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19 February :
1977 A Roma 50000 studenti sfilano per la città gridando: ci avete cacciato dalle Università, ci riprenderemo tutta la città.

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Il confronto col populismo secondo Slavoj Zizek

 

Scrive Zizek, ieri sul Corriere della Sera: “Donald Trump è un sintomo di Hillary Clinton, nel senso che l’incapacità del partito democratico di svoltare a sinistra ha creato lo spazio occupato da Trump”. E’ una verità generale, riproducibile negli Usa come in Europa: l’affermazione delle forze populiste non è avvenuta “a scapito” delle sinistre, ma per mano di queste, del loro fallimento, delle macerie che hanno lasciato nella rappresentanza degli interessi popolari. Il dilemma Donald Trump (dei Donald Trump di tutto il mondo, da Le Pen a Grillo) si risolve non accanendosi contro il sintomo, ma svelandone le cause. Ancora Zizek: “Trump promette negli Usa quel che nessuno, a sinistra, si sognerebbe di proporre: mille miliardi di dollari di grandi lavori pubblici per aumentare l’impiego”. Ancora una verità generalizzabile: è il populismo che promette resistenza alla globalizzazione liberista. Continua a leggere »

Rendite di (op)posizione

 

Complicata la realtà, per chi la scopre aggiornando il proprio diario social. Dannatamente complessa, a giudicare dai sondaggi che certificano il sorpasso del M5S sul Pd come primo partito italiano (col 30,9% dei consensi). Nonostante tutte le presunte gaffe, le boutade immaginarie, i passi falsi apparenti, il movimento grillino aumenta i suoi consensi (almeno quelli elettorali), invece di crollare sotto i colpi della razionalità politica. Il problema è che quelli che “noi” giudichiamo errori, per i Cinque stelle tali non sono, e corrispondono ad una strategia precisa, magari non perfettamente definita, ma che persegue una visione di fondo. Che può non piacerci, che possiamo criticare, ma che dobbiamo capire prima di valutare. Perché ancora molti, almeno a sinistra, giudicano Grillo come “incompetente”, “ingenuo”, “incapace”. Dare dell’incapace a qualcuno che in sette anni ha prima fondato dal niente un movimento politico, poi lo ha portato a vincere le elezioni nella città più importante del paese, e oggi ad essere il primo partito italiano: il tutto non stabilizzando il sistema, ma organizzando elettoralmente la rabbia popolare, certifica solo l’incapacità della suddetta sinistra di leggere la realtà. Continua a leggere »

Dal no all’euro all’Europa liberale: il curioso dietrofront di Grillo

 

Il processo di “governizzazione” del movimento grillino assume oggi tratti talmente plateali da renderlo sospetto. Come volevasi dimostrare, il problema del M5S rispetto alla comunità europea non fu entrare nel gruppo parlamentare insieme all’Ukip, quanto oggi scegliere di uscirne, smascherando la sostanza provocatoria dei suoi (sempre più rari) attacchi all’Unione. Aderendo al gruppo liberale dell’Alde, per giunta (sempre che l’Alde stesso lo voglia, il che è tutto da vedere). La sinistra che sbraitava contro l’ignobile alleanza col nazionalista inglese dovrebbe festeggiare. Al contrario, il passaggio politico di questi giorni segna l’ennesima tappa del Movimento verso il definitivo addomesticamento con le politiche europeiste. Esattamente come Tsipras in Grecia, nel gioco di alleanze anti-euro si fa quello che la realtà consente. L’alleanza con l’Ukip, che significava compromettersi con una forza apertamente conservatrice, nazionalista e xenofoba, portava in dote la possibilità di battagliare contro la Ue dentro lo stesso Parlamento europeo. Farage, in questo senso molto più coerente del suo alter ego italiano, la Brexit l’ha portata a casa. Cosa ha portato a casa Grillo, scegliendo di terminare la sua alleanza nel gruppo Efdd? Continua a leggere »

Censori e bufale: a chi giova il Ministero della verità?

 

Da diverso tempo si chiede a gran voce l’istituzione di forme di controllo specifiche sui contenuti presenti nel web. La rete, soprattutto la sua evoluzione social, è un incontrollabile contenitore di boiate: è possibile controllarle? Come fare per ridurle? Il tema è complesso e solo superficialmente relegabile alla dimensione online attuale. In realtà, il controllo delle opinioni è una tentazione presente in ogni regime politico. La rete ha solo amplificato (a dismisura, in effetti) il fenomeno. Ma la questione è sovrapponibile a quella, invero più importante, del reato di negazionismo. In Italia è stato introdotto proprio quest’anno, non tenendo conto di una profonda linea critica rispetto al perseguimento giuridico delle proprie opinioni. Perché di quello si tratta: aprire il varco della repressione delle idee genera mostri. Continua a leggere »

Oroscopo politico

 

Difficilmente Berlusconi toppa una previsione politica, visto che in gran parte contribuisce a determinarle. Motivo in più per prendere sul serio i pronostici apparsi ieri sul Corriere e che indicano il futuro politico italiano nel breve e nel lungo periodo. Nel breve periodo, l’ex premier sembra certo: “molto difficilmente si voterà prima dell’autunno”. E’ una previsione facile ma non scontata. Facile per vari motivi. Il primo, nessun parlamentare si autolicenzierà prima di raggiungere l’agognato vitalizio. Le disparate alchimie politiche non tengono in dovuto conto l’aspetto più materiale dell’intera vicenda, quello per cui alla fine la sfiducia ad un governo la danno i parlamentari, non i dirigenti di partito. E questi puntano alla pensione garantita. Continua a leggere »

La disfida di Barletta (Aldo), ovvero: la questione abitativa ai tempi della giunta Raggi

 

Dal giorno del suo insediamento – 14 luglio – ad oggi – circa 160 giorni di consiliatura – la nuova giunta comunale targata 5 stelle non ha ancora affidato le deleghe per le Politiche abitative ad alcuno dei suoi assessori. Da tempo (dalla giunta Marino) l’assessorato stesso per le Politiche abitative è stato soppresso – scelta lungimirante nella città della crisi abitativa strutturale. La gestione della questione sociale più rilevante della metropoli è stata nel tempo spalmata tra l’assessorato per le Politiche sociali e quello del Patrimonio, senza un vero coordinamento in grado di predisporre una direzione politica. Con la nuova giunta sono scomparse anche le deleghe: alle Politiche sociali dichiarano come competente l’assessore al Patrimonio, Andrea Mazzillo. Al Patrimonio se la prendono con la Baldassarre, responsabile delle Politiche sociali. Tutte e due gli assessorati, poi, rimpallano il problema direttamente alla sindaca, indicando nella Raggi la carica competente che avrebbe avocato a sé le deleghe in questione. La Raggi, va da sè, non sa neanche cosa sia l’emergenza abitativa a Roma, quindi evita di occuparsene. Questa gestione clownesca di tutta la vicenda ha prodotto un blocco generale delle idee e degli strumenti per sanare il maggiore problema sociale cittadino. Continua a leggere »

Il vincolo europeista sul bilancio romano

 

Titoli a cinque colonne sull’ennesima gaffe della giunta grillina romana: dilettanti allo sbaraglio, il senso dei commenti alla bocciatura del bilancio comunale da parte dell’ente revisore Oref. Eppure mai come in questo caso il diavolo è nei dettagli. E il dettaglio, dalle sembianze del vero e proprio baratro liberista, è la motivazione della bocciatura: troppe spese in deficit, poca politica di rientro finanziaria, poche cessioni e cartolarizzazioni del patrimonio immobiliare, e così via. In altre parole, alla giunta Raggi viene additato il mancato obiettivo del pareggio di bilancio. L’Oref è uno dei molteplici organi che sostanziano a livello locale (nazionale, regionale o cittadino) le volontà politiche dell’Unione europea. Accerta che, al di là delle differenze politiche di chi di volta in volta vince le elezioni, il percorso di stabilizzazione finanziaria proceda secondo quanto stabilito dalla Ue e recepito obbligatoriamente nelle legislazioni nazionali. Continua a leggere »

Tra confusione e stabilità

 

Grande la confusione sotto al cielo?

 

La battuta d’arresto segnata dal voto popolare anti-Renzi è figlia di una crisi più profonda di quanto potrebbe apparire a prima vista. Una crisi economica con un apice decennale, che ha colpito con particolare forza i paesi del sud Europa, ha mandato in frantumi un orizzonte di stabilità incancrenito almeno dal 1945. Una crisi considerata da alcuni economisti, non solo marxisti, come il dispiegamento di un lungo periodo di stagnazione del modo di produzione capitalistico, delle sue relazioni economiche e sociali, che figura un ancient regime defunto ma tenuto in vita dall’assenza di civiltà alternative ad esso. Continua a leggere »