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10 December :
1973 - A Torino le Brigate Rosse rapiscono il capo del personale Fiat Ettore Amerio

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Lotte di popolo, tra Vandea e anti-europeismo

 

E’ inutile stare a sofisticare nel mentre di una mobilitazione popolare contro un governo liberista. Ciò che sta avvenendo in Francia non è altro che il portato di uno scontro più generale tra euro-liberismo e pezzi di popolo impoverito e incattivito. E’ una protesta carsica e ormai strutturale, che di volta in volta prende le sembianze più progressive o più retrive, a seconda dei contesti, del caso, della capacità dei soggetti politici e sociali di rappresentarle. Ma dietro le forme, le contingenze casuali, la sostanza è la medesima: non è lotta di (una) classe, sono lotte di popolo, essenza sociale da cui il “populismo” trae legittimità politica e forza elettorale. Possono trovare rappresentazione in Tsipras o Le Pen, Salvini o Iglesias, Mélenchon e Corbyn o Trump e Di Maio: il cuore è altrove. Chi si ferma alle etichette, alle verniciature giornalistiche, concentrerà la propria attenzione sui rappresentanti di turno: Salvini rappresenta “gli italiani fascisti”, mentre Melenchon “i proletari francesi”. E continuerà a non capire nulla di un mondo in trasformazione, anzi, già completamente trasformato senza che la sinistra se ne accorgesse. Continua a leggere »

La piazza e la Politica

 

La bella e partecipata manifestazione di sabato scorso a Roma ha dimostrato che esiste un’opposizione alle politiche populiste del governo Lega-Cinquestelle. Eppure non sarà la sinistra a capitalizzare le spinte sociali che pure resistono all’imbarbarimento dei rapporti politici. Il modo e il tono con cui è stata trattata la manifestazione dal partito di Repubblica dovrebbe, in tal senso, chiarire la tendenza in atto. Sabato pomeriggio, sul sito del quotidiano, campeggiava in primo piano la diretta della manifestazione romana. Subito dopo, in posizione dominante, la manifestazione “Si Tav” di Torino. Le due manifestazioni, diverse sotto molti punti di vista (ma non tutti i punti di vista: un legame ideologico poteva essere rintracciato, ad esempio, in un certo antirazzismo umanitario), venivano assimilate da Repubblica come “mobilitazioni anti-populiste” (e menomale che è fallito il referendum sulla privatizzazione dell’Atac, altrimenti avremmo avuto la tripletta impazzita condensata nel trionfalismo giornalistico del partito di Scalfari a Calabresi). Continua a leggere »

L’immigrazione uccide…

Caro amico ti scrivo…

L’ultimatum inviato ieri da Moscovici al governo italiano dovrebbe rappresentare un memorandum anche per gli euroingenui di casa nostra e per tutti quelli che, a sinistra, continuano a coltivare l’illusione che, se mai un giorno andranno al governo, potranno mettere in campo politiche espansive e redistributive rimanendo all’interno dell’Unione Europea. Che è un po’ come dire di voler allargare casa senza abbattere nessun muro. Continua a leggere »

Il cor(ro)sivo della Militant

“Eppur si muove” avrebbe commentato Galilei osservando le ultime covulsioni del PD in attesa del rigor mortis. L’altro ieri il segretario romano dei democratici ha annunciato di averci denunciato per i cosiddetti manifesti “fake”, peccato però che quei manifesti fossero tutto tranne che falsi. Il buon Andrea Casu dichiara di non voler vedere accostato il nome del suo partito a quello di Salvini, dimenticando, però, che il ministro leghista sta solo proseguendo il lavoro iniziato dal “compagno” Minniti. Ora, però, compagni, la situazione è seria, siamo sotto attacco del PD e dovete aiutarci… si, aiutateci a dire: e sti cazzi!

La doppia morale sull’immigrazione

 

Qualche giorno fa un’incauta pubblicità di Busitalia (il trasporto su gomma di Trenitalia) invitava a «portare al nord il meglio del sud». Pessima frase, che esplicitava un’idea della società ancora peggiore. L’iniziativa pubblicitaria è stata giustamente criticata un po’ da tutti, soprattutto a sinistra. “Idealizzare” lo svuotamento selettivo delle risorse umane del meridione, scherzare apertamente sulla traumatica necessità dei disoccupati del sud di trovare altrove (al nord) la propria realizzazione lavorativa, non poteva non generare un moto d’indignazione, per quanto affidato unicamente alla voce social delle nostre coscienze. La pubblicità in questione non faceva altro che certificare un pensiero diffuso della borghesia italiana (ed europea), secondo il quale le disparità sociali tra territori e popolazioni non vanno ridotte ma addirittura incentivate, rivendicate come esempio di competitività. Ed è effettivamente così: la ricchezza del “nord” (del centro) si fonda sulla depredazione delle risorse del “sud” (della periferia). Depredazione che è prima di tutto un saccheggio di risorse umane. La vera ricchezza naturale, il vero petrolio inesauribile della società, è sempre e soltanto l’uomo. Eppure tale ragionamento viene meno se i territori e le popolazioni da saccheggiare non sono più quelle del sud Italia, ma quelle del sud del mondo. Continua a leggere »

Al fianco dei compagni funzionari

 

Fin dove può spingersi l’ipocrisia del giornalismo liberale italiano? Di seguito un velocissimo resoconto di quanto pensava la cricca giornalistica italiana, di destra e di “sinistra”, sulla burocrazia ministeriale. Prima, ovviamente, che Rocco Casalino aprisse bocca e se la prendesse coi funzionari dei ministeri. Al fianco dei funzionari ministeriali, per il comunismo! Continua a leggere »

Il dibattito (guasto) tra Fassina e gli anti-Fassina

 

Sembrerebbe tutto un proliferare di patrioti, a giudicare dall’ennesima iniziativa promossa questa volta da Fassina e D’Attorre. In realtà, tutto si muove nel placido solco della virtualità, dove rossi, bruni e rossobruni se le danno di santa ragione a patto di non incontrarsi mai nella realtà. Fassina è però riuscito ad aizzare uno scombinato dibattito che merita d’essere commentato. Patria e Costituzione, dunque. Su cui si sono scatenati i cacciatori di rossobruni. Che partono da un dato incontrovertibile: Fassina è un essere squalificato. Basterebbe questo a chiudere il discorso (e noi la pensiamo proprio così: in politica non conta cosa dice chi, ma chi dice cosa). Eppure – come sempre – il dibattito sulla “questione nazionale” (perché, al fondo, di questo parliamo quando parliamo di “rossobrunismo”, “populismo”, “sovranismo” e “internazionalismo”) parte immediatamente per la tangente e il problema non è più Fassina, ma i temi politici che Fassina solleva malamente. Fassina è un pretesto, il problema è altrove. Vediamo cosa dice Fassina nel pezzo pubblicato sul manifesto del 6 settembre: Continua a leggere »

Il governo d’opposizione

I sondaggi vanno sempre presi con le molle, soprattutto quando le elezioni sono ancora lontane, eppure i rilevamenti della Swg pubblicati ieri, e che danno il blocco populista stabile al 60%, sembrano essere più che plausibili anche per gli osservatori poco attenti alle cose della politica. Continua a leggere »

Tristi topici

 

Buffoni che campate di versi senza forza avrete soldi e gloria, ma non avete scorza…