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ACCADEVA OGGI…

19 November :
1969 - A Milano, in occasione dello sciopero nazionale, la polizia carica un corteo nel centro città, provocando numerosi feriti. Rimane ucciso, per lo scontro fra due automezzi, l’agente Antonio Annarumma. Il filmato televisivo francese, che accerta la dinamica dei fatti sarà fatto sparire.

1974: SPESE PROLETARIE A MILANO

STATS

Uno sciopero e un sindacato: tutto ciò che abbiamo in questo momento

 

Le due mobilitazioni nazionali del 10 e 11 novembre rappresentano al tempo stesso poco e molto delle lotte di classe del paese. Nessun’altra forza sociale, men che meno politica, ha oggi la forza di organizzare una mobilitazione nazionale nei principali settori di classe, caricandosi anche il peso di una sua rappresentazione pubblica politico-sociale. E’ un dato oggettivo che descrive la nostra debolezza, non la nostra forza, ma è perlomeno un fatto concreto, che ci permette di ragionare su dati di fatto reali e non immaginari. Tutti noi vorremmo altro, ma quest’altro non c’è. La piazza romana di sabato ci racconta di questa potenzialità e della sua impossibile autosufficienza. Continua a leggere »

Saggi di politica elettorale

 

Dal primo gennaio 2019 l’età pensionabile passerà da 66 anni e sette mesi a 67 anni. Il frutto, uno dei tanti, della famigerata Legge Fornero, controriforma sociale votata da tutte le forze politiche che oggi dicono di volerla cambiare (ad eccezione di Lega nord, contraria, e M5S, al tempo non rappresentata in Parlamento). Il problema, ovviamente, non sono quei tre mesi in più o in meno, ma l’impianto generale che costringe uomini e donne al lavoro sino alla soglia dei settant’anni, in presenza, peraltro, di una fortissima disoccupazione giovanile e di un depauperamento costante del sistema pensionistico grazie all’introduzione del metodo contributivo. Le elezioni però sono alle porte e bisogna in qualche modo camuffare l’adesione entusiastica e trasversale alle controriforme sociali dei governi Prodi-Berlusconi-Monti-Letta-Renzi-Gentiloni. Continua a leggere »

A chi riscalderà l’autunno lo Stato regalerà tanti guai

 

Si avvicinano le giornate di mobilitazione del 10 novembre con lo sciopero generale promosso in particolare da Usb, e il corteo nazionale dell’11 lanciato da Eurostop. Questi appuntamenti di rilevanza nazionale cadono in un contesto molto diverso dalle giornate dello scorso autunno, che segnarono un punto alto della mobilitazione sindacale e politica contro il  tentativo di controriforma costituzionale targato Renzi, Pd e Ue. Il governo Renzi, nonché l’Unione europea, subirono la pesante sconfitta referendaria, frenando (ma certo non incrinando) il rafforzamento della restaurazione istituzionale nel paese. L’ostilità della gran parte della popolazione al progetto liberista autoritario risolse nel breve periodo i limiti di una sinistra che, per fortuna, poco incise nella battaglia referendaria (altrimenti avremmo avuto Renzi presidente a vita). Continua a leggere »

Esselunga, o della cattedrale nel deserto urbano

 

 

Nel triangolo urbano compreso tra Collatina, Prenestina e Togliatti da qualche mese troneggia l’ennesimo baraccone commerciale. Tutto il (non)quartiere sentiva l’insopprimibile esigenza del mastodontico magazzino, questa volta targato Esselunga, che “finalmente” – a leggere gli sbrodolati titoloni dei giornali – sbarca a Roma alla conquista del sud. Nel piccolo non-quartiere infatti non bastavano il superstore Eurospin, il centro commerciale Auchan, la nuova sede Ikea, il mercato all’aperto Porta Portese 2 e lo spaccio carni per la grande distribuzione, tutti confinanti con il nuovo Esselunga. Tutte attività, soprattutto le prime tre, presentate come “soluzione” dei problemi del territorio degradato e, puntualmente, generatrici dirette di ulteriore degrado sociale.

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La gogna quotidiana del lavoratore pubblico

 

L’incidente alla stazione Termini il 12 luglio scorso, che ha visto una donna rimasta ferita tra le porte della metro B in movimento, è stata l’occasione ghiotta per i media nazionali per scatenare un vero e proprio linciaggio non solo contro il lavoratore “colpevole” di presunta negligenza, ma per colpire, come sempre, il lavoro pubblico. Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima che vedremo i giornalisti promuovere, suscitare, caldeggiare ad arte campagne mediaticamente volte a denigrare il lavoratore pubblico, generalmente descritto come fannullone e negligente. E’ d’altronde noto che la larga maggioranza dei giornalisti sono parte strategica delle campagne d’odio verso il pubblico impiego confuso opportunamente con “burocrazia”, professionalmente dediti a stimolare il dissidio tra lavoratori e cittadini come se fossero due fronti opposti, oppure a evidenziare i presunti privilegi di chi lavora rispetto a chi è disoccupato. Continua a leggere »

Sanzioni ordoliberali

 

La recente multa dell’autorità antitrust europea nei confronti di Google, accusata di posizione dominante, descrive egregiamente le differenze esistenti tra il liberismo classico e l’ordoliberalismo d’impostazione tedesca. Nel liberismo classico, quello di matrice austriaca e d’applicazione anglosassone, difficilmente un “autority” avrebbe avuto la forza e il mandato politico d’intervenire nei confronti di un’azienda monopolista. L’azione pubblica di contrasto alle naturali tendenze monopolistiche del mercato sarebbe stata interpretata come intrusione indebita nel libero mercato. In Europa, al contrario, l’azione giuridica è stata salutata da tutto l’establishment ordoliberale come positiva, inevitabile, addirittura tardiva. A tradurre il significato dell’azione antitrust, come sempre, ci ha pensato il campione nazionale del capitalismo “sociale”, Mario Monti: «senza la Ue gli Stati sarebbero preda delle multinazionali». Una dichiarazione apparentemente progressiva, e che invece centra il significato della costruzione europeista dal punto di vista ordoliberale. Continua a leggere »

Schizofrenia liberista sul diritto di sciopero

 

Il padronato è andato completamente in tilt sullo sciopero di venerdì scorso proclamato dai sindacati conflittuali. Con una compattezza senza precedenti – segno inequivocabile della riuscita dell’iniziativa – tutta la borghesia centrosinistra e centrodestra ha lanciato la sua vandea anti-sindacale. Andando completamente nel pallone, nella stessa pagina, negli stessi servizi al telegiornale, negli stessi commenti politici, si dichiarava prima l’esigua minoranza delle sigle promotrici (che, a detta loro, non rappresentavano alcunché nel mondo del lavoro), subito dopo dichiarando il blocco generale delle metropoli. Delle due l’una: o quei sindacati non rappresentano nulla, o i lavoratori hanno aderito in blocco. Ma la schizofrenia padronale ha raggiunto il livello massimo nel tentativo di delegittimare le ragioni stesse dello sciopero: non c’erano motivi comprensibili, dichiaravano all’unisono destra e sinistra, Repubblica e Corriere, Ichino e Camusso. Continua a leggere »

Fascisti, sciacalli e dettagli.

Da qualche giorno sulla Tiburtina, a Roma, sono comparsi i manifesti di casapound che vedete qui sopra. Dal punto di vista politico potremmo dire che non c’è niente di nuovo sotto il sole caldissimo di questo inizio d’estate. Se anche la sindaca Raggi subito dopo lo schiaffo elettorale ha “pensato bene” di giocarsi la carta “emergenza migranti” per recuperare qualche consenso, figuriamoci cosa può fare chi dello sciacallaggio sociale a fini elettorali ne ha fatto uno stile di vita. Continua a leggere »

Le spietate contraddizioni del capitalismo reale

 

«Questa borghesia è illuminata finché qualcun altro paga la bolletta della luce», diceva Valentino Parlato. Parafrasando, possiamo dire che questo liberismo straccione, di cui si riempie la bocca la classe dirigente europea, è illuminato finché lo Stato ne consente i margini di profitto. Fuori da questa costruzione artificiosa definita “libero mercato” c’è la dura realtà dei fatti, quella per cui l’economia privata europea può reggersi solo a patto di essere costantemente sovvenzionata con denaro pubblico, protetta da rigidissime legislazioni fondate sulla competizione, e legittimata dall’ideologia del “privato è bello” smentita da tutti – tutti – i fatti economici. Questo ci dicono i 115 miliardi di denaro pubblico versati a fondo perduto nelle casse delle (privatissime) case automobilistiche tedesche. Una notizia che si perde nel mainstream quotidiano ma che, al contrario, ha la forza di svelare il reale funzionamento del modello produttivo liberista. Continua a leggere »

Requiem sindacale

 

C’è una piccola ma significativa notizia nella vicenda di Alitalia e del referendum perso da padroni e sindacati confederali lunedì scorso: l’intervista rilasciata ieri dal segretario della Cgil – Susanna Camusso – al Corriere della Sera svela un modo, e un mondo, completamente adagiato alle retoriche padronali, definitivamente incapace di relazionarsi a quel mondo del lavoro che pure si vorrebbe rappresentare. Non è un caso che i sindacati confederali abbiano le proprie referenze sociali tra i pensionati e i settori ultra-garantiti del lavoro pubblico: perché sono morti. Dice la Camusso: «No alla nazionalizzazione di Alitalia», inserendosi così nel profluvio di retorica liberista che si chiede «perché 10mila lavoratori devono decidere del destino dell’intera comunità nazionale?». Eh già, perché mai dei lavoratori (di un’azienda privata, peraltro!) dovrebbero decidere sul loro destino, nell’ennesimo fallimento manageriale ripagato con le tasche di quegli stessi lavoratori? Continua a leggere »