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Con la Grecia che dice no, per una sovranità popolare liberata dalla tecnocrazia neoliberista di Ue, Bce e Fmi

 

Oggi sapremo che strada prenderanno le popolazioni subalterne d’Europa. Da oggi passa la definitiva pacificazione sociale del continente o, all’opposto, la crisi di un programma economico e politico, quello dell’egemonia neoliberista finanziaria sovranazionale europeista. Sarebbe stato meglio, forse, non giocare ad una roulette russa in cui noi rischiamo tantissimo, troppo, mettendo in gioco, forse definitivamente, la possibilità di incidere riguardo alle strategie politiche della Ue. Ma, come dicevano i latini, hic Rodus hic salta. Oggi questo è il terreno su cui giocare, questa la lotta da portare avanti. In ogni caso, il voto di oggi rappresenta uno spartiacque: anche la più ottimista delle sinistre riformiste oggi dovrà prendere atto dell’inconciliabile alterità d’interessi tra Unione europea e popolazioni subalterne. Non esiste possibile riforma di questa Unione. Un dato di fatto che, qualsiasi sia il risultato referendario, rimarrà sul terreno dei rapporti politici. Da oggi il campo della sinistra conosce una faglia chiarificatrice: la sinistra del si e quella del no. Quella del nai e quella del oxi. La sinistra di Junker e Draghi, e quella in lotta col popolo greco, espressione oggi di tutti i popoli d’Europa. Oggi c’è un’unica scelta possibile.

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3 comments to Con la Grecia che dice no, per una sovranità popolare liberata dalla tecnocrazia neoliberista di Ue, Bce e Fmi

  • Internazzzzzzzzionalismo

    Evviva.
    Eppure sta arrivando il momento in cui si dovrà capire chi avvelena i pozzi. La sinistra di Draghi e Junker, il PD, è riconoscibile, non si nasconde più. Evviva.

    Ma nel momento in cui (qualche anno fa) le persone deluse e abbandonate da partiti e sindacati cominciavano a *studiare* davvero l’economia, c’era chi diceva e faceva dire a dilettanti: “un dibattito tardivo è un dibattito cattivo”.
    Sono certo che il collettivo ricorda.
    Dilettanti che forse inconsapevolmente traducevano in sinistrese le tesi economiche monetariste di Milton Friedman, consulente di Pinochet. Una torma, anzi, di dilettanti perfettamente in linea con la visione economica delle sinistre ex-parlamentari (almeno quelle però, “giustificate” dalla voglia di mantenere l’assessorato alla spazzatura di Leccàte sul Culo.)
    Dilettanti che invece di studiare, organizzarsi e poi agire (visto che il capitalismo negli ultimo secolo ha trovato molti modi di disinnescare l’autodistruzione prevista) piuttosto che ammettere che forse Marx avrebbe integrato le sue idee, se avesse visto il ’29 e poi il new deal e le socialdemocrazie… sparerebbero a Keynes.
    Per non parlare di influencer pseudoanarcoidi-chic su internet, che hanno fatto della caccia al noeuro uno sport e della sovranità una parolaccia facista.
    O di quell* che ancora sperano negli statiunitid’europa, e come stupirsi? I loro editori li invitano a Ventotene.
    Eccetera eccetera.
    Tutti questi si sono schierati per il No. Bravi, buon per loro. Ma Tsipras continua con la linea “vogliamo l’euro che è buono, teneteci dentro pleeease”… fino a cacciare Varoufakis. Allora, forse non oggi, ma una volta che avremo visto le conseguenze terribili di queste MENZOGNE, e succederà presto, spero ci renderemo conto che l’OXI non bastava.
    Bisognava studiare. Bisognava capire. Bisognava spiegare che si deve uscire dall’euro. C’è ancora tempo, ma sempre meno.

  • Militant

    A beh, certo che il referendum non basta, anche perchè il bravo Tsipras l’ha subito declinato in senso “trattativista”, sperando che con un voto popolare possa risultare più forte nell’eventuale trattativa con la Ue. Vedremo nei prossimi giorni. Nel frattempo non basta neanche essere accomunati da un no ideale. La maggior parte di quel no qui in Italia proviene da situazioni che fino a un minuto prima dell’indizione del referendum vedeva la Ue come unico ambito di sviluppo possibile e rigurgiti nazionalistici chiunque le si opponeva. Felici di notare come anche le più cocenti contraddizioni possano passare sotto traccia come se niente fosse. Qualcuno magari avrà trovato conferma nel tentativo penoso di costruzione di una Syriza italiana (ovviamente una Syriza di destra, che della vicenda greca coglie solo l’aspetto elettoralistico-trattativistico della vicenda, non i trenta scioperi generali che hanno portato Syriza al governo, ma tant’è, le miserie italiane negli ultimi trent’anni riescono sempre a riprodurre in sedicesimi gli aspetti più ridicoli della post-modernità). Questi devono essere non solo i primi nemici, ma anche immediatamente smascherati. Sennò facciamo prima ad allearci coi CivatiFassina di turno, almeno questi sono più coerenti.

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