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20 July :
2001 Carlo Giuliani, 23 anni, muore durante la manifestazione contro il G8 per un colpo sparato dal carabiniere mario placanica.

STATS

Proporzionali’s karma

 

Fior di articolesse per anni ci hanno spiegato delle magnifiche virtù del maggioritario nel ridurre la rappresentanza politica e, di conseguenza, moltiplicare geometricamente la “governabilità”, unico e decisivo mantra dell’Europa neoliberale. Viceversa, negli stessi anni e negli stessi ragionamenti verbosi a quattro colonne, venivamo informati dei malefici guasti che il proporzionale avrebbe portato al già frammentato sistema politico italiano: incremento esponenziale dell’offerta politica, atomizzazione nucleare dei partiti in Parlamento, e non parliamo di formare un governo: impossibile per definizione con un sistema proporzionale. Poi, incredibile! – come direbbe Piccinini – abbiamo scoperto non solo che dal 2005 in Italia vige una legge elettorale proporzionale (la legge Calderoli denominata Porcellum); non solo che la riforma di questa legge, il cosiddetto Italicum, che avrebbe dovuto imprimere la fatidica sterzata governista, era anch’essa una legge proporzionale (pur con la mediazione decisiva del doppio turno); ma anche che il sistema politico più saldo d’Europa, quello tedesco, elegge i suoi parlamentari e i suoi governi con un sistema proporzionale (qui). Inaudito, qualcuno avverta Panebianco e Galli della Loggia: non c’è nessun ritorno al proporzionale, ci siamo già da dodici anni. Continua a leggere »

Il nuovo orizzonte tedesco, tra necessità produttive e indipendenza militare

 

Le recenti parole di Angela Merkel sulla presunta fine della relazione speciale tra Stati uniti e Unione europea non devono essere esagerate nella loro importanza, ma neanche sottovalutate. A differenza dell’Italia o della Ue genericamente intesa, la Germania ha una sua strategia di medio periodo. Una visione – proprio perché strategica – capace di tenere insieme l’aspetto economico con quello politico e militare. Delle due frasi riportate su ogni giornale, tutti si sono concentrati sulla prima («I tempi in cui potevamo contare pienamente su altri sono in una certa misura finiti», riferendosi agli Usa), mentre è la seconda parte ad essere rilevante: «Noi europei dobbiamo veramente prendere il nostro destino nelle nostre mani». Continua a leggere »

Accoglienza e repressione del Partito Chiesa

 

Il Partito democratico conferma, con la marcia di Milano guidata da Giuseppe Sala e presidiata da tutta la federazione lombarda del partito, la sua natura politica di istituzione totale. Come la Chiesa, nel suo seno vorrebbero essere ricondotte le esigenze del governo e quelle dell’opposizione; gli interessi delle élite finanziarie e le ragioni del lavoro; l’accoglienza dei migranti con la repressione della legge Minniti. Lungi dal costituire una contraddizione, la natura onnicomprensiva del Pd è in realtà un progetto politico di “governamentalità”, secondo un lessico foucaultiano. E’ un’arte del governare, in cui dovrebbero trovare posto tutte le esigenze della realtà, e in cui ogni contraddizione materiale viene piegata agli interessi dell’europeismo neoliberale. Continua a leggere »

Giustizia coloniale

 

Dei tanti fatti che potrebbero definire i contorni del razzismo che permea in profondità la cultura occidentale, due in particolare in questi giorni illuminano sui retaggi coloniali del nostro paese, anzi: del nostro “emisfero occidentale”, come avrebbe detto Hannah Arendt, tronfia sostenitrice della supremazia liberale dell’Occidente sul resto del mondo. Scopriamo ieri mattina, in un trafiletto ignobile nascosto nelle pagine interne dei peggiori quotidiani illuminati, che Amedeo Mancini, il fascista di Fermo responsabile della morte di Emmanuel Chidi Nnamdi, è stato scarcerato. La morte di un uomo, se commessa da un bianco ai danni di un non bianco, vale per il nostro codice circa dieci mesi di carcere. Tanti ne ha dovuti scontare il fascista fermano, dopo aver patteggiato nel dicembre scorso una condanna di quattro anni. Al danno della mancata punizione per la morte di un uomo, la beffa della completa spoliticizzazione della vicenda. Ancora ieri, per tutti i media Amedeo Mancini era “l’ultrà”, non il fascista. Continua a leggere »

La traversata del deserto è appena cominciata

 

Sabato c’è stato un grande corteo cittadino, nonostante i media unificati abbiano scientemente oscurato la notizia. E’ stato un grande corteo tenuto conto delle circostanze, ovviamente. I numeri dichiarati, circa 10.000 persone, più realisticamente forse qualcosa di meno, raccontano comunque di una sfida vinta sul piano della partecipazione. Una sfida vinta nonostante tutto remasse contro la mobilitazione. A cominciare dalla sentenza della Corte dei conti sul mancato danno erariale, con le conseguenti dichiarazioni dell’assessore al patrimonio Mazzillo, che rischiavano di ammorbidire la volontà di partecipazione di quel pezzo sociale sotto attacco delle “politiche di risanamento finanziario” del Comune. Così non è stato, ribadendo un’evidenza tipica di questi ultimi tempi: nessuno più si fida delle istituzioni, soprattutto quando promettono scenari “rosei” verso quel mondo del sociale costantemente sotto attacco e costantemente “fregato” dalle politiche del rigore neoliberale. Ma la manifestazione non è stata vincente solo sul piano numerico. Anche la notevole trasversalità politica della mobilitazione ha contribuito alla sua riuscita. Sabato è scesa in piazza la sinistra cittadina. Una sinistra ancora in affanno, minoritaria, legata a ristretti bacini sociali e ancora senza una strategia politica definita, ma comunque espressione autentica di quel pezzo di sinistra di classe ancora presente in città. Una sinistra sociale e fuori dai partiti, ancora debolissima ma non per questo assente. Un fatto non da poco, considerati i tempi in cui viviamo. Continua a leggere »

A Roma il primo morto della guerra contro i poveri del PD

 

Ieri, la guerra contro i poveri inaugurata dal governo PD col decreto Minniti, ha fatto la sua prima vittima. Nian Maguette, un lavoratore ambulante senegalese di 54 anni, è morto mentre veniva inseguito dagli agenti in borghese dell’”Unità Operativa Sicurezza Pubblica ed Emergenziale”, una squadraccia messa in piedi dall’attuale vicecomandante dei Vigili Urbani, Antonio Di Maggio, e che da alcuni mesi viene impiegata per fare il “lavoro sporco” in città. Sfratti, sgomberi, caccia all’ambulante… a Roma chiunque vive nel “mondo di sotto” sa bene come lavora questo “corpo d’elite” della municipale composto da mancati poliziotti frustrati. Non fatichiamo quindi a credere ai racconti degli altri lavoratori sugli inseguimenti per le vie di Trastevere. Sono scene abituali, così come i pestaggi o le minacce o le “scoattate” davanti ai picchetti antisfratto. Continua a leggere »

Requiem sindacale

 

C’è una piccola ma significativa notizia nella vicenda di Alitalia e del referendum perso da padroni e sindacati confederali lunedì scorso: l’intervista rilasciata ieri dal segretario della Cgil – Susanna Camusso – al Corriere della Sera svela un modo, e un mondo, completamente adagiato alle retoriche padronali, definitivamente incapace di relazionarsi a quel mondo del lavoro che pure si vorrebbe rappresentare. Non è un caso che i sindacati confederali abbiano le proprie referenze sociali tra i pensionati e i settori ultra-garantiti del lavoro pubblico: perché sono morti. Dice la Camusso: «No alla nazionalizzazione di Alitalia», inserendosi così nel profluvio di retorica liberista che si chiede «perché 10mila lavoratori devono decidere del destino dell’intera comunità nazionale?». Eh già, perché mai dei lavoratori (di un’azienda privata, peraltro!) dovrebbero decidere sul loro destino, nell’ennesimo fallimento manageriale ripagato con le tasche di quegli stessi lavoratori? Continua a leggere »

Le due nazioni francesi

 

Anche in Francia ha preso forma la contraddizione principale dell’attualità politica, la frattura decisiva in cui trovano precipitazione tutte le eterogenee esigenze popolari: con perfetta specularità, da una parte si è espresso l’appoggio europeista (nel voto per Macron, Fillon e Hamon), dall’altra il rifiuto dell’Unione europea (nel voto per Le Pen, Mélenchon, e gli altri rivoli – di estrema destra e di estrema sinistra – in cui si è disperso il voto anti-europeista). Una specularità netta e sintomatica: metà popolazione da una parte, l’altra metà contro. E’ un “contro” confuso e poco disponibile a sintesi politiche, vista l’estrema diversità delle urgenze che lo compongono, ma è il campo entro cui la sinistra di classe dovrebbe radicare una propria proposta politica. Continua a leggere »

Elezioni della decadenza

 

Marine Le Pen ritrova il ballottaggio da solita candidata perdente, sebbene incrementi il proprio risultato rispetto alle precedenti elezioni. Il Partito socialista scompare (definitivamente?) dalla scena politica francese, relegato ad un misero 6,3% e surclassato a sinistra persino da quel Jean-Luc Mélenchon scherzato per tutta la campagna elettorale dalla stampa mainstream. Ma questi dati rimangono sullo sfondo rispetto al senso di questa tornata elettorale transalpina, dove la continuità si conferma a scapito dei diversi “populismi”. Prevale su tutti un candidato “di sistema” come Macron, ma se al suo 23% sommiamo il quasi 20% di Fillon, nonché il 6,3% di Hamon, ci ritroviamo un 50% di voti a salvaguardia del potere istituzionale francese. Niente sembra descrivere meglio la situazione francese della frase di Lenin: «La forza dell’abitudine di milioni e decine di milioni di uomini è la più terribile delle forze». Continua a leggere »

Anche la Repubblica Ceca saluta l’euro

 

Nascosta tra i refusi di stampa, la notizia della moneta ceca che si sgancia dall’euro e torna al tasso di cambio variabile rappresenta, nel suo piccolo, un’ulteriore conferma della crisi dell’ideologia europeista. Per tre anni la koruna ceca aveva mantenuto il tasso di cambio fisso a 27 korune per un euro. La parità forzata consisteva nell’introduzione informale della moneta unica anche per la Repubblica Ceca in attesa dell’ingresso ufficiale del paese nell’area Uem. Tale parità aveva però dissanguato le finanze ceche, che dovevano garantire il tasso di cambio forzato a prescindere dalla capacità produttiva del paese e dal suo equilibrio fiscale (un salasso di 47 miliardi di euro in tre anni, tanto per dire *chi* crea debito pubblico nei paesi europei). Ma la notizia sta altrove, e cioè nel mancato fallimento del paese, secondo le previsioni dei premi Nobel dell’economia mainstream. Al contrario, appena uscita dall’aggancio artificiale la koruna si è apprezzata del 2% e, contestualmente, l’euro si è deprezzato. Continua a leggere »