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Visioni seriali

Hanno definito questi anni come la “golden age” della serialità televisiva, con decine e decine di serie tv prodotte ogni anno quasi a getto continuo che, assecondate dalle trasformazioni tecnologiche, hanno finito per stravolgere i palinsesti, modificandone profondamente perfino le modalità di fruizione e facendo nascere canali e piattaforme ad esse completamente dedicati. Si pensi ad esempio al binge watching (o “effetto netflix”) e a come questo per certi versi arrivi ad alterare la percezione che lo spettatore  ha di un stesso prodotto televisivo. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Dogman, di Matteo Garrone

 

In una periferia sospesa e irriconoscibile, ma proprio per questo immagine di ogni periferia di ogni latitudine, si trascina la vita di una comunità umana che di comune non ha più niente. C’è il prepotente, il bottegaro, il fancazzista, l’arricchito e il disperato; e poi c’è Marcello, tolettatore di cani, attratto da questa piccola società alienata di cui, al tempo stesso, prova repulsione. Il bisogno di riconoscersi in una comunità lo rende effettivamente diverso, carico di sentimenti in un contesto che ha dileguato ogni possibile esistenza in comune. In questo microcosmo post-umano Marcello ricerca e subisce il rapporto con Simoncino, ex pugile e coatto di quartiere. Il rapporto è fondato esclusivamente sulla prepotenza, laddove in Marcello vorrebbe esserci un po’ di sincera (?) amicizia. Non è così che però vanno le cose nella periferia. Simoncino costringe Marcello a seguirlo nei suoi piccoli furti, a rimediargli la cocaina, ad accompagnarlo nella sua solitudine, odiato dal resto del quartiere ma al tempo stesso “rispettato” perché violento. La legge della forza, intesa come sopraffazione fisica, è l’unica legge della periferia, che annulla ogni vera solidarietà tra esclusi. Provato dal continuo sadismo nei suoi confronti e ormai espulso dalla “comunità” di quartiere, Marcello esploderà nella sua vendetta contro l’ex pugile, sfogando tutta la sua alienazione che si presenta anche come ultimo sussulto di umanità, attraverso la catarsi della violenza estrema e irreparabile. Continua a leggere »

Nuvole parlanti/3… consigli per gli acquisti.

Torniano dopo diversi mesi a scrivere di fumetti e lo facciamo per suggerire la lettura di “Renato Jones. l’Uno %”, un volume della Panini Comics che raccoglie il primo arco narrativo dell’omonima serie scritta, diretta e disegnata dal canadese Kaare Kyle Andrews e pubblicata negli Stati Uniti dai tipi della Image Comics. Leggendo il lavoro di Andrews c’è una prima considerazione che ci viene in mente, ed è che la libertà creativa che la casa editrice statunitense fondata da Todd McFarlane assicura ai propri autori, ha permesso questa volta l’approdo e la diffusione nel circuito mainstream di un fumetto che per i temi trattati e per il taglio narrativo ci si immaginerebbe invece confinato nel mondo dell’underground, allargando così la platea dei potenziali lettori. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La gabbia dell’Euro, di Domenico Moro

 

E’ in libreria, ormai da qualche giorno, l’ultima fatica di Domenico Moro, “La gabbia dell’euro, perché uscirne èinternazionalista e di sinistra”, un pamphlet di cui consigliamo caldamente la lettura. Il volume arriva infatti sugli scaffali con straordinario tempismo, a ridosso dell’esito elettorale che ha certificato la scomparsa dai radar della rappresentanza della cosiddetta sinistra radicale, la sconfitta dei partiti euroliberisti e la vittoria di quei populismi percepiti, a torto o a ragione, come euroscettici. Nonché la crescita, seppur lieve, dell’area dell’astensione. Il lettore più attento ci troverà sicuramente alcune risposte alle domande che in questi giorni attraversano il corpo largo della “compagneria” e più in generale potrà rintracciarvi alcune delle cause del disastro in cui siamo collettivamente coinvolti. A cominciare da quello che rappresenta il fulcro del lavoro di Moro e che par tanta (troppa) sinistra rappresenta ancora un vero e proprio tabù politico: la rottura dell’Unione Europea e l’uscita dall’Unione Economica Monetaria. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson

 

Nella Londra degli anni Cinquanta assistiamo alla vita, normale e morbosa al tempo, del geniale stilista Reynolds Woodcock. Un artista dedito ossessivamente al suo lavoro, alla sua arte, coltivando questa eccezionalità con patologica scientificità. Le relazioni umane e sentimentali trovano senso solo all’interno di questo mondo chiuso in se stesso. La conoscenza di una nuova ragazza turberà l’asfittico equilibrio costruito e difeso in nome di una vocazione più forte di ogni contingenza. L’itinerario e la conclusione di questa lotta silenziosa superano agevolmente il già percorso, il cliché, la facile schematizzazione tra ragione e sentimento, genio e sregolatezza, abusate pose narrative utili a reiterare l’incomprensione dei rapporti umani. In questo senso, il film di Paul Thomas Anderson non solo convince, ma si avvale della (usuale) ottima prova di Daniel Day-Lewis – ultima prova prima del ritiro dalle scene. Se però decidiamo di parlare di un film che si tiene debitamente distante da qualsiasi “idea di società” su cui ragionare, è per la capacità di confrontarsi apertamente con la natura del “genio” e del rapporto tra autore e opera. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Italian Job, di Maurizio Di Fazio

 

Da pochi giorni è in libreria questo veloce pamphlet sugli orrori del mercato del lavoro italiano. Un testo agevole, giornalistico, polemico, senza dati né riferimenti, solo testimonianze dirette dei nuovi schiavi della moderazione salariale, della precarietà contrattuale, del produttivismo e della competizione liberistica. Senza occorrenze né sintesi statistiche è difficile dare a un testo del genere valore scientifico. L’autore, d’altronde, se ne tiene a debita distanza. Nonostante ciò, giunti alla fine del libro la sensazione è quella della sconfitta generazionale: salutata la fine del fordismo come liberazione dalle catene (di montaggio), il futuro si è trasformato in un ritorno all’ancien regime. Ci sono però alcuni dati su cui ragionare, e in questo senso il libro invita (implicitamente) alla riflessione. In primo luogo, le caratteristiche del mercato del lavoro italiano sono comuni al resto dell’Unione europea. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Fabrizio De André – Principe libero, di Luca Facchini

 

Una fiction Rai nientemeno che su Fabrizio De André non poteva non generare reazioni manichee, e così puntualmente è stato. Chi l’ha trovata orribile, noiosa, falsa; a chi invece è piaciuta, estasiato dall’interpretazione di Marinelli o dal realismo tabagista. Inevitabilmente affrontare di petto la vita e l’opera di De André, negli anni divenuto icona della cultura italiana del secondo Novecento, porta a giudizi trancianti e passionali. Cercheremo di mettere da parte l’immediato giudizio di valore, per quanto condividiamo l’opinione nazionalpopolare su De André: nonostante sia stato volgarmente monumentalizzato, rimane un gigante della cultura italiana, pur nelle sue straordinarie contraddizioni e nel suo moralismo al tempo geniale e fastidioso. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Tre manifesti a Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh

 

Il Missouri non è ancora Midwest, dove solitamente trova luogo l’immaginario dell’America profonda. Non è neanche il sud nostalgico e xenofobo che fa da sfondo al cinema antirazzista. Distante dal New England, ripudiò a suo tempo i vicini confederati scegliendo l’Unione nordista, pur mantenendo la schiavitù fino al termine della guerra, nel 1865. Ha tutte le caratteristiche per essere terra di frontiera, crocevia tra le diverse pulsioni che attraversano gli Stati uniti. Luogo perfetto, dunque, per raccontare l’odierna società nordamericana, o quantomeno una sua parte rilevante. Uno Stato poco definibile, così come poco inquadrabile appare questo film di Martin McDonagh, incrocio – anch’esso – di più generi: commedia, dramma, film di denuncia. Una di quelle opere che sanno dare dignità al post-moderno. Forse per questo, forse per la presenza di Frances McDormand, tutto di questo film ricorda i fratelli Coen. Paragone impegnativo e probabilmente ricercato, ma che McDonagh regge benissimo. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Umberto Eco e il Pci, di Claudio e Giandomenico Crapis

 

Con lieve ritardo (il libro è uscito circa un anno fa), leggiamo questo saggio che in realtà introduce e commenta uno scambio intellettuale avvenuto tra Umberto Eco e Rossana Rossanda sulle colonne di Rinascita nell’autunno del 1963. Il riferimento temporale è decisivo per comprendere il contesto: siamo dentro l’esplosione delle neoavanguardie (Novissimi, Gruppo 63 e dintorni), sull’onda del loro eclettico rapporto con l’operaismo, e nel vortice della crescita elettorale del Pci. C’è fermento insomma, e il rapporto tra politica e cultura è posto all’ordine del giorno delle questioni dirimenti (bei tempi). Lo scambio tra Eco e la Rossanda è solo una tessera di un quadro più vasto, che proprio su Rinascita troverà uno dei luoghi di confronto. Grazie a Mario Spinella, Eco interviene in una discussione che procede già da qualche anno: il comunismo italiano da tempo si domanda del rapporto progressivamente meno organico con il mondo intellettuale. Dagli anni Sessanta queste domande non provengono più solo dall’interno del partito, né solo rinfacciate dalla cultura borghese: ad intervenire, sulla scorta delle trasformazioni sociali del paese, sono una congerie di scrittori, artisti, critici e militanti politici che compongono quella che viene denominata «cultura d’opposizione». Una cultura che utilizza il marxismo come «metodo di critica» ma non più come «concezione del mondo» autosufficiente. Umberto Eco s’incarica di gettare il classico sasso nello stagno, generando un fervido confronto che svela una certa dinamicità del dibattito marxista italiano sul piano culturale, anche dentro il Pci. Continua a leggere »

Come si racconta la mafia: Gomorra da Garrone a Sollima

 

Sul Corriere di venerdì 8 dicembre, è apparso uno straordinario articolo di Giovanni Belardelli: «Gomorra realtà virtuale di un mondo privo di virtù» (qui). Straordinario almeno per i tempi che corrono. Rimandiamo integralmente alla lettura del pezzo, ma vogliamo comunque segnalarne alcuni passaggi dirimenti. Da tempo proviamo a indagare determinati meccanismi narrativi apparentemente asettici, in realtà volti alla ridefinizione dei riferimenti culturali della società nel suo insieme. La serie tv Gomorra in questi anni si è incaricata di rappresentare meglio di ogni altro prodotto commerciale il vertice di questa operazione d’interventismo culturale. Continua a leggere »