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Su Benigni e il suo stucchevole buonismo cristiano aveva già detto tutto De Andrè

 

Poche cose irritano più del Benigni nazional-populista che spiega quanto siano belli i buoni sentimenti cristiani, la grandezza di Dio e la forza dell’amore racchiusa nei dieci comandamenti. Il tragitto del comico toscano descrive molto bene quello della sinistra un tempo “comunista”, oggi liberista. Da Dante alla Costituzione, dal tricolore al Risorgimento all’inno di Mameli, nel corso di questi anni Benigni ha fatto incetta di tutto l’armamentario nazionalista interpretandolo in chiave “democratica”. Cedendo ogni volta qualcosa in più al pensiero unico, oggi ha compiuto un passo in avanti, quello di dare nuova linfa alla Bibbia e al cristianesimo. Intendiamoci, Benigni è un campione del palcoscenico, è un ottimo attore e riesce ad orchestrare uno spettacolo coinvolgente come pochi in Italia e in Europa. Quello che dice però è paccottiglia di seconda mano, tornata in auge grazie al costante cedimento culturale delle sinistre. Continuare con la retorica degli italiani “brava gente”, del carattere progressista del Risorgimento, del messaggio cristiano inteso in chiave sociale, spingendo su un nazionalismo illuminato fondato sui valori della Costituzione o della Magistratura, poteva andare bene in altre epoche a noi remote. Fino a qualche decennio fa sarebbe stato deriso e marginalizzato, estromesso da quell’ambiente culturale progressista decisamente più avanti dell’ideologia ottocentesca del buon nazionalismo in salsa religiosa. Oggi ci ha spiegato i dieci comandamenti. Più di quaranta anni fa già De Andrè, peraltro affascinato come Benigni dal contenuto sociale del messaggio cristiano, era giunto alla conclusione che l’ideologia cattolica sostanziava il potere costituito, soprattutto negli aspetti caritatevoli che contraddistinguono un certo cattolicesimo popolare. Certo, tra un buon comico alla Benigni e Fabrizio De Andrè il paragone è ingeneroso e ce ne scusiamo anticipatamente. Non sapremo però dire meglio il senso che sottende la religione del cantautore genovese, e per questo riproponiamo qui la sua sintesi più felice sulla religione cristiana, Il testamento di Tito. Retorico e idealista forse, ma anni luce avanti del buonismo compassionevole del “benignismo”, che vorrebbe opporsi alla cultura mainstream senza comprendere(?) di esserne uno dei più autorevoli sostegni.

 

Non avrai altro Dio all’infuori di me spesso mi hai fatto pensare
Genti diverse venute dall’est dicevano che in fondo era uguale:
Credevano ad un altro diverso da te, non mi hanno fatto del male,
Credevano ad un altro diverso da te e non mi hanno fatto del male.

Non nominare il nome di Dio, non nominarlo invano.
Con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena ed il suo nome:
Ma forse era stanco, forse troppo occupato, non ascolto il mio dolore;
Ma forse era stanco, forse troppo lontano, davvero lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre, e onora anche il loro bastone:
Bacia la mano che ruppe il tuo naso perchè le chiedevi un boccone.
Quando a mio padre si fermò il cuore, non ho provato dolore,
Quando a mio padre si fermò il cuore, non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste, facile per noi ladroni,
Entrare nei templi che rigurgitan salmi, di schiavi e dei loro padroni,
Senza finire legati agli altari sgozzati come animali,
Senza finire legati agli altari sgozzati come animali.

Il quinto dice “non devi rubare”, e forse io l’ho rispettato
Vuotando in silenzio le tasche già gonfie di quelli che avevan rubato:
Ma io senza legge rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio,
Ma io senza legge rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio.

Non commettere atti che non siano puri, cioè non disperdere il seme…
Feconda una donna ogni volta che l’ami così sarai uomo di fede.
Poi la voglia svanisce ed il figlio rimane e tanti ne uccide la fame.
Io forse ho confuso il piacere e l’amore ma non ho creato dolore.

Il settimo dice “non ammazzare se del cielo vuoi essere degno”,
Guardatela oggi questa legge di Dio tre volte inchiodata nel legno.
Guardate la fine di quel Nazzareno, un ladro non muore di meno!
Guardate la fine di quel Nazzareno e un ladro non muore di meno!

Non dire falsa testimonianza ed aiutali ad uccidere un uomo…
Lo sanno a memoria il diritto divino, ma scordano sempre il perdono.
Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore,
Ho spergiurato su Dio e sul mio nome e no, non ne provo dolore.

Non desiderare la roba degli altri, non desiderarne la sposa…
Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi che hanno una donna e qualcosa…
Nei letti degli altri già caldi d’amore non ho provato dolore.
L’invidia di ieri non e’ già finita, sta’ sera v’invidio la vita.

Ma adesso che viene la sera ed il buio, mi toglie il dolore dagli occhi.
E scivola il sole al di là delle dune a violentare altre notti
Io nel vedere quest’uomo che muore, madre io provo dolore;
Nella pietà che non cede al rancore, madre ho imparato l’amore.

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18 comments to Su Benigni e il suo stucchevole buonismo cristiano aveva già detto tutto De Andrè

  • kente

    non mi esprimo su Benigni, ma sul tema dei dieci comandamenti avete mai notato la differenza tra i 10 comandamenti e i vizi capitali. A me è sempre sembrato che i comandamenti siano per le classi basse (ed in quanto tali, la punizione è un’eternità di sofferenze nell’inferno), mentre i vizi capitali per le classi più alte (e quindi non succede niente)

  • Queimada

    a me, da non credente, l’esegesi è piaciuta. Tanti punti trattati penso che li conoscano in pochi e non ci vedo niente di stucchevole, semmai di approfondimento culturale. Il Testamento di Tito di De André, che adoro, a mio avviso è una lettura complementare e niente affatto in opposizione a quel che ha detto Benigni. Personalmente l’unica critica che mi sento di fare è che preferivo il Benigni di qualche tempo fa, quando diceva che di comandamenti ne basterebbe uno solo: ama e fa ciò che vuoi.

  • roberto2

    Per soldi si venderebbero pure la madre.benigni da quando gli hanno dato l’oscar e’ diventato ricco,e,ormai,sta dalla parte di chi ce l’ha fatto diventare.il monologo che ha fatto fa pieta’.la religione e’ lo strumento principale del dominio di classe.w la rivoluzione anticlericale.

  • claudio

    Si’ ma dove lo metti il rinascimento? Ehhh??? Macchiavelli,Dante giulio cesare Verdi e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. E l’inventiva,e il genio italico ????Quanto rompe il cazzo quando parla a vanvera come se il resto del mondo fossero una manica di rincoglioniti..Forse non saremo in molti ad essere d’accordo ma la ristrettezza di vedute mentali puo’ essere aiutata con 20/30 anni di emigrazione . :-) ) !

  • Claudio

    tra buonisti e cattivisti preferisco i buonisti…..de André cantava la tragedia di un fallimento sociale che ha inchiodato interi pezzi della popolazione a non saper neanche provare dolore, o amore. Non tesseva l’elogio di queste persone, ma cercava di comprenderne la tragedia. Non discuteva dei principi e della loro bontá, ma di un uso ipocrita e falso di quei principi. Benigni anche é un grande. Pochi come lui sanno parlare in modo cosí semplice e profondo alle persone di cose cosí grandi. Lo faceva anche de André, da un altro versante, ma metterlo in contrapposizione a Benigni è uno sbaglio. Ps. Non sono credente

  • Matteo

    Personalmente tutto questo anticristianesimo gratuito io non l’ho mai capito, e lo dice una persona fermamente atea. Vi vorrei solo dire che se tutti i cristiani fossero dei veri cristiani, e non dei salami asservati ad un altro potere come tanti, avremmo meno fascisti e destromani mafiosi in mezzo alle palle.

  • Federico

    BENIGNI LEGGE LA TARGHETTA DELL’ASCENSORE.
    “Portata massima 4 persone”. Ma è bellissimo… Sentite com’è essenziale, bello, pulito. Io ogni volta che lo leggo mi commòvo.
    Già l’ascensore che come simbolo unisce il Cielo e la Terra, ci ricorda che siamo divini ma ma anche mortali e viceversa. E’ bellissimo.
    Sentite la potenza di questa parola: “Persone”… Non dice òmini, donne, neri, gialli, visigoti, Gasparri… No. Dice: “Persone”… quattro persone, cioè persone che stanno insieme, poi il numero 4: i quattro punti cardinali, l’alto, il basso, la destra, la sinistra: è compreso tutto il mondo. Tutto il mondo nell’ascensore, perché nell’ascensore c’è un mondo, perché ognuno di noi che è dentro l’ascensore ha dentro di sè un mondo. Un mondo d’Amore.

    (Claudio Fois)

    • gilberto

      Mi hai fatto piegare dalle risate con questo commento.
      E’ la stessa cosa che provavo anche io mentre guardavo lo spettacolo. L’interpretazione che Benigni dava dei comandamenti mi sembrava “tirata per i capelli” in modo impressionante.

  • marco

    Da non credente e bestemmiatore ho una visione non necessariamente critica di alcune religioni. In particolare quella cattolica.
    Dipende dalle fasi storiche e dai paesi in cui opera. In Italia è sicuramente un’istituzione bigotta e reazionaria.
    Non è sempre stato così, il cristianesimo ha avuto un ruolo importante per la liberazione dalla schiavitù nell’antica roma.
    Mentre per esempio in Irlanda del nord serve a marcare una distanza tra i dominatori protestanti britannici. Lo stesso significato lo assume in molti paesi dell’america latina, dove è, per alcuni aspetti, un aiuto alla resistenza contro la dominazione USA, paese a maggioranza protestante, non larghissima, ma largamente ne segue l’etica.
    Insomma: cerco di mantenere una visione ampia.

    Ah, tanto per rimanere un minimo in topic, Benigni è un traditore e mi fa vomitare.

    • Hirondelle

      Insomma. Paolo scrive che lo schiavo non deve ribellarsi ma che il padrone deve trattarlo umanamente: del resto è un bene di valore. Nella cristianissima società medievale gli schiavi c’erano eccome. Anche nei liberi comuni del tardo medioevo i mercanti avevano in casa schiavi e schiave regolarmente comprati.
      Nel mondo cristiano la schiavitù continua fiorente fino al XIX secolo almeno.

  • rosso

    Questo saltimbanco, pur a volte divertente, è un abile falsificatore e con i suoi concioni buonisti e teisti contribuisce a tenere la gente nell’ignoranza e nella credulità. Basta leggere da soli il libro dell’Esodo per verificare come i presunti comandamenti dettati da un presunto dio, possessivo, geloso, autoritario, minaccioso e ricattatore ad un popolo di pastori nomadi, siano contraddetti nella prassi di quel popolo e di quel dio: assassini, stragi di innocenti,schiavismo, stermini di popoli.
    Tutti attuati da e in nome di quel dio. Ma come è possibile che ancora oggi degli imbonitori, e non parlo solo di Benigni, propalino tali cose? Povera Italia!

    • -Strano che lo critichi ma il nucleo del tuo post ripete con parole meno efficaci delle sue, gli stessi concetti: o non ne hai seguito attentamente le due puntate, oppure avevi delle idee preconcette nei suoi confronti o di chi è “ricco” come conseguenza dell’aver messo a frutto il suo talento con una vita di studio e sacrifici e perché no: anche “un po’ d’INGEGNO” che nel caso di Benigni, scusa ma è davvero emblema della sua persona!
      Riguardo a Dio .. non se ne può parlare; e come hai detto bene tu, dalla Genesi ne esce una “Realtà” quanto meno contraddittoria .. altrimenti nei Vangeli Gesù non ci avrebbe tramandato un “.. e non c’indurre in tentazione” per metterci alla prova (riferito a Dio nel Padre Nostro).
      Quindi Dio ha in se la radice del bene e del male come vene ben raffigurata la conoscenza dal simbolo del caduceo: l’energia Yin e Yang, bene e male, ida e pingala, che si avvolgono autoelevandosi lungo la spina dorsale incrociandosi nei Chakras e conducendo l’uomo alla sua “liberazione”.
      Dio, Tao, Campo del Punto Zero ecc.. Non “vuole” un “credente” credulone, ma combattere ed essere messo in discussione, lottare con l’uomo ed essere “vinto” nella prassi..
      Genesi 32,23 ..

  • Hirondelle

    Com’è brutta la strofa finale. Catechismo senza più riflessione.

  • Enrico'72

    D’altronde dall’elogio della cacca alla sublimazione dei dieci comandamenti il passo è breve…..non vi pare.

  • Non mi piace Benigni, non mi piace come attore, nè come comico , nè come uomo. Non mi piace lam pietanza che propina: “merda condita di buonismo e volemose bene” Tutto è buono per sviare la tensione rivoluzionaria intrinseca nell’uomo, un gregge belante da condurre sull’altare del sacrifico con il sorriso sulla bocca. La religione non è l’oppio dei popoli, la religione è la morte dell’umano. A questo dio gueriero e vendicativo, che usa l’uymanità per i suoi scopi, non serv ono esseri emancipati e conscienti della loro, questa si, effettiva deità. Non abbiamo bisogno ne di dio oggi nè degli dei ieri.Nè Dio , nè Stato. Perchè mettersi le catene da soli ?

  • Alessandro

    Dello Stato avremmo un gran bisogno invece…

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