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il cor(ro)sivo della Militant

Ieri, incensata di media mainstream, è scesa per strada la Milano “per bene” e la parola d’ordine era una e una sola: ripulire la città. Strano senso del decoro quello di questa borghesia piccola piccola, che si indigna e si mobilita per le scritte sui muri e l’arredo urbano, ma poi tace immobile di fronte a morte, sfruttamento e speculazione. Dove eravate quando Klodian Elezi è morto cadendo da un ponteggio in un cantiere legato all’Expo? Perchè non vi siete indignati del fatto che non avesse nè casco nè imbracatura? Dov’erano allora gli attori “di sinistra”, i sindaci “progressisti” e i cantanti “impegnati”? Domande retoriche, lo sappiamo. Il fatto è che abbiamo punti di vista inconciliabili. Loro provano piacere a manifestare con le pezzette in mano, noi proviamo rabbia per l’essere costretti a girare con le pezze al culo.

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6 comments to il cor(ro)sivo della Militant

  • Daniele

    assolutamente d’accordo.
    Purtroppo peró gli scontrindi Venerdì, fuori luogo e contesto (e attenzione, non perché la violenza è sempre sbagliata ma perché se usata, se necessaria, quale strumento di lotta, deve essere usata se puó avere una qualche efficacia nella e per una lotta) non ha fatto altro che fare da cassa di risonanza a questo evento. Che 30 000 persone scendano in piazza dopo un anno di preparazione della Mayday e 20 000 partecipino all’evento puliscimilano (nome quantomai azzeccato) ad un giorno di distanza, con 24 ore di preavviso, credo dovrebbe far quantomeno riflettere sulle strategie di comunicazione.

  • eee

    e dov’è l’indignazione di fronte alle svastiche, alle celtiche e alle altre scritte fasciste sui muri?

  • rosko

    bene, è sicuramente difficile tracciare un’analisi precisa a pochi giorni di distanza dal 1 maggio. un 1 maggio italiano che finalmente ha soppiantato nelle cronache delle prime pagine dei giornali la vomitevole kermesse di piazza san giovanni targata cgil. un 1 maggio che tra tanti limiti è sicuramente riuscito a ricomporre una grossa fetta di classe su delle parole d’ordine reali, contro la fiera internazionale delle multinazionali che affamano il pianeta e del lavoro precario. ma si è riusciti davvero a comunicare le nostre ragioni? la difficoltà di veicolare un corteo di così vaste proporzioni (condivido perfettamente l’analisi dell’ultimo post della militant), la campagna reazionaria dei media main stream, repubblica in testa, che ci si azzuppa il pane a piene mani, i sindacati di polizia che richiedono con forza nuove misure repressive per arginare tali eventi da far invidia al cile di pinochet e all’argentina di videla. io non so se tutte queste conseguenze potevano essere evitate, ma quei ventimila (sicuramente numeri pompati dal partito di repubblica) in piazza con pennelli e rastrelli costituiscono un problema reale a nostro carico. ciò che è successo a milano durante il corteo no expo me lo rivendico tutto millimetro per millimetro sia chiaro, ma ho come la sensazione che siamo partiti in quinta senza potercelo permettere, senza l’appiglio di una reale Organizzazione politica capace di gestirsi il “dopo”, oltre che le fasi precedenti, a trecentosessanta gradi. negli annali resterà la notizia della cosidetta società civile che si ribella alla ‘violenza’ dei black blok! e questo non potevamo permettercelo in un momento di bassa marea. col 14 novembre non è successo, perchè dietro c’era un movimento reale (lo stesso si dica per il 3 luglio in val di susa), oggi abbiamo prestato invece il fianco alla stampa reazionaria, alle filippiche dei vari saviano di turno che lodano l’operato della polizia o peggio di chi, a sinistra, ne rimprovera il comportamento troppo morbido. voglio arrivare al punto compagni che uscire da questa empasse toccherà in primis alla nostra intelligenza politica e alle modalità con cui riusciremo nei prossimi sei mesi a rilanciare le nostre ragioni contro la grande opera expo. quella massa scesa a milano dietro le braghe di pisapia che cerca di recuperare un po di voti alla sua destra è sicuramente deplorevole, bella l’immagine scelta dalla militant in cui gli onesti cittadini, con la memoria a breve termine e impapocchiati a rigore dalla propaganda di regime, infangano la memoria di Carlo, ma forse in quei ventimila poteva esserci una manciata in più che potevamo muovere dalla nostra parte, avevamo l’imperativo categorico di mostrare prima di tutto le ragioni della nostra rabbia anteponendole alla rabbia stessa, visto che non siamo di certo a un passo dal prendere il palazzo d’inverno. la cosa necessaria a mio avviso sarebbe un corteo nazionale a milano, pacifico e colorato, estremamente comunicativo, che si rivendichi il fatto che: “IO C’ERO!” e inizi a spiegarne il perchè…
    fino alla vittoria!
    rosko

  • rosko

    chiedo scusa, nel precedente post ho scritto 14 novembre al posto di 14 dicembre.
    non me ne vogliate..
    rosko

  • Mic

    Dopo le “ronde padane”, ecco le RONDE PIDDINE, con gli straccetti al posto dei manganelli.

  • sandi

    Io credo che se non ci si mette in testa che la direzione in cui muove la borghesia è quella delle misure autoritarie sempre più accentuate e della mobilitazione reazionaria e che lo fa INDIPENDENTEMENTE da quanto succede in piazza, non andiamo lontani. Ormai siamo al livello che una scritta sul muro è “devastazione e saccheggio”! E che non si può rispondere a questo (solo) con sempre nuovi cortei più o meno “comunicativi”. Che poi Repubblica e gli altri media facciano il loro mestiere è scontato, ma il fatto che inizino a mobilitare la feccia piccoloborghese mi pare segno di nervosismo, non di forza.

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