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Il laboratorio Tor Sapienza ovvero la nostra incapacità di incidere nelle contraddizioni popolari

 

Non siamo di Tor Sapienza né in questi giorni siamo passati a vedere quello che succedeva. Non abbiamo dunque alcuna voglia di consigliare o solo commentare quello che sta avvenendo. Allo stesso modo, però, abitiamo le altre decine di periferie cittadine, quanto o più degradate del quartiere di Roma est, quanto o più attraversate da razzismi striscianti, da risentimenti populistici, da contraddizioni vere e presunte che potrebbero esplodere da un momento all’altro lasciandoci pericolosamente afoni di fronte a una destra che non aspetta altro che cavalcare il risentimento popolare in chiave razzista. E’ dunque di questo che dovremmo discutere, di come impedire sul nascere la possibilità di questa deriva pericolosa. Sabato ci sarà un primo tentativo di raccogliere politicamente i mille rivoli del degrado delle periferie, un tentativo che se dovesse riuscire sarebbe un passo in avanti verso il baratro di un front national all’italiana.

Le decine di periferie che circondano la capitale soffrono degli stessi, identici, problemi. Nessuna di queste contraddizioni, a cui la crisi ha aggiunto il carico di povertà, disillusione e rabbia, riesce ad essere organizzata o solo intercettata dalle sinistre. Soprattutto perchè tali contraddizioni stanno eruttando per colpa della “sinistra” comunale che ha contribuito a crearle, ammassando nei quartieri già degradati di loro ulteriori concentrazioni di esclusione sociale, in un mix perverso dal risultato garantito: la guerra fra poveri.

Anche prima della conferma della visita di Borghezio a Tor Sapienza domani, tutti già immaginavano la volontà e la possibilità di cavalcare queste proteste da parte di quel tipo di destra. Non riusciamo neanche più a pensare di essere noi ad andare in mezzo a quelle contraddizioni, a starci nonostante la merda che si respira in quel contesto. Di fronte però ad una protesta “endemica”, e non determinata da un agente esterno, la nostra posizione non può essere né il disinteresse né la contrapposizione frontale. Queste due soluzioni non farebbero altro che consegnare quel particolare disagio sociale alle destre, sfruttando l’istinto razzista di queste proteste, amplificandolo, dandogli una sponda politica, esattamente ciò che chiede quella gente. Una sponda politica capace di non far sentire più sola quella gente, emarginata dalle politiche comunali di espulsione dalla città ufficiale, quella che termina con le mura Aureliane.

Non c’è alcuna soluzione immediata né predisposta, se non un percorso da avviare e la disponibilità politica ad abbandonare il centro e le sue propaggini per tornare interni politicamente alle periferie. Non saremo noi ad insegnare agli abitanti di Tor Sapienza cosa fare, non perché ci piace quello che sta accadendo, ma perché non ne abbiamo più – come sinistra – i titoli per poterlo fare. Per poter indicare una soluzione credibile e progressiva a quella gente non basta il dialogo, serve essere riconosciuti. Oggi noi, a Tor Sapienza, non lo siamo, e il fatto che lo sia il Borghezio di turno, uno che continua a spalare merda su Roma giorno dopo giorno, la dice lunga  sulla nostra condizione incapacitante.

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33 comments to Il laboratorio Tor Sapienza ovvero la nostra incapacità di incidere nelle contraddizioni popolari

  • Cari Compagni, per poter indicare una soluzione credibile e progressiva a la gente di Tor Sapienza è necesssario dare esempi concreti. quindi cominciare a intervenire in quelle borgate romane ove convivono romani e immigrati e in cui non sono esplose ancora quelle contraddizioni, creare quindi delle basi di convivenza credibile e attuabile e sopratutto facendo in modo che entrambi le comunità, autoctone e straniere, individuino il vero nemico di classe che le costringe a situazioni invivibili e le induce a una lotta tra poveri. promuovere una lotta di classe contro il nemico comune che è il potere borghese per mano, oggi, di una sedicente sinistra al potere. la coscienza di classe tra i deseredati va costruita prima che scoppino le contraddizioni al loro interno. questo il mio parere, … ma queste cose voi già le sapete :-)
    un fraterno abbraccio b.f.

  • marco

    troppe approssimazioni.la si è consumata una convergenza politico -militare tra destra, pezzi di curva e spaccio.il centro minori ( tutti immacolati,avviati in percorsi di formazione e testimoni nei processi contro gli scafisti) è solo un pretesto,da là non è partita nessuna aggressione.il pogrom ha il consenso degli abitanti. come probabilmente accadrebbe oggi a s basilio, torbella monaca, scampia, lo zen etctetc. siamo passasti di la ieri sera.un po di compagni sotto il centro accoglienza, molta polizia e i fasci dall’latra parte .nessuna vecchietta in giro , solo buio assoluto e brutti ceffi in giro,questi hanno ingaggiato una prova di forza e l’hanno vinta.la pratica del pogrom è ripetibile perchè efficace.noi non c’eravamo e il “popolo” è con loro.succede, quando la crisi lascia spazio alla reazione.ripartiamo da qui

  • Frank

    arriva la crisi -> arriva anche la disperazione sociale -> noi per mille motivi contiamo poco in generale, meno di zero nei quartieri veramente popolari -> visto che la coscienza di classe non nasce sugli alberi, populismo, fascismo e razzismo hanno vita facile nel dirigere lo scontento mentre noi siamo percepiti come corpi esterni -> non c’è neanche lo straccio di un’organizzazione vagamente di classe, neppure socialdemocratica in grado di parlare a chicchessia o di porre un qualunque argine minimo -> si perde di brutto. Non esistono altre scorciatoie: o si torna a mettere le mani nella merda senza fare troppo gli schizzinosi, o si fa pace con il concetto di organizzazione, con quello di classe, con quello di conflitto capitale/lavoro, o si fa un lavoro di lungo periodo serio e organizzato oppure nessuno sarà in grado di invertire alcunché né nella contingenza, né nella tendenza generale. Dopodiché massimo rispetto a chi ci prova a lavorare generosamente.

    • roberto1954

      senti,e’ chiaro che la gente che vive nelle borgate fatiscenti delle citta’ e’ facilmente strumentalizzata dai fascisti,perche’gli mettono davanti il capro espiatorio e la gente abbocca,ma questo non significa essere sconfitti come dici te e che si deve abbandonare tutto.i fascisti fanno il loro sporco lavoro,lo hanno sempre fatto e lo faranno sempre,ma alla fine la guerra chi l’ha vinta?loro?non credo.

      • Frank

        Non ho mai detto che siamo sconfitti in partenza. Ho detto invece che la strada per riguadagnare diritto di parola nelle periferie non conosce scorciatoie, passa per un lavoro lungo che non può essere sostituito dall’emergenza. Dove ogni settimana si corre dal pigneto a torpignattara, da tor sapienza a qualsiasi altra periferia spiegando da corpo totalmente estraneo fino al giorno prima (e che tornerà estraneo il giorno dopo) quanto è brutto essere razzisti

  • cristiano

    Condivido la vostra analisi da cui parte la discussione e penso che il problema sia che da una parte le dinamiche che produce la crisi corrono velocissime mentre dalla nostra parte i tempi di costruzione sono necessariamente molto più lunghi.

    Intanto il periodo di stagnazione economica prosegue e proseguirà altrettanto a lungo: quello che stiamo vivendo del resto è una crisi di sistema.
    Il problema in più che abbiamo è che secondo me- sul piano del radicamento e del lavoro in profondità, l’unico che realmente paga- abbiamo perso un sacco di tempo da Genova in poi: i risultati si vedono oggi anche se qualche controtendenza per fortuna c’è- penso alla logistica e al movimento per il diritto all’abitare- ma è assolutamente insufficiente.

    In questo scenario i fascisti la loro partita la giocano ma come al solito hanno bisogno di mettersi sotto un ombrello che li accolga che oggi si chiama lega nord. Casapound aveva puntato sulle comunali a Roma e ha raccolto lo zero virgola, alle europee voleva partecipare e non è riuscita nemmeno a raccogliere- o a comprare- le firme necessarie.
    Per esistere hanno comunque bisogno di una sponda…

  • Sandro

    Bisogna rispondere con manifestazioni antirazziste, con presidi nei quartieri popolari, quelli dove un tempo se i fasci si azzardavano a mettere il naso venivano cacciati con i dovuti modi. Bisogna parlare con la gente senza paura. Se le realtà antirazziste e antifasciste unite iniziano a lavorare in questo senso libereremo i quartieri proletari dal razzismo. Bisogno farlo subito, prima che sia troppo tardi. Prima che Lega e Casapound vadano a sottrarre l’ultimo briciolo di umanità. Manifestazioni e presidi da domani mattina.

    • ligera

      credo che il senso dell’articolo di militant sia invece quello di dare risposte più complete e strutturali.
      l’antirazzismo è una parola vuota se non accompagnato da solide argomentazioni che ti fanno vedere qual’è il “vero nemico”.

  • Lavoratore Tor Sapienza

    I fatti di cronaca sono noti. Inutile ribadire la vigliaccheria di chi in queste notti ha tentato il linciaggio contro i ragazzi chiusi nel centro d’accoglienza. Ma non possiamo e non dobbiamo fermarci a questa analisi. Si deve cercare di capire ed interpretare il malcontento e la rabbia della popolazione della borgata.
    La cosa più assurda di tutta questa storia, è il non capire che la gente di Tor Sapienza non deve essere nostra nemica, anzi. La gente di Tor Sapienza è la nostra gente. In questi giorni ho sentito le storie più assurde sulla situazione di via Morandi, la quasi totalità di queste favole provenivano da compagni.
    Vorrei chiedere a loro dove erano quando Forza Nuova ieri indiceva un presidio a Piazza de Cupis, nel cuore di Torsapienza. Dove sono stati in tutti questi anni? In questi giorni già sbandieravano la loro verità banale e manichea ai 4 venti. “Ragazzi neri non vi preoccupate vi difendiamo noi dalla fascistissima Torsapienza”. Extraterrestri che con che titolo si palesano oggi nelle periferie? Fino ad una settimana fa scommetto non sapessero neanche dove fosse e come ci si arrivasse in questa borgata. Ignorando forse che da molto tempo compagni del posto denunciano la polveriera sociale e la tensione che si respira in borgata. Gli stessi compagni che in questi giorni stavano in piazza tra il popolo ( e non contro il popolo) cercando di incanalare la rabbia verso altri lidi. Verso uno stato assente, verso istituzioni che con le loro politiche ghettizzano sempre di più la povera gente, immigrati ed emarginati di Torsapienza.
    Scegliere come nemico la gente di via Morandi, fare una grande confusione fra 20 scemi che tirano sassate contro un centro di accoglienza e migliaia di poracci che soffrono di tutte quelle situazioni che si possono generare in un ghetto. Questa è la grande miopia della maggioranza del movimento romano.
    Stiamo perdendo un’altra occasione, l’ennesima, per stare a fianco degli ultimi. Certo lasciamo che le destre parlino con gli abitanti di via Morandi, molti di noi già li hanno etichettati come marmaglia fascista xenofoba e razzista! Facciamo gli scudi umani davanti il centro d’accoglienza, insieme alle guardie e alla brigata solidale di Marino! Quei ragazzi di certo non li difendiamo così, perchè domani noi ce ne saremo andati e lì i problemi continueranno.
    Stiamo diventando gli ultimi possibili interlocutori delle borgate romane. La gente non ci vuole, non ci riconosce. Preferisce addirittura parlare con lo sciacallo Borghezio che fino a ieri gridava Roma ladrona ( almeno per il fattore campo potevamo vincere questa mini-sfida!!). Rendiamocene conto e rimbocchiamoci le mani. Tutti.

  • ligera

    c’era molta gente a questo corteo romano?
    https://twitter.com/captblicero/status/533573124961599488/photo/1

    Comunque non è la prima volta che a roma esplodono questi rigurgiti razzisti. Ricordo un assalto ad un negozio di bengalesi anni fa che fece molto clamore mediatico. Per non parlare delle bastonate a dei rumeni dopo il caso torregiani, e un assalto in un parco ad una festa di bengalesi. Questi sono i casi che mi vengono in mente.
    Dispiace che uno dei peggiori rigurgiti padani abbia passeggiato nelle borgate romane. A livorno fu accolto con tutti gli onori…e si può farlo ancora.
    comunque, campanilismi a parte, sicuramente un soggetto del genere riesce a trovare più carne da mettere al fuoco nelle borgate laziali che non nei paesotti sul lago di varese…

  • marco

    lavoratore di t sapienza …con tutto il rispetto non ci siamo.
    i razzisti e i fascisti sono sempre il ns nemico.
    anche il ku klux klan era composto in larga parte da bianchi poveri,ignoranti e manipolati…non per questo li abbiamo mai compresi.
    i 20 “scemi” sono un manipolo organizzato di – o da, è lo stesso- fascisti, settori di destra della curva e pushers.
    le gambizzazioni di questi giorni nelle periferie romane suggeriscono che qualcosa di torbido, sulla scena, c’è.
    gli “ultimi” sono gli immigrati , la gggente sono i “penultimi”: uniamo gli uni e gli altri contro i padroni ma , per favore, non facciamo confusione e non accampiamo giustificazioni…se la “polveriera sociale” sceglie di esprimersi con il pogrom, davvero non è colpa nè dei pochi compagni che là ci stanno nè di quelli che stanno altrove.
    e se a te schifo che i compagni stiano sotto il centro a difendere i migranti, puoi pure tornartene al buio dei lotti, tra spacciatori e fascisti

  • Militant

    @ Marco
    Stai completamente fuori strada. I “fascisti” con i fatti i Tor Sapienza non c’entrano una beneamata mazza. Hanno provato ad andarci a giochi fatti con Borghezio e Di Stefano, e sono rimasti chiusi dentro un bar, circondati da giornalisti e guardie, con la gente del quartiere che li insultava da fuori. Il giorno dopo, questa volta Forza Nuova, hanno provato ad organizzare un presidio in solidarietà con gli abitanti, sempre a giochi fatti, e sono stati relegati in 50 a Piazza De Cupis, lontanissimi dagli eventi, marginalizzati dal quartiere che li ha ignorati se non espulsi da via Griogio Morandi.
    Quella gente di Tor Sapienza non esprime alun fascismo, e anzi la prima cosa che ribadiscono ovunque è che “non siamo fascisti” e “non siamo razzisti”. Poi, è evidente, non stiamo parlando di nulla di edificante, quanto rabbia di pancia (sotto)proletaria, impolitica, cripto-razzista, milieu sociale favorevole alla destra, certo, figuriamoci. E, all’inverso, di certo il problema non sono i migranti del CARA, vittime sacrificali di un sistema sociale e politico allo sbando. Però.
    Però esiste un evidente problema di degrado nel quartiere, che deve essere incanalato nella giusta protesta e verso gli obiettivi giusti, ma non si può ignorare, banalizzare. Esiste un problema di criminalità, italiana e migrante, che non riguarda le persone residenti nel CARA, che viene eletto a simbolo del disagio, ma che comunque esiste, è palese, a Tor Sapienza come in altre decine di quartieri romani. Vogliamo parlare della situazione del Pigneto, quartiere centrale del divertimentificio radical-studentesco completamente in mano alla criminalità, soprattutto straniera? Ma queste sono problematiche paradossalmente secondarie. Il problema principale è l’estraneità dei compagni da queste dinamiche. Manifestare *contro* quella gente, non chiedendosi come ricucire questo strappo *non* guidato politicamente da alcuna destra, significa alzare un muro tra quel disagio popolare, vero, concreto, e le ragioni dei migranti del CARA. Invece di unire questo malessere contro chi lo ha prodotto, lavorando per un’internità effettiva che ne comprenda le ragioni, si favorisce il muro contro muro con la popolazione di Tor Sapienza. Ma il giorno dopo l’eventuale manifestazione, visto che nessuno di quei compagni è di quella zona, i problemi rimarranno, solo più accentuati dal classico atteggiamento da elefanti in una cristalleria. La cristalleria in questo caso sono rapporti di quartiere che è facile etichettare sotto la voce “fascisti contro migranti”, ma che è la versione più lontana dalla realtà, quella più accomodante, che ci lava la coscienza, ci fa sentire più tranquilli. La versione che continuerà a produrre le ragioni della nostra irrilevanza in queste dinamiche. I migranti del CARA sono da difendere, su questo non c’è alcun dubbio, sia chiaro, ma è come li si difende il nostro problema politico. Se difenderli significa scontrarsi con la popolazione locale, la sconfitta è certa. Se invece difenderli significasse portarli a parlare con la popolazione locale, cercare di lavorare come cerniera sociale, unire politicamente il disagio, appunto, allora sarebbe un modo più proficuo per difendere quelle persone dalla rabbia di un quartiere non ascoltato dalla politica.

  • marco

    militant…a giochi fatti so arivati i fasci, dici…
    ne deduco che -prima di borghezio,prima di marino,prima degli allontanamenti dei migranti- la gggente di tor sapienza spontaneamente si è fabbricata le bombe carta, si è inquadrata sotto il centro e spontaneamente l’ha assaltato scontrandosi con le guardie. cosi come spontanei sono stati i colpi d’arma fuoco e le coltellate.
    d’altronde, quando fasci , leghisti e razzisti non si dicono tali, dobbiamo credergli, no?
    ora siccome penso che i compagni del collettivo militant non sono scemi , è evidente che sostengono una ricostruzione fasulla dei fatti per un (legittimo) scopo politico
    secondo me partono/partite da un presupposto tragicamente sbagliato: che a tor sapienza vi siano “proletari che sbagliano ” E’ un errore di analisi della composizione sociale della zona , nella quale l’elemento marginale-microcriminale- depauperato prevale rispetto al proletariato vecchio e nuovo; ed è un errore di prospettiva e di linea, perchè non vedete che il bacino tipico, le truppe di sempre della reazione stanno proprio in questi strati sociali.

  • toscano

    @marco, militant dice il vero, del resto ci sono stati compagni che con coraggio e discrezione si sono affacciati in quartiere nelle giornate calde, e hanno raccontato proprio questo…se preferisci applicare dogmi perché ti fa stare più tranquillo, fai pure, ma andare a manifestare contro questa gente cantando “camerata basco nero il tuo posto è al cimitero” sarebbe roba da farti un tso, questi non capirebbero manco che stai a dì…certo che, a forza di fare i maestrini e chiamarli dall’alto della nostra spocchia “brutti cattivi razzisti fascisti” magari ce li fai diventare veramente fascisti, per reazione alla nostra supponenza radical chic…intanto però questi oltre a “non vogliamo più i negri” dicono un sacco di altre cose su cui hanno perfettamente ragione…ma a troppi sedicenti compagni costa troppa fatica fermarsi a riflettere su come rigirare questa rabbia sacrosanta verso i veri obiettivi, i veri nemici, meglio gridare al fascismo che dilaga e non fare un cazzo

  • marco

    tosca…”sedicente” ce sarai. e non ho mai detto di non fare un cazzo…ma evidentemente se non riusciamo a concordare sull’analisi, non riusciremo a concordare su cosa fare.
    negare le svastiche e i “viva il duce” che hanno dominato l’ala “militare” della protesta ,col consenso degli altri, non ci aiuterà.
    dimenticavo: a tor sapienza ci sono stato anche io (anzi eravamo in 5) in una “nottata” calda…forse al buio non abbiamo visto le stesse cose di quelli che ci sono stati nelle “giornate” calde…

  • Militant

    @ Marco
    Non è che i fascisti sono arrivati a giochi fatti, è che non ci sono mai arrivati, sebbene lo volessero. Il rifiuto del quartiere alla visita di Borghezio/casapound, da questo punto di vista, dovrebbe essere abbastanza evidente. Bombe carta e scontri con le guardie altro non sono che il normale modo di esprimersi di un quartiere, non serve alcuna struttura politica ad organizzare ciò, basta qualche partita in curva, qualche trasferta, o lo stare naturalmente nelle contraddizioni popolari.
    Armi da fuoco e coltellate invece non c’entrano nulla con ciò che è successo, stai mischiando le notizie.
    Detto questo, la composizione sociale di Tor Sapienza è anche quella che dici tu, certo, è un quartiere sottoproletario, denso di microcriminalità, depauperato, ecc…in cui queste forme prevalgono sulla composizione proletaria. E allora? Questo basta per negare l’evidenza di un quartiere abbandonato e degradato?
    Per fare un esempio: qualche anno fa al Pigneto ci fu un assalto di alcuni residenti verso negozi gestiti da pakistani e bengalesi. La prima reazione dei compagni fu subito quella di gridare al razzismo, al fascismo, ecc…mentre, com’era evidente da subito e ancor più dopo, fu “solo” un regolamento di conti tra due diversi tipi di malavita, quella storica e quella “nuova”, straniera, per la gestione dello spaccio. Non avevano ragione i “romani” (per di più malavita legata alla sinistra semmai, più che alla destra), ma neanche gli stranieri evidentemente, e fare un passo più in là del racconto giornalistico avrebbe potuto aiutare ad inquadrare meglio i fatti che accadevano per prepararsi al futuro. Che puntualmente è arrivato: oggi al Pigneto lo spaccio è gestito dalla manodopera straniera, con buona pace delle mobilitazioni antirazziste. Non è un parallelo con la situazione di Tor Sapienza, ma è lo stesso atteggiamento mentale e culturale da smontare.

  • Sandra

    Sono anni che a Tor Sapienza Forza Nuova attacca manifesti e fa banchetti per la raccolta firme, se poi sia emarginata dal quartiere questo non lo so.
    Secondo voi non è razzismo picchiare un ragazzo nero , oppure gridare”scendi giù negro di merda”, “ve bruciamo tutti” “quando la polizia va via ve venimo a prenne e ve buttamo giù dalle scale? perché la maggior parte di quegli abitanti preferisce prendersela con i giovani africani piuttosto che con la polizia o le istituzioni? Più che esasperazione, disagio la chiamerei vigliaccheria. Poi,fortunatamente non tutti gli abitanti di quella strada la pensano come quelli che gridavano queste cose. Il fatto che Bogrhezio siastati contestati non lo sapevo, a me hanno riportato che la gente era ben disposta. Perché tutti quei giornalisti che erano presenti a quell’incontro non hanno fatto un minimo accenno a questa contestazione di cui voi parlate?
    Comunque non è vero che i compagni sono assenti in quel quadrante, il problema è che secondo me sbagliano strategie. Negli ultimi anni anni i compagni si sono distinti in due categorie: quelli che pensano a spillare birre e quelli che pensano solo ai migranti. Ecco come vedono i compagni la gente di tor sapienza e delle borgate romane: occupazioni solo di immigrati, centri sociali di zozzoni, amici della giunta di sinistra e difensori dei campi rom.

  • Lavoratore Tor Sapienza

    @marco
    Mi sembra che ti sei agitato un pò troppo.
    Comunque io al “buio dei lotti” mi sento a mio agio, e se pensi siano popolati solo da “spacciatori e fascisti” hai una conoscenza davvero limitata delle periferie romane. Tranquillo se ti può consolare, non sei il solo.

  • Militant

    @ marco

    La ricostruzione dei fatti dell’osservatorio della repressione è completamente sballata. In sostanza, prova a legare i fatti di Tor Sapienza con il corteo organizzato da Casapound e Fratelli d’Italia sabato scorso a Roma, e li lega attraverso la lente del complotto, per cui i fatti di Tor Sapienza sarebbero orchestrati apposta per dare risalto al corteo, con una strategia preordinata. Stiamo evidentemente al B movie, al fantasy d’accatto.

    1) Il corteo di Piazza dell’Esquilino era organizzato da mesi, lo sapevamo tutti qui a Roma, e sapevamo anche che era una cosa della destra più o meno neofascista mascherata dal tentativo di annettersi la protesta per il degrado delle periferie che sta montando da qualche tempo. Da mesi la destra neofascista sta cercando di inserirsi in comitati di quartiere e proteste locali sfruttando la tematica del degrado. Ci ha provato l’altro giorno a Serprentara, all’Infernetto, e in decine di altri quartieri, senza cavare un ragno dal buco, fallendo sempre i tentativi di annettersi la protesta (e dire che le possibilità ci sarebbero, visto lo stato delle periferie romane, l’assenza della sinistra, la crisi economica)

    2)”Qualcuno ha visto Lucarelli”, “si dice che nel quartiere girino elementi di estrema destra”…si, è stato visto anche Delle Chiaie e il fantasma di Borghese organizzare un golpe. Una ricostruzione basata sui “qualcuno”, i “si dice”, “la gente mormora”, non sta in piedi proprio dal principio. Restiamo ai fatti per favore.

    3)”Gli incappuciati che attaccano la polizia” che fanno tanto paura all’osservatorio della repressione altro non sono che gli abitanti del quartiere, si conoscono, e non c’entrano nulla con l’estrema destra. Poi – ovviamente – qualcuno di loro è anche di destra, o legato alle curve, ma non è quello il dato, non è stata quella la causa scatenante nè l’enzima che ha coagulato la rivolta: la protesta non è stata organizzata a tavolino da forze neofasciste, e non sono riusciti neanche ad entrarci in seguito, quando il terreno era diventato fertile.

    4) il CARA è tutto fuorchè un centro in cui stavano minori migranti. Nel corso del tempo ha ospitato di tutto, anche elementi che hanno effettivamente aggiunto criminalità e degrado nel quartiere, con ferocissimi scontri interetnici interni al CARA stesso, con determinate comunità massacrate e sottomesse da altre comunità, che gestivano la microcriminalità in altri quartieri, ecc… Non è una giustificazione all’assalto, ma non reiteriamo la storiella dei minori indifesi.

    Evitiamo teorie complottistiche, grandi vecchi, strategie occulte, per favore: rimaniamo ai fatti e discutiamo di quelli.

  • gilberto

    Avete visto per caso piazzapulita ierisera?
    Quando parlava l’abitante del quartiere che diceva che alcune donne del posto erano state incoraggiate da certi volti noti della destra romana a denunciare presunti stupri da parte di immigrati.
    E in effetti la presunta vittima dopo sembrava smentire tutto.
    Scrivo senza polemica perchè non conosco la situazione di tor sapienza.
    Però ho avuto l’impressione che la destra che campava grazie alla varie parentopoli di Alemanno abbia cercato di far fuori Marino( che è una farsa di sindaco come tutto il suo partito) prima con la storia delle multe e adesso con questo caso che sembra montato ad arte.
    In effetti c’è da dire anche che l’accoglienza dei politici andati là è stata diversa: la Taverna è stata mandata via mentre gente di fratelli d’italia è stata ricevuta.

  • gilberto

    Mi rendo conto che il tema del vostro articolo è un altro ed è più che giusto quello che dite.

  • Borgata

    Chi non conosce le periferie dovrebbe quantomeno evitare di gridare al faxxismo e raxxismo . Se uno verde , giallo , nero mi rende la vita impossibile menandosi il cazzo , portando la roba , facendo il capo di sta ceppa .Io mi sento in dovere di prenderlo a calci nel culo .Questo è razzismo no è DIFESA . La destra come altri politicanti non sono stati accolti a braccia aperte . Distefano e borghezio si sono rintanati in un bar , la meloni se presa le sue fatiche .La Tavera e chi cazzo è la Taverna altra politicante de merda .

  • Gert

    E se quello che ti rende la vita impossibile è bianco? lì non si tratta di calci nel culo…alcuni di quelli in piazza avrebbero fatto di peggio lo sai tu e lo sò io….e per cosa, perchè si mena il cazzo? per quanto riguarda lo spaccio lì si spaccia da una vita e spacciano bianchi neri gialli e verdi facendosi guerra fra loro, non mi pare che ai bianchi che spacciano gli andate a bruciare casa o fate manifestazioni per fargli dare l’esilio, ma ai neri o gialli o romeni magari sì! gli zingari che bruciano roba tossica sono un pericolo ci avvelenano l’aria e rubano e sò tutti così…se ne devono annà…giusto? e i nostri governanti che ci inquinano, che rubano che ci rendono la vita impossibile…con quelli che famo? nun li prennemo a calci in culo quelli? eh no quelli sò difficili da prenne a calci in culo…già è vero è più facili con gli ultimi quelli chi li difende?

  • AndreaS

    Quelli che si sono inventati lo stupro che, per fortuna, non c’è stato.
    Quelli che sono andati a insultare prima, a tirare i bomboni dopo, a tentare di appicciare il fuoco a 20 ragazzini e 40 rifugiati

    https://www.youtube.com/watch?v=kDlbI5FI0Gw

    https://www.youtube.com/watch?v=nn15mVB47hU

    Quelli che si sono fatti i giri nei salotti di tutte le tv che gli hanno dato il palcoscenico per esprimere, in maniera educata, che rom ed immigrati sono il primo problema.

    Gli stessi oggi ricevuti da Marino in Campidoglio per mettersi d’accordo (punti che riportano i vari media):

    - lo sgombero dei rom

    - quello degli immigrati

    - quello delle occupazioni “abusive”.

    - quello delle prostitute, ma solo dalla strada.

    Bene, quegli abitanti e solo quelli che hanno fatto e pensano queste cose sono RAZZISTI. C’è poco da fa. O atrimenti il razzismo “di strada” non esiste, esiste solo quello istituzionale ?

    Magari tra qualche tempo non lo saranno più, non lo so, dipende dal lavoro che si fa nel quartiere.

    La realtà è complessa quanto ce pare, poi ce stanno i fatti. E i fatti sono che c’è un razzismo latente un pò dappertutto, basta però iniziare con la frase giusta “Io non sono razzista ma…” e poi daje all’immigrato, allo zingaro, al barbone, alla prostituta, al posto occupato.

    All’Infernetto sentivi dì le stesse cose che a Tor Sapienza, ce stanno pure là un sacco de problemi, per carità, ma la situazione non è paragonabile…ecco la saldatura.

    Visto che i tor sapientini razzisti hanno di fatto vinto la loro piccola battaglia, visto quanto l’hanno sostenuta in tv media e politici, visto che pure a Settecamini la mobilitazione aveva impedito l’apertura di un centro rifugiati, ne vedremo di altre di queste situazioni.

    E nun s’accollamo colpe che non abbiamo, per favore, perché un razzista pò esse pure un tunisino che se la pija cò un egiziano. E’ un fatto prima di tutto culturale. Nun è che basta esse in quartiere difficile per essere giustificati a dar sfogo al peggior clima reazionario, fascistoide e razzista.

    Se a Tor Sapienza di compagni ce ne stanno pochi o non fanno quello che potrebbero fare perché sono in difficoltà, non può essere “colpa loro” e namo…ma non lo vedete come hanno caldeggiato e montato la “rabbia sociale del quartiere” mentreo ogni giorno parlano della “violenza degli antagonisti durante lo sgombero di un appartamento, con 9 persone ACCOMPAGNATE in commissariato”. Questo dicono in TV, questo fa presa sulla gente che tanto la sera nun esce lo stesso, perché ando cazzo vai la sera a Tor Sapienza o a San Basilio pure se nun ce trovi lo zingaro a rovistà nel cassonetto ?

  • marco

    ma no compagni,che dite. nun so fasci, nun so razzisti
    …so ragazzi ….

    • Che in questa e in altre periferie romane (e non), ci sia una grossa interiorizzazione e diffusione del germe razzista, penso sia evidente.
      Ma, assunto questo, essendo il razzismo figlio di dinamiche materiali (e non qualcosa che piove dal cielo), penso che ci si debba interrogare sulle cause per cui esso si è sviluppato e si sta sviluppando, al fine di arginarlo.
      A partire da qua, Militant pone riflessioni materialiste e complesse su un problema materiale e complesso: la condanna verso il razzismo è evidente ed innegabile, ma si tratta di capire i perchè, e Militant ci sta provando.
      Almeno così l’ho capita io.

  • roberto1954

    non e’ solo nelle periferie che e’ diffuso il germe razzista,sono gli italiani che sono razzisti.perche’?e’ semplice,perche’ la maggior parte degli italiani sono piccolo borghesi,commercianti,piccoli imprenditori,impiegati pubblici e privati,quasi tutti proprietari di case e non affittuari.E questa classe piccolo borghese non puo’ che essere razzista e fascista.Vogliamo negarlo?Vogliamo credere che i razzisti sono solo una minoranza e la maggioranza sono tutti democratici?Facciamolo pure,ma non e’ la realta’.

  • @ Roberto 1954
    Sono d’accordo, ma qui si parla di periferia, e a quella mi riferivo in particolare, che essendo luogo di sottoproletari, e non di classi e ceti da te elencati che sono razzisti quasi per ‘essenza sociale’, avrebbe dovuto essere terreno di lavoro per la sinistra, visto che, marxianamente, il sottoproletariato è strutturalmente ondivago, incapace come è di dotarsi da sè di strumenti di lettura della realtà, essendo impegnato in tutto e per tutto nel riprodurre se stesso, ovvero nello sbarcare il lunario alla giornata.
    E che dunque il germe razzista sia nella borghesia è un conto, che il sottoproletariato sia andato dalla parte della borghesia, è un problema che a sinistra ci si dovrebbe porre, a partire dai propri difetti e limiti per capire come intervenire nel futuro facendo da cerniera sociale, riprendendo un esempio ben detto sopra, nel conflitto tribale al fine di ricondurlo ad un conflitto di classe.

    • roberto1954

      ma questo disastro della sinistra perche’ e’ avvenuto?perche’ e’ stato posto come scopo politico a queste classi,sia quella operaia che al sottoproletariato,semplicemente di diventare borghesi.Gli e’ stato posto di fronte non un orizzonte socialista,ma uno capitalista.Ecco perche’ sono passati dalla parte della piccola borghesia.Sono diventati nella mentalita’ dei borghesi.perche’ questo e’ stato voluto dai partiti di sinistra riformisti.e questo e’ il risultato oggi.per ricondurli ad un conflitto di classe,come dici tu,occorre dare alla classe lavoratrice un obbiettivo politico radicale,non riformista,altrimenti gireranno tutti a destra.

  • Roberto54

    e il bello e’ che dopo aver abbracciato entusiasti tutti quanti il sistema capitalista,il bengodi,la cuccagna,il paradiso in terra dei centri commerciali,adesso si ritrovano tutti,operai e impiegati,commercianti e padroni,borghesi e proletari, colle pezze ar culo perche’ il sistema e’ collassato.E’ divertente.no?

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