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25 February :
1956 Al XX congresso del PCUS Krusciov condanna il culto della personalità, è l'inizio della destalinizzazione.

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Il fascismo dell’antifascismo dei fascisti antifascisti

 

A sentire Mauro Biani, e con lui il resto delle anime belle della sinistra liberale, il fascismo si affronterebbe con “la cultura”, “la pace”, “la solidarietà”, ma forse anche con la musica, la poesia, i fiori, gli elzeviri, i proverbi e le cene in compagnia. Tutto purché non lo si combatta coi mezzi della politica. Se i fascisti usano la violenza, ci spiega accigliato il mondo della cultura progressista, bisogna rispondere con l’indifferenza, porgendo l’altra guancia, al più organizzare un bel sit in democratico. Proprio come i partigiani. Ah no, loro presero il fucile e iniziarono a sparare ai fascisti. Anche loro, in fondo, ur-fascisti, come direbbe Eco. E allora proprio in questi giorni si divaricano le strade forzatamente tenute insieme a Macerata: da una parte l’antifascismo, quello che non ha paura di organizzarsi e di combattere, rischiando libertà strada per strada; dall’altra l’a-fascismo istituzionale del Pd e della Cgil, convocato a Roma sabato in contrapposizione alla manifestazione di Macerata dello scorso 10 febbraio. Continua a leggere »

I numeri (reali) del neofascismo a Roma e Bologna

 

Se, per l’ennesima volta, torniamo sul baratro che separa la percezione mediatica dalla realtà materiale riguardo al neofascismo, non è per l’ultima trovata elettorale di Casapound: organizzare una marcia per la sicurezza delle donne che picchia alcune donne presenti in piazza Vittorio. Vorremmo invece ragionare sui numeri e sulla composizione della manifestazione di Casapound, perché aiuta molto nel decifrare il problema dello sdoganamento mediatico del neofascismo. Siamo in campagna elettorale, elezioni a cui, almeno a leggere farneticanti proclami futuristi, Casapound punta molto dopo il presunto exploit di Ostia (in realtà a Ostia le elezioni, per Cpi, si sono risolte in un mezzo fallimento – solo un consigliere eletto nel deserto politico e della partecipazione al voto – e a livello nazionale viene accreditata dello 0,6% dei voti). Bene, nel vortice della campagna elettorale, sulla scia della questione sicurezza agitata da destra a sinistra, e in seguito al presunto stupro di una senza tetto ad opera di un migrante, Casapound convoca una manifestazione pubblica. Continua a leggere »

Fascismo mediatico e antifascismo elettorale: domani al Cinema Palazzo, San Lorenzo

 

Nei giorni che ci hanno accompagnato da Genova a Macerata l’Italia sembra essersi accorta dei suoi viscerali rigurgiti neofascisti, o quantomeno sembra aver avuto la prova concreta che la continua e martellante propaganda razzista (che ha trovato asilo bipartisan sui media nostrani) può effettivamente produrre degenerazioni materiali nella realtà quotidiana. Domani pomeriggio al Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo, in compagnia di relatori che a diverso titolo lavorano nel mondo del giornalismo e dell’informazione, proveremo a fare una riflessione a voce alta su cosa significa nei fatti sdoganare mediaticamente il neofascismo, ma soprattutto quale funzione politica sottintende questa operazione. Abbiamo avuto modo di ricordare già che a nostro avviso al sistema mediatico e politico attuale non interessa il neofascismo in quanto tale, come esperimento politico. Non è questa la congiuntura storica in cui il governo delle relazioni sociali in Italia passa attraverso lo strumento del fascismo. In un recente approfondimento avevamo precisato come, nonostante le diseguaglianze vadano mano mano ad aumentare, siamo in un periodo di sostanziale pace sociale e la legittimazione del neofascismo, dunque, è più funzionale alla delegittimazione di un certo tipo di antifascismo, quello che non riconosce le fondamenta liberali/liberiste della rappresentanza politica, tanto nazionale quanto europea. Continua a leggere »

Di ritorno da Macerata, passando per Piacenza

 

L’enorme corteo di Macerata ha, per ora, impedito lo smarcamento della sinistra liberale dalla questione antifascista. Minniti, Renzi, il Pd e la Cgil hanno dovuto prendere atto di un sentimento popolare tutt’oggi presente, magari non forte come in passato, ma capace di reagire all’a-fascismo istituzionale. In questi giorni Macerata si è trasformata in un simbolo, confine tra l’antifascismo e la barbarie. Chi non ha scelto è direttamente invischiato nello sfaldamento dei rapporti sociali che investe oggi la “democrazia” occidentale. Detto dunque della necessità di essere presenti, di imporre la mobilitazione all’ignavia e al razzismo, di riprenderci con la forza della presenza fisica una cittadina suo malgrado divenuta simbolica, bisogna anche prendere atto che Macerata non può bastare. Continua a leggere »

Nessuna legittimazione mediatica del neofascismo. Neanche in nome della campagna elettorale

 

La tentata strage di Macerata è solo l’ultimo episodio di violenza neofascista nel nostro paese. Una violenza possibile unicamente grazie alla progressiva legittimazione politica dello squadrismo, più o meno mascherato. Una legittimazione che è passata dalla sovraesposizione mediatica di cui godono tutte le sigle dell’estrema destra, soprattutto romana, a fronte di una presenza sociale e di percentuali elettorali che continuano ad essere irrilevanti. Lo sdoganamento culturale ha inserito il neofascismo all’interno della normale “dialettica democratica”, del fisiologico confronto tra opzioni politiche differenti. All’incompatibilità costituzionale, secondo cui nessuno spazio può essere garantito al neofascismo, è subentrata la critica politica, secondo la quale alle idee fasciste, pure criticabili, va concessa pari dignità mediatica. Il graduale scivolamento verso una forma di “democrazia” a-fascista è alla base delle stragi contro i migranti di questi anni. Crediamo, al contrario, che nessuno spazio possa essere lasciato al neofascismo, soprattutto quando questo si presenta nella forma pacificata del confronto elettorale. Nonostante ciò, in questi giorni di campagna elettorale si sono moltiplicati gli episodi di esponenti politici che fanno dell’antifascismo una discriminante sostanziale che hanno accettato il confronto mediatico con esponenti dell’estrema destra razzista, da Forza Nuova a Casapound. Ogni confronto con il neofascismo completa il processo di normalizzazione del neofascismo stesso, lo inserisce nel normale gioco democratico, sposta sempre più avanti quel punto di non ritorno alla fine del quale si sancirà la definitiva accettazione del fascismo come credibile alternativa al liberismo. Il comportamento mediatico di singol* compagn* mette in difficoltà l’agibilità di tutti. Della sinistra antifascista, ma soprattutto delle vittime materiali del neofascismo, e in primo luogo i migranti. E’ per questo che invitiamo tutti i compagni e le compagne a rifiutare la logica del confronto, uscire dalla narrazione degli opposti estremismi entro cui il sistema mediatico-culturale riconduce le lotte sociali al neofascismo presentando il tutto come “estremismo”. Il neofascismo non si accetta, si combatte. Anche in tempi di campagna elettorale.

Antifascisti e Antifasciste di Roma

Dal “mai più” alla collaborazione, nel giro di tre giorni

 [Nella foto, la carica congiunta di guardie e fascisti contro i compagni. Per chiarire chi sta con chi]

Proviamo a sostituire la parola islamico a quella neofascista. La manifestazione in solidarietà delle vittime dell’attentato islamico dello scorso sabato, che ha sconvolto la cittadina di Macerata, è stata vietata dal Partito democratico, dalla Prefettura di Macerata e dal Ministero dell’Interno, perché suscettibile di rovinare la serenità della comunità maceratese. A corredo del clima di ritrovata concordia con i terroristi islamici, la Cgil – principale sindacato del paese – l’Anpi e Libera dichiaravano sollevati di annullare la manifestazione a cui loro avrebbero però solo partecipato, visto che il lancio e l’organizzazione appartiene ad altri. Nelle stesse ore, a Pavia, dei manifestanti tentavano di impedire un sit in islamico in solidarietà con gli attentatori e di odio verso le vittime della tentata strage. Le forze dell’ordine, invece di sciogliere la manifestazione filo-terrorista, caricavano i cittadini in difesa delle vittime maceratesi. Possibile? Ovviamente neanche nella più distopica delle realtà. Continua a leggere »

La conseguenza logica della legittimazione neofascista

 

Tante cose sono state scritte sulla tentata strage neofascista di ieri a Macerata. Molte di queste assolutamente condivisibili. Inutile ripetere un ragionamento che da anni cerchiamo di portare avanti e che, però, rimane confinato al sempre più ristretto ambito dell’antifascismo militante. La legittimazione del neofascismo, la sua normalizzazione politica, mediatica, culturale, sociale, porta direttamente a Macerata. Ogni aggressione, uccisione, accoltellamento, strage o, come ieri, “tentata” strage per scarsa mira, sembra però suscitare nell’opinione pubblica e in quella politica l’effetto opposto: è l’assuefazione ad impadronirsi del dibattito medio del paese. Un lento scivolamento che sposta Macerata in Alabama, come ricorda oggi il Corriere della Sera. In uno di quei posti, cioè, in cui il terrorismo neofascista è entrato a far parte delle normali relazioni sociali tra “bianchi” e “neri”. Continua a leggere »

Spot elettorali e supporto mediatico al neofascismo: “I dieci comandamenti” di Domenico Iannacone (ovviamente su Rai 3)

 

Casapound gode di un invidiabile status mediatico-elettorale: è l’unico movimento politico a cui viene svolta (gratis) la campagna elettorale. Domenica è andata in onda l’ennesima trasmissione-propaganda, un lungo spot elettorale in prima serata e sulla più “antifascista” delle reti televisive: Rai 3. Protagonista, Casapound. Senza contraddittorio, senza confronto, senza attinenze con la realtà, senza vergogna. Esempio, fra i molti e forse ancor più sfacciato dei precedenti, della natura strumentale dell’antifascismo liberale, che da un lato permette e organizza il “pericolo fascista”, e dall’altra grida al nuovo fascismo come assicurazione elettorale. Continua a leggere »

Il fascismo come fonte di legittimazione (come volevasi dimostrare)

 

Ha parlato anche il lider Massimo, chiarendo il concetto che andiamo (certo non da soli) dicendo da tempo: «Rischio Austria anche da noi, pronti a intese per il governo». Ecco come il fascismo slitta di significato e si trasforma nel più performante strumento di legittimazione dell’euroliberismo. L’alternativa alle forze ordoliberali di tutta Europa, ci dicono, è il ritorno del fascismo. Ritorno di cui, ovviamente, non c’è traccia nelle forme in cui viene descritto (non c’è alcuna “ri-nazionalizzazione delle masse” alle porte, e le politiche xenofobe presentate come cifra politica del fascismo in realtà vengono applicate dai democratici di tutta Europa – Minniti docet); manca il fascismo reale, sussunto completamente nelle logiche europeiste, ma il fascismo immaginario serve come riconoscimento retroattivo dell’assenza di alternative. Continua a leggere »

Un’altra piccola storia ignobile di servi e servizi.

Che i fascisti fossero manipolati dello stato è cosa nota, almeno tra i compagni, ma che a confermarlo siano loro stessi rappresenta davvero una divertente novità. Poche ore fa Repubblica ha pubblicato (leggi) alcuni stralci delle intercettazioni del 2014 di Roberto Fiore nell’ambito dell’inchiesta sui cosiddetti “Banglatour”. Il capo di FN parlando di Maurizio Boccacci ha definito il camerata testualmente, un uomo “a libro paga dei servizi”, mentre Alessio Costantini (fino a qualche settimana fa leader romano di FN) definiva lo stesso Boccacci, Castellino e il sempiterno Delle Chiaie “un gruppo di merde”. Continua a leggere »