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Alle radici del nostro presente

 

Questa Storia di Lotta continua è uno dei ragionamenti più importanti che è possibile leggere sugli anni Settanta, ancora oggi. E’ una storia quasi in presa diretta, scritta nel 1978, pubblicata nel 1979, e nonostante ciò in grado di esplorare in profondità gli anni Settanta come davvero poche altre opere sull’argomento. Il tentativo di sciogliere il nodo gordiano degli anni Settanta, come ripetuto varie volte, non produrrà risultati significativi fuori dalla lotta di classe. Detto altrimenti, sarà solamente un nuovo e duraturo ciclo di lotte politiche che saprà darsi da sé gli strumenti culturali e politici per razionalizzare l’esperienza del decennio ’68-’77, assumendo e, al contempo, liberandosi da quel vincolo. Eppure questo dato di fatto non ci assolve dall’onere della ricerca della comprensione di quel decennio. Non per mero interesse storiografico, quanto per necessità politica. In questa ricerca, favorita in tal senso dal quarantennale del Settantasette, non per caso ci siamo imbattuti in due storie di Lotta continua. Perché, nonostante le differenze che idealmente ci distanziano da quella storia, Lotta continua fu il soggetto che più consapevolmente produsse riflessioni su se stesso e sul contesto socio-politico di quegli anni, il movimento-partito in cui più apertamente trovarono sede confronti tra posizioni politiche diversificate; in altre parole, Lotta continua fu il soggetto di movimento degli anni Settanta più assimilabile a un partito, inteso nel senso migliore, e al tempo stesso maggiormente attraversato dalle istanze di movimento. E questa strutturazione si riverbera ancora oggi, lasciando dietro di sé una mole di materiali, di riflessioni, di documenti, talmente preziosi da farne una delle fonti privilegiate nella comprensione di quegli anni. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Correvo pensando ad Anna, di Pasquale Abatangelo

 

Dal letame di molta memorialistica sugli anni Settanta, capita ad un certo punto di scovare il fiore più bello. E’ la vita onesta e tragica di Pasquale Abatangelo a restituire il significato di una vicenda collettiva sepolta dalla rancorosa storia dei vincitori, di destra e di sinistra. Da troppo tempo si è cambiato nome alle cose, ma rimane brutalmente vero il verso di Gertrude Stein: una rosa è una rosa è una rosa. Questa autobiografia restituisce senso ad un nome ormai prosciugato di significati materiali: il comunismo. La vita di Pasquale Abatangelo è il comunismo italiano degli anni Settanta. La sua vita come sineddoche di una generazione di militanti rivoluzionari che, sprovvisti di tutto tranne che della loro disciplina e del proprio sacrificio, seppero mettere paura al potere. E’ questo un privilegio che pagarono duramente: tanti non ressero, altri conservarono intatta la propria dignità. Pasquale fu uno di questi. Continua a leggere »

La critica come resistenza militante

 

E’ spesso faticoso ragionare su opere datate nel tempo. Troppo stratificata la mole di commenti di cui tenere conto, le interpretazioni date, l’universo del già detto. Se poi l’opera in questione non è solo un “classico”, ma dall’autore così importante e “ingombrante”, il rischio della superficialità diviene una quasi certezza. Eppure mai come oggi crediamo che questo rischio vada corso, visto il deperimento ormai definitivo della critica nel nostro paese. Tutto il già detto su opere del genere è oggi sepolto da strati di decadenza culturale che hanno disattivato completamente un messaggio, e un linguaggio, un tempo in grado di emancipare generazioni di militanti. Partiamo affermando allora questo: non è possibile predisporsi alla critica di un qualsiasi lavoro culturale – sia esso letterario, artistico, teatrale, cinematografico, eccetera – senza aver assimilato i concetti fondamentali presenti in questo Marxismo e la critica letteraria. Senza aver compreso, cioè, le basi del rapporto tra marxismo e cultura. Un rapporto che non è decisivo unicamente per una critica “di sinistra” (concetto d’altronde molto equivoco), ma per ogni genere di critica, perché la relazione tra la dialettica materialista e la cultura è una relazione universale e non ingabbiata nell’ideologia (marxista in questo caso). In altre parole: Marx ed Engels hanno svelato, pur in assenza di opere di sintesi sul tema, il rapporto tra essere umano ed espressione culturale mediato dalle relazioni capitalistiche entro cui questo specifico rapporto prende forma. Come si può procedere a una critica culturale senza possedere le basi di questa relazione, che è una relazione generale, ma che assume caratteri peculiari riguardo all’estetica? Continua a leggere »

Tiocfaidh ár lá – Presentazione di Bomber Renegade con l’autore Michael Dickson

 

Per parlare di Michael “Dixie” Dickson preferiamo partire dalla fine del racconto di cui è autore e protagonista, e precisamente dalle ultime righe della terza di copertina, dove si legge che è attualmente «attivo nell’organizzazione di concerti e di eventi sportivi militanti ed è una figura di riferimento della rete di tifoserie europee antifasciste». Sostenendo e praticando l’antirazzismo e l’antifascismo militante, come dice verso la fine del libro, tra le cui fila abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo. A leggere questa conclusione e risalendo alle prime pagine sembra di avere a che fare con una versione militante di sliding doors. A 16 anni infatti Dixie era nel genio militare dell’esercito britannico, prestando qualche anno dopo servizio per Sua Maestà nelle Falkland appena liberate dagli inglesi. Probabilmente quella sarebbe potuta essere la sua vita se per una passione calcistica tramandata dalla parte cattolica della famiglia e per una concatenazione di eventi non si fosse ritrovato nel 1982 – mentre era ancora nell’esercito – al Celtic Park ad ascoltare le rebel songs intonate con rabbia dalla tifoseria repubblicana contro gli inglesi (ci si trovava a nemmeno un anno dopo la morte di Bobby Sands e degli altri hunger strikers nel carcere di Maze). Da lì, il passo per comprare il Republican news, per entrare in una marching band, per trovarsi a parlare del “libro verde” con i volontari dell’Irish Republican Army e per organizzare materialmente l’attacco più importante che l’Ira abbia messo a segno al di fuori dei confini irlandesi o inglesi, sembra breve. E in Bomber Renegade la narrazione non lascia spazio a troppe riflessioni rispetto alla scelta di intraprendere la strada della lotta armata, con tutto quello che poteva conseguirne e che ne ha conseguito, dalla latitanza all’estradizione al carcere, all’evasione e poi di nuovo al carcere. Sembra piuttosto la naturale conseguenza di un’assunzione di responsabilità rispetto al fatto di possedere delle capacità – acquisite nell’esercito britannico e che potevano essere messe al servizio dell’Ira contro quello stesso esercito – e della casualità di vivere in anni in cui il processo di pace era ancora lontano. Continua a leggere »

Gli anni Settanta sono ancora un nostro problema

 

Dei tanti modi di ricordare l’anniversario del Settantasette, uno dei più “obliqui” è quello di procedere partendo da un libro decisamente minore, giornalistico, e che affronta le vicende di un gruppo della sinistra extraparlamentare di fatto dismesso l’anno prima. Eppure, questa storia di Lotta continua regge allo scorrere del tempo proprio perché fatta senza l’ambizione della rivalsa o della condanna. Cazzullo non ha certo gli strumenti culturali per interpretare gli anni Settanta, ma nella sua vera o apparente ingenuità ricostruisce un mondo, senza decisive pregiudiziali ideologiche, e proprio per questo capace di riflettere l’ansia di quegli anni, di quella generazione di rivoluzionari. Gli anni Settanta, col loro culmine nel ’77, segnano l’ultimo ciclo di lotte di classe rivoluzionarie nel nostro paese. Intendiamo, con questo, che nel tornante tra il ’77 e il ’78 si conclude, per la sinistra rivoluzionaria italiana, la questione del potere. Qualsiasi opinione si abbia delle scelte politiche della sinistra rivoluzionaria di quegli anni, rimangono l’esperienza a noi più vicina dalla quale provare a ripartire. Ecco perché, nonostante la distanza temporale e politica, il problema suscitato in quel decennio è ancora un nostro problema, e l’enigma che li avvolge ancora tutto da decifrare. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Manchester by the sea, di Kenneth Lonergan

 

Con sei candidature ai prossimi premi Oscar, Manchester by the sea sembrerebbe essere l’unico ostacolo alla prevedibile incetta di statuette di La La Land. Nonostante il fastidioso battage massmediatico, che ha costruito attorno al musical di Chazelle un consenso trasversale quanto sospetto, meriterebbe il film di Lonergan più di una considerazione. La trama è semplice: la morte di Joe Chandler impone l’affidamento del figlio (Patrick) allo zio Lee Chandler. Lee ha però una tragica storia alle spalle, che ha determinato il fallimento del matrimonio e il suo trasferimento a Boston. L’irruzione di Patrick nella vita di Lee comporterà una riflessione sulla propria vita e il proprio destino, costringerà Lee a fare i conti con un passato che gli impedisce una vita normale. Riuscirà il protagonista a liberarsi del peso del passato tornando, grazie al rapporto col nipote, alla serenità? Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Paterson, di Jim Jarmusch

 

In una cittadina del New Jersey, Paterson, scorre monotona la vita di una coppia, autista di autobus lui, casalinga lei. Paterson (che è anche il nome del protagonista) passa le sue giornate sempre uguali trovando l’unico momento d’evasione nelle poesie che scrive nei ritagli di tempo. La moglie, Laura, impiega la noia quotidiana cucinando biscotti, arredando il salotto, imparando nel frattempo a suonare la chitarra tramite un corso accelerato in dvd. Ogni giorno segue identico, anonimo eppure impreziosito dai piccoli incontri quotidiani del protagonista. In apparenza poco stimolante, Jarmusch ci regala un intelligente film sull’alienazione umana, antiretorico e volutamente anti-epico. L’indagine sull’alienazione piccolo borghese è uno dei topos letterari e cinematografici moderni. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La Terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, di Domenico Moro

Ormai da quasi un anno è disponibile in libreria l’ultima fatica di Domenico Moro, un autore (e compagno) che apprezziamo particolarmente per la semplicità con cui associa al rigore analitico marxista un’attitudine alla divulgazione fuori dalla norma. Prova ne è il capitolo che l’Autore dedica all’analisi materialistica dei fenomeni migratori, poche pagine che però andrebbero lette e imparate a memoria anche da quei (troppi) compagni che nell’affrontare la questione non riescono quasi mai ad emanciparsi da un approccio esclusivamente caritatevole.
La terza guerra mondiale e il fondamentalismo islamico, questo il titolo del libro edito dai tipi della Imprimatur, mette a fuoco fin dalle prime pagine la stretta correlazione tra la diffusione del radicalismo islamico e il processo di destabilizzazione dell’area mediorientale e nordafricana operato dalle potenze dominanti e più in generale della tendenza alla guerra che caratterizza la nuova fase imperialista. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: L’egemonia digitale, a cura di Renato Curcio

L’ultimo lavoro di Renato Curcio, pubblicato nel 2016 per Sensibili alle foglie, è la seconda tappa di un percorso di analisi sulle trasformazioni che le nuove tecnologie inducono all’interno della società a partire dal mondo del lavoro, e segue di un anno la pubblicazione de L’impero virtuale. Il libro è stato costruito a partire da due “cantieri socioanalitici” tenuti a Roma e Milano, e ruota in modo decisivo attorno alla narrazione in prima persona delle esperienze dei lavoratori coinvolti negli incontri. Crediamo che alcuni dei pregi decisivi del lavoro siano già nelle premesse stesse con cui è stato pensato. Se infatti è indubbio che le nuove tecnologie digitali abbiano negli ultimi decenni modificato in modo profondo il modo di vivere, di produrre, di socializzare, andando a intaccare quelle che nel libro vengono chiamate le nostre “mappe concettuali”, ci sembra chiaro che d’altra parte la capacità di criticizzare questo cambiamento da parte della sinistra sia stata debole o del tutto assente. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La nuova ragione del mondo, di Pierre Dardot e Christian Laval

E’ un libro importante e contraddittorio questo opus magnum uscito nel 2009 in Francia e nel 2013 in Italia, tanto da diventare – come si legge nella quarta di copertina – “opera di riferimento nel dibattito internazionale” sul neoliberismo. E in effetti il corposo libro (500 pagine) si presenta come indagine sulla genealogia, le forme e i contenuti del liberismo dal XVIII secolo ad oggi, attraverso una vasta ricognizione delle principali linee teoriche che hanno ispirato l’attuale “ragione del mondo”, quella razionalità governamentale liberista (per usare il tipico lessico foucaultiano) che oggi dispone non solo i rapporti di produzione, ma la politica e la stessa antropologia dell’uomo contemporaneo. Nonostante gli autori scelgano un’impostazione rigidamente foucaultiana, l’opera riesce a far luce e a smascherare una serie di confusi cliché ideologici che ancora trovano spazio nel dibattito politico sulla natura del liberismo attuale. Primo e più deviante dei quali, quello sul ruolo dello Stato. Continua a leggere »