APPUNTAMENTI

achtung-banditen-2017-1 bomber-renegade

MILITANT AUTLET


Infoshop
www.militantautlet.com
T-shirt, felpe, cappelli, giacche e sciarpe per sostenere le spese dell’attività politica.

Donazione Paypal

La lotta paga, ma ha anche un costo. Non riceviamo finanziamenti, non abbiamo trattorie, nessuno ci paga manifesti, striscioni o trasferte. Tutta la nostra attività politica è finanziata con l'autotassazione e la vendita delle magliette. Se pensi che il nostro impegno meriti un piccolo sostegno, non indugiare. Anche un piccolo contributo economico è per noi una grande forma di solidarietà politica.

PAGINE FACEBOOK: MILITANT


Collettivo Militant

NOI SAREMO TUTTO


Rete Nazionale

MILITANT AUTLET


Infoshop

ACHTUNG BANDITEN


Festival Antifascista

Caracas Chiama


Rete di solidarietà al Socialismo del XXI secolo

Comitato per il Donbass Antinazista


Coordinamento Operaio Ama


SOCIAL

pagina twitter Profilo Twitter pagina twitter Canale Youtube abbonati alle notizie Rss Feed Rss

ACCADEVA OGGI…

30 March :
1953 A Bitonto, durante la protesta nazionale contro la ‘legge truffa’ la polizia, caricando i manifestanti, colpisce a morte Francesco Ricci di 57 anni, che morirà alcuni giorni dopo.

STATS

La fuga degli “elmetti bianchi” dalla Siria liberata dallo jihadismo

 

La storia degli White Helmets, l’Ong britannica fondata da James Le Mesurier, ex ufficiale dell’esercito inglese, consulente del ministero degli Esteri del Regno, e conosciuta anche con il nome (ufficiale) di “Difesa civile siriana”, dovrebbe essere la “solita storia”: solita perché il protagonista di questa vicenda, il militare inglese, già organizzò truppe di volontari nei vari teatri di guerra occidentali, dal Kosovo all’Iraq; solita perché lo sporco lavoro delle Ong da decenni costruisce la copertura ideologico-mediatica che favorisce l’indignazione nazional-popolare prima, l’intervento umanitario dopo, e infine la ricostruzione del paese bombardato e finalmente “liberato” dal dittatore di turno. Eppure, visto il loop imperiale che ogni volta impedisce alla sinistra di prendere atto dei propri errori passati, si trasforma in simbolo, che a sua volta svela un sintomo. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La Terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, di Domenico Moro

Ormai da quasi un anno è disponibile in libreria l’ultima fatica di Domenico Moro, un autore (e compagno) che apprezziamo particolarmente per la semplicità con cui associa al rigore analitico marxista un’attitudine alla divulgazione fuori dalla norma. Prova ne è il capitolo che l’Autore dedica all’analisi materialistica dei fenomeni migratori, poche pagine che però andrebbero lette e imparate a memoria anche da quei (troppi) compagni che nell’affrontare la questione non riescono quasi mai ad emanciparsi da un approccio esclusivamente caritatevole.
La terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, questo il titolo del libro edito dai tipi della Imprimatur, mette a fuoco fin dalle prime pagine la stretta correlazione tra la diffusione del radicalismo islamico e il processo di destabilizzazione dell’area mediorientale e nordafricana operato dalle potenze dominanti e più in generale della tendenza alla guerra che caratterizza la nuova fase imperialista. Continua a leggere »

L’avvenire di Aleppo

Lo scorso 22 dicembre con l’evacuazione delle milizie dai quartieri orientali della città si è chiusa la Battaglia di Aleppo. Una battaglia durata ben 53 mesi. Un lettore mediamente attento, che avesse voluto comprendere le ragioni e gli attori di quella battaglia e più in generale le cause e le conseguenze del conflitto siriano, avrebbe però trovato non poche difficoltà a farsi un’idea leggendo o ascoltando i servizi dei media mainstream. E non per caso. La guerra, è quasi banale sottolinearlo, è sempre atroce, e lo è ancor di più quando è combattuta fra civili che spesso vengono utilizzati da una parte o dall’altra come strumento di pressione o come scudi umani. Ma in una guerra anche l’informazione, è qui forse è un po’ meno banale ricordarlo, si trasforma in un campo di battaglia. Continua a leggere »

È morto il compagno Fidel Castro

Tornerà, come la polvere di stelle. Vale per Fidel quanto è stato scritto, in libri e in saggi, ma soprattutto in canzoni e in poesie popolari, per il Che. Non sappiamo se sia stato l’uomo politico più influente del XX secolo, sicuramente quello a cui l’età ha dato il triste privilegio di collezionare più cicatrici. Serve coraggio, forza e preparazione per sostenerle, quelle cicatrici. E per restituirne ancora di più, molte di più, fino a far barcollare il nemico. Continua a leggere »

Gerusalemme est. Quello che le risoluzioni non dicono

«L’Unesco nega l’identità del popolo ebraico». «La risoluzione nega il legame religioso di Israele con il Muro del Pianto e il Monte del Tempio». «La decisione di cancellare le radici giudaico-cristiane dei luoghi santi di Gerusalemme è “l’inizio della fine”». «L’Unesco riscrive la storia: il Monte del Tempio e il Muro del pianto non sono luoghi legati all’ebraismo». Sono queste le affermazioni catastrofiche con le quali, nelle ultime due settimane, è stata descritta dai media una risoluzione approvata dall’Unesco – l’agenzia dell’Onu che si occupa di patrimonio culturale ed educazione – intitolata Palestina occupata e contente una condanna dell’occupazione israeliana. La risoluzione, proposta da sette paesi islamici (Egitto, Algeria, Marocco, Libano, Oman, Qatar e Sudan), è stata approvata con 24 voti a favore, 6 contro (Usa, Germania, Gran Bretagna, Lituania, Estonia, Olanda) e 26 astensioni, tra cui quella dell’Italia, della Francia e della Spagna. Continua a leggere »

V Incontro italiano di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana del Venezuela

Comincia oggi la tre giorni di dibattiti e incontri in solidarietà con il Venezuela, mai come oggi sotto attacco politico, economico e mediatico. Il Venezuela non va più di moda. Proprio oggi allora è importante ribadire che, nonostante gli errori e le difficoltà anche soggettive, l’esperienza bolivariana venezuelana è un patrimonio politico da salvaguardare e soprattutto da difendere dall’attacco statunitense in corso. Di seguito, il programma della manifestazione. 

L’imperialismo avanza e cerca nel Latino America un laboratorio per nuove tecniche di sopraffazione: guerra economica, golpe suave, corruzione, accaparramento dei beni di prima necessità risultano persino più efficaci degli attacchi diretti e degli interventi militari. Il Venezuela, però, resiste, con la solidarietà di chi ancora vede nella Rivoluzione Bolivariana l’alternativa concreta al neoliberismo globale. Ne parliamo insieme a movimenti, collettivi, associazioni e singoli compagni/e. Continua a leggere »

Il tranello americano

 

Qualcuno dovrà prendersi la briga di dire, da sinistra, che il linciaggio politico-mediatico contro Donald Trump è vergognoso. Non perché – è un’ovvietà ma, come dire, repetita juvant – Trump non sia effettivamente uno dei simboli del degrado politico neoliberista; non perché non sia soggettivamente un bifolco sessista; non perché il suo esempio amorale di tycoon evasore non segni l’ennesimo passo indietro culturale del ceto politico liberista. Tutte queste cose al sistema mediatico e politico mainstream non fregano un cazzo: questo il tranello ideologico su cui stanno concentrando l’attenzione media e finanza delle due sponde dell’Atlantico. L’attuale linciaggio è funzionale all’elezione di un presidente impresentabile, innominabile, inadatto, quale è Hillary Clinton, questa si espressione – ben più di Trump – dei famigerati “poteri forti”, come lei stessa d’altronde ammette candidamente. Continua a leggere »

La verità anestetizzata

 

All’origine della guerra civile siriana scrivevamo che questa era il risultato di una rapida “internazionalizzazione” di una serie di contraddizioni interne che il capitalismo occidentale, in primis gli Stati uniti, aveva prontamente sfruttato per proseguire l’opera di destabilizzazione-ripacificazione della regione (qui l’analisi generale che ne abbiamo dato; 1, 2, 3, 4 altri link utili). Soprattutto, risultava evidente come le milizie islamiche radicali erano a tutti gli effetti agenti di prossimità degli Usa. A questa lettura i media mainstream, seguiti a ruota da pezzi importanti della “sinistra radicale” (quella che manifestava sotto l’ambasciata libica al grido di “viva il Re” contro Gheddafi), contrapponevano quella della “genuinità” della ribellione siriana, repressa dal “regime di Assad”, bollando come complottista ogni tesi alternativa a quella ideologica che divideva la questione in buoni (tutti coloro che combattevano Assad) e cattivi (Assad). Il feticismo ribellistico ha prevalso sin da subito sull’interpretazione realistica degli eventi, come se *qualsiasi* mobilitazione popolare avesse incorporati geneticamente i caratteri della progressività e della democraticità (secoli di vandee, fascismi e “rivoluzioni colorate” non hanno ancora insegnato che il “popolo”, entità mitica della sinistra utopistica, non ha alcunché di geneticamente “progressivo”; e che “popolo” è definizione truffaldina se non si indaga *quale* parte del “popolo” si mobilita, e contro quale altra). Continua a leggere »

I curdi e la sinistra italiana

 

Dovrebbe esserci una qualche differenza tra solidarietà internazionale e analisi degli eventi. Eppure, quando si parla di guerra civile internazionalizzata creatasi dal tentativo di destabilizzazione interna in Siria, così come di Turchia e di imperialismi statunitensi nel Mashreq, tutto viene ridotto alla questione curda, importante ma che, slegata dal contesto e dall’analisi degli interessi in campo, non esaurisce la complessità della situazione. Le vicende del popolo curdo, nonostante la mitizzazione e il misticismo e talvolta la mistificazione ideologica, rappresentano uno dei tanti aspetti della vicenda siriana, che però è decisamente più articolato. E’ questa articolazione che viene persa per strada nella lettura degli eventi presente in certa sinistra. Inoltre, non vale solo per la Siria. Quando si parlava del golpe contro Erdogan, molti sottolineavano le “conseguenze per i curdi”; quando sono state applicate le leggi speciali farlocche anti-Daesh in Turchia, idem; e così via, sviluppando una narrazione limitante ma che è decisamente “interessata”, vedremo in seguito perchè. In Turchia non esiste solo la questione curda: al contrario, è presente una frattura di classe ben più profonda, che divide la società e la sua politica, una frattura di cui fa parte anche la questione curda ma che, per le sue peculiarità, difficilmente può fagocitare tutto lo scontro sociale e politico turco nonché mediorientale. Lo scontro tra l’estrema sinistra e il potere turco non trova alcuno spazio nelle notizie condivise dal mondo della sinistra italiana, che riduce la lotta di classe turca a una vicenda esclusiva tra lo Stato e il Kurdistan, inframezzata dalle proteste della società civile veicolate dai media mainstream.  Continua a leggere »

Il burkini e il dress code neocoloniale

 

Da ormai oltre un quindicennio, la questione dei diversi veli  indossati da alcune donne islamiche si impone ciclicamente  nel dibattito pubblico e politico. Dopo il patetico tentativo di pinkwashing con cui si giustificò l’attacco all’Afghanistan governata dai talebani («Dobbiamo liberare le donne dal burqa»), abbiamo avuto la discussione in Francia sul divieto di indossare il burqa e il niqab. Dopo l’orribile Daniela Santanché – quella che si fa chiamare col cognome dell’ex marito dopo oltre vent’anni dal divorzio e blatera sulla libertà delle altre donne – che se ne andava in giro a strappare i veli alle donne islamiche, abbiamo visto le Femen invitare in modo neocoloniale le musulmane a spogliarsi girando in topless per i quartieri islamici di Parigi (leggi 1 e 2). Ecco che adesso – in periodo di vacanze – la questione è diventata quella del cosiddetto burkini, termine nato da una contrazione impropria tra la parola burqa (abito che copre integralmente tutto il corpo – viso incluso – usato da una minoranza di donne islamiche) e la parola bikini, indumento che evidentemente – soprattutto se succinto – è ritenuto dover caratterizzare le donne occidentali. Continua a leggere »