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Il flop leghista e la narrazione mediatica funzionale all’alternanza liberista

 

Se l’oggettività fosse una caratteristica dei media generalisti, questi avrebbero dovuto aprire con l’ennesimo flop numerico di una manifestazione leghista. Una piazza militarizzata e dimezzata dagli stand della fiera “Cioccoshow”, in realtà prevista solo per l’11 novembre, ma opportunamente montata con ampio anticipo per ridurre ulteriormente la portata della piazza, ha visto la presenza di un numero di manifestanti identico a quelli portati a piazza del Popolo, a Roma, il 28 febbraio scorso. Solo che a differenza di Roma, città in cui la Lega è ancora oggi un soggetto completamente estraneo alla politica cittadina (anzi, lo è proprio perché ci fu quel 28 febbraio), a Bologna eravamo in quel nord che vede le percentuali elettorali del partito di Salvini costantemente sopra il 20%. Il fenomeno mediatico-elettorale leghista continua a perdere aderenza sul famigerato territorio, e l’occupazione salviniana di ogni trasmissione televisiva può portare voti ma non peso sociale. Questa, appunto, avrebbe potuto essere una possibile lettura “neutra”, non schierata politicamente, constatante semplicemente alcuni dati di fatto. Come la scomparsa di Forza Italia, presente ieri in piazza ma incapace di apportare qualsivoglia forma di presenza organizzata al di là dei propri dirigenti, anch’essi frutto di un’accurata sovraesposizione mediatica. Tutto questo però è impossibile rintracciarlo sui media, che per tutta la giornata hanno scientemente evitato di sparare numeri sulla partecipazione leghista, evidentemente in difficoltà rispetto all’irrilevanza di un’opposizione che però, in quanto funzionale, necessita di una narrazione avvincente da contrapporre al dominus renziano. A parte Salvini che da qualche parte ha sparato i soliti centomila di default, anche la cifra di 20.000 appare davvero irrealistica. E’ la cifra della capienza massima possibile ma, come detto, la piazza in realtà era una mezza piazza, e nelle vie adiacenti il flusso leghista era completamente assente. Non è però solo questione di numeri, seppure questi rappresentino un sintomo di precarietà sostanziale del partito leghista, capace di centralità per la parallela crisi di Forza Italia. La questione politica conferma alcune riflessioni che non solo noi andiamo dicendo da qualche tempo. E l’atteggiamento dei media ieri ha confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, il ruolo del partito di Salvini. Da una parte questo viene descritto come partito populista, razzista e antieuropeista, dunque marchiando la sua proposta politica come apparentemente irricevibile. Dall’altro lo si tiene costantemente sovraesposto mediaticamente così da fomentare percentuali elettorali in grado di impensierire il Pd e di rendere superficialmente credibile la sua proposta politica. Un giochetto smascherato ieri in tutta la sua platealità.

Bologna ieri non è stata però solo vittima del sit-in reazionario. Ieri la città ha espresso un rifiuto popolare e conflittuale al rancore proprietario salviniano, bloccando la città e strappando con la forza un corteo numericamente all’altezza della chiamata esclusivamente cittadina (a differenza dei figuranti pagati di piazza Maggiore d’ogni provenienza nazionale), e politicamente in grado di dare voce e rappresentanza a un pezzo di proletariato locale costantemente sotto attacco delle politiche dei due Matteo. Un corteo per l’appunto conquistato con la forza, perché ieri nella “rossa” Bologna era impraticabile opporsi democraticamente all’invasione leghista, e il corteo di protesta è stato confinato per più di due ore sopra un ponte, impossibilitato a muoversi in alcun senso, costretto all’impotenza da istituzioni che in primavera chiederanno il voto sfruttando ogni possibile retorica antifascista anti-leghista. Eppure alla fine è stata, per l’ennesima volta, la giornata di MaiconSalvini, di un popolo che ancora rifiuta il rancore individualista e xenofobo di una borghesia impoverita e vittimista che trova temporaneamente in Salvini il suo rappresentante politico. Con buona pace del blocco reazionario e dei media complici, ancora una volta il giochetto gli è stato smontato. Non basterà a sottrarre consensi a una Lega capace di articolare un certo rifiuto anche popolare verso l’accentramento europeista, ma è di sicuro un buon viatico.

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4 comments to Il flop leghista e la narrazione mediatica funzionale all’alternanza liberista

  • antonio

    sulla giornata bolognese,non tralasciando il flop dell’adunata fascio-leghista,segnalerei anche un’aspetto che forse può essere sfuggito a qualcuno.
    In un popolare proverbio si dice che: “tra cani non ci si azzanna!”, nel caso del comizio bolognese molto probabilmente questo detto viene negato e sul palco invece tra “cani” (il signor B, e il signor S.) ci si “mozzica” eccome!In prossimità di scadenze “elettorali” si sta riproponendo, stavolta con accenti ancora più feroci e barbarici, lo scontro tra chi si sposta verso posizioni ancora più più reazionare. In questo lo scontro è tra “tre” destre; una quella tradizionale nazional-populista rapresentata dal signor B. e compagnia bella; l’altra quella razzista xenofoba e barbarica portata in avanti dal signor S. coni suo “nerbo-cornuti” sostenitori; un’altra ancora quella “capitalistica-globalista-nazionalista” rappresentata dal signo R. che sta progettando il “partito della nazione”. Più che di scontro di classe, preferirei parlare di scontro tra pezzi di società; pezzi di società non tutti configurabili nelle classiche e tradizionali appartenenze o divisioni di “classe”; piuttosto iniziano a somigliare troppo d epoche precedenti nelle quali si è visto nascere il nazi-fascismo; lo scontro di allora venne portsto avanti in presenza di una grossa crisi politica dovuta dalle eredità negative laciate dagli sviluppi della prima guerra mondiale che vedeva intere masse sociali vagare immiserite, umiliate e offese dalle pesantissime misure punitive prese da altre nazioni uscite vincenti dalla scontro militare. Attualmente siamo in presenza di una crisi che ha nei suoi aspetti economici, e non solo militari, il risvolto maggiore di immiserimento popolare; possiamo notare come enormi masse sociali siano vittime di questi tagli feroci ai loro redditi e ai loro sistemi di vita e di consumno. Ebbene è proprio su questi argomenti che viaggia il messaggio di questi personaggi, che fanno leva sull’immiserimento sociale, oltre che culturale, di chi li sostiene. A fronte di ciò penso che non siano sufficienti manifestazioni come quella bolognese (comunque importante e utile a mostrare una opposizione che non sia solo virtuale o da salotto televisivo); occorrerà mettere in campo un progetto più ampio e collettivo che si scontri con lìaltro progetto quello individualistico-egotistico e reazionario dei signori menzionati prima. Penso che la battaglia oggi sia(oltre che di carattere culturale), tra quanti credono e portano ancora avanti un disegno di società più egualitaria costruita da tutti e per tutti; contro l’altro progetto che vede “un’uomo solo al comando” che disprezza la possibilità di vivere tra diversi, oltre che reprimere e negare diritti e dignità!

  • antonio

    Chiedo scusa ma desidero correggere il mio precedente.
    Azzardo una mia semplicistica riflessione; pensiero sulla giornata bolognese: ….non tralasciando il flop dell’adunata fascio-leghista, segnalerei anche un’aspetto che forse sarà sfuggito.
    In un popolare proverbio si dice che: “…tra cani nun ce se mozzica!”. Credo che, nel caso del comizio bolognese molto probabilmente questo detto venga negato e sul palco, invece, tra “cani” (il signor B, e il signor S.) “ce se mozzica” eccome! In prossimità di scadenze “elettorali” si sta riproponendo, stavolta con accenti e scelte ancora più feroci e barbarici, lo scontro tra chi si sposta verso posizioni ancora più estreme e più reazionare. Questo lo scontro, in realtà, è tra “tre” destre; non più una sola! Una è quella tradizionale nazional-populista, ben rappresentata dal signor B. e compagnia cantante; l’altra è quella razzista xenofoba e barbarica portata in avanti dal signor S. con i suoi (lo testimoniano alcune eloquenti foto dei sostenitori leghisti) “nerbo-cornuti” sostenitori; un’altra ancora, invece, sarà quella quella “capitalistica-globalista-nazionale” rappresentata dal signor R. che sta così progettando il suo “partito della nazione”. Quindi, più che di scontro di classe, preferirei parlare di scontro tra i vari pezzi di società che la crisi sta producendo! Pezzi di società non tutti configurabili nelle tradizionali e classiche appartenenze o divisioni di “classe”; stanno iniziando piuttosto a somigliare troppo ad epoche precedenti nelle quali è potuto nascere il nazi-fascismo; lo scontro di allora avvenne in presenza di una grossa crisi sociale e politica; crisi dovuta dalle pesanti e costose eredità e derive negative lasciate dagli sviluppi della prima guerra mondiale; sviluppi che vedevano intere masse sociali vagare immiserite, umiliate e offese dalle pesantissime misure punitive e richieste risarcitorie che altre nazioni, uscite vincenti dalla scontro militare, pretesero dagli sconfitti. Attualmente siamo in presenza di una crisi che ha principalmente nei suoi aspetti economici, e non solo militari, il risvolto maggiore di immiserimento popolare; possiamo notare come enormi masse popolari siano vittime di tagli feroci ai loro redditi e ai loro sistemi di vita e di consumo; tutto ciò in presenza comunque di una crescita delle disuguaglianze e dei privilegi, non solo economici, tra le classi sociali a tutto vantaggio della classe privilegiata e padronale. Ebbene è proprio su questi argomenti che viaggia il messaggio di questi personaggi, che fanno leva sull’immiserimento sociale, oltre che culturale, di chi li sostiene. A fronte di ciò penso che non siano sufficienti manifestazioni come quella bolognese (manifestazione comunque importante, utile a mostrare una opposizione che non sia solo virtuale o da salotto televisivo); occorrerà mettere in campo un progetto più ampio e collettivo che si scontri con l’altro individualistico-egotistico e reazionario dei signori menzionati prima. Penso che la battaglia di oggi sia (oltre che di carattere culturale) tra quanti credono e portano ancora avanti un disegno di società più egualitaria costruita da tutti e per tutti, contro l’altro progetto che vede “un’uomo solo al comando” che disprezza la possibilità di vivere tra diversi, oltre che reprimere e negare diritti e dignità!

  • Lasciando in secondo piano “l’assemblea condominiale” leghista, è a nostro avviso importante porre l’attenzione sul ruolo che i media hanno avuto nella presentazione dell’evento. Inizieremmo il ragionamento portando ad esempio quello che ci è capitato poco tempo fa. Il 7 settembre noi Cobas Capodarco abbiamo fatto una manifestazione davanti alla sede della Regione Lazio annunciata ai media a mezzo di comunicato stampa. A richiesta di essere ricevuti per esporre le nostre motivazioni riguardo la protesta, la Regione ci ha tranquillamente ignorati. Un esponente delle forze dell’ordine, forse mosso a compassione, ci guarda, si avvicina e ci dice: “Ma voi non conoscete proprio nessun giornalista? Perchè questi se non ci sono i giornalisti mica vi fanno salire!”. Ok, capiamo quindi che i media si muovono o su chiamata dell’ “informatore” di turno o se hanno lo scoop assicurato. Adesso proviamo ad adattare questo principio all’adunata leghista (correttamente definità tale da Antonio). Sicuramente l’ufficio stampa/informatori della Lega avrà contattato i diversi organi di informazione per dare risalto all’evento, i quali a loro volta “per dovere di cronaca” avranno iniziato un tam-tam mediatico per informare il proprio pubblico pagante. Inizia quindi la spirale della convenienza reciproca: più si pubblicizza l’evento, più si crea Audience intorno all’evento stesso e più si creano aspettative intorno a quest’evento. In ogni caso sia il Partito Politico (Lega in questo caso) sia i Media, hanno tutto l’interesse che quest’evento sia un successo. Pubblicità durante le trasmissioni e i dibattiti, pubblicità sulle pagine contententi gli articoli che parlano dell’evento. Segue che, per avere più materiale e vendere più pubblicità, si debba investire in uomini e mezzi… e che quindi partano troupe di inviati, fotografi, giornalisti etc etc. E se alla fine tutto l’evento fosse un Flop? Cosa accadrebbe?
    Quello che è avvenuto!
    Che Salvini afferma che erano centomila perchè altrimenti il partito si troverebbe in una situazione scomoda tra soldi spesi e leghisti assenti. Che gli organi di informazione affermano che erano centomila perchè altrimenti si troverebbero in una situazione scomoda tra pagine di articoli persi, pubblicità persa e credibilità persa. In questo modo cerchiamo di dimostrare quanto non ci sia complicità premeditata tra blocco reazionario e media complici ma, cosa ancora più pericolosa a nostro parere, quanto sia subdolo questo sistema capitalistico, in cui la privatizzazione dei “diritti” dei cittadini porta ad alleanze e a sistemi di reciproca convenienza tra poteri. Sinceramente avremmo preferito pensare che ci potesse essere un’ideologia, una complicità un disegno. Ci ritroviamo invece a fare i conti, anche nel quotidiano, con meccanismi che hanno azzerato qualsiasi ideologia e linea comportamentale ed hanno assunto come unico obiettivo l’accumulo di capitale. Per concludere il ragionamento ci troviamo ad affermare che l’esito dell’assemblea FascioLeghista di Bologna per noi non è stato altro che un’ennesima dimostrazione di puro Capitalismo fine a se stesso!

  • l’occupazione salviniana di ogni trasmissione televisiva può portare voti ma non peso sociale.

    …Che è quello di cui questo signore ha bisogno: altrimenti di qui a qualche anno ci sarà un diplomato divorziato fannullone e in sovrappeso in più a vendere bottoni ed accendini all’uscita delle scuole.

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