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L’impotenza di fronte al degrado di Roma

Il degrado cittadino è tanto palese quanto la ritrosia della sinistra radicale nel farci i conti. Da mesi sopravvive un Comune che non ha più ragion d’essere; da anni la città vive un declino sociale che non ha pari nella storia recente della città. Un declino che è stato appaltato alla narrazione di “Romafaschifo”, alle inchieste del Corriere, alle indignazioni dei fogli del regime palazzinaro Messaggero e Il Tempo, alle piccole costanti vandee quotidiane di una plebe romana votata alla reazione contro il bersaglio facile, immediato, che sia l’immigrato o l’autista Atac di turno. Tutti parlano, per lo più a sproposito, sentono in dovere di dire la propria sul tragico declino romano, tranne la sinistra, che sul tema riesce ad assumere un atteggiamento di altezzosa distanza culturale davvero inspiegabile, una dichiarazione di resa culturale e politica anche qui senza precedenti. E non parliamo dell’a-sinistra delle cosche politiche cittadine, quella lottizzata del Pd o di Sel, della fu Rifondazione e altri piccoli e grandi gruppi di potere territoriale, ma della nostra sinistra, quella dei movimenti sociali, dei collettivi politici, dei sindacati conflittuali, dei centri sociali. Le denunce di “Romafaschifo”? Tutta melma reazionaria; gli autobus che non passano? Non è un problema che ci riguarda; la sporcizia invadente? Sono ben altri i problemi della città; il traffico caotico ad ogni ora del giorno? Comprati la bici. E così via, voltandosi dall’altra parte pur di non fare i conti con la propria incapacità di esprimere un punto di vista generale sulle cose che sappia affrontare anche questi temi. Eppure mai come oggi ci sarebbe lo spazio per esprimere un’opzione di civiltà, un punto di vista capace di aggregare consensi attorno all’unico dato di fatto evidente e inaggirabile: Roma è invivibile, si è rapidamente trasformata in un pezzo di terzo mondo nel cuore dell’Occidente, con un centro appaltato a Disneyland per turisti della media borghesia globale, e una sterminata periferia ingovernabile e di fatto lasciata a se stessa. Non serve cedere al liberismo culturale di “Romafaschifo” per accorgersene, basta uscire di casa la mattina, guardare la città con gli occhi del normale lavoratore che ogni giorno è costretto a subire questo declino a cui assiste inerme o aggregandosi alla reazione plebea di chi vede nell’autista dell’autobus, nell’infermiere ospedaliero, nell’operatore dell’Ama, nel migrante senza lavoro, l’origine e la soluzione di tutti i problemi romani.

Il fatto che il presupposto politico da cui muovono le reazioni al degrado permanente sia politicamente di destra, che miri alla dismissione incontrollata del settore pubblico, alla svendita generalizzata degli ultimi scampoli di controllo comunale ai privati (a Roma leggasi palazzinari), che insomma rappresenti l’avallo culturale alle politiche neoliberiste, non può farci concludere che il problema non esista o non vada affrontato. Per farlo servirebbe una cultura politica capace di rappresentare un’alternativa credibile, un punto di vista generale, capace non solo di parlare al proprio particolare, ma alla complessità della situazione. Una cultura politica che sappia dire che i muri puliti sono migliori dei muri imputriditi dal lerciume generalizzato; che le strade dissestate sono un problema di tutti ma soprattutto un problema di classe, che riguarda la classe, non i ricchi dall’alto dei loro Suv anti-crateri; che la qualità del trasporto pubblico romano non ha paragoni nel resto d’Europa. E via dicendo. In assenza di questo, la sintesi e dunque il consenso verrà strutturalmente lasciato alle culture politiche di destra, privatizzanti, palazzinare. Nel migliore dei casi al Movimento 5 Stelle, che infatti, senza fatica, riesce ad aggregare consensi semplicemente rilasciando interviste; nel peggiore, al palazzinaro Marchini, pietra tombale di ogni ipotesi di rinascita cittadina.

Lo smascheramento giudiziario di Mafia capitale con le sue due ondate di arresti, perquisizioni, indagini, commissariamenti, non ha fatto altro che certificare quello che i movimenti sociali della città ripetono da sempre: non esistono differenze politiche nella gestione del potere cittadino, ma un unico grande blocco di potere avvinghiato agli appalti pubblici, rotto ad ogni compromesso illegale, controllato dal potere palazzinaro. Una volta di più, la conferma che avere ragione, in politica, non serve a niente. La resa di fronte agli eventi ha portato le ragioni dei movimenti all’afonia e vento alle vele della reazione politica, nel paradossale vortice che accusa Marino di non aver fatto proprio ciò che in questo momento andrebbe evitato come la peste: privatizzare tutto il privatizzabile svendendo patrimonio pubblico ai palazzinari. Serviva una presa di parola che non c’è stata, un assedio politico che cacciasse Marino da sinistra, a prescindere da chi ne avrebbe preso il posto. Perché anche in questa fase, in cui il minoritarismo congenito dei movimenti non consente intestazioni di rappresentanza o ipotesi elettorali di alcun tipo, la direzione politica della protesta rimane importante. Un sindaco disarcionato dalle inchieste di Rizzo e Stella sul Corriere non è la stessa cosa di uno sconfitto da una protesta di sinistra. E il terreno politico del successore sarà a suo volta diverso, qualunque esso sia. Ecco perché Marino sarà comunque destinato alla sconfitta e alla resa, a favore di un successore che dovrà mettere in pratica il programma minimo liberista, non quello minimo della protesta.

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29 comments to L’impotenza di fronte al degrado di Roma

  • Claudio Ursella

    Il segretario romano della “quasi” fu Rifondazione Comunista è assolutamente d’accordo con questa analisi. Se piuttosto che attendere il compimento del complesso agonico che mi sembra spesso alcuni compagni auspicano, si volesse ragionare insieme sulle ipotesi per superare l’impasse descritta, io ci sono. Noi siamo coscienti della nostra parzialità e limitatezza e questo ci impone di confrontarci con tutti, a sinistra…

  • stella

    @Ursella
    “per superare l’empasse politico” si deve togliere ogni finanziamento, ogni rimborso e ogni poltrona ai sti schifi di tutti voi politicanti.
    vedi come abbassate subito la cresta se vi tocca di andare a faticare.
    fate schifo esattamente come gli altri magnamagna.

  • Militant

    @ Claudio Ursella

    Claudio, ci conosciamo, al di là della stima personale la “questione rifondazione” è ormai ad un punto morto e niente potrà nascere di buono se non dalla dismissione di quel soggetto politico che ha esaurito completamente la sua funzione politica. Il corpo del partito è fatto da tantissimi e bravissimi compagni, un capitale umano ancora oggi politicamente avanti a tanti supposti esperimenti alla sua sinistra. Ma il contenitore, il partito rifondazione comunista, il suo gruppo dirigente, non ha più ragione d’esistere. E non per assecondare la vulgata antipolitica di @stella, ma per un ragionamento che viene da lontano, causato dalle scelte politiche della stagione del bertinottismo, del salottismo governativo, dell’abbandono del conflitto in funzione dell’accomodamento all’esistente, della rinuncia al socialismo quale obiettivo strategico attorno a cui organizzare una tattica anche realpolitica ma di internità alla classe. Tutte cose che magari condividerai, e allora perchè reiterare nell’errore? Perchè mantenere in vita un morto che cammina, un soggetto che, scomparso dai media, è scomparso anche dalla società? Magari ci risponderai che fuori da Rifondazione si muove ben poco, se Sparta piange Atene non ride, eccetera, ma qui bisogna troncare una vicenda politica per ricominciare un cammino, e il cammino si comincia rompendo i ponti, non trascinandoli. Per dire, il vostro segretario non riesce ad immaginare, ancora oggi – nel 2015 – nient’altro che allenaze con Vendola, la difesa del socialdemocraticismo tsipriano, l’Unione europea come spazio comune, e il tutto non tramite una battaglia politica anche conflittuale, ma tramite una tattica parlamentare senza parlamento, elettoralistica senza elezioni, partitistica senza rappresentanza reale. Insomma, vi siete trasformati in un partito liquido senza i soldi e il ruolo sociale per reggere l’urto mediatico che determina quali soggetti politici sono consoni al sistema e quali no. Rifondazione è un terreno morto. Ma morto da un quindicennio, non da oggi o da ieri. E’ ora che i compagni più capaci ne prendano atto.

  • scusate ma non riesco a immaginare una risposta di sinistra a temi come il degrado urbano o ” i mezzi pubblici che non hanno paragone col resto d’europa”. di certo non brandendo come avete fatto voi l’astensionismo come arma di lotta politica. condivisibile certo, ma si eviti di lagnarsi poi delle performance dei mezzi di trasporto come un liberista qualsiasi. quanto meno in questo è molto più coerente l’intervente del dirigente di Rifondazione qui sopra.
    avete fatto campagna per “votiamo nessuno” in maniera coerente e per certi versi condivisibile.
    Ora lamentarsi della qualità dei servizi e del “degrado sotto gli occhi di tutti” mi pare una svolta reazionaria incomprensibile.
    Poi, pensate davvero che “cacciare Marino da sinistra” abbia senso, possa servire?
    per chi votereste? forse per quello che voi stessi (incredibile a dirsi) definite “il migliore dei casi” cioè il M5S?
    in che modo l’alternarsi di rutelli o marino o alemanno o marchini o dibattista potrebbe cambiare le cose?
    davvero, non capisco
    e poi questo discorso sui muri puliti, ma state scherzando?
    A questo punto accogliete gli slogan populisti di Gassman.
    una sinistra anti-degrado, come voi vi proponete di fare, è l’ultima cosa che serve in questo momento a mio avviso.
    dove c’è un senso autentico di comunità, i “muri sporchi” o la munnizza per le strade non impediscono alle persone di costruire un futuro in comunità.
    se poi, come credo, il “degrado” è solo un argomento politico da cavalcare, beh cavalcatelo.
    noi da Palermo e dal Sud, da una prospettiva in cui il degrado romano è difficilmente identificabile come estremo, vi ricordiamo che fu proprio nelle borgate, in mezzo ai topi e all’immondizia, che si svilupparono forme di coesione e lotta sociale impensabili all’Olgiata o a Casale San Nicola, dove gli autobus passano regolari e gli immigrati (ossia “il degrado”) vengono scacciati con la violenza

    • Militant

      Considerare la (non) qualità del trasporto pubblico urbano romano come problema di serie b è davvero sintomatico della distanza culturale, politica e sociale che c’è oggi tra sinistra radicale e lavoratori. Idem riguardo la questione rifiuti (cioè l’Ama), e via dicendo (traffico, parcheggi, sporcizia, e molti eccetera). Ed è difficile comprendere anche come individuare un problema, ad esempio quello sul trasporto pubblico, significherebbe accodarsi alle politiche liberiste. Ma di cosa stiamo parlando?
      Il fatto è che le contraddizioni si aprono non dove noi desidereremmo si aprissero, ma dove la realtà te le sbatte in faccia. E in tal caso, o c’è una sinistra capace di dire qualcosa, non sviando il problema ma affrontandolo di petto, sottraendo alle narrazioni liberiste la soluzione dei problemi, o questa sinistra è destinata a sparire.
      E’ evidente che il problema Atac, per dire, rispetto alle questioni centrali come lavoro, casa, welfare, è una questione secondaria. Ma se è lì che si sviluppa malcontento, e quindi protesta, e quindi intestazione della protesta, è lì che bisogna giocarsi la partita, non altrove. Esattamente per sottrarla a chi, da destra, riempie in contenuti di una protesta giusta attraverso soluzioni liberiste. Ad esempio, nel caso Atac, che affronteremo in un successivo articolo, la soluzione oggi individuata è la privatizzazione della società, quando il problema è esattamente l’opposto, cioè quello di un personale sottodimensionato e un parco vetture fatiscente prodotto proprio da quelle logiche produttive privatizzanti che si vorrebbero instaurare definitivamente. Come fare a dirlo se nessuno se ne occupa?

      E tutto questo, cosa diamine c’entra con la questione elettorale? Se non si vota non si può lottare, questa la soluzione che proponi? Ma noi non votiamo proprio perchè (e Mafia capitale insegna), non esiste una effettiva politica comunale che non sia diretta espressione degli interessi dei costruttori. Proprio perchè destra e sinistra non hanno alcun margine politico spendibile in una città amministrata dal potere palazzinaro. Oltretutto, in fase di pareggio di bilancio obbligato, nessuna politica economica può essere prevista per riequilibrare il declino amministrativo di Roma. E’ proprio votando che si avallano queste politiche, no non votando! Poi che il non voto non sia la soluzione, non ci piove. E’ la conditio sine qua non per lottare su questi temi, piuttosto. Fermo restando che, come detto mille volte precedentemente, il nostro non voto è circostanziato alla situazione concreta, ragionato di volta in volta, valutato politicamente in base al contesto in cui ci troviamo a dover scegliere. Tutti ragionamenti di cui ovviamente non fai riferimento, perchè non servono ad avvalorare la tua tesi, cioè quella per cui l’unico modo di cambiare le cose è candidarsi al comune, farsi eleggere e cambiare i vertici Atac. Ma questo lo devi dire altrove, non qui, perchè qui questo ragionamento non regge.

      La questione “muri puliti” poi è anch’essa sintomatica. Dove starebbe scritto che in un quartiere coi “muri sporchi” non “si può creare una comunità”? Cosa significa questa frase? Nulla, buttata là per sorreggere una tesi che fa acqua da tutte le parti. Il problema semmai è un altro. Dopo essere diventati la sinistra che difende gli spacciatori, poi la sinistra che difende la movida, poi la sinistra che difende i rave, oggi stiamo diventando la sinistra che difende i writer. Stiamo scavando nel sottoculturale pur di non affrontare determinati problemi. Che saranno anche problemi di serie c, ci mancherebbe, ma se questi emergono e costringono a una posizione, inutile sottrarsi dicendo: “non è questo il problema!”. Certo, per noi non sarà questo, ma per il resto della popolazione lavoratrice? Come instaurare un dialogo che sappia sottrarsi alla dinamica decoro/degrado? In qualche modo va presa una posizione credibile, che sappia interloquire con la protesta, non negandola come semplicemente indotta. E anche lo fosse, bisogna comunque sporcarsi le mani, non osservare dall’alto di chi pontifica “non è questo il problema!”. Non sarà questo, intanto noi restiamo sempre più soli, distanti, alieni di una società che pensa ad altro e non arriva alla nostra altezza.

      • 1)non capisco come “abbattere Marino da sinistra” possa portare a soluzioni concrete se poi si decide per l’astensione. Noi abbiamo apprezzato la campagna “Noi votiamo nessuno” e stento a capire come, con qualcun’altro al posto di Marino, le cose possano andare diversamente. Non capisco perché vedete la fine della giunta Marino come soluzione.
        2)mi fa molto piacere che abbiate spiegato che “il non voto è dettato da situazioni concrete”. apprezzo il pragmatismo.
        3)sinceramente (e qui chiudo ringraziandovi per la risposta, ma evidentemente abbiamo idee che su alcuni temi sono lontanissime) io penso che vadano difesi per scelta politica gli spacciatori, i writer, gli ultimi, i non omologati, i sottoproletari, i barboni e chi caca per terra alla stazione termini. ma qui andremmo off topic. abbiamo visioni diverse e io rispetto la vostra.
        3)le municipalizzzate, le partecipate, qui in sicilia (dove il problema rifiuti è immensamente più urgente che a Roma) sono un problema serissimo, e qui sono d’accordo che vadano affrontate seriamente da sinistra perché il rischio ambientale è gravissimo
        saluti

      • Militant

        Con tutto il rispetto, ma la tua posizione è difficilmente comprensibile. Seguendo tale logica, in assenza di candidati alternativi dovremmo evitare di combattere il potere politico costituito. Inspiegabile. Anche Renzi dunque dovrebbe essere difeso in quanto non abbiamo un primo ministro alternativo? Interessante.
        Il problema è che la politica è processuale e non statica, e la direzione di questo processo è determinata dalle lotte che si mettono in campo e dalla propria capacità di fare politica aggregando consensi. Proprio in questo senso il dopo Marino può assumere varie forme prescindendo dai candidati. Per adesso, l’unica forma che sta assumendo è quella reazionaria-legalitaria.
        Ancora più inspiegabile, e anche qui con tutto il rispetto, la tua posizione sugli “ultimi”. Ora, a parte che questi “ultimi” andrebbero un pò definiti. Gli spacciatori, più che ultimi, sono i primi degli infami; i writer non sono una categoria sociale, ci sono i writer ricchi e quelli poveri, quelli politicizzati e quelli no, eccetera. Non ha senso inserirli in questa presunta casistica. Idem “non-omologati”: che significa? Prescindendo da ciò, il pietismo cristiano che emerge dal commento è lampante. Noi la povertà non dobbiamo difenderla ma sconfiggerla, e il povero non va nè compatito nè esaltato, ma liberato, o meglio, gli vanno forniti gli strumenti politici per la sua liberazione. Non assunto come modello in quanto “gli ultimi saranno i primi” o baggianate simili, la povertà è una condizione di subalternità che dovremmo combattere, piuttosto che provare simpatia per essa. Altra cosa è difendere i poveri dagli attacchi reazionari che li individua come causa del degrado (e non effetto delle politiche economiche del sistema nel suo complesso), ma c’è grande differenza. Ed è lì che noi, come sinistra, potremmo dire la nostra e non lo facciamo voltandoci dall’altra parte, pensando che ci siano sempre temi più importanti che non gli umori della cittadinanza che in assenza di strumenti politici e culturali li trova a destra piuttosto che a sinistra.

      • Renzi non va difeso ma va abbattuto, il problema è che chi ha “tifato asteroide” contro Letta si è ritrovato Renzi. il dopo Renzi (che detestiamo e che non vorremmo vedere al potere) non lo immagino più roseo, e così il dopo Marino(sarà fatalismo siculo?). Ciò non toglie che sì, a maggior ragione dopo la nomina di Esposito, nessuno (almeno non noi) potrà provarne nostalgia una volta caduta la giunta.

        “la povertà è una condizione che va combattuta”
        D’accordissimo. io però parlavo di forme di ribellismo sociale anche male indirizzato (la figura archetipica del ‘fastidioso a vedersi’, che sia writer o colui che caca in pieno giorno alla stazione) che non vanno certo esaltate ma quantomeno individuate come sintomo di un tentativo di opporsi, disordinato e arruffato probabilmente ma da non sottovalutare nè da stigmatizzare in toto. Per fare un paragone, Hobsbawm definiva i Fasci Siciliani e il ribellismo arcaico del tardo ottocento come “rivolta prepolitca” e i critici neogramsciani hanno risposto che invece l’uomo in rivolta è pienamente politico al di là della “ortodossia rivoluzionaria”. ma anche qui non mi sogno di insistere perché non voglio convincere nessuno.
        Credo che il nocciolo della mia critica stia nella vostra frase “sistema di trasporti imparagonabile alle altre città d’europa”.
        Per me il “terreno di scontro” non è nello specifico “il sistema di trasporti” ma la dignità dei lavoratori e la equa redistribuzione delle risorse, da perorare in ogni ambito della vita sociale; il sistema dei trasporti, come la sanità e l’istruzion, si avvia verso un futuro ‘radioso’ di privatizzazione neoliberista.
        cercare soluzioni a problemi industriali senza sponde politiche, lo vedo come uno sforzo sicuramente meritorio e genuino, ma temo, alla fin fine, velleitario.
        questo è quello che tentavo di esprimere.
        Grazie dello spazio e saluti.

      • chiudo citando questo articolo interessante (lo avrete sicuramnte già visto) di Fabio Ciabatti su Carmilla che parla di Podemos e del rapporto col potere

        http://www.carmillaonline.com/2015/07/25/podemos-il-capitalismo-e-la-fine-del-mondo/

        non conosco a fondo questa realtà per cui non mi sogno di portarla come modello, ma mi piace il modo in cui l’autore dell’articolo affronta il realismo e il cinismo su cui una forza “di sinistra” si interroga in maniera tanto esplicita.

        Visto che avete parlate di pragmatismo e scelte non astratte ma pienamente calate nella realtà politica quotidiana, mi sembrava il caso di segnalarlo

      • Hirondelle

        Se sei migrante, poniamo, e lavori senza contratto a tre ore dalla stanza o posto letto in cui abiti e l’autobus passa, se passa, ogni 45′-50′, ecco che il problema appare un po’ meno secondario. Con autobus che funzionano ti resta del tempo per respirare, o per fare altro, magari pure attività politica, un corso ecc.: ma se tutto il tempo se ne va tra faticare e tornare a casa a buttarti sul letto, non hai più la forza di fare né pensare niente altro. Esempio minimo tra i tanti. E tornare in un quartiere pulito fa stare meglio, ad ogni modo.

      • Hirondelle

        E comunque i trasporti pubblici funzionanti sono esattamente redistribuzione del reddito. Non a caso si vogliono privatizzare precarizzando e peggio chi ci lavora e come per ogni privatizzazione, aumentando alla fine le tariffe.
        Più in generale i punti individuati quando si parla giustamente di inserirsi nelle contraddizioni fanno parte di quelle questioni tralasciate che hanno allontanato o meglio mai fatto avvicinare alla sinistra senza la a da chi politicizzato non è. Perché ti politicizzi anche se devi spuntare una linea di autobus, o una maggiore frequenza della medesima. La prima frattura, fra un capitale che impone di tagliare e chi vive in una sacca di periferia per i cui servizi “non ci sono i soldi”, viene percepita anche lì. Negli anni’60-’70 credo, perché per motivi anagrafici non posso saperlo, che ciò fosse più chiaro.
        Se non altro una rivendicazione di questo genere attraversa un’esigenza collettiva e comune. Pensare che utilizzare una stazione per gabinetto quando ti serve sia ribellismo più mordente di per sé stesso è molto, molto romantico Anche cattolico, però, tutto sommato. Bergoglio nelle stazioni a lavar piedi pare a suo agio nel coniugare i due approcci in un cattoromanticismo obnubilante dei nostri tempi e non è un caso (piace molto a tanta “sinistra”).

      • rapa

        @hirondelle, ci credo che vanno dar papa. Se ci pensi andare in chiesa è proprio la risposta più ovvia al NICHILISMO allucinante così ben espresso nella frase “tifiamo asteroide”. Una cosa più nichilista non si può immaginare! “vogliamo il totale annichilimento, e vogliamo vederlo dagli spalti belli comodi”

    • Hirondelle

      @rapa: :-) . In realtà è molto peggio: “tifiamo asteroide” è un gioco letterario collettivo che conosce i suoi limiti di fantasia di compensazione (sperabilmente), questi qui in adorazione nichilista del papa a San Pietro, nel pieno centro del potere curiale cioè, sono convinti di andarci facendo un gesto politico di contestazione se non rivoluzionario addirittura!!!! Se pensiamo poi che lo han già fatto con un fascistone come Woytila!
      E’ lì il disastro!!!

  • alessandro

    Non condivido la posizione, espressa anche in altri articoli di questo ottimo blog, che il M5S sia tutto dentro la logica neoliberista. O perlomeno questa affermazione è errata se si volge lo sguardo all’esperienza più o meno decennale dei Meetup, ovvero le cellule del Movimento stesso. La maggior parte di essi, infatti, ha condotto battaglie territoriali, talora aspre, incentrate unicamente sulla difesa dei beni pubblici (acqua, suolo, energia), opponendosi al crescente ingresso dei privati nella gestione dei SS.PP.LL. Possono essere rinvenute contraddizioni, anche profonde, nel M5S, ma non si può certo dire che si tratti di una forza politica con una cultura “privatizzante e palazzinara”. Mi pare si tratti di un’affermazione del tutto distonica rispetto all’esperienza concreta dei Meetup. Cito due esempi: il contributo dei Meetup piemontesi al movimento No Tav, oppure la lotta dei Meetup campani per l’acqua pubblica e sulla gestione dei rifiuti. In generale, mi sembra proprio che il tratto culturale caratterizzante i Meetup (quello giustizialista o “etico-politico” vengono molto dopo) sia costituito proprio dalla difesa del territorio e dei beni pubblici. Dove la vedete la cultura privatizzante? Mi sembrano affermazioni piuttosto superficiali. Con stima, alessandro.

  • Alessandro, se fosse come dici tu il M5S al parlamento europeo sarebbe andato insieme ai Verdi.
    Invece ha scelto di stare col razzista Farage.
    Come vedi hanno delle priorità

  • adriano

    rifondazione comunista di roma ha fatto un incontro pubblico ai magazzini del popolo a casal bertone presentando un documento roma2030 che portava una visione della città da parte nostra. non era bibbia ma almeno può essere un’inizio. rifondazione non è perfetta ma se non strilla alla salvini maniera non vuol dire che non ha un opinione della città e delle sue condizioni.
    ciao adriano circolo atac rifondazione

  • stella

    guarda che la mia non è antipolitica e io non sono affatto anti o contro la Politica e l’impegno che ne necessita.
    ma questi, di riffa e di raffa son sempre li attaccati alle loro belle poltronicine e gettoni e piccoli benifit e piccole amicizie di qui e di la.
    E c’han pure la faccia come il culo di venire ancora a pontificare e fare, da collusi ed incapaci, i loro predicozzi sulla pelle degli altri, ‘sti pezzi di merda!
    il prc è il mio nemico esattamente come sel e il pd e tutti gli altri fascisti che si ingrassano di parole e di lurdi giochini di facciata sulla pelle della gente e dei poveri cristi.
    Rabbia sociale altro che “amichetti” e “distinguo leccaculo”.

  • rapa

    Standing Ovation. Questa è coscienza di classe. Mi pare che ci sia dentro realismo, analisi, e una visione del mondo coerente, non le prime cagate vengono in mente e “suonano” sessantottine.
    Le radici profonde sono faticose da creare, ma che differenza!

  • Emanuele

    Apprezzo molto la capacità degli estensori di approcciare con umiltà e realismo la realtà delle cose, lasciando da parte i dogmi che devastano la prospettiva di parte del mondo “antagonista”.
    Leggo spesso il blog, non commentando praticamente mai, ma voglio lasciare la mia testimonianza e il mio ringraziamento: è meraviglioso leggere finalmente che non è vero che è bello essere poveri; che non è vero che i muri sporchi e la gente che caca in stazione porteranno alla vittoria del proletariato. Perchè niente di tutto questo è vero.
    Ribadisco che secondo me non si tratta di altro che di dogmi, retaggio e zavorra di una cultura che non porta da nessuna parte, se non nei recinti dei ghetti dove ci chiudiamo ben volentieri da soli, magari cercando di chiudere anche qualcun’altro con noi.
    Se un giorno saremo stati capaci di costruire un mondo migliore non sarà perché lo spirito santo dell’”antagonismo” sarà sceso in terra illuminando le menti dell’umanità, ma perché gli ultimi e gli emarginati si saranno stancati di essere tali, e avranno rivolto la loro rabbia per primi su quelli che la loro emarginazione esaltavano e sfruttavano per costruirci sterili teoremi, su quelli che con la loro equidistanza, con la loro perenne alterità hanno finito per favorire sempre e solo il più forte.
    Grazie Militant, mi ricordi sempre più spesso che il comunismo è un’altra cosa, e che il mondo che vogliamo costruire è bello!

  • Mario

    Di seguito il documento sulla cittá di Roma, realizzato dal circolo PRC Atac. Mi sembra un ottimo spunto di riflessione, il nodo resta la prassi che ne dovrebbe conseguire:
    http://www.rifondazione.it/primapagina/?p=17802

    • rapa

      Leggo: “La crisi è strutturale. Ciò vuol dire che è determinata dalla sovraccumulazione di capitale, ovvero dall’eccesso di investimento di capitale in mezzi di produzione, che si traduce in calo del saggio di profitto, che è poi quello che interessa agli imprenditori.”
      Ora, senza fare marxologia, non capisco come sostenere che ci sia troppa produzione (nel contesto poi sembrate dire che ci sono talmente tanti autobus che viaggiano vuoti) senza vedere l’altro lato, quello che interessa i lavoratori e cioè che non ci sono soldi né servizi indiretti, niente domanda, deflazione disoccupazione e salari sempre più bassi. (che poi è il motivo ovvio per cui non tirano le costruzioni né il turismo né il commercio, se ci pensate).
      Lo dico perché su queste basi il vostro documento (al contrario di quello di militant) sembra davvero surrealista; io esprimo il mio straniamento cercando di capire che cosa avete nella testa, stella invece lo esprime mandandovi affanculo… ma il risultato sarà lo stesso eh!

      • Mario

        Senza fare “marxologia” dovresti provare a leggerlo documento.. La crisi di sovrapproduzione attiene al contesto macro economico. Da cosa evinci che ci sarebbero troppi autobus? Senza fare marxiologia peró…

      • rapa

        Ti assicuro che nella mia povertà culturale l’ho letto più volte, proprio per cercare di capire da dove venisse quel senso di straniamento.
        Poi ci sono arrivato!
        “Una famiglia, se investe nella casa, fa sicuramente una cosa bella, spesso questo investimento è a scapito dell’investimento nell’educazione dei figli; per creare una maggior occupabilità nel mercato del lavoro delle nuove generazioni, l’investimento dell’educazione è quello più importante; quando c’è la casa di proprietà, c’è meno mobilità nel Paese il mercato del lavoro è meno mobile… Se vogliamo avere queste caratteristiche che contribuiscono a fare dell’Italia un paese poco competitivo, allora andiamo avanti a dare un trattamento fiscale privilegiato sulla casa”
        Era Mario Monti ad Agorà!
        Non voglio insinuare – come fa bagnai il mio economista di fiducia – che le soluzioni pikettyane siano solo la faccia di sinistra del più diretto marione nazionale. È che queste sensazioni mi colgono al basso ventre, in modo pre-razionale. Leggo delle cose che sembrerebbero perfettamente di sinistra, però c’è quella sensazione penetrante… e dopo poco zac! Il liberista ti fotte, e la sinistra dice che non era colpa sua, e d’altronde come potrebbe se non era al governo.
        Scusate eh, ma è successo un po’ di volte quindi sono diventato sospettoso. Colpa mia.

  • Simone

    Bravi!!! Finalmente una boccata d’aria.La sinistra radicale ha perso perché ha scelto di rappresentare chi si fa’ il pane in casa, chi riesce a vivere in zone servite da piste ciclabili, chi ha come unico problema quello di diversificare i propri consumi culturali di nicchia. Intendiamoci, tutto ciò va bene, non lo critico in qhanto tale. Bensì critico la scelta di rappresentare una nicchia antropologico culturale che corrisponde ad una estrazione socioeconomica borghese a rischio potenziale o reale di impoverimento, a livello medio alto di scolarizzazione, fregandosene di altri segmenti sociali perché non si ha più molto da dire loro! Una cosa, caro Collettivo, non condivido. Il giudizio un po’ liquidatorio nei confronti del M5S il quale mostra nel deserto del quadro politico attuale un argine proprio alle politiche di privatizzazione che promuove ed auspica chi attacca Marino da destra. Sono un compagno con una ventennale militanza politica nei movimenti, una militanza attuale non dogmatica nel sindacalismo di base e sostengo attivamente il M5S perché una sua affermazione non credo ci allontani di più di quanto siamo lontani ora da un orizzonte socialista. Ah, tra i miei difetti ho ancheuno spiccato nazionalismo, perché amo la Costituzione democratica, repubblicana ed antifascista e vorrei liberarmi dal giogo coloniale UE ed €zona

  • stella

    discussione inutile e campata pienamente sul nulla del controsenso: visto che si sceglie l’astensionismo quando ci sono le elezioni… ma anche quello è un modo di sostenere qualcosa/qualcuno a discapito di qualche possibile cambiamento reale. Lungimiranza zero: e i risultati pratici e di numeri si vedono.

  • stella

    e adesso ecco Espochi ai trasporti della Capitale!!!
    LOL

  • uitko

    Pensare che cacare per terra a roma termini rappresenti un atto di ribellismo lo trovo allucinante…ma fatevi un bagno di realtà invece di vivere nei testi delle canzoni di de Andrè.
    Cacare per terra è solo degrado, e noi dovremmo combattere per liberare dalla povertà chi non ha disposizione nemmeno un cesso per scacazzare.
    Tra l’altro se ci parlaste scroprireste che chi caca per terra ne farebbe anche a meno e cagherebbe volentieri nel vostro cesso profumato. Come tutti insomma.

  • stella

    Cacare nei cessi è da borghesi.
    La borghesia è il nemico della classe operaia.
    Le Avanguardie Comuniste impegnate nella crescita e sviluppo della coscienza di classe e nell’unione internazionale del proletariato: devono immediatamente smettere di fare uso del wc;
    e chi sostiene il contrario è un piccolo borghese con la puzza al naso (e l’Iphone in tasca), asservito al più becero grillino nemico della Rivoluzione.
    .
    Antigrillismo Militante! Tutto il potere al Partito !

  • Gracco Babeuf

    @ Militant

    vorrei un piccolo chiarimento: dato che l’articolo ed il conseguente dibattito sono sicuramente fertili ed utili, e dato che avete sollevato un problema reale, perchè non mettere una foto di Roma in tutto il suo squallore invece d’inserire una foto di una METROPOLI ASIATICA??
    Forse mi è sfuggito qualcosa, non capisco…

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