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A proposito di rivolte tossiche

 “E chi leggerà le parole di Lenin,

sfogliando le carte gialle dei decreti,

sentirà il sangue battere alle tempie

e salire le lacrime al cuore”

V. Majakovskij

Per l’ennesima volta fatti di politica internazionale irrompono nei nostri canali d’informazione attraverso una costruzione artificiale degli eventi, volta a creare un sostanziale “consenso interessato” nell’opinione pubblica utilizzato per fini interni. Piùche farla lunga sulla pervasività dell’apparato mediatico, che comunque non è di certo una nostra invenzione, pensiamo sia importante sottolineare la mediocrità in cui talvolta scivola il livello del discorso politico nazionale ed internazionale: nello specifico ci riferiamo a quello che è successo e sta succedendo in Ucraina in questi ultimi giorni. Da subito ci hanno fatto riflettere il favore e l’entusiasmo con cui alcuni hanno guardato agli eventi di piazza Maidan a Kiev, dove abbiamo visto il racconto dei media di qualche migliaio di persone trasformato nell’intero popolo ucraino nel bel mezzo di una rivoluzione, con la quale poter finalmente celebrare l’ingresso del paese nell’Unione Europea, consegnandolo una volta per tutte alle oligarchie europeiste: un processo politico-economico d’altronde già funzionante nei paesi europei. Perché non esportarlo, si saranno chiesti da Bruxelles o da Francoforte.

Come dicevamo, non dovremmo meravigliarci più di tanto se l’apparato mediatico cerca di costruire propaganda usando narrazioni tossiche preconfezionate e gettate in pasto a un opinione pubblica completamente assecondata al mainstream.

Come molti sapranno, già nel 2004 vi fu un tentativo simile, anche quella volta convergente con gli interessi di un certo tipo di europeismo, con la farsa della cosiddetta “Rivoluzione Arancione”. L’attuale presidente Yanukovich venne spodestato per far largo al governo fantoccio di V. Yushenko e J. Timoshenko.

Oggi l’opposizione liberista, come nel 2004, tenta di riproporre la stessa dinamica: da una parte l’orso russo simbolo dell’asservimento storico dell’Ucraina; dall’altra, il miraggio europeo quale strumento per la risoluzione dei problemi economici del paese. Sono praticamente gli stessi attori, le stesse promesse, gli stessi metodi, ribadisce a sua volta Petro Simonenko, segretario del Partito Comunista Ucraino. Partito, questo, costantemente sotto attacco in queste settimane, vittima di una serie di attentati e aggressioni da parte proprio di quel partito che si vorrebbe portatore sano delle virtù democratiche occidentali, Svoboda.

Una parziale novità è il protagonismo del partito ultranazionalista, Svoboda appunto, alla testa del movimento responsabile dei disordini di piazza degli ultimi giorni. Non ci dilunghiamo troppo sulle caratteristiche di questo partito. Svoboda è infatti un organizzazione erede dei gruppi nazionalisti ucraini che appoggiarono l’Operazione Barbarossa combattendo al fianco dei nazisti e creando addirittura delle divisioni ucraine inquadrate nelle SS.

In questi giorni, i militanti del partito liberista e filoamericano “Patria” di Julia Timoshenko, nonché i fascisti di Svoboda, si sono dati un gran da fare nel prendere a martellate la statua di Lenin, affrettandosi subito dopo a dire ai quattro venti che, così come hanno fatto cadere Lenin faranno cadere Yanukovich e Putin. Posizioni d’altronde condivise da una serie di marionette occidentali, quali il gruppo “Femen”, che hanno immediatamente appoggiato convintamente le manifestazioni di piazza con cartelli e scritte in favore dell’Unione Europea e contro qualsiasi cosa puzzasse di russo. Se da una parte infatti esiste realmente una contesa tra UE, USA e Russia per il controllo dell’Ucraina e delle sue risorse, appare evidente la strumentalità dietro la quale si cela maldestramente la reazione ucraina agitando una pretestuosa quanto inconsistente questione culturale e indipendentista.

Risulta altrettanto chiaro come la sinergia che unisce la destra liberista della Timoshenko ai fascisti di Svoboda trova la sua ragion d’essere nel tentativo di cancellazione di ogni residuo di socialismo sia dall’apparato statale che dall’immaginario e della cultura del popolo ucraino. E’ infatti quello l’obiettivo delle manifestazioni di questi giorni, malamente celato dall’eiaculazione reazionaria dell’abbattimento della statua di Lenin. Il moto di piazza, in realtà qualche centinaio di nazionalisti in cerca di titoli sui giornali, manifestando per l’Europa chiedono esattamente questo: la fine di ogni possibile politica statalista, la fine dello Stato quale attore economico principale, la consegna della propria economica nelle mani del libero mercato. Tutte richieste che l’Europa è felice di assecondare, non fosse altro che l’Ucraina e Yanukovich, in cambio di questo riposizionamento geopolitico, vorrebbero qualche miliardo di finanziamenti per poter dare ossigeno all’economia del paese e liberarsi dal ricatto russo dello strangolamento energetico. Il presidente ucraino, infatti, lungi dall’essere contrario alle sirene europeiste, si vede però strangolato da una duplice tenaglia: da una parte la Russia e le sue forniture energetiche; dall’altra la UE, a cui vorrebbe associarsi cercando di strappare qualche accordo economico in cambio. L’impossibilità al momento di poter assecondare la richiesta di finanziamenti ha per ora bloccato il trattato europeo con l’Ucraina.

Vediamo come i “nazionalisti al servizio dello straniero”, come ben li definisce Contropiano, giochino però a carte scoperte, affermando senza mezzi termini che la consegna del proprio paese alla UE significherebbe il seppellimento, una volta per tutte, dell’ipotesi di ogni possibilità di autodeterminazione economica e sociale del paese. Producendo quella dinamica che gli stati appartenenti all’Unione Monetaria conoscono bene, e cioè la perdita di ogni ipotesi di sovranità economica ceduta a una serie di strutture oligarchiche sovranazionali e impolitiche.

Riportiamo qui di seguito alcuni comunicati del Partito Comunista ucraino, nonché alcuni link utili a farsi un’opinione filtrata il meno possibile dalla retorica mediatica predominante e interessata.

http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/23252-il-partito-comunista-di-ucraina-accusa-i-dirigenti-dellue-di-volere-distruggere-lucraina-come-stato.html

http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/23280-appello-del-segretario-del-comitato-centrale-del-partito-comunista-ducraina-a-sostegno-delle-forze-di-sinistra-e-per-condannare-le-azioni-della-cosiddetta-qopposizioneq-e-del-partito-fascista-qlibertaq.html

http://www.contropiano.org/internazionale/item/20846-ucraina-la-rivolta-dei-nazionalisti-al-servizio-dello-straniero

 

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2 comments to A proposito di rivolte tossiche

  • salvatore

    Non sono esperto ma mi sembra che manchino degli aspetti fondamentali:
    1) I rapporti commerciali con la Russia sono degni di nota. La Russia compra prodotti ucraini che non credo interessino all’Europa, per di più la Russia ha dato il gas all’Ucraina a prezzi stracciati, anche perché i gasdotti ucraini sono vitali per la Russia.
    2) Una parte dell’Ucraina era dentro la Polonia(Galizia) ed è stata inclusa nell’URSS solo durante e appena dopo la Seconda Guerra Mondiale e per questo è anti-russa. Questo a prescindere dalla propaganda molto intesa che mette benzina sul fuoco. Mentre la parte maggioritaria dell’Ucraina parla russo.
    3) La manina degli Stati Uniti io la vedo. Vogliono far entrare l’Ucraina nella Nato, questa una richiesta inaccettabile per la Russia.

    Spero che la discussione faccia emergere più di quel poco che ho detto. Ad una visione rapida emerge che l’economia non basta, che ci sono strategie a più ampio respiro che vanno considerate.

  • salvatore

    La discussione non è partita ma questo articolo di Marco Santopadre risponde bene all’esigenza di inquadrare i fatti ucraini in una dinamica più ampia.
    http://www.contropiano.org/internazionale/item/20956-la-russia-punta-i-missili-verso-berlino
    In un certo senso la tossicità non solo rimane ma aumenta di grado.

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