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ACCADEVA OGGI…

10 April :
1919 Muore trucidato dalle forze governative nello Stato di morelo, Messico, Emiliano Zapata, rivoluzionario. Il popolo lo ama perché combatte per la riforma agraria. La lotta continua ancora oggi.

STATS

Il desiderio dell’uomo decisivo

 

Che Mario Draghi trovi sostegno in un certo ambiente economico, è nelle cose. Che su Mario Draghi stia convergendo tutta la politica italiana, è un’altra cosa. Dal Pd alla Lega al vasto mondo della critica keynesiana, il quadro politico sembra chiudersi attorno alla soluzione migliore per tutti (o quasi: l’unico a rimanere col cerino in mano sarebbe Conte, e con lui il M5S). I motivi di questo interesse sono facilmente intuibili. Meno i problemi politici che verrebbero a generarsi dall’unità nazionale attorno all’uomo delle banche. Continua a leggere »

Giravolte europeiste


 

Tra le tante vittime mietute dalla “crisi Coronavirus”, ne contiamo una che ci sembra di poter annoverare, con l’approfondirsi delle contraddizioni, tra le più celebri: quella del dogma neo-liberista. Una “vittima ideale” – facciamo attenzione – e non reale, come le ormai migliaia di vite scomparse dall’inizio della propagazione del virus nella nostra traballante società. Società che sembra assumere sempre di più le sembianze di un edificio marcio, irrimediabilmente danneggiato alle fondamenta. Solo che, in questo caso, a rendere la struttura fragile e prossima a rovinare non è un’imprevedibile emergenza sanitaria, quanto un ciclo di riforme economiche ben definito nel tempo – le riforme del sistema sanitario attuate a partire dagli anni ’90 – e nello spazio – l’Europa “pre-crisi” (ma esiste un pre-crisi da un decennio a questa parte?). Non tutti i mali, tuttavia, vengono per nuocere o meglio, non tutte le vittime – specialmente quelle del campo avverso – generano un moto di commozione. Continua a leggere »

Il virus della comunicazione

 

La battaglia della comunicazione ai tempi del Coronavirus l’hanno vinta sicuramente loro, per il momento: le cronache “leggere” (quelle cioè che oggi valgono una delle prima posizioni sui siti dei maggiori quotidiani) ci dicono che dieci giorni fa si sono ritrovati in 3.500, in Francia, per il raduno annuale dei Puffi che, tra l’altro, rappresentano notoriamente la metafora di una società comunista. Non sappiamo altrove (ci sarebbe bisogno di uno studio più approfondito), ma in Italia l’intera vicenda del Coronavirus è stata giocata dal ceto politico unicamente sul piano della comunicazione: qual è lo stile comunicativo migliore per ottenere il maggior ritorno possibile in termini di consenso? Non è cinismo, a ben vedere, ma la logica conseguenza di una distanza ormai incolmabile tra la cittadinanza e QUESTA classe politica, che cerca ogni appiglio a cui aggrapparsi, come il barone di Münchhausen al suo codino, soprattutto in uno dei Paesi in cui più forte era, in passato, l’incidenza delle ideologie e in cui più veloce – ma non indolore – è stato il loro accantonamento. In un contesto del genere, spiace dirlo, ogni imprevedibile catastrofe (e il virus in questo modo è stato descritto, a onta del buon senso) fornisce un grande appoggio al governo in carica, che ben felicemente può assumersi “l’onere” di salvatore della patria, da un lato richiedendo ai cittadini restrizioni alle proprie libertà, dall’altro imponendo una sorta di solidarietà nazionale alle opposizioni. Continua a leggere »

L’uomo e la natura

 

Ti dirò una modesta verità.
Se l’uomo, microcosmo di follia,
usa pensarsi come un tutto – io sono
parte di quella parte che in principio era tutto,
della tenebra che partorì la luce,
la luce superba che adesso a madre Notte
contende lo spazio e il rango antico.
Ma senza mai riuscirvi; per quanto si cimenti
resta incollata ai corpi e prigioniera;
dai corpi emana, rende belli i corpi
e ogni corpo ne ostacola il cammino.
Spero perciò che non ci vorrà molto
e con i corpi perirà anche lei.
[JOHANN WOLFGANG GOETHE,
FAUST]

 

Tra le molte cose positive del virus, una sta lavorando sottotraccia: la crisi radicale dell’idealismo di fronte agli eventi della natura. Quell’idealismo che distingue, in forme varie e contraddittorie, tutto il pensiero medio della sinistra antagonista, si è arenato di fronte agli sconvolgimenti che operano su di un piano della realtà materiale che l’uomo, nonostante i sofismi della ragione, non riesce a governare e non potrà mai farlo del tutto. Ci hanno provato, i vari Agamben e Fusaro, a ricondurre il tutto alle diverse articolazioni della teoria del complotto: il primo replicando la supercazzola biopolitico-governamentale attraverso cui il capitale internazionale starebbe disciplinando popolazioni riottose (fa ridere, ce ne rendiamo conto: eppure è questo che si raccontano nei dipartimenti universitari dell’Occidente “impegnato”); il secondo, sulla scorta di Giulietto Chiesa e delle scie chimiche, affermando esplicitamente che il virus è uno stratagemma americano per colpire l’economia cinese. La straordinaria distanza tra la realtà e la rappresentazione proposta da questi soloni della polemica (con tutte le variabili intermedie, sia chiaro), ha immediatamente derubricato questo pensiero, fino a ieri però considerato dignitoso e “radicale”, a sciocchezzaio a-morale. Non è mai troppo tardi, potremmo dire. Continua a leggere »

Né sardine, né pesci in barile

 

L’istantanea migliore, a livello di analisi delle “sardine”, l’ha fornita probabilmente “La Stampa”, lo scorso 11 dicembre, vale a dire il giorno dopo la manifestazione di Torino. Il quotidiano padronale, infatti, accomunava la piazza torinese alla contemporanea iniziativa di Milano, in cui seicento sindaci accompagnavano la senatrice a vita Liliana Segre in una passeggiata in Galleria, insieme a migliaia di milanesi, per protestare contro la campagna di offese di cui, incredibilmente, era stata fatta oggetto una sopravvissuta ad Auschwitz. Le due piazze, in effetti, erano assolutamente speculari: promossa dal basso (Torino) e suggerita dall’alto (Milano) si incontravano le due facce dell’Italia “civica e civile”, nella tappa intermedia di un percorso che, nato poco più di un mese fa, avrebbe visto molte città italiane aderire ai flash-mob delle “sardine”. Continua a leggere »

Quante opposizioni può reggere un quadro politico?

 

Con l’avvio del governo giallo-merda il monopolio dell’opposizione è passato de facto all’ex compare di governo Salvini. Più in generale, il “sovranismo” si è imposto quale unica opposizione possibile, dopo essere stato per quattordici mesi il collante valoriale del contratto giallo-verde. En passant: qualsiasi valutazione vogliamo darne, il trasformismo è di fatto il tratto caratteristico del ceto politico del paese dall’Unità ad oggi. Ma torniamo a noi. Dentro lo schema binario che si è imposto, e cioè europeismo di governo contro sovranismo d’opposizione, a sparire di fatto saranno tutte le “voci terze”, di volta in volta stritolate tra sostegno all’euroliberismo “democratico” o intelligenza col nemico sciovinista. Come uscirne? Molto difficile. La premessa sarebbe riconoscere lo stato di minorità che la situazione impone, al di là delle nostre forze, già oggettivamente scarse. Subiamo una fase in cui il quadro politico appare blindato dentro due false alternative, che però – presentandosi in lotta tra loro – si radicalizzano nella comunicazione politico-mediatica e quindi anche nella percezione di gran parte della popolazione. Continua a leggere »

L’impossibile cambiamento


Quando nel giugno 2016 Il Movimento Grillino riuscì a conquistare il Campidoglio con Virginia Raggi, grazie al massiccio consenso registrato nelle periferie della città, si pensò, con molti se, che la debacle del Pd e di quel sistema di potere pervasivo che aveva governato per alcuni decenni, si fosse scomposto, disarticolato. Non certo il partito degli affari ma almeno il referente politico bipartisan che aveva diligentemente portato avanti le politiche liberiste nella città. Sappiamo tutti com’è andata e nessuno nel nostro campo, nonostante l’evidente soddisfazione per la rovinosa sconfitta del PD, considerava la nuova giunta dell’onestà e della trasparenza”, una giunta che sarebbe stata amica dei movimenti e risolutrice di alcune grandi questioni sociali che affliggevano in particolare la metropoli romana. Continua a leggere »

Le dure repliche della realtà

 

Si ribaltano i rapporti di forza, ma il quadro rimane pressoché identico allo scorso 4 marzo: il populismo viaggia attorno al 50% dei voti, mentre l’unica alternativa politico-elettorale ad esso continua ad essere rappresentata dalle forze liberali, Partito democratico in primis, minoritarie ma non irrilevanti. Eppure, nonostante il campo continui ad essere sostanzialmente diviso in due, non tutto è perfettamente uguale a se stesso. Valutando i risultati in tutta Europa, appare chiara la ritirata politica del “populismo di sinistra”. Non tanto in Italia, dove questo veniva rappresentato contraddittoriamente dal M5S, quanto nel resto del continente. Nella Francia “sconvolta” dalle proteste dei Gilet Jaune, dove cioè si presentava la situazione migliore per capitalizzare elettoralmente una protesta sociale non predeterminata dentro i confini della reazione, France Insoumise di Mélenchon prende il 6%. A capitalizzare è solo il populismo “di destra” della Le Pen, anche questa volta primo partito transalpino. Nella Gran Bretagna della Brexit a capitalizzare la lotta alla Ue è la destra populista di Farage, col suo 32%, mentre il “compagno” Corbyn si ferma al 14% fallendo totalmente il suo patetico agnosticismo di non appoggiare né la Brexit né il “remain”. In Spagna Podemos si ferma al 10%, superato persino da Ciudadanos. E così via. Continua a leggere »

L’egemonia irrazionale

 

Seguendo il filo dei ragionamenti che le destre esprimono nelle recenti vicende legate al trasferimento di famiglie rom nella periferia romana, si scopre una trama di contraddizioni da cui è davvero difficile tirarne fuori una logica. Perché una logica, in politica, è sempre rinvenibile, anche quando esprime una visione del mondo opposta alla nostra. Lo smantellamento dei campi rom è da sempre una bandiera della destra d’ogni risma. Una bandiera sacrosanta, lasciata colpevolmente alla destra per ignavia, codardia, per quel “parlar d’altro” che da tempo la sinistra oppone verso qualsiasi problema immediato della periferia. E invece no, va ribadito con forza che i campi nomadi sono luoghi d’inciviltà e di degrado sociale, che impoveriscono tanto chi ci sopravvive quanto il vicinato residente, sempre residente in periferia peraltro. Continua a leggere »

La voce del padrone

 

Mr tamburino non ho voglia di scherzare

Rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare

A forza di concentrare tutta la critica politica su Renzi e il presunto “renzismo”, in perfetta continuità con Berlusconi e il “berlusconismo”, Craxi e il “craxismo” e via scivolando, eccoci servita la riesumazione del centrosinistra. Messa in naftalina la parentesi democristiana, la voce del padrone torna a farsi rappresentare dalla più gestibile genia socialdemocratica. Zingaretti dunque, attorno a cui ricostruire le ragioni elettorali del nuovo fronte antipopulista. Fa specie, come sempre, la reazione della “sinistra”. Sembrava, il Pd, messo definitivamente al suo posto: il partito del grande capitale, soggetto neocentrista attorno al quale coagulare la classe dirigente dello Stato, veniva indicato come avversario naturale delle ragioni delle lotte di classe. E invece, scopriamo con la solita ingenuità, era solo Renzi il problema. Estromesso il giglio magico, riecco le alleanze territoriali, i cantieri politici, i fronti unitari. Ecco di nuovo le speranze future e gli appelli alla convergenza. Continua a leggere »