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ACCADEVA OGGI…

19 February :
1977 A Roma 50000 studenti sfilano per la città gridando: ci avete cacciato dalle Università, ci riprenderemo tutta la città.

STATS

Il burkini e il dress code neocoloniale

 

Da ormai oltre un quindicennio, la questione dei diversi veli  indossati da alcune donne islamiche si impone ciclicamente  nel dibattito pubblico e politico. Dopo il patetico tentativo di pinkwashing con cui si giustificò l’attacco all’Afghanistan governata dai talebani («Dobbiamo liberare le donne dal burqa»), abbiamo avuto la discussione in Francia sul divieto di indossare il burqa e il niqab. Dopo l’orribile Daniela Santanché – quella che si fa chiamare col cognome dell’ex marito dopo oltre vent’anni dal divorzio e blatera sulla libertà delle altre donne – che se ne andava in giro a strappare i veli alle donne islamiche, abbiamo visto le Femen invitare in modo neocoloniale le musulmane a spogliarsi girando in topless per i quartieri islamici di Parigi (leggi 1 e 2). Ecco che adesso – in periodo di vacanze – la questione è diventata quella del cosiddetto burkini, termine nato da una contrazione impropria tra la parola burqa (abito che copre integralmente tutto il corpo – viso incluso – usato da una minoranza di donne islamiche) e la parola bikini, indumento che evidentemente – soprattutto se succinto – è ritenuto dover caratterizzare le donne occidentali. Continua a leggere »

Olimpiadi geopolitiche

 

Ogni grande evento è un arma politica nelle mani di chi lo organizza. Premi Nobel, premi Oscar, mondiali di calcio, expo, saloni del libro, fiere di questo o quel campo del sapere, eccetera, contengono molti significati sovrapposti. Sono eventi polisemici, difficili da catalogare (e dunque da condannare o, al contrario, da esaltare) in blocco, senza considerare l’evento nel suo complesso e nella sua complessità. Alcuni sono eventi necessari sebbene fagocitati da logiche capitalistiche; altri hanno perso nel corso del tempo il loro significato (o funzione) originario, rivestendo nella post-modernità il ruolo di contenitori del superfluo o dell’inutile; altri sono invece baracconi devianti. Le manifestazioni sportive hanno da sempre una funzione legittimante il potere costituito, ma allo stesso tempo rivestono una funzione necessaria dello spirito sociale dell’uomo che le ha rese antiche quanto l’uomo stesso, motivo per cui è altresì inutile marchiarle come “prodotto del capitalismo”. Continua a leggere »

La drôle de guerre libica

 

La montagna di menzogne e di lacrime di coccodrillo della stampa mainstream nazionale non tocca mai il fondo e la storia della nostra partecipazione all’aggressione neocoloniale alla Libia ne è un esempio. L’ipocrisia del finto buonismo del nostro giornalismo, tranne alcune eccezioni, è molto spesso patetico, ridicolo e a volte rivoltante. Questi “professionisti della comunicazione” entrano così bene nella parte dei finti tonti che viene da pensare alcune volte che siano convinti delle cose che scrivono. Prendiamo ad esempio il Corsera del 6 agosto, che attraverso il suo inviato (Lorenzo Cremonesi) afferma: Continua a leggere »

Paradossi… in tempi di guerra globalizzata

In questi giorni convulsi di guerra globalizzata e di jihadisti veri, finti o presunti il vocabolario politico europeo si va arricchendo di parole e concetti che forse riflettono meglio di mille ragionamenti la matrice intimamente neocoloniale dei conflitti in corso. Dopo aver ridotto a sinonimi i concetti di islamico ed islamista, dopo aver trasformato il radicalismo islamico in una psicopatologia per menti fragili pur di depoliticizzarne la natura e dopo aver addirittura teorizzato la “radicalizzazione istantanea” dei banlieusard arrabbiati nella moschea di Google, eccoci dunque arrivati alla proposta di “israelizzare” la società come panacea di tutti i mali. Continua a leggere »

Dei complotti e della restaurazione in Turchia: cronache di un controgolpe dal pugno di ferro.

Abbiamo visto tutti le immagini delle centinaia di “golpisti” nudi, ammassati gli uni sopra gli altri con le mani legate dietro la schiena. “Golpisti” perché effettivamente non sappiamo se tra questi ci siano solamente i fautori del colpo di stato di qualche giorno fa: migliaia tra arrestati, epurati e dismessi. Parliamo di soldati, agenti di polizia, giudici e procuratori e ora anche gli insegnanti. Sono i numeri di una repressione su larga scala che colpisce tutta la società. Gli impiegati statali reduci dalle epurazioni sono stati richiamati dalle ferie e gli è stato negato l’espatrio. E’ dichiarato lo stato di emergenza in Turchia per i prossimi tre mesi: uno stato di emergenza con cui le province a maggioranza curda convivono da tempo. Continua a leggere »

Colpo di Stato in Turchia: considerazioni politiche

 

Per quanto alcuni dettagli della cronaca del golpe di ieri sera siano tutt’altro che secondari non possiamo qua lanciarci in un resoconto cronologico completo. Proveremo dunque ad effettuare una serie di considerazioni politiche e a lanciare qualche suggestione. Sembra che il colpo di stato nei confronti di Erdogan e del governo a guida AKP sia stato messo in atto da una parte dell’establishment militare preoccupato dalla possibilità di un’ennesima epurazione governativa, guidato da ufficiali destituiti lo scorso inverno. Possiamo dedurre dalle dichiarazioni della marina e dalle operazioni pro-Erdogan dell’aeronautica che l’iniziativa ha coinvolti settori specifici dell’esercito. Possiamo inoltre notare un’elevata partecipazione di ufficiali di grado inferiore, un tentativo di scalata ai vertici occupati da fedeli del Presidente. Ad oggi, 16 luglio, sono stati arrestati circa 3000 soldati: un numero non indifferente che però in relazione al numero totale dei militari turchi, rappresenta comunque una frazione minoritaria. Continua a leggere »

Alea iacta est. La capitolazione della sinistra di fronte alla storia.

 

Quello che è successo ieri in Inghilterra è un fatto politico enorme, che porta con sé una carica oggettiva, difficile da interpretare a caldo, ma che ci dice senz’altro una cosa incontrovertibile: si è aperta una grande falla sul Titanic della Ue. Una falla difficile da arginare anche per il suo carattere immediatamente simbolico. La Brexit assume un valore emblematico decisivo: è possibile rompere le maglie di questa gabbia del governo oligarchico-tecnocratico, espressione diretta degli interessi del capitale transnazionale, causa della tragedia collettiva che le masse popolari europee stanno vivendo da almeno quindici anni. Continua a leggere »

La tragicomica operazione neocoloniale libica

L’arrivo del nuovo “premier” Fayez al Serraj a Tripoli: il “governo libico” sul gommone (come da tradizione), con la rassicurante presenza della Marina inglese alla spalle. Tutto come da copione. 

Le ultime ore della tragicomica vicenda libica, nonché il racconto che ha trovato posto nei principali media, ci rimanda plasticamente il senso del carattere neocoloniale dell’operazione di “restaurazione nazionale” in corso. Ci hanno detto per mesi pensosi editoriali d’analisi geopolitica che il paese era desideroso di tornare a una sovranità nazionale democratica, coperta e sostenuta dalle nazioni civili, e che dopo mesi di lunghe trattative alla fine era stato partorito il premier adatto e anche il governo giusto, quello che avrebbe messo d’accordo tutte le fazioni “moderate”.  Con la copertura dell’Onu, strumento di massima legittimazione democratica, e della cosiddetta “comunità internazionale”, che coincide sempre con l’alleanza occidentale, hanno brigato per mesi per introdurre il governo filo occidentale nel caos libico. Ma, colmo della farsa, non ci sono riusciti! O almeno non come speravano loro… Continua a leggere »