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1916 ha inizio la Rivolta di Pasqua - il movimento della Fratellanza repubblicana irlandese guidata dal nazionalista Patrick Pearse inizia la sollevazione contro il dominio britannico che preparerà il terreno per la guerra anglo-irlandese

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Il paradosso fiscale che strangola le città

 

La perfida combinazione tra taglio dei trasferimenti statali e federalismo fiscale è alla radice del declino delle città, anzi, della città intesa come organismo sociale. Lo spiegano bene alcuni dati pubblicati ieri sul Sole 24 Ore: «La Capitale ha messo in programma per quest’anno una spesa da 467,5 milioni di euro, che significano 163 euro ad abitante e una flessione del 15% rispetto al preventivo dello scorso anno. A Milano la stessa casella registra 2,41 miliardi (-3,1% rispetto alle previsioni 2017), cioè 1.786 euro ad abitante: 11 volte tanto il dato capitolino». Una sfida impari, che si ripercuote direttamente sulla qualità della vita della metropoli. Ad esempio l’annoso problema della manutenzione del manto stradale: «le conseguenze pratiche si incontrano per esempio per strada, cioè alla voce “trasporti e mobilità”, a cui Roma dedica 293 milioni in conto capitale contro gli 1,34 miliardi di Milano». Leggendo questi dati il problema non sono più le voragini che quotidianamente attentano alla vita della popolazione romana. A risaltare è il miracolo di una città non ancora sprofondata definitivamente in una qualche catacomba precristiana. Continua a leggere »

Sovranismo contro europeismo, la nuova frattura della politica europea

 

Scrive Sergio Fabbrini sul Sole 24 Ore di domenica 1 aprile: «l’esito delle elezioni del 4 marzo ha portato a compimento una crisi politica iniziata il 16 novembre 2011 (quando si insediò il governo Monti). La nascita del governo Monti non fu dovuta ad un colpo di Stato contro il precedente governo Berlusconi, ma alla irresistibile pressione sulla politica interna di fattori esterni. […] Quella data mostrò in modo inconfutabile che l’Italia (al pari degli altri paesi europei) non disponeva più dell’autonomia per decidere le proprie politiche di bilancio sulla base dei propri processi elettorali». Secondo l’editorialista del Sole, da quel momento (simbolico) lo scenario politico europeo si restringe inevitabilmente a due sole opzioni fondamentali: chi rifiuta l’interdipendenza europea e chi invece la promuove, seppure nelle forme volte a migliorarla preservandone alcuni margini d’autonomia. Continua a leggere »

Syrizazione del M5S?

 

Ciascuno degli interessati alla politica in queste settimane sta dando la propria interpretazione del voto. E’ inevitabile che sia così. Smarriti nei labirinti astrali della psicologia delle masse, a volte è utile affidarsi alla classe dirigente europea, libera quantomeno del bisogno represso di legittimarsi. Ieri ha parlato tale Shahin Vallée, consigliere economico di Macron e voce europea del partito En Marche nel momento in cui questo prova a strutturarsi a livello continentale in vista delle elezioni europee del prossimo anno. Curiosamente, siamo nella fase in cui anche il M5S sta riorganizzando la propria presenza europea, visto il prossimo sfaldamento del gruppo Efdd – la formazione parlamentare di orientamento nazionalista creata dall’Ukip di Farage. E’ proprio il portavoce macroniano a riportare la discussione alla sua rozza materialità: «se chiarisce le proprie posizioni, il Movimento 5 Stelle potrebbe trovare un posto nell’alleanza politica europea che Emmanuel Macron sta studiando in vista delle elezioni». Liberali e populisti insieme? Continua a leggere »

L’autobus di Fico e la sinistra aristocratica

 

Al tempo della museificazione del socialismo, era la quantità di stellette e onorificenze appuntate sul petto a distinguere i dirigenti dal popolo. La feticizzazione del riconoscimento aveva una sua logica: veniamo dalla merda – era il ragionamento implicito – abbiamo lottato e sofferto, siamo stati torturati e uccisi, ci avete fucilato, imbavagliato, bombardato, seviziato, incarcerato, affamato, ma abbiamo vinto lo stesso, e ora ci appuntiamo tutte quelle medaglie al valore che la storia ci ha sempre negato. Quelle medaglie che segnavano il confine di classe, la linea non oltrepassabile neanche dal self made man liberale, sono oggi le nostre medaglie. Giusto o sbagliato che fosse, era comprensibile. Quei tempi però sono finiti. Continua a leggere »

Dal partito della nazione al partito della reazione

 

Si profila all’orizzonte un governo Lega-M5S. Difficile, ma non impossibile, e soprattutto non inimmaginabile. Guardando alla composizione sociale del bacino elettorale dei due partiti, si scoprirebbero molte più corrispondenze di quanto a prima vista potrebbe intendersi. Ambedue gli elettorati – quello leghista più omogeneo, quello pentastellato maggiormente frastagliato – condividono lo stesso bisogno di protezione dall’eccessiva mobilità dei grandi capitali. Protezione che altrove, pensiamo all’America di Trump, è stata tradotta con politiche di dazi doganali, per ora più minacciati che reali, e che però hanno come obiettivo quella stessa “difesa” di relazioni produttive scompaginate dall’esplosione del commercio estero. Continua a leggere »

Da Putin a Facebook, il populismo spiegato attraverso l’ideologia fake news

 

Per due anni ci hanno spiegato che la Brexit, così come la vittoria elettorale di Trump o il No al referendum italiano, erano il frutto di una sapiente operazione di propaganda mediatica manovrata dal Cremlino. Più in generale, qualsiasi fenomeno politico non allineato con l’european consensus era sicuramente il frutto di manipolazioni psicologiche di massa, chiaramente organizzate da Putin, volte a destabilizzare l’ordine globale attraverso messaggi pubblicitari su Facebook. Oggi scopriamo invece che la valanga populista sarebbe stata attivata attraverso la cessione di big data da parte di Facebook a società terze, in particolare tale Cambridge Analytica, che a sua volta avrebbe usato tali profilazioni di massa di utenti Facebook per sviluppare campagne politico-pubblicitarie settoriali. Il pericolo, insomma, non veniva da est, ma dall’estremo Occidente. Anche messa così, però, trattasi di supercazzola con scappellamento a destra. Continua a leggere »

Balzerani, D’Antona, Voltaire

 

Non torniamo sull’ormai notissima vicenda di Barbara Balzerani, indagata (!) dalla procura di Firenze per aver parlato in pubblico in un centro sociale, il Cpa-Firenze Sud, luogo di compagni tra i più cari che ci è capitato di conoscere in questi anni. Tutto l’episodio descrive egregiamente i tempi correnti, in cui si usa Voltaire per legittimare il neofascismo televisivo ma si ricorre a Torquemada quando l’interlocutore proviene dal sottosuolo degli anni Settanta. Meritano però una breve riflessione le contorsioni logiche della signora D’Antona, in questi giorni intervistata più di Salvini e Di Maio, a proposito del «mestiere della vittima». Continua a leggere »

Monopoli privati e diritti sociali: il conflitto inevitabile

 

Tra i diritti fondamentali sanciti in Costituzione c’è quello alla mobilità: «Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale». E’ una delle tipiche formulazioni di compromesso presenti nella nostra Costituzione. Dal punto di vista liberale, il diritto consente la semplice libertà formale di potersi spostare per il paese senza limitazioni giudiziarie. Dal punto di vista sociale, ogni diritto di questo tipo dovrebbe essere collegato all’articolo 3, secondo il quale «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che…» eccetera. La Repubblica non dovrebbe solo «consentire», ma promuovere attivamente la reale godibilità dei diritti proclamati. Continua a leggere »

Grande la confusione sotto il cielo: perchè usciamo da Eurostop

 

Raramente utilizziamo questo spazio per comunicazioni ufficiali, il più delle volte inutili per un collettivo come il nostro. Se questa volta deroghiamo alla regola che vuole questo un luogo di confronto, e non pietrificato dalle formalità, è perché è ormai inevitabile informare della nostra fuoriuscita dalla piattaforma politica Eurostop. Prendiamo atto della scelta di proseguire nel percorso di Potere al Popolo, una strada che – lo abbiamo discusso lungamente qui e nelle sedi opportune – ci sembra smentire una serie di presupposti analitici che da molti anni andiamo elaborando, come collettivo e insieme ai compagni che ancora animano la piattaforma anti-europeista. Prendiamo atto della mancata critica della realtà, in funzione di un’esaltazione fuori fuoco che insiste nel vedere in una storia che muore – la “sinistra radicale” dei partitini “comunisti” – addirittura un punto di partenza. Continua a leggere »

Ripresa, crescita, benessere

 

Sabato scorso è apparso sul Corriere un fondamentale articolo per cogliere la direzione del futuro prossimo. Ancora vittime della retorica della crisi, rischiamo di arrivare in ritardo alla comprensione di questa ripresa economica che è sempre più strutturale. Secondo i dati della produzione industriale di Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna, nonché secondo i commenti di molti dei protagonisti industriali del nord Italia, «il Veneto sta crescendo a ritmi cinesi»: +6,3% la produzione industriale in Veneto; +5% in Lombardia; anche l’Emilia-Romagna si attesta su queste cifre dichiara Pietro Ferrari, presidente degli industriali emiliani: «anche i nostri numeri sono ottimi. Non ci fosse la crisi del mattone viaggeremo tranquillamente alla velocità di quel 2% del Pil, obiettivo di sempre». Addirittura, aggiunge Giuseppe Milan – Unindustria Treviso – «le aziende non riescono a trovare la manodopera che cercano». Siamo, da un anno abbondante, dentro un ciclo di ripresa economica che, soprattutto mediaticamente, ha rapidamente obliterato le riflessioni sulla crisi. Ripresa economica non significa però crescita in senso generale: ancora oggi i dati della domanda interna rimangono bassi, vicino allo zero. Continua a leggere »