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ACCADEVA OGGI…

28 May :
1871 dopo 71 giorni cade la Comune di Parigi. Il generale Gallifet ordina il massacro di uomini, donne e bambini. Su uno dei luoghi dell'eccidio verra edificata la basilica di Mont Martre, il cui colore, completamente bianco, avrebbe dovuto esorcizzare il rosso delle bandiere ribelli. 1974 Strage di Piazza della Loggia

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La costruzione dell’indignazione pubblica nella lotta di classe internazionale

«Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono», diceva con incorruttibile lucidità Malcom X. Ma è riguardo alle politiche internazionali del capitalismo che questa verità, oggi, assume i suoi tratti più smascherati. Crollato il recinto di categorie storico-politiche che perimetrava i campi di appartenenza del Novecento, la costruzione dell’opinione pubblica è oggi un campo decisivo nella strutturazione del consenso liberista. Purtroppo, è anche il terreno dove la sinistra sconta il suo ritardo più evidente, accodandosi di volta in volta alle retoriche mainstream mediaticamente veicolate. E’ un discorso che abbiamo fatto ennesime volte, ma su cui ci sentiamo di insistere per un semplice motivo: è nella lotta di classe internazionale, nella divisione liberista del mondo, nelle politiche imperialiste e/o neocoloniali, che oggi la sinistra è più debole. E, viceversa, sarebbe proprio dalla costruzione di un campo di resistenza internazionale che questa stessa sinistra potrebbe ritrovare un senso storico, quantomeno agli occhi di quelle classi diseredate della periferia globale. Continua a leggere »

Con il Venezuela che resiste!

 

Scordiamoci, almeno per il momento, la Baia dei Porci, il Cile di Allende, i contras in Nicaragua, le migliaia di desaparecidos che hanno insanguinato per decenni il Latino America: l’imperialismo si riallinea alla società contemporanea – quella delle lobby economiche che dominano sul ceto politico e della comunicazione globalizzata – e sceglie modalità non direttamente militari per reprimere i suoi nemici giurati e riconquistare qualche casamatta. È quello che accade da tempo in Venezuela, dove la grancassa mediatica della borghesia liquida la guerra civile in atto come l’espressione di violenza da parte di un regime autoritario. Maduro come Kim Jong-un, quindi. Inutile dire, a questo punto, che i media italiani si affrettano a cogliere la palla al balzo e la rilanciano con una prontezza sconosciuta, in passato, a livello di “copertura” delle vicende latinoamericane. Rompere il muro mediatico è oggettivamente difficile, ma quanto più necessario farlo adesso, al tempo del dogma della società civile “sincera e democratica”. Continua a leggere »

La necrosi della sinistra di fronte alla sfilata italiana di Trump

 

Mercoledì – domani – Donald Trump arriverà in Italia. Il presidente più odiato dalla sinistra imperiale ci arriva, come sappiamo, carico di buoni propositi: dopo aver foraggiato il terrorismo internazionale con 110 miliardi di dollari in armamenti, aver ricompattato il fronte islamico-reazionario contro il nemico iraniano (cioè il nemico palestinese, libanese, siriano, e soprattutto russo), omaggiato Israele e le sue colonie con la visita a Gerusalemme, eccolo giungere nelle retrovie imperiali per disporre i suoi voleri, d’altronde già chiariti nel precedente incontro. Il cabaret quotidiano riservatoci da Trump è il frutto di due tendenze contrapposte: da una parte, come ricorda Fulvio Scaglione, le politiche di Trump sono in totale continuità con quelle democratiche di Obama (ma questa continuità è sapientemente celata dai democratici di tutto il mondo); Continua a leggere »

La battaglia di Caracas: il potere popolare e la guerra non convenzionale

 

Da qualche mese l’esercito degli Stati Uniti sta preparando un’inedita esercitazione militare in Brasile, con il pieno appoggio del presidente Michel Temer, subentrato a Dilma Rousseff dopo un golpe istituzionale lo scorso agosto. Con il significativo slogan di “America Unida”, il prossimo novembre le forze armate statunitensi mostreranno i muscoli, e coordineranno unità speciali dell’esercito peruviano e colombiano in territorio brasiliano. L’esercitazione si svolgerà nella città di Tabatinga, non lontano dal confine con la Bolivia (dove lo scorso 17 agosto Evo Morales ha inaugurato la prima scuola militare antimperialista latinoamericana) e a poca distanza dal Venezuela[1]. Dopo la smilitarizzazione delle Farc-Ep in Colombia (la più grande organizzazione guerrigliera nel paese e un possibile alleato della resistenza popolare venezuelana in caso di conflitto militare), gli Stati Uniti approfittano del momento di crisi del blocco progressista latinoamericano per riprendere il controllo militare dell’area. In quest’ottica, il ritorno di governi neoliberisti in paesi come il Brasile e l’Argentina ha infatti riaperto la strada all’utilizzo delle forze armate ufficiali in territorio latinoamericano, che così potranno supportare il lavoro sporco realizzato da attori “non convenzionali” già attivi nello smembramento della resistenza popolare del “continente rebelde” (come le organizzazioni paramilitari e il narcotraffico). Continua a leggere »

L’ennesimo remake dei bombardamenti in Siria

 

Ieri notte, con il bombardamento della base aerea siriana di Shayrat, è andato in scena l’ennesimo remake del film sanguinolento che gli Stati Uniti propinano al mondo da 25 anni a questa parte. Con lo sceriffo buono che di fronte all’ennesima atrocità perpetrata dal cattivone di turno decide di passare ai fatti e farsi giustizia da solo, fregandosene dei cavilli e delle lungaggini formali… perché quando ci sono vite da salvare per gli yankee, questo è risaputo, non c’è burocrazia che tenga. Era successo in Iraq, era successo in Jugoslavia, era successo in Afghanistan, era successo in Libia e ieri è toccato alla Siria. La trama non cambia mai. Ormai non stupisce più di tanto nemmeno il ruolo di attore non protagonista assunto in questi anni dall’opinione pubblica mondiale e dalla sinistra imperiale, veri e propri megafoni di quel “terrorismo dell’indignazione” ben descritto da Losurdo. Continua a leggere »

Je suis…?

 

Non è una notizia l’assenza di solidarietà alla Russia seguita all’attentato di San Pietroburgo dell’altro ieri. Sarebbe stato sospetto il contrario. Questo silenzio smaschera semmai la doppia morale vigente riguardo al “terrorismo”, fenomeno tutt’altro che “unificante” nella sua violenza. Già oggi (due giorni dopo!) la notizia è scomparsa dalle principali testate, sostituita casualmente dal puntuale ritorno delle “armi chimiche” in Siria utilizzate da Assad quindi da Putin. La Russia è tornata sul banco degli imputati, posto che occupa d’altronde senza rivali. Il tono medio del racconto giornalistico consigliava in ogni caso la pronta archiviazione del caso, onde evitare torsioni cabarettistiche che stavano prendendo piede sui giornali. Nel regime mediatico unificato le motivazioni suggerite erano: Putin se l’è cercata, così impara a bombardare in giro per il mondo; Putin non ha il controllo del territorio e delle sue principali città, segno di debolezza; Putin è l’artefice diretto dell’attentato per sviare l’attenzione dalle proteste liberali della scorsa settimana. Poco da piangere le vittime di San Pietroburgo, il problema è Putin, quindi affari suoi. Con buona pace della “sacralità della vita” e dei “valori universali dell’Occidente”, retoriche che ci travolgono a ogni attentato dalle nostre parti, ma – evidentemente – non così universali da comprendere anche le parti del mondo fuori dai confini euro-atlantici. Continua a leggere »

La fuga degli “elmetti bianchi” dalla Siria liberata dallo jihadismo

 

La storia degli White Helmets, l’Ong britannica fondata da James Le Mesurier, ex ufficiale dell’esercito inglese, consulente del ministero degli Esteri del Regno, e conosciuta anche con il nome (ufficiale) di “Difesa civile siriana”, dovrebbe essere la “solita storia”: solita perché il protagonista di questa vicenda, il militare inglese, già organizzò truppe di volontari nei vari teatri di guerra occidentali, dal Kosovo all’Iraq; solita perché lo sporco lavoro delle Ong da decenni costruisce la copertura ideologico-mediatica che favorisce l’indignazione nazional-popolare prima, l’intervento umanitario dopo, e infine la ricostruzione del paese bombardato e finalmente “liberato” dal dittatore di turno. Eppure, visto il loop imperiale che ogni volta impedisce alla sinistra di prendere atto dei propri errori passati, si trasforma in simbolo, che a sua volta svela un sintomo. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La Terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, di Domenico Moro

Ormai da quasi un anno è disponibile in libreria l’ultima fatica di Domenico Moro, un autore (e compagno) che apprezziamo particolarmente per la semplicità con cui associa al rigore analitico marxista un’attitudine alla divulgazione fuori dalla norma. Prova ne è il capitolo che l’Autore dedica all’analisi materialistica dei fenomeni migratori, poche pagine che però andrebbero lette e imparate a memoria anche da quei (troppi) compagni che nell’affrontare la questione non riescono quasi mai ad emanciparsi da un approccio esclusivamente caritatevole.
La terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, questo il titolo del libro edito dai tipi della Imprimatur, mette a fuoco fin dalle prime pagine la stretta correlazione tra la diffusione del radicalismo islamico e il processo di destabilizzazione dell’area mediorientale e nordafricana operato dalle potenze dominanti e più in generale della tendenza alla guerra che caratterizza la nuova fase imperialista. Continua a leggere »

L’avvenire di Aleppo

Lo scorso 22 dicembre con l’evacuazione delle milizie dai quartieri orientali della città si è chiusa la Battaglia di Aleppo. Una battaglia durata ben 53 mesi. Un lettore mediamente attento, che avesse voluto comprendere le ragioni e gli attori di quella battaglia e più in generale le cause e le conseguenze del conflitto siriano, avrebbe però trovato non poche difficoltà a farsi un’idea leggendo o ascoltando i servizi dei media mainstream. E non per caso. La guerra, è quasi banale sottolinearlo, è sempre atroce, e lo è ancor di più quando è combattuta fra civili che spesso vengono utilizzati da una parte o dall’altra come strumento di pressione o come scudi umani. Ma in una guerra anche l’informazione, è qui forse è un po’ meno banale ricordarlo, si trasforma in un campo di battaglia. Continua a leggere »

È morto il compagno Fidel Castro

Tornerà, come la polvere di stelle. Vale per Fidel quanto è stato scritto, in libri e in saggi, ma soprattutto in canzoni e in poesie popolari, per il Che. Non sappiamo se sia stato l’uomo politico più influente del XX secolo, sicuramente quello a cui l’età ha dato il triste privilegio di collezionare più cicatrici. Serve coraggio, forza e preparazione per sostenerle, quelle cicatrici. E per restituirne ancora di più, molte di più, fino a far barcollare il nemico. Continua a leggere »