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Ciao Salvini, ci rivediamo al prossimo flop

 

Troppo facile oggi intestarci tutti quanti i meriti della più grande manifestazione cittadina da molti anni a questa parte. Un successo al di là delle più rosee aspettative. Non staremo a scannarci sui numeri: c’è chi parla di ventimila, chi di trenta o quarantamila, in ogni caso una marea umana che a Roma, per un evento esclusivamente cittadino, non si vedeva dagli anni Novanta. Oggi stiamo tutti comodi sul carro dei vincitori, rilassati, affaticati e sorridenti. Costruire questo carro non è stato però per niente semplice, in un contesto votato unicamente allo smarcamento preventivo, alle logiche da (retro)bottega, alle piccole invidie di chi non rappresenta altro che se stesso, vittima di un avanguardismo effettiva tara mentale del movimentismo degli anni Dieci. Non era ieri il banco di prova del movimento antagonista. Lo è stato per tutto questo lungo mese di iniziative, di conflittualità diffusa, di attacchinaggi, di assemblee nei quartieri popolari, di azioni, di presidi. Un mese speso per una sfida contro un nemico più grande e garantito di noi, contro l’unica forza politica legittimata a rappresentare “l’opposizione” funzionale al sistema renziano nel paese. Lontani da logiche evenemenziali, siamo riusciti, con il contributo di alcuni e contro gli interessi di altri, a mettere in campo un movimento reale che praticasse un’iniziativa politica egemone, larga e conflittuale al tempo stesso. La città ieri, come per tutto il mese di febbraio, è stata nostra, perché di noi si è parlato per tutto questo tempo, perché articolando tutti i piani di intervento abbiamo fatto capire alla Lega di non essere la benvenuta a Roma, anzi di essere apertamente rifiutata. Il risultato è stata la totale diserzione dei cittadini romani per una piazza tirata su con i pullman pagati dalla fiscalità generale, con la ridicola quanto ininfluente presenza del centinaio scarso di neofascisti di CasaPound, anch’essi per di più giunti dal resto d’Italia. Roma ha rifiutato Salvini, impedendo al suo progetto politico di tracimare dai confini settentrionali in cui continuerà ad essere relegato, almeno per oggi. Roma, ieri, ha dato la migliore risposta collettiva e politica al tentativo reazionario della Lega Nord. Per converso, un flop, quello della Lega, difficilmente digeribile per Salvini, in cerca di legittimazione centro-meridionale fallendo clamorosamente l’obiettivo. In Piazza del Popolo, come anticipato, non c’era neanche un romano. Salvini da settimane era percepito come problema cittadino, causa di disordini più che di risposte politiche. Il legame con i fascisti del terzo millennio, in realtà le solite merde del millennio precedente, ha fatto il resto. Per quanto continuamente sdoganate, le opzioni neofasciste continuano a costituire un problema politico per la cittadinanza democratica, o almeno per quel che ne resta. Ma andiamo con ordine.

Dai primi giorni di gennaio, una volta saputa la notizia della prevista manifestazione leghista a Roma per fine febbraio, ci siamo mossi per organizzare un fronte unitario che sul tema specifico mettesse da parte le reciproche differenze politiche. Differenze, sia detto però chiaramente, perfettamente legittime, anzi sacrosante, e che oltretutto condividiamo. Alla base di queste differenze ci sono modi di intendere la politica assolutamente eterogenei, contrastanti, alternativi. Nessun intento ecumenico allora, quanto il tentativo di ricreare lo spirito del 18 e 19 ottobre del 2013, quando una costruzione convergente di quelle manifestazioni aveva portato a moltiplicare le energie e la forza dei movimenti antagonisti evitando di annullarle in una sommatoria di sigle. Un esperimento, quello di due anni fa, purtroppo morto sul nascere, vittima delle beghe di un movimento alle prese con una lotta per l’egemonia interna più che del rafforzamento reale di un’opposizione di classe. Due anni dopo, il progetto politico di Salvini ci sembrava il terreno più adatto per ritrovare quella sintesi virtuosa che moltiplicasse la ragioni di ciascuno, dalle più “conflittuali” alle più “riformiste” (e un giorno dovremmo anche chiarirci su questi due termini utilizzati per lo più a sproposito). Salvini e la Lega Nord costituivano il nemico attorno a cui ricercare un’unità d’intenti: perché le periferie romane sono potenzialmente una bomba ad orologeria pronta ad essere organizzata dalle forze reazionarie; perché le avvisaglie dello scorso autunno, con la rivolta di Tor Sapienza, dovevano far suonare più di un campanello d’allarme per la nostra internità nei “territori subalterni”; perché lo sdoganamento definitivo di Casapound avrebbe potuto rappresentare una pietra tombale sulla nostra agibilità politica; perché la nascita di un Front National all’italiana avrebbe relegato le ragioni della sinistra a curiosità storica; infine, perché non poteva essere lasciata a Salvini l’opposizione al PD e all’Unione Europea, temi troppo decisivi per essere regalati alla reazione e alla paccottiglia populista. Per queste e molte altre ragioni, in vista della manifestazione di Salvini bisognava prendere atto di un dato incontrovertibile: nessuno, almeno a Roma, è autosufficiente, ha la forza politica per “agire da sé”. Nessuna forza politica o sociale ha la caratura politica e la potenzialità sociale per rappresentare da sola un movimento reale, essere forza egemonica capace di aggregare le ragioni di una composizione sociale più vasta del mero corpo militante. Anche la lotta sociale storicamente più rilevante della città di Roma, la lotta per la casa, nel tempo ha dimostrato la sua assoluta incapacità di aggregare altro che non la dimensione “occupante”, le famiglie dei palazzi occupati insomma. Una lotta decisiva e centrale, alla quale peraltro partecipiamo da occupanti, ma che non può percepirsi come “unica opposizione”, soprattutto se incapace di darsi una progettualità politica diversa dalla pratica del sindacalismo metropolitano. In vista di Salvini, allora, bisognava produrre uno scarto in avanti, mettere da parte le beghe da basso impero, le piccole invidie di movimento, le polemichette da quattro soldi moltiplicate dai social network; Salvini necessitava di una risposta unitaria, che non fosse la mediazione al ribasso tra le ragioni delle strutture che la componevano, quanto il moltiplicatore delle varie tendenze.

Sin da subito, ci siamo spesi per un unico obiettivo: impedire a Salvini di manifestare a Roma. Impedirlo con una pratica conflittuale che non caricasse unicamente sull’evento “28 febbraio” e che non puntasse solamente alla conta democratica dei numeri. Non era la sfilata che ci interessava, neanche se fosse numericamente riuscita (come nei fatti è avvenuto ieri). Ci interessava un percorso conflittuale, un processo politico virtuoso, determinato e non pacificato. Esattamente quello che è avvenuto in questo mese, dove si sono alternati sanzionamenti a iniziative e sedi della Lega Nord, assemblee universitarie, attacchinaggi di massa, azioni di blocco della metropoli, manifestazioni non autorizzate, coinvolgimento dell’intellettualità ancora legata ai valori dell’antirazzismo e dell’antifascismo, lavoro sporco nei quartieri e nelle borgate periferiche dove da anni nessuno metteva piede. Organizzare tutto questo non è stato facile, e per lunghi giorni la sensazione di essere i soli a credere in questo processo è stata desolante. A dire il vero, nonostante le molte differenze sostanziali che ci caratterizzano, a volte collocandoci agli antipodi di determinati percorsi politici, non possiamo non citare in questo contributo il Cinodromo, tra le poche strutture che insieme a noi si è sin da subito spesa per la riuscita di questo percorso, che sin dall’inizio ha lavorato per l’unità di un processo politico e non per la sua deflagrazione. Non è facile, e forse neanche opportuno, essere così espliciti in una riflessione politica, ma in questo caso ci sentiamo di fare un’eccezione vista l’importanza della posta in palio e, in fin dei conti, la vittoria raggiunta ieri, la vittoria di chi ci ha creduto dall’inizio.

Nonostante questo, non possiamo dimenticare i continui smarcamenti immotivati dal percorso comune di talune situazioni, che non possono – o dovrebbero – passare in cavalleria come se niente fosse. Un percorso dal quale era oggettivamente impossibile smarcarsi ha tenuto legate situazioni che non aspettavano altro che il passo falso per sottrarsi. Un’alchimia che ha prodotto un’unità forzata più che ricercata, ma che alla fine ha costretto tutti all’impossibilità di defilarsi. E questo nonostante per settimane c’era la più che concreta volontà di radicalizzare questo percorso, renderlo effettivamente ingestibile per la repressione e per la politica cittadina e nazionale. Oltretutto, un percorso radicale che avrebbe messo in difficoltà proprio chi si augurava nient’altro che il solito corteo pacifico, la trita sfilata democratica e liberale. Alla prova dei fatti, la tanto sbandierata conflittualità non poggiava su alcuna proposta concreta, se non la ricerca di visibilità mediatica, a volte anche opportuna – sia detto per inciso – ma che da sola non avrebbe fatto altro che relegare la protesta anti-Lega a questione tra bande: Casapound da un lato, gli “antagonisti” dall’altro, con al centro Salvini e Renzi gongolanti di rappresentare le forze della ragionevolezza. Bisognava smontare il gioco mediatico precostituito, e l’unico strumento che avevamo era unire le varie ragioni dei movimenti attorno ad una cornice comune, impedendo a chiunque di dissociarsi dalle pratiche conflittuali (come ad esempio il blocco del Muro Torto del giorno prima, iniziativa che si inseriva perfettamente nel percorso conflittuale di opposizione a Salvini quanto al PD) ma al contempo facendo “stare bene” tutti coloro che volevano opporsi a Salvini e al progetto reazionario della Lega Nord. Superare l’avanguardismo fine a se stesso per divenire avanguardia politica, forze reale che avesse le potenzialità di articolare un discorso egemonico.

Tale movimento convergente correva il rischio di identificarsi oggettivamente con gli interessi del PD di presentarsi come unica forza politica credibile e “democratica”. Peggio ancora, di dare legittimazione a chi aveva in mente di costruire le basi di una Syriza italiana. Lottare contro Salvini non poteva avvenire allora avallando l’egemonia renziana o la pacificazione vendoliana. Bisognava esplicitare l’alterità di questo movimento reale dalle secche di un democraticismo dirittoumanista felice di manifestare contro la Lega come lo era contro il berlusconismo, ma incapace di articolare un discorso politico che andasse al di là del fronte comune contro il nemico contingente. La scommessa era allora opporsi a Renzi tanto quanto Salvini, e andare a spiegare questa oggettiva e soggettiva specularità politica nelle periferie a rischio, quelle in cui potenzialmente il messaggio leghista potrebbe attecchire più facilmente. Una scommessa nei fatti vinta. La piazza di ieri è stata contro Salvini e Casapound tanto quanto contro il PD, contro Renzi e ogni ipotesi di gestione socialdemocratica della crisi. Certo, in piazza c’era di tutto, da Rifondazione a Sel, dai Cobas ai tanti esponenti della futuribile Syriza italiana, ma il dato di fatto è che questi sono scesi in una piazza apertamente contraria non solo alle politiche del PD (e grazie al cazzo), ma nemica imprescindibilmente delle politiche riformiste illuminate, keynesiane, socialdemocratiche che dir si voglia. Insomma, se la scommessa era opporsi a Salvini senza passare per utili idioti del renzismo, possiamo dire di essere riusciti nell’impresa, e non tanto ieri quanto nel percorso concreto e conflittuale di questo mese, che ha esplicitato la nostra irriducibile diversità rispetto alla compatibilità liberale. Diversità pagata a caro prezzo con le cariche indiscriminate del 27 e l’arresto di quattro militanti della lotta per la casa.

Questo mese di mobilitazione permanente ci ha restituito la consapevolezza di potere incidere sulle vicende politiche di questo paese, saper aggregare consensi senza perdere un grammo della nostra capacità conflittuale. Una consapevolezza basata però sulla convinzione che nessuno, al momento, è politicamente autosufficiente, e questo prima lo capiamo meglio sarà per tutti. Se l’input di questa piazza verrà raccolto in questo senso, sarà il seme da cui germoglierà una potenzialità rivoluzionaria, che potrà concretizzarsi già in primavera con la venuta dell’infame Le Pen a Roma portata proprio da Salvini. Se invece prevarrà la logica dei piccoli gruppi e dello smarcamento autoreferenziale, questa giornata altro non sarà che l’ennesima occasione persa.

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29 comments to Ciao Salvini, ci rivediamo al prossimo flop

  • geremia

    grande giornata che poteva benissimo riuscire altrettanto senza regalarla a chi vuole realmente fare egemonia nel movimento. a chi decide di ‘tornare in dietro perchè siamo troppi e la piazza non ci tiene’ ma vi rendete conto? e cmq si decide alla fine di arrivare al colosseo così ci hanno messo la loro bella firma sopra per rilanciare syriza all’italiana. che squallore! ora che arriva la le pen proviamo a fare qualcosa di realmente condiviso e scommettiamo che ci può riuscire ancora meglio e nessuno vorrà sfilarsi?
    comunque grande 28 in ogni caso e soprattutto grande giornata del 27 che ha fatto in modo di rilanciare in pieno la giornata seguente amplificandone la partecipazione. al di la delle critiche severe daje che abbiamo vinto!

  • Militant

    @ Geremia
    Evitiamo di scrivere commenti in sequenza firmandosi in vario modo, prima di tutto. Questo te lo autorizziamo come espressione di un “punto di vista”, ma i prossimi verranno inesorabilmente bloccati. In secondo luogo, evitiamo di schiacciare la giornata di ieri sulle vicende del furgoncino d’apertura, che si commenterebbero da sole. Prendere a pretesto la direzione di un furgoncino per creare polemiche sarebbe la cosa più triste del mondo, vista la statura e la qualità della giornata di ieri. Nel merito possiamo anche essere d’accordo peraltro, ma non confondiamo gli aspetti centrali dalla questioni irrilevanti. Sono pretesti, tanto ci bastano per relegarli tra il cicaleccio rosicante del post-mobilitazione.

  • Nicola

    Chi si è smarcato sarebbe chi il 15 gennaio ha lanciato dal campidoglio la mobilitazione di ieri, ha prodotto grafiche e attacchinato in tutti i quartieri, ha prodotto un intera giornata di lotta (che rilanciava sul 28) portando a casa cariche e arresti (dei quali non si fa cenno nel comunicato “ufficiale”) e dando una risonanza altissima al 28F, ha portato in piazza uno spezzone di duemila persone?

    Spero di aver capito male.

  • valerio

    Da un punto di vista strettamente partecipativo, il corteo di ieri è stato un successo, soprattutto se paragonato al flop di Lega e Casapound. Il progetto nel breve periodo di Salvini era quello di utilizzare Casapound come bassa manovalanza qui a Roma e raccattare una base militante con la quale iniziare una scalata all’elettorato deluso di AN. Probabilmente questo specifico progetto politico di Salvini è naufragato ieri: l’esiguità numerica dei sorci (che in una mobilitazione nazionale hanno mobilitato neanche 300 persone: https://www.facebook.com/casapounditalia/photos/a.10151837418372842.1073741842.193902102841/10152808362987842/?type=1&theater) ha già suscitato le prime perplessità dei capi leghisti (http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/roma_lega_bossi/notizie/1209819.shtml).
    Resto però in attesa per valutare la riuscita politica del corteo, per il semplice fatto che esso è stato impostato da UNA PARTE dell’assemblea come una prima tappa di una battaglia più ampia contro PD e Governo Renzi. Solo il taglio politico delle prossime iniziative potrà dire se quello di ieri è stato un successo politico.
    Molte delle componenti politiche presenti ieri in piazza mirano non alla caduta del governo Renzi, bensì ad una scissione a sinistra nel PD; scissione ovviamente strumentale alla creazione di un nuovo soggetto politico nel quale riciclarsi per l’ennesima volta.
    Credo evidente che i compagni di Militant siano assolutamente contrari a tale prospettiva (i vecchi post su Landini sono inequivocabili) e che vogliano scongiurare una tale deriva elettoralesca.
    Il potenziale politico del corteo di ieri sta nella partecipazione di tanta gente che con le dinamiche di movimento nulla ha a che fare, Miltiant ha spiegato a più riprese che non intende regalare questa potenzialità a nessun soggetto elettorale.
    Rimane da verificare (e solo il tempo potrà dirlo) se il modo migliore per scongiurare questa deriva sia stato collaborare con queste realtà, che per inciso non sono le uniche che erano presenti ieri

  • gluglu

    è evidente che non si è sfilato nessuno, altrimenti il corteo non si sarebbe fatto e non sarebbe riuscito così come invece è stato. altra cosa è parlare dei tentativi, continui e incessanti, fin dall’inizio, che molte componenti del movimento hanno messo in campo per egemonizzare questo percorso e portare tutta l’acqua al proprio mulino. quando nell’articolo si parla di operare un tentativo di sintesi tra le tendenze più “conflittuali” e quelle “riformiste” (il virgolettato non è casuale),si parla proprio di questo.
    da un lato si è visto un boicottaggio sistematico delle assemblee e delle riunioni organizzative per poi uscirsene all’ultimo con una prova di forza, che nemmeno è riuscita, seguita dalla pretesa di avere la centralità assoluta;
    dall’altro si è vista la totale mancanza di impegno sulla riuscita della campagna, tranne che ad una settimana di distanza dal corteo, proprio quando si è vista scongiurata l’eventualità di una giornata campale o che sfuggisse dal controllo.
    se questo vi sembra un atteggiamento sensato o costruttivo..
    detto ciò, se nessuno ha la maturità politica di capire qual è la situazione attuale e soprattutto di comprendere di non essere autosufficiente nè politicamente nè tantomeno militarmente, vedi venerdì a piazzale flaminio, saremo condannati a rimanere in quattro gatti, ghettizzati e marginalizzati.
    la posta in gioco è alta, ormai ce ne siamo accorti, vediamo che dobbiamo fare..

  • tronco

    “il dato di fatto è che questi sono scesi in una piazza apertamente contraria non solo alle politiche del PD (e grazie al cazzo), ma nemica imprescindibilmente delle politiche riformiste illuminate, keynesiane, socialdemocratiche che dir si voglia.” Sono d’accordo su tutto tranne che su questo.
    1) perché come sempre nelle situazioni di movimento, ognuno scende portando la propria proposta politica, secondo una sorta di idea di “egemonia variabile”, per cui “chi ha più filo tesserà” la sua bandiera nella piazza (per dirla in qualche maniera).
    2) perché questo messaggio non è passato affatto dalla piazza: c’erano molte conflittualità, sociali, metropolitane, proletarie, sottoproletarie e “dirittoumaniste/buoniste/liberali/borghesi” e dalla piazza non è uscito un messaggio “unico” di risposta alla crisi e di proposta. Magari!

    E questo lo dico al netto del mare di difficoltà oggettive in cui versa il movimento di classe (o per meglio dire il tentativo di ricomposizione di classe) e il movimento politico, d’opinione, ideologico, “della sinistra” o come volete chiamarlo (fate vobis). Organizzare la giornata di ieri presentava delle difficoltà enormi e credo sia stato fatto al meglio, il che non toglie che l’eterogeneità che ha contraddistinto la piazza di ieri (come i movimenti degli anni scorsi) nasce da quelle differenze che (un po’ paradossalmente) dite di “condividere” e che siamo lontani dall’appianare in un’unica proposta politica collettiva capace di aggregare la classe e i suoi alleati.
    La frammentazione di classe imposta nel mercato del lavoro ormai si rispecchia precisamente nelle mille vertenze e nei mille rivoli in cui si è scomposto il movimento e le sue rivendicazioni, che riescono a ricompattarsi intorno a un NO chiaro,e magari anche all’aspirazione ad una società diversa da quella proposta da Salvini (e in questo è il minimo comun denominatore che va da voi a SEL), ma la cui proposta alternativa stenta a spiccare il volo. E questo, sia ben chiaro, non per mancanza di proposte, né per la pochezza delle stesse, ma per l’assenza di un ambiente di conflitto. La guerra di bassa intensità che sta caratterizzando questo decennio di crisi si sta rivelando una strategia vincente per la controparte, che, attaccando con piccole manovre in tempi rapidi e con forze addestratissime (mi si passi la metafora militare) è riuscita a non incontrare alcuna resistenza o a sbaragliare le resistenze che si trovava di fronte. Senza un’agglutinamento di forze ed una mobilitazione generale di tutta la società (cosa che per esempio avvenne sul tema della guerra grazie alla radicalità oggettiva del tema sul tavolo) non ci sarà alcuna permeabilità dialettica, perché gli interlocutori saranno sempre strutture già formate, inquadrate e preparate, che scenderanno in piazza portando ognuna la propria istanza e la propria visione, che sia keynesiana, anarchico-rivoluzionaria o marxista.

  • Un momento.
    Lo stato che occupa la penisola italiana è di fatto retto da un regime democratista a debole partecipazione popolare, in cui l’opposizione sociale non ha sostanzialmente alcuna voce. La prodigiosa litigiosità dell’attivismo politico è stata aiutata nei suoi scopi da una oculata serie di leggi, elettorali e non, che impediscono di fatto di disturbare il manovratore.

    In questo panorama Matteo Salvini viene a colmare una lacuna rappresentativa molto importante.
    In sovrappeso, mediocremente scurrile, incompetente in ogni campo ipotizzabile, divorziato e buono a nulla, oltre -ovviamente- che incapace di laurearsi persino in quindici anni. Da parlamentare europeo, si noti, non fa che inveire contro il truogolo in cui mangia, con la tipica coerenza dei mangiaspaghetti che lo hanno legalissimamente eletto.
    Unicuique suum. Non si capisce per quale motivo si dovrebbe disturbare l’ascesa di uno dei migliori campioni che la società contemporanea potesse secernere.

  • Koll

    Il “fatto quotidiano” parla di una promessa fatta(da “leader e leaderini”) a Landini di non far succedere nulla al corteo. Uno promette forse in base ad accordi e progetti per il futuro. Come al solito auguri e ammirazione per il nuovo metodo ( inaugurato al Tufello) del passo del Gambero, del corteo che torna indietro. Per la costruzione dal basso(..)si può fare ancora altro e di peggio.

  • Noemi

    Anzitutto non mi sarei mai aspettata che i commenti in calce ad un post dopo l’ottima campagna (non solo il 28) fossero tutti incentrati a vedere il nostro ombelico (nostro, dico, de compagni e delle compagne). Segno che forse tutta questa maturità poi non è così matura.

    Mi vengono in mente alcune cose su ieri e sulla campagna. Io credo che dovesse essere la ciliegina sulla torta il corteo di ieri, e la torta – mi pare chiaro – è stato il modo in cui si è condotta la campagna da 40gg a questa parte. Non vorrei che per scelta o miopia o accidentali perdite di memorie si scordassero le numerose iniziative non pubbliche, conflittuali e dirette che si sono susseguite contro la Lega, i fascisti e quant’altro: blocchi, sanzionamenti, blitz vari, fino alla giornata del 27 che ovviamente rientra a pieno nella campagna e che, almeno leggendo questo blog, mi sembra sia stato condiviso e reso oggetto di analisi post cariche.

    Su ieri e sulla partecipazione io concordo con i Militant, ma vorrei specificare una cosa. Faccio parte di una di quelle piccole “strutture” (così le chiamate?) di movimento che non erano state chiamate inizialmente sui primi confronti per organizzare la campagna, ma abbiamo provato a dare contributo strada facendo. Però mi ricordo bene che serpeggiava quasi inesorabile la tendenza a vedere difficile una mobilitazione e un impegno congiunto di tutte le aree o comunque di tutte le sensibilità, perché di quello parliamo.

    Tira e molla che si sono paventati pubblicamente nell’ultima assemblea della Sapienza, dove qualcuno ha detto che era un appuntamento tra soliti noti, delegittimando un percorso che fino a quel momento avevano creato e costruito, pur nelle differenze (ovvie e note) con l’altra parte. Possiamo parlare di tendenza allo smarcamento? Forse si, anche se nei fatti non c’è stato.

    Sull’altra sponda della Roma movimentista, idem. Il nulla fino a 10 giorni prima, i timori, le proposte nella prima grande assemblea alla Sapienza di andare al Colosseo, contro – mi parve di capire – le idee partorite comunemente da chi aveva avviato la campagna, impauriti da un’eventuale gestione della piazza, fasciandosi la testa prima…che miseria, se penso che poi sono gli stessi che esaltano le nostre compagne (e donne) del Rojava, le resistenze NoTav, ogni piccola scoreggia fatta fuori Roma e che poi si disperde nel vento dei soliti e flebili innamoramenti.

    E chi, come me e altre compagne o singoli collettivi che non hanno la “stazza” tale per essere decisivi in certe meccanismi, cosa deve pensare? Che Roma ragiona così? Che se un corteo sta andando bene è un problema perché scompaiono le identità più radicali? Oppure che Piazzale Flaminio non va bene sennò i giornali dicono che siamo cattivi e l’associazionismo non scende in piazza? Ditemi di no, vi prego.

    Sono abbastanza sicura che la campagna abbia funzionato perché ha alternato momenti di radicalità e forzature a passaggi più comunicativi e di massa, perché ha posto le basi di metodo (più o meno) per come deve muoversi Roma in occasioni come queste.

    Basta con questi teatrini de invidie, critiche, rosicamenti… lì fuori c’è gente che ha capito che il giocattolo dei “Centri Sociali cattivi” non esiste, che sa perfettamente come i fatti di Piazzale Flaminio il 27 siano parte integrante e fondamentale della campagna. E che non li ha snobbati, non ha ceduto a dinamiche divisorie, ma a partire da questo è scesa in piazza.

    Se non vogliamo vederlo e vogliamo fare la gara testosteronica a chi ce l’ha più lungo siamo fuori rotta. Io apprezzo chi ha lavorato per l’unità, pure a volte ingoiando bocconi amari. e mi godo una vittoria che, una volta tanto, arriva da queste parti.

  • Paolo

    I numeri del corteo di ieri parlano chiaro: Roma non vuole i leghisti Roma non vuole i fascisti!!!!
    Complimenti agli organizzatori che potevano portare a casa un bel risultato anzichè far tornare frettolosamente indietro un corteo di 30000 compagni solo perchè la questura impediva l’accesso a Campo dei Fiori perchè eravano TROPPI!!!!
    ma per favore non insultate la vs intelligenza, perchè non continuare sul percorso autorizzato o bloccare Corso Vittorio? Cosa è stata tutta questa fretta di tornare indietro? paura di non tenere più la piazza?
    In 30 anni di cortei mai visto una cosa simili, complimenti agli organizzatori !!!!
    Per memoria storica andate a vedere sul web foto dei cortei degli anni 70 a Campo dei Fiori con piu di 30000 compagni!!!!!

  • A passo di gambero

    Leggo di solito con piacere le analisi, più o meno condivisibili, di Militant. La cantonata che prendete con quest’articolo manco ve ne rendete conto. La logica dei piccoli gruppi la state riproducendo voi stessi (con quali obiettivi poi sarei curioso di saperlo…) sminchiando i movimenti di lotta per la casa (che hanno messo in campo l’unica, seppur limitata, pratica d’antifascismo militante: impedire fisicamente la presenza dei leghisti occupandogli la piazza) e valorizzando gli impresentabili che stanno proprio puntando a creare quella Syriza italiana che tanto dite di aberrare.
    Al prossimo dietrofront compagni, esco che ci sarebbe un presidio per gli arrestati del 27F…

  • Militant

    @ passo di gambero
    Si, mentre tu scrivi queste cose noi stiamo al presidio per gli arrestati al Gianicolo.
    Libertà per gli arrestati, libertà per tutti.

  • Claudio Ursella

    Quando ne ho l’occasione leggo sempre con interesse le analisi dei compagni di Militant, glissando ovviamente su alcuni giudizi liquidatori, che a volte riguardano il PRC a cui aderisco; anche in questa occasione, condivido nel complesso le valutazioni. L’auspicio è che a partire da questa bella piazza, sia possibile produrre a Roma una alternativa politica di massa, che ancora non c’è, un’alternativa in grado di comporre pratiche e linguaggi diversi,che vanno dall’azione diretta, fino alla delega elettorale, rappresentando i diversi livelli di coscienza e di condizione, del frammentato soggetto di classe… sempre che questo non significhi essere “riformisti” o “socialdemocratici…

  • Felix

    Dispiace vedere che, nonostante il grande lavoro fatto da tanti compagni/e in queste settimane,lavoro che ha portato a una prima netta vittoria sul campo contro il progetto fascioleghista, in Rete e non solo ci si scateni sulle piccole beghe. Il mondo è pieno di anime belle e di cavalieri della virtù, che fanno della purezza radicale comportamentale un fatto estetico, spesso incosciente, quasi dannunziano.
    Queste posizioni nascondono da una parte un livello di infantilismo politico imbarazzante, dall’altra una debolezza politica.
    Forse qualcuno pensa di risolvere la crisi interna al movimento con le pisciatine radicali o pensa che essere pochi ma “determinati” possa risollevare le nostre sorti. Mi viene da pensare che solo degli ingenui alle prime armi o dirigenti poco lungimiranti possano sostenere delle argomentazioni così inconsistenti.
    L’articolo della Militant coglie il senso delle cose fatte e dei problemi sul tappetto soprattutto per il proseguo, a patto che l’insieme delle situazioni sappiano raccogliere gli insegnamenti del 28 e della prima fase della campagna Mai Con Salvini.
    Intanto mi sembra indiscutibile la constatazione che non siamo autosufficienti in nessun campo e in nessuna pratica e che ogni pratica è legittima ma deve essere condivisa e gestita con capacità politiche e organizzative, mettendo sempre al centro l’obiettivo comune che si sceglie.
    Da questo punto dobbiamo partire, non per cancellare le differenze che ci sono, alcune volte anche profonde e invalicabili, ma ciò non legittima argomentazioni e comportamenti patetici e reazioni isteriche. Mi sembra che dietro tante critiche alla gestione della piazza si nasconda un egocentrismo identitario misto a incapacità politica. L’egemonia è una pratica buona e giusta anzi legittima nella lotta politica. Ma va sempre distinto il lavoro egemonico da quello identitario. Il primo si rivolge verso l’esterno, lavora principalmente allo sviluppo di cerchi concentrici di influenza, il secondo muove verso principalmente l’interno identitario. Concentrarsi verso la propria autosufficente identità oggi è una pratica perdente, destinata nella migliore delle ipotesi a rendersi inutili in politica.
    Un lavoro egemonico non esclude, anzi lo presuppone, l’identità teorica, lo sviluppo organizzativo, ma esclude invece i piccoli calcoli identitari che sottendono spesso una assoluta mancanza di senso politico prospettico.
    Chi ha creduto e lavorato alla sfida di mettere in campo una mobilitazione “egemone, larga e conflittuale” ha, con molti forse, imboccato la strada perigliosa della possibile ricostruzione di un processo virtuoso, non per qualche gruppo organizzato, ma per l’intero movimento di classe. Se qualcuno dopo 2 assemblee strapartecipate, iniziative territoriali, azioni militanti e trentamila persone, si preoccupa di polemizzare su fatti irrilevanti: Beh? Che dire?
    Vorrà dire che si metterà all’angolo con le proprie mani.
    Ad Maiora

  • mario

    Al di là delle polemiche, un abbraccio a tutti i compagni che si sono spesi per la riuscita della manifestazione e a quelli che spontaneamente – antifascismo sempre – vi hanno partecipato.

  • massimo fada

    dal nord vedere piazza del popolo con le bandiere della lega (scesi 1000 da brescia, 12 autobus e tre treni speciali) ma senza i romani se non i servi di casaclown è stato un sogno.
    Poi, capire a che punto è ridotta l’informazione in Italia che cancella una enorme manifestazione “di romani de roma” obbliga a un ritorno alla realtà.
    Io penso che questa sia la strada: ero a Roma il 14 febbraio, con Tsipras. Non è quello il modo in cui costruire il soggetto di sinistra.
    un grazie ai compagni che ci hanno creduto fin dall’inizio,
    macio fada

  • callisto

    Io non sono di Roma, ho seguito da casa la manifestazione…E credo che sia stata un’enorme prova di forza del movimento..Un dato che la controparte sta cercando di rimuovere…Proprio per le differenze legittime e le difficoltà oggettive del movimento, ritengo sia stato compiuto un capolavoro politico…Il nemico non era Renzi, ma Salvini e questa destra fascioleghista, ma vi è stata anche la capacità di mostrarsi del tutto antagonista e contrapposto al governo del pd…Il fenomeno di Salvini nasce in rete ed in tv, coprendo lo spazio politico che a destra si è creato non certo per la “decadenza” di Berlusconi, ma per la scomparsa della componente postfascista di an che copriva a destra la coalizione berlusconiana…La crisi ed il razzismo poi hanno fatto il resto….Detto questo, bisogna altresì sottolineare l’importanza della tecnopolitica che da mesi tanti compagni fanno in rete, in quanto si è dimostrata determinate e cruciale…Le decine di migliaia di persone in piazza sono anche il frutto di una costante opera di critica, trollaggio ed attacco alla retorica razzista e fascioleghista…Dunque i bastoni sono essenziali, ma le tastiere fanno la differenza, creano e disfano i movimenti, portano i corpi in piazza e ne raccontano le gesta…La politica è soprattutto comunicazione…Sabato si è agito un piano politico che ha segnato una battuta d’arresto importante per il fascioleghismo, però questo non risolve la questione della ricomposizione di classe ed anche del movimento stesso…Ora io non sono di sicuro un sinistro dell’altra europa, ma mi ritengo un autonomo dei centri sociali…però la questione non può essere la presenza di chi vede in landini il tsipras italiano…credo che questa fosse scontata, prevista ed anche giusta, proprio perchè come si è detto nessuno da solo è autosufficiente…Quindi non comprendo proprio questo livore….quando non si coglie che il vero guaio in italia è proprio la debolezza della sinistra con cui rompere, non per una mia simpatia del tutto assente verso i rafanielli, ma semplicemente perchè riconosco l’esigenza di riequilibrare il discorso pubblico e politico totalmente incrinato sulla destra padronale di Renzi e su quella fascioleghista di Salvini…Detto questo tanto di cappello ai compagni romani, di qualunque area, perchè nelle difficoltà, negli scazzi e nelle differenze…hanno comunque spaccato contro un nemico che dalla sera alla mattina è in televisione a fare propaganda razzista e securitaria….PS…Si è vero che il movimento ha dei grossi problemi, non entro nel merito, ovviamente, ma vi invito a riflettere sul fatto che nessuno oggi in italia a parte, forse, il pd, è capace di portare decine di migliaia di persone in piazza in poche settimane senza soldi e potenti media dietro…I centri sociali per radicamento e diffusione in questo paese contano di sicuro molto di più di bagattelle mafiose come il nuovo centro destra che sta al governo piuttosto che dei fratelli d’italia o di sel…quindi prendiamone atto…incassiamo la vittoria senza polemicucce da parrocchia….che prima di fare la rivoluzione la strana e tanta come i limiti ed i problemi che abbiamo tutti, in ogni area politica..

  • marco

    …anche perchè ci vuole tanto,tanto masochismo per polemizzare dopo una vittoria…buona parte di questa discussione è criptata, svolta in modalità esoterica:non si capisce bene chi rimprovera cosa a chi,e perchè.
    e se non lo capisco io che sono un militante da decenni e che ero in piazza(ultimo cordone, dietro solo le guardie e Erri de Luca), cosa mai potrà capirne chi legge da persona “normale”, o qualcuno tra le migliaia che era in piazza senza essere particolarmente addentro a qualcuna delle strutture organizzate ?
    Credo questo dimostri che esiste un identarismo “di movimento” non meno deleterio di quello degli odiati partiti e partitini: non basta aborrire una forma organizzata specifica (il partito) per essere immuni dal minoritarismo e dallo spirito di setta, non basta collocare la propria soggettività politica nel futuro, per ritenersi estranei alle logiche del passato.
    credo che la piazza di sabato, ci parli invece di una potenzialità maggioritaria,in cui TUTTI noi tentiamo di sviluppare egemonia verso l’esterno, non contro questo o quel segmento interno.
    Se saremo capaci di continuare, ripeto:tutti, a tessere la tela,dipende solo da noi.

  • Militant

    @Marco
    Questa volta hai centrato perfettamente il discorso: basta polemiche scollegate dalla realtà, torniamo a parlare alla e per la gente normale.

  • jangadero

    non vorrei fare l’uccello del malagurio ma ho paura che, senza dare un ampio respiro alla mobilitazione dei giorni passati, si corre il rischio di troversi a dover contrastare la europarata dei fasci prevista prossimamente, con le armi spuntate, cioè esauriremo la spinta propulsiva nata da questo percorso, il leghismo passerà in un secondo piano, emergerà una gran voglia di lepenismo, capace di coinvolgere settori che per decenza e orgoglio hanno rifiutato le sirene della lega 2.0 e noi saremo ancora a discutere di egemonia tra tendenze “radicali” e “riformiste”, in una sorta di liturgia senza limiti di tempo che si ripete all’infinito.
    ho partecipato a alcune iniziative assembleari e mi pareva di aver capito che la sfida, dopo il 28, era riuscire a portare nei territori vertenze che sfidassero il degrado culturale e politico delle periferie e rilanciassero la presenza politica culturale degli antagonisti alle politiche neoliberali e alla loro tendenze alla guerra interna contro gli ultimi e esterna contro il nemico costruito dai mass media globali, proponendo con forza una vertenza sul lavoro che accomuni chi non ce l’ha con chi ce l’ha precario o con chi è in pericolo di licenziamento o semplicemente è schiacciato da il vento autoritario che soffia con ancora più forza dopo il job act nei luoghi di lavoro, insomma l’argomento principe per la ricomposizione
    perciò mi associo all’abbraccio a tutti quanti hanno partecipatoi e spero di rivederci presto nei territori

  • Michele

    le critiche criptiche o aperte, da una parte e dall’altra, le lascio ai confronti pubblici e/o privati, e auspico ci siano ché la discussione serve ed è utile, aspra e schietta, se vogliamo uscire dalle paludi in cui siamo invischiati e continuare sui percorsi virtuosi avviati. Sabato e nei giorni precedenti c’è stata una dimostrazione di forza da parte del movimento, abbiamo saputo respingere in piazza i fascioleghisti portando i tanti “democratici” ad agire sul nostro terreno, e quindi anche contro Renzi e il neoliberismo. Questo mi pare il punto più forte e importante. Difficoltà ce ne sono state e ce ne saranno, i correttivi li possiamo immaginare:cooperazione, orizzontalità e trasparenza nelle decisioni, unità nei territori e nelle lotte.Bisogna perdere tempo ed energie in maniera certosina e testarda per riscostruire i legami solidali, la partecipazione, i fili spezzati che costituiranno la nostra forza, i fili che ci legano alla classe e quelli interni ai compagni e alle compagne. Mettendo al bando settarismi e opportunismi vari e tendenza al disimpegno politico e morale, tutto questo si può fare, ce lo dimostra questo Febbraio e ce lo dimostrano varie esperienze che in questi ultimi anni attraversano la città. Rafforzare i conflitti reali, agire insieme nei territori nelle scuole e nei luoghi di lavoro, contro il capitale e lo stato. Costruire insieme l’opposizione alla calata dei fasci europei (ma è confermata? sicuro che vengono?) e il 25 aprile (nelle forme che si riterrà opportuna ma sempre cercando l’unità) possono essere terreni interessanti su cui proseguire in primavera. Daje compa’ un abbraccio!

  • Michele

    Una nota aggiuntiva.
    il percorso di costruzione del 28, cosi come altre esperienze virtuose mettono in luce tre aspetti interessanti e peculiari della fase attuale:
    1) l’iniziativa organizzata e militante di piccoli gruppi inserita in un contesto di lavoro collettivo può produrre tanto e va valorizzata; se sul piano della mobilitazione e dell’azione materiale i numeri ovviamente contanto tanto, sul piano della produzione di idee e della “tessitura” di relazione solidali e politiche l’azione dei “singoli e dei collettivi” (insomma chi non è interno alle grandi strutture) si è dimostrata utilissima. Questo per rispondere e dare uno spunto di discussione e riflessione a Noemi che sopra lamentava la “debolezza” di chi non ha una certa “stazza”. Dovremmo stamparci tutti e tutte in testa il coraggio testardo nelle nostre idee e proposte.
    2) Se i “piccoli” devono trovare coraggio i “grandi” devono aprirsi e giocare alla pari con tutti. La fiducia reciproca, il riconoscersi in un progetto un’azione e un’attitudine comuni sono elementi fondamentali per la tenuta di questo movimento. Alcuni (penso a voi Militant, ai movimenti di lotta per la casa, al mondo dell’autorganizzazione, ad una parte del PRC, giusto per fare alcuni esempi) hanno dimostrato di averlo capito e di agire conseguentemente. Speriamo lo capiscano tutti.
    3) il tema del rapporto con le istituzioni e il “mondo di mezzo della sinistra”, di quale ruolo svolgono e possono svolgere, di quale unità cercare e costruire è il vero convitato di pietra e nodo centrale di questi tempi. Prima o poi andrà sciolto, volenti o nolenti, molti “non detti” andranno chiariti. Secondo me, anche se potrei sbagliare, ogni possibilità di avanzamento reale (sul piano dell’unità) passa necessariamente di qui.

    ancora abbracci e tanta tanta soddisfazione per avere ridicolizzato i fasci, i barbari e quella faccia di palta si Salvini.

    Michele (dal lab.pol.ICS, anche se sono considerazioni piu o meno personali)

  • marco

    condivido pure le virgole dell’ultimo post di Michele.naturalmente tutte le buone cose che lui elenca non si potranno fare se da una parte si continua a dire “venduti,pezzi di merda,Tsipras infame” etc etc e dall’altra “teppisti,provocatori, sfaciavetrine”etc etc
    Se riusciremo ad evitare di riprodurre,oggi come tragica farsa, la dialettica che fu tra Pci e gruppi negli anni 70, avremo fatto un passo avanti: e perfino là, quando arrivavano i fascisti davanti alle scuole, spesso venivano chiamati tramvieri o muratori del pci…che arrivano e risolvevano…non credo ovviamente che l’antifascismo sia un obiettivo comune a “noi”(nell’accezione piu’ ampia rappresentata in piazza sabato) e al PD,anzi; ma l’unità tra tutti”noi”su obiettivi politici,non solo contingenti, sì, ed è pure urgente.pratichiamola fino in fondo.

  • Gert

    @ marco
    scusa compagno, ma ho come l’impresssione che nell’ultimo commento ti sia scappata una bella cazzata, forse sarà un commento OT ma mi viene veramente dalle viscere e quindi lo posto…vengo al dunque, non capisco proprio come fai a paragonare la dialettica (dialettica ho capito bene?) fra PCI e gruppi negli anni 70 e quella esistente oggi fra i soggetti politici protagonisti dei movimenti sociali (o chiamomoli come ci pare) di questi ultimi anni e che hanno organizzato e fatto parte della manifestazione del 25F…ma non scherziamo!…oggi parliamo di dialettica fra soggetti che (bene o male) fanno parte di un movimento di opposizione contro un sistema di potere incarnato, in parte, da una forza come il PD erede, guarda caso, proprio del PCI…ma di che cazzo stai parlando! ti ricordo che il PCI (quel PCI) all’epoca era protagonista di una delle stagioni peggiori della sinistra di questo paese, parlo per chi non lo avesse capito, del “compromesso storico” e della teoria degli opposti estremismi, un PCI che vedeva in chiunque si muovesse alla sua sinistra, non semplicemente un nemico ma “il” nemico! tu ne parli come fosse stato all’opposizione insieme a noi con della sfumature diverse,ma ripeto e scusa il francesismo…che cosa cazzo dici!

  • marco

    infatti Gert ,non so sei OT o cosa….non ci vuole un genio per capire che non mi riferivo ai contenuti di quella dialettica, ma alla modalità : tesa allo scontro, come avviene talora oggi, sia pure come caricatura più che come replica, tra diverse espressioni dei movimenti , partiti, collettivi, aggregati etc di opposzione.ho detto solo che perfino in quel contesto , si stabilivano alleanze “operative”contro i fascisti,come oggi NON puo’ accdere col PD.chiaro.ora? siamo d’accordo a non disturbare più la discussione con aspetti secondari?
    ps.mai stato del PCI in vita mia,nè in piazza nè nell’urna…

  • sandi

    Quanto accaduto il 28 e dintorni è un indubbio successo. Non conosco quanto accaduto per l’organizzazione della mobilitazione contro Salvini, ma se il 28 in piazza ci sono stati pure gli aspiranti Tzipras de noantri, beh, è una vittoria in più. Sono stati costretti ad esserci, ad accodarsi perché evidentemente hanno annusato che la cosa avrebbe mobilitato. Se poi Landini volesse provare a fare il Tzipras non necessariamente la cosa dovrebbe essere negativa, visto che quanto successo a Roma dimostra che quell’ambiente non è in grado ne di mobilitare più di tanto, ne di egemonizzare le mobilitazioni. Naturalmente – ripeto – senza sapere nulla di come sono andate le cose (ed il linguaggio criptico certo non aiuta a capire).

  • jangadero

    intervengo molto brevemente sulla discussione sul PCI per sottolineare come avessimo sempre distinto la base con la dirigenza e che ritengo che l’alleanza operativa contro i fasci di cui ho sentito parlare dai più grandi – ai tempi – si sia poi esaurita dopo il 77, si diceva in zona mia che una vecchietta nascondeva sotto il chiosco che gestiva qualcosa per affrontare i fasci e che un gruppo di lavoratori li vicino intervenisse al momento del bisogno, poi di fatto le esperienze che ho vissuto successivamente in prima persona non mi hanno mai visto testimone di questa alleanza “operativa” anzi ci scontravamo fisicamente con il PCI che si era assunto il ruolo di poliziotto – fatte le opportune tare, rivisitare storicamente la dialettica tra forze “riformiste” e “radicali” mi pare insegni un movimento di avvicinamento/allontanamento in base a quanto le forze “riformiste” si avvicinino al potere in quanto ciò è determinato da contingenze di crisi politiche che costringono il capitale a servirsene e che ovviamente determinano anche in quelle “radicali” un margine più ampio di manovra, e ciò fino a provocare un conflitto fra le due tendenze (italia anni 70, repubblica di weimar, ecc..)

  • Gert

    @marco
    …non serve molto acume per capire che la dialettica fra PCI e gruppi negli anni 70 non ha niente a che vedere con quella attuale all’interno dei movimenti sociali n’è nei contenuti n’è nelle modalità…li si parla di dialettica fra campi antagonisti, qui fra componenti dello stesso campo! Per il resto sottoscrivo il post di jangadero

  • Joseph

    Non condivido molto la modalità della contestazione, per questo ero critico nei confronti di iniziative del genere. Detto questo, criticare chi, con una piazza di decine di migliaia di persone, ha compiuto un’operazione del genere….va beh, è pura follia. Un conto è volerci o non volerci stare in una piazza. A torto od a ragione. Un altro conto è non rendersi conto che è riuscita alla grande una mobilitazione e che, se per una cazzo di volta in questo paese non la si butta tutta sugli indiani e cowboys, ma si coivolgono le masse popolari, questa cosa avrà ricadute pratiche positive, sulla piazza romana, enormi. Da domani sarà più semplice fare politica. Scusate se è poco. Spaccare i movimenti? Portando 30.000 persone in piazza? Ne venissero ogni giorno ed ogni ora spaccature così…. A fare il resto siamo bravi, non c’è bisogno di giocarsi certe carte ogni giorno, come se fosse l’unica cosa che sappiamo mettere in campo ( e di fatto, lo è stata, spesso e volentieri).

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