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24 March :
1980 A San Salvador l'esercito uccide l'arcivescovo Oscar Romero, colpevole di stare dalla parte dei poveri.

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Eurobaratro

 

Nomen omen, le celebrazioni per i sessant’anni dai Trattati di Roma non potevano che tenersi a Roma. Ma deve essere davvero paradossale per Merkel e compagni notare che se c’è un posto dove l’Unione Europea non ha proprio niente da celebrare, questo è l’Italia. A farlo presente è la stessa Commissione Europea nel cosiddetto “Eurobarometro” – il sondaggio sull’opinione pubblica nell’Ue e sull’Ue – che mostra come alla maggioranza degli italiani, a differenza degli altri cittadini europei, sostanzialmente non interessa niente dell’Unione europea, non si fida delle sue istituzioni, pensa che non abbia portato a nessun risultato positivo e, se potesse, vorrebbe uscirne. E ora stappate sto champagne. Continua a leggere »

Piccola rassegna di terrorismo mediatico

Quella che segue è una striminzita rassegna stampa sulla manifestazione del 25. La “festa dell’Europa” contrapposta alla rabbia dei “black bloc”. Scompaiono ragioni e ragionamenti della critica alla Ue e alle sue politiche criminali, svanisce ogni motivazione avanzata dai manifestanti, la dimensione politica non viene neanche accennata, di crisi economica e sociale neppure a parlarne, la disoccupazione ai massimi storici un pretesto, la privatizzazione totale dell’economia pubblica un fatto marginale, una scusa per la violenza. La lotta al liberismo è racchiusa nel pericolo scontri, tutta la vicenda raccontata dal punto di vista repressivo-giudiziario, politicamente le manifestazioni non si sa neanche di cosa parlino, l’unico dato è quello psicologico che tenta di indagare le menti degli “sfasciavetrine”. Questo il giornalismo italiano.   Continua a leggere »

Il Lingotto come scenografia di una rovina politica

 

Le immagini della convention democratica del Lingotto rimandano plasticamente alla rovina del nostro tempo. A cominciare dal luogo scelto, che vorrebbe rimandare ai “valori del lavoro”, ma che più mestamente certifica un mondo “democratico” – fatto di convention e ristoranti, turismo e terziario avanzato – completamente sconnesso con la realtà. Il problema della riconversione immateriale del Lingotto è esattamente uno dei problemi del nostro tempo. Si dirà che la fabbrica è chiusa da più di un trentennio, che l’unico modo per riqualificare l’area era riconvertirla a struttura funzionale all’intrattenimento culturale, che il modello stesso della grande fabbrica è andato in pensione con la caduta del muro, anzi diversi anni prima. Verità mediatiche spacciate per ovvietà, ma che non reggono a una minima prova dei fatti. Anzitutto, perché la grande fabbrica non solo resiste nel nostro paese, ma si moltiplica nella manifattura globalizzata in Europa e nel resto del mondo. Continua a leggere »

Eterogenesi della politica e paradossi grillini

 

Dopo un mese, la giunta Raggi trova il suo nuovo assessore all’urbanistica, Luca Montuori. E’ una nomina che svela un modo di procedere, che sbarra la strada a ogni ipotesi di cambiamento. E’ d’altronde ormai un’ovvietà, viste le continue prove date dall’attuale amministrazione comunale. Eppure l’iter politico che ha portato alla nomina di Montuori è particolarmente rilevatore. Da diverso tempo la giunta era alla ricerca del sostituto. Mesi passati a scandagliare, si suppone, i vari curricula degli esperti del settore. Già questo fatto è piuttosto indicativo: a nessuno del M5S è venuto in mente di nominare un politico, un attivista del Movimento, un grillino della prima ora, uno qualsiasi che condividesse la linea strategica del partito. Si dirà che è il tipico modo di procedere Cinque stelle, che basa la propria forza elettorale sullo svilimento della politica. Si dirà, con qualche ragione, che il ruolo di assessore di un’amministrazione comunale dovrebbe essere incarnato da un “tecnico” più che da un politico. Tutto vero. Eppure, di fronte alla crisi di soluzioni alternative, nessuno ha rischiato la carta interna. Nonostante l’ovvietà, è un dato comunque significativo, per quanto marginale nella vicenda. Veniamo invece al dato politicamente rilevante. Continua a leggere »

Quel popolo sconosciuto

 

E così, l’ultimo sondaggio elettorale datato 3 marzo certifica il M5S come primo partito italiano, seguito da un calante Pd e da una sequela di forze di media grandezza quali Forza Italia e Lega nord. Come spiegare questa tenuta grillina di fronte alle continue contraddizioni create dalla sua più importante (finora) esperienza di governo, l’amministrazione della Capitale, e nonostante il killeraggio mediatico quotidiano subito a reti e giornali unificati? In realtà la tenuta è comprensibile solo guardando al M5S come “oggetto” della politica, e non come soggetto politico, come invece viene normalmente considerato dai commentatori politici, soprattutto a sinistra. Continua a leggere »

Sviluppo tecnologico senza progresso: un piccolo esempio

 

Una delle caratteristiche decisive della nostra epoca è la mancata relazione tra sviluppo tecnologico e progresso sociale. A differenza dei decenni e secoli passati, siamo entrati in una fase in cui non tutto lo sviluppo tecnologico si traduce in evoluzione, o meglio: non tutta l’iperfetazione tecnologica di cui siamo circondati si associa ad un miglioramento delle nostre condizioni di vita. E’ un fatto su cui si ragiona davvero troppo poco, colmo di rischi interpretativi, di cadute ideologiche, di chiusure reazionarie, di estasi post-moderne, eccetera. Un piccolo esempio avvalora questo punto di vista: il mercato dei libri. Dati per morti, confinati nel recinto bohemien dell’archeologia culturale, i libri di carta vedono in tutto il mondo una ripresa delle vendite: +3% negli Usa; +8% in Russia; +2,3% in Gran Bretagna; +2,3% in Italia, e via continuando. Continua a leggere »

Tor di Valle e la mandrakata di Parnasi

 

Mentre le sorti dello stadio della Roma, anzi, di Pallotta, e del relativo business park da 800mila e rotti metri cubi di cemento sono ancora avvolti nella nebbia, di una cosa possiamo essere certi: l’ufficio marketing di Pallotta e Parnasi non teme rivali. Bisogna ammetterlo: sono bravissimi! Tanto di cappello di fronte a chi avrebbe fatto apparire il Minculpop come un’accolita di dilettanti allo sbaraglio. Nel giro di pochi mesi sono infatti riusciti ad arruolare una fetta importante della tifoseria giallorossa, e a trasformarla in un formidabile strumento di pressione politica. Continua a leggere »

Tumulti corporativi

 

Non è certo per casualità che la reazione corporativa dei tassisti sia brodo di coltura dell’estrema destra. Se ha ancora un senso storico l’attualizzazione del concetto di fascismo (non quello di neofascismo, attenzione), questo si ritrova esattamente nei tumulti corporativi dei tassisti, a Roma come in Italia, in Europa e nel resto del globo. E’ la reazione ad una perdita di status socio-economico quella che spinge i tassisti alla mobilitazione. Ma se fosse solo questo, potrebbe apparire speculare alla difesa degli altri innumerevoli diritti sociali calpestati dal liberismo. Continua a leggere »

Sinistri scenari

 

Vedremo se davvero l’ex gruppo dirigente del Pd avrà il coraggio di scindersi davvero dal partito. Un conto è sbraitare contro l’usurpatore, ben altro è scendere dal carro del potere avventurandosi nei territori del 5virgola qualcosa. Gente abituata ad essere nomenclatura in un partito di massa (elettorale), difficilmente alle soglie della pensione gli viene lo schiribizzo di rimettersi in gioco. E’ altresì vero che dentro il Pd gli spazi di co-gestione politica si stanno riducendo notevolmente per l’ex gruppo dirigente. Nonostante tutte le batoste elettorali, Renzi non ha avversari al congresso. Lo sanno i vari D’Alema, Bersani o Emiliano. Anche qui, dopo aver sbraitato del congresso, una volta che Renzi li ha accontentati è scattato il panico. Tutti sanno che dentro al partito Renzi è ancora l’asso pigliatutto, e una volta rivinto per la “ditta” non ci sarà più potere da spartire. Secondo i sondaggi, Renzi viaggia sull’80% dei consensi contro qualunque sfidante. Questo il motivo per cui la scissione è nei fatti una possibilità concreta. Ma tragica. Continua a leggere »

I gangster della speculazione

 

Erano nell’aria, sono arrivate appena terminato l’incontro tra “Parsitalia” (la società costruttrice di Luca Parnasi) e la giunta comunale: Paolo Berdini si è dimesso. Il timing tra le parole del vice-sindaco Luca Bergamo: “una revisione del progetto che ha dei caratteri fortemente innovativi”, e le dichiarazioni dell’ex assessore: “mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma”, è tutto fuorché causale. E’ la resa di fronte al potere palazzinaro. E’ la definitiva normalizzazione di un movimento politico che chiude ad ogni ipotesi di alternativa politica cittadina. E’ l’eterno ritorno dell’uguale. Scriveva Antonio Cederna, nel 1953, nel suo celeberrimo articolo sui Gangster dell’Appia: “In prossimità della via Appia e dell’Ardeatina sorgerà una fascia di «villini» e di «villini signorili» a quattro piani, quindi una fascia di «palazzine» a cinque e sei piani, quindi verso la via Cristoforo Colombo un ampio agglomerato a costruzione intensiva, con edifici di almeno otto piani, per un’altezza massima di ventotto metri. Continua a leggere »