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26 February :
1988 Dopo 22 anni di galera, Rubin "Hurricane" Carter, pugile, è prosciolto da un'accusa per triplice omicidio perché riconosciuto innocente e vittima di un complotto razzista della polizia locale.

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Tor di Valle e la mandrakata di Parnasi

 

Mentre le sorti dello stadio della Roma, anzi, di Pallotta, e del relativo business park da 800mila e rotti metri cubi di cemento sono ancora avvolti nella nebbia, di una cosa possiamo essere certi: l’ufficio marketing di Pallotta e Parnasi non teme rivali. Bisogna ammetterlo: sono bravissimi! Tanto di cappello di fronte a chi avrebbe fatto apparire il Minculpop come un’accolita di dilettanti allo sbaraglio. Nel giro di pochi mesi sono infatti riusciti ad arruolare una fetta importante della tifoseria giallorossa, e a trasformarla in un formidabile strumento di pressione politica. Continua a leggere »

Tumulti corporativi

 

Non è certo per casualità che la reazione corporativa dei tassisti sia brodo di coltura dell’estrema destra. Se ha ancora un senso storico l’attualizzazione del concetto di fascismo (non quello di neofascismo, attenzione), questo si ritrova esattamente nei tumulti corporativi dei tassisti, a Roma come in Italia, in Europa e nel resto del globo. E’ la reazione ad una perdita di status socio-economico quella che spinge i tassisti alla mobilitazione. Ma se fosse solo questo, potrebbe apparire speculare alla difesa degli altri innumerevoli diritti sociali calpestati dal liberismo. Continua a leggere »

Sinistri scenari

 

Vedremo se davvero l’ex gruppo dirigente del Pd avrà il coraggio di scindersi davvero dal partito. Un conto è sbraitare contro l’usurpatore, ben altro è scendere dal carro del potere avventurandosi nei territori del 5virgola qualcosa. Gente abituata ad essere nomenclatura in un partito di massa (elettorale), difficilmente alle soglie della pensione gli viene lo schiribizzo di rimettersi in gioco. E’ altresì vero che dentro il Pd gli spazi di co-gestione politica si stanno riducendo notevolmente per l’ex gruppo dirigente. Nonostante tutte le batoste elettorali, Renzi non ha avversari al congresso. Lo sanno i vari D’Alema, Bersani o Emiliano. Anche qui, dopo aver sbraitato del congresso, una volta che Renzi li ha accontentati è scattato il panico. Tutti sanno che dentro al partito Renzi è ancora l’asso pigliatutto, e una volta rivinto per la “ditta” non ci sarà più potere da spartire. Secondo i sondaggi, Renzi viaggia sull’80% dei consensi contro qualunque sfidante. Questo il motivo per cui la scissione è nei fatti una possibilità concreta. Ma tragica. Continua a leggere »

I gangster della speculazione

 

Erano nell’aria, sono arrivate appena terminato l’incontro tra “Parsitalia” (la società costruttrice di Luca Parnasi) e la giunta comunale: Paolo Berdini si è dimesso. Il timing tra le parole del vice-sindaco Luca Bergamo: “una revisione del progetto che ha dei caratteri fortemente innovativi”, e le dichiarazioni dell’ex assessore: “mentre le periferie sprofondano in un degrado senza fine e aumenta l’emergenza abitativa, l’unica preoccupazione sembra essere lo stadio della Roma”, è tutto fuorché causale. E’ la resa di fronte al potere palazzinaro. E’ la definitiva normalizzazione di un movimento politico che chiude ad ogni ipotesi di alternativa politica cittadina. E’ l’eterno ritorno dell’uguale. Scriveva Antonio Cederna, nel 1953, nel suo celeberrimo articolo sui Gangster dell’Appia: “In prossimità della via Appia e dell’Ardeatina sorgerà una fascia di «villini» e di «villini signorili» a quattro piani, quindi una fascia di «palazzine» a cinque e sei piani, quindi verso la via Cristoforo Colombo un ampio agglomerato a costruzione intensiva, con edifici di almeno otto piani, per un’altezza massima di ventotto metri. Continua a leggere »

Le radio romane alla crociata palazzinara contro Berdini

 

Da mesi Paolo Berdini, l’(ex)assessore della giunta Raggi, è vittima della gogna quotidiana da parte delle famigerate radio private romane/romaniste, longa manus popolare dei palazzinari romani, in particolare di quel Caltagirone proprietario del Messaggero e di Tele Radio Stereo, ovvero del principale quotidiano della Capitale e della radio romanista più influente della città (insieme alla trasmissione Te la do io Tokio di Mario Corsi). Solo chi abita a Roma conosce, volente o, il più delle volte, nolente, il peso, l’influenza, la pervasività delle radio private romaniste sulla popolazione romana. Radio usate come clave politiche, in grado di orientare i comportamenti elettorali e sociali di gran parte della cittadinanza, sfruttando la Roma (intesa come passione calcistica) come veicolo di propaganda degli interessi palazzinari. Oggi è la volta dello stadio di Pallotta, ma in questo ventennio abbondante di superfetazione radiofonica sono state utilizzate per ogni losco obiettivo. Sempre mascherato da presunti “interessi trasversali” dei tifosi, ovviamente. Storie note, almeno, ripetiamo, per i romani. Continua a leggere »

Sottrarci all’opposizione liberal, con ogni mezzo necessario

 

Il Corriere della Sera dello scorso 7 febbraio svela, con un semplice quanto immediato titolo, il senso della vicenda Trump, con buona pace di chi, in buona fede, porta acqua al mulino di quello stesso populismo che vorrebbe combattere. “97 giganti sfidano Trump”, per poi specificare poche righe più in basso: “è nato un imponente fronte economico, politico e giuridico contro di lui destinato a creargli grossi problemi. Mettendo insieme rivalità e interessi divergenti, 97 aziende tecnologiche sono scese in campo compatte contro una misura che ostacola l’assunzione di “cervelli” stranieri, linfa vitale della loro attività. Tutti i big – da Apple a Facebook, da Google a Microsoft – hanno firmato la petizione a supporto della causa all’esame dei giudici di San Francisco [contro il cosiddetto “Muslim Ban”, N.d.A.]: il decreto Trump danneggia loro e tutta l’economia americana”. Questa vicenda chiarisce alcuni caratteri dello scontro politico di questi anni Continua a leggere »

Contro la continuità, verso la mobilitazione cittadina

 

L’insofferenza popolare verso la continuità amministrativa, politica e culturale rappresentata dalla nuova giunta 5 stelle procede nel suo percorso organizzativo. Ieri sera, più di trecento persone hanno affollato l’assemblea promossa dalla Carovana delle Periferie e da Decide Roma, percorso che punta alla costruzione di una manifestazione cittadina contro le politiche della giunta Raggi. Un successo che non vede precedenti recenti, e segna un punto di svolta nel rapporto tra sinistra e società, almeno a Roma. Se lo scorso 4 ottobre quella stessa insofferenza, già palpabile, era in qualche modo “interlocutoria”, quella di ieri ha manifestato il distacco sempre più netto tra le attese delle periferie popolari e quel programma grillino quotidianamente smentito dalla giunta. Non a caso, se il 4 ottobre l’atteggiamento della giunta fu quello di snobbare la mobilitazione, ieri la partecipazione dei consiglieri era particolarmente interessata (ma non interessante). Troppo tardi. Continua a leggere »

“Europa a due velocità”: dalla colonizzazione produttiva alla dipendenza istituzionale?

 

La boutade sull’Europa a due velocità ha provocato il coro trasversale della politica nazionale: “è già così”, ci ricorda Angelo Angelino Alfano; “era ora”, rimpalla Enrico staisereno Letta. Eppure l’avventata dichiarazione della Merkel contiene un fondo destabilizzante per l’attuale conformazione europeista. Cosa vuol dire, concretamente, un’“Europa a due velocità”? Troppe cose non sono chiare: 1) è l’“Europa” ad essere immaginata a velocità diseguali, o l’Unione europea? Nel primo caso, infatti, è davvero già così (come da immagine a corredo dell’articolo), ma è l’equivoco ideologico su cui si fonda ogni retorica europeista: scambiare una costruzione politico-economica, la Ue, per un fatto naturale, il continente europeo. Continua a leggere »