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		<title>Chi lo sa che faccia ha? Chissà chi è&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jun 2013 15:18:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9291" title="lupin" src="http://i0.wp.com/www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2013/06/lupin.jpg?resize=500%2C373" alt="" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Ci sono alcune <em>piccole storie</em> che per quanto <em>ignobili</em> riescono a raccontare questo Paese meglio di molti saggi e trattati, e quella che arriva da Genova è una di queste. Una anziana signora di 80 anni residente a Castelletto è stata condannata a 2 mesi  e 20 giorni di carcere perchè sorpresa a rubare una confezione di carne, due scatole di biscotti e una piccola bottiglia di liquore (<a href="http://www.genovatoday.it/cronaca/anziana-condannata-furto-alimentari.html">leggi</a>). Stando alle statistiche questo genere di &#8220;reati&#8221; è in forte ascesa. <span id="more-9290"></span>Colpa della crisi che spinge i pensionati a diventare dei ladri, scrivono i giornali. Colpa dei padroni e dei loro lacchè che solo negli ultimi 10 anni hanno fatto in modo che 15 punti di ricchezza nazionale si spostassero dal lavoro e le pensioni alle rendite e ai profitti, diciamo noi. Come nei quiz di Gerry Scotti l&#8217;Istat stabilisce che a seconda delle proprie possibilità di spesa una famiglia può essere: a) assolutamente povera, con meno di 800 euro al mese; b) appena povera, con 1011 euro; c) quasi povera, con poco più di 1011 euro e d) non povera, da 1200 euro in su. Se a questo adesso aggiungiamo che il salario medio di un lavoratore dipendente a tempo indeterminato (ormai più raro dei panda) è 1286 euro, che un lavoratore part time prende mediamente 700 euro e un precario 800 (fonte Eurostat) non è difficile capire quale delle risposte sopra indicate molti italiani saranno costretti ad <em>accendere</em>. E se sei pensionato va pure peggio. L&#8217;assegno previdenziale medio, secondo l&#8217;Inps, è di 10400 euro annui, meno di 800 euro mensili. Sui quasi 17 milioni di pensionati la metà prende meno di 1000 euro al mese e 3 milioni di loro meno di 500 euro. Questo ovviamente se parliamo di quelli che la retorica dominante ha definito per anni come &#8220;lavoratori privilegiati&#8221;. Fra qualche anno, quando andrà in pensione le generazione precaria col sistema contributivo, sarà grasso che cola se si arriverà ai 460 euro della pensione sociale. E allora hai voglia a mettere vigilantes di guardia ai supermercati. Piccola nota di colore, perchè un furtarello da pochi euro arrivi in un tribunale e si trasformi in una condanna è necessario che il direttore del supermercato sia particolarmente determinato ad andare fino in fondo e non si accontenti di una ramanzina e di farsi pagare la merce. Indovinate un po&#8217; qual era il supermercato in questione? La &#8220;rossa&#8221;, &#8220;sostenibile&#8221; ed &#8220;equa e solidale&#8221; Coop&#8230; l<em>&#8216;infame sei tu, chi può darti di più</em>? Per come la vediamo noi la <em>pantera grigia</em> di Castelletto ha fatto benissimo a prendersi quello di cui aveva necessità, bisognerebbe solo capire che una cosa del genere fatta da soli diventa un &#8220;reato&#8221;, mentre fatta collettivamente diventa un esproprio, ma a permettere questo salto di qualità dovrebbe provvedere la sinistra di classe.</p>
<p><em>C&#8217;è un solo animale capace di morire di fame senza osar toccare cibo, pur avendolo a portata di mano. Tutte le bestie attaccano e muoiono lottando per il loro sostentamento. Soltanto l&#8217;uomo si avvilisce morendo di fame e freddo senza rompere le vetrine di un negozio qualsiasi per sopravvivere.</em></p>
<p><em>(Manuel Scorza, La danza immobile)</em></p>
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		<title>a Maurizio Azzara</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jun 2013 12:50:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frank</dc:creator>
				<category><![CDATA[Re-Post (colonna destra)]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>da http://www.contropiano.org</p> <p>diceva sempre “non soffocare mai quella parte che vive, naturalmente libera e selvaggia, in ognuno di noi”</p> <p>E’ morto Maurizio Azzara, l’uomo vestito di verde che si aggirava per le strade di Garbatella e del mondo con la macchina fotografica al collo, per cercare la Vita, l’abbraccio collettivo, la vera Fratellanza tra compagni</p> [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da <a href="http://www.contropiano.org/">http://www.contropiano.org</a></p>
<p>diceva sempre “non soffocare mai quella parte che vive, naturalmente libera e selvaggia, in ognuno di noi”</p>
<p>E’ morto Maurizio Azzara, l’uomo vestito di verde che si aggirava per le strade di Garbatella e del mondo con la macchina fotografica al collo, per cercare la Vita, l’abbraccio collettivo, la vera Fratellanza tra compagni</p>
<p>saluteremo la sua arruffata barba oggi (venerdì 14) alle 16,30 alla Sala del Commiato (?) a Roma al Cimitero di Prima porta</p>
<p>mi piacerebbe che lì ciascuno di noi, anche chi non parla mai, anche i ciechi e gli sdentati, lasciassero uscire quella parte libera e selvaggia per parlare di sé, di maurizio, dei compagni tutti</p>
<p>ci incontriamo alle 16,30 a Prima Porta (perché è l’unico cimitero in cui è possibile la cremazione)</p>
<p>saluti a pugno chiuso</p>
<p>Cristina, una compagna</p>
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		<title>Tentato assalto fascista al Cinema America Occupato</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Jun 2013 09:49:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frank</dc:creator>
				<category><![CDATA[Re-Post (colonna destra)]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"></p> <p>Durante la notte di mercoledi, a seguito dell&#8217;iniziativa dei forum dell&#8217;Acqua Bene Comune in piazza San Cosimato, convocata per festeggiare i due anni dalla vittoria referendaria, un manipolo di militanti di Casapound ha assaltato il Cinema America Occupato, un&#8217;occupazione limitrofa alla piazza che partecipava attivamente alla costruzione della giornata.</p> <p>Ma, per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=9285" rel="attachment wp-att-9285"><img class="aligncenter size-full wp-image-9285" title="6c36aaaa95ddb047100205dab886411b_L" src="http://i2.wp.com/www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2013/06/6c36aaaa95ddb047100205dab886411b_L.jpg?resize=400%2C400" alt="" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p>Durante la notte di mercoledi, a seguito dell&#8217;iniziativa dei forum dell&#8217;Acqua Bene Comune in piazza San Cosimato, convocata per festeggiare i due anni dalla vittoria referendaria, un manipolo di militanti di Casapound ha assaltato il Cinema America Occupato, un&#8217;occupazione limitrofa alla piazza che partecipava attivamente alla costruzione della giornata.</p>
<p>Ma, per i &#8220;legionari combattenti&#8221; questa volta è andata male: gli occupanti del cinema presenti all&#8217;interno dell&#8217;edificio, quando si sono resi conto di essere sotto attacco, hanno messo in fuga la squadraccia, scendendo in strada a difesa di tutte le attività del cinema: centinaia di proiezioni cinematografiche ad offerta libera, un corso di teatro gratuito, laboratori di pittura, concerti di tutti i generi, giochi in piazza con i bambini, iniziative a difesa del territorio, incontri e dibattiti, eventi a sostegno dei collettivi delle scuole circostanti e la costruzione della prima aula studio di Trastevere.</p>
<p>In seguito al fallito assalto, la squadraccia ha pensato bene di aggredire un gruppo di ragazzi di ritorno da una serata a Trastevere: ma anche questa volta i fascisti del terzo millennio, rifiutati dalle persone che si trovavano a passare in quella via, sono stati costretti alla fuga.</p>
<p>Trastevere, quartiere di storica tradizione antifascista, rifiuta il fascismo in tutte le sue forme. Queste vili aggressioni sono messe in atto in un periodo difficile per il Cinema America, in quanto tentano di farne una questione di ordine pubblico per facilitarne lo sgombero. Ma chi frequenta l&#8217;occupazione di Trastevere sa bene che il Cinema America consiste in ben altro: non si fermeranno le iniziative in piazza, non si fermerà la programmazione, tanto meno i lavori di riqualifica e i progetti avviati in questi mesi.</p>
<p>Ci scusiamo con il vicinato per il chiasso in strada, che ovviamente non è dipeso da noi. Ringraziamo anche chi, svegliatosi nel cuore della notte e affacciatosi alla finestra, ha capito subito la situazione e ci ha aiutato nell&#8217;allontanare la squadraccia di Casapound.</p>
<p>Trastevere è antifascista!</p>
<p>HIC SUNT LEONES!</p>
<p>Cinema America Occupato</p>
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		<title>Giulia Bausano ed Emilio Quadrelli: Gli insegnamenti delle giornate di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 11:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[Noi saremo tutto]]></category>
		<category><![CDATA[non li votiamo perchè...]]></category>
		<category><![CDATA[scrivono per noi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>Le recenti elezioni amministrative, a Roma e in altre città, hanno prodotto una riflessione di Giulia Bausano ed Emilio Quadrelli, che riceviamo e volentieri pubblichiamo.</p> <p>&#160;</p> <p></p> <p></p> <p class="MsoNormal" style="margin-left: 104.9pt; text-align: justify; line-height: 150%;">In questa fase, l’insubordinazione attiva di reparti del proletariato – interpretata, promossa, inscritta dentro il programma di una rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9277" title="elezioni" src="http://i1.wp.com/www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2013/06/elezioni.jpg?resize=500%2C500" alt="" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Le recenti elezioni amministrative, a Roma e in altre città, hanno prodotto una riflessione di Giulia Bausano ed Emilio Quadrelli, che riceviamo e volentieri pubblichiamo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p class="MsoNormal" style="margin-left: 104.9pt; text-align: justify; line-height: 150%;">In questa fase, l’insubordinazione attiva di reparti del proletariato – interpretata, promossa, inscritta dentro il programma di una rete di nuove avanguardie comuniste – è il passaggio politico preliminare a tutto. (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Senza tregua. Giornale degli operai comunisti. Luglio 1976</em>)</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 104.9pt; text-align: justify; line-height: 150%;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">I fatti e i dati hanno la testa dura. Il cinquantasei per cento della popolazione romana, alle ultime elezioni amministrative, si è astenuta. Le cose non sono andate troppo diversamente anche nei restanti collegi elettorali, ma è a Roma che l’astensionismo di massa ha raggiunto i picchi di maggiore consistenza. Ci soffermiamo su Roma poiché, in quanto realtà metropolitana, è in grado di <em>anticipare </em>e <em>prefigurare </em>gli scenari complessivi di un futuro che, a ragion veduta, sembra essere dietro l’angolo. L’analisi del voto romano, pertanto, assume un significato di particolare interesse in virtù della <em>tendenza </em>che oggettivamente incarna: saperla  leggere e interpretare con anticipo è ciò che fa delle avanguardie comuniste una realtà degna di questo nome.  Proprio su tale capacità si gioca, per intero, quell’essere <em>sul filo del tempo </em>che il metodo leniniano ci ha consegnato sulla scia della scienza marxista. Vediamo, pertanto, che cosa è successo a Roma considerando la prima tornata elettorale. La somma dei due poli governativi ottiene circa un terzo dei consensi. Il Movimento 5 stelle, in neppure due mesi, brucia gran parte dell’appeal protestatario raccolto alle politiche, irrisorio il risultato del cartello della sinistra parlamentarista, praticamente nullo il risultato della cosiddetta destra radicale.<span id="more-9276"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo a prendere in rassegna, sulla base dell’analisi di classe, il risultato ottenuto dall’area governativa e dalle sue ruote di scorta.  Chiediamoci, pertanto, quali interessi materiali richiamano. Queste coalizioni rappresentano gli obiettivi interessi di quella parte di popolazione socialmente ed economicamente <em>inclusa</em> la quale, dentro quei contenitori politici, trova una soddisfacente rappresentanza politica. Queste aree, a loro volta, possono essere suddivise in due grandi blocchi. Da un lato quelle categorie professionali e lavorative interne e compatibili con l’attuale ciclo produttivo e quindi non devastate dalla crisi; dall’altro le nutrite clientele parassitarie che vivono e prosperano grazie alle prebende elargite dal sistema politico. Si tratta di blocchi sociali differenziati tra loro ma, almeno per adesso, accomunati dall’interesse al mantenimento e alla difesa degli attuali assetti politici. Per molti versi, però, questo fronte poggia su un equilibrio quanto mai precario e in via di dissoluzione. Da un lato, infatti, i segmenti di lavoro subordinato  che, per ora, il PD è in grado di garantire non sono per nulla immuni dalle conseguenze di una crisi sempre più senza vie di uscita, che  possono velocemente farli precipitare nella condizione di proletari marginali ed esclusi. Allo stesso tempo, quei settori di piccola borghesia ancora protetta dalle filiere partitiche, sono in una situazione non distante dal baratro e non vi è, di fronte ai meccanismi oggettivi della crisi, rappresentanza politica di sorta in grado di evitarne la polverizzazione economica e sociale. Per altro verso, sul fronte della destra, non è escluso che quella serie di corporazioni che possono vantare ancora una qualche protezione, palesemente “pre &#8211; moderna”, non finiscano, in tempi più o meno rapidi, con l’essere &#8211;  il divenire del modo di produzione capitalistico abbonda di esempi &#8211; archiviati tra il “mondo di ieri” e gettati nella pattumiera della storia. In poche parole, la base di massa, economica e sociale, degli attuali assetti governativi sembra essere maggiormente pronta a un corposo ridimensionamento piuttosto che il contrario. Discorso analogo, pur se dovuto a motivi diversi, va fatto circa la possibile entrata in crisi di quel non secondario sottobosco politico che vive di prebende più o meno corpose. Con ogni probabilità, l’obbligata ristrutturazione politica alla quale il “sistema Italia” è chiamato, porterà ad un corposo dimagrimento di tutto quell’apparato parassitario, finalizzato attraverso il foraggiamento delle <em>clientele</em>, a garantire una certa dose di consenso. Come vedremo meglio in seguito, quando proveremo a leggere e interpretare il doppio volto degli esiti elettorali, le trasformazioni del sistema politico vanno esattamente in una direzione opposta a quella legata all’estensione delle logiche clientelari e, con ciò, alla necessità di foraggiare tutta quella serie di “portaborse” che, delle clientele, erano l’esatto <em>trait d&#8217;union</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">L’implosione del Movimento 5 Stelle non deve stupire. Appena due mesi addietro sembrava un fiume in piena e nessun argine appariva in grado di contenerlo. Alla prova dei fatti, il Movimento 5 Stelle, si è dimostrato politicamente vuoto, senza programma e privo di progetto. Tipico movimento piccolo borghese dai tratti proto fascisti, nel momento in cui avrebbe avuto la possibilità di porre sotto assedio, attraverso la mobilitazione delle masse, il Palazzo e tutte le sue appendici, si è dimostrato più nudo del re. Tutto ciò non deve stupire. Come tutti i movimenti piccolo borghesi può raccogliere in maniera vaga e indistinta la “protesta” ma non può organizzare una lotta seria e sistematica contro gli assetti imperialisti. Per sua natura il Movimento 5 Stelle può gridare, urlare, forse imprecare, sicuramente non può avere un programma governativo di rottura.</p>
<p style="text-align: justify;">La piccola borghesia, indipendentemente dal suo peso quantitativo, non può elaborare una sua autonoma strategia politica ma porsi semplicemente come appendice, per quanto riottosa, delle classi <em>storiche</em>. In altre parole, la piccola borghesia, non può che oscillare tra la borghesia e il proletariato. Del resto, le reiterate ambivalenze presenti dentro i proclami del Movimento 5 Stelle lo dimostrano abbondantemente. Basti pensare alla vena antimperialista che lo porta a chiedere il ritiro delle truppe italiane dagli scenari di guerra e occupazione alla quale, un attimo dopo, fa riscontro il non celato razzismo e la manifesta xenofobia nei confronti degli immigrati (tanto da non differenziarsi dalle retoriche proprie della Lega Nord o di Forza Nuova); o, ancora, alla richiesta di diritti sociali tipici della massima espansione del Welfare State  auspicando, al contempo, un sistema economico e sociale che porta sino alle estreme conseguenze le retoriche proprie dell’anarco – capitalismo; al radicalismo, almeno verbale, contro i monopoli e il parassitismo finanziario, accompagnato però da un collaborazionismo di classe del tutto simile al corporativismo fascista. Ridotto all’osso il “sogno grillino” è qualcosa che mette insieme Proudhon e Olivetti, Mussolini e Nenni. Come tutti i movimenti di tale natura il Movimento 5 Stelle si caratterizza per il suo eclettismo e il suo occasionalismo, dove vi è posto per tutto e il contrario di tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">La repentina disillusione che le masse hanno manifestato verso il Movimento 5 Stelle non è altro che l’obiettivo riflesso delle contraddizioni che questo movimento si porta appresso. Nel momento in cui, sulla scia del successo elettorale maturato alle politiche, il Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto portare alle logiche conseguenze quanto da anni sbandierato a destra e a manca nessuna sua iniziativa è andata in quel senso. Buona parte degli elettori del 5 Stelle non erano “elettori” ma masse di popolo in movimento che chiedevano se non tutto, almeno qualcosa. Di questo qualcosa, in due mesi, non si è intravisto neppure un piccolo inizio. Ciò non significa che il Movimento 5 Stelle sia definitivamente morto e sepolto ma più prosaicamente che, nel suo percorso, è terminata la fase della “innocenza”. Non è escluso infatti che, in un futuro non distante, la borghesia imperialista punti proprio su questo movimento per portare a termine la “rivoluzione” di cui ha urgente bisogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Detto ciò passiamo ai magri risultati maturati dalla cosiddetta sinistra radicale.  L’ennesimo “nuovo” cartello elettorale della defunta FdS ha mostrato, se ancora ve ne fosse bisogno, quanto fallimentare e suicida si mostri l’attaccamento al parlamentarismo e al perseguimento di una politica il cui orizzonte rimane prigioniero delle logiche istituzionali, le quali, palesemente, sono rigettate con disprezzo dalle masse. Ciò che questi compagni non colgono è la fine di un’epoca. Il non comprenderlo non  è solo politicamente fallimentare ma, fatto ben più grave, è storicamente inattuale. Il loro fallimento non va ricercato, come sovente accade, negli errori commessi nella campagna elettorale ma nell’averla considerata come strategia politica percorribile. Paradossalmente, questi compagni, cercano di nobilitare delle istituzioni e un sistema politico in piena putrefazione storicamente già archiviato.</p>
<p style="text-align: justify;">Va infine registrato il palese flop delle varie organizzazioni fasciste. Nella fase politica attuale, per costoro, non sembra esservi posto per uno spazio politico autonomo ma solo per il semplice, e in fondo tradizionale, ruolo di braccio armato semi legale delle forze imperialiste. I fascisti, infatti, non sembrano poter aspirare ad altro che a conservare il monopolio dei traffici illegali, della manovalanza per i “lavori sporchi” e il reiterato servizio di spie e informatori che, da sempre, svolgono dentro i territori proletari.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto sinteticamente questo il quadro che fuoriesce dalla urne di Roma e, con effetto a cascata, dall’intero Paese. Da tutto ciò cosa dobbiamo ricavarne? Quali conseguenze pratiche e tattiche è necessario trarne? In che modo, di fronte a ciò, dobbiamo rispondere al <em>Che fare? </em>Siamo di fronte a un fenomeno per nulla irrilevante e, al contempo, complesso e contraddittorio. La sostanziale tranquillità con la quale il ceto politico governativo e imprenditoriale ha registrato “il fenomeno astensione” deve farci riflettere. Non è stata espressa dalle classi dirigenti nessuna preoccupazione, nessuno scoramento come se, tale risultato, non fosse solo ampiamente previsto ma auspicato. L’obiettivo distacco della maggioranza della popolazione da questa forma di rappresentanza sancisce, infatti, tre cose:</p>
<p style="text-align: justify;">1)      il carattere definitivamente obsoleto e storicamente inattuale di questo modello politico e della Costituzione che lo sostanzia. Con ciò si chiude, anche sotto il profilo giuridico – formale, ogni velleità <em>costituente </em>delle classi sociali subalterne. Il lavoro, quindi i lavoratori, sono definitivamente esclusi e posti ai margini della nuova fase costituente. Lo spettro, pur simbolico, della lotta armata operaia e partigiana, forzatamente catturata dentro le carte costituzionali, una volta per tutte può essere accantonato</p>
<p style="text-align: justify;">2)      l’obiettiva marginalizzazione ed esclusione politica e sociale di quote consistenti di subordinati la cui condizione si assolutizza nella dimensione di <em>capitale variabile </em>e, con ciò, la messa in mora della classe in quanto soggetto storico e politico. In tale passaggio, il tempo storico della classe, dovrebbe essere definitivamente sussunto dal tempo prosaico del capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">3)      la ratifica di un modello economico e sociale, e le rappresentanze politiche che ne conseguono, che per funzionare non deve includere la maggior parte della popolazione, bensì il contrario. In prospettiva dalla cosiddetta società dei due terzi a quella di un terzo o poco più. Sotto tale profilo, le quote di popolazione ancora politicamente rappresentabili, si mostrano sin eccessive. Le posizioni di “rendita” di una parte di queste non potranno che essere continuamente erose. Per molti versi, quindi, i risultati elettorali sono <em>anche </em>una vittoria delle classi dominanti. Empiricamente, queste, hanno potuto toccare con mano gli effetti complessivi della loro ristrutturazione strategica. Sotto tale aspetto l’aver reso <em>impolitica </em>una quota non secondaria di popolazione è ampiamente riuscito. Su ciò, con molto realismo e altrettanto cinismo, potranno essere giocate le svolte <em>decisioniste </em>che le classi dominanti hanno posto, in tempi brevi, all’orizzonte. Dopo la <em>grande trasformazione </em>sociale ed economica diventa concretamente possibile attuare anche la <em>grande trasformazione </em>politica. Ciò che si profila è un funerale di terza classe per tutte quelle retoriche e istituzioni che, in qualche modo, avevano contrassegnato un’intera arcata storica. Registriamo, così, la fine di un epoca. Nonostante che, per almeno un decennio, i tempi di questa storia siano stati scanditi dai ritmi dell’<em>assalto al cielo </em>delle masse operaie e proletarie: nessun rimpianto. Il nostro tempo è ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’asserzione dettata da un inguaribile ottimismo? No. Piuttosto il riconoscere la potenzialità rivoluzionaria che, il passaggio in cui siamo, offre. Abbiamo detto della sostanziale soddisfazione mostrata dalle classi dominanti di fronte al ritiro delle logiche della rappresentanza da parte dei subalterni ma, pare ovvio, questo è solo un lato della medaglia. Certo, ci interessa capire la borghesia, ma ancor di più <em>comprendere </em>quanto avviene tra le masse. Ciò che spontaneamente le masse hanno registrato è sintetizzabile in due punti:</p>
<p style="text-align: justify;">1)      la loro obiettiva estraneità a questo modello di rappresentanza politica;</p>
<p style="text-align: justify;">2)      il disgusto per un sistema ormai in piena putrefazione. Sotto questo aspetto il punto di vista delle masse proletarie e quello della borghesia imperialista, non per caso, coincide. In quanto classi storiche &#8211; e Marx ed Engels lo avevano ben argomentato! &#8211; queste sono obbligate a fare ciò che una condizione storicamente determinata gli impone. Solo le classi intermedie e gli avanzi della storia si aggrappano, come naufraghi in un mare in tempesta, al “mondo di ieri”. Al contrario, le <em>classi storiche </em>non possono che essere attratte, pur solo istintivamente, dal divenire e lì, dentro quello scenario, giocarsi per intero la loro partita storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che sembra lecito sostenere è l’essere giunti dentro a una svolta dove nulla sarà come prima. Abbiamo accennato, pur brevemente, all’ennesimo tracollo del cartello delle sinistre. Eppure, di fronte a uno scenario economico e sociale come l’odierno, una loro corposa affermazione avrebbe dovuto essere non solo possibile ma addirittura scontata. Così non è stato. Per capirne il perché non occorrono particolari alchimie e neppure intuizioni particolarmente geniali bensì è sufficiente comprendere il passaggio di fase storica nel quale siamo immessi. Nel bene, e il più delle volte nel male, il vecchio modello di rappresentanza politica e istituzionale sanciva, benché sovente in maniera contraddittoria e per nulla pacifica, una relazione tra gruppi, ceti e classi sociali interne a un determinato modello di relazioni industriali. Le istituzioni, come si è del resto ben visto sul finire degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, funzionavano <em>anche </em>come organismi della mediazione politica e sociale tra le classi. Lo Statuto dei lavoratori, su questo, dovrebbe ben raccontare qualcosa. Allo stesso tempo, sempre quella mediazione, funzionava da leva della pacificazione sociale attraverso la dilatazione di impieghi e mansioni parassitarie elargiti senza parsimonia a schiere sempre più vaste di clientele.</p>
<p style="text-align: justify;">In tutto ciò, la rappresentanza politica, fondava la sua ragione materiale di esistere e, per un certo numero di anni, di prosperare. Craxi, gli anni Ottanta e le sue successive appendici hanno raccontato esattamente ciò. Ma, a partire dai processi di globalizzazione per arrivare alla crisi odierna, ormai riconosciuta ben più grave e drammatica di quella del ’29 anche dal personale politico imperialista, che cosa resta di tutto ciò? Dentro la centralizzazione del comando politico, militare ed economico a livello transnazionale che cosa può rimanere in piedi di quel mondo? Quale ricadute materiali può avere, per le masse economicamente e socialmente <em>escluse</em> e <em>marginalizzate</em>, quella rappresentanza politica? Nessuna. La risposta è tanto lapidaria quanto semplice. E allora? Dobbiamo, poiché quel modello è giunto al capolinea, considerare definitivamente chiusa la dimensione politica della classe e il suo ruolo storico? Certamente no, solo che, e in ciò si misura la capacità delle avanguardie comuniste di <em>agire da partito</em>, si tratta di organizzare la “rappresentanza politica” della classe e delle masse fuori e contro un modello che, nei fatti, le ha già escluse e non ha nulla da offrirle. Esattamente qua è il nodo di Gordio che va sciolto e reciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo oggi, di fronte a noi, delle praterie non solo sterminate ma, soprattutto, fuori controllo. La borghesia imperialista ha posto fuori gioco le masse rendendole niente di più e niente di meno che capitale variabile da usare come e quando le aggrada. Il <em>lato cattivo </em>della storia, oggi, è sotto gli occhi di tutti. Queste masse non hanno bisogno di schede elettorali &#8211; del resto le hanno abbondantemente snobbate &#8211; ma di organizzazione autonoma. Hanno bisogno di mettere a regime un’<em>altra </em>tipologia di “rappresentanza”. Questa rappresentanza può essere data solo da e dentro le lotte. Questa rappresentanza può essere data solo dall’esercizio di un <em>altro </em>potere. Su questo piano si misura la sensatezza della politica comunista.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Non è Roma: è Marino</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2013 21:16:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[non li votiamo perchè...]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>&#160;</p> <p></p> <p style="text-align: justify;">Il nuovo sindaco di Roma è stato eletto dal 63% del 45% degli elettori. Questo significa che Marino ha l&#8217;appoggio di circa il 28% dei cittadini romani. Su 2.359.000 elettori, 1.063.000 circa sono andati a votare al ballottaggio, scegliendo Marino in 664.000. Questi voti costituiscono peraltro la somma esatta dei suoi [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=9259" rel="attachment wp-att-9259"><img class="aligncenter size-full wp-image-9259" title="marino" src="http://i0.wp.com/www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2013/06/marino.jpg?resize=345%2C246" alt="" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo sindaco di Roma è stato eletto dal 63% del 45% degli elettori. Questo significa che Marino ha l&#8217;appoggio di circa il 28% dei cittadini romani. Su 2.359.000 elettori, 1.063.000 circa sono andati a votare al ballottaggio, scegliendo Marino in 664.000. Questi voti costituiscono peraltro la somma esatta dei suoi voti al primo turno sommati ai voti di Alfio Marchini e delle altre liste minori d&#8217;area centrosinistra. Non un voto in più è stato spostato in queste due settimane. Se al primo turno aveva votato il 52,8% degli elettori, con in più un 3,4% di schede nulle o bianche, portando la quota dei votanti al 51%, a questo ballottaggio gli astenuti sono stati il 55%. La maggioranza della popolazione votante romana. La grande maggioranza della popolazione romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa astensione non costituisce alcuna vittoria. Rappresenta però il dato politico rilevante di queste come delle scorse elezioni. Non tenerne conto, lasciar correre, anteporre l&#8217;euforia della &#8220;liberazionediRoma&#8221; all&#8217;evento politico principale, produrrà sempre meno votanti e sempre meno partecipazione. Queste elezioni ci pongono un interrogativo decisivo; a noi il compito di trovare le giuste risposte.</p>
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		<title>Coming soon&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jun 2013 06:31:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>David</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p> <p>&#8220;Alla luce delle ultime rivelazioni giornalistiche sul cosiddetto &#8220;datagate&#8221; abbiamo ritenuto necessario aggiornare la trama facendola aderire maggiormente alla realtà&#8221; (Florian Henckel von Donnersmarck, regista).</p> <p>Washington, 2013: nel clima di terrore creato dalla Polizia di Stato, la famigerata Fbi, John Smith, drammaturgo e Alice Sarandon, sua compagna ed attrice famosissima sono considerati fra i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-full wp-image-9250" title="obama e le vite degli altri" src="http://i0.wp.com/www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2013/06/obama-e-le-vite-degli-altri.jpg?resize=500%2C714" alt="" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><em>&#8220;Alla luce delle ultime rivelazioni giornalistiche sul cosiddetto &#8220;datagate&#8221; abbiamo ritenuto necessario aggiornare la trama facendola aderire maggiormente alla realtà&#8221; (Florian Henckel von Donnersmarck, regista).</em></p>
<p>Washington, 2013: nel clima di terrore creato dalla Polizia di Stato, la famigerata Fbi, John Smith, drammaturgo e Alice Sarandon, sua compagna ed attrice famosissima sono considerati fra i più importanti intellettuali dal regime capitalista. Finché il ministro della cultura, vede uno spettacolo di Alice, se ne innamora e dà l&#8217;incarico al migliore agente della Fbi di spiare la coppia. Con i sofisticatissimi sistemi di intercettazione l&#8217;agente HGW XX/7 entra nelle loro vite registrando ogni loro passo, ogni loro parola, ogni loro post su FB, ogni sms, ogni telefonata, fino a interferire con le loro azioni. Ma l&#8217;intreccio tra le vite degli altri e la sua finisce per stravolgere il destino di tutti.</p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Assata è la benvenuta qui!</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Jun 2013 13:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Frank</dc:creator>
				<category><![CDATA[antimperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[capitale/lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[controculture]]></category>

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		<description><![CDATA[<p style="text-align: justify;"></p> <p style="text-align: right;">Il mio nome è Assata Shakur (nome da schiava joanne chesimard) e sono una rivoluzionaria. Una rivoluzionaria Nera. Questo significa che ho dichiarato guerra a tutte le forze che hanno violentato le nostre donne, castrato i nostri uomini e tenuti i nostri figli a stomaco vuoto. Ho dichiarato guerra ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.militant-blog.org/?attachment_id=9223" rel="attachment wp-att-9223"><img class="aligncenter size-full wp-image-9223" title="assata" src="http://i1.wp.com/www.militant-blog.org/wp-content/uploads/2013/06/assata.jpg?resize=500%2C333" alt="" data-recalc-dims="1" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><em>Il mio nome è Assata Shakur (nome da schiava joanne chesimard) e sono una rivoluzionaria. Una rivoluzionaria Nera. Questo significa che ho dichiarato guerra a tutte le forze che hanno violentato le nostre donne, castrato i nostri uomini e tenuti i nostri figli a stomaco vuoto. Ho dichiarato guerra ai ricchi che prosperano sulla nostra povertà, ai politici che ci mentono con il sorriso sulle labbra e a tutti i robot senza mente e senza cuore che proteggono loro e le loro proprietà. Sono una rivoluzionaria Nera e, in quanto tale, sono una vittima di tutta la rabbia, l’odio e l’infamia di cui è capace l’amerika. Come tutti gli altri rivoluzionari Neri, l’amerika sta tentando di linciarmi. […] Dobbiamo difenderci e non permettere a nessuno di mancarci di rispetto. Dobbiamo conquistare la nostra libertà con ogni mezzo necessario. È nostro dovere combattere per la nostra libertà. È nostro dovere vincere. Dobbiamo amarci e sostenerci l’un l’altro. Non abbiamo nulla da perdere se non le nostre catene.</em></p>
<p style="text-align: right;">(<em>Alla mia gente</em>, 14 luglio 1973)</p>
<p style="text-align: justify;"> Il 2 maggio scorso l’FBI ha inserito Assata Shakur, rivoluzionaria nera nata negli Usa e da quasi trent’anni in esilio a Cuba, nella lista dei 10 terroristi più ricercati: è la prima donna (e la seconda persona nata negli Usa) ad essere inserita in tale elenco (<a href="http://www.fbi.gov/news/stories/2013/may/joanne-chesimard-first-woman-named-most-wanted-terrorists-list">leggi</a>). Insieme alla polizia del New Jersey, inoltre, ha alzato da 1 (cifra fissata nel 2005) a 2 milioni di dollari la ricompensa per chiunque fornisse informazioni utili alla sua cattura. Ma chi è Assata Shakur – che, con disprezzo, l’Fbi chiama col nome di JoAnne Chesimard, il nome da schiava che, come ogni militante dei movimenti di liberazione dei neri, Assata ha deciso di rifiutare –, chi è questa donna di 65 anni evasa nel 1979 da un carcere di massima sicurezza?<span id="more-9222"></span></p>
<p style="text-align: justify;"> La settimana dal 2 al 9 giugno è stata dedicata a lezioni e conferenze che rispondessero a queste domande (<a href="http://assatateachin.com/">leggi</a>): abbiamo quindi pensato di dare anche noi il nostro contributo con questo post.</p>
<p style="text-align: justify;"> Assata Shakur nasce – come JoAnne Byron – il 16 luglio 1947 a New York. Cresciuta dalla madre e dai nonni, trascorre i primi anni della sua vita in North Carolina, nel sud segregazionista degli Usa: qui comincia a vivere sulla sua pelle la profonda oppressione e differenziazione a cui sono sottoposti i discendenti degli schiavi africani. Scuola, cinema e persino le chiese sono, infatti, rigidamente riservate ai bianchi o ai neri. Assata cresce, quindi in un contesto economico e sociale caratterizzato dal razzismo, dallo sfruttamento, dall’emarginazione dei neri e delle altre minoranze: un razzismo che permeava – e permea ancora oggi – profondamente i rapporti tra le classi.</p>
<p style="text-align: justify;"> In seguito si trasferisce al nord, ma continua a vivere l’oppressione in quanto donna, in quanto nera e in quanto proletaria, quindi bisognosa di lavoro:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"> Una donna Nera era una bella preda per ognuno e in ogni momento: per il padrone o per un ospite o per qualunque bestia di razzista che la desiderasse. […] Era considerata meno di una donna. Era un incrocio tra una puttana e una bestia da soma. I Neri assimilavano l’opinione dell’uomo bianco sulle donne Nere. [A. Shakur, <em>Assata. Un’autobiografia</em>, p. 201]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Nonostante l’accusa di terrorismo e di essere autrice di diverse rapine, Assata Shakur non fu mai una criminale: le ragioni dell’odio delle autorità americane verso di lei sono, infatti, esclusivamente politiche. Da ragazza, grazie soprattutto a una formazione culturale di buon livello (sua madre era un insegnante), è inizialmente convinta che il progresso sociale (sono gli anni del <em>Civil Rights Act</em>) avrebbe portato all’integrazione della popolazione nera nella società statunitense.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso degli anni ’60 matura, però, una lenta ma inesorabile presa di coscienza che la porta a constatare che «<em>il popolo Nero era oppresso a causa della classe così come della razza, perché siamo poveri e perché siamo Neri</em>». Assata sviluppa così un rifiuto dei valori propugnati dalla borghesia nera (e anche dalla sua famiglia di provenienza) che aspira ad essere integrata nella società razzista bianca:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"> Ricordo come mi sentivo in quei giorni. Volevo essere amerikana come qualsiasi altro amerikano. Volevo la mia fetta della torta di mele amerikana. Credevo che potevamo ottenere la nostra libertà semplicemente facendo appello alla coscienza della gente bianca. Credevo che il Nord fosse realmente interessato all’integrazione e ai diritti civili e all’uguaglianza dei diritti. Me ne andavo in giro dicendo «la nostra nazione», «il nostro presidente», «il nostro governo». […] Non so di che diavolo mi sentissi orgogliosa, ma sentivo il succo del patriottismo scorrere nel mio sangue. […] Credevo che se il Sud fosse potuto diventare come il Nord, ogni cosa sarebbe andata al suo posto. […] Credevo che l’integrazione fosse davvero l’integrazione dei nostri problemi. […] Credevo che l’amerika fosse davvero una buona nazione […]. Sono cresciuta con questa roba. Credendoci veramente. E ora, venti e passa anni dopo, mi sembra tutto un’atroce burla. Nessuno al mondo, nessuno nella storia ha mai ottenuto la propria libertà facendo appello al senso morale della gente che lo opprimeva. (A. Shakur, <em>Assata. Un’autobiografia</em>, pp. 231-2)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Assata rifiuta quindi l’idea di essere «come i bianchi» per istruzione, rispettabilità, condizione economica o potere, che la sua stessa famiglia aveva provato ad inculcarle, in un contesto in cui tutti i neri si impegnavano per attenuare i caratteri più caratterizzanti del loro fisico (allisciandosi i capelli, schiarendosi la pelle, mettendosi mollette sul naso nella convinzione che così non sarebbe cresciuto): un ambiente in cui i pregiudizi razzisti dei bianchi contro i neri venivano accettati e fatti propri anche dai neri. Del resto, come riflette Elisabetta Teghil in alcune pagine del suo libro <em>Il sociale è il privato</em>, il potere e gli oppressori cercano strumentalmente di cooptare elementi provenienti da etnie, ceti, culture oppresse che, in cambio della personale promozione sociale, iniziano a partecipare all’oppressione degli ambienti da cui provengono: la borghesia nera non faceva eccezione e, come intelligentemente scrive Giovanni Senzani nell’introduzione all’edizione italiana dell’autobiografia di Assata, «non c’è servo del capitale imperialistico più zelante di quello e spietato di quello arrivato sulla scena per ultimo» (p. 21).</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni ’60, da studentessa universitaria, Assata comincia così a partecipare alle lotte dei movimenti di quel periodo: prima quello studentesco, poi quello contro la guerra in Vietnam e, infine, a quello per la liberazione dei neri. Queste esperienze la portarono a entrare nel Black Panther Party, l’organizzazione che il capo dell’FBI Hoover descrisse come «<em>la più grande minaccia alla sicurezza interna del Paese</em>». Il Bpp, però, comincia ad attraversare una crisi sempre maggiore per i colpi inferti dalla polizia e dai servizi segreti, che attraverso l’infiltrazione mirano a disgregarlo dall’interno. Il Bpp fu infatti oggetto del programma dell’Fbi chiamato <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/COINTELPRO"><em>COINTELPRO</em></a>, che aveva lo scopo di neutralizzare – con le buone o con le cattive, i movimenti di sinistra o di liberazione dei neri.</p>
<p style="text-align: justify;">Assata decide quindi di uscire dal Bpp e di continuare la sua militanza nel Bla (Black Liberation Army), un’organizzazione armata clandestina anticapitalistica, antimperialistica, antirazzista e antisessista, nata nel 1971. Le convinzioni politiche di Assata, che ormai ha anche cambiato nome (Assata significa «colei che combatte», Shakur «colui che è riconoscente»), sono sempre più definite e, orgogliosamente, rivendica il suo essere donna, nera, proletaria e rivoluzionaria:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">Per me la lotta rivoluzionaria del popolo Nero doveva essere contro il razzismo, il capitalismo, l’imperialismo e il sessismo, e per una effettiva libertà sotto un governo socialista. [A. Shakur, <em>Assata</em>, p. 319]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"> La lotta di Assata ha, quindi, l’obiettivo superare il sistema capitalista. Non odia i bianchi ma pensa che «<em>sia disonesto dire che la gente bianca, che vive in una società razzista, che ha un’educazione razzista da parte di maestri razzisti e spesso con parenti razzisti, che legge libri razzisti, che guarda una televisione razzista, ecce cc, non è affetta da razzismo. Chiunque vive in una società razzista è affetto da razzismo. La gente bianca deve preoccuparsi del razzismo su due piani: a livello politico e a livello personale. E questa è una battaglia di tutta la vita per chi è seriamente interessato a lottare contro il razzismo</em>» (intervista a <em>Crossroad,</em> 1991).</p>
<p style="text-align: justify;"> Militante del Bla, quando si rende conto che la polizia la stava cercando per indurla a collaborare, entra in clandestinità e continua così la sua lotta. Il 2 maggio 1973, la macchina su cui viaggiavano Assata Shakur, Zayd Malik Shakur e Sundiata Acoli viene fermata in New Jersey, ufficialmente per una luce difettosa, in realtà perché i suoi occupanti sono neri: la polizia aveva infatti deciso di utilizzare le infrazioni del codice della strada per fermare ed arrestare la popolazione nera. Mentre i primi due rimangono in macchina, Sundiata Acoli ne esce per chiedere il motivo del fermo. Uno degli agenti di polizia si avvicina all’automobile e chiede ai suoi occupanti di alzare la mani: entrambi lo fanno, ma il poliziotto inizia a sparare, ferendo gravemente Assata, colpita una prima volta mentre ha le mani alzate e un’altra nella schiena. Nella sparatoria che ne segue, rimangono uccisi Zayd Shakur e un altro poliziotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre Sundiata riusce a fuggire (viene tuttavia in seguito arrestato), Assata, gravemente ferita (un proiettile le è rimasto conficcato nel polmone e un altro le ha danneggiato la clavicola, paralizzandole un braccio), è lasciata stesa a terra: i poliziotti aspettano a lungo prima di chiamare i soccorsi, nella speranza che muoia prima del loro arrivo. Una volta giunta in ospedale, viene ripetutamente e per molti giorni picchiata e torturata da poliziotti e agenti federali. Le cure mediche sono insufficienti: deve lottare a lungo per avere un minimo di riabilitazione che le consenta di muovere nuovamente il braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una volta dimessa dall’ospedale, inizia per lei un periodo fatto di carceri di massima sicurezza, isolamento, sorveglianza continua, umiliazioni (fisiche e psicologiche), vessazioni: rimasta incinta durante un processo, porta avanti la sua gravidanza in carcere, senza alcun soccorso nonostante le minacce di aborto. In totale, trascorse 24 mesi in isolamento, sorvegliata anche durante i momenti più intimi, spesso ospite di carceri maschili.</p>
<p style="text-align: justify;">Per gli eventi accaduti il giorno del suo arresto, viene accusata, come del resto anche Sundiata Acoli, di omicidio e tentato omicidio di agenti statali, anche se non ci sono prove: l’unica pistola viene trovata tra le gambe di Zayd e l’accusa contro Assata di aver preso l’arma del poliziotto ferito è inconsistente in quanto non ci sono tracce di polvere da sparo sulle sue mani e le perizie mediche affermano che rimase immediatamente paralizzata dopo essere stata colpita mentre era a mani alzate. Nel 1977 una giuria composta totalmente di bianchi condanna Assata a 33 anni di carcere: la legge del New Jersey afferma che quando la presenza di una persona sulla scena del delitto può essere considerata come «partecipazione e istigazione al reato», quella persona può essere condannata per lo stesso crimine. Anche Sundiata Acoli viene condannato per lo stesso reato, all’ergastolo: è ancora oggi in carcere, all’età di 75 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">È questo l’unico reato per cui viene condannata una dei dieci terroristi più ricercati del mondo: per gli altri sei reati di cui viene accusata (tre rapine, il sequestro di uno spacciatore di droga, l’omicidio di uno spacciatore e il tentato omicidio di alcuni poliziotti) viene infatti assolta.</p>
<p style="text-align: justify;"> Il 2 novembre 1979 viene liberata dal carcere di massima sicurezza Clinton Correctional Facility for Women in New Jersey: quattro uomini e una donna la aiutano infatti ad evadere. Tra essi, l’italiana Silvia Baraldini e Mutulu Shakur (il patrigno del rapper americano <a href="http://www.youtube.com/watch?v=cwi48UlkA3w">Tupac</a>), che è ancora oggi in carcere. L’azione è rivendicata dal Bla, che afferma in un comunicato che «<em>non ha alcun senso parlare di colpevolezza o di innocenza rispetto ad un combattente Nero per la libertà, nel momento in cui qui si discute della storia di un popolo in lotta contro il dominio degli Usa</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche anno dopo, Cuba le offre asilo politico: nel 1984 si trasferisce lì, dove vive tuttora, senza rinnegare nulla del suo passato. Quando nel 1998, in occasione della visita di Woytila a Cuba, gli Usa gli chiesero di intercedere per l’estradizione di Assata, la rivoluzionaria nera scrisse una lettera in cui affermava che ancora sosteneva «<em>l&#8217;autodeterminazione per la mia gente e per tutti gli oppressi negli Stati Uniti. Sostengo la fine dello sfruttamento capitalista, l&#8217;abolizione di politiche razziste, lo sradicamento del sessismo, e l&#8217;eliminazione della repressione politica. Se questi sono crimini, sono assolutamente colpevole</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"> Per il movimento di liberazione nero, quella di Assata è una figura esemplare: ed è forse per questo che oggi, nel clima teso dell’attentato terroristico durante la maratona di Boston, l’Fbi pensa di ritirarla fuori dal cilindro mettendola nella lista dei più pericolosi «terroristi» del mondo. «Militante» e «terrorista» sono ormai sinonimi: tutti possono essere considerati terroristi in questo clima politico.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ha acutamente riflettuto Angela Davis, l’inserimento di Assata nella «10 most wanted» riflette proprio la logica del terrorismo, perché appunto è stata progettata per intimidire i giovani, soprattutto oggi, che potrebbero essere coinvolti nell’attivismo radicale per cambiare le cose. Esso, inoltre, apre scenari inquietanti per il rapporto tra Cuba e Usa: questi ultimi, infatti, sono stati capaci di far guerra all’Afghanistan per catturare Bin Laden, inserito nella stessa lista di Assata. Si tratta, comunque, di un tentativo di ingerenza nella politica di un altro stato con cui non si hanno accordi sull’estradizione, che probabilmente mira almeno alla sua destabilizzazione interna.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre gli Usa accusano Assata di terrorismo, nel loro paese il carcere è sempre più una prospettiva reale per il proletariato nero, la cosiddetta «colonia interna» degli Usa. Secondo alcuni dati del 2008 (<a href="http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_01/in_carcere_uno_su_cento_875ba4ce-e76b-11dc-9342-0003ba99c667.shtml">leggi</a>), ad esempio, in un contesto di crescita costante della popolazione carceraria (in quell’anno la popolazione americana in carcere raggiunse l’1%), nella fascia di età tra i 20 e i 34 anni risultava in carcere un nero su 9. Ancora più significativo era il dato sulle detenute nere di sesso femminile: nel gruppo da 25 a 39 anni, una su 100 era in galera, contro una su 355 per le donne bianche. Nel 2010, 2.2 milioni di persone risultavano rinchiuse nelle carceri di contea, statali o federali e s e si comprendono anche le persone in libertà vigilata o condizionale, la popolazione carceraria statunitense raggiungeva i 7 milioni: oltre il 60% erano neri o latini. È quella che Loic Wacquant ha acutamente definito come la «simbiosi mortale» tra ghetto e prigione, aggiungendo che «<em>il tasso di incarcerazione degli afroamericani ha raggiunto livelli astronomici, sconosciuti […] all’Unione sovietica dei gulag o al SudAfrica all’apice dell’apharteid</em>» (L. Wacquant, <em>Simbiosi mortale. Neoliberalismo e politica penale</em>, p. 48).</p>
<p style="text-align: justify;">Negli Usa ci sono, inoltre, circa un centinaio di prigionieri politici, come i quattro cubani, Mumia e molti altri: si tratta di persone rinchiuse per la loro attività e i loro ideali politici.</p>
<p> È per cambiare tutto questo che Assata ha combattuto e combatte. Dopo la sua liberazione, molti posti esposero il manifesto «Assata Shakur is welcome here» per affermare che la sostenevano e non l’avrebbero mai condannata. Oggi, mentre gli Usa riprendono la guerra contro di lei (e, di riflesso, contro Cuba), anche noi diciamo che Assata is still welcome here.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span class='embed-youtube' style='text-align:center; display: block;'><iframe class='youtube-player' type='text/html' width='500' height='312' src='http://www.youtube.com/embed/gAzTD5ASIf8?version=3&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;wmode=transparent' frameborder='0'></iframe></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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