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28 April :
1945 A piazzale loreto, Milano, vengono esposti i corpi del dittatore Mussolini e dei suoi sgerri. I partigiani sono costretti a usare gli idranti per disperdere la folla che voleva farne scempio.

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Requiem sindacale

 

C’è una piccola ma significativa notizia nella vicenda di Alitalia e del referendum perso da padroni e sindacati confederali lunedì scorso: l’intervista rilasciata ieri dal segretario della Cgil – Susanna Camusso – al Corriere della Sera svela un modo, e un mondo, completamente adagiato alle retoriche padronali, definitivamente incapace di relazionarsi a quel mondo del lavoro che pure si vorrebbe rappresentare. Non è un caso che i sindacati confederali abbiano le proprie referenze sociali tra i pensionati e i settori ultra-garantiti del lavoro pubblico: perché sono morti. Dice la Camusso: «No alla nazionalizzazione di Alitalia», inserendosi così nel profluvio di retorica liberista che si chiede «perché 10mila lavoratori devono decidere del destino dell’intera comunità nazionale?». Eh già, perché mai dei lavoratori (di un’azienda privata, peraltro!) dovrebbero decidere sul loro destino, nell’ennesimo fallimento manageriale ripagato con le tasche di quegli stessi lavoratori? Continua a leggere »

Le due nazioni francesi

 

Anche in Francia ha preso forma la contraddizione principale dell’attualità politica, la frattura decisiva in cui trovano precipitazione tutte le eterogenee esigenze popolari: con perfetta specularità, da una parte si è espresso l’appoggio europeista (nel voto per Macron, Fillon e Hamon), dall’altra il rifiuto dell’Unione europea (nel voto per Le Pen, Mélenchon, e gli altri rivoli – di estrema destra e di estrema sinistra – in cui si è disperso il voto anti-europeista). Una specularità netta e sintomatica: metà popolazione da una parte, l’altra metà contro. E’ un “contro” confuso e poco disponibile a sintesi politiche, vista l’estrema diversità delle urgenze che lo compongono, ma è il campo entro cui la sinistra di classe dovrebbe radicare una propria proposta politica. Continua a leggere »

Elezioni della decadenza

 

Marine Le Pen ritrova il ballottaggio da solita candidata perdente, sebbene incrementi il proprio risultato rispetto alle precedenti elezioni. Il Partito socialista scompare (definitivamente?) dalla scena politica francese, relegato ad un misero 6,3% e surclassato a sinistra persino da quel Jean-Luc Mélenchon scherzato per tutta la campagna elettorale dalla stampa mainstream. Ma questi dati rimangono sullo sfondo rispetto al senso di questa tornata elettorale transalpina, dove la continuità si conferma a scapito dei diversi “populismi”. Prevale su tutti un candidato “di sistema” come Macron, ma se al suo 23% sommiamo il quasi 20% di Fillon, nonché il 6,3% di Hamon, ci ritroviamo un 50% di voti a salvaguardia del potere istituzionale francese. Niente sembra descrivere meglio la situazione francese della frase di Lenin: «La forza dell’abitudine di milioni e decine di milioni di uomini è la più terribile delle forze». Continua a leggere »

Anche la Repubblica Ceca saluta l’euro

 

Nascosta tra i refusi di stampa, la notizia della moneta ceca che si sgancia dall’euro e torna al tasso di cambio variabile rappresenta, nel suo piccolo, un’ulteriore conferma della crisi dell’ideologia europeista. Per tre anni la koruna ceca aveva mantenuto il tasso di cambio fisso a 27 korune per un euro. La parità forzata consisteva nell’introduzione informale della moneta unica anche per la Repubblica Ceca in attesa dell’ingresso ufficiale del paese nell’area Uem. Tale parità aveva però dissanguato le finanze ceche, che dovevano garantire il tasso di cambio forzato a prescindere dalla capacità produttiva del paese e dal suo equilibrio fiscale (un salasso di 47 miliardi di euro in tre anni, tanto per dire *chi* crea debito pubblico nei paesi europei). Ma la notizia sta altrove, e cioè nel mancato fallimento del paese, secondo le previsioni dei premi Nobel dell’economia mainstream. Al contrario, appena uscita dall’aggancio artificiale la koruna si è apprezzata del 2% e, contestualmente, l’euro si è deprezzato. Continua a leggere »

Le verità (sull’euro) della classe dominante

 

La verità o la ricerca della verità non è monopolio delle classi subalterne. Anche all’interno delle classi dominanti la verità può essere funzionale alla lotta tra classi dominanti contrapposte. La concorrenza, quando è vera competizione e non scontro simulato, finisce per superare i recinti del socialmente opportuno trasformandosi in verità generale. L’intervista all’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King sull’euro e le conseguenze della Brexit – apparsa ieri sul Fatto Quotidiano – conferma questa dialettica marxiana. King riflette sul processo di separazione della Gran Bretagna dall’Unione europea. Nel farlo esplicita alcune verità sulla natura politica ed economica dell’euro da cui ogni forza concretamente antagonista non può più prescindere. Sono verità che da tempo un pezzo di sinistra va costantemente affermando, ma che espresse da parti di quell’apparato dominante del capitalismo finanziario assumono tutt’altra forza narrativa. Continua a leggere »

Je suis…?

 

Non è una notizia l’assenza di solidarietà alla Russia seguita all’attentato di San Pietroburgo dell’altro ieri. Sarebbe stato sospetto il contrario. Questo silenzio smaschera semmai la doppia morale vigente riguardo al “terrorismo”, fenomeno tutt’altro che “unificante” nella sua violenza. Già oggi (due giorni dopo!) la notizia è scomparsa dalle principali testate, sostituita casualmente dal puntuale ritorno delle “armi chimiche” in Siria utilizzate da Assad quindi da Putin. La Russia è tornata sul banco degli imputati, posto che occupa d’altronde senza rivali. Il tono medio del racconto giornalistico consigliava in ogni caso la pronta archiviazione del caso, onde evitare torsioni cabarettistiche che stavano prendendo piede sui giornali. Nel regime mediatico unificato le motivazioni suggerite erano: Putin se l’è cercata, così impara a bombardare in giro per il mondo; Putin non ha il controllo del territorio e delle sue principali città, segno di debolezza; Putin è l’artefice diretto dell’attentato per sviare l’attenzione dalle proteste liberali della scorsa settimana. Poco da piangere le vittime di San Pietroburgo, il problema è Putin, quindi affari suoi. Con buona pace della “sacralità della vita” e dei “valori universali dell’Occidente”, retoriche che ci travolgono a ogni attentato dalle nostre parti, ma – evidentemente – non così universali da comprendere anche le parti del mondo fuori dai confini euro-atlantici. Continua a leggere »

Breve florilegio razzista

 

Cos’è il razzismo? Secondo il vocabolario Treccani, è un «complesso di manifestazioni o atteggiamenti di intolleranza originati da profondi e radicati pregiudizî sociali ed espressi attraverso forme di disprezzo ed emarginazione nei confronti di individui o gruppi appartenenti a comunità etniche e culturali diverse, spesso ritenute inferiori». Questo complesso di pregiudizi si è storicamente manifestato sempre in forma politicamente trasversale. Una breve rassegna massmediatica sulla vicenda dell’uccisione del commerciante di Budrio ce ne offre la più limpida delle dimostrazioni. Senza alcun riscontro o conferma da parte degli inquirenti, tutti i media stanno lasciando intuire che “forse” l’assassino è “straniero”. In base a cosa? A niente, visto che, nonostante la pressione interessata, nessun elemento tende ad indicare la provenienza “straniera” del rapinatore. Eppure in tutti i giornali il dubbio è stato insinuato ad arte: senza prove né testimonianze (anzi: tutte le testimonianze tenderebbero ad escluderlo), l’elemento straniero è inserito negli articoli senza confermarlo né smentirlo. Continua a leggere »

I muscoli del potere, l’intelligenza dei proletari

 

Dovremmo essere abbondantemente vaccinati alle provocazioni e alla repressione poliziesca, allo sciacallaggio mediatico e alla criminalizzazione politica, eppure anche stavolta ne usciamo con più domande che soluzioni. Il mese di terrore organizzato da Polizia e ministero degli Interni rimanda direttamente alle giornate di Genova del 2001. Quel movimento di massa sottovalutò i richiami alla guerra dello Stato, e cascò mani e piedi dentro una trappola che scompaginò quel movimento e ne facilitò la dismissione. Anche sabato scorso lo Stato, come sempre nei momenti topici, non ha giocato più alla democrazia, ma ha imposto uno stato di eccezione che è, d’altronde, la sua caratteristica più intima. Continua a leggere »

Nonostante tutto

 

Nonostante la Questura di Roma avesse da settimane fomentato un clima terroristico impedendo di fatto qualsiasi partecipazione “extra-militante”; nonostante tutto il campo della sinistra compatibile abbia lavorato per delegittimare le ragioni del corteo contro le politiche criminali della Ue; nonostante l’universo mediatico, senza eccezione alcuna, abbia censurato qualsiasi ragione politica e aizzato ogni peggiore repulsione verso il corteo anti-euroliberista, la manifestazione di ieri si è imposta come principale fatto politico della stagione. Ha oscurato ogni altra manifestazione – dalle celebrazioni ufficiali alle ridicole sfilate europeiste – con la forza dei numeri: più di 10.000 lavoratori, migranti, precari e studenti hanno dimostrato la propria avversione alle politiche Ue in una Roma mai come ieri blindata oltre l’inverosimile. Un successo oltre le aspettative, tenuto conto del boicottaggio mainstream trasversale e politicamente unificante, che rendeva impossibile solidarizzare materialmente con la manifestazione. Continua a leggere »

Eurobaratro

 

Nomen omen, le celebrazioni per i sessant’anni dai Trattati di Roma non potevano che tenersi a Roma. Ma deve essere davvero paradossale per Merkel e compagni notare che se c’è un posto dove l’Unione Europea non ha proprio niente da celebrare, questo è l’Italia. A farlo presente è la stessa Commissione Europea nel cosiddetto “Eurobarometro” – il sondaggio sull’opinione pubblica nell’Ue e sull’Ue – che mostra come alla maggioranza degli italiani, a differenza degli altri cittadini europei, sostanzialmente non interessa niente dell’Unione europea, non si fida delle sue istituzioni, pensa che non abbia portato a nessun risultato positivo e, se potesse, vorrebbe uscirne. E ora stappate sto champagne. Continua a leggere »