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1868 - 200 rivoluzionari creoli occupano la città di Lares, Puertorico, e proclamano l'indipendenza dalla Spagna. Verranno tutti massacrati dall'esercito di Madrid

1977: IL CONVEGNO A BOLOGNA CONTRO LA REPRESSIONE

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Visioni Militant(i): Dunkirk, di Christopher Nolan

 

Christopher Nolan lavora per immagini folgoranti. La scenografia maestosa o epica è il terreno su cui riversa il suo modo di fare cinema, divenendone il tratto riconoscibile. Proprio per questo è uno dei registi più amati dal pubblico e dalla critica contemporanea, perché nell’industria culturale odierna la lavorazione dell’immagine sopravanza il contenuto dell’immagine stessa. Si dirà che il cinema è il luogo d’elezione dell’immagine, un’affermazione che è vera e falsa al tempo stesso, per motivi non più riconosciuti dal discorso pubblico. Questo Dunkirk conferma la bravura scenografica di Nolan, con l’accortezza di non cadere negli strepiti acclamanti della critica post-moderna. La trama, così come le scenografie, sono semplificate al massimo livello: una spiaggia, quella di Dunkerque appunto, da dove 400.000 inglesi (e francesi) provano a scappare assediati dall’avanzata nazista. Una fuga e una resistenza disperate che avvengono da terra, dal mare e dal cielo. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Sole Cuore Amore, di Daniele Vicari

La crisi sociale, l’assenza di futuro, la solitudine dello sfruttamento, lo spazio vitale degli affetti aggrediti dalla cattiva vita, ma anche la volontà di andare fino in fondo a qualsiasi costo, il non farsi piegare dalla vita: questi sono gli ingredienti dell’ultimo film di Daniele Vicari. Autore che ha sempre dimostrato, a nostro parere, una certa sensibilità e attenzione verso gli umori e le storie dei subalterni. Non è la prima volta che anche il nostro cinema tenta di attraversare e raccontare l’epoca della crisi, spesso con risultati scarsi, superficiali o consolatori, altre volte con raro acume, come in questo caso, dove la realtà nella sua pallida e grigia declinazione quotidiana si mette in mostra senza illusioni e senza speranze. Continua a leggere »

Nuvole parlanti/2… consigli per gli acquisti

Dopo esserci concentrati su alcuni fumetti noir cambiamo completamente genere e passiamo ad alcune graphic novel con un taglio prevalentemente fantascientifico, sottolineando, ancora una volta, che si tratta comunque di consigli di lettura che non esauriscono l’enorme panorama della produzione fumettistica, soprattutto nell’ambito sci-fi. Continua a leggere »

Nuvole parlanti/1… consigli per gli acquisti

 

Estate, tempo di vacanze, per chi può permettersele, e comunque un po’ per tutti tempo di relax. La temperatura si alza, i ritmi si abbassano, le città rallentano, cosà c’è di meglio dunque dal concedersi qualche lettura “meno impegnativa” andando a pescare in quella che molti definiscono la “nona arte”, ovvero il fumetto? Quelle che seguono non hanno la pretesa di essere delle recensioni, quanto piuttosto dei suggerimenti rispetto a ciò che ci siamo letti in questi ultimi mesi e che, per una ragione o per l’altra, ci hanno particolarmente colpito. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Corruzione, di Don Winslow

Torna Don Winslow, ormai a rischio serialità. Il filone è quello della corruzione nella polizia e negli apparati burocratici del potere statunitense, d’ambientazione newyorkese (Missing. New York) ma diverso dalla sua narrativa sul narcotraffico (California, Messico). La storia è basilare: Dennis Malone è un poliziotto scelto a capo di un’unità d’élite della polizia di New York, la task force di Manhattan North creata col compito di stroncare i cartelli della droga che imperversano ad Harlem. Si scopre che non solo tutti gli appartenenti a questo corpo scelto hanno legami con i cartelli del narcotraffico, ma che nel frattempo si muovono essi stessi come vero e proprio cartello, sequestrando e rivendendo droga. In questa spirale perversa che risucchia torti e ragioni tutti sono complici, dai colleghi ai diretti superiori, dall’Fbi alla politica municipale. La conclusione rimanda alle consuete domande della narrativa winslowiana, riguardo al labile (labilissimo) confine tra il potere legale e il contropotere criminale, tra presunti buoni e altrettanto immaginati cattivi. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Scappa – Get Out, di Jordan Peele

 

Qualcuno avrà avuto la sventura di vedere l’ormai datatissimo Indovina chi viene a cena, sovrabbondante pellicola retorica sul razzismo profondo nella società progressista americana (nonostante la grande interpretazione di Sidney Poitier, e nonostante i tempi che in qualche modo potevano giustificare l’operazione). Questo Scappa – Get Out si presenta, a prima vista, come curioso remake di un film di cui, tutto sommato, nessuno sentiva più la mancanza. Ma l’apparenza svanisce (quasi) subito: l’intuizione attorno a cui ruotava il film di Kramer viene stravolta dando vita ad un racconto completamente “altro” rispetto alla scontatissima intemerata antirazzista del film del ’67. La trama si avvia in maniera speculare: Chris Washington (il protagonista) va a conoscere i genitori della sua ragazza (Rose). Il problema è che lui è nero e lei è bianca, e la ragazza non ha avvertito i genitori della “diversità”. Ai dubbi di lui fa da contraltare la sicurezza di lei, convinta dei propositi progressisti e antirazzisti dei propri genitori. L’intuizione, tanto di Kramer quanto di Peele, è che certi propositi antirazzisti della società democratica americana valgono fino a quando “i neri” sono “l’altrove”. Continua a leggere »

Alle radici del nostro presente

 

Questa Storia di Lotta continua è uno dei ragionamenti più importanti che è possibile leggere sugli anni Settanta, ancora oggi. E’ una storia quasi in presa diretta, scritta nel 1978, pubblicata nel 1979, e nonostante ciò in grado di esplorare in profondità gli anni Settanta come davvero poche altre opere sull’argomento. Il tentativo di sciogliere il nodo gordiano degli anni Settanta, come ripetuto varie volte, non produrrà risultati significativi fuori dalla lotta di classe. Detto altrimenti, sarà solamente un nuovo e duraturo ciclo di lotte politiche che saprà darsi da sé gli strumenti culturali e politici per razionalizzare l’esperienza del decennio ’68-’77, assumendo e, al contempo, liberandosi da quel vincolo. Eppure questo dato di fatto non ci assolve dall’onere della ricerca della comprensione di quel decennio. Non per mero interesse storiografico, quanto per necessità politica. In questa ricerca, favorita in tal senso dal quarantennale del Settantasette, non per caso ci siamo imbattuti in due storie di Lotta continua. Perché, nonostante le differenze che idealmente ci distanziano da quella storia, Lotta continua fu il soggetto che più consapevolmente produsse riflessioni su se stesso e sul contesto socio-politico di quegli anni, il movimento-partito in cui più apertamente trovarono sede confronti tra posizioni politiche diversificate; in altre parole, Lotta continua fu il soggetto di movimento degli anni Settanta più assimilabile a un partito, inteso nel senso migliore, e al tempo stesso maggiormente attraversato dalle istanze di movimento. E questa strutturazione si riverbera ancora oggi, lasciando dietro di sé una mole di materiali, di riflessioni, di documenti, talmente preziosi da farne una delle fonti privilegiate nella comprensione di quegli anni. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: Correvo pensando ad Anna, di Pasquale Abatangelo

 

Dal letame di molta memorialistica sugli anni Settanta, capita ad un certo punto di scovare il fiore più bello. E’ la vita onesta e tragica di Pasquale Abatangelo a restituire il significato di una vicenda collettiva sepolta dalla rancorosa storia dei vincitori, di destra e di sinistra. Da troppo tempo si è cambiato nome alle cose, ma rimane brutalmente vero il verso di Gertrude Stein: una rosa è una rosa è una rosa. Questa autobiografia restituisce senso ad un nome ormai prosciugato di significati materiali: il comunismo. La vita di Pasquale Abatangelo è il comunismo italiano degli anni Settanta. La sua vita come sineddoche di una generazione di militanti rivoluzionari che, sprovvisti di tutto tranne che della loro disciplina e del proprio sacrificio, seppero mettere paura al potere. E’ questo un privilegio che pagarono duramente: tanti non ressero, altri conservarono intatta la propria dignità. Pasquale fu uno di questi. Continua a leggere »

La critica come resistenza militante

 

E’ spesso faticoso ragionare su opere datate nel tempo. Troppo stratificata la mole di commenti di cui tenere conto, le interpretazioni date, l’universo del già detto. Se poi l’opera in questione non è solo un “classico”, ma dall’autore così importante e “ingombrante”, il rischio della superficialità diviene una quasi certezza. Eppure mai come oggi crediamo che questo rischio vada corso, visto il deperimento ormai definitivo della critica nel nostro paese. Tutto il già detto su opere del genere è oggi sepolto da strati di decadenza culturale che hanno disattivato completamente un messaggio, e un linguaggio, un tempo in grado di emancipare generazioni di militanti. Partiamo affermando allora questo: non è possibile predisporsi alla critica di un qualsiasi lavoro culturale – sia esso letterario, artistico, teatrale, cinematografico, eccetera – senza aver assimilato i concetti fondamentali presenti in questo Marxismo e la critica letteraria. Senza aver compreso, cioè, le basi del rapporto tra marxismo e cultura. Un rapporto che non è decisivo unicamente per una critica “di sinistra” (concetto d’altronde molto equivoco), ma per ogni genere di critica, perché la relazione tra la dialettica materialista e la cultura è una relazione universale e non ingabbiata nell’ideologia (marxista in questo caso). In altre parole: Marx ed Engels hanno svelato, pur in assenza di opere di sintesi sul tema, il rapporto tra essere umano ed espressione culturale mediato dalle relazioni capitalistiche entro cui questo specifico rapporto prende forma. Come si può procedere a una critica culturale senza possedere le basi di questa relazione, che è una relazione generale, ma che assume caratteri peculiari riguardo all’estetica? Continua a leggere »

Tiocfaidh ár lá – Presentazione di Bomber Renegade con l’autore Michael Dickson

 

Per parlare di Michael “Dixie” Dickson preferiamo partire dalla fine del racconto di cui è autore e protagonista, e precisamente dalle ultime righe della terza di copertina, dove si legge che è attualmente «attivo nell’organizzazione di concerti e di eventi sportivi militanti ed è una figura di riferimento della rete di tifoserie europee antifasciste». Sostenendo e praticando l’antirazzismo e l’antifascismo militante, come dice verso la fine del libro, tra le cui fila abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo. A leggere questa conclusione e risalendo alle prime pagine sembra di avere a che fare con una versione militante di sliding doors. A 16 anni infatti Dixie era nel genio militare dell’esercito britannico, prestando qualche anno dopo servizio per Sua Maestà nelle Falkland appena liberate dagli inglesi. Probabilmente quella sarebbe potuta essere la sua vita se per una passione calcistica tramandata dalla parte cattolica della famiglia e per una concatenazione di eventi non si fosse ritrovato nel 1982 – mentre era ancora nell’esercito – al Celtic Park ad ascoltare le rebel songs intonate con rabbia dalla tifoseria repubblicana contro gli inglesi (ci si trovava a nemmeno un anno dopo la morte di Bobby Sands e degli altri hunger strikers nel carcere di Maze). Da lì, il passo per comprare il Republican news, per entrare in una marching band, per trovarsi a parlare del “libro verde” con i volontari dell’Irish Republican Army e per organizzare materialmente l’attacco più importante che l’Ira abbia messo a segno al di fuori dei confini irlandesi o inglesi, sembra breve. E in Bomber Renegade la narrazione non lascia spazio a troppe riflessioni rispetto alla scelta di intraprendere la strada della lotta armata, con tutto quello che poteva conseguirne e che ne ha conseguito, dalla latitanza all’estradizione al carcere, all’evasione e poi di nuovo al carcere. Sembra piuttosto la naturale conseguenza di un’assunzione di responsabilità rispetto al fatto di possedere delle capacità – acquisite nell’esercito britannico e che potevano essere messe al servizio dell’Ira contro quello stesso esercito – e della casualità di vivere in anni in cui il processo di pace era ancora lontano. Continua a leggere »