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ACCADEVA OGGI…

19 November :
1969 - A Milano, in occasione dello sciopero nazionale, la polizia carica un corteo nel centro città, provocando numerosi feriti. Rimane ucciso, per lo scontro fra due automezzi, l’agente Antonio Annarumma. Il filmato televisivo francese, che accerta la dinamica dei fatti sarà fatto sparire.

1974: SPESE PROLETARIE A MILANO

STATS

L’attimo mancato

 

Nel giro di dieci giorni il governo catalano, forte della mobilitazione popolare, della sfida vinta del referendum, dello sciopero generale del 3 ottobre, dell’insipienza di Rajoy, è riuscito nell’impresa di farsi mettere all’angolo dal governo spagnolo alla cui base c’è un’unica volontà di repressione uscita sconfitta dalle immagini del 1 ottobre. Al momento attuale la contesa, sebbene non ancora persa e aperta ad ogni soluzione, ha ribaltato il ruolo dei protagonisti: Puigdemont che prende tempo , Rajoy che lo incalza. Il bluff su cui si giocava l’indipendentismo liberale del PDeCAT è venuto meno nel momento critico, quello di portare sino alle estreme conseguenze uno scontro evidentemente sfuggito di mano. Continua a leggere »

La rivoluzione a metà

 

«Coloro che fanno una rivoluzione a metà non hanno fatto altro che scavarsi una tomba», ammoniva Louis de Saint-Just. Ieri sera è purtroppo avvenuto il mezzo passo indietro che smentisce la volontà della maggioranza di governo nonché i risultati del referendum. Un tradimento del mandato popolare, chiaro, inequivocabile, persistente, che si è espresso in ogni elezione degli ultimi due anni, a livello nazionale e municipale, e che ha costruito il processo indipendentista nella società catalana, nelle strade, nei posti di lavoro, nei dibattiti pubblici. Nonostante ciò, ieri è comunque avvenuto un passaggio storico. La dichiarazione di indipendenza, sebbene “sospesa”, è avvenuta. La sospensione, inoltre, toglie ogni alibi al governo di Madrid che, come volevasi dimostrare, ha risposto all’apertura di credito di Puigdemont con la chiusura totale di ogni riconoscimento della questione catalana. Le immagini dei proletari-deputati della Cup che, al grido di viva la Repubblica, firmavano il risultato di anni di lavoro politico e sociale, riflettono un rapporto di forze sconosciuto nel resto d’Occidente. Vendicano, certo parzialmente e simbolicamente, una Repubblica repressa nel sangue di una guerra civile durata quarant’anni.  Continua a leggere »

Hegel in Catalogna

 

«Tra i gravi impedimenti che il marxismo volgare frappone alla diffusione e all’influsso del marxismo si annovera proprio questo illecito e fallace irrigidimento dei rapporti reali. Non basta, in risposta, appellarsi a Lenin, che dimostra a più riprese e in varie occasioni come ogni verità si trasformi in errore non appena la si esageri oltre misura»

György Lukacs, Il marxismo e la critica letteraria – premessa all’edizione italiana, Einaudi, 1964

 

La questione catalana ha fatto chiarezza almeno su di un punto: ha indicato la distanza incolmabile tra chi fa politica e chi parla di politica. In assenza di lotte di classe, la confusione ha portato spesso alla sovrapposizione dei due aspetti. I social network, dal canto loro, hanno acuito drammaticamente tale disordine. Eppure è bastata l’irruzione di un movimento reale per rimettere le cose al loro posto. I commentatori della politica, sovente marxisti dei più duri, ancora si attardano, breviario alla mano, alla ricerca della giusta citazione, della frase granitica, che dovrebbe sgomberare il campo delle facili infatuazioni regionalistiche. La Storia ha parlato, inutile discorrere altrimenti: lo Stato va salvaguardato, anzi, più grande esso diventa migliori le potenzialità delle classi subalterne. Con ciò, fine di ogni illusione piccolo borghese di ritorno al tempo che fu. Le piccole patrie trovano il loro posto nella raccolta differenziata dello spirito dei tempi. Amen. Chi, al contrario, rimane nonostante l’orrore post-moderno un militante politico, nella questione catalana vede un’occasione. Vaglielo a spiegare, ai profeti della logica, l’alchimia della circostanza nella storia. Tempo perso. Continua a leggere »

Indipendenza catalana e lotte di classe: intervista alla Cup

 

Internazionalista e membro di spicco della segreteria nazionale della Cup (Candidatura di Unità Popolare), Quim Arrufat è un punto di riferimento per la sinistra indipendentista e anticapitalista nei Paesi Catalani e in tutto lo Stato spagnolo. In quest’intervista, da una prospettiva popolare e di classe, ci spiega le ragioni del referendum per la creazione di una Repubblica Catalana. Riflessioni utili per fare chiarezza su alcune questioni che non riescono a cogliersi qui in Italia. Infatti, le narrazioni mediatiche egemoniche, così come la poca conoscenza delle reali dinamiche sociali e popolari della penisola iberica, spesso appiattiscono il dibattito italiano su questioni prettamente istituzionali e partitiche di un paese, quello spagnolo, che in realtà è molto più complesso, e con cui è sempre più necessario dialogare e aprire spazi di costruzione politica. Continua a leggere »

Per la Catalunya indipendente!

Que viva Maduro carajo!

 

Nel paese dove secondo i media mainstream non ci sarebbero né la democrazia né la libertà d’espressione  ieri Cecilia Garcia Arocha, la rettrice dell’Università Centrale del Venezuela, ha diffuso per conto della Mud i dati sulla presunta affluenza del “plebiscito” contro Maduro. Prima di concentrarci sui numeri sarebbe bene però riflettere sulle informazioni che questa notizia porta in sé, e che invece, volutamente, i nostri mezzi d’informazione nascondono mentre il ceto politico di certa sinistra non riesce proprio a vedere. In quale “regime” la rettrice di un importante ateneo potrebbe coordinare per conto dell’opposizione le operazioni di voto in una consultazione paraelettorale contro un presidente legittimamente eletto? Una cosa del genere sarebbe solo ipotizzabile in Italia o negli Stati Uniti? Ve lo immaginate il rettore della Sapienza che insieme a quello della Statale di Milano coordinano le operazioni di voto in un referendum contro Mattarella? Continua a leggere »

Il cor(ro)sivo della Militant

Ieri il Corriere della Sera, il più autorevole quotidiano italiano, ci ha regalato un’altra perla informativa sul Venezuela. A pagina 14, a corredo di un articolo in cui si sminuiva il bombardamento del Tribunale supremo defininendolo un “improbabile blitz”, il giornale di via Solferino ha pubblicato la foto che vedete sulla destra. Per il Corsera, che nel 2010, in merito agli scontri di piazza del Popolo, parlava con sprezzo del ridicolo di “guerriglia” e di “devastazione e saccheggio”, quello che viene ritratto per le vie di Caracas sarebbe invece un innocuo “manifestante che si protegge”. Che dire: in redazione avranno pensato che agli antichavisti il coltello da Rambo serve per sbucciare la frutta tropicale…

Il cor(ro)sivo della Militant

Nella notte tra il 3 e il 4 maggio è morto in ospedale Orlando Josè Figueras, il ragazzo chavista che qualche giorno fa era stato linciato e poi bruciato vivo dai “ribelli” che tanto piacciono a Repubblica, al Fatto Quotidiano e a certa sinistra europea, anche di movimento. Orlando era stato riconosciuto “colpevole” di avere la pelle e le idee del colore sbagliato, e per questo meritava di morire, almeno per i bianchi rampolli della borghesia che gli si sono avventati contro. Subito dopo il linciaggio la madre, che lavorava come domestica in casa di una famiglia antichavista, è stata licenziata in tronco dalla padrona di casa. Questo giusto per ribadire, a chi si masturba in rete guardando gli autobus bruciati dai guarimberos, qual è, in termini di classe, la natura dello scontro in corso in Venezuela. No podemos optar entre vencer o morir. Necesario es vencer!

La costruzione dell’indignazione pubblica nella lotta di classe internazionale

«Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono», diceva con incorruttibile lucidità Malcom X. Ma è riguardo alle politiche internazionali del capitalismo che questa verità, oggi, assume i suoi tratti più smascherati. Crollato il recinto di categorie storico-politiche che perimetrava i campi di appartenenza del Novecento, la costruzione dell’opinione pubblica è oggi un campo decisivo nella strutturazione del consenso liberista. Purtroppo, è anche il terreno dove la sinistra sconta il suo ritardo più evidente, accodandosi di volta in volta alle retoriche mainstream mediaticamente veicolate. E’ un discorso che abbiamo fatto ennesime volte, ma su cui ci sentiamo di insistere per un semplice motivo: è nella lotta di classe internazionale, nella divisione liberista del mondo, nelle politiche imperialiste e/o neocoloniali, che oggi la sinistra è più debole. E, viceversa, sarebbe proprio dalla costruzione di un campo di resistenza internazionale che questa stessa sinistra potrebbe ritrovare un senso storico, quantomeno agli occhi di quelle classi diseredate della periferia globale. Continua a leggere »

Con il Venezuela che resiste!

 

Scordiamoci, almeno per il momento, la Baia dei Porci, il Cile di Allende, i contras in Nicaragua, le migliaia di desaparecidos che hanno insanguinato per decenni il Latino America: l’imperialismo si riallinea alla società contemporanea – quella delle lobby economiche che dominano sul ceto politico e della comunicazione globalizzata – e sceglie modalità non direttamente militari per reprimere i suoi nemici giurati e riconquistare qualche casamatta. È quello che accade da tempo in Venezuela, dove la grancassa mediatica della borghesia liquida la guerra civile in atto come l’espressione di violenza da parte di un regime autoritario. Maduro come Kim Jong-un, quindi. Inutile dire, a questo punto, che i media italiani si affrettano a cogliere la palla al balzo e la rilanciano con una prontezza sconosciuta, in passato, a livello di “copertura” delle vicende latinoamericane. Rompere il muro mediatico è oggettivamente difficile, ma quanto più necessario farlo adesso, al tempo del dogma della società civile “sincera e democratica”. Continua a leggere »