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Privatizzare l’AMA? La monnezza sete voi!

In queste ultime settimane l’AMA, la municipalizzata del Comune di Roma che si occupa dell’intero ciclo dei rifiuti, oltre che di un’altra serie di servizi, è assurta alle cronache nazionali per il dibattito sulla sua possibile privatizzazione. Stiamo parlando di un’azienda con oltre 8000 dipendenti, intorno a cui girano miliardi di euro e che da tempo immemore solletica l’appetito di molti speculatori. Da qualche giorno questo dibattito si è però fatto maledettamente concreto ed è approdato nell’Aula Giulio Cesare che proprio mercoledì scorso ha approvato la delibera con cui, oltre all’affidamento ai privati del 10% dello spazzamento, si da il mandato alla stessa AMA di cercare un partner industriale fino ad arrivare al 40% dell’intera raccolta dei rifiuti. E a mezzo stampa l’amministratore delegato annuncia addirittura la quotazione in Borsa. Questa “improvvisa” accelerazione ha “scatenato” la solita squallida manfrina politico-sindacale a cui i romani hanno da tempo fatto il callo, con Sel che “minaccia” di passare all’opposizione, però responsabilmente solo dopo il giubileo, cioè a giochi fatti, e i sindacati confederali che insieme alla Fiadel minacciano lo sciopero senza mai convocarlo. Eppure che questo fosse l’approdo di mesi e mesi di campagna di criminalizzazione dei lavoratori dell’AMA e dello scientifico sabotaggio del suo funzionamento era chiaro un po’ a tutti. Come spiega in maniera estremamente sintetica Chomski: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni al capitale privato. Uno schema preso quasi alla lettera dall’amministrazione capitolina che adesso annuncia di voler sottoporre a “referendum” la qualità del servizio di spazzamento e, in caso di bocciatura da parte dei cittadini, appaltarlo ai privati. Dal momento che in questa battaglia il sistema mediatico è stato tutto fuorché neutrale, dando voce sempre e solo a chi voleva privatizzare l’azienda, abbiamo pensato di dare la parola a chi in AMA ci lavora. Davvero, per strada e tutti i giorni. Un punto di vista operaio che smonta molti dei luoghi comuni con cui si è cercato di manipolare l’opinione pubblica. Si tratta a dire il vero di una sorta di autointervista, perchè Yashin (c’è la scure del codice etico, il nome è di fantasia) oltre a fare il “monnezzaro” è anche un militante del Coordinamento Operaio Ama nonché un compagno del nostro collettivo. Non resta quindi che augurarvi buona lettura ed invitare tutti e tutte a scendere in piazza il 2 ottobre, giornata in cui è stato indetto, anche in AMA, lo sciopero metropolitano contro Sindaco e Prefetto.

Militant: Da diversi mesi la parola che maggiormente è associata all’immagine del Comune di Roma è: “degrado”. Inizialmente l’obiettivo di questa vera e propria campagna d’opinione sembrava essere Marino, poi però il tiro si è spostato sui dipendenti comunali, soprattutto quelli di Ama, accusati di lavorare poco e male e di percepire lauti stipendi. Ora il fatto che Roma sia una città mediamente più sporca delle altre capitali europee è un’evidenza sotto gli occhi di tutti, ma la colpa di chi è?

Yashin: Partiamo da un dato: effettivamente Roma è “zozza”. Ma quello che tutti sembrano volutamente ignorare è che Roma è stata sempre sporca. Roma è una città che da decenni vive lo stesso livello di sporcizia. E questo perché è organizzata in maniera tale che questo sistema emergenziale di “zozzeria” perenne possa far arricchire determinati personaggi. Tutto questo non lo diciamo solo noi, operai dell’Ama, ma l’hanno anche dimostrato tutte le inchieste su Mafia Capitale svelando come, sulla logica dell’emergenza, sia stato costruito un sistema di malaffare a vantaggio dei soliti noti. Non a caso l’inchiesta nasce proprio dai 5 milioni emergenziali stanziati per la raccolta foglie sotto natale dal sindaco Marino, soldi che poi si è scoperto essere andati a finire nelle casse dei vari Buzzi e Co. Ovviamente senza gara, gonfiando i costi, ecc. ecc. Quindi Mafia Capitale nasce significativamente da un filone d’inchiesta che riguarda proprio AMA. Questo per dire come veniva e viene percepita l’azienda dalla politica, una sorta di bancomat per le varie giunte di turno. Per tornare alla tua domanda…  secondo noi è stata presa la palla al balzo dei famosi articoli del New York Times per attuare quello che era già previsto due anni fa. Infatti già con il decreto Lanzillotta e il commissariamento de facto di Roma tramite il MEF e il famoso decreto “Salva Roma” si diceva che nelle municipalizzate andava abbattuto il costo del lavoro e abbassato il numero degli occupati. Per fare questo, però, hanno dovuto far leva sulla criminalizzazione dei dipendenti pubblici. L’operazione di Marino, se vogliamo, è però ancora più infame. E questo perché durante la sua campagna elettorale l’attuale Sindaco non si fece scrupolo di utilizzare le municipalizzate come un bacino elettorale, promettendo a destra e a manca che l’azienda sarebbe rimasta pubblica. Ricordo ad esempio un’intervista a Marino nella sede della CGIL AMA (guarda) proprio su questo argomento. Questo anche per far capire a chi legge non solo di che pasta è fatto Marino, ma anche chi sono quelli che oggi fanno finta di voler opporsi alle politiche della giunta comunale mentre fino a ieri andavano a braccetto col sindaco. Ignazio Marino dopo gli attacchi di questa estate non ha fatto altro che fare quello che fanno da sempre tutti quelli che ci governano, scaricare sui lavoratori le sue responsabilità e quella della sua squadra di governo. L’attacco al mondo del lavoro era del resto un obiettivo conclamato del governo Renzi che ha così trovato nel sindaco di Roma l’utile idiota da manovrare per comprimere ulteriormente i diritti dei lavoratori. Quindi a nostro modo di vedere la catena che si è messa in moto è stata questa: Marino che riceve il diktat dal governo Renzi che a sua volta riceve il diktat da Bruxelles che non a caso incita e premia i comuni che svendono e privatizzano i servizi ponendoli sul mercato. Però, per fare questa cosa, loro hanno comunque bisogno del consenso e allora ecco che iniziano a tirare fuori tutti gli stereotipi peggiori costruiti negli anni contro i lavoratori dipendenti comunali (l’assenteismo, lo scarso impegno, ecc). Stereotipi che però, e ci tengo a sottolineralo, non stanno né in cielo né in terra. Perché noi, al contrario di loro, stiamo tutti i giorni per strada in mezzo a rifiuti, secchioni e sacchi della spazzatura. La strada è il nostro “ufficio”, sia quando piove che quando c’è il sole, e se pure qualcuno ogni tanto ci vede al bar è perché la nostra macchinetta del caffè non si trova in un corridoio di un palazzo con i condizionatori a mille. Senza contare che magari quella mattina ci siamo alzati all’alba o abbiamo appena finito il turno di notte… Questo scaricabarile del sindaco, è inutile che ci giriamo attorno, risponde principalmente alla volontà di svendere un’azienda che fa gola a tanti. Con la “monnezza” ci si possono guadagnare tantissimi soldi anche perché, a differenza ad esempio dell’Atac, l’altra azienda municipale a rischio privatizzazione, qui c’è in ballo la tariffa comunale sui rifiuti. Parliamo di oltre 800 milioni di euro all’anno, una massa di liquidità enorme. E ora hanno capito che le cooperative amiche non sono in grado di poter svolgere questa funzione parlano, non a caso, di grandi soggetti industriali a cui far appello come possibili soci. Insomma, la privatizzazione di un servizio che se gestito bene potrebbe addirittura portare soldi nelle casse pubbliche.

Militant: Quindi secondo voi dietro la criminalizzazione dei lavoratori si nascondono altri interessi? Il Messaggero il giorno dopo la manifestazione in Campidoglio contro la privatizzazione titolava: i netturbini protestano e Roma è sporca (leggi). Quasi a voler legare il degrado della città ai troppi diritti dei dipendenti, è solo un caso?

Yashin: E’ proprio quello di cui parlavo. Dipingerci come il male assoluto attraverso l’uso dei media risponde a un disegno ben preciso. E non è un caso che questa campagna abbia preso vigore col decreto Lanzillotta. Se vi andate a rileggere i giornali degli anni precedenti gli articoli con un taglio del genere erano relativamente pochi, poi dopo il decreto “Salva Roma” questa campagna si è intensificata e il Messaggero che tu citavi è ovviamente in prima linea, visto che il suo padrone (il costruttore Caltagirone, ndr) ha tutto l’interesse ha entrare nella partita. Ovviamente chi ha intenzione di comprarsi AMA vuole fare un affare e così prova a demolire il potere contrattuale e i livelli salariali dei lavoratori. Dico quello che a qualche anima bella della sinistra potrà sembrare un paradosso, ma la giunta di destra di Alemanno, molto probabilmente perché usava Ama in maniera clientelare (come dimostra lo scandalo parentopoli), aveva nei confronti dei lavoratori un atteggiamento meno ostile di quello mostrato dal cosiddetto centro-sinistra. Il risultato di questa campagna mediatica è che in città, a fronte di un effettivo disservizio, invece di prendersela con la pletora di dirigenti e ingegneri lautamente pagati anche se si sono dimostrati incapaci di fare il loro lavoro, si è finito per prendersela con gli operai. Lasciami aggiungere che in questo un ruolo importante lo hanno avuto anche i social media, in particolare quelli che invitano alla delazione di massa. Un fenomeno assurdo per cui oggi ti giri e trovi quello che ti fa il video col telefonino per poi scatenare il linciaggio in rete. Risultato, come ti dicevo: tutti parlano dello spazzino che prende il caffè al bar e nessuno dice che l’azienda appalta molte mansioni tecniche a società esterne pur avendo a libro paga figure professionali che teoricamente sarebbero in grado di assolverle. Questo anche perché fino a 5 anni fa l’unica grossa preoccupazione dell’azienda era quella di spostare l’immondizia da Roma alla discarica di Malagrotta, versando tonnellate di rifiuti in quello che non era niente di più che un grosso buco e arricchendo un’unica persona, quel Manlio Cerroni che ha così finito per diventare un dominus della politica romana. Finché funzionava così non servivano certo degli esperti o dei geni per organizzare il servizio, e infatti sono state imbarcate in maniera clientelare decine e decine di persone nella struttura amministrativa. Anche perchè sono davvero pochi quelli che si farebbero raccomandare per andare a raccogliere materialmente i sacchi della spazzatura. Questo tipo di gestione decennale del ciclo dei rifiuti ha però creato non solo una struttura aziendale distorta dei “mostri” economici, come Cerroni e Di Carlo, ma anche una mentalità estremamente dannosa nel cittadino stesso. Infatti sono sicuro che anche chi in questo momento ci legge è stato educato a buttare tutto indiscriminatamente nel cassonetto. Un modo di fare difficile da sradicare. E non a caso il passaggio relativamente repentino alla differenziata ha finito con il creare innumerevoli problemi, disagi e proteste tra i cittadini stessi che la differenziata la fanno poco e male. Per intenderci, basta una sola bottiglia che va a finire nell’umido per rovinare un intero carico. Per questo siamo convinti, contrariamente ai dati trionfalistici che vengono sbandierati, che la differenziata “vera” oggi copra non più del 5-10% dell’intero ciclo. Da quanto abbiamo studiato e approfondito con la nostra inchiesta gran parte dei rifiuti in realtà va a finire fuori regione, con un aggravio enorme delle spese per il bilancio dell’azienda. Camion pieni di immondizia che a spese dell’AMA vanno in giro per tutta Italia. Parliamo quindi di un sistema di gestione dei rifiuti che oltre ad essere estremamente costoso è anche inquinante, e che alla fine si ripercuote sulla tariffa dei cittadini che ignari di quali siano le vere voci di spesa se la prendono il più delle volte coi lavoratori. Qualche tempo fa ci fu la provocazione della CGIL che di fronte a questa situazione disse: se dev’essere fatta così, allora fermiamo la differenziata. Una delle rarissime cose giuste dette da quel sindacato che aveva fatto inalberare tante anime belle della sinistra radical-chic, ma che effettivamente coglieva nel segno. Si tratta di una posizione che in parte condividiamo, perché così come è fatta adesso è  la raccolta differenziata è solo costosa da un punto di vista economico, inutile da un punto di vista ambientale, gravosa da un punto di vista dei carichi di lavoro e degradante anche per la città. A chi legge potrà sembrare un paradosso, ma c’è un legame diretto fra l’avvio della differenziata (così com’è stata pensata e organizzata) e l’aumento della sporcizia nelle strade. Per fare questo servizio sono stati tolti dalle strade 1600 operai spostati magari a decine di chilometri da dove abitualmente lavoravano, lasciando sguarnita il resto della città. Un’operazione, permettimi di aggiungere, che è stata utilizzata anche per piegare i lavoratori dal punto di vista morale. La cosa più sconfortante è che a condurre queste operazioni sono spesso personaggi provenienti dal campo della sinistra, come ad esempio l’attuale amministratore delegato Fortini, un ex iscritto al Pci. Questi loschi figuri in questo modo sembrano  mettere a frutto in chiave antioperaia le conoscenze acquisite in tanti anni di militanza a sinistra. Sanno benissimo come e dove colpire….

Militant: Già oggi è possibile vedere alcuni lavoratori di altre aziende, soprattutto cooperative sociali, svolgere alcune funzioni che un tempo erano esclusiva dell’AMA.  Ci pare di poter dire che ci sia la voglia di innescare una sorta di competizione al ribasso, è un’idea corrisponde al vero? Ci sono differenze salariali e contrattuali tra voi e loro?

Yashin : Oggi giustamente si fa un gran parlare di privatizzazione dell’azienda, eppure se vogliamo dirla tutta la privatizzazione di fatto già sta dentro AMA. Innanzitutto perché molte della tratte e dei giri di raccolta sono già affidati a società esterne. Ad esempio in alcune zone noi non abbiamo più la raccolta totale del cartone, che invece è affidata a cooperative sociali come la ormai tristemente famosa 29 giugno. E’ vero che tecnicamente si tratta di subappalti, ma di fatto i privati sono già entrati. Non vorrei ricordare male ma sono almeno 12.000 le tonnellate di rifiuti di raccolta differenziata appaltate ai privati. Questo però mi permette di arrivare a quello che per noi è il nocciolo della questione. Infatti, se l’obiettivo di tutti soggetti interessati a comprarsi l’AMA è comprimere il salario e abbassare i costi di produzione come ci si arrivaa questo? Come si fa a cambiare in peggio uno degli ultimi contratti decenti? In primo luogo attaccando gli operai e le loro organizzazioni, ma soprattutto equiparandoli a chi vuole subentrare. Le cooperative che già sono in AMA non lavorano come noi, non hanno il nostro contratto. Se da una parte magari hanno la possibilità di fare più straordinari, arrivando così ad uno stipendio simile al nostro, dall’altra però hanno carichi maggiori e garanzie minori. Per fare un esempio pratico: loro la notte lavorano da soli, cosa che col nostro contratto non è possibile. E giustamente, aggiungo io, perché se c’è da caricare un sacco molto pesante non ti puoi spezzare la schiena per abbassare i costi al tuo padrone. L’obiettivo, dicevo, è quello di smontare il contratto di Federambiente ed equipararlo al contratto FISE, quello in uso nelle cooperative, che è un contratto di merda e che non garantisce nulla. Non a caso il governo Renzi ha già provveduto ad accorpare tutto nella Federutility, cosa che già così ci porterà a perdere una serie di indennità col prossimo rinnovo contrattuale. In questo senso l’elezione ad ad di Daniele Fortini, già presidente di Federambiente, è un segnale ben preciso.

Militant: Hai accennato prima al vostro salario, uno dei luoghi comuni maggiormente adoperato per attaccare i dipendenti dell’AMA è che si tratterebbe di una categoria di lavoratori privilegiati con percepiscono salari ben sopra la media. Che ci dici al riguardo?

Yashin : Ti rispondo con dei numeri. Un operaio che lavora in AMA da almeno 10 anni e che lavora al centro, facendo due settimane di notte attaccate arriva a prendere circa 1600 euro al mese, mentre chi è entrato dopo il 2010 facendo lo stesso servizio e gli stessi turni prende 200 euro di meno, Chi lavora in periferia e ha più di 10 anni di anzianità non arriva a 1400 euro al mese, e se è entrato dopo il 2010 scende a 1100. Eccoli i “superstipendi” AMA con cui si riempiono la bocca politici e giornalisti, e verrebbe quasi da chiedergli quanto guadagnano loro… Stiamo parlando di uno dei salari più bassi del settore a livello europeo. Visto che va tanto di moda guardare all’Europa, diciamo pure che in Olanda o in Germania gli spazzini guadagnano il doppio di noi.

Militant: Puoi dirci qual è il ruolo svolto dai sindacati. Per molto tempo le municipalizzate sono state un terreno di conquista dei sindacati corporativi e collaborazionisti ed anche il livello di conflittualità è stato spesso inferiore a quello di altri settori. Le cose stanno cambiando o si respira sempre la stessa aria?

Yashin: Per lungo tempo i sindacati confederali in AMA sono stati quasi un prolungamento dell’azienda, tanto che molti dei dirigenti di Cgil, Cisl e Uil sono finiti per entrare direttamente nella struttura aziendale. Prima chi faceva il delegato sindacale lo faceva solo con lo scopo di diventare caposquadra o capozona e questa mentalità collaborativa permane tuttora nonostante le recenti strette antisindacali. Queste strutture erano e rimangono l’ingranaggio di un sistema mafioso che non si è mai fondato sulla lotta, ma sulla gestione concertativa dei rapporti con la controparte. Infatti, adesso che la situazione si sta facendo più calda, sono assolutamente incapaci di tornare a fare sindacato nel vero senso della parola. Tanto che spesso ai tavoli delle trattative sono costretti a mandare i dirigenti nazionali perché loro non sanno proprio che pesci prendere. Dall’altra parte il sindacalismo di base e conflittuale, per tutta una serie di questioni, ha ancora un appeal prossimo allo zero e una importanza relativa non essendo nemmeno firmatario del contratto. In questi ultimi mesi però come COA abbiamo provato a rimettere insieme i cocci e ripensare il modo di fare sindacalismo in un’azienda particolare coma la nostra.

Militant: Hai parlato spesso al plurale e hai fatto riferimento al Coordinamento Operaio in AMA, può dirci qualcosa di più?

Yashin: Il COA, Coordinamento Operaio Ama, nasce dall’iniziativa di un gruppo di operai che di fatto si sono conosciuti nelle mobilitazioni di piazza contro il decreto Lanzillotta ed è li che abbiamo iniziato a confrontarci, cimentandoci innanzitutto nella comprensione e nello studio del decreto “Salva Roma”. Dopo di che abbiamo iniziato a riunirci con continuità e a costruire le prime iniziative pubbliche, producendo manifesti e strumenti informativi tra cui un’inchiesta dettagliatissima (scarica qui) di cui andiamo particolarmente fieri. Non nascondo che all’inizio la cosa è stata molto difficile, anche perché pure la cosiddetta sinistra radicale da molti anni ha smesso di occuparsi delle questioni del lavoro in maniera continuativa. Oggi la però la fase è cambiata e il COA rappresenta un bel mix di operai incazzati, sindacalisti di classe e compagni provenienti da esperienze diverse. Ne approfitto per fare un piccolo spot invitando tutti a contattarci o a seguirci utilizzando la nostra pagina Facebook (vedi). Come dicevo prima, tra i lavoratori in questo momento si respira un aria di scoramento perché si percepisce una sostanziale unità di intenti tra potere politico, mass media, associazioni padronali e cittadinanza manipolata, mentre nessuno sembra prendere le nostre parti. L’incazzatura, la disponibilità al conflitto, in fondo in fondo ci sono, ma sono ancora ben lontane dal livello di cui ci sarebbe bisogno e lavorare per raggiungere questo grado di consapevolezza è proprio uno dei nostri obiettivi.

Militant: Un’ultima domanda. La campagna contro il cosiddetto “degrado” ha arruolato fra i vari testimonial tutta una serie di personaggi pubblici di provata fede “progressista”, non ultimo l’attore Alessandro Gassman. Qual è stata la vostra reazione nel vedere questi personaggi con scope e secchielli in mano?

Yashin: Tutti questi attori e intellettuali radical-chic hanno dimostrato che per un certo ambiente essere “di sinistra” può essere cool ma poi nella sostanza, resta vero quello che diceva Totò: la classe non è acqua. La nostra reazione leggendo questi tweet e queste prese di posizione è stata di assoluta repulsione. Questi signori non si sono minimamente informati di quale fosse la reale natura dei problemi e si sono prestati, coscienti o meno ce ne importa poco, alla campagna anti operaia della giunta Marino. Va detto chiaro e tondo: se nella città prende piede l’idea della privatizzazione è anche colpa loro. Gassman, che fino a qualche tempo fa faceva professione di voto a sinistra, in questo è stato davvero vergognoso. Perché invece di venire da noi per cercare di capire perché il suo cazzo di vicoletto sotto il suo cazzo di appartamento, che sicuramente varrà molti soldi, fosse “zozzo”, ha usato l’occasione per farsi un po’ pubblicità. Vuoi pulire sotto casa? Bene, fallo e basta. Perchè invece ti fai i selfie e li posti in rete? Per ritagliarti un po’ di visibilità sulla nostra pelle. Come dicevo prima se solo avesse avuto la decenza di chiedere a un qualsiasi lavoratore dell’AMA il perché della sporcizia del suo vicoletto del centro storico, avrebbe capito ad esempio che la raccolta differenziata, per l’incapacità operativa dei vertici dell’azienda e non degli operai, ha scombussolato qualsiasi paradigma lavorativo sul territorio. Su imput dei vertici aziendali siamo stati costretti a svolgere nuove funzioni e a tralasciare quelle che a nostro avviso restano delle priorità, come ad esempio la spazzatura delle strade. Non ci voleva certo Gassman per dirci che le strade sono sporche. Per esempio in periferia il servizio di spazzatura non viene fatto da mesi. E noi che siamo operai e in periferia di abitiamo siamo perfettamente consapevoli della situazione. Ma sappiamo pure che la coperta è corta e che con la differenziata, dove prima serviva un operatore e un camion oggi ti servono tre operatori e tre camion, ma dove li prende l’AMA che è ha il 53% dei mezzi fuori uso e che ha le piante sottorganico? Il sindaco Marino, che è così bravo a fare gli spot autopromozionali, qualche tempo fa annuncio l’acquisto di 100 spazzatrici nuove. Sapete quante ne sono arrivate? Nessuna. Zero. Prima dell’estate sempre il sindaco aveva raccontato alla città che avrebbe fatto pulire i tombini assumendo temporaneamente disoccupati e cassintegrati. Come se poi le foglie e la pioggia cadessero solo per pochi giorni. Eppure su questa serie di bugie non c’è parso di leggere nessun tweet, né Gassman né di altri.

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10 comments to Privatizzare l’AMA? La monnezza sete voi!

  • trees

    va bene tutto, ma per motivi che non sto qui a scrivere mi capita spesso di lavorare con gli operatori ama: io non pagato perchè faccio volontariato e loro spesso a straordinario. Di 10 “operatori ecologici” che becco, 15 non fanno una mazza. Basta con questa difesa di tutti a prescindere, solo perchè operai.
    La classe degli operai è satura, così come quella dei dirigenti, di nullafacenti. Assodato questo possiamo parlare degli interessi economici che ruotano attorno alla “monnezza”.

  • l’italia non e’ mai stata una nazione,e’ un’accozzaglia di gente proveniente da regioni completamente diverse una con l’altra e che non hanno niente in comune,figuriamoci se sono capaci di organizzare strutture complesse come sono al giorno d’oggi le citta’ con milioni di abitanti.E’ come chiedere a un analfabeta di scrivere un’enciclopedia.In un sistema capitalista,poi,tutto questo si aggrava ancora di piu’ perche’ i lavoratori sono portati a sbranarsi uno con l’altro e a diventare ancora piu’ fannulloni di quello che sono.

  • Ile

    @Roberto54
    Quindi invece una “nazione” dovrebbe essere un’unione di persone simili e omogenee? Da quale punto di vista? Sangue, lingua, cultura, religione? o.O

    • roberto54

      La cultura e’ la cosa piu’ importante per un popolo e soprattutto per i lavoratori.senza la quale,e la storia dell’Italia lo dimostra chiaramente,qualunque direzione politica viene presa fallisce miseramente.un popolo ignorante come gli italiani,che segue solamente il calcio e le fiction della televisione,che futuro puo’ progettare per migliorare la propria condizione?gente che idolatra san Gennaro e Totti puo’,secondo te,chiamarsi nazione?

      • SK

        Già, per fortuna che gente colta e progressiva come te prova a tener alta la media. Ma cosa c’entrino queste fesserie da bar con un tentativo di inchiesta sulla pubblica amministrazione romana, lo sai solo tu.

  • roberto2

    Io non credo al sangue alla religione o la famiglia.alla cultura e quindi alla lingua invece si.un popolo che sta agli ultimi posti in Europa a livello culturale non si puo’ chiedere niente di piu’ di quello che e’:una nullita’da tutti i punti di vista,e,purtroppo,anche da quello della classe lavoratrice,figuriamoci poi dalla borghesia.

  • Elisa

    Devo dire che ho sentito tantissime volte – e da diverse persone – la voce secondo cui l’Ama e i suoi spazzini, in realtà, non contribuissero – volontariamente – alla differenziata. “Tanto poi buttano tutto nello stesso posto” è una frase che ho sentito spesso e che più di una volta ha giustificato l’idea di non fare la differenziata. Sarà anche vero, come spiegato nell’articolo, ma credo che la questione sia totalmente appiattita a livello di opinione pubblica.

  • io

    bella diagnosi, poi ognuno ha (o nn ha) la sua cura.

    @Elisa
    io quella frase la dico sempre, ma mica so se è vera, è solo x nn ammattirmi a buttare cose che manco avrei comprato, se nn le vendessero unite a quelle che mi servono così guadagnano su entrambe, x es. le sigarette sfuse costerebbero e inquinerebbero meno. spero solo di nn rovinare troppo la vita a chi pulisce.

    @roberto54
    x il materialismo, la condizione materiale condiziona la produzione culturale, prima che questa produca quella, quindi x es. siamo incolti perché sfruttati, più che sfruttati perché incolti.

    @trees
    mi sa che se ti leggi il pdf scaricabile, poi ti rispondi da solo.

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