto riguarda la Siria e l’Ucraina, grazie agli articoli di Manlio Dinucci. Per il resto sbanda paurosamente.

  • rapa

    Pur essendo radicalmente contrario a ogni misoginia e omofobia, e quindi lontano dalle posizioni dell’ID su questi temi, (oltre che contrario alle posizioni del Manifesto su molti altri temi) non mi piace affatto la vostra analisi.
    È il metodo che mi fa cadere le braccia.
    Non parlo solo dell’analisi “sociologica” citata – francamente sconclusionata: (antisemiti filoarabi? posizioni nazionaliste dove aperto il link trovi condanne contro il nazionalismo e la xenofobia?) – che già da sola scredita.
    Ma il resto. Dire che il signor X scrive sul giornalino A legato al circolo C animato dal signor Y già caporedattore di Z “erede naturale” (???) del giornale nazimaoista, E QUINDI tutta la catena è nazimaoista… è ridicolo.
    Avete prove che il signor Vitelli sia nazimaoista, xenofobo, omofobo, in base a SUOI scritti? Bene, citate il pensiero in questione, con link esaustivo, e vi darò ragione, e sarò al vostro fianco.
    Altrimenti date al Manifesto quel che è del Manifesto – cialtroneria, foglie di fico, superficialità, aperi-antifascismo – e continuate per la vostra strada: poiché val più un discorso di classe rigoroso di tutte le sentinelle in piedi del mondo.

  • Militant

    @ rapa
    Rapa, Lorenzo Vitelli è “ideatore e caporedattore” de L’intellettuale dissidente, che è un sito di approfondimento politico di destra. Punto. Il resto sono chiacchiere e volontà di buttarla in caciara (“analisi sociologica”, “metodo”, catena nazimaoista”: ma che stai a di?).

  • Aggiungerei, alle considerazioni sulla dissidenza(?)”,la loro persistente lettura/analisi che li conduce poi alla “geopolitica”. Geopolitica intesa proprio come superamento dei conflitti capitale/lavoro; questa loro intenzione consisterebbe, bensì, nel ridurre e ricondurre nelle sole ed uniche aree geografiche di interesse strategico o militare i conflitti in esse presenti. E’ su questo terreno che i “rossobruni” poggiano le loro analisi e tesi o teorie politiche. Attraverso questa “lente di lettura” si può capire meglio ora il ruolo che riservano a soggetti del tipo di Putin, o altri medio-orientali o di matrice latinoamericana; cioè il ruolo che conducono i vari Putin e altri in qualità di agenti post-antimperialisti, alcuni dei quali comunque conservano altresì il ruolo anti-occidentalista e anti-americano. Le loro strategie, escludendo l’analisi di classe e sottostimando la base materiale di classe che la produce, ne teme e denuncia i soli rapporti di produzione intercapitalistici e post-moderni, senza fornire o mettere a disposizione sintesi alternative con possibilità che siano in grado di sostituire le forme attuali economiche, politiche e sociali con altre di maggiore giustizia ed equità. Quì in discorso si fa troppo lungo e contorto.

  • Ile

    @Rapa
    Nel nuovo editoriale per il 2016 dell’ID, si legge questo come bilancio dell’anno appena passato:

    Con i nostri circoli di lettori sparsi su tutto il territorio siamo riusciti ad organizzare incontri straordinari con ospiti di eccezione. Abbiamo portato in Italia Alain De Benoist, Eric Zemmour, e Alexander Dugin. Abbiamo fatto sedere allo stesso tavolo Marco Tarchi e Alessandro Giuli, Paolo Becchi e Alberto Bagnai, Luca Giannelli e Stenio Solinas, Diego Fusaro e Giuseppina Barcellona, Massimo Fini e Antonio Padellaro. Vi abbiamo portati con noi nel bel mezzo della storia, in Siria, l’epicentro della terza guerra mondiale. Vi ci porteremo di nuovo. Come Vi porteremo a scoprire l’Italia profonda sulle colonne de Il Bestiario, una rivista strapaesana maleducata e anti-modernista nata nel maggio del 2015.

    De Benoist, Dugin, Zemmour, Tarchi, Fusaro, Massimo Fini, Solinas… che dubbi puoi avere, scusa? Lorenzo Vitelli è ideatore, organizzatore, promotore di tutto ciò. Non è uno che ha scritto qualche articolo sull’ID, ma l’ha inventato, promosso, fatto partire da zero.

  • kente

    tra l’altro oggi su Contropiano è uscito questo interessante articolo (che risponde indirettamente anche @rapa)

    http://contropiano.org/interventi/item/34601-la-corte-dei-rossobruni-a-giulietto-chiesa-qual-e-il-punto

  • Alessandro

    Mi sembra evidente il tentativo maldestro di difendere l’indifendibile da parte di @rapa. A parte il fatto che *basterebbero* la misoginia e l’omofobia a smascherare il sito come feccia destroide (è rilevante il fatto che @rapa li derubrichi con quel “pur essendo radicalmente contrario”: come se potesse essere possibile il caso di un organo di informazione accettabile “nonostante” l’omofobia. Ma stiamo scherzando?), il problema è che il sito in questione trabocca fascismo da ogni poro: dal tipo di intellettualità ospitata (tutta inequivocabilmente di destra), dagli argomenti utilizzati (dal mondialismo all’antimodernismo, tutti temi che definiscono il pensiero rossobruno), ad un certo tipo di linguaggio tipicamente di quell’area. Eppure dovremmo avere ancora dei dubbi, perchè per @rapa si starebbe illazionando chissà quale complotto alla base del ragionamento. Ma quale complotto, qui è tutto alla luce del sole, smascherato, rivendicato!
    Il fatto che poi Lorenzo Vitelli di tutto questo sia *l’ideatore* e il *caporedattore* (non uno passato per caso, uno studente in cerca del patentino che affida i suoi scritti brufolosi al sito giornalistico, un ignaro ingannato dal vecchio attrezzo truffatore), evidentemente a @rapa non basta come supremo atto di adesione ideale e materiale alle scemenze esalate da quel sito.

  • Michele

    Sinceramente sono d’accordo con @raqqa,
    aggiungo inoltre che molte delle posizioni conservatrici dell’ID sono in parte affini con intellettuali comunisti del calibro di Pasolini.

    Credo in oltre che l’ideale patriottico della testata puo essere utile a molti compagni,
    a sinistra ci si scorda facilmente di quanto la Gap in primis e i gruppi partigiani in generale fossero legati da un fortissimo ideale patriottico.

    Per quanto riguarda il conflitto tra classi trovo la tesi di questo articolo semplicistica e poco obiettiva, attuare un analisi geopolitica non significa abbandonare il concetto di lotta di classe ma piu che altro significa utilizzare un analisi dei conflitti di classe all’interno di una cornice geopolitica…

    mi permetto di riportare una citazione trovata su internet, che sottolinea come i comunisti invece di criticare lo squallore ideologico che sta producendo la sinistra occidentale (pieno sostegno all’imperialismo culturale e geopolitico dell’occidente) si concentri sul passato politico di un giornalista, appioppandogli il termine di rossobruno, evitando accuratamente però di analizzarne il pensiero.

    “Cosa sono i rossobruni? I rossobruni sarebbero fascisti che, mentre in tutta Europa i fascisti ramazzano poltrone, onori e consensi, si travestono diabolicamente da comunisti, cercando di inserirsi con furbizia in un movimento che, nell’ attuale mercato del consenso politico, viene via con la facilità del ferro da stiro a carbone.
    I rossobruni sono un pericolo? Niente paura. I rossobruni non sono un pericolo, perché, nonostante il loro camuffamento ideologico, si distinguono facile. Perché non parlano del conflitto fra classi, ma della geopolitica. Il che li differenzia dai veri comunisti. Che non parlano del conflitto fra classi, ma dei rossobruni”.

    https://iltrenodistrelinkov.wordpress.com/2016/01/07/rossobruni/

  • Albrecht Ali Höhler

    @Michele e @rapa,

    intanto vi dedico una battuta che ascoltai una volta durante un’assemblea all’Università: ” Ma sti cazzi de Pasolini era il più menscevico di tutti, pure amico delle guardie”…
    Questo per chiarire che non per tutti i compagni, il caro Pierpaolo è un eroe-intoccabile-mostrosacro.
    Ma oltre la mia battuta e insisto sul fatto che sia solo una battuta, i vostri messaggi mi sembra si somiglino molto, sia come contenuto sia come forma.
    Ma non voglio fare il complottista anche se questa spassionata difesa di una testata – l’intellettuale dissidente – e di un suo redattore, mi pare troppo “interessata” per essere spontanea.
    Ripeto questa difesa mi sembra proprio sproporzionata e con poco senso, così come sottolinea Alessandro poco sopra.
    Poi caro Michele, se fossi in te, farei più attenzione a lanciarmi in considerazioni storiche che conosci superficialmente.
    Intanto “la Gap” non esiste. Esistono semmai i GAP, Gruppi di Azione Patriottica, per semplificare l’organizzazione del Pci specilizzata nella guerra partigiana in città. Ti ricordo però che tutta la guerra partigiana è stata anche una guerra di liberazione nazionale contro l’occupante tedesco e quindi “patriottica”. Ma tu che leggi Caputo e Vanvitelli, questo lo hai dimenticato. Ti consiglio invece di leggere Storie di Gap di Santo Peli, così la prossima volta eviterei di dire cavolate sull’argomento.
    Quando poi parli di sinistra occidentale (pieno sostegno all’imperialismo culturale e geopolitico dell’occidente), se avressi mai letto questo blog, capiresti che nelle sue colonne è sempre stata critica quella visione, molto più che in qualsiasi altro sito di compagni (e lo dico essendo un semplice lettore e non uno del collettivo).
    Così come non sono mancate le analisi geopolitiche serie, non all’acqua di rose e di convenienza come quelle dei due sopra.
    Detto questo mi sono dilungato troppo, ma il problema a monte di tutto questa riflessione era semmai una riflessione sulla crisi del Manifesto che non sul blog di Caputo e Vanvitelli che per me non è neanche “rossobruno” ma proprio apertamente destrozzo.
    Lo sai chi sono De Benoist, Marco Tarchi e Dugin? Vattelo a vedere!

  • Michele

    Caro @Albrecht Ali Höhler

    1: sono stipendiato dal mossad insieme al camerata @raqqa perchè non condivido l’articolo

    2 si dice i Gap non la Gap, quindi vuol dire che non so nulla di storia, i partigiani erano patriottici (ma visto che non so niente di storia non vale)

    3 Non ho mai letto il blog militant perchè critico la sinistra occidentale nonostante sia un argomento gia discusso nel blog

    4 non so chi è Dugin

    grazie per il tuo contributo da vero comunista, poi uno si chiede perchè il dibattito a sinistra sta a pezzi…

  • Militant

    @ Michele

    In una cosa hai ragione: la definizione di “rossobrunismo” è oggi completamente fuorviante. Aveva un senso quella di “nazimaoismo” negli anni Sessanta e Settanta, quando esisteva una destra neofascista filo-atlantica (il Msi espressione del fascismo-regime), anzi, manovrata direttamente da precise agenzie atlantiche, a cui si contrappose in quegli anni una destra a parole anti-atlantica (i gruppi neofascisti espressione varia del “diciannovismo” o fascismo-movimento, alcuni dei quali abbracciarono teorie spurie in grado di servirsi di pezzi di pensiero antagonista).
    Oggi la situazione non è più tale, motivo per cui con “rossobruno” non si capisce più cosa si identica realmente, lasciando intendere che sia una forma di destra che sfrutta temi di sinistra. Non è così. Faremmo tutti prima a chiamarlo neofascismo, perchè di quello si tratta. Ecco, l’Intellettuale Dissidente è un organo neofascista. Siccome anche il neofascismo non è tutto uguale nelle sue diramazioni teoriche, si tratta di una specifica branca del neofascismo, quello geopolitico.
    Nessuna parte del discorso neofascista-geopolitico è sovrapponibile alla visione del mondo della sinistra di classe. Esistono dei temi in comune, ma non il modo di affrontarli.

    Quale “terreno comune” dovrebbe darsi con una posizione che promuove l’omofobia e la misoginia in funzione della difesa della “famiglia tradizionale”, quando per decenni la sinistra di classe ha svelato la natura artificiale del concetto di “tradizione”, feticcio culturale creato ad arte per sorreggere le retoriche nazionaliste del XIX secolo?
    Quale “terreno comune” dovrebbe darsi con una visione del mondo che vorrebbe rimettere al centro del discorso politico la “spiritualità” e la “religiosità”, quando per secoli il pensiero marxista ha smontato filosoficamente e materialmente la natura culturale sovrastrutturale del fenomeno religioso, chiarendone la funzione di sostegno ideologico alla pervasività del capitalismo?
    Quale “terreno comune” dovrebbe darsi con chi predica la difesa dei caratteri culturali nazionali, quando da secoli il pensiero marxista sviluppa il concetto di scontro sociale interno tra classi, stabilendo che non esiste alcuna “cultura comune” nè “interessi comuni”, ma una contrapposizione originaria e ineliminabile almeno fin quando persisterà la divisione in classi?
    Ecco, potremmo continuare ma credo che il messaggio sia abbastanza chiaro: con il pensiero neofascista-geopolitico non c’è possibile terreno comune perchè quel pensiero è alla base dell’attuale forma di dominio imperialista, non una sua resistenza seppure eterodossa.

    Detto questo, come rileva giustamente @Albrecht Ali Hohler, il cuore del discorso non è sulla giustezza o meno del pensiero neofascista di Lorenzo Vitelli e del suo Intellettuale dissidente, ma l’abbaglio della redazione del Manifesto nell’averlo ospitato per qualche tempo non rendendosi conto di chi era. Un abbaglio, che crediamo sia già stato risolto.

  • Michele

    @Militant,
    innanzi tutto vi ringrazio per la vostra risposta, basata su argomenti e non su accuse ridicole. Da un punto di vista marxista-leninista non posso che concordare con voi.

    Allo stesso tempo (per concludere) vorrei solo sottolineare come le posizioni politiche e geopolitiche oggi siano sempre meno attribuibili ad uno schieramento di destra o di sinistra. Se Vendola e Ferrero condividono molte posizioni di Soros e Obama, e Losurdo, Chiesa, Fusaro condividono molte posizioni della Russia (anche se con motivazioni ideologiche differenti) è ora di chiedersi veramente quali siano le priorità dei comunisti, e in questo persino leggere l’ID potrebbe essere utile.
    Non capisco perche dovrei ritenere Fusaro piu “pericoloso” di Vendola o Ferrero, pur comprendendo le contraddizioni del suo approccio conservatore.
    Ho trovato articoli molto interessanti sull’ID che sinceramente mi hanno aiutato a comprendere meglio il disastro in cui si trova la sinistra occidentale.

    vorrei fosse chiaro che sono un comunista e che ritengo l’antifascismo e la lotta di classe valori fondanti, allo stesso tempo non capisco a cosa mi possa servire evitare di leggere articoli interessanti solamente perche si trovano su siti di cui condivido solo parte delle analisi.

    Ad esempio l’articolo linkato (al di la della storia politica dell’autore, che non conosco) è particolarmente lucido e utile per iniziare un processo di profonda autocritica,

    http://www.lintellettualedissidente.it/italia-2/la-sinistra-italiana-dallantimperialismo-al-pacifismo/

    ps
    scusate l’off-topic, ma mi interessava conoscere la vostra opinione su queste tematiche piu generali.

  • rapa

    Innanzi tutto grazie @Michele perché mi hai fatto crepare di risate con quella citazione.
    Poi una precisazione:
    caro @Alessandro, non difendo proprio nulla. Al contrario. Sono critico sia dell’ID che del Manifesto. In questa occasione però sono stato ANCHE critico del “metodo” di analisi di Militant. A me non è piaciuto. Ripeto, se volete dare del fascista a qualcuno, trovate (con internet è facile) i suoi scritti omofobi, razzisti o simili e li citate.
    Il metodo del fascismo per “contagio” non mi piace, ma potete benissimo fregarvene. Però sospetto che sia anche molto inefficace per la causa, o addirittura controproducente: perché se adesso io ignorante vado a googlare gli scritti di ‘sto Vitelli e non trovo destrosità, mi scadete per sempre, come è successo quando, partito da contropiano, sono andato a leggere Preve aspettandomi un duce cornuto e invece ho trovato un filosofo illuminante.

  • Manfredi

    @ Militant

    Forse il danno più grande che possono produrre questi loschi dissidenti, che giustamente smascherate, è quello di appiattire grandi dibattiti (penso al rapporto tra marxismo e tradizione, religione, nazione) sulla misera categoria del “pensiero neofascista-geopolitico”, come purtroppo sembrate concedere nel vostro ultimo commento, quando invece meriterebbero una discussione seria e di ampio respiro, come ad esempio quella alimentata da Losurdo in “La Lotta di Classe. Una storia politica e filosofica”. Perché buttare il bambino con l’acqua sporca?

    Questo è quello che penso ogni volta che mi capita di ascoltare/leggere Fusaro nelle sue numerossisime apparizioni, dal blog del Fatto Quotidiano alla tv: sarà un caso, ma questi re Mida al contrario trasformano in cacca tutti i temi importanti che toccano, rendendoli inservibili per i comunisti. Un bel danno, non c’è che dire.

  • Militant

    @ Manfredi

    Beh, di tanti luoghi che discutono dei problemi del marxismo, certo non si può negare la nostra volontà di ragionare e articolare riflessioni anche rispetto alle grandi questioni da te ricordate, che non vanno mai nè banalizzate nè rifiutate.
    Sul problema della religione, della nazione e dello Stato-nazione, della “tradizione”, più in generale sul rapporto tra struttura economica e Cultura, non ci siamo mai sottratti a ragionamenti a volte anche eterodossi o comunque non appiattiti a vulgate contrapposte (cosa che nel tempo ci ha esposto a critiche “da sinistra” per l’appunto appiattite a interpretazioni meccaniche di certo marxismo).
    Ovviamente per discutere seriamente di certi argomenti servono preparazione e capacità anche culturali (ma non solo, serve anche una militanza quotidiana in grado di inserirli nel contesto reale degli eventi per non farne delle astrazioni intellettuali, come capita puntualmente nel pensiero rossobruno che si riduce, in definitiva, a forme di intellettualismo provocatore completamente estraneo alle dinamiche reali), preparazione e capacità non facili da possedere e maneggiare con cura, motivo per cui a volte si procede empiricamente altre volte meno.
    Il problema, come spesso ripetiamo, non sono i temi sollevati da certo pensiero anti-moderno, geopolitico e/o reazionario, ma gli strumenti e le soluzioni preposte, le categorie politiche e culturali utilizzate, insomma la cornice entro cui vengono incastonati argomenti che invece meritano ben altra riflessione.

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