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25 February :
1956 Al XX congresso del PCUS Krusciov condanna il culto della personalità, è l'inizio della destalinizzazione.

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La crociata contro il contante

 

A intervalli più o meno regolari, e soprattutto in concomitanza delle elezioni, torna la crociata contro il denaro contante. Una campagna che in genere associa ogni utilizzatore di contante in evasore, quindi in peccatore e artefice primo del declino del paese, del malaffare, della corruzione strisciante. Insomma, chi usa il contante è un mafioso o in procinto di diventarlo. Da trent’anni a questa parte gli schieramenti sono definiti in maniera stabile: da una parte Berlusconi (e quindi Totò Riina, la Ndrangheta, Dell’Utri, le Brigate Rosse e Antonio Razzi), espressione diretta della putrefazione sociale, della cancrena culturale del paese; dall’altra il centrosinistra democratico (emanazione metastorica di Voltaire, Kant, Umberto Eco e Tony Blair), in lotta per abolire l’uso del contante e in favore della completa tracciabilità (bancaria) di ogni pagamento. Da sempre, e in particolare in questi giorni in cui, dopo tanto lamentarsi, le hanno finalmente rimediato un lavoro, la portavoce dell’illuminismo bancario è Milena Gabanelli. Che infatti è tornata sull’argomento secernendo i peggiori cliché sull’uso del contante e sulla necessità di abolirlo. Continua a leggere »

Donne di serie B per uomini di serie A

 

Triste destino per Jessica Valentina Faoro. Prima abusata, poi aggredita, infine uccisa a coltellate, ma da un italiano. Nessun linciaggio di autisti Atm, nessuna vendetta contro manovratori di tram, neanche una piccola rappresaglia verso i residenti bianchi di Milano. Tutto ciò è vergognoso, in primo luogo verso la memoria della giovane vittima, colpevole di essersi negata al maschio di serie A, bianco come un lenzuolo, milanese doc, quindi al di sopra di ogni sospetto razziale. E infatti tutto tace. Tace Salvini, così come Berlusconi, per non dire del neofascismo. Nessuna dichiarazione del tipo “siamo invasi da migliaia di tranvieri”, “basta coi milanesi” o cose del genere. Il problema non è lo stupratore o l’assassino, lo spacciatore o il ladro. E’ il negro.

L’a-politica irrompe nella politica: il caso Retake

 

Come volevasi dannatamente dimostrare, il volontarismo a-politico, a-partitico, cittadinista e chi più ne ha più ne metta, si è trasformato in strumento politico di prima qualità, sfruttando proprio quelle retoriche trasversali su cui ha fondato la propria “originalità”, spesa poi nelle molteplici attività di lobbying politico. Stiamo parlando di Retake ovviamente, l’associazione volontaristica dei cittadini in lotta contro chewingum e bombolette spray. Qualche giorno fa l’associazione ha presentato nientemeno che una proposta di revisione costituzionale, indicando le linee guida che dovrebbero trasformare Roma in una sorta di “città-regione”, e gli attuali quindici municipi in comuni indipendenti. Il problema non sta tanto nel (pessimo) merito della proposta, che asseconda la scia devoluzionista che impone da decenni il costante arretramento dell’organizzazione statuale in favore del decentramento amministrativo, moltiplicando burocrazia ed eterogeneità politico-sociale invece di diminuirla. La questione centrale è il metodo, sempre uguale a se stesso, ma sempre un gradino più in alto nella scala della sofisticazione mediatico-narrativa. Continua a leggere »

Perle elettorali

 

Il mese della campagna elettorale: cosa chiedere di meglio alla politica? Confessiamo un malcelato appagamento nel leggere tutte le mattine le ultime dai partiti, dai candidatipremier, e poi i trombati, gli esclusi dell’ultimo minuto, le giravolte dei ripescati, alla ricerca dell’ultimo sondaggio, della dichiarazione più roboante. Una droga, bisogna ammetterlo. «Mi hanno chiesto di candidarmi», «sono candidato a mia insaputa», «è il territorio che me lo chiede». Meraviglioso. E loro ce la mettono tutta nel soddisfare questa perversione, perché di perversione di tratta. Maria Elena Boschi, ad esempio. Dice che sfrutterà il mese di campagna elettorale per imparare il tedesco, d’altronde così simile al dialetto aretino. Non paga della presa per il culo, dichiara il proprio amore per il collegio in cui è stata inserita: «ci vengo sempre in vacanza». Quale altra prova del suo attaccamento alla causa sudtirolese vogliamo ancora? Continua a leggere »

La sinistra immaginaria e la realtà sociale

 

Un interessante sondaggio sulla composizione sociale degli elettori italiani (Corriere della Sera di sabato 27 gennaio) certifica il gran canyon che separa la realtà dai desiderata della sinistra. Secondo tale rilevazione (che, ricordiamo, non fa altro che comprovare una dinamica in corso da diversi anni) l’ex bacino elettorale storicamente comunista – operai, impiegati pubblici, insegnanti – vota in massima parte (con punte del 40%) il M5S. Al contrario, il sezionamento delle intenzioni di voto per classi sociali e posizioni professionali svela la tara di classe della “sinistra”: per Pd, ma soprattutto per Liberi e Uguali, votano principalmente pensionati, studenti, imprenditori e dirigenti aziendali. Il voto per i partiti populisti, e in massima parte per il M5S, ricorda da vicino i settori Wasp che hanno garantito l’elezione presidenziale di Donald Trump, ma anche in qualche modo la vicenda del referendum inglese sulla Brexit: una (ex) classe operaia bianca e impoverita che vota per chi promette, a parole, una difesa del proprio tenore di reddito. Continua a leggere »

L’inevitabilità della Ue nelle fusioni industriali

 

Col passare del tempo l’Unione europea diviene sempre più un processo inevitabile. E’ bene rendersene conto: uscita intatta dalla crisi economica, difficilmente entrerà in crisi politica di qui a breve. Passi falsi, incomprensioni e competizioni nazionali rimarranno all’ordine del giorno, ma nessuno di questi rallentamenti avrà la forza di interrompere il consolidamento della Ue. Soprattutto per un motivo: complice la crisi, negli ultimi anni molte delle aziende strategiche dei paesi europei sono andate fondendosi tra loro. Conviene ricordare che il progetto europeista nasce esattamente dalla condivisone industriale: attraverso la Ceca – Comunità europea del carbone e dell’acciaio – prendeva forma una relazione industriale che sostanziava l’unione politica. Nell’ultimo anno il processo di fusione industriale ha subito un’accelerazione traumatica, silenziata nei suoi significati politici Continua a leggere »

La “grande coalizione” come unico governo possibile

 

Come noto, anche la Germania proseguirà nel solco della “grande coalizione” (congresso Spd permettendo). Nonostante i proclami socialdemocratici (“mai più un governo con la Cdu!”), la realtà ha ricondotto la “sinistra” tedesca a ben più miti consigli. Ma la “grande coalizione” è l’unica possibilità di governo nell’Unione europea, al di là della convenienza politica che inviterebbe il partito di opposizione a smarcarsi dal governo per evitare sicuri tracolli elettorali. Il processo è fin troppo conosciuto per destare sorpresa. Quello su cui invece bisognerebbe intendersi è che la coalizione liberista non ha come unica forma quella dell’accordo tra partiti di “centrodestra” e “centrosinistra”. Continua a leggere »

L’inquinamento come risultato del comportamento amorale del singolo individuo

 

La polemica sui sacchetti biodegradabili a pagamento, che tanto ha indignato il “popolo del web”, appare come l’ennesimo tassello volto all’individualizzazione dei problemi sociali prodotti dal capitalismo. Un sistema incapace di risolvere le sue contraddizioni, in questo caso quella fra capitale e ambiente, ma formidabile nell’escogitare vie di fuga ideologiche. Nel caso dell’inquinamento, uno dei temi centrali nel dibattito massmediatico di questi decenni, la progressiva devastazione del sistema ambientale appare causata dalla somma dei comportamenti individuali delle singole persone. Si inquina perché non si ricicla abbastanza, perché non si vogliono pagare costi aggiuntivi, così come si consuma  troppa acqua potabile perché si lascia il rubinetto aperto mentre ci si lava i denti, e così via. Il dibattito di questi giorni è davvero, come suol dirsi, paradigmatico. Il confronto sembra essere chiuso entro due sole scelte possibili: chi vuole pagare il costo dei sacchetti per “sensibilità ambientale”, e chi non vorrebbe pagarlo per menefreghismo. Continua a leggere »

I bandi legali che riproducono l’economia illegale

 

Come si riproduce “Mafia capitale”? Attraverso la privatizzazione dell’economia cittadina. Un processo ininterrotto, che non ha bisogno di sparatorie e minacce, di Buzzi e dei Carminati. In questi giorni Ama – l’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta e smaltimento rifiuti – ha proceduto a esternalizzare l’ennesimo servizio di sua competenza: la raccolta del fogliame. Un bando monstre, di due anni e per il valore di 13 milioni di euro. Una situazione paradossale ma ormai strutturale: l’Ama, l’azienda pubblica che dovrebbe tenere le strade pulite, affida ai privati la pulizia delle strade. Producendo così due meccanismi perversi: da una parte accumulando debito pubblico, e sviluppando di conseguenza quella retorica sul debito utilizzata come grimaldello dei processi di privatizzazione; dall’altra favorendo la competizione al ribasso tra aziende, una competizione “oliata” da quegli stessi meccanismi indagati nelle inchieste sul «mondo di mezzo»: finanziamenti privati ai partiti, piccoli favori, cortesie istituzionali, eccetera. Continua a leggere »

L’immigrazione immaginaria/3

 

A dispetto della travolgente crescita economica, gli italiani persistono a emigrare. Anzi, secondo il Corriere della Sera (29 novembre), «il numero di italiani che se ne vanno per cercare di farsi una vita all’estero continua a crescere verso livelli mai raggiunti prima». Se ne vanno soprattutto a Londra: «solo Italia, Grecia e Bulgaria registrano flussi in aumento rispetto all’anno prima e solo l’Italia (con 60mila iscrizioni) lo fa fra i grandi paesi di origine delle migrazioni verso la Gran Bretagna». Ancora: «spagnoli, portoghesi, irlandesi, polacchi, ungheresi o slovacchi fanno tutti segnare crolli a doppia cifra degli afflussi verso il Regno Unito». In numeri assoluti, tra il giugno 2016 e il giugno 2017 sono emigrati in Inghilterra 60mila italiani, +2% rispetto all’anno precedente. A Londra, al momento, vivono e lavorano 147mila italiani, mentre in tutto il Regno Unito gli italiani sono 700mila. Non va meglio in Germania, seconda destinazione preferita per i migranti italiani: «l’emigrazione italiana verso le Germania nel 2016 segna un rallentamento, ma molto lieve: l’ufficio statistico tedesco registra 50mila arrivi; sono meno dei 74mila del 2014, eppure più degli arrivi di italiani del 2012 quando in Italia c’era stata una distruzione netta di oltre 200mila posti di lavoro». Anche qui, «i flussi continuano a crescere mentre frenano per spagnoli o portoghesi». Continua a leggere »