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Alfano e le armi: quando “Distretto di Polzia” è nelle strade d’Italia…

Davvero curiosa la parabola di Angelino Alfano alla guida del Ministero degli Interni. Passerà ai posteri come il ministro sotto la cui gestione l’ordine pubblico è stato mantenuto con randellate agli operai e ai movimenti: e fin qui nulla di nuovo, siamo d’accordo. Operai ternani, alluvionati carraresi, solo per citare gli ultimi casi, fino a risalire allo sgombero coatto dell’occupazione abitativa nel quartiere romano di Montagnola, ad aprile 2014, poco meno di 2 mesi dopo il suo arrivo al Viminale. 

I recenti exploit autoassolutori, grazie alla fida collaborazione di una magistratura che fa politica in toga, saranno i fiori all’occhiello del suo operato agli Interni: tana libera tutti nella sentenza Cucchi e proprio ieri l’assoluzione per 6 dei 7 membri della Commissione Grandi Rischi (quella che si riunì 5 giorni prima del terremoto de L’Aquila del 2009, che costò la vita a 309 persone). Ma proprio ieri, mentre leggevamo le notizie del pomeriggio, ci siamo accorti di questo simpatico articolo che, ahinoi, non è stato preso in prestito da Lercio. «Da ieri, anzi da mercoledì 5 per l’esattezza, le armi di scena sono bandite dai set cinematografici e televisivi. L’ha deciso una direttiva del ministero degli Interni, in assenza di nuovi regolamenti. Ergo: non si possono girare sparatorie, neanche impugnare pistole o fucili», si nota nell’articolo. Ora, chi avrà pazienza di leggere il pezzo uscito sul Il Secolo XIX vedrà che le motivazioni addotte, nel suo complesso, sono piuttosto bizzarre. 

Ma a noi premeva più che altro sottolineare quanto sia beffardo il destino a volte. Le armi dal set vengono eliminate (si fa notare, anche, per paura che vengano rubate o cadano senza licenze e documenti nelle mani sbagliate…), però da ottobre – grazie all’approvazione del cosiddetto “decreto stadi” – le forze dell’ordine possono scendere in piazza con strumenti materiali (taser) e procedurali (Daspo di gruppo, blocco trasferte e arresto differito) ben più pericolosi di armi rese inservibili e dotate dalla Questura di Roma della “licenza di scena”. Senza pudore alcuno, proprio nei giorni in cui l’indignazione generale verso le forze dell’ordine, dopo il caso Cucchi e gli altri citati, ha raggiunto livelli di considerevole importanza.

Le armi finte vengono fatte sparire, insomma; quelle vere, invece, messe a punto e affilate, pronte ad abbattersi come una mannaia sulla testa del dissenso. Le priorità del governo, ancora una volta, fanno la differenza. Speriamo che la risata che ci siamo fatti nel leggere questa notizia possa essere quella che li seppellirà.

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