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10 December :
1973 - A Torino le Brigate Rosse rapiscono il capo del personale Fiat Ettore Amerio

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San Lorenzo mon amour

Quelle appena passate sono state giornate tese, è inutile nasconderselo. Prendendo a pretesto la tragedia della sedicenne Desirée Mariottini attori diversi, a livelli diversi, hanno provato a giocarsi la propria partita politica o economica, tentando di ridefinire la geopolitica romana che da più di 70 anni ha fatto del quartiere di San Lorenzo un simbolo della sinistra di classe. Continua a leggere »

Oggi come ieri a San Basilio

La manifestazione di domani per ricordare Fabrizio Ceruso, il suo assassinio a distanza di 44 anni, potrebbe ricadere nella ritualità degli anniversari, nelle date che necessariamente si ricordano per storia, per onorare la memoria di una grande stagione di lotte ormai lontana nel tempo, ma così non è.

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Dai Nar ai Nas… la parabola dei fascisti gluten free

E niente, non si fa in tempo a finire di prenderli per il culo per una cosa, che i camerati svastici ne combinano subito un’altra delle loro: ieri, come in un film dei fratelli Vanzina, è stata la volta della truffa ai danni delle Asl. Il leader romano di FN è stato infatti arrestato per aver indebitamente riscosso 1 milione e 300mila euro di rimborsi destinati all’acquisto di alimenti per celiaci (leggi) attraverso la falsificazione e la manipolazione “approssimativa” (sic) dei ticket che lo stato eroga ai malati di celiachia.  Continua a leggere »

Le notti brave dei “cameratti svastici”

Nel panorama sempre più misero dell’estrema destra romana, saccheggiato ideologicamente ed elettoralmente dal populismo di destra, quel poco che resta in piedi è ormai da anni saldamente egemonizzato dai nazihipster di casapound. Nello sforzo sempre fallito di entrare nelle istituzioni i cameratti del terzo millennio dialogano amabilmente coi giornalisti mainstream, arruolano ex tronisti in disarmo, ogni tanto conquistano qualche copertina e sfoggiano giacche e cravatte negli studi televisivi, sforzandosi così di mostrare ai media la faccia glamour e perbene del fascismo. Quasi per reazione, nel patetico tentativo di garantirsi almeno un po’ di visibilità, ai cugini sfigati di Fogna Nuova non è rimasta quindi altra scelta che provare a ritagliarsi un’immagine più stradaiola, con scarsissimi risultati però (anche perché “per strada” ci devi essere nato e cresciuto). Continua a leggere »

Lezioni elettorali: fascismo, neofascismo e reazione

 

Nel 2013 le due principali forze neofasciste, Casapound e Forza Nuova, presero insieme 137.687 voti, lo 0,4% elettorale. A questo dato va però aggiunto il risultato de La Destra di Storace, dentro la coalizione di centrodestra ma alternativa a Fratelli D’Italia della Meloni: altri 219.769 voti, lo 0,6%. Sommati, i tre partiti neofascisti raggiunsero 357.456 voti, corrispondenti all’1%. Domenica scorsa le forze neofasciste hanno preso, insieme, 437.000 voti, l’1,3%. Effettivamente c’è stato un aumento dei voti verso il neofascismo, ma estremamente contenuto. E’ aumentata notevolmente Casapound, che passa da 47.692 voti a 310.793; aumenta il proprio bottino anche Forza Nuova, da 89.811 a 126.207. Ma ad essere aumentata oltre ogni ragionevole misura, in questi cinque anni, è stata soprattutto l’esposizione mediatica del neofascismo. Nel 2013 Casapound e Forza Nuova rientravano tra gli scherzi della politica. Questo quinquennio li ha di fatto legittimati quali interlocutori credibili, possibili, perfettamente integrati nel “gioco democratico”. La sovraesposizione non sta, attenzione, nella semplice presenza televisiva. Qualsiasi giornalista degno di questo nome ha non solo il diritto, quanto il dovere di raccontare i fenomeni politici che avvengono nella società. Il problema è che alla sovraesposizione mediatica non corrispondeva alcuna rappresentazione reale del neofascismo nella società. Continua a leggere »

Il fascismo dell’antifascismo dei fascisti antifascisti

 

A sentire Mauro Biani, e con lui il resto delle anime belle della sinistra liberale, il fascismo si affronterebbe con “la cultura”, “la pace”, “la solidarietà”, ma forse anche con la musica, la poesia, i fiori, gli elzeviri, i proverbi e le cene in compagnia. Tutto purché non lo si combatta coi mezzi della politica. Se i fascisti usano la violenza, ci spiega accigliato il mondo della cultura progressista, bisogna rispondere con l’indifferenza, porgendo l’altra guancia, al più organizzare un bel sit in democratico. Proprio come i partigiani. Ah no, loro presero il fucile e iniziarono a sparare ai fascisti. Anche loro, in fondo, ur-fascisti, come direbbe Eco. E allora proprio in questi giorni si divaricano le strade forzatamente tenute insieme a Macerata: da una parte l’antifascismo, quello che non ha paura di organizzarsi e di combattere, rischiando libertà strada per strada; dall’altra l’a-fascismo istituzionale del Pd e della Cgil, convocato a Roma sabato in contrapposizione alla manifestazione di Macerata dello scorso 10 febbraio. Continua a leggere »

I numeri (reali) del neofascismo a Roma e Bologna

 

Se, per l’ennesima volta, torniamo sul baratro che separa la percezione mediatica dalla realtà materiale riguardo al neofascismo, non è per l’ultima trovata elettorale di Casapound: organizzare una marcia per la sicurezza delle donne che picchia alcune donne presenti in piazza Vittorio. Vorremmo invece ragionare sui numeri e sulla composizione della manifestazione di Casapound, perché aiuta molto nel decifrare il problema dello sdoganamento mediatico del neofascismo. Siamo in campagna elettorale, elezioni a cui, almeno a leggere farneticanti proclami futuristi, Casapound punta molto dopo il presunto exploit di Ostia (in realtà a Ostia le elezioni, per Cpi, si sono risolte in un mezzo fallimento – solo un consigliere eletto nel deserto politico e della partecipazione al voto – e a livello nazionale viene accreditata dello 0,6% dei voti). Bene, nel vortice della campagna elettorale, sulla scia della questione sicurezza agitata da destra a sinistra, e in seguito al presunto stupro di una senza tetto ad opera di un migrante, Casapound convoca una manifestazione pubblica. Continua a leggere »

Fascismo mediatico e antifascismo elettorale: domani al Cinema Palazzo, San Lorenzo

 

Nei giorni che ci hanno accompagnato da Genova a Macerata l’Italia sembra essersi accorta dei suoi viscerali rigurgiti neofascisti, o quantomeno sembra aver avuto la prova concreta che la continua e martellante propaganda razzista (che ha trovato asilo bipartisan sui media nostrani) può effettivamente produrre degenerazioni materiali nella realtà quotidiana. Domani pomeriggio al Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo, in compagnia di relatori che a diverso titolo lavorano nel mondo del giornalismo e dell’informazione, proveremo a fare una riflessione a voce alta su cosa significa nei fatti sdoganare mediaticamente il neofascismo, ma soprattutto quale funzione politica sottintende questa operazione. Abbiamo avuto modo di ricordare già che a nostro avviso al sistema mediatico e politico attuale non interessa il neofascismo in quanto tale, come esperimento politico. Non è questa la congiuntura storica in cui il governo delle relazioni sociali in Italia passa attraverso lo strumento del fascismo. In un recente approfondimento avevamo precisato come, nonostante le diseguaglianze vadano mano mano ad aumentare, siamo in un periodo di sostanziale pace sociale e la legittimazione del neofascismo, dunque, è più funzionale alla delegittimazione di un certo tipo di antifascismo, quello che non riconosce le fondamenta liberali/liberiste della rappresentanza politica, tanto nazionale quanto europea. Continua a leggere »

Di ritorno da Macerata, passando per Piacenza

 

L’enorme corteo di Macerata ha, per ora, impedito lo smarcamento della sinistra liberale dalla questione antifascista. Minniti, Renzi, il Pd e la Cgil hanno dovuto prendere atto di un sentimento popolare tutt’oggi presente, magari non forte come in passato, ma capace di reagire all’a-fascismo istituzionale. In questi giorni Macerata si è trasformata in un simbolo, confine tra l’antifascismo e la barbarie. Chi non ha scelto è direttamente invischiato nello sfaldamento dei rapporti sociali che investe oggi la “democrazia” occidentale. Detto dunque della necessità di essere presenti, di imporre la mobilitazione all’ignavia e al razzismo, di riprenderci con la forza della presenza fisica una cittadina suo malgrado divenuta simbolica, bisogna anche prendere atto che Macerata non può bastare. Continua a leggere »

Nessuna legittimazione mediatica del neofascismo. Neanche in nome della campagna elettorale

 

La tentata strage di Macerata è solo l’ultimo episodio di violenza neofascista nel nostro paese. Una violenza possibile unicamente grazie alla progressiva legittimazione politica dello squadrismo, più o meno mascherato. Una legittimazione che è passata dalla sovraesposizione mediatica di cui godono tutte le sigle dell’estrema destra, soprattutto romana, a fronte di una presenza sociale e di percentuali elettorali che continuano ad essere irrilevanti. Lo sdoganamento culturale ha inserito il neofascismo all’interno della normale “dialettica democratica”, del fisiologico confronto tra opzioni politiche differenti. All’incompatibilità costituzionale, secondo cui nessuno spazio può essere garantito al neofascismo, è subentrata la critica politica, secondo la quale alle idee fasciste, pure criticabili, va concessa pari dignità mediatica. Il graduale scivolamento verso una forma di “democrazia” a-fascista è alla base delle stragi contro i migranti di questi anni. Crediamo, al contrario, che nessuno spazio possa essere lasciato al neofascismo, soprattutto quando questo si presenta nella forma pacificata del confronto elettorale. Nonostante ciò, in questi giorni di campagna elettorale si sono moltiplicati gli episodi di esponenti politici che fanno dell’antifascismo una discriminante sostanziale che hanno accettato il confronto mediatico con esponenti dell’estrema destra razzista, da Forza Nuova a Casapound. Ogni confronto con il neofascismo completa il processo di normalizzazione del neofascismo stesso, lo inserisce nel normale gioco democratico, sposta sempre più avanti quel punto di non ritorno alla fine del quale si sancirà la definitiva accettazione del fascismo come credibile alternativa al liberismo. Il comportamento mediatico di singol* compagn* mette in difficoltà l’agibilità di tutti. Della sinistra antifascista, ma soprattutto delle vittime materiali del neofascismo, e in primo luogo i migranti. E’ per questo che invitiamo tutti i compagni e le compagne a rifiutare la logica del confronto, uscire dalla narrazione degli opposti estremismi entro cui il sistema mediatico-culturale riconduce le lotte sociali al neofascismo presentando il tutto come “estremismo”. Il neofascismo non si accetta, si combatte. Anche in tempi di campagna elettorale.

Antifascisti e Antifasciste di Roma