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ACCADEVA OGGI…

28 May :
1871 dopo 71 giorni cade la Comune di Parigi. Il generale Gallifet ordina il massacro di uomini, donne e bambini. Su uno dei luoghi dell'eccidio verra edificata la basilica di Mont Martre, il cui colore, completamente bianco, avrebbe dovuto esorcizzare il rosso delle bandiere ribelli. 1974 Strage di Piazza della Loggia

STATS

Breve florilegio razzista

 

Cos’è il razzismo? Secondo il vocabolario Treccani, è un «complesso di manifestazioni o atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizî sociali ed espressi attraverso forme di disprezzo ed emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali diverse, spesso ritenute inferiori». Questo complesso di pregiudizi si è storicamente manifestato sempre in forma politicamente trasversale. Una breve rassegna massmediatica sulla vicenda dell’uccisione del commerciante di Budrio ce ne offre la più limpida delle dimostrazioni. Senza alcun riscontro o conferma da parte degli inquirenti, tutti i media stanno lasciando intuire che “forse” l’assassino è “straniero”. In base a cosa? A niente, visto che, nonostante la pressione interessata, nessun elemento tende ad indicare la provenienza “straniera” del rapinatore. Eppure in tutti i giornali il dubbio è stato insinuato ad arte: senza prove né testimonianze (anzi: tutte le testimonianze tenderebbero ad escluderlo), l’elemento straniero è inserito negli articoli senza confermarlo né smentirlo. Continua a leggere »

I muscoli del potere, l’intelligenza dei proletari

 

Dovremmo essere abbondantemente vaccinati alle provocazioni e alla repressione poliziesca, allo sciacallaggio mediatico e alla criminalizzazione politica, eppure anche stavolta ne usciamo con più domande che soluzioni. Il mese di terrore organizzato da Polizia e ministero degli Interni rimanda direttamente alle giornate di Genova del 2001. Quel movimento di massa sottovalutò i richiami alla guerra dello Stato, e cascò mani e piedi dentro una trappola che scompaginò quel movimento e ne facilitò la dismissione. Anche sabato scorso lo Stato, come sempre nei momenti topici, non ha giocato più alla democrazia, ma ha imposto uno stato di eccezione che è, d’altronde, la sua caratteristica più intima. Continua a leggere »

Nonostante tutto

 

Nonostante la Questura di Roma avesse da settimane fomentato un clima terroristico impedendo di fatto qualsiasi partecipazione “extra-militante”; nonostante tutto il campo della sinistra compatibile abbia lavorato per delegittimare le ragioni del corteo contro le politiche criminali della Ue; nonostante l’universo mediatico, senza eccezione alcuna, abbia censurato qualsiasi ragione politica e aizzato ogni peggiore repulsione verso il corteo anti-euroliberista, la manifestazione di ieri si è imposta come principale fatto politico della stagione. Ha oscurato ogni altra manifestazione – dalle celebrazioni ufficiali alle ridicole sfilate europeiste – con la forza dei numeri: più di 10.000 lavoratori, migranti, precari e studenti hanno dimostrato la propria avversione alle politiche Ue in una Roma mai come ieri blindata oltre l’inverosimile. Un successo oltre le aspettative, tenuto conto del boicottaggio mainstream trasversale e politicamente unificante, che rendeva impossibile solidarizzare materialmente con la manifestazione. Continua a leggere »

Eurobaratro

 

Nomen omen, le celebrazioni per i sessant’anni dai Trattati di Roma non potevano che tenersi a Roma. Ma deve essere davvero paradossale per Merkel e compagni notare che se c’è un posto dove l’Unione Europea non ha proprio niente da celebrare, questo è l’Italia. A farlo presente è la stessa Commissione Europea nel cosiddetto “Eurobarometro” – il sondaggio sull’opinione pubblica nell’Ue e sull’Ue – che mostra come alla maggioranza degli italiani, a differenza degli altri cittadini europei, sostanzialmente non interessa niente dell’Unione europea, non si fida delle sue istituzioni, pensa che non abbia portato a nessun risultato positivo e, se potesse, vorrebbe uscirne. E ora stappate sto champagne. Continua a leggere »

Piccola rassegna di terrorismo mediatico

Quella che segue è una striminzita rassegna stampa sulla manifestazione del 25. La “festa dell’Europa” contrapposta alla rabbia dei “black bloc”. Scompaiono ragioni e ragionamenti della critica alla Ue e alle sue politiche criminali, svanisce ogni motivazione avanzata dai manifestanti, la dimensione politica non viene neanche accennata, di crisi economica e sociale neppure a parlarne, la disoccupazione ai massimi storici un pretesto, la privatizzazione totale dell’economia pubblica un fatto marginale, una scusa per la violenza. La lotta al liberismo è racchiusa nel pericolo scontri, tutta la vicenda raccontata dal punto di vista repressivo-giudiziario, politicamente le manifestazioni non si sa neanche di cosa parlino, l’unico dato è quello psicologico che tenta di indagare le menti degli “sfasciavetrine”. Questo il giornalismo italiano.   Continua a leggere »

Il Lingotto come scenografia di una rovina politica

 

Le immagini della convention democratica del Lingotto rimandano plasticamente alla rovina del nostro tempo. A cominciare dal luogo scelto, che vorrebbe rimandare ai “valori del lavoro”, ma che più mestamente certifica un mondo “democratico” – fatto di convention e ristoranti, turismo e terziario avanzato – completamente sconnesso con la realtà. Il problema della riconversione immateriale del Lingotto è esattamente uno dei problemi del nostro tempo. Si dirà che la fabbrica è chiusa da più di un trentennio, che l’unico modo per riqualificare l’area era riconvertirla a struttura funzionale all’intrattenimento culturale, che il modello stesso della grande fabbrica è andato in pensione con la caduta del muro, anzi diversi anni prima. Verità mediatiche spacciate per ovvietà, ma che non reggono a una minima prova dei fatti. Anzitutto, perché la grande fabbrica non solo resiste nel nostro paese, ma si moltiplica nella manifattura globalizzata in Europa e nel resto del mondo. Continua a leggere »

Eterogenesi della politica e paradossi grillini

 

Dopo un mese, la giunta Raggi trova il suo nuovo assessore all’urbanistica, Luca Montuori. E’ una nomina che svela un modo di procedere, che sbarra la strada a ogni ipotesi di cambiamento. E’ d’altronde ormai un’ovvietà, viste le continue prove date dall’attuale amministrazione comunale. Eppure l’iter politico che ha portato alla nomina di Montuori è particolarmente rilevatore. Da diverso tempo la giunta era alla ricerca del sostituto. Mesi passati a scandagliare, si suppone, i vari curricula degli esperti del settore. Già questo fatto è piuttosto indicativo: a nessuno del M5S è venuto in mente di nominare un politico, un attivista del Movimento, un grillino della prima ora, uno qualsiasi che condividesse la linea strategica del partito. Si dirà che è il tipico modo di procedere Cinque stelle, che basa la propria forza elettorale sullo svilimento della politica. Si dirà, con qualche ragione, che il ruolo di assessore di un’amministrazione comunale dovrebbe essere incarnato da un “tecnico” più che da un politico. Tutto vero. Eppure, di fronte alla crisi di soluzioni alternative, nessuno ha rischiato la carta interna. Nonostante l’ovvietà, è un dato comunque significativo, per quanto marginale nella vicenda. Veniamo invece al dato politicamente rilevante. Continua a leggere »

Quel popolo sconosciuto

 

E così, l’ultimo sondaggio elettorale datato 3 marzo certifica il M5S come primo partito italiano, seguito da un calante Pd e da una sequela di forze di media grandezza quali Forza Italia e Lega nord. Come spiegare questa tenuta grillina di fronte alle continue contraddizioni create dalla sua più importante (finora) esperienza di governo, l’amministrazione della Capitale, e nonostante il killeraggio mediatico quotidiano subito a reti e giornali unificati? In realtà la tenuta è comprensibile solo guardando al M5S come “oggetto” della politica, e non come soggetto politico, come invece viene normalmente considerato dai commentatori politici, soprattutto a sinistra. Continua a leggere »

Sviluppo tecnologico senza progresso: un piccolo esempio

 

Una delle caratteristiche decisive della nostra epoca è la mancata relazione tra sviluppo tecnologico e progresso sociale. A differenza dei decenni e secoli passati, siamo entrati in una fase in cui non tutto lo sviluppo tecnologico si traduce in evoluzione, o meglio: non tutta l’iperfetazione tecnologica di cui siamo circondati si associa ad un miglioramento delle nostre condizioni di vita. E’ un fatto su cui si ragiona davvero troppo poco, colmo di rischi interpretativi, di cadute ideologiche, di chiusure reazionarie, di estasi post-moderne, eccetera. Un piccolo esempio avvalora questo punto di vista: il mercato dei libri. Dati per morti, confinati nel recinto bohemien dell’archeologia culturale, i libri di carta vedono in tutto il mondo una ripresa delle vendite: +3% negli Usa; +8% in Russia; +2,3% in Gran Bretagna; +2,3% in Italia, e via continuando. Continua a leggere »

Tor di Valle e la mandrakata di Parnasi

 

Mentre le sorti dello stadio della Roma, anzi, di Pallotta, e del relativo business park da 800mila e rotti metri cubi di cemento sono ancora avvolti nella nebbia, di una cosa possiamo essere certi: l’ufficio marketing di Pallotta e Parnasi non teme rivali. Bisogna ammetterlo: sono bravissimi! Tanto di cappello di fronte a chi avrebbe fatto apparire il Minculpop come un’accolita di dilettanti allo sbaraglio. Nel giro di pochi mesi sono infatti riusciti ad arruolare una fetta importante della tifoseria giallorossa, e a trasformarla in un formidabile strumento di pressione politica. Continua a leggere »