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1943 - Prima rivolta degli ebrei rinchiusi nel ghetto di Varsavia

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Visioni Militant(i): Santiago, Italia, di Nanni Moretti

 

Il golpe contro Allende è notoriamente una delle mitologie degli anni Settanta, vicenda entro cui trovano spazio tutte le narrazioni edificanti della sinistra popolare dell’epoca. Dopo essersi allontanato dalle dispute politiche – ritagliandosi e poi rifiutando il ruolo di grillo parlante dell’incontro tra Dc e Magistratura (i girotondi, Micromega, in seguito il Pd) – Moretti decide di tornare a parlare di politica senza rischiare nulla. Riparte dunque dal golpe cileno, sicuro dell’unanimità di vedute che avvolge l’evento. Per essere sicuro di essere ecumenicamente accettato e osannato nei circoli intellettuali più navigati, decide di parlare del Cile senza mai parlare degli Usa, senza intervistare i politici cileni più compromessi, senza indagare il ruolo della Chiesa o della borghesia stracciona e dipendente. Una merda insomma? Non proprio. Perché l’asciutto resoconto delle testimonianze dei sopravvissuti, delle vittime del golpe, e della solidarietà che questi ricevettero dal mondo e in particolare dall’Italia, hanno oggi – oggi, alle soglie del 2019 – ancora la forza di colpire al cuore tanto il militante politico “abituato” al racconto della dura storia di classe, quanto il sincero democratico lontano dalla bagarre degli eventi ma ancora “umano”. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): In Guerra, di Stéphane Brizé

Le fortune dei film spesso sono la risultante di più fattori, molti dei quali variabili indipendenti che riescono a mettere in moto un meccanismo di accelerazione improvvisa capace di portare una pellicola alla ribalta. Un aneddoto che riguarda uno dei protagonisti, una dichiarazione azzeccata del regista, un dibattito critico nato intorno alla sessa produzione o la scomparsa del regista: tanti film hanno incontrato le proprie fortune a partire da eventi simili, su strade poco battute o lastricate di criticità. Altri, invece, hanno potuto sfruttare la casualità del timing perfetto, ossia la capacità di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, senza che vi fosse però una necessaria correlazione tra le intenzioni del regista e il mondo reale, lì fuori. In Guerra di Stéphané Brizé ne è prova tangibile: un film che mette al centro la lotta operaia per il lavoro nel Sud della Francia e che ha timbrato il cartellino delle nostre sale proprio nei giorni in cui la protesta dei gilet jaunes tiene banco in ogni notiziario. Certo, non stiamo parlando di una diretta relazione tra le due narrazioni – troppo diversi sono contesti e protagonisti: da una parte operai di una fabbrica che sbarcano il lunario per superare i 1000 euro mensili, dall’altra gli interessi a trazione borghese alla radice della protesta che infiamma la Francia – salvo poi quest’ultima essersi trasformata in lotta di popolo generalizzata e  in rigurgito anti-UE e anti-Macron. Continua a leggere »

Rileggendo Victor Serge

 

Ha ancora senso rileggere le Memorie di Victor Serge? Intesa seriamente, è una domanda che pone più di un problema. Il militante politico di questi anni, non necessariamente giovane ma già fuori dalla storia del Novecento (lontano non tanto anagraficamente, quanto soprattutto intellettivamente), leggerebbe senza difficoltà e con ammirazione le straordinarie esperienze politiche dell’autore, si entusiasmerebbe del suo spirito critico, e al tempo stesso sarebbe naturalmente portato a disprezzare la macchina repressiva del socialismo realizzato. Troverebbe conferma della sua tensione anti-totalitaria, scoprirebbe quelle parole, quelle idee di fuoco e al tempo stesso accorte, che confermerebbero la sua rottura ideale con il comunismo, col maledetto XX secolo di guerre e dittature, di sinistra e di destra. Se si è alla ricerca di uno strumento che agiti le coscienze inquiete segnate dalla precarietà e dallo straniamento post-moderno, Victor Serge ha una funzione liberatoria e profetica. Questa lettura mancherebbe però di gran lunga la comprensione effettiva del suo testamento biografico. Dovremo allora chiederci: serve al giorno d’oggi un libro che ci racconti l’orrore del Novecento? Di un testo che, per quanto sopraffino, non farebbe che confermare l’ideologia media dominante, che relega i «totalitarismi» dello scorso secolo a tragico e inevitabile destino di ogni critica della democrazia liberale? No, non serve. Se siamo solo alla ricerca di conferme sull’orrore del comunismo leggiamo pure estasiati Victor Serge. Non ne comprenderemo che una patina ordinaria e volgarizzata, ad uso e consumo del post-moderno, della democrazia liberale, dello status quo, dell’esodo. Victor Serge, per quanto corresponsabile, non merita una fine simile. Se invece siamo alla ricerca dei motivi originari del comunismo – inteso come movimento rivoluzionario per come effettivamente ha preso forma e si è organizzato, attorno a quali idee e a quali battaglie ideologiche – le Memorie di Serge possiedono ancora un valore tutt’altro che superato. Ma che va disincrostato, per così dire. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti.

 

Mercoledì 3 ottobre verrà presentato presso la Libreria Odradek (Roma, Via dei Banchi Vecchi 57, h.18) l’ultimo libro di Geraldina Colotti, Dopo Chávez. Come nascono le bandiere, di cui proponiamo qui sotto un breve commento.

Latrano, ancora, gli sciacalli del Venezuela. Latrano a Caracas, nei quartieri residenziali, nelle stanterie delle lobby filoamericane, nelle ambasciate che producono intrighi e golpe, nelle redazioni dei numerosissimi network televisivi privati – tutti legati alle oligarchie e “resilienti” alla Rivoluzione – nelle armi e nelle maschere antigas dei giovani (appartenenti alle classi privilegiati, pagati da queste ultime oppure semplicemente confusi) che ancora cercano di replicare una Piazza Maidan a queste latitudini Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti.

Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale la “questione demografica”, e in particolare la relazione tra lo sviluppo economico, la disponibilità delle risorse ambientali ed energetiche e la rapida crescita della popolazione mondiale, rappresentò uno dei nodi più controversi del dibattito internazionale. Il tema suscitava preoccupazioni condivise tanto nel mondo accademico quanto in quello politico e, parallelamente, alimentava i sospetti sulle ingerenze imperialistiche da parte dei paesi ricchi nei confronti di quei paesi poveri a cui veniva chiesto di controllare i propri tassi di natalità. Continua a leggere »

Visioni seriali

Hanno definito questi anni come la “golden age” della serialità televisiva, con decine e decine di serie tv prodotte ogni anno quasi a getto continuo che, assecondate dalle trasformazioni tecnologiche, hanno finito per stravolgere i palinsesti, modificandone profondamente perfino le modalità di fruizione e facendo nascere canali e piattaforme ad esse completamente dedicati. Si pensi ad esempio al binge watching (o “effetto netflix”) e a come questo per certi versi arrivi ad alterare la percezione che lo spettatore  ha di un stesso prodotto televisivo. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Dogman, di Matteo Garrone

 

In una periferia sospesa e irriconoscibile, ma proprio per questo immagine di ogni periferia di ogni latitudine, si trascina la vita di una comunità umana che di comune non ha più niente. C’è il prepotente, il bottegaro, il fancazzista, l’arricchito e il disperato; e poi c’è Marcello, tolettatore di cani, attratto da questa piccola società alienata di cui, al tempo stesso, prova repulsione. Il bisogno di riconoscersi in una comunità lo rende effettivamente diverso, carico di sentimenti in un contesto che ha dileguato ogni possibile esistenza in comune. In questo microcosmo post-umano Marcello ricerca e subisce il rapporto con Simoncino, ex pugile e coatto di quartiere. Il rapporto è fondato esclusivamente sulla prepotenza, laddove in Marcello vorrebbe esserci un po’ di sincera (?) amicizia. Non è così che però vanno le cose nella periferia. Simoncino costringe Marcello a seguirlo nei suoi piccoli furti, a rimediargli la cocaina, ad accompagnarlo nella sua solitudine, odiato dal resto del quartiere ma al tempo stesso “rispettato” perché violento. La legge della forza, intesa come sopraffazione fisica, è l’unica legge della periferia, che annulla ogni vera solidarietà tra esclusi. Provato dal continuo sadismo nei suoi confronti e ormai espulso dalla “comunità” di quartiere, Marcello esploderà nella sua vendetta contro l’ex pugile, sfogando tutta la sua alienazione che si presenta anche come ultimo sussulto di umanità, attraverso la catarsi della violenza estrema e irreparabile. Continua a leggere »

Nuvole parlanti/3… consigli per gli acquisti.

Torniano dopo diversi mesi a scrivere di fumetti e lo facciamo per suggerire la lettura di “Renato Jones. l’Uno %”, un volume della Panini Comics che raccoglie il primo arco narrativo dell’omonima serie scritta, diretta e disegnata dal canadese Kaare Kyle Andrews e pubblicata negli Stati Uniti dai tipi della Image Comics. Leggendo il lavoro di Andrews c’è una prima considerazione che ci viene in mente, ed è che la libertà creativa che la casa editrice statunitense fondata da Todd McFarlane assicura ai propri autori, ha permesso questa volta l’approdo e la diffusione nel circuito mainstream di un fumetto che per i temi trattati e per il taglio narrativo ci si immaginerebbe invece confinato nel mondo dell’underground, allargando così la platea dei potenziali lettori. Continua a leggere »

Consigli (o sconsigli) per gli acquisti: La gabbia dell’Euro, di Domenico Moro

 

E’ in libreria, ormai da qualche giorno, l’ultima fatica di Domenico Moro, “La gabbia dell’euro, perché uscirne èinternazionalista e di sinistra”, un pamphlet di cui consigliamo caldamente la lettura. Il volume arriva infatti sugli scaffali con straordinario tempismo, a ridosso dell’esito elettorale che ha certificato la scomparsa dai radar della rappresentanza della cosiddetta sinistra radicale, la sconfitta dei partiti euroliberisti e la vittoria di quei populismi percepiti, a torto o a ragione, come euroscettici. Nonché la crescita, seppur lieve, dell’area dell’astensione. Il lettore più attento ci troverà sicuramente alcune risposte alle domande che in questi giorni attraversano il corpo largo della “compagneria” e più in generale potrà rintracciarvi alcune delle cause del disastro in cui siamo collettivamente coinvolti. A cominciare da quello che rappresenta il fulcro del lavoro di Moro e che par tanta (troppa) sinistra rappresenta ancora un vero e proprio tabù politico: la rottura dell’Unione Europea e l’uscita dall’Unione Economica Monetaria. Continua a leggere »

Visioni Militant(i): Il filo nascosto, di Paul Thomas Anderson

 

Nella Londra degli anni Cinquanta assistiamo alla vita, normale e morbosa al tempo, del geniale stilista Reynolds Woodcock. Un artista dedito ossessivamente al suo lavoro, alla sua arte, coltivando questa eccezionalità con patologica scientificità. Le relazioni umane e sentimentali trovano senso solo all’interno di questo mondo chiuso in se stesso. La conoscenza di una nuova ragazza turberà l’asfittico equilibrio costruito e difeso in nome di una vocazione più forte di ogni contingenza. L’itinerario e la conclusione di questa lotta silenziosa superano agevolmente il già percorso, il cliché, la facile schematizzazione tra ragione e sentimento, genio e sregolatezza, abusate pose narrative utili a reiterare l’incomprensione dei rapporti umani. In questo senso, il film di Paul Thomas Anderson non solo convince, ma si avvale della (usuale) ottima prova di Daniel Day-Lewis – ultima prova prima del ritiro dalle scene. Se però decidiamo di parlare di un film che si tiene debitamente distante da qualsiasi “idea di società” su cui ragionare, è per la capacità di confrontarsi apertamente con la natura del “genio” e del rapporto tra autore e opera. Continua a leggere »