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		<title>Coming soon</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Sep 2010 20:11:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[antimperialismo]]></category>

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Gira per l&#8217;isola, incontra gli studenti, fa comizi a destra e a manca&#8230; ma soprattutto sta facendo mangiare il fegato a tutti quei corvacci del malaugurio che da 20 continuano a sbagliare i pronostici sull&#8217;imminente caduta del socialismo a Cuba. E&#8217; lo strano caso di Benjamin Castro che più passa il tempo e più sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/benjamin-castro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3210" title="benjamin castro" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/benjamin-castro.jpg" alt="" width="500" height="484" /></a></p>
<p>Gira per l&#8217;isola, incontra gli studenti, fa comizi a destra e a manca&#8230; ma soprattutto sta facendo mangiare il fegato a tutti quei corvacci del malaugurio che da 20 continuano a sbagliare i pronostici sull&#8217;imminente caduta del socialismo a Cuba. E&#8217; lo strano caso di Benjamin Castro che più passa il tempo e più sembra ringiovanire. Fidel, seguro, al yanqui dale duro!</p>
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		<title>lunga vita a Cuba</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 00:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[antimperialismo]]></category>

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Dopo aver garantito ai suoi cittadini il più basso tasso di mortalità infantile del continente americano Cuba si prepara a battere un altro record. Dal 2025 supererà l&#8217;Uruguay e diverrà il paese latinoamericano con l&#8217;eta media più alta ovvero il Paese con il maggior numero di anziani. Per un Paese povero questo dato ha un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/SOLE-MARE-E-SOCIALISMO.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3198" title="SOLE MARE E SOCIALISMO" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/SOLE-MARE-E-SOCIALISMO.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a></p>
<p>Dopo aver garantito ai suoi cittadini il più basso tasso di mortalità infantile del continente americano Cuba si prepara a battere un altro record. Dal 2025 supererà l&#8217;Uruguay e diverrà il paese latinoamericano con l&#8217;eta media più alta ovvero il Paese con il maggior numero di anziani. Per un Paese povero questo dato ha un significato enorme ed è indice di una qualità della vita e di un sistema di sicurezza sociale senza paragoni. La ricetta? sole, mare e&#8230; socialismo!</p>
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		<title>Dicono i muri</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Sep 2010 00:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>

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www.toninolibero.org
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/tonino-libero.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3195" title="tonino libero" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/tonino-libero.jpg" alt="" width="500" height="306" /></a></p>
<p><a href="http://www.toninolibero.org/">www.toninolibero.org</a></p>
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		<title>portatori sani di democrazia</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 18:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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Negli anni &#8216;80 il Ministero della Sanità e la RAI produssero una delle prime campagne contro la diffusione dell&#8217;AIDS dai toni abbastanza discriminatori. Nello spot si vedevano persone all&#8217;apparenza &#8220;normali&#8221; aggirarsi contornate da un alone viola invisibile ad occhio nudo&#8230; dei moderni untori pronti a diffondere il virus. Forse sarebbe il caso di riprendere quei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/ichino-portatore-sano-di-democrazia.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3188" title="ichino portatore sano di democrazia" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/ichino-portatore-sano-di-democrazia.jpg" alt="" width="500" height="334" /></a></p>
<p>Negli anni &#8216;80 il Ministero della Sanità e la RAI produssero una delle prime campagne contro la diffusione dell&#8217;AIDS dai toni abbastanza discriminatori. Nello spot si vedevano persone all&#8217;apparenza &#8220;normali&#8221; aggirarsi contornate da un alone viola invisibile ad occhio nudo&#8230; dei moderni untori pronti a diffondere il virus. <span id="more-3187"></span>Forse sarebbe il caso di riprendere quei filmati e cambiarli di senso visto che oramai appare evidente come la nostra società pulluli di ambigui personaggi che potremmo definire dei &#8220;portatori sani di democrazia&#8221;. Gente che in nome di quella parola giustifica guerre, bombardamenti, stragi ma poi, in casa propria, ne risulta praticamente immune. E&#8217; il caso del celeberrimo Ichino che dopo averci spiegato quanto sia assurdo il diritto di sciopero individuale ora ha annusato l&#8217;odore delle elezioni ed è tornato alla carica fondando un comitato bipartisan che chiede una riforma elettorale in stile anglosassone. Come se l&#8217;eliminazione del proporzionale non fosse già bastata a convincere il 36% degli aventi diritto a rinunciare al voto pur di non essere costretti a scegliere tra la piùmerda e la menomerda (che poi sempre merda è). Il tutto ovviamente in nome di quella governabilità che  col tempo è divenuta una vera e propria brandita dalle classi dominanti contro i lavoratori. Sinceramente non c&#8217;interessa infilarci in una disputa da politologi per stabilire se convenga di più il doppio turno alla francese, lo sbarramento alla tedesca o chissà poi cos&#8217;altro. Questa idea di &#8220;democrazia&#8221; ci è totalmente estranea. E se scriviamo al riguardo è solo perchè crediamo sia necessario inserirsi nelle contraddizioni di chi ci domina portandole allo scoperto ogni volta che ci è possibile.  Perchè è chiaro come nelle democrazie &#8220;elettorali&#8221; al popolo venga alienata la possibilità di partecipare e di decidere lasciandogli, al massimo, solo la possibilità di decidere chi dovrà decidere al suo posto. Così come crediamo che cambi poco se alla fine il sistema sia bipolare, bipartitico o multipartitico. Perchè non sta li il punto. Perchè la democrazia o è sociale o, semplicemente, non è. Per dirla con Zizek: <em>Dove, come, da chi sono effettuate le decisioni chiavi riguardanti i problemi globali? Avvengono nello spazio pubblico, con la partecipazione impegnata della maggioranza? In caso di risposta affermativa è secondaria importanza vivere in uno stato a partito unico, o altro. In caso di risposta negativa è di secondaria importanza che si viva in uno stato di democrazia parlamentare e di libertà delle scelte individuali.</em></p>
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		<title>REGINA ELENA &#8230; un anno fa</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 13:07:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[iniziative/segnalazioni]]></category>

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Un anno fa l&#8217;amministrazione Alemanno metteva a segno uno dei primi colpi dell&#8217;infame campagna lanciata contro i movimenti per il diritto all&#8217;abitare. Un anno fa venivano sgomberate 600 persone, relegate in residence a 20km dal centro di Roma, costrette alla condivisione forzata di spazi senza una minima logica distributiva e stipati come bestie. Un anno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3179" title="04" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/09/04.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un anno fa l&#8217;amministrazione Alemanno metteva a segno uno dei primi colpi dell&#8217;infame campagna lanciata contro i movimenti per il diritto all&#8217;abitare. <span id="more-3175"></span>Un anno fa venivano sgomberate 600 persone, relegate in residence a 20km dal centro di Roma, costrette alla condivisione forzata di spazi senza una minima logica distributiva e stipati come bestie. Un anno fa lo sgombero del Regina Elena Occupato veniva sbandierato come successo della giunta Alemanno; e con esso la &#8220;soluzione abitativa residenziale&#8221; proposta come soluzione transitoria, in realtà uno sperpero di danari pubblici e un favoreggiamento ai grandi costruttori da sempre osteggiata dai movimenti. Ad un anno da quella mattina &#8211; ore 06:30, traffico in tilt nella zona univeristaria &#8211; nessuna soluzione abitativa dignitosa è stata offerta agli ex occupanti di via del Castro Laurenziano, nessuna soluzione che non restituisse l&#8217;immobile nelle mani mafiosi dell&#8217;attuale rettore de &#8220;La Sapienza&#8221; Luigi Frati (che ai tempi dell&#8217;abbandono dei padiglioni dell&#8217;ex Regina Elena era preside della Facoltà di Medicina) è stata varata dal Sindaco amico dei palazzinari. I compagni e le compagne di Roma, nel I anniversario dello sgombero, si stringono ancora intorno a chi lotta per una sistemazione adeguata e dignitosa e si schierano a fianco della lotta per il diritto all&#8217;abitare, tra le poche vertenze che mostrano chiaramente la vera inadeguatezza del  governo di questa città.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">ALEMANNO SCHIAVO DEI PALAZZINARI!</p>
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		<title>Italiani? Sempre brava gente</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 09:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ilenia</dc:creator>
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		<category><![CDATA[antimperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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Tra le tante riflessioni che si potrebbero fare sulla visita di Gheddafi, c’è di sicuro quella sulle ancora persistenti difficoltà degli italiani di fare i conti con il proprio passato imperialista. Nonostante il continuo battersi il petto in finte manifestazioni di cordoglio, ancora non si vuole, infatti, comprendere davvero la portata della politica coloniale italiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/Omar_Shegewi.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-3169" title="Omar_Shegewi" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/Omar_Shegewi-e1283246353360.jpg" alt="" width="500" height="337" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Tra le tante riflessioni che si potrebbero fare sulla visita di Gheddafi, c’è di sicuro quella sulle ancora persistenti difficoltà degli italiani di fare i conti con il proprio passato imperialista. Nonostante il continuo battersi il petto in finte manifestazioni di cordoglio, ancora non si vuole, infatti, comprendere davvero la portata della politica coloniale italiana in Africa. Si ammettono i “crimini italiani”, ma solo per non fare i conti davvero con essi.<span id="more-3168"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ieri Gheddafi ha fatto un’affermazione incontrovertibile: “<em>Gli storici dicono che il maresciallo Graziani è stato il maestro di Hitler per i campi di concentramento e l&#8217;Olocausto. Lo stesso sistema è stato usato contro i libici. Nei campi morivano cinquanta libici al giorno, donne, uomini, bambini</em>”. Nessuno, dotato di buon senso e di un minimo di conoscenze storiche, potrebbe contestare questa affermazione. Lo fa, invece, il Corriere della sera: secondo il giornalista Goffredo Buccini, infatti, “<em>il rais riscrive la storia</em>”, “<em>incomincia a maneggiare direttamente la storia</em>” (<a href="http://www.corriere.it/politica/10_agosto_31/rais-riscrice-storia-ghitler-geddafi-xml_826f8678-b4bf-11df-8e04-00144f02aabe.shtml">leggi</a>). E perché mai starebbe riscrivendo la storia, verrebbe da chiedersi? Cosa c’è di falso nell’affermazione di Gheddafi? Non si sa. Secondo Buccini la sta riscrivendo e basta, ci dobbiamo accontentare del suo giudizio.</p>
<p style="text-align: justify;">I 16 campi di concentramento italiani in Libia vengono quasi completamente rimossi nell’articolo di Buccini che, descrivendo i pannelli della mostra, parla “solo” di “<em>fucilazioni, gas tossici, deportazioni di massa, fino all&#8217;esecuzione di Omar El Mukhtar, il Leone del Deserto impiccato a quasi settant&#8217;anni e morto invocando il suo Dio dal patibolo</em>”: solo alla fine Buccini vi fa brevemente accenno. Eppure proprio Omar El Mukhtar è stato ucciso nel campo di concentramento di Soluch, quello che lo storico Angelo Del Boca non esita a paragonare ai campi nazisti (“Soluch come Auschwitz”, è il titolo di uno dei capitoli del suo libro “Italiani, brava gente?”; un altro capito, sul massacro di oltre 400 monaci copti fatto attuare da Graziani in Etiopia nel 1936, è intitolato “Debra Libanos: una soluzione finale”).</p>
<p style="text-align: justify;">Già questo potrebbe bastare, se uno avesse un minimo di conoscenze, a considerare con un occhio un po’ più onesto la considerazione di Gheddafi. Basta poi una ricerchina su internet per trovare testimonianze dei reduci dei campi italiani in Libia, che confermano quanto detto da Gheddafi. Ad esempio, secondo la testimonianza di un uomo che era stato prigioniero nel campo di El Aghelia, “<em>Dovevamo sopravvivere con un pugno di riso o di farina e spesso si era troppo stanchi per lavorare&#8230; ricordo la miseria e le botte&#8230; Le nostre donne tenevano un recipiente nella tenda per fare i bisogni&#8230; avevano paura di uscire rischiavano di essere prese dagli etiopi o dagli italiani…le esecuzioni avvenivano&#8230; al centro del campo egli italiani portavano tutta la gente a guardare. ci costringevano a guardare mentre morivano i nostri fratelli. Ogni giorno uscivano 50 cadaveri</em>” (<a href="http://www.criminidiguerra.it/campiafrica.shtml">leggi</a>). Esattamente quello che ha detto Gheddafi.<br />
Descrizioni ancora più puntuali sulla riconquista fascista della Libia, ovvero sulla soppressione del movimento di resistenza dei libici contro l’occupazione, durata dal 1922 al 1932 (<a href="http://www.criminidiguerra.it/repressionelibia.shtml">vedi</a>), si possono trovare poi descrizioni ancora più precise nelle opere di Del Boca. E così si scoprono altri dettagli su questa riconquista operata da Graziani, “il Maresciallo d’Italia” soprannominato dai contemporanei “il macellaio degli arabi”. Si può leggere così di 100 mila deportati in campi di concentramento, di marce di trasferimento in cui “<em>non furono ammessi ritardi. Chi indugiava </em>[donne, vecchi, bambini, malati] <em>veniva immediatamente passato per le armi</em>”, di 40mila morti tra marce e reclusione nei campi di concentramento, in tre anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Gheddafi riscrive la storia, dunque? A noi non sembra. È solo che alcuni, per quanto si dimostrino umanamente commossi, non la vogliono accettare.</p>
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		<title>sfruttati di tutto il mondo&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 09:28:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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Gli operai di Pomigliano sono assenteisti. Gli operai di Termini Imerese fanno gli scioperi per vedere le partite. Gli operai di Melfi sabotano la produzione. Gli operai di Mirafiori sono poco produttivi. Bisogna lasciarsi alle spalle idee da lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operai. C&#8217;è bisogno di un nuovo patto sociale&#8230; La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/adda-passà-a-nuttata1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3161" title="adda passà a nuttata" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/adda-passà-a-nuttata1.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><em>Gli operai di Pomigliano sono assenteisti. Gli operai di Termini Imerese fanno gli scioperi per vedere le partite. Gli operai di Melfi sabotano la produzione. Gli operai di Mirafiori sono poco produttivi. Bisogna lasciarsi alle spalle idee da lotta fra capitale e lavoro, fra padroni e operai. C&#8217;è bisogno di un nuovo patto sociale&#8230;</em> <span id="more-3163"></span>La cifra ideologica dell&#8217;offensiva di Marchionne è contenuta tutta in queste poche frasi che da mesi sentiamo ripetere come un mantra ossessivo un po&#8217; ovunque. A sentirli sembrerebbe quasi che la crisi economica sia colpa di una classe operaia inefficiente, svogliata e poco produttiva. E se avessero ragione? Del resto se lo dicono tutti, dai professori con 4 lauree ai giornalisti con 10 stipendi, un fondo di verità ci sarà pure. E che scemi noi a credere che si trattasse di una crisi strutturale. Che ottusi noi a pensare che il nodo irrisolvibile del modo di produzione capitalistico fosse la ciclica sovrapproduzione di merci e capitali. Ragioniamo come dei fossili politici appesi a ideologie novecentesche. Ancora con Marx? Nel 2010? No. No. Bisogna fare come in Polonia e in Serbia. Bisogna dar retta ai sindacati neocorporativi. Bisogna rimboccarsi le maniche, abbassare la testa, fare i sacrifici e accettare salari più bassi. Non ci sono nè santi nè madonne&#8230; c&#8217;ha ragione Marchionne, per uscire dalla crisi bisogna produrre di più. Solo che poi leggiamo alcuni dati e qualche dubbio ci viene. Nel 2009 Mirafiori è stata usata al 64% della capacità produttiva, Cassino al 24%, Melfi al 65%, Pomigliano al 14%. E proprio a Melfi, la pietra dello scandalo di questa strana estate in cui l&#8217;Italia ha riscoperto che esistono gli operai, da ottobre inizierà la cassa integrazione. Poi ci sono la Indesit, la Merloni, la Italtel, la Burani, la Tirrenia, la Omsa e almeno altre 200 grandi fabbriche in crisi. Migliaia di lavoratori e lavoratrici che rischiano di perdere il posto di lavoro, 500.000 dicono le stime, e che si aggiungeranno alle migliaia di posti di lavoro atipici &#8220;evaporati&#8221; negli ultimi tre anni. Ma allora qualcosa non torna. Se ci sono centinaia di impianti produttivi sottoutilizzati e milioni di lavoratori a spasso com&#8217;è possibile che il problema sia dovuto alla scarsa produttivita? Ma vuoi vedere che avevamo ragione noi?</p>
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		<title>ciao rena&#8217;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 18:32:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/ciao-rena1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3157" title="ciao rena'" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/ciao-rena1.jpg" alt="" width="500" height="324" /></a></p>
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		<title>Chi semina vento&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 13:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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Raccoglie tempesta!
Solidarietà ai bergamaschi, Maroni boia!
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/berga_19_672-458_resize.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3151" title="berga_19_672-458_resize" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/berga_19_672-458_resize-300x180.jpg" alt="" width="490" height="306" /></a></p>
<p>Raccoglie tempesta!</p>
<p>Solidarietà ai bergamaschi, Maroni boia!</p>
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		<title>consigli (o sconsigli) per gli acquisti</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 18:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
E&#8217; da poco uscito per i tipi della Zambon &#8220;Giovane Cuba&#8221;, un libro che raccoglie le impressioni ricavate tra il 1963 e il 1964 dalla giornalista statunitense Deena Stryker durante il suo secondo viaggio nella isla grande. Ci rendiamo conto che messa così potrebbe forse sembrare un&#8217;opera per cubanofili accaniti, forse anche un po&#8217; anacronistica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/giovane-cuba1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3148" title="giovane cuba" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/giovane-cuba1.jpg" alt="" width="500" height="835" /></a></p>
<p>E&#8217; da poco uscito per i tipi della Zambon &#8220;Giovane Cuba&#8221;, un libro che raccoglie le impressioni ricavate tra il 1963 e il 1964 dalla giornalista statunitense Deena Stryker durante il suo secondo viaggio nella isla grande. Ci rendiamo conto che messa così potrebbe forse sembrare un&#8217;opera per cubanofili accaniti, forse anche un po&#8217; anacronistica e noiosa. <span id="more-3147"></span>E&#8217; invece questo libro scritto in presa diretta quasi cinquant&#8217;anni fa mantiene una freschezza ed anche un&#8217;attualità sorprendenti. Nella infinita sequela di osservazioni, aneddoti, dichiarazioni più o meno informali si respirano per intero l&#8217;entusiasmo e l&#8217;effervescenza di una revoluciòn alle prese con il potere, inteso come l&#8217;infinito possibile e non più come l&#8217;esercizio del dominio dei pochi sui molti. E anche le contraddizioni, i problemi, gli errori. Segno tangibile che la rivoluzione è un processo e non un singolo atto. E&#8217; interessante, ad esempio, leggere della polemica che oppose il &#8220;vecchio comunista&#8221; Blas Roca al &#8220;barbudos&#8221; Alfredo Guevara, allora presidente dell&#8217;ICAIC (Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografica). Uno scontro nato sull&#8217;opportunità di proiettare o meno alcune pellicole ritenute da Roca portatrici di valori incompatibili con il socialismo ma che tracimò ben presto in un dibattito pubblico sul ruolo dell&#8217;arte. Scriviamo questo perchè neanche a farlo apposta proprio pochi giorni fa sulle pagine del Corriere (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/agosto/20/Commedia_italiana_set_Cuba_censura_co_9_100820065.shtml">leggi</a>) è uscito un articolo in cui si rimproverava all&#8217;ICAIC di aver censurato il copione di &#8220;Cuba te espera&#8221;. L&#8217;isituto che ha prodotto film scomodi come Fresa y chocolate (tanto per citarne uno) e che da anni organizza il maggior festival di cinema latinoamericano, un evento a cui partecipano migliaia di cubani, avrebbe dunque intralciato le riprese del primo cinepanettone di denuncia che la storia ricordi.  Un film dal cast stellare (Brignano e Pannofino, altro che De Niro) e che Giampaolo Letta, amministratore delegato della Medusa, assicura essere un opera di &#8220;analisi sociale&#8221; (sic). Altrettanto interessanti, sempre a mo&#8217; di esempio, sono le chiacchierate tra alcuni capi guerriglieri e la giornalista, soprattutto quelle riguardanti la natura marxista della revoluciòn. Tra le tante c&#8217;è una riflessione che ci ha particolarmente colpito, forse perchè elaborata da un dirigente inizialmente poco convinto da questo approdo: <em>avevamo capito che non esistono le mezze misure: o si faceva come si è fatto, o questa smetteva di essere una rivoluzione; e quanto al socialismo, non era quello che la propaganda ci aveva fatto credere, e non era nemmeno necessariamente quello che era stato in altri paesi: era quello che ne facevamo noi. </em></p>
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		<title>un boia è un boia. Anche da morto.</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 18:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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Prima della partita col Sassuolo i tifosi del Livorno hanno sonoramente fischiato il minuto di silenzio con cui la FIGC ha voluto omaggiare Kossiga.  Una cosa analoga è accaduta prima di Inter-Roma in occasione della supercoppa e di  Torino -Varese. Ovviamente ci uniamo idealmente a quei fischi perchè un boia rimane un boia, anche se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/la-memoria.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3141" title="la memoria" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/la-memoria.jpg" alt="" width="500" height="332" /></a></p>
<p>Prima della partita col Sassuolo i tifosi del Livorno hanno sonoramente fischiato il minuto di silenzio con cui la FIGC ha voluto omaggiare Kossiga.  Una cosa analoga è accaduta prima di Inter-Roma in occasione della supercoppa e di  Torino -Varese. Ovviamente ci uniamo idealmente a quei fischi perchè un boia rimane un boia, anche se è morto.</p>
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		<title>Cosa vuole veramente Marchionne?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 13:30:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[capitale/lavoro]]></category>

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Al di là di quello che ci possono raccontare i media e i portavoce dei politici, sia noi che il capitale sappiamo benissimo che questa che loro chiamano crisi non è altro che un percorso ultra-decennale di perdita del potere d’acquisto dei lavoratori. Se i lavoratori hanno sempre meno soldi di conseguenza potranno comperare sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/marchionne_lamericano_N.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3138" title="marchionne_lamericano_N" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/marchionne_lamericano_N.jpg" alt="" width="450" height="288" /></a></p>
<p>Al di là di quello che ci possono raccontare i media e i portavoce dei politici, sia noi che il capitale sappiamo benissimo che questa che loro chiamano crisi non è altro che un percorso ultra-decennale di perdita del potere d’acquisto dei lavoratori.<span id="more-3137"></span> Se i lavoratori hanno sempre meno soldi di conseguenza potranno comperare sempre meno cose. Per un po’ l’utilizzo sconsiderato (ma incentivato dal capitale) del debito (mutui, prestiti, rate, ecc..) ha funzionato come calmante e sbocco del mercato, ma ad un certo punto è crollato. Dunque, il consumo si riduce, le merci prima si accumulano invendute nei magazzini, poi viene drasticamente ridotta la produzione delle stesse. Produrre di meno significa che alle aziende, nelle fabbriche o nei negozi occorrono meno lavoratori, dunque la disoccupazione crescerà, alimentando la perdita ulteriore di potere d’acquisto dei lavoratori. E’ un circolo vizioso, che può arrestarsi <em>solamente </em>facendo recuperare potere d’acquisto a chi lavora, consentendo così un aumento dei consumi che favorisca una ripresa della produzione così da aumentare l’occupazione e di conseguenza aumentare i redditi disponibili ad acquistare le merci prodotte. E’ una legge, anche fra le più risapute, del modello di sviluppo capitalista. La sappiamo noi come la sanno i padroni. Eppure continuano a non muoversi in questa direzione. Anzi.</p>
<p>Capofila di questa reazione economica alla crisi, almeno nel nostro paese, si sta rivelando Marchionne, il capitano d’impresa, quello che piaceva tanto a Bertinotti. L’assunto base di Marchionne, e di riflesso di tutti gli altri padroni, e dei politici che dovrebbero governare questo sviluppo, è invece centrato sulla produttività. Bisogna, a sentir loro, migliorare la produzione, consentendo a meno lavoratori di produrre di più e meglio. Aumentare la quantità di merci prodotte per lavoratore, o produrle in maniera più economica. Questa cosa però è in netta contraddizione con quello che abbiamo detto prima e che sanno benissimo pure loro: o di merci ce ne sono troppe rispetto a quante ne può assorbire il mercato (come ci ha insegnato questa e tutte le altre crisi precedenti del capitale), oppure ce ne sono troppo poche e bisogna cercare di farne produrre di più ai lavoratori (come cercano di farci credere i padroni). Invece c’è una terza spiegazione, ed è quella a cui stanno puntando da anni i padroni e i Governi dei paesi occidentali.</p>
<p>Se i mercati occidentali sono da alcuni anni saturi oltre ogni eccesso, così però non lo è il mercato mondiale nel suo complesso. Esiste, nel mondo, un miliardo e mezzo di potenziali consumatori che attendo con ansia il loro ingresso nel consumismo tipo-occidentale. E sono gli abitanti della Cina e dell’India. Se il cittadino italiano non può più comprare un cazzo, non è detto che altrove questo non sia possibile, anzi, nel corso dei prossimi anni saranno proprio i consumatori di questi paesi che trascineranno lo sviluppo mondiale. Alcuni paesi già vivono quasi esclusivamente di export: è il caso della Germania, primo esportatore mondiale, di cui tutti in questi giorni tessono le lodi come paese locomotiva della ripresa. Ed è proprio la Germania l’esempio (negativo) a cui guardare, e soprattutto stanno guardando le economie occidentali, rappresentate in Italia da Marchionne. Al dirigente FIAT, così come ad ogni altro dirigente occidentale, non interessa più far consumare i suoi prodotti nei paesi occidentali, ma esportarli per farli consumare altrove, e in particolare, oggi e nei prossimi anni, in oriente.</p>
<p>Cosa significa tutto questo nel medio e nel lungo periodo? Significa che nei paesi occidentali le condizioni di vita peggioreranno sempre di più. Aumenterà la produzione, destinata ai mercati orientali, ma diminuiranno i diritti e i salari di chi produce in occidente. Ai primi accenni di protesta, le aziende dislocheranno la loro produzione all’estero, nei pesi del secondo e terzo mondo, perché mancherà quell’incentivo fondamentale che fino a qualche anno fa le teneva ancorate ai territori di appartenenza, e cioè il consumo interno. I mercati interni dei paesi occidentali interesseranno sempre di meno al mercato, dunque sarà sempre meno importante garantire, a chi vive in questi paesi, la possibilità di un reddito idoneo ad acquistare merci. La tendenza sarà quella di spostare sempre di più la produzione all’estero e rivendere queste merci sempre all’estero.</p>
<p>Tutto questo durerà fino a quando non si svilupperanno anche in questi paesi, Cina e India su tutti, dei movimenti di resistenza a questo sviluppo economico. In particolare, quando non si svilupperanno sindacati forti che costringeranno la produzione a garantire maggiori diritti e stipendi ai lavoratori locali. Facendo così diminuire drasticamente il saggio di profitto (ma questa è un&#8217;altra storia).</p>
<p>In conclusione, il processo assomiglierà molto a quello avvenuto nei paesi occidentali cento o duecento anni fa. Per quanto ci riguarda, invece, dovremmo convivere per molto tempo con condizioni di vita che tenderanno a peggiorare, inevitabilmente, e nel lungo periodo a livellarsi a quelle dei paesi emergenti, che nel frattempo si saranno allineati. Staremo a vedere. L’importante è avere ben chiaro questo concetto: che Marchionne è il capofila, un simbolo, di quello che avverrà con sempre maggiore forza nei prossimi anni. Capirlo, significherà essere già a metà della soluzione.</p>
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		<title>uno spettro s&#8217;aggira per l&#8217;Asia&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 09:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[antimperialismo]]></category>

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Ormai ridotto a puro simulacro in Cina, il pensiero e la strategia politica di Mao continuano a rappresentare uno strumento possente per milioni di diseredati, soprattutto nel continente asiatico. Dopo il Nepal anche l&#8217;India è costretta da qualche anno a fare i conti con una guerra popolare in grado di squoterne gli architravi sociali ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/uno-spettro....jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3132" title="uno spettro..." src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/uno-spettro....jpg" alt="" width="500" height="321" /></a></p>
<p>Ormai ridotto a puro simulacro in Cina, il pensiero e la strategia politica di Mao continuano a rappresentare uno strumento possente per milioni di diseredati, soprattutto nel continente asiatico. <span id="more-3131"></span>Dopo il Nepal anche l&#8217;India è costretta da qualche anno a fare i conti con una guerra popolare in grado di squoterne gli architravi sociali ed economici che relegano oltre il 70% della popolazione in una situazione di estrema povertà. Sembrano essersene accorti anche i media occidentali che negli ultimi mesi hanno abbandonato i toni folklorici degli articoli di colore per quelli ben più preoccupati di chi vede migliaia di sfruttati imbracciare un fucile (<a href="http://www.corriere.it/esteri/10_agosto_19/Armi-tribunali-del-popolo-e-tangenti-fubini_5b1bcbfa-ab59-11df-94af-00144f02aabe.shtml">leggi</a>). In rete abbiamo trovato questa intervista (<a href="http://piemonte.indymedia.org/article/3567">leggi</a>) che aiuta a inquadrare meglio il fenomeno del &#8220;naxalismo&#8221; e se ci aggiungiamo che pure i maosti afghani hanno da poco annunciato l&#8217;inizio della lotta armata contro &#8220;invasori imperialisti&#8221; e &#8220;teocrati reazionari&#8221; (<a href="http://it.peacereporter.net/articolo/23586/Stella+rossa+sull%27Afghanistan">leggi</a>)&#8230;</p>
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		<title>si, vabbè, però, insomma&#8230; il gioco delle parti</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 16:29:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[capitale/lavoro]]></category>

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Il gioco delle parti. Le dichiarazioni che si stanno succedendo in questi giorni e in queste ore sulla sentenza del tribunale che obbliga la FIAT al reintegro dei tre lavoratori di Melfi licenziati per rappresaglia dopo il flop di Pomigliano rappresentano un vero e proprio gioco delle parti. Con alcuni dei protagonisti apparentemente impegnati a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/la-voce-del-padrone.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3129" title="la voce del padrone" src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/la-voce-del-padrone.jpg" alt="" width="500" height="247" /></a></p>
<p>Il gioco delle parti. Le dichiarazioni che si stanno succedendo in questi giorni e in queste ore sulla sentenza del tribunale che obbliga la FIAT al reintegro dei tre lavoratori di Melfi licenziati per rappresaglia dopo il flop di Pomigliano rappresentano un vero e proprio gioco delle parti. <span id="more-3128"></span>Con alcuni dei protagonisti apparentemente impegnati a interpretare il ruolo di consiglieri, anzi di consigliori, dell&#8217;amministratore delegato della FIAT. Tanto Sacconi che i vari Bonanni e Angeletti fino all&#8217;immancabile Ichino continuano infatti a ripetere a sua maestà Marchionne di non lasciarsi trascinare nella bagarre voluta dalla FIOM sottintendendo però, e neanche troppo velatamente, che la responsabilità sia tutta del &#8220;estremismo massimalista&#8221;del sindacato guidato da Landini. Proprio come quando scoppia una rissa e le persone intorno si mettono a trattenere uno dei due contendenti preoccupati che dalla ragione passi dalla parte del torto. E&#8217; evidente però che si tratta di una commedia, nemmeno ben recitata, e che in realtà tutti spingano verso quelle &#8220;nuove&#8221; relazioni industriali che dovrebbero riportare i lavoratori all&#8217;ottocento. E&#8217; altrettanto evidente, però, che la determinazione e la compatezza dei lavoratori possono rappresentare i granelli di sabbia che fanno inceppare questo meccanismo solo apparentemente inarrestabile. Per farsi un&#8217;idea di quanto diciamo (e di cosa hanno paura) basta leggersi l&#8217;articolo di Ichino pubblicato oggi dal Corsera (<a href="http://www.corriere.it/economia/10_agosto_23/una-radicalizzazione-che-oscura-il-piano-marchionne-ichino_77194904-ae79-11df-92e9-00144f02aabe.shtml">leggi</a>) e da cui estrapoliamo alcuni passaggi illuminanti:</p>
<p><em>Lo scontro di Melfi distoglie invece l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica dalle questioni assai più importanti sollevate &#8211; con piena ragione, queste &#8211; dall&#8217;amministratore delegato della Fiat, quando ha proposto al nostro Paese il suo colossale piano industriale.</p>
<p>Nella vertenza esplosa in seno allo stabilimento lucano l&#8217;azienda può forse avere ragione sul merito (&#8230;) ma già la scelta del licenziamento, in un caso in cui avrebbe potuto adottarsi anche una sospensione disciplinare, ha l&#8217;effetto di radicalizzare lo scontro.</p>
<p>&#8230;la prima manifestazione di una guerriglia con cui la Fiom &#8211; pur minoritaria tra i dipendenti Fiat &#8211; potrebbe proporsi di impedire l&#8217;attuazione dell&#8217;accordo sul piano industriale, approvato dalla coalizione sindacale maggioritaria.</p>
<p>&#8230; e non soltanto dal veto della Fiom, che qui rappresenta pur sempre un quinto dei lavoratori interessati, ma anche da quello del mini-sindacato o del comitato di base che ne rappresenti, in ipotesi, l&#8217;1 per cento. Non si può dimenticare che i Cobas alla Fiat di Pomigliano hanno proclamato lo «sciopero permanente dello straordinario» fino al 2014 e che, secondo il nostro diritto sindacale attuale (caso unico in Europa) qualsiasi dipendente potrà in qualsiasi momento aderire a questo sciopero, perché il patto di tregua contenuto nell&#8217;accordo per il nuovo piano industriale non vincola i singoli lavoratori: con questo si toglie ogni certezza di efficacia a una delle clausole che costituiscono la chiave di volta della nuova organizzazione del lavoro prevista dal piano.</em></p>
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		<title>A Giorgiana, a Francesco e a tutti gli altri&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 12:23:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

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Alle 13 e 18 di oggi, martedì 17 agosto 2010, è morto Francesco Kossiga. Aveva 82 anni. Lui. Ma Giorgiana, Francesco e gli altri compagni assassinati nelle piazze o nel sonno dai suoi carabinieri o dalla sua polizia 82 anni non li avranno mai. Non verseremo una lacrima per chi incarcerò e torturò centinaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/le-nostre-idee....jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3125" title="le nostre idee..." src="http://www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2010/08/le-nostre-idee....jpg" alt="" width="500" height="236" /></a></p>
<p>Alle 13 e 18 di oggi, martedì 17 agosto 2010, è morto Francesco Kossiga. Aveva 82 anni. Lui. Ma Giorgiana, Francesco e gli altri compagni assassinati nelle piazze o nel sonno dai suoi carabinieri o dalla sua polizia 82 anni non li avranno mai. Non verseremo una lacrima per chi incarcerò e torturò centinaia di militanti rivoluzionari. A loro e solo a loro va adesso il nostro pensiero, il nostro ricordo e la nostra allegria. Perchè questo mondo di merda da oggi alle 13 e 18 puzza un po&#8217; di meno.</p>
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