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1972 - Ad Atene i funerali del poeta greco Giorgio Seferis si trasformano in una massiccia dimostrazione popolare contro la giunta militare dei "colonnelli"

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Di ritorno da Macerata, passando per Piacenza

 

L’enorme corteo di Macerata ha, per ora, impedito lo smarcamento della sinistra liberale dalla questione antifascista. Minniti, Renzi, il Pd e la Cgil hanno dovuto prendere atto di un sentimento popolare tutt’oggi presente, magari non forte come in passato, ma capace di reagire all’a-fascismo istituzionale. In questi giorni Macerata si è trasformata in un simbolo, confine tra l’antifascismo e la barbarie. Chi non ha scelto è direttamente invischiato nello sfaldamento dei rapporti sociali che investe oggi la “democrazia” occidentale. Detto dunque della necessità di essere presenti, di imporre la mobilitazione all’ignavia e al razzismo, di riprenderci con la forza della presenza fisica una cittadina suo malgrado divenuta simbolica, bisogna anche prendere atto che Macerata non può bastare. Continua a leggere »

Nessuna legittimazione mediatica del neofascismo. Neanche in nome della campagna elettorale

 

La tentata strage di Macerata è solo l’ultimo episodio di violenza neofascista nel nostro paese. Una violenza possibile unicamente grazie alla progressiva legittimazione politica dello squadrismo, più o meno mascherato. Una legittimazione che è passata dalla sovraesposizione mediatica di cui godono tutte le sigle dell’estrema destra, soprattutto romana, a fronte di una presenza sociale e di percentuali elettorali che continuano ad essere irrilevanti. Lo sdoganamento culturale ha inserito il neofascismo all’interno della normale “dialettica democratica”, del fisiologico confronto tra opzioni politiche differenti. All’incompatibilità costituzionale, secondo cui nessuno spazio può essere garantito al neofascismo, è subentrata la critica politica, secondo la quale alle idee fasciste, pure criticabili, va concessa pari dignità mediatica. Il graduale scivolamento verso una forma di “democrazia” a-fascista è alla base delle stragi contro i migranti di questi anni. Crediamo, al contrario, che nessuno spazio possa essere lasciato al neofascismo, soprattutto quando questo si presenta nella forma pacificata del confronto elettorale. Nonostante ciò, in questi giorni di campagna elettorale si sono moltiplicati gli episodi di esponenti politici che fanno dell’antifascismo una discriminante sostanziale che hanno accettato il confronto mediatico con esponenti dell’estrema destra razzista, da Forza Nuova a Casapound. Ogni confronto con il neofascismo completa il processo di normalizzazione del neofascismo stesso, lo inserisce nel normale gioco democratico, sposta sempre più avanti quel punto di non ritorno alla fine del quale si sancirà la definitiva accettazione del fascismo come credibile alternativa al liberismo. Il comportamento mediatico di singol* compagn* mette in difficoltà l’agibilità di tutti. Della sinistra antifascista, ma soprattutto delle vittime materiali del neofascismo, e in primo luogo i migranti. E’ per questo che invitiamo tutti i compagni e le compagne a rifiutare la logica del confronto, uscire dalla narrazione degli opposti estremismi entro cui il sistema mediatico-culturale riconduce le lotte sociali al neofascismo presentando il tutto come “estremismo”. Il neofascismo non si accetta, si combatte. Anche in tempi di campagna elettorale.

Antifascisti e Antifasciste di Roma

Dal “mai più” alla collaborazione, nel giro di tre giorni

 [Nella foto, la carica congiunta di guardie e fascisti contro i compagni. Per chiarire chi sta con chi]

Proviamo a sostituire la parola islamico a quella neofascista. La manifestazione in solidarietà delle vittime dell’attentato islamico dello scorso sabato, che ha sconvolto la cittadina di Macerata, è stata vietata dal Partito democratico, dalla Prefettura di Macerata e dal Ministero dell’Interno, perché suscettibile di rovinare la serenità della comunità maceratese. A corredo del clima di ritrovata concordia con i terroristi islamici, la Cgil – principale sindacato del paese – l’Anpi e Libera dichiaravano sollevati di annullare la manifestazione a cui loro avrebbero però solo partecipato, visto che il lancio e l’organizzazione appartiene ad altri. Nelle stesse ore, a Pavia, dei manifestanti tentavano di impedire un sit in islamico in solidarietà con gli attentatori e di odio verso le vittime della tentata strage. Le forze dell’ordine, invece di sciogliere la manifestazione filo-terrorista, caricavano i cittadini in difesa delle vittime maceratesi. Possibile? Ovviamente neanche nella più distopica delle realtà. Continua a leggere »

La conseguenza logica della legittimazione neofascista

 

Tante cose sono state scritte sulla tentata strage neofascista di ieri a Macerata. Molte di queste assolutamente condivisibili. Inutile ripetere un ragionamento che da anni cerchiamo di portare avanti e che, però, rimane confinato al sempre più ristretto ambito dell’antifascismo militante. La legittimazione del neofascismo, la sua normalizzazione politica, mediatica, culturale, sociale, porta direttamente a Macerata. Ogni aggressione, uccisione, accoltellamento, strage o, come ieri, “tentata” strage per scarsa mira, sembra però suscitare nell’opinione pubblica e in quella politica l’effetto opposto: è l’assuefazione ad impadronirsi del dibattito medio del paese. Un lento scivolamento che sposta Macerata in Alabama, come ricorda oggi il Corriere della Sera. In uno di quei posti, cioè, in cui il terrorismo neofascista è entrato a far parte delle normali relazioni sociali tra “bianchi” e “neri”. Continua a leggere »

Spot elettorali e supporto mediatico al neofascismo: “I dieci comandamenti” di Domenico Iannacone (ovviamente su Rai 3)

 

Casapound gode di un invidiabile status mediatico-elettorale: è l’unico movimento politico a cui viene svolta (gratis) la campagna elettorale. Domenica è andata in onda l’ennesima trasmissione-propaganda, un lungo spot elettorale in prima serata e sulla più “antifascista” delle reti televisive: Rai 3. Protagonista, Casapound. Senza contraddittorio, senza confronto, senza attinenze con la realtà, senza vergogna. Esempio, fra i molti e forse ancor più sfacciato dei precedenti, della natura strumentale dell’antifascismo liberale, che da un lato permette e organizza il “pericolo fascista”, e dall’altra grida al nuovo fascismo come assicurazione elettorale. Continua a leggere »

Il fascismo come fonte di legittimazione (come volevasi dimostrare)

 

Ha parlato anche il lider Massimo, chiarendo il concetto che andiamo (certo non da soli) dicendo da tempo: «Rischio Austria anche da noi, pronti a intese per il governo». Ecco come il fascismo slitta di significato e si trasforma nel più performante strumento di legittimazione dell’euroliberismo. L’alternativa alle forze ordoliberali di tutta Europa, ci dicono, è il ritorno del fascismo. Ritorno di cui, ovviamente, non c’è traccia nelle forme in cui viene descritto (non c’è alcuna “ri-nazionalizzazione delle masse” alle porte, e le politiche xenofobe presentate come cifra politica del fascismo in realtà vengono applicate dai democratici di tutta Europa – Minniti docet); manca il fascismo reale, sussunto completamente nelle logiche europeiste, ma il fascismo immaginario serve come riconoscimento retroattivo dell’assenza di alternative. Continua a leggere »

Un’altra piccola storia ignobile di servi e servizi.

Che i fascisti fossero manipolati dello stato è cosa nota, almeno tra i compagni, ma che a confermarlo siano loro stessi rappresenta davvero una divertente novità. Poche ore fa Repubblica ha pubblicato (leggi) alcuni stralci delle intercettazioni del 2014 di Roberto Fiore nell’ambito dell’inchiesta sui cosiddetti “Banglatour”. Il capo di FN parlando di Maurizio Boccacci ha definito il camerata testualmente, un uomo “a libro paga dei servizi”, mentre Alessio Costantini (fino a qualche settimana fa leader romano di FN) definiva lo stesso Boccacci, Castellino e il sempiterno Delle Chiaie “un gruppo di merde”. Continua a leggere »

Il nuovo (mostro) che avanza

 

Tutti insieme alla grande adunata antifascista: associazioni migranti e “lo sceriffo Minniti”; i renziani e gli “antirenziani”; i “comunisti” e gli anticomunisti. Ecco riformato l’arco della legittimità liberale, quello che annulla differenze e responsabilità e consente al Pd di presentarsi come argine al nuovo fascismo. Perché il neofascismo, oggi, serve esattamente a questo: legittimare (elettoralmente) le forze neoliberali. Non avevamo dubbi che il richiamo della foresta avrebbe convinto i “comunisti” orfani del Brancaccio, quelli del «mai col Pd!», salvo poi portargli l’acqua del riconoscimento antifascista, non cogliendo il nesso causale esistente tra la sostanza del Pd e la mediatizzazione del neofascismo. Perché oggi non c’è alcun “problema neofascista” maggiore di qualche mese o qualche anno fa. Siamo solo alle porte della campagna elettorale, servono dunque motivi di fondo che possano distinguere elettoralmente il Pd dal resto delle forze politiche. Ed ecco scatenarsi l’indignazione opportunamente veicolata contro “il fascismo”, “gli skinhead”, “la xenofobia”, che crescerà di tono fino al 4 marzo, salvo poi scomparire un minuto dopo l’uscita degli exit poll. Così vanno le cose, nel secolo ventesimo primo (vista l’ambientazione lariana).

Spettri di una “sinistra” che tifa polizia

 

Intendiamoci: che dopo il fatto eclatante della testata Roberto Spada venga fermato dalle forze dell’ordine e indagato dalla Magistratura, rientra nella normalità di uno Stato di diritto, sebbene per l’occasione abbiano dovuto inventarsi la fattispecie delle «lesioni in contesto mafioso». Per molto meno molti di noi ancora scontano condanne e processi, euro buttati nel calderone di una giustizia che sa dove e come accanirsi. Fatta questa premessa, l’episodio certifica il baratro in cui è sprofondata la sinistra in questo paese, l’idea di sinistra più che i partiti o movimenti che la compongono. L’arresto è stato accolto da un giubilo trasversale, un finalmente pensato ed espresso sui social, nell’ennesima improbabile e farsesca riproposizione stantia e fuori dalla storia di un fronte antifascista in cui troverebbero posto guardie e giornalisti. Noi ce ne chiamiamo da subito fuori: in tutta la vicenda il problema è il giornalista, non Roberto Spada; il problema sono le guardie, non i “clan”; è la politica, non la strada. Continua a leggere »

Giornalista nasochista

 

E povero il nostro “giornalista”, soltanto un mese fa inviato speciale della legittimazione neofascista, lui e il resto di quella trasmissione di merda chiamata Nemo (qui lo sdoganamento fascista come strategia mediatica). E’ bastata una testata a sconvolgere le emozioni della casta giornalista del paese, che improvvisamente si ritrova (in faccia) la realtà di un fascismo dato per virtualizzato, pacificato, sdoganato in ogni sua forma. Nessuna pietà per chi da anni alleva un mostro improvvisamente sfuggito di mano. Non abbiamo percepito cori d’indignazione mainstream per le quotidiane aggressioni del neofascismo romano, contro militanti politici o migranti, e oggi dovremmo salire sul carro dello sdegno trasversale solo perché un personaggio della virtualità mediatica incontra la legge della strada? Ma neanche per sogno. Continua a leggere »