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ACCADEVA OGGI…

19 November :
1969 - A Milano, in occasione dello sciopero nazionale, la polizia carica un corteo nel centro città, provocando numerosi feriti. Rimane ucciso, per lo scontro fra due automezzi, l’agente Antonio Annarumma. Il filmato televisivo francese, che accerta la dinamica dei fatti sarà fatto sparire.

1974: SPESE PROLETARIE A MILANO

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Il punto di rottura dell’economia low cost

 

Ryanair con ogni probabilità si risolleverà da questo fastidioso incidente di percorso. La piccola crisi che ha coinvolto il principale vettore aereo europeo è però strutturale e svela il segreto dell’economia low cost: i prezzi bassi sono il prodotto del peggioramento delle condizioni di lavoro. Incantati per anni sulle progressive sorti della “libera concorrenza” e dei “manager visionari”, abbiamo perso per strada il senso complessivo di questa economia della servitù lavorativa. Percependoci unicamente come consumatori, abbiamo siglato tacitamente lo scambio diabolico tra diritti sindacali e consumo low cost. Cibo, mobili, vestiti, vacanze: tutta la nostra esistenza malpagata ruota attorno alle possibilità del consumo a basso prezzo, senza percepire il nesso tra quel basso prezzo e i nostri lavori malpagati. Continua a leggere »

La nuova classe aspirazionale

 

Lo scorso 4 settembre Severino Salvemini (su L’Economia del Corsera) ci introduceva ai caratteri di una nuova classe sociale, definita dalla sociologa americana Elizabeth Currid-Halkett come classe “aspirazionale”. Una classe sociale al tempo stesso elitaria e popolare, distante tanto dagli eccessi materialistici dei nuovi ricchi quanto dall’esibizionismo consumistico della vecchia borghesia: «La nuova élite è unita dall’uso dello stesso linguaggio, da letture di giornali con medesimi osizionamenti (l’abbonamento al “New York Times” o al “New Yorker” è un passaggio quasi obbligato, così come lo è quello a Netflix), dal consumo di cibo organico e naturale, dal prodotto che esprime autenticità e trasparenza, dalle pratiche ambientalistiche, dalle medesime logiche di educazione parentale (viva l’allattamento al seno prolungato e le pappe della nonna), dal supporto alle organizzazioni non governative e di giustizia sociale, e così via». Bontà dell’articolista averla definita “élite”, perché altrimenti avrebbe descritto i tratti antropologici della sinistra, almeno quella che va per la maggiore in Occidente. Continua a leggere »

Mitologemi narrativi reazionari sul Tiburtino III

 

Tutta la vicenda riguardante lo “scontro” tra “residenti” e migranti in corso al Tiburtino III può racchiudersi attorno alla “questione sicurezza”. Questo il mantra agitato tanto nel quartiere romano quanto a livello nazionale quando si parla di migranti. I migranti porterebbero insicurezza, di vario tipo. Il mito della sicurezza però è appunto un luogo comune discorsivo che non solo non trova fondamento nella realtà, ma viene addebitato all’estraneo, al migrante in questo caso, quando semmai ha provenienza molto più prossima e interna alle relazioni tra autoctoni presenti sul territorio. Come abbiamo visto, l’«aggressione» di cui sarebbe stata vittima una donna del quartiere, da cui è partita la cagnara razzista contro i migranti, in realtà si è dimostrata un’aggressione a un migrante di passaggio. Notizia di ieri è invece che l’aggressore, tale Pamela Pistis, è stata arrestata per furto. Continua a leggere »

Le dimensioni dello sciacallaggio politico in corso al Tiburtino III

 

L’immagine descrive i confini del IV Municipio, uno dei più grandi della città: 49 km quadrati per 176mila persone ufficialmente residenti. E’ anche uno dei municipi più problematici dal punto di vista sociale: nel municipio infatti convivono quartieri dormitorio come quelli oltre il Raccordo anulare (Settecamini, Casal Monastero, Case Rosse, ecc); quartieri ghetto dove la crisi economica e l’assenza di soluzioni politiche ha incattivito ogni relazione sociale, come Tor Sapienza, Tor Cervara, Collatino, San Basilio, eccetera; quartieri della periferia consolidata che sopravvivono tra degrado sociale e scarsi tentativi di gentifricazione spacciata per recupero urbano, come Casal Bertone o Pietralata; infine, alcune ridotte di (relativo) benessere, tra viale Kant e Colli Aniene. Un municipio dalle profonde contraddizioni, complesso da amministrare, dove la crisi economica e il progressivo disfacimento della città hanno assunto le forme più dirette e violente. Continua a leggere »

Come un non problema scatenato da un non fatto genera la guerra tra poveri

 

Lo scorso 30 agosto tale Pamela Pistis, ambiguo personaggio del quartiere Tiburtino III, ha aggredito un eritreo che passeggiava vicino al centro di accoglienza per migranti sito in via del Frantoio. L’uomo prima si è rifugiato nel centro, poi ha chiamato la polizia per denunciare l’aggressione. Nel mentre che l’edificante capovolgimento dei ruoli prestabiliti andava avanti (la donna italiana che picchia l’uomo straniero), si presentava davanti al centro il compagno della Pamela, prendendola a schiaffi. Questi i fatti. La polizia, accertati gli eventi, iscriveva nel registro degli indagati (per aggressione) l’unica responsabile dell’avvenimento, per l’appunto tale Pamela Pistis. Storie di ordinaria follia metropolitana, non fosse che immediatamente tali fatti subivano un stravolgimento comico dalle penose conseguenze. Continua a leggere »

Declino della parabola populista?

 

A Cernobbio è andato in scena il ritorno all’ordine neoliberale? Di certo la conversione politica di Lega nord e Cinque stelle è un fenomeno che pone dei quesiti dirimenti. Partiamo da un dato di fatto spesso ignorato: partiti di queste dimensioni stipendiano professionisti delle dinamiche elettorali. Spostamenti così significativi non avvengono mai per caso, sono al contrario frutto di analisi accurate (molto più accurate delle nostre) delle sensazioni del corpo elettorale. Quale allora la ragione politica di un capovolgimento così evidente delle proprie retoriche? Siamo forse in presenza di un declino di quella traiettoria populista che ha avuto il suo apice con l’elezione di Trump? Da Trump in poi, valutando le diverse competizioni elettorali , i sondaggi dei principali movimenti anti-liberali in Europa, nonché il livello (piatto) di mobilitazione sociale, molti segnali indicano una costante flessione del cosiddetto populismo. Continua a leggere »

La depoliticizzazione dei problemi sociali come strategia di governo/Parte seconda

 

Dallo sgombero del palazzo di piazza Indipendenza assistiamo increduli al détournement quotidiano della questione abitativa. La novità non sta tanto nel rigurgito proprietario espresso ogni qual volta dalla politica neoliberale, ma dall’assenza di “voci contro” che non provengano dalle stesse vittime del linciaggio. L’ideologia legalitaria, perfettamente introiettata nel mondo della cultura e della società un tempo “progressista”, ha silenziato qualsiasi solidarietà con le vittime materiali del liberismo. Fedele all’uso situazionista, il détournement neoliberale consiste nel ribaltare il significato della questione abitativa: gli occupanti, e più in generale tutti coloro che non riescono a pagare l’affitto, sono posti all’origine del problema abitativo romano. Il paradosso nel quale viviamo non è tanto la consueta – perché sempre esistita – colpevolizzazione del proletario, del senza casa, del povero, non più vittima ma artefice dei problemi sociali che contribuisce a generare. Il paradosso è che tale lettura sia nel frattempo divenuta pensiero comune non solo a destra. Il rancore proprietario ha tracimato in quel “ceto medio riflessivo” che un tempo, neanche troppo tempo fa, menava vanto di “volare alto” rispetto agli istinti reazionari piccolo borghesi. Continua a leggere »

L’eroina democratica

 

Nonostante la defenestrazione della sua storica conduttrice, non siamo ancora riusciti a liberarci di Report, la bibbia televisiva della sinistra giustizialista. In compenso da ieri speriamo di esserci liberati del mito della Gabanelli, la giornalista forcaiola che in un impeto di sincerità ha dichiarato «l’appoggio totale al ministro Minniti». L’appoggio riguarda “l’accordo con la Libia” (che non è un accordo con “la Libia”, ma con alcune fazioni che controllano il passaggio dei migranti sul proprio territorio), ma laddove l’eroina democratica si è superata è sulla vicenda dello sgombero di piazza Indipendenza: «La legalità è come il lavoro, è neutro, non può essere di destra o di sinistra […] Come è possibile che un palazzo come quello sia stato occupato? […] Quello era un edificio presidiato […] E’ arrivato un gruppo di energumeni [i senza casa] a dire o sloggiate voi o vi facciamo sloggiare con la forza». Continua a leggere »

L’immigrazione immaginaria

 

Il livello del dibattito pubblico sui fenomeni migratori, lo sappiamo, è quello che è: sconsolante. A stupire ogni volta è l’assoluta mancanza di dati di fatto in grado di giustificare, almeno parzialmente, le paure sociali generate dalla costante polemica politica sui migranti. Secondo alcuni di questi dati, scopriamo che l’Italia è l’ottavo paese al mondo per numero di emigranti (250.000 nel 2016), un dato che ha fatto preoccupare persino l’Ocse. In Italia c’è in effetti un problema migratorio, ma nel senso contrario rispetto alla vulgata comune: posta nella classifica dopo il Messico e prima del Vietnam, dall’Italia si emigra troppo. Gli italiani, insomma, raccontati come accoglitori riluttanti di stranieri in fuga, sono piuttosto un popolo accolto dagli altri paesi. Continua a leggere »

L’autunno è già cominciato

 

Per una volta la prova di forza la vincono occupanti e migranti. Sarà stata la figura di merda internazionale, la condanna dell’Onu, le parole della Chiesa o, più semplicemente, l’ostinazione delle famiglie sgomberate e la forza dei numeri vista ieri in piazza. Fatto sta che persino il Viminale è costretto al mezzo passo indietro: «Stop agli sgomberi se non ci sono case disponibili», riportano i giornali. Continua a leggere »