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E’ partito l’attacco finale al pubblico impiego: dalla parte dei dipendenti pubblici, un contributo del Coordinamento Operaio AMA

 

Pubblichiamo un contributo del Coordinamento Operaio AMA, del quale facciamo parte come compagni e lavoratori, sulle recenti polemiche intorno al presunto “assenteismo” di massa dei Vigili Urbani di Roma il giorno di Capodanno. L’ennesimo grimaldello ideologico attraverso il quale si vorrebbe portare l’attacco finale al pubblico impiego, una volta adeguato il settore privato col Jobs Act. L’unità d’intenti dimostrata da questa presa di posizione non è scontata e rappresenta un terreno potenzialmente fecondo dove ricercare quell’unità di classe tra diverse categorie di lavoratori.

 

Chistionai pagu traballai meda

 

Lavorare tanto parlare poco. E protestare neanche a parlarne. Sei un comunale quindi nessun diritto di replica. Sei il fannullone, il garantito, l’assenteista etc.. tanti gli aggettivi messi in campo dai governanti di turno per screditare intere categorie di lavoratori in questi ultimi anni. Tante le menzogne o le favole sui supergarantiti mai suffragate da dati empirici. Lo schema è sempre quello: sbattere il mostro in prima pagina e servirsene per avallare una serie di proposte di legge che hanno il solo scopo di distruggere diritti e contrarre il salari.

 Se ne sono dette tante sull’ “affaire” dei vigili di Roma. Se ne sono dette troppe, anteponendo a volte una questione di ”antipatia” a una lucida analisi su quel che è successo. Dal SalvaRoma passando per la legge di stabilità e fino alla proposta di un Jobs Act per il pubblico impiego: tutto a favore di chi vuol smantellare il ruolo pubblico nei servizi e regalare al privato una fetta importante della gestione e dei profitti che ne verranno in futuro. Si è iniziato col trasporto pubblico chiamando in causa autisti e macchinisti “porre in essere ogni iniziativa per sradicare una mentalità lontana dalla logica di servizio che deve caratterizzare chi lavora in un’azienda municipalizzata”, è la massima che l’assessore Improta ha fatto sua. Si è passati a noi “monnezzari”, che per mesi abbiamo subito un attacco congiunto di media e governo locale che demonizzavano il nostro operato con una serie di millanterie, come le bufale sui dati dell’assenteismo, buttati lì per sedare il malumore dei cittadino, pronto ad esplodere per l’inadeguatezza di Comune e Regione a gestire il post-Malagrotta e l’incremento della raccolta differenziata che, propagandato a suon di percentuali, si sta rivelando, sul territorio, un problema di complessa risoluzione. Anzi la logica dell’emergenza sembra ancora una volta la strada che seguiranno i politici, una strada che ineluttabilmente porterà alla privatizzazione del servizio.

 I media che sparano a zero sulle finte malattie dei vigili, non dicono che un governo municipale e una politica cittadina, inadeguate e colluse con i poteri forti, interessati proprio alla gestione dei servizi – come emerge chiaramente dalla vicenda di Mafia Capitale – sta mandando al macello operai e lavoratori costantemente sotto ricatto, con organici sottodimensionati, con un parco mezzi utilizzabili che si aggira intorno al 50% (il dato ci è stato fornito dallo stesso Comune!) con un rinnovo del contratto fermo a dieci anni fa, con la possibilità di un rinnovo in peius quasi scontato, con la contrazione del salario accessorio e di una svendita al privato con conseguenti licenziamenti e ridimensionamenti salariali.

 Tutto questo sta creando un “humus conflittuale” totalmente sconosciuto ai lavoratori comunali che, afflitti da cronica mancanza del conflitto, stanno ponendo in essere i primi passi verso un organizzazione che si svincoli dalle logiche di un sindacalismo confederale che in questi anni non ha fatto altro che spartirsi fette di potere attraverso una vera e propria lottizzazione all’interno delle municipalizzate romane. Si è detto che i vigili, attraverso l’uso della malattia, si sono rifugiati in una scorciatoia che ha poco di politico, noi però solidarizziamo con chi non potendosi organizzare in sciopero o in assemblee ha comunque ostentato coerenza, rifiutandosi di andare al lavoro, perdendo anche dei soldi.

Il precetto che è stato usato dalle varie dirigenze delle municipalizzate ha costretto noi operai a lavorare durante i giorni festivi, senza possibilità di appello, spesso venendolo a sapere all’ultimo momento, e quindi senza l’opportunità di organizzare le proprie festività in famiglia o altrove. Le contrattazioni delle RSU, che ormai rappresentano solo se stesse, non sono state rispettate e nessun piano ferie e stato fatto uscire e quindi tutti i lavoratori comunali (in particolare ATAC AMA e Polizia di Roma Capitale) fino a 24 h prima di ogni festività non hanno saputo se e come sarebbero stati impiegati. In un  periodo dove minacce ed insulti nei nostri confronti l’hanno fatta da padrone, a qualcuno è dovuto sembrare veramente troppo e come dargli torto?

 Intanto la politica, il Pd di Renzi in testa, senza alcuna opposizione credibile dei sindacati, che al massimo svolgono uno sterile gioco delle parti, lavora alacremente all’atomizzazione della società, creando ad arte una serie di differenziazioni tra i lavoratori: tra chi lavora e chi è disoccupato, tra garantiti e non, tra chi avrà il jobs act e chi no, tra giovani e vecchi e via discorrendo.

Ora l’augurio (visto che siamo ancora agli inizi dell’anno) che questa mentalità del “tutti contro tutti” sia soppiantata con la comunione d’interessi di classe che, per una volta, veda i lavoratori dei servizi lottare a fianco dei cittadini per cui quei servizi dovrebbero rappresentare un diritto.

Siamo tutti sulla stessa barca!

 

Lavoratori del Coordinamento operaio Ama

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