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Imperialismi opposti e equivalenti?

Capita, sempre più spesso, di imbattersi anche a sinistra in analisi e commenti che provano a leggere le ripetute aggressioni neocolonialiste occidentali attraverso la lente degli “opposti imperialismi”. Fermandoci solo all’ultimo quinquennio è successo per la Libia, per la Siria e sta accadendo ora per l’Ucraina, dove il golpe fascista e l’aggressione alle popolazioni russofone vengono interpretate come il portato dello scontro fra l’espansionismo della Nato e quello russo. L’imperialismo è così spostato dal campo delle categorie economiche e scientifiche a quello più vago del giudizio morale. Putin è omofobo? Allora è imperialista. Assad è illiberale? Anche lui è imperialista. Gheddafi era cattivo? Per forza, visto che anche lui era un imperialista. Così facendo, però, ogni aggressione neocoloniale viene di fatto interpretata come uno scontro simmetrico i cui esiti dovrebbero esserci indifferenti, secondo la logica del nè con l’uno nè con l’altro. Quando non si finisce invece a parteggiare per il contendente più politically correct. Ma è proprio così? Sabato il Sole 24 ore riportava in un trafiletto la notizia della cancellazione del 90% del debito cubano nei confronti della Russia. Con un semplice tratto di penna Putin ha di fatto abbonato all’Avana 31,7 miliardi di dollari (quasi due leggi finanziarie italiane) impegnandosi inoltre ad utilizzare i restanti 3,5 miliardi per investimenti sull’isola. Certamente dietro questa operazione ci saranno state delle valutazioni geostrategiche, non siamo ingenui, ma questo poco importa. Ciò che conta è che ora questi fondi potranno essere utilizzati per implementare i programmi sociali (scuola, sanità, infrastrutture, ecc) sull’isola e le missioni internazionaliste, rafforzando così la rivoluzione cubana e, indirettamente, le altre rivoluzioni latinoamericane. Ritorniamo dunque alla domanda di prima: per Cuba, per il Venezuela, per la Bolivia…  e per i rivoluzionari del resto del pianeta è dunque indifferente l’esistenza (o meno) di un polo alternativo a quello statunitense e a quello europeo? Siamo davvero sicuri di trovarci di fronte a imperialismi equivalenti? Lasciamo la risposta a chi legge, non prima però di aver riportato un altro fatto accaduto in questi giorni e che forse sarà sfuggito a qualcuno. Come tutti sapranno per via del bloqueo da oltre 50 anni Cuba non può accedere alle normali linee di credito internazionali, questo se da una parte ha messo a riparo l’isola dalle ingerenze della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale dall’altra ha reso estremamente difficoltosa e onerosa ogni forma di finanziamento economico. Ebbene, a fine giugno la BNP Paribas, la più grande banca francese, ha accettato di dichiararsi colpevole di fronte al tribunale di New York di aver violato l’embargo statunitense nei confronti di Sudan, Iran e Cuba e sarà così costretta a pagare la sanzione più alta mai pagata da una banca, una multa pari a 8,9 miliardi di dollari. Un bel monito (questo si, imperialista) per chiunque commercia con l’Avana, o no?

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20 comments to Imperialismi opposti e equivalenti?

  • Daniele

    Io credo che la russia sia pur sempre imperialista visto che esporta capitale nei paesi confinanti, il problema è che l’imperialismo russo in confronto a quello americano ha un peso ridicolo , su 500 multinazionali almeno il 70 per cento è roba americana e occidentale , e forse solo un 5 per cento russo , quindi penso che i sudamericani , gli ucraini antifascisti e i siriano palestinesi facciano bene a sviluppare buoni rapporti (con cautela) con la russia in un ottica di sfruttamento dello scontro interimperialistico

  • Compagni, Truman fece approvare il piano Marshall, ma appunto non è che queste prebende giustifichino la benevolenza verso potenze imperialistiche, maggiori (U.S.A.) o minori (Russia). Il capitale russo sta giocando una partita epocale per costruire un polo imperialista asiatico da contrapporre a quello USA/Giappone (+ satelliti e, per necessità ancora per un po’ di tempo almeno, UE) tramite una convergenza con India e Cina (dove il ritorno allo stato borghese tout court non è una vaga ipotesi ma una concreta possibilità). Sul tema consiglio l’ultimo numero, il 147, della rivista marxista “La contraddizione” http://www.contraddizione.it/

    • valerio

      Limitarsi a rilevare l’esistenza delle contraddizioni tra le diverse potenze capitaliste mondiali non ha senso.
      Una analisi politica efficace accompagna ad una puntale teorizzazione dell’esistente una azione materiale volta a modificare l’esistente stesso.
      Putin, dopo aver recuperato la Crimea sfruttando l’immobilismo occidentale, sperava di riassorbire all’interno della federazione russa pure le regioni orientali per mezzo di una nuova mobilitazione popolare dei russofoni.
      Dopo un disorientamento iniziale, il capitalismo statunitense e quello europeo (contingentemente alleati in funzione antirussa) hanno prima fomentato l’odio razziale verso i russi e dopo hanno armato le milizie naziste mandandole alla guerra.
      Vista la mal parata, impaurito dalla fuga dei capitali occidentali da Mosca, Putin ha notevolmente affievolito il sostegno alle milizie armate dell’est.
      A placare le sue mire espansioniste ha poi contribuito la natura prevalentemente PROLETARIA delle neonate forze armate del Donbass.
      Ora, quelle stesse milizie, non importa se nate per influenza diretta degli agenti russi piuttosto che spontaneamente, non hanno accettato il dietro front della Russia e sono RIMASTE IN ARMI decise a combattere.
      La parte orientale dell’Ucraina è a forte concentrazione operaia, ciò ha permesso dunque che alla generica parola d’ordine d’unità popolare antifascista si accompagnasse una sempre maggiore coscienza politica di carattere anticapitalista.
      Lenin disse che se i capitalisti tedeschi erano tanto fessi da comprare le armi ai comunisti, non c’era da farsi alcuno scrupolo ad accettarle per sparare PRIMA ai capitalisti russi e DOPO a quelli Tedeschi.
      Lo stesso ragionamento vale in piccolo pure per la vicenda del Donbass.
      Pure se è indubbio che dietro la nascita delle repubbliche popolari dell’est ci sia lo zampino del capitalismo russo, non c’è una sola ragione logica per non appoggiare la lotta dei loro eserciti, oggi contro la merda nazista serva degli americani, domani contro i capitalisti che siedono nella Duma.

  • valerio

    La nascita delle repubbliche “secessioniste” dell’est ucraina è un fatto del tutto nuovo nel panorama politico mondiale.
    E’ la prima volta, dalla caduta dell’URSS, che assistiamo alla nascita di repubbliche popolari espressioni di un controllo diretto dei cittadini sulle istituzioni.
    Spontaneamente le popolazioni dell’est ucraina (in gran parte composte da proletari) si sono aggregate e hanno costituto un esercito popolare di autodifesa.
    La natura delle istituzioni nate nelle regioni dell’est ucraina è schiettamente proletaria, e la connotazione decisamente anticapitalista.
    E’ un fatto nuovo, talmente nuovo che la radicalità delle istanze promosse dalle popolazioni dell’est ucraina ha spaventato Putin e ha fatto mancare buona parte del sostegno inizialmente promesso.
    Resosi conto dell’impossibilità di manovrare come crede gli eserciti popolari, Putin ha bellamente voltato loro le spalle.
    La nascita delle repubbliche popolari è certamente un prodotto dello scontro imperialista tra Russia e Occidente, ma così come lo fu la Rivoluzione d’Ottobre (al cui innesco contribui’ anche la Germania prussiana) durante la I guerra mondiale.
    Il tiepido appoggio che oggi la Russia concede ancora agli insorti è dovuto esclusivamente alla momentanea coincidenza degli interessi del capitalismo russo con quelli delle repubbliche popolari.
    Il semplice fatto che il proletariato sia in armi e (purtroppo solo parzialmente) cosciente del proprio interesse cambia completamente la prospettiva politica.
    Ben venga un intervento russo a sostegno delle repubbliche dell’est Ucraina.
    Ma pure ammettendo che un giorno tale intervento ci sarà, possiamo stra sicuri che, non appena stabilizzata la situazione, Putin sarà il primo a voler liquidare i nuovi eserciti popolari sorti in Ucraina.
    Nondimeno
    Sotto quest’ottica però va pure riconosciuto che tali organismi popolari sono assenti in Siria e, purtroppo anche a Gaza. In quelle regioni non è possibile andare oltre la sola solidarietà alla popolazioni in armi perchè le avanguardie politiche sono al soldo delle piccole borghesie locali.
    Il sostegno alla popolazione di Gaza non deve far dimenticare che Hamas è un cancro da estirpare.

  • franco

    Giacomo,a mio parere, coglie nel segno quando equipara gli aiuti del piano Marshall alla cancellazione del debito cubano,trattasi comunque di penetrazione dei capitali imperialistici nelle zone di riferimento( a questo riguardo non capisco chi voglia intravedere nella costruzione del polo europeo integrato una creatura autonoma e dunque in contrapposizione al capitale angloamericano – divenuto globale – che è uscito vincitore dal secondo conflitto mondiale e che il polo europeo lo ha fortemente voluto e poi creato).
    Però,come scrive Daniele,quello russo è l’imperialismo debole(un imperialismo fuori tempo massimo nell’epoca del capitale già globalizzato) e i rivoluzionari che vogliono sfruttare i conflitti interimperialistici si sono sempre appoggiati agli imperialismi più deboli (è il caso di Lenin che utilizzò l’appoggio dei tedeschi per “portare” la rivoluzione in Russia prima della loro disfatta come ha ben detto Valerio). Coloro che si appoggiano all’imperialismo più forte chi sono se non i traditori della rivoluzione?
    p.s. Tertium non datur

    • valerio

      E’ storicamente errato sostenere che gli angloamericani hanno fortemente voluto il polo europeo. La CEE così come la UE hanno avuto come centro propulsore la Francia prima (uscita dalla Nato nel 1966) e la Germania Ovest.
      La grande offensiva speculativa del 1992 contro le maggiori valute europee(operata materialmente da Soros ma orchestrata dagli americani) era palesemente una manovra a tutela del dollaro.
      Ad oggi la Gran Bretagna è fuori dall’euro, fortemente intenzionata ad uscire anche dall’unione.
      Ciò che di fatto rende subalterno il capitalismo europeo a quello americano è l’assenza di una potenza militare autonoma.

      • franco

        Mi chiedo:quale indipendenza politica potevano mai avere Francia e Germania dopo la disfatta epocale verificatasi nella seconda guerra mondiale?Poi riguardo agli angloamericani è chiaro il riferimento al capitale angloamericano più che agli stati nazione in quanto tali.
        Altra domanda che mi pongo: perchè i russi non hanno accettato gli aiuti del piano Marshall?

  • roberto2

    Niente deve esserci indifferente a questo mondo,perche’ ricorda una celebre frase di un libro famoso:non mandare mai a chiedere per chi suona la campana,essa suona anche per te.i popoli che lottano contro l’imperialismo capitalista vanno sempre sostenuti.mettersi a tagliare il capello e’ un grave errore.

  • stefano

    No alla manifestazione-farsa che la Freedom Flotilla 2 di Germano Monti ed altre poche sigle (già viste in recenti cordate assieme a CGIL ed ARCI in piazza a sostenere l’aggressione occidentale non solo in Medio Oriente) stanno tentando di costruire per il prossimo 26 luglio a Roma.
    A mio parere la cosa è di una gravità assoluta e questi soggetti non si devono permettere di indire una manifestazione unitaria sulla base della loro criminale lettura degli eventi.
    Ecco i motivi per il mio boicottaggio.

    Libia, Siria, Ucraina, Palestina e chissà quante altre aggressioni imperialiste per mano di USraele; io sto dalla parte dei socialisti e dei patrioti che combattono per la sovranità sempre!
    Con la retorica delle “primavere arabe” e della “rivoluzione possibile rigorosamente fuori dall’Italia” (annientando gli stati sovrani ancora non proni al mercato globale o non allineati alla catena di comando USA_UE_ISRAELE) è scattato un meccanismo scientificamente studiato dagli imperialisti, i quali hanno confermato un vecchio prezioso alleato (in grado di legittimare la loro politica folle agli occhi dell’opinione pubblica progressista occidentale): il ceto semi-colto radical-sinistro, gli esperti e finti rappresentanti delle comunità nazionali strumentalizzate e offese.
    Ecco le invocazioni di NO-FLY Zone, l’arrembaggio di ambasciate (voi quella libica come i fascisti di FN a Varsavia quella russa: macabra convergenza tra “opposti” sostenitori del designo imperialista),il Regime Change, l’hitlerificazione del dittatore liberticida di turno (Milosevich, Gheddafi, Saddam, Assad…), i pezzi giornalistici del campione dei diritti LGTBQ, le finte prove dei massacri, delle fosse comuni, dei bombardamenti dei forni….li dove il proletariato non esiste o non ha consapevolezza di se stesso viene invocato (in Italia dove le peggio cagate vengono commesse sempre con su le labbra la parola “operaio” “lavoratore” “precario” “povero” “immigrato”) e li dove esiste ed è organizzato viene sistematicamente cancellato (formazioni comuniste siriane, FPLP-CG, PCSiriano, PCUcraino….tutti stalinisti di merda vero??! Gli unici compagni che rispettate sono i morti, gli sconfitti, i disperati che bramano il vostro aiuto moralmente superiore, le sette dei lavoratori quartointernazionalisti che ancora blaterano di rivolta proletaria in Siria o di una prevalenza di anarchici tra pochi banderisti ucraini).
    Fate ridere se non faceste piangere!
    Avete rotto il cazzo, qui davanti a voi a dirvi queste cose non avete (come sperate) tifosi e/o ultras assadisti, putiniani (al massimo qualche chavista e qualche inguaribile castrista) ma avete dei compagni che hanno raggiunto la soglia di sopportazione. Banchetti dentro le Università in cui spacciate da anni le veline della CIA (se va bene di Repubblica della Sera: giornali di regime che MAI descrivono la realtà ma che diventano magicamente fonti accreditate quando urlano alla “fossa comune” e alla “persecuzione delle minoranze gay”) non ne farete più…non vi verrà più consentito in tutta tranquillità di umiliare la verità: i fatti hanno la testa dura come diceva Antonio Gramsci. Di fronte all’avanzata inarrestabile dell’assolutismo del mercato, il problema prioritario diventa il dossieraggio per monitorare il livello di infiltrazione fascista nei movimenti (psicopatologia allo stato puro).
    Pensavate che il tempo fosse maturo per indire una MANIFESTAZIONE NAZIONALE per la Palestina, come se si trattasse delle vostre lugubri riunioni con ARCI, CGIL, “socialisti rivoluzionari ” e falci e martello rosa? Ma la Palestina e la degna causa nazionale del suo popolo (Vita, Terra, Libertà) non sono ancora sullo scaffale del mercato delle opinioni, non sono ancora ridotte ad oggetto di campagne di sensibilizzazione su AVAAZ, su Change.org, per ONG umanitarie affamate di tragedie. Noi non manifestiamo con le bandiere del vittimismo ma con quelle dell’orgoglio, il vostro pensiero debole non potrà mai interpretare correttamente le necessità di un popolo impegnato in una guerra di liberazione nazionale: ai vietnamiti all’epoca avreste suggerito di combattere l’imperialismo cinese piuttosto che fornirgli supporto per la loro gloriosa resistenza nazionale. Così in Italia, paese occupato da 113 basi americane, dove scandalo dovrebbe destare Putin e le libertà per chi profana cattedrali ortodosse in Russia!? Assad e la sua incomprensibile (e diciamolo barbara) confessione alawuita!? Gheddafi e il suo (rip) corpo femminile di difesa personale?!
    Neanche la dignità di lasciare fuori dai cortei (come il precedente) le bandiere della Free Syrian Army, tra l’altro nell’orripilante combo assieme ai colori della pax americana. Alla richiesta di ammainarle, in quanto simbolo non condiviso da tutti i partecipanti, sono stato aggredito dalla vostra arrogante “non-violenza” che però continua a lavorare ai fianchi di una opinione pubblica narcotizzata ed ignorante che si beve tutte le puttanate scritte in nome dei diritti umani.
    Non mi rivolgo ai settantenni che vedo reggere striscioni e promuovere iniziative da tempo di questo calibro (non cambieranno e sinceramente manco mi importa convincerli di nulla) ma ai ragazzi e alla regazze che tanto convintamente sposano cause di cui ignorano le profonde implicazioni: informatevi, mettete in dubbio le verità che vi vengono spacciate sui campi profughi e sulla lotta nei paesi arabi, non dovete accontentarvi della testa canuta di un sedicente rappresentante/esperto…soprattutto gli universitari usassero il cervello!
    Spero che altri compagni intervengano per dimostrare che non è il delirio di un pazzo ma una visione condivisa da molti. Basta omertà.
    Palestina libera.

  • stefano

    Rendiamoci conto che questi soggetti nella totale impunità accusano tutti i compagni non-allineati sulle loro criminali posizioni di essere dei fascisti (o peggio ancora degli stalinisti: l’accusa di comunismo sovietico è la massima offesa che riescono ad immaginarsi).
    Mentre la nostra omertà continua, si permettono di promuovere una manifestazione nazionale con 4 sette come promotori, tra le quali gente di questo calibro:
    http://openmindcatania.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/112308/pride2010.JPG

    Questo cosa c’entra con la solidarietà ai palestinesi? Saremmo noi a dovoer abbandonare le piazze per cederle a questa gente? Ma in nome di cosa??! Per quanto ancora funzionerà la fatwa del politicamente corretto (che ora è più che allineato sulle posizioni filo-sioniste, anti-sovraniste e diciamolo antisocialiste)? Perchè non affrontiamo insieme questa invasione di ONG, di ONLUS, di sedicenti rappresentanti di entità che sono sublimate da anni?

  • stefano

    Altri autorevolessimi firmatari e promotori di una manifestazione che, non volendo essere unitaria nelle intenzioni, non farà che del male alla causa palestinese:

    http://sunshine4palestine.com/Sunshine4Palestine/News/News.html

    http://www.stay-human.org/ (ovvero come ti riduco Vittorio alla veste di san Francesco)

    http://www.egittodemocratico.org (della serie ci facciamo le pippe per anni sull’appoggio o meno della resistenza palestinese di matrice religiosa eppoi senza minimamente discuterne ti ritrovi tra i sostenitori della fratellanza musulmana)

    http://www.a3f.org

    http://www.lacomuneonline.it/ (a proposito di imperialismi opposti ed equivalenti: questi sono i campioni mondiali di mistificazione e disonestà)

    Coordinamento Freedom Flotilla Italia; Campagna nazionale per Yarmouk; Comitato Romano di Solidarietà con il Popolo Siriano (in tutto le stesse tre persone).

  • Joseph

    Compagni, scusatemi, mi pare che Stefano stia provocando a tutto spiano, citando compagni dei quali non sa assolutamente niente. In particolare, quelli dell’Open Mind, che tutti i compagni della mia città conoscono per la loro specchiata lotta a favore dei diritti Glbt e per il carattere antifascista del loro percorso. Francamente, non mi sembra giusto che il vostro sito ospiti illazioni del genere e non capisco su che base un’iniziativa come un “Indipendent Pride”, che tra l’altro è altra cosa dai Pride ufficiali, sia da attribuire ad una setta. Non vedendo nessun motivo plausibile dietro il gratuito attacco di Stefano a compagni che nemmeno conosce, non posso fare a meno di pensare che quello che da fastidio sia il fatto che facciano politica Glbt e cioè che vi sia un retroterra omofobo in queste dichiarazioni. Vi chiedo pertanto di rimuovere immediatamente dal vostro sito quel commento, per non farvi strumento dell’ennesima ed idiotissima faida a sinistra.

  • stefano

    Omofobo ed antisemita, non ti scordare! Eh eh, perchè ti fai correggere così, non ti distrarre, rimanimi sul pezzo…

    Augurandoti buona zoccolaggine (?!)voglio tranquillizzarti: a quanto pare neanche stavolta ci sarà alcuna faida (eppure ce ne sarebbe bisogno contro chi ha modificato geneticamente il movimento comunista italiano facendolo passare di gran carriera in un “campismo al contrario”).
    Piuttosto hai ragione: i compagni di Militant devono cancellare i miei interventi prima di subito.

    Mi avvalgo dell’uso di un aneddoto a la Esopo,tratto dalla mia vita vissuta, per spiegarne il motivo.

    Sto litigando da tempo con un mio vicino che tiene dei galli sotto la mia finestra (io abito in paese però, mica in campagna). E’ un’ingiustizia bella e buona dal momento che ogni mattina alle 4-5 mi sveglio e nel segreto della mia mente ordisco piani efferati per far fuori i galli con tutto il padrone. Ogni notte insonne che passo affacciato al balcone di casa mia, spero, (anzi bramo) la vita anche solo di un’altra testa, di un altro offeso lì a montare questo ideale picchetto contro i soprusi. Ma nulla! Ordunque, sono andato la settimana scorsa alla guerra aperta: presentatomi davanti ‘sto mafiosetto de zona (l’arrogante padrone dei galli), gli ho scaricato addosso tutta l’incazzatura maturata in mesi e mesi. Per farvela breve, dopo minacce reciproche ed urla, il tipo mi ha detto: “sei l’unico di tutte e 9 le palazzine che affacciano sul mio cortile (quello coi fottuti galli) a percepire il canto mattutino dei volatili come un problema, una minaccia, una ingiustizia”. Sono andato via sconfitto (per ora!). Vedete, poco conta alla fine che la gente attorno a me non parli per paura del mafiosetto arrogante o perchè in sistematicamente a tutti gli altri piace (?!) essere svegliati nel cuore della notte da orrorifiche grida di dolore (ao 10 galli c’ha sta merda mica uno, e secondo me sono malati perchè non ho mai sentito un essere vivente produrre quel suono e poi non morire), la morale è che comunque IO SONO IL SOLO PAZZO.

    Tornando quindi ai miei commenti, è inutile continuare a domandarmi, in una eterna coazione a ripetere, il perchè non ci si affaccia in massa sul cortile comune della politica nel cuore della notte. E’ un dato di fatto, non avviene!

    Ha quindi ragione il nostro amico e sembra proprio che il Politicamente Corretto terrà ancora i galli a cantare; anche se a parole sono tutti stufi e tutti consapevoli non si riesce e/o non si vuole cambiare il rapporto di forze.

  • stefano

    Posto una poesia trovata su internet che descrive il sentimento vissuto dai palestinesi in queste giornate folli. A me ha emozionato molto, non mi vergogno a dirlo, e vorrei condividerla:

    Non hai fratelli, amico mio
    né amici.
    Amico mio, non hai fortezze
    né acqua
    né medicine
    né cielo
    né sangue
    né strade
    né indietro né davanti
    Assedia allora il tuo assedio
    con la follia.
    Non hai scelta.
    Se ti cade il braccio, raccoglilo
    e scaglialo contro il tuo nemico
    Se cado vicino a te, raccoglimi
    e scagliami contro il tuo nemico
    I tuoi morti e i tuoi feriti
    sono in te le tue munizioni.
    Quelli che ami sono andati via tutti
    e ora o sei o non sei:
    E’ caduta la maschera della maschera della maschera
    E’ caduta la maschera

    (Mahmoud Darwish)

  • Joseph

    Va beh, colpa mia, dovevo capirlo prima che eri un caso umano. Gli indizi c’erano tutti….

  • stefano

    Joseph ti vedo concentratissimo nell’esprimerti sul titolo del post e circa le mie osservazioni…e come riesci a nascondere bene il nervosismo per quello che sta succedendo a due passi da casa nostra con i nostri compagni in Palestina….mirabile!
    Guarda sei controllatissimo e sembra proprio che non te possa fottere di meno…zero. L’unico obiettivo è dire che non posso nominare invano il nome del gruppetto che stimi particolarmente che fa attivismo LGTB; loro sarebbero quindi unanimamente riconosciuti come autorità nel movimento antimperialista, in quanto “antifascisti” (..minimo comun denominatore che unisce, secondo la convenzione corrente, dagli ex brigata Osoppo alla CGIL, passando per l’ANPI e PD/SEL perchè no?!) e non mi devo stupire di vederli tra le 4 anime (tutte particolari poi se posso permettermi) che indicono una manifestazione nazionale al fianco della Palestina!? Sul sito dei suddetti tra l’altro, tra un cazzo di gomma e una guida gay(?!), non sembra esser riportata neanche mezza parola o il resoconto di nessuna iniziativa che possa anche lontanamente ricordare la realtà che noi stiamo vivendo (e che in Palestina, in Iraq, in Libia, in Siria ora in particolare sta uccidendo)..
    ..
    Comunque, se posso dirlo, non ti hanno proprio aducato a sufficienza (nei campi della tolleranza) a non offendere il prossimo…fatte n’altro annetto dentro va, finisci il training e diventerai un vero soldatino controllato (magari capace anche di argomentare…ma ora stiamo forse volando troppo alto)

  • Joseph

    Stefano, io non ho bisogno di argomentare un bel niente, perchè conosco le persone che qui (forse, spero ancora, per una assurda svista della gestione del sito) ti si permette di insultare gratuitamente criticando la loro adesione ad una manifestazione pro-palestina. Mi pare chiaro e scontato, quindi, che sia io che i compagni dell’Open Mind siamo a fianco dei palestinesi e ci siamo infatti visti proprio in piazza per la Palestina, Sabato scorso. La cosa assurda della faccenda è che tu ti scagli contro un gruppo di compagni ottimi, che hanno fatto tante lotte a fianco di tutti gli altri, solo perchè sono Glbt. Adesso un omosessuale, ad esempio, non può essere a favore della causa palestinese? L’omosessualità, nella tua contorta visione del mondo, minaccia la Palestina? Ma non erano gli Israeliani? Veramente, mi pare assurdo stare a fare questi discorsi, su un sito di compagni, nel 2014. Per questo, lo ribadisco, vorrei che questa discussione venisse cancellata, come l’assurdo errore che rappresenta e con l’omofobia che sottintende e sottace.

  • stefano

    Quando la “solidarietà” si fa specchietto per le allodole

    Oggi, sabato 19 luglio 2014, in via di Porta Labicana 56 a Roma, si è tenuta l’assemblea organizzativa per una manifestazione nazionale di sostegno alla Palestina. Fissata per sabato 26 luglio, questa iniziativa è stata indetta dalla Coalizione Freedom Flotilla, Campagna Nazionale per Yarmouk, Comitato Romano di Solidarietà con il Popolo Siriano e la Comune Umanista Socialista.

    Probabilmente per il ventaglio delle sigle che hanno promosso e sottoscritto l’appello, numerose sono state le perplessità e le contrarietà di collettivi, gruppi e individui in quanto iniziativa suscettibile di insidiosa e rozza strumentalizzazione.

    Nonostante la generale diffidenza, il Comitato del Martire Ghassan Kanafani ha scelto di intervenire all’assemblea per sincerarsi personalmente dei contenuti e per, eventualmente, manifestare il proprio dissenso e esprimere la più totale contrarietà allo sfruttamento della sofferenza dei palestinesi sotto attacco costante e particolare degli ultimi giorni.

    I timori di tanti si sono puntualmente rivelati fondati in quanto la nostra inaspettata sortita c’è stata mentre si intavolava la condivisa necessità di focalizzare l’attenzione della solidarietà italiana sulla totalità del popolo palestinese in lotta, “lotta che include i palestinesi di Yarmouk che resistono contro Bashar Al Assad” (!).

    Abbiamo pazientemente e come si conviene seguito gli interventi dei presenti attendendo di poter prendere parola. A onor del vero bisogna citare i dubbi di uno dei presenti, attivo nel contesto politico latino-americano, il quale ha manifestato le proprie riserve rispetto all’accostamento della resistenza palestinese all’opposizione siriana, armata dalla NATO. Per il resto, i punti di vista erano aderenti al leitmotiv iniziale e, tra critiche ad Hamas e la sua oppressione degli abitanti della Striscia di Gaza, affermazioni esageratamente lapalissiane e odi alle primavere arabe, c’è stato spazio persino per preoccupanti paralleli con l’Ucraina, come di terra contesa tra “filo-Putin e filo-Porošenko”; transeat quindi sulla marchiana semplificazione delle differenti questioni e i relativi mutevoli equilibri negli altrettanto differenti contesti.

    Tutta la pacatezza si è persa quando, dopo aver preso a fatica la parola e a nome di un comitato, lo ribadiamo, formato per due terzi da studenti palestinesi, dopo aver confutato le solite parziali storie ripetute a pappagallo, i toni si sono scaldati e siamo stati accusati di sostenere “il massacro dei palestinesi in Siria” attraverso le canoniche pillole di storia snocciolate, tra l’altro, a chi le ha iniziate a studiare sui kutub della scuola primaria di un campo profughi.
    Inutile dire che in questa atmosfera ci siamo visti costretti ad allontanarci.

    Non ci siamo stupiti delle posizioni esposte in questa sede, ci sentiamo comunque in dovere di mettere in guardia compagni, collettivi e gruppi di solidarietà con la Palestina poiché, chi in buona fede, chi con troppa leggerezza, ancora sta considerando la partecipazione ad una manifestazione che non possiamo esimerci dal definire squallida (a quanto pare non sarà neppure di carattere nazionale, come hanno convenuto i presenti vista la più che probabile scarsa partecipazione).

    In sintesi, con questa mossa, coalizioni e gruppi come Freedom Flotilla sono andati ben oltre il processo di depoliticizzazione della causa palestinese: questo agire non troppi anni fa era facilmente ascrivibile al ruolo degli ascari della Nato e alle dinamiche delle rivoluzioni colorate.
    Tocca chiedersi però… dove inizia e dove finisce “l’utilità degli idioti”.

    Comitato del Martire Ghassan Kanafani
    Roma, 19 luglio 2014

    Fonte: http://kanafani.it/?p=616

  • Edi

    Lo Stato sionista non solo pratica il terrore indiscriminato contro i palestinesi ma lo rivendica impunemente agli occhi del mondo. Le “democratiche” diplomazie dell’Occidente non solo giustificano lo Stato assassino, ma lo armano.

    I giornali borghesi “progressisti” che ovunque spiegano a chi subisce la violenza le virtù morali della nonviolenza, offrono oggi il meglio della propria equilibrata ipocrisia: recitando insieme il dolore per le vittime e la comprensione per i carnefici, entrambi invitati alla moderazione. I governi arabi, vecchi e nuovi, cercano solo di star fuori dalla mischia, per tutelare la propria sopravvivenza all’ombra del sionismo, cui offrono, a futura memoria, collaborazione e buon vicinato. Intanto un astuto populista vestito di bianco e chiamato Papa dichiara con gli occhi rivolti al cielo che “è difficile giudicare ogni volta ciò che è bene e ciò che è male”, assolvendo così il crimine in corso nel nome dell’onnipresenza del peccato.

    Di fronte a questo cinico immondezzaio, politico e morale, è vergognoso il balbettio delle sinistre, in Italia e in Europa. Tutte a invocare la pace nel nome della soluzione truffa “due popoli e due Stati”: la stessa bandiera impugnata formalmente dalle classi dominanti di tutto il mondo per legittimare lo status quo in Palestina. Uno Stato sionista padrone di tutto (terra, acqua, armi) e un popolo palestinese espropriato di tutto; cui, nel migliore dei casi, si offre generosamente la possibilità di chiamare “Stato” il proprio fazzoletto di prigione, a cielo aperto, in cambio del riconoscimento dei propri carcerieri e dei loro bombardieri.

    I Palestinesi, oggi più che mai, non hanno amici tra le potenze della Terra. Né tra i loro complici. Né tra le sinistre loro asservite. Possono contare solo sulle proprie forze, e sulla forza del popolo arabo. Unendo l’eroica resistenza armata con la sollevazione popolare di massa. Lo sciopero generale di oggi nei territori occupati di Gaza e Cisgiordania sia solo l’inizio. Si levi una nuova grande intifada. Le truppe sioniste d’occupazione siano circondate da un popolo in armi.

    ANP e Hamas hanno entrambe paura dell’armamento del popolo, conoscendo l’impopolarità dei propri privilegi e/o delle proprie compromissioni e temendo per il proprio potere. Il lancio propagandistico a vuoto di razzi innocui è molto più rassicurante anche per loro. Perché il loro scopo vero non è la liberazione del popolo palestinese ma la conservazione della propria nicchia di potere (dorata e oppressiva) su quel popolo.

    Ma la verità è che solo una grande mobilitazione di popolo armata può alzare una diga, ampliare le perdite dell’occupante sionista, trasformare ogni vicolo e ogni casa in un punto di resistenza e di fuoco contro i soldati israeliani e le bande armate di coloni. Solo così è possibile richiamare la più ampia mobilitazione del popolo arabo in tutta la Palestina occupata, e al di fuori di essa. Solo così è possibile spingere all’azione di massa la parte araba oppressa della popolazione israeliana e favorire contraddizioni e fratture nello stesso campo operaio e popolare ebraico. Solo così si può richiamare la più vasta mobilitazione internazionale a sostegno dei palestinesi e aprire un varco nel muro del terrore.

    Distruzione rivoluzionaria dello Stato sionista! Per una Palestina libera, democratica, laica, socialista!

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