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Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Italian Job, di Maurizio Di Fazio

 

Da pochi giorni è in libreria questo veloce pamphlet sugli orrori del mercato del lavoro italiano. Un testo agevole, giornalistico, polemico, senza dati né riferimenti, solo testimonianze dirette dei nuovi schiavi della moderazione salariale, della precarietà contrattuale, del produttivismo e della competizione liberistica. Senza occorrenze né sintesi statistiche è difficile dare a un testo del genere valore scientifico. L’autore, d’altronde, se ne tiene a debita distanza. Nonostante ciò, giunti alla fine del libro la sensazione è quella della sconfitta generazionale: salutata la fine del fordismo come liberazione dalle catene (di montaggio), il futuro si è trasformato in un ritorno all’ancien regime. Ci sono però alcuni dati su cui ragionare, e in questo senso il libro invita (implicitamente) alla riflessione. In primo luogo, le caratteristiche del mercato del lavoro italiano sono comuni al resto dell’Unione europea. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Fabrizio De André – Principe libero, di Luca Facchini

 

Una fiction Rai nientemeno che su Fabrizio De André non poteva non generare reazioni manichee, e così puntualmente è stato. Chi l’ha trovata orribile, noiosa, falsa; a chi invece è piaciuta, estasiato dall’interpretazione di Marinelli o dal realismo tabagista. Inevitabilmente affrontare di petto la vita e l’opera di De André, negli anni divenuto icona della cultura italiana del secondo Novecento, porta a giudizi trancianti e passionali. Cercheremo di mettere da parte l’immediato giudizio di valore, per quanto condividiamo l’opinione nazionalpopolare su De André: nonostante sia stato volgarmente monumentalizzato, rimane un gigante della cultura italiana, pur nelle sue straordinarie contraddizioni e nel suo moralismo al tempo geniale e fastidioso. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Tre manifesti a Ebbing, Missouri, di Martin McDonagh

 

Il Missouri non è ancora Midwest, dove solitamente trova luogo l’immaginario dell’America profonda. Non è neanche il sud nostalgico e xenofobo che fa da sfondo al cinema antirazzista. Distante dal New England, ripudiò a suo tempo i vicini confederati scegliendo l’Unione nordista, pur mantenendo la schiavitù fino al termine della guerra, nel 1865. Ha tutte le caratteristiche per essere terra di frontiera, crocevia tra le diverse pulsioni che attraversano gli Stati uniti. Luogo perfetto, dunque, per raccontare l’odierna società nordamericana, o quantomeno una sua parte rilevante. Uno Stato poco definibile, così come poco inquadrabile appare questo film di Martin McDonagh, incrocio – anch’esso – di più generi: commedia, dramma, film di denuncia. Una di quelle opere che sanno dare dignità al post-moderno. Forse per questo, forse per la presenza di Frances McDormand, tutto di questo film ricorda i fratelli Coen. Paragone impegnativo e probabilmente ricercato, ma che McDonagh regge benissimo. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Umberto Eco e il Pci, di Claudio e Giandomenico Crapis

 

Con lieve ritardo (il libro è uscito circa un anno fa), leggiamo questo saggio che in realtà introduce e commenta uno scambio intellettuale avvenuto tra Umberto Eco e Rossana Rossanda sulle colonne di Rinascita nell’autunno del 1963. Il riferimento temporale è decisivo per comprendere il contesto: siamo dentro l’esplosione delle neoavanguardie (Novissimi, Gruppo 63 e dintorni), sull’onda del loro eclettico rapporto con l’operaismo, e nel vortice della crescita elettorale del Pci. C’è fermento insomma, e il rapporto tra politica e cultura è posto all’ordine del giorno delle questioni dirimenti (bei tempi). Lo scambio tra Eco e la Rossanda è solo una tessera di un quadro più vasto, che proprio su Rinascita troverà uno dei luoghi di confronto. Grazie a Mario Spinella, Eco interviene in una discussione che procede già da qualche anno: il comunismo italiano da tempo si domanda del rapporto progressivamente meno organico con il mondo intellettuale. Dagli anni Sessanta queste domande non provengono più solo dall’interno del partito, né solo rinfacciate dalla cultura borghese: ad intervenire, sulla scorta delle trasformazioni sociali del paese, sono una congerie di scrittori, artisti, critici e militanti politici che compongono quella che viene denominata «cultura d’opposizione». Una cultura che utilizza il marxismo come «metodo di critica» ma non più come «concezione del mondo» autosufficiente. Umberto Eco s’incarica di gettare il classico sasso nello stagno, generando un fervido confronto che svela una certa dinamicità del dibattito marxista italiano sul piano culturale, anche dentro il Pci. Continua a leggere »

Come si racconta la mafia: Gomorra da Garrone a Sollima

 

Sul Corriere di venerdì 8 dicembre, è apparso uno straordinario articolo di Giovanni Belardelli: «Gomorra realtà virtuale di un mondo privo di virtù» (qui). Straordinario almeno per i tempi che corrono. Rimandiamo integralmente alla lettura del pezzo, ma vogliamo comunque segnalarne alcuni passaggi dirimenti. Da tempo proviamo a indagare determinati meccanismi narrativi apparentemente asettici, in realtà volti alla ridefinizione dei riferimenti culturali della società nel suo insieme. La serie tv Gomorra in questi anni si è incaricata di rappresentare meglio di ogni altro prodotto commerciale il vertice di questa operazione d’interventismo culturale. Continua a leggere »

Mitologie criminali, distorsione della realtà e fascinazione mafiosa: Suburra (la serie)

 

“Mafia capitale” ha recentemente prodotto le proprie sentenze di primo grado (qui un articolo, qui la sentenza completa): niente 416 bis, nessuna associazione mafiosa, “soltanto” un sistema ramificato di corruzione organizzato da due associazioni per delinquere collegate fisicamente dalla figura di Massimo Carminati. In compenso dal 2014, dall’inizio cioè dell’operazione denominata «Mondo di mezzo», si è prodotto una vasto e straniante universo narrativo fatto di film, libri, documentari, inchieste giornalistiche e, in questi ultimi mesi, di una serie Netflix dal grandissimo seguito mediatico: Suburra. La serie sfrutta moduli narrativi ormai standardizzati: da Romanzo criminale e Gomorra, passando per Narcos, si è imposto un format discorsivo che travalica i confini mediatici per divenire fatto culturale, immaginario sociale. La trasposizione seriale perde così i caratteri della finzione, di fiction, per sfumare indirettamente nell’inchiesta romanzata, alterando la percezione della realtà, creandone anzi una parallela. Una realtà alternativa che progressivamente acquista più legittimità delle versioni ufficiali, proprio perché presentata come il “non detto” delle sentenze e delle dichiarazioni politiche. La verità “della strada” contro quella “del palazzo”. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Conversazioni con Stalin, di Milovan Gilas

 

Ovviamente scomparso dalle librerie, torna rieditato da Pgreco Conversazioni con Stalin, il libro di memorie del dirigente comunista jugoslavo Milovan Gilas, al tempo della pubblicazione (1962) già compromesso con l’anticomunismo e di lì a poco definitivamente venduto all’Occidente. Nonostante ciò, si tratta di un libro bellissimo, per chi lo sa leggere. In prima battuta è semplicemente lo sfogo dell’ex dirigente in rotta col suo partito. Grattata via la superficie del rancore emerge il punto di vista intimo di un capo comunista, per anni ai vertici del movimento comunista jugoslavo, posizione che gli ha permesso numerosi incontri con la dirigenza sovietica e in primo luogo con Stalin. Da questi incontri Gilas ne ricava un’antropologia del potere sovietico e un’essenza del comunismo. Ma andiamo con ordine. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Dunkirk, di Christopher Nolan

 

Christopher Nolan lavora per immagini folgoranti. La scenografia maestosa o epica è il terreno su cui riversa il suo modo di fare cinema, divenendone il tratto riconoscibile. Proprio per questo è uno dei registi più amati dal pubblico e dalla critica contemporanea, perché nell’industria culturale odierna la lavorazione dell’immagine sopravanza il contenuto dell’immagine stessa. Si dirà che il cinema è il luogo d’elezione dell’immagine, un’affermazione che è vera e falsa al tempo stesso, per motivi non più riconosciuti dal discorso pubblico. Questo Dunkirk conferma la bravura scenografica di Nolan, con l’accortezza di non cadere negli strepiti acclamanti della critica post-moderna. La trama, così come le scenografie, sono semplificate al massimo livello: una spiaggia, quella di Dunkerque appunto, da dove 400.000 inglesi (e francesi) provano a scappare assediati dall’avanzata nazista. Una fuga e una resistenza disperate che avvengono da terra, dal mare e dal cielo. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Sole Cuore Amore, di Daniele Vicari

La crisi sociale, l’assenza di futuro, la solitudine dello sfruttamento, lo spazio vitale degli affetti aggrediti dalla cattiva vita, ma anche la volontà di andare fino in fondo a qualsiasi costo, il non farsi piegare dalla vita: questi sono gli ingredienti dell’ultimo film di Daniele Vicari. Autore che ha sempre dimostrato, a nostro parere, una certa sensibilità e attenzione verso gli umori e le storie dei subalterni. Non è la prima volta che anche il nostro cinema tenta di attraversare e raccontare l’epoca della crisi, spesso con risultati scarsi, superficiali o consolatori, altre volte con raro acume, come in questo caso, dove la realtà nella sua pallida e grigia declinazione quotidiana si mette in mostra senza illusioni e senza speranze. Continua a leggere »

Nuvole parlanti/2… consigli per gli acquisti

Dopo esserci concentrati su alcuni fumetti noir cambiamo completamente genere e passiamo ad alcune graphic novel con un taglio prevalentemente fantascientifico, sottolineando, ancora una volta, che si tratta comunque di consigli di lettura che non esauriscono l’enorme panorama della produzione fumettistica, soprattutto nell’ambito sci-fi. Continua a leggere »