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20 October :
1947 - Nasce la commissione d'inchiesta per attività antiamericane, il senatore McCarthy la utilizzerà per perseguitare i militanti progressiti statunitensi

1974: I FASCISTI UCCIDONO ADELCHI AGRADA

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L’avventurosa ricerca delle armi chimiche siriane

 

La Organization for the Prohibition of Chemical Weaponsorganizzazione intergovernativa composta da 193 Stati membri e con sede a The Hague, Olanda: non esattamente l’house organ del governo siriano – ha stabilito che i presunti attacchi chimici del 7 aprile 2018 a Douma non sono mai avvenuti o, quantomeno, non possono essere provati neanche dopo l’analisi dei campioni di sangue e dei testimoni che la missione di ricognizione ha attuato in questi mesi in territorio siriano. Stesso risultato per la missione alla ricerca di prove per un altro presunto attacco chimico, quello di Al-Hamadaniya e Karm al-Tarrab tra l’ottobre e il novembre 2016. E niente, fa già molto ridere così. Continua a leggere »

Tanto tuonò che piovve

Nel tentativo di salvaguardare il rispetto dei vincoli europei da parte dell’Italia ieri sera Mattarella ha fatto un favore enorme tanto a Salvini quanto a Di Maio, traendoli d’impaccio e regalando loro un capitale politico che, se non sono stupidi (e, ahinoi, non lo sono), potranno agevolmente incassare di qui a qualche mese, quando il paese sarà nuovamente chiamato alle urne. E quando il frame entro cui si giocherà la partita elettorale sarà quello dello scontro verticale (ovviamente fittizio) tra popolo ed élite, tra sovranità democratica e diktat europei, con buona pace di quanti vorrebbero ricondurlo sull’asse orizzontale centrodestra vs centrosinistra. Continua a leggere »

Dicono i muri

Mentre tutti i giornali borghesi dicono una cosa, i muri di Roma ne dicono un’altra. Al fianco del Venezuela che resiste, contro l’imperialismo e ogni forma di ingerenza, il 20 maggio Vota Maduro. Perchè alcune elezioni sono importanti, davvero.

La strage di Gaza e l’impunità sionista

(Foto di Yasser Qudih, fotografo palestinese)

La strage di donne e uomini palestinesi di due giorni fa rappresenta l’ennesimo punto di non ritorno di una situazione in cui la prevaricazione terrorista di Israele viene taciuta e tollerata, in ossequio al nuovo piano per il Medio Oriente promosso dall’amministrazione Trump e applaudito dai fidi soci di affari sauditi. Gaza ha raccolto 61 morti e oltre 2500 feriti nella sola giornata di lunedì: mentre a Gerusalemme iniziavano le cerimonie per l’insediamento della nuova ambasciata USA, fortemente voluta da Trump come prova di forza e risolutezza nella partita a scacchi con la Russia sull’intera area, l’esercito israeliano apriva il fuoco in maniera impunita, soffocando nel sangue la rivolta del popolo palestinese alla vigilia della Nakba. 101 morti e oltre 10 mila feriti negli ultimi 40 giorni: questo il prezzo che ha dovuto pagare la popolazione palestinese per aver messo in moto la Great Return March, una serie di manifestazioni partite con i venerdì della rabbia e con la grande adunata alla frontiera che divide la Striscia di Gaza da Israele lo scorso 30 marzo (14 morti, 110 feriti), “giorno della terra” che omaggia il ricordo di un altro, ennesimo massacro di palestinesi – quello del 1976, a seguito di proteste nata per l’ingiusto esproprio delle terre. Continua a leggere »

L’inverno atlantista della «opposizione siriana»

 

Le guerre hanno questo di positivo: costringono a una scelta di parte. Difficile continuare a sguazzare nell’ingegneria dei né né, nell’indolenza di chi si arrampica sui «sebbene» e gli «anche se» pur di non dichiarare il proprio appoggio esplicito al regime change atlantista. Certo in Europa, più che altro in Italia, continueranno le cantilene dirittoumaniste, ma in Siria i bombardamenti hanno ricondotto torti e ragioni ai propri referenti. Naser al Hariri, ad esempio. Che proprio ieri dichiarava sul Corsera i propri intenti bellicosi: «ben vengano i raid degli Stati Uniti assieme a Francia e Gran Bretagna in Siria». Nientemeno. Il tipo in questione non è uno qualsiasi. Al contrario, è il rappresentante della «opposizione siriana» alla «conferenza di pace» di Ginevra. E’ il rappresentante del National Coalition for Syrian Revolution and Opposition Forces, la coalizione dei gruppi anti-governativi di cui fa parte anche il Free Syrian Army. E’ insomma il vertice della proxy war organizzata in Siria da sette anni a questa parte. Continua a leggere »

Fake wars

 

Proprio stamane sul Corriere un “anonimo” ufficiale militare italiano smentiva definitivamente la fake news sulle armi chimiche: «Dire che siamo preoccupati non rende bene l’idea. In verità siamo sconcertati da quello che sta succedendo in Siria. […] Prima di proseguire vorrei sottolineare una cosa: l’attacco dovrebbe essere una rappresaglia per l’uso di armi chimiche da parte della Siria. Ma francamente non si sono mai viste armi chimiche che colpiscono solo donne e bambini e che poi vengono lavate via con l’acqua». Fatta questa premessa, sempre l’ufficiale ricorda la situazione paradossale che sta vivendo la Siria, paese “sovrano” – nel senso di formalmente indipendente da altri Stati – invaso da anni da un paese Nato: «Nel caos siriano la Turchia ci sguazza. Non vede l’ora che la tensione salga in modo che possa continuare a fare i suoi comodi senza che nessuno fiati. In pratica la Turchia è un paese invasore della Siria del nord e adesso anche del nord dell’Iraq, e nessuno dice nulla». Continua a leggere »

Le “gas news” sulla guerra che non deve finire

 

Sulla Siria e la colossale campagna di fake news costruita contro quel popolo ci siamo espressi decine di volte. Questa volta ci limitiamo a ripubblicare l’articolo uscito ieri sul Manifesto di Tommaso Di Francesco, di cui condividiamo ogni singola virgola e, in particolare, la tesi di fondo: la guerra in Siria non deve finire, perchè certificherebbe la sconfitta della proxy war occidentale e, al contrario, il trionfo geopolitico della Russia nel mantenere la Siria uno Stato unitario e sovrano. L’ennesima bufala sull’utilizzo di gas nei bombardamenti serve esattamente a questo: costringere l’opinione pubblica ad avallare l’intervento diretto Occidentale, in questo caso la coalizione neo-coloniale franco-americana. Di seguito, il pezzo di Di Francesco, un pezzo che finalmente ha il coraggio di ri-semantizzare alcuni concetti completamente sfuggiti di mano. Ad esempio questo: “il ruolo dei jihadisti dell’Isis, di al-Qaeda e galassie collegate, che se fanno attentati in Europa e negli States sono «terroristi», mentre in Siria sono «opposizione»”. 

di Tommaso Di Francesco (qui)

La guerra in Siria non deve finire. Sembra questo l’assunto degli avvenimenti precipitosi in corso e sotto l’influsso dei racconti massmediatici che sparano la certezza, tutt’altro che verificata da fonti indipendenti, di un bombardamento al «gas nervino» o al «cloro», con cento vittime e gli occhi dei bambini – vivi fortunatamente – sbattuti in prima pagina. Ci risiamo. Temiamo che ancora una volta la verità torni ad essere la prima vittima della guerra. Soprattutto di quella siriana, una guerra per procura, che ha visto insieme a 400mila vittime e un Paese ridotto in rovine, i mille coinvolgimenti dell’Occidente, delle potenze regionali a cominciare dalla Turchia baluardo sud della Nato, il ruolo dei jihadisti dell’Isis, di al-Qaeda e galassie collegate, che se fanno attentati in Europa e negli States sono «terroristi», mentre in Siria sono «opposizione». Continua a leggere »

Democrazia senza potere

 

L’eroica difesa della propria terra da parte dei curdi merita rispetto. Purtroppo, nella sinistra occidentale, questa esperienza travalica l’episodio concreto per divenire modello politico. Molti anni fa, ingenui, credevamo nell’errore di prospettiva, ad esempio quando si tentava di replicare modelli assai peculiari, vedasi la resistenza Maya in Chiapas, nella metropoli capitalista. Da qualche tempo – ancora una volta: colpa nostra – abbiamo capito che non c’è errore, quanto una coerente visione d’insieme che mette in relazione le lotte di talune resistenze locali con una prospettiva politica generale. Il confederalismo curdo serve a rafforzare la teoria municipalista in Europa. E’ la pezza d’appoggio concreta (“lo vedete? funziona!”) a una serie di posizioni ideologiche che da molti anni combattono l’economia privata sottraendosi all’abbraccio (mortale?) dello statalismo. Continua a leggere »

Repubblica e i ribelli siriani, ovvero della straordinaria libertà d’espressione del giornalismo italiano

 

Complice il prosecco e qualche panettone di troppo, la mattina del 4 gennaio qualcosa dev’essere andato storto nella redazione di Repubblica. D’improvviso, senza accorgersene, ingolfati dai festeggiamenti del Capodanno, ecco apparire per un brevissimo lasso di tempo la verità. Come sempre, questa si presentava senza clamore, senza schiamazzo, con la consueta eleganza delle cose semplici: «Siria, le narrazioni fasulle dell’”Osservatorio siriano sui diritti” che copre i crimini dei cosiddetti “ribelli”». Il titolo, degno del Pulitzer: in una frase racchiuso il significato di sei anni di guerra civile. Lo svolgimento ripete semplicemente quanto ormai accertato da chiunque abbia almeno capito dove si situi la Siria sul mappamondo: «Dunque, la verità a quanto pare, è che sono i cosiddetti “ribelli”, terroristi senza scrupoli, ad affamare i civili, privandoli degli aiuti a loro inviati, usandoli come scudi umani e come oggetto di un’ignobile mistificazione della realtà». Continua a leggere »

Torna puntuale la protesta iraniana

 

Si sa, ogni protesta “incolore” somma molteplici e contraddittorie ragioni. Nel corso degli anni il Medioriente è stato terreno di sperimentazione di varie forme di proxy wars, conflitti a intensità variabile dove a contendersi il bottino erano per lo più referenti internazionali in lotta per mezzo di agenti locali. Se c’è un dato che emerge dal ventennio di proteste e rivolte che hanno caratterizzato il mondo arabo, questo è il loro carattere dipendente: ogni movimento è finito col servire interessi esterni alle stesse popolazioni mobilitate. La mancata autonomia della protesta popolare araba è un fatto che impone di volta in volta una sua valutazione. Continua a leggere »