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La Grecia al voto, Syriza alla prova decisiva

 

Non sappiamo come andranno le prossime elezioni greche. Nonostante tutti i sondaggi diano Syriza primo partito greco, oltretutto con un discreto margine, siamo abbastanza coscienti che di qui al 25 gennaio l’attacco frontale contro ipotesi di governo anti-liberista si dispiegherà con tutta la sua forza, intimorendo una parte dell’elettorato oggi a favore di Syriza. La vittoria di Tsipras non è per nulla scontata, e non è neanche detto che Syriza voglia davvero vincerle queste elezioni. Una vittoria, la responsabilità di formare un governo, renderebbero necessarie delle decisioni politiche che fino ad oggi Syriza ha sempre rimandato, consapevole del tornante storico che potrebbe determinare non solo per la Grecia ma per tutta l’Unione Europea. Nei fatti, la probabilità di una vittoria del soggetto politico guidato da Tsipras da diversi mesi ha prodotto una revisione della radicalità delle proposte politiche presentate agli elettori. Il mantenimento dell’Euro, ad esempio, da questione dibattuta e controversa si è trasformata in certezza, scomparendo dal programma politico del partito greco. Così come il rispetto dei trattati, degli accordi finanziari, eccetera. In questi mesi è sembrato che l’impegno principale di Tsipras fosse quello di tranquillizzare i mercati e le istituzioni della UE. Un tattica persino condivisibile se volta a spezzare la valanga ideologica contraria che in questo mese verrà messa in campo contro la probabilità di un governo di sinistra. Il problema è se si tratti di tattica o di paura, e per capirlo non resta che attendere l’esito elettorale e sperare nella vittoria di Tsipras e compagni. L’unica questione posta apertamente in discussione è la presenza della cosiddetta “troika”, che nei fatti gestisce la politica greca. Una questione certamente importante, anche se ormai secondaria. La “troika” governa bene anche per procura, come vediamo in Italia con Renzi, e non è necessario l’intervento diretto stile Irlanda.

Sarebbe sbagliato non augurarci una vittoria di Syriza. Un governo guidato da una forza effettivamente di sinistra sarebbe in ogni caso una svolta salutare e possibilmente feconda per tutta la politica europea, soprattutto per quei paesi che subiscono la politica economica della UE e non la determinano. Siamo insomma di fronte ad un passaggio importante: la vittoria di Syriza potrebbe accelerare determinate tendenze politiche tali da mettere in discussione l’architettura “unionista”, liberista e imperialista del soggetto Unione Europea. La perdita di un pezzo sarebbe un colpo non indifferente nel processo di concentrazione capitalista europeo. Il problema è se questo pezzo, guidato per la prima volta da un governo socialdemocratico radicale, abbia davvero voglia di spezzare il circolo vizioso europeista, o adeguarsi lottando su aspetti marginali dello stesso. Staremo a vedere, ma in ogni caso un eventuale governo guidato da Syriza sarebbe una tappa fondamentale anche per noi. Se sarà il bastione dal quale rinforzare le lotte europee sarebbe un passo in avanti per tutti, al di là delle differenze interne alla sinistra anti-capitalista. Se dovesse invece essere l’ennesima delusione, potrebbe essere un colpo dal quale difficilmente potremmo riprenderci.

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2 comments to La Grecia al voto, Syriza alla prova decisiva

  • Roberto54

    la storia dice che non c’e’ da farsi grosse illusioni sulla socialdemocrazia.vedremo,ma secondo me e’ meglio camminare con le proprie scarpe.

  • Salvatore

    La questione mi sembra piuttosto semplice: i compagni greci non hanno il sostegno né dall’Italia ( Renzi ha già detto che è indifferente a cosa succederà, formazioni a sinistra che possano dare supporto non ce ne sono) né dalla Francia né dalla Germania ( molto grave la subordinazione del SPD ai rigoristi tedeschi). Dalla Spagna c’è l’appoggio di Podemos e altri che però non governano da nessuna parte.
    In questo scenario, tenendo conto che se vincono hanno quasi tutti contro già in patria, il massimo ( che costerà durissime lotte) è venire a patti con la Germania, magari con mediatore scaltro Draghi che è in contrasto con i fautori dell’austerity.

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