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ACCADEVA OGGI…

30 March :
1953 A Bitonto, durante la protesta nazionale contro la ‘legge truffa’ la polizia, caricando i manifestanti, colpisce a morte Francesco Ricci di 57 anni, che morirà alcuni giorni dopo.

STATS

Sinistri scenari

 

Vedremo se davvero l’ex gruppo dirigente del Pd avrà il coraggio di scindersi davvero dal partito. Un conto è sbraitare contro l’usurpatore, ben altro è scendere dal carro del potere avventurandosi nei territori del 5virgola qualcosa. Gente abituata ad essere nomenclatura in un partito di massa (elettorale), difficilmente alle soglie della pensione gli viene lo schiribizzo di rimettersi in gioco. E’ altresì vero che dentro il Pd gli spazi di co-gestione politica si stanno riducendo notevolmente per l’ex gruppo dirigente. Nonostante tutte le batoste elettorali, Renzi non ha avversari al congresso. Lo sanno i vari D’Alema, Bersani o Emiliano. Anche qui, dopo aver sbraitato del congresso, una volta che Renzi li ha accontentati è scattato il panico. Tutti sanno che dentro al partito Renzi è ancora l’asso pigliatutto, e una volta rivinto per la “ditta” non ci sarà più potere da spartire. Secondo i sondaggi, Renzi viaggia sull’80% dei consensi contro qualunque sfidante. Questo il motivo per cui la scissione è nei fatti una possibilità concreta. Ma tragica. Continua a leggere »

I gangster della speculazione

 

Erano nell’aria, sono arrivate appena terminato l’incontro tra “Parsitalia” (la società costruttrice di Luca Parnasi) e la giunta comunale: Paolo Berdini si è dimesso. Il timing tra le parole del vice-sindaco Luca Bergamo: “una revisione del progetto che ha dei caratteri fortemente innovativi”, e le dichiarazioni dell’ex assessore: “mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma”, è tutto fuorché causale. E’ la resa di fronte al potere palazzinaro. E’ la definitiva normalizzazione di un movimento politico che chiude ad ogni ipotesi di alternativa politica cittadina. E’ l’eterno ritorno dell’uguale. Scriveva Antonio Cederna, nel 1953, nel suo celeberrimo articolo sui Gangster dell’Appia: “In prossimità della via Appia e dell’Ardeatina sorgerà una fascia di «villini» e di «villini signorili» a quattro piani, quindi una fascia di «palazzine» a cinque e sei piani, quindi verso la via Cristoforo Colombo un ampio agglomerato a costruzione intensiva, con edifici di almeno otto piani, per un’altezza massima di ventotto metri. Continua a leggere »

Le radio romane alla crociata palazzinara contro Berdini

 

Da mesi Paolo Berdini, l’(ex)assessore della giunta Raggi, è vittima della gogna quotidiana da parte delle famigerate radio private romane/romaniste, longa manus popolare dei palazzinari romani, in particolare di quel Caltagirone proprietario del Messaggero e di Tele Radio Stereo, ovvero del principale quotidiano della Capitale e della radio romanista più influente della città (insieme alla trasmissione Te la do io Tokio di Mario Corsi). Solo chi abita a Roma conosce, volente o, il più delle volte, nolente, il peso, l’influenza, la pervasività delle radio private romaniste sulla popolazione romana. Radio usate come clave politiche, in grado di orientare i comportamenti elettorali e sociali di gran parte della cittadinanza, sfruttando la Roma (intesa come passione calcistica) come veicolo di propaganda degli interessi palazzinari. Oggi è la volta dello stadio di Pallotta, ma in questo ventennio abbondante di superfetazione radiofonica sono state utilizzate per ogni losco obiettivo. Sempre mascherato da presunti “interessi trasversali” dei tifosi, ovviamente. Storie note, almeno, ripetiamo, per i romani. Continua a leggere »

Sottrarci all’opposizione liberal, con ogni mezzo necessario

 

Il Corriere della Sera dello scorso 7 febbraio svela, con un semplice quanto immediato titolo, il senso della vicenda Trump, con buona pace di chi, in buona fede, porta acqua al mulino di quello stesso populismo che vorrebbe combattere. “97 giganti sfidano Trump”, per poi specificare poche righe più in basso: “è nato un imponente fronte economico, politico e giuridico contro di lui destinato a creargli grossi problemi. Mettendo insieme rivalità e interessi divergenti, 97 aziende tecnologiche sono scese in campo compatte contro una misura che ostacola l’assunzione di “cervelli” stranieri, linfa vitale della loro attività. Tutti i big – da Apple a Facebook, da Google a Microsoft – hanno firmato la petizione a supporto della causa all’esame dei giudici di San Francisco [contro il cosiddetto “Muslim Ban”, N.d.A.]: il decreto Trump danneggia loro e tutta l’economia americana”. Questa vicenda chiarisce alcuni caratteri dello scontro politico di questi anni Continua a leggere »

Contro la continuità, verso la mobilitazione cittadina

 

L’insofferenza popolare verso la continuità amministrativa, politica e culturale rappresentata dalla nuova giunta 5 stelle procede nel suo percorso organizzativo. Ieri sera, più di trecento persone hanno affollato l’assemblea promossa dalla Carovana delle Periferie e da Decide Roma, percorso che punta alla costruzione di una manifestazione cittadina contro le politiche della giunta Raggi. Un successo che non vede precedenti recenti, e segna un punto di svolta nel rapporto tra sinistra e società, almeno a Roma. Se lo scorso 4 ottobre quella stessa insofferenza, già palpabile, era in qualche modo “interlocutoria”, quella di ieri ha manifestato il distacco sempre più netto tra le attese delle periferie popolari e quel programma grillino quotidianamente smentito dalla giunta. Non a caso, se il 4 ottobre l’atteggiamento della giunta fu quello di snobbare la mobilitazione, ieri la partecipazione dei consiglieri era particolarmente interessata (ma non interessante). Troppo tardi. Continua a leggere »

“Europa a due velocità”: dalla colonizzazione produttiva alla dipendenza istituzionale?

 

La boutade sull’Europa a due velocità ha provocato il coro trasversale della politica nazionale: “è già così”, ci ricorda Angelo Angelino Alfano; “era ora”, rimpalla Enrico staisereno Letta. Eppure l’avventata dichiarazione della Merkel contiene un fondo destabilizzante per l’attuale conformazione europeista. Cosa vuol dire, concretamente, un’“Europa a due velocità”? Troppe cose non sono chiare: 1) è l’“Europa” ad essere immaginata a velocità diseguali, o l’Unione europea? Nel primo caso, infatti, è davvero già così (come da immagine a corredo dell’articolo), ma è l’equivoco ideologico su cui si fonda ogni retorica europeista: scambiare una costruzione politico-economica, la Ue, per un fatto naturale, il continente europeo. Continua a leggere »

La sagra del poraccismo

 

Sono sicuramente centrali le analisi politiche sulla débâcle grillina, ma qui sta emergendo una vera e propria antropologia che non trova spazio nelle seriose interpretazioni della derrota capitale. La vicenda della polizza sulla vita di Salvatore Romeo racconta molto di questa miserabile accozzaglia che gravita alle pendici del Campidoglio. Il valore giuridico o legale di questi fatti è nullo o quantomeno secondario. Qui stiamo in presenza di un vero e proprio poraccismo istituzionalizzato, della questua che si insidia nelle maglie del potere, del sottobosco di accoliti a cui si illuminano gli occhi alle briciole che cadono dal tavolo di una politica immiserita. Ci stanno facendo rimpiangere Gelli, Dell’Utri e Berlusconi insomma, che almeno quando gli girava muovevano miliardi (di lire), interessi strategici, truffe secolari: senza eleganza, ma con maestria. Qui stiamo alle polizze vita da 30 mila euro, al biglietto omaggio allo stadio, all’imbucato ai matrimoni. Anche questo testimonia la crisi di un ceto politico: non riesce a pensare in grande neanche quando ruba. Continua a leggere »

Liberal Bloc

 

Se c’è una cosa più ridicola, detestabile e miserevole del discorso d’insediamento di Trump lo scorso 20 gennaio, questa è la prosopopea mediatica sugli “scontri” avvenuti per le strade di Washington lo stesso giorno. A dire la verità, ad essere miserevoli sono stati gli scontri stessi, che hanno riproposto, su scala planetaria, la dicotomia sociale e politica tra un proletariato anestetizzato da Trump e una borghesia che avvia la sua santa alleanza contro il presunto tiranno. E’, in grande, ciò che è avvenuto in Italia con Berlusconi. Individuando il problema politico non nel liberismo trasversale, nel capitalismo, nello sfruttamento, nell’imperialismo statunitense, ma nel leader “antidemocratico”, la versione “progressista” del liberismo ha fagocitato ogni movimento alla sua sinistra in nome del “fronte popolare” contro il nuovo fascismo. Negli Usa si sta producendo – non da oggi – la stessa traiettoria miserevole. Ovviamente il problema non risiede nella “protesta contro Trump”, legittima e anzi necessaria. Risiede altrove, e cioè nella concreta sensazione, anzi l’assodata certezza, che se avesse vinto Hillary Clinton non ci sarebbero stati né scontri né cortei, né donne in marcia né indignazioni mediatiche. Perchè quei cortei, quell’indignazione e quella protesta altro non è che l’assecondamento di una narrazione mediatica imposta e interessata, che niente ha a che vedere con gli interessi popolari contro Trump e il capitalismo anti-globalizzazione che lui vorrebbe rappresentare.  Continua a leggere »

Periferie resistenti. Resoconto di una giornata di lotta

 

Dalle 7 di mattina più di cento persone hanno difeso il diritto di Eleana a rimanere in una casa popolare. Non per forza quella che per necessità ha dovuto occupare. Un’altra, qualsiasi essa sia. Perché ne ha diritto. Non “contro” la nuova famiglia assegnataria, ma “insieme” a quella. Due diritti sociali e costituzionali non possono escludersi a vicenda. Più di cento proletari di San Basilio, una delle periferie simbolo del degrado sociale metropolitano, per la prima volta da molti anni organizzati non sulle macerie del razzismo e del disimpegno, ma nella lotta per i propri diritti sociali, vincono una loro piccola battaglia. Bloccando uno sfratto disumano, rivendicando il diritto alla presenza sociale, strappando un corteo per le strade del quartiere, violando ogni norma legalitaria per affermarne una sociale e politica al tempo stesso: la periferia degradata decide su se stessa, non subisce più supinamente. Continua a leggere »

Il confronto col populismo secondo Slavoj Zizek

 

Scrive Zizek, ieri sul Corriere della Sera: “Donald Trump è un sintomo di Hillary Clinton, nel senso che l’incapacità del partito democratico di svoltare a sinistra ha creato lo spazio occupato da Trump”. E’ una verità generale, riproducibile negli Usa come in Europa: l’affermazione delle forze populiste non è avvenuta “a scapito” delle sinistre, ma per mano di queste, del loro fallimento, delle macerie che hanno lasciato nella rappresentanza degli interessi popolari. Il dilemma Donald Trump (dei Donald Trump di tutto il mondo, da Le Pen a Grillo) si risolve non accanendosi contro il sintomo, ma svelandone le cause. Ancora Zizek: “Trump promette negli Usa quel che nessuno, a sinistra, si sognerebbe di proporre: mille miliardi di dollari di grandi lavori pubblici per aumentare l’impiego”. Ancora una verità generalizzabile: è il populismo che promette resistenza alla globalizzazione liberista. Continua a leggere »