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Il nuovo (mostro) che avanza

 

Tutti insieme alla grande adunata antifascista: associazioni migranti e “lo sceriffo Minniti”; i renziani e gli “antirenziani”; i “comunisti” e gli anticomunisti. Ecco riformato l’arco della legittimità liberale, quello che annulla differenze e responsabilità e consente al Pd di presentarsi come argine al nuovo fascismo. Perché il neofascismo, oggi, serve esattamente a questo: legittimare (elettoralmente) le forze neoliberali. Non avevamo dubbi che il richiamo della foresta avrebbe convinto i “comunisti” orfani del Brancaccio, quelli del «mai col Pd!», salvo poi portargli l’acqua del riconoscimento antifascista, non cogliendo il nesso causale esistente tra la sostanza del Pd e la mediatizzazione del neofascismo. Perché oggi non c’è alcun “problema neofascista” maggiore di qualche mese o qualche anno fa. Siamo solo alle porte della campagna elettorale, servono dunque motivi di fondo che possano distinguere elettoralmente il Pd dal resto delle forze politiche. Ed ecco scatenarsi l’indignazione opportunamente veicolata contro “il fascismo”, “gli skinhead”, “la xenofobia”, che crescerà di tono fino al 4 marzo, salvo poi scomparire un minuto dopo l’uscita degli exit poll. Così vanno le cose, nel secolo ventesimo primo (vista l’ambientazione lariana).

Spettri di una “sinistra” che tifa polizia

 

Intendiamoci: che dopo il fatto eclatante della testata Roberto Spada venga fermato dalle forze dell’ordine e indagato dalla Magistratura, rientra nella normalità di uno Stato di diritto, sebbene per l’occasione abbiano dovuto inventarsi la fattispecie delle «lesioni in contesto mafioso». Per molto meno molti di noi ancora scontano condanne e processi, euro buttati nel calderone di una giustizia che sa dove e come accanirsi. Fatta questa premessa, l’episodio certifica il baratro in cui è sprofondata la sinistra in questo paese, l’idea di sinistra più che i partiti o movimenti che la compongono. L’arresto è stato accolto da un giubilo trasversale, un finalmente pensato ed espresso sui social, nell’ennesima improbabile e farsesca riproposizione stantia e fuori dalla storia di un fronte antifascista in cui troverebbero posto guardie e giornalisti. Noi ce ne chiamiamo da subito fuori: in tutta la vicenda il problema è il giornalista, non Roberto Spada; il problema sono le guardie, non i “clan”; è la politica, non la strada. Continua a leggere »

Giornalista nasochista

 

E povero il nostro “giornalista”, soltanto un mese fa inviato speciale della legittimazione neofascista, lui e il resto di quella trasmissione di merda chiamata Nemo (qui lo sdoganamento fascista come strategia mediatica). E’ bastata una testata a sconvolgere le emozioni della casta giornalista del paese, che improvvisamente si ritrova (in faccia) la realtà di un fascismo dato per virtualizzato, pacificato, sdoganato in ogni sua forma. Nessuna pietà per chi da anni alleva un mostro improvvisamente sfuggito di mano. Non abbiamo percepito cori d’indignazione mainstream per le quotidiane aggressioni del neofascismo romano, contro militanti politici o migranti, e oggi dovremmo salire sul carro dello sdegno trasversale solo perché un personaggio della virtualità mediatica incontra la legge della strada? Ma neanche per sogno. Continua a leggere »

Le tre fasi della depressione narcofascista

 

L’altro ieri notte Forza nuova, il partito narcofascista della Capitale, ha radunato tutta l’organizzazione microfascista per scrivere su di un muro “Militant infami”. Non paghi dell’impresa, lo hanno strombazzato su tutti i social, vantandosi di chissà quale dannunziana epopea da narrare ai nipoti. Già questo dovrebbe raccontarci della difficoltà esistenziale della Roma bene, annoiata dagli aperitivi a Ponte Milvio, stufa delle sgommate in micro-car e delusa della monotonia dell’ennesimo migrante mandato all’ospedale. Una depressione a cui gli antifascisti hanno probabilmente dato il colpo di grazia. L’impresa fiumana veniva prima cancellata, mandando di traverso la cocaina a Castelluccio, nel frattempo alle prese con lo stradario per capire dove organizzare la “marcia dei patrioti”. Non paghi, la sera dopo sempre i soliti antifascisti sono tornati sul luogo del delitto, questa volta attendendo (invano, e quando mai…) i novelli Farinacci. Probabilmente erano su facebook a vantarsi di aver attacchinato un manifesto. Neanche i fascisti sono più quelli di una volta. Continua a leggere »

Corriere della Sera, Nemo, ovvero: il supporto mediatico al neofascismo romano

 

Della normalizzazione, e della conseguente ri-legittimazione, del neofascismo abbiamo scritto varie volte. Superati i clamori dell’ennesima polemica ad usum media – stavolta è toccata ad Anna Frank – si tornerà a considerare normale la partecipazione neofascista alla spartizione mediatico-culturale del paese. Lo sdoganamento passa soprattutto attraverso l’attivazione di determinati frame narrativi falsamente obiettivi, in realtà volti alla costruzione di un ambito di legittimità sociale del neofascismo che ne rilancia il ruolo politico. In questi giorni sono andati in onda due “servizi” “giornalistici” sul neofascismo romano. Il primo apparso su Nemo – nessuno escluso del 12 ottobre, riguardante Forza nuova; il secondo pubblicato sul sito del Corriere della Sera il 25 ottobre, focalizzato su Casapound e le elezioni di Ostia del prossimo 5 novembre. Nonostante parlassero di territori ed organizzazioni differenti, i due servizi utilizzavano lo stesso linguaggio narrativo, il medesimo schema giornalistico. Continua a leggere »

Davvero siamo tutti Anna Frank?

 

Fermi tutti, per un momento: veramente siamo diventati tutti Anna Frank? Eppure, che sbadati, ci sembrava che il fascismo fosse stato legittimato dalle elezioni, che la democrazia avesse gli anticorpi, che Voltaire imponeva il dialogo socratico con tutti gli attori politici, che un vero liberale si dimostra al momento del confronto con l’altro da sé. Non erano, queste e altre amene filosofie mediatiche, all’ordine del giorno del nuovo corso a-fascista del nostro sistema politico, culturale, giornalistico? Come diavolo siamo passati dal fascismo legittimato in pompa magna da Mentana a Formigli, da La7 alla Rai, da Feltri al Viminale, al coro antifascista di questi giorni? Qualcosa è andato storto nella narrazione edificante del neofascismo “finalmente” ricongiunto alla democrazia. Eppure sembrava fatta: basta svastiche e Hitler tatuati; accantonati bastoni e coltelli; facce pulite da dare in pasto alle tv. Ecco che il fascismo veniva catapultato nella dimensione onirica del confronto dialettico. Continua a leggere »

Da Mentana a Formigli: la normalizzazione politico-culturale del fascismo

 

Proprio ieri, Leonardo Bianchi pubblicava su Vice un opportuno, centrato e illuminante articolo sulla legittimazione del neofascismo attraverso lo sdoganamento culturale mainstream di Casapound, presentata massmediaticamente come faccia pulita di una nuova destra, finalmente compresa nel gioco democratico. Facciamo nostro questo articolo in ogni sua virgola: non si poteva esprimere meglio il significato politico alla base del plateale sdoganamento neofascista (qui il pezzo). Le tragiche comparsate di Mentana e Formigli demoliscono, forse definitivamente, gli ultimi riferimenti all’antifascismo quale collante costituzionale, un recinto politico fuori dal quale quella legittimità è negata esattamente per conto della democrazia. Continua a leggere »

Tornano i nazisti dell’Illinois?

 

Torna il nazismo in Germania, a sentire i più sinistri maître a penseer democratici. Eppure lo spauracchio nazista appare la più classica delle bufale storiche. Non perché il previsto exploit del partito neonazista Alternative für Deutschland non rappresenti effettivamente un problema politico, ma per l’alone di eccezionalità che circonda l’evento elettorale: «La prima volta dopo 72 anni!» si legge in giro, soprattutto a “sinistra”, laddove dimora ancora l’insaziabile perversione del “fronte popolare contro il fascismo”. Eppure, la lettura di qualche libro di storia contemporanea tedesca dovrebbe favorire più cautela storica, meno allarmismo liberale. Consigliamo, su tutti, la decisiva ricerca di Alfred Wahl: La seconda vita del nazismo, ripubblicato recentemente da Lindau. Scopriremmo, absit iniuria!, che i nazisti – quelli veri peraltro – rinominati opportunamente Deutsche Partei, erano nel primo governo Adenauer formato nel 1949, occupando i ministeri dei Trasporti e degli Affari federali; nel secondo governo Adenauer, formato nel 1953, dove amministrarono niente meno che la Giustizia, i Trasporti, gli Affari regionali e, tramite il BHE (Blocco dei rifugiati), il Ministero degli Affari dei rifugiati; nel terzo governo Adenauer, formato nel 1957, dove occuparono i ministeri dei Traporti e degli Affari regionali. Continua a leggere »

L’antifascismo del XXI secolo

 

Da mesi a Roma siamo dentro una trasformazione del rapporto tra fascismo e antifascismo. Un mutamento che costringe alla riflessione perché cambia non solo gli attori in campo, ma anche le modalità politiche con cui si combatte il fascismo in città. L’autunno sarà sempre più attraversato da scontri come quelli avvenuti la scorsa settimana al Tiburtino III o in estate a Tor Bella Monaca, motivo in più per attrezzarci rapidamente alla mutazione genetica in corso. Ma cosa sta cambiando in concreto? E’ la periferia metropolitana il nuovo contesto che costringe al salto di paradigma. Per alcuni le periferie si starebbero drammaticamente “spostando a destra”. Per altri sono definitivamente serbatoio di elettori e militanti neofascisti. Il nostro lavoro quotidiano nelle periferie ci racconta altro: è la politica che è stata espunta completamente dalla periferia, sia essa di destra o di sinistra. Lontani dalle rappresentazioni mediatiche, le difficoltà che incontriamo noi, come sinistra, a rientrare nei quartieri (veramente) popolari, le incontra anche la destra neofascista. Continua a leggere »

Assediandoli rideremo

 

Politicamente, la giornata di ieri rappresenta al tempo stesso una vittoria e una sconfitta. Una vittoria perché nonostante tutto, nonostante la convergenza implicita tra Pd, M5S e Casapound, il consiglio della vergogna xenofoba non si è tenuto. Non si è tenuto grazie unicamente alle forza degli abitanti del Tiburtino III e al resto delle organizzazioni sociali del IV Municipio che hanno impedito coi fatti, non con le chiacchiere social, lo svolgimento del gran consiglio (fascista). La sconfitta è al contrario della “democrazia”, se questo termine ha ancora un significato nel XXI secolo e in Italia. La sconfitta di un territorio, il più popolare della Capitale, dove un tempo, fino ai primi anni Duemila, la sinistra radicale raccoglieva percentuali a doppia cifra, dove la presenza militante delle organizzazioni comuniste era solida e radicata, governato oggi da quattro destre di varia natura: Pd, M5S, Fratelli d’Italia e Lista Marchini. La politica municipale, in perfetta assonanza con le direttive nazionali dei rispettivi partiti, ha soffiato sul fuoco della guerra tra poveri, dello scontro di quartiere declinato in chiave razzista, agitando una non questione – il presunto conflitto tra “italiani” e “migranti” – e su questa speculando politicamente per esclusivi fini elettorali. Il risultato è stato l’assalto degli abitanti e dei militanti della Tiburtina a un consiglio illegittimo. Hanno voluto la guerra, se la sono ritrovata in casa.  Continua a leggere »