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1979 - Franco Piperno, leader di Autonomia operaria, viene estradato dalla Francia e rinchiuso nel carcere romano di Rebibbia

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Bufale elettorali

 

Impossibile entrare nel merito della nuova legge elettorale definita dai giornali Rosatellum: come ogni riorganizzazione istituzionale degli ultimi trent’anni almeno, è completamente disconnessa da qualsiasi riferimento sociale. L’escamotage elettoralistico trovato in extremis (sempre che passi al Senato) è, come evidente da tempo, l’unico possibile. L’obiettivo esclusivo del sistema politico italiano è impedire al M5S di conquistare la maggioranza dei voti e, tramite questi, governare in autonomia il paese. Questa incoercibilità ha diverse spiegazioni: da una parte, nessun ceto dirigenziale favorisce la propria rottamazione; dall’altra, la natura informe del partito grillino ancora “spaventa” le classi dirigenti del paese (nonostante l’evidente torsione moderata-reazionaria): potrebbero bloccare la Tav, sparare sui migranti al largo delle coste siciliane, introdurre il Bit Coin come valuta ufficiale e, chissà, aprire un’ambasciata in Corea del Nord. Sono, in altre parole, imprevedibili e incapaci, due proprietà che, per l’appunto, spaventano quella classe dirigente che tanto ha faticato per mettersi al servizio del sistema economico tedesco. In un sistema elettoralmente tripolare l’unico strumento per impedire la governabilità di uno solo dei soggetti in campo è favorire coalizioni politiche trasversali. Il Rosatellum è nato proprio per questo. Continua a leggere »

Nuove identità mimetiche


Nonostante il trionfo di immagini socializzate, a sinistra la questione catalana continua a mietere dissensi trasversali. Un trentennio abbondante di demonizzazione dello Stato nazionale ha impedito un aggiornamento del dibattito politico, ritrovandoci oggi afoni rispetto alle insorgenze (popolari, conflittuali o solo elettorali) che da più parti in Europa rivendicano – da sinistra – un’attenzione alla questione nazionale. Che non ha più i caratteri ottocenteschi della “liberazione dei popoli” o quelli novecenteschi della lotta al colonialismo, ma che merita indagini meno vincolate ideologicamente. Il cosmopolitismo ordoliberale, nella sua pervasiva capacità di insinuarsi tra le pieghe del pensiero comune, costruendo un’egemonia di senso apparentemente inscalfibile, ha fatto il resto: la questione nazionale è per definizione appaltata alla destra, alla reazione, al revanscismo. Questo è però un fatto relativamente nuovo, databile più o meno con la fine degli anni Settanta. Prima il marxismo era riuscito ad esprimere non tanto una sintesi, ma un dibattito originale, capace di legare l’aspetto sociale e quello nazionale, smascherando il nazionalismo ma salvaguardando quel tanto di progressivo che lo Stato nazionale portava con sé in termini di diritti di cittadinanza, di inclusione pubblica delle masse subalterne, di riconoscimento formale delle classi in lotta. Continua a leggere »

La sinistra della destra

 

Per capire il livello del dibattito “a sinistra” nel nostro paese basta la notizia dell’«effetto Bonino»: «La novità che può sparigliare l’offerta elettorale a sinistra», titola La Stampa. Nell’infornata civica il peggio del paese: Calenda, Prodi, Letta, Pisapia, eccetera. Il problema è che questa è la “sinistra” percepita nel paese, quella “a sinistra” del Pd, presentata come “battagliera”. Viviamo da molti anni uno scarto incolmabile tra la sinistra percepita (cioè la classe dirigente neoliberale del paese) e l’idea di sinistra per come si è andata formando nei due secoli precedenti. E mentre altrove la storia torna a misurarsi in giorni che valgono anni, in Italia il dibattito insiste sul leader mancato, sullo scontro tra Pisapia e D’Alema, sul ruolo di Mdp, su Montanari e Fassina e via degradando. Sfumature politiche definitivamente scollegate da qualsiasi realtà sociale. Continua a leggere »

“Non è terrorismo”

 

58 morti e 500 feriti dopo, il problema urgente del governo Usa era dichiarare al mondo che la strage “non è terrorismo”. Per anni ci è stato spiegato che il terrorismo, soprattutto quello degli ultimi due decenni, non aveva niente a che fare con la “politica” e poco con la religione. In realtà, ci spiegano i professori, la religione costituisce il pretesto attraverso cui individui instabili sfogano la propria insoddisfazione esistenziale. O qualcosa del genere. Eppure, quando si presenta davvero l’individuo “instabile”, eccolo ridotto a macchietta. Al cuore della questione, come abbiamo provato a scrivere più volte, c’è il fatto che il terrorismo fa paura proprio perché esprime una incontrovertibile natura politica, venga questa esplicitata o meno. L’uccisione di 58 persone (cioè più persone di tutti gli attentati in Europa nel 2017), e il ferimento di altre 500, rimangono confinate alla cronaca. La notizia durerà qualche ora, mentre domani ce ne saremmo già scordati. Perché? Perché Stephen Paddock, l’attentatore di Las Vegas, non è un militante politico e non combatte alcuna battaglia politica. Continua a leggere »

Resistere, nonostante tutto

 

Le immagini della nuova, ennesima, gazzarra razzista in periferia spostano sempre un po’ più avanti i confini del degrado umano in cui siamo costretti a vivere. Sempre più difficile resistere alla tentazione di incattivirci sopraffatti da questo disfacimento sociale che porta dei pezzenti a cacciare altri poveracci. Il riflesso di liquidare la questione attraverso le lenti ideologiche del razzismo diffuso, del neofascismo strisciante, è forte e, a volte, insormontabile. Eppure bisogna continuare a resistere alla tentazione: a smarrirsi sarebbe il cuore della questione, la gestione politica di questa guerra tra poveri. Al Trullo ieri mattina a una famiglia italiana è stato impedito l’accesso all’alloggio Erp a cui aveva diritto. Il motivo è squisitamente razziale: il colore della pelle svelava le origini eritree della famiglia. Tanto è bastato per inscenare il pogrom razziale. Per comprendere meglio la vicenda va però allargato il quadro di questa fotografia desolante, disumana. L’alloggio era precedentemente occupato da un’altra famiglia italiana, cacciata perché appunto senza requisiti. Il corto circuito razzista è partito così in automatico: si caccia una famiglia italiana in difficoltà per inserire una famiglia “di negri”. Continua a leggere »

Tornano i nazisti dell’Illinois?

 

Torna il nazismo in Germania, a sentire i più sinistri maître a penseer democratici. Eppure lo spauracchio nazista appare la più classica delle bufale storiche. Non perché il previsto exploit del partito neonazista Alternative für Deutschland non rappresenti effettivamente un problema politico, ma per l’alone di eccezionalità che circonda l’evento elettorale: «La prima volta dopo 72 anni!» si legge in giro, soprattutto a “sinistra”, laddove dimora ancora l’insaziabile perversione del “fronte popolare contro il fascismo”. Eppure, la lettura di qualche libro di storia contemporanea tedesca dovrebbe favorire più cautela storica, meno allarmismo liberale. Consigliamo, su tutti, la decisiva ricerca di Alfred Wahl: La seconda vita del nazismo, ripubblicato recentemente da Lindau. Scopriremmo, absit iniuria!, che i nazisti – quelli veri peraltro – rinominati opportunamente Deutsche Partei, erano nel primo governo Adenauer formato nel 1949, occupando i ministeri dei Trasporti e degli Affari federali; nel secondo governo Adenauer, formato nel 1953, dove amministrarono niente meno che la Giustizia, i Trasporti, gli Affari regionali e, tramite il BHE (Blocco dei rifugiati), il Ministero degli Affari dei rifugiati; nel terzo governo Adenauer, formato nel 1957, dove occuparono i ministeri dei Traporti e degli Affari regionali. Continua a leggere »

Il punto di rottura dell’economia low cost

 

Ryanair con ogni probabilità si risolleverà da questo fastidioso incidente di percorso. La piccola crisi che ha coinvolto il principale vettore aereo europeo è però strutturale e svela il segreto dell’economia low cost: i prezzi bassi sono il prodotto del peggioramento delle condizioni di lavoro. Incantati per anni sulle progressive sorti della “libera concorrenza” e dei “manager visionari”, abbiamo perso per strada il senso complessivo di questa economia della servitù lavorativa. Percependoci unicamente come consumatori, abbiamo siglato tacitamente lo scambio diabolico tra diritti sindacali e consumo low cost. Cibo, mobili, vestiti, vacanze: tutta la nostra esistenza malpagata ruota attorno alle possibilità del consumo a basso prezzo, senza percepire il nesso tra quel basso prezzo e i nostri lavori malpagati. Continua a leggere »

La nuova classe aspirazionale

 

Lo scorso 4 settembre Severino Salvemini (su L’Economia del Corsera) ci introduceva ai caratteri di una nuova classe sociale, definita dalla sociologa americana Elizabeth Currid-Halkett come classe “aspirazionale”. Una classe sociale al tempo stesso elitaria e popolare, distante tanto dagli eccessi materialistici dei nuovi ricchi quanto dall’esibizionismo consumistico della vecchia borghesia: «La nuova élite è unita dall’uso dello stesso linguaggio, da letture di giornali con medesimi osizionamenti (l’abbonamento al “New York Times” o al “New Yorker” è un passaggio quasi obbligato, così come lo è quello a Netflix), dal consumo di cibo organico e naturale, dal prodotto che esprime autenticità e trasparenza, dalle pratiche ambientalistiche, dalle medesime logiche di educazione parentale (viva l’allattamento al seno prolungato e le pappe della nonna), dal supporto alle organizzazioni non governative e di giustizia sociale, e così via». Bontà dell’articolista averla definita “élite”, perché altrimenti avrebbe descritto i tratti antropologici della sinistra, almeno quella che va per la maggiore in Occidente. Continua a leggere »

Mitologemi narrativi reazionari sul Tiburtino III

 

Tutta la vicenda riguardante lo “scontro” tra “residenti” e migranti in corso al Tiburtino III può racchiudersi attorno alla “questione sicurezza”. Questo il mantra agitato tanto nel quartiere romano quanto a livello nazionale quando si parla di migranti. I migranti porterebbero insicurezza, di vario tipo. Il mito della sicurezza però è appunto un luogo comune discorsivo che non solo non trova fondamento nella realtà, ma viene addebitato all’estraneo, al migrante in questo caso, quando semmai ha provenienza molto più prossima e interna alle relazioni tra autoctoni presenti sul territorio. Come abbiamo visto, l’«aggressione» di cui sarebbe stata vittima una donna del quartiere, da cui è partita la cagnara razzista contro i migranti, in realtà si è dimostrata un’aggressione a un migrante di passaggio. Notizia di ieri è invece che l’aggressore, tale Pamela Pistis, è stata arrestata per furto. Continua a leggere »

Le dimensioni dello sciacallaggio politico in corso al Tiburtino III

 

L’immagine descrive i confini del IV Municipio, uno dei più grandi della città: 49 km quadrati per 176mila persone ufficialmente residenti. E’ anche uno dei municipi più problematici dal punto di vista sociale: nel municipio infatti convivono quartieri dormitorio come quelli oltre il Raccordo anulare (Settecamini, Casal Monastero, Case Rosse, ecc); quartieri ghetto dove la crisi economica e l’assenza di soluzioni politiche ha incattivito ogni relazione sociale, come Tor Sapienza, Tor Cervara, Collatino, San Basilio, eccetera; quartieri della periferia consolidata che sopravvivono tra degrado sociale e scarsi tentativi di gentifricazione spacciata per recupero urbano, come Casal Bertone o Pietralata; infine, alcune ridotte di (relativo) benessere, tra viale Kant e Colli Aniene. Un municipio dalle profonde contraddizioni, complesso da amministrare, dove la crisi economica e il progressivo disfacimento della città hanno assunto le forme più dirette e violente. Continua a leggere »