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Fascisti, sciacalli e dettagli.

Da qualche giorno sulla Tiburtina, a Roma, sono comparsi i manifesti di casapound che vedete qui sopra. Dal punto di vista politico potremmo dire che non c’è niente di nuovo sotto il sole caldissimo di questo inizio d’estate. Se anche la sindaca Raggi subito dopo lo schiaffo elettorale ha “pensato bene” di giocarsi la carta “emergenza migranti” per recuperare qualche consenso, figuriamoci cosa può fare chi dello sciacallaggio sociale a fini elettorali ne ha fatto uno stile di vita. Continua a leggere »

Ius soli o della demenza fascista

[Italiani si nasce...ma non erano contro lo Ius soli?]

«Diritto al lavoro non ce lo abbiamo noi non ce lo avranno loro»: questo uno degli slogan utilizzati ieri da Forza nuova nelle proteste contro l’approvazione della legge sul cosiddetto “Ius soli”. Uno slogan che racchiude tutti i caratteri della reazione, sia quella manifesta del neofascismo, sia quella mascherata della Lega nord e partiti affini. Potrebbe essere la parola d’ordine elettorale di tutto un campo della politica, che va dal Pd alle frattaglie neofasciste, a pensarci bene. Il problema non è la povertà infatti, così come non è mai stato, per questi partiti, la disoccupazione, il lavoro precario, la scomparsa dello Stato sociale e dei diritti di cittadinanza. Il problema è il povero, il disoccupato, il precario, il lavoratore impoverito. E il migrante, ovviamente. Anzi, il migrante prima di ogni altro, visto che giace in fondo alla catena alimentare capitalista, soggetto fondamentale e, proprio per questo, reietto socialmente e giuridicamente. Ma nonostante ciò è davvero rivelatore questo lapsus gridato per le strade di Roma, per cui il problema non è il “diritto al lavoro”, ma impedire ad altri di raggiungere questo diritto, nel frattempo scomparso dai radar “degli italiani”. L’esclusione e la differenza si presentano come caratteri distintivi della reazione.

Rosso è il sangue che scorre nelle arterie della metropoli antifascista


Giunto alla sua quinta edizione, il Festival antifascista cittadino Achtung Banditen prosegue nella sua geometrica capacità di moltiplicare i propri orizzonti politici, culturali, narrativi, sociali. Ad un possibile e in qualche modo fisiologico logoramento, il Festival ha saputo rispondere cambiando faccia, dilatandosi nel tempo e nei contenuti, rilanciando la sfida di un appuntamento antifascista metropolitano in grado di reggere l’urto della post-modernità, dell’a-fascismo istituzionale, del populismo reazionario. Non era facile, bisognava escogitare soluzioni adatte alla desolazione culturale e alla repressione politica di questa Italia democratica. La strada scelta è stata quella di espanderne i contenuti: l’antifascismo è ormai un concetto talmente abusato quanto abbandonato. L’abuso retorico ne ha stravolto il significato sovrapponendolo a quello di “democrazia liberale”, rischiando di trasformarlo in una sorta di inutile false flag neoliberale; il suo abbandono concreto ha al contrario ri-plasmato una Repubblica fondata sull’assenza antifascista, relegata alla memorialistica e all’antiquariato intellettuale. Per noi, al contrario, l’antifascismo è ancora una categoria necessaria, se declinata nelle contraddizioni vive dell’Italia del XXI secolo. Ecco perché questi due mesi ininterrotti di iniziative antifasciste hanno avuto come obiettivo quello di ridefinire un campo di appartenenza. Continua a leggere »

Pd e Brigata Ebraica contro il 25 aprile

 

Finalmente la Brigata Ebraica abbandona il corteo dell’Anpi del 25 aprile. Dopo aver disattivato completamente ogni significato politico della Liberazione, averne pacificato il ricordo per riconvertirlo in una inconsistente celebrazione della “liberaldemocrazia” contro “l’autoritarismo”, la frangia sionista della comunità ebraica romana decide di schierarsi contro l’Anpi e la festa antifascista. Anche il Pd dichiara la sua non partecipazione al corteo, seminando incertezza tra la popolazione. Finalmente il 25 aprile torna ad essere, anche nella sua manifestazione ufficiale, un appuntamento antifascista. Se l’abbandono degli evidenti elementi contraddittori al carattere antifascista della manifestazione è un segnale positivo, lo è meno la modalità complessiva di un 25 aprile ridotto a stantia memorialistica, distante tanto dalle istituzioni quanto dalle lotte reali che pure dovrebbe in qualche modo contenere idealmente. Continua a leggere »

Tiocfaidh ár lá – Presentazione di Bomber Renegade con l’autore Michael Dickson

 

Per parlare di Michael “Dixie” Dickson preferiamo partire dalla fine del racconto di cui è autore e protagonista, e precisamente dalle ultime righe della terza di copertina, dove si legge che è attualmente «attivo nell’organizzazione di concerti e di eventi sportivi militanti ed è una figura di riferimento della rete di tifoserie europee antifasciste». Sostenendo e praticando l’antirazzismo e l’antifascismo militante, come dice verso la fine del libro, tra le cui fila abbiamo avuto l’occasione di conoscerlo. A leggere questa conclusione e risalendo alle prime pagine sembra di avere a che fare con una versione militante di sliding doors. A 16 anni infatti Dixie era nel genio militare dell’esercito britannico, prestando qualche anno dopo servizio per Sua Maestà nelle Falkland appena liberate dagli inglesi. Probabilmente quella sarebbe potuta essere la sua vita se per una passione calcistica tramandata dalla parte cattolica della famiglia e per una concatenazione di eventi non si fosse ritrovato nel 1982 – mentre era ancora nell’esercito – al Celtic Park ad ascoltare le rebel songs intonate con rabbia dalla tifoseria repubblicana contro gli inglesi (ci si trovava a nemmeno un anno dopo la morte di Bobby Sands e degli altri hunger strikers nel carcere di Maze). Da lì, il passo per comprare il Republican news, per entrare in una marching band, per trovarsi a parlare del “libro verde” con i volontari dell’Irish Republican Army e per organizzare materialmente l’attacco più importante che l’Ira abbia messo a segno al di fuori dei confini irlandesi o inglesi, sembra breve. E in Bomber Renegade la narrazione non lascia spazio a troppe riflessioni rispetto alla scelta di intraprendere la strada della lotta armata, con tutto quello che poteva conseguirne e che ne ha conseguito, dalla latitanza all’estradizione al carcere, all’evasione e poi di nuovo al carcere. Sembra piuttosto la naturale conseguenza di un’assunzione di responsabilità rispetto al fatto di possedere delle capacità – acquisite nell’esercito britannico e che potevano essere messe al servizio dell’Ira contro quello stesso esercito – e della casualità di vivere in anni in cui il processo di pace era ancora lontano. Continua a leggere »

Un anno dopo, Casapound chiama la Questura risponde

 

Cinque giorni dopo la grande e “pericolosa” manifestazione del 25 marzo, stamattina diciassette compagni sono stati arrestati per antifascismo. Diciassette compagni arrestati col solito manuale Cencelli della repressione: Degage, Esc, Acrobax, Alexis e Militant le strutture colpite, ovviamente non a caso. Chi in questi anni si è mosso davvero nella lotta antifascista ne paga le conseguenze materiali, con buona pace dei social chiacchieroni. Due cose però saltano all’occhio anche al meno avvezzo alle cose della politica: diciassette misure cautelari comminate un anno dopo gli eventi costituiscono un vulnus particolare anche in tempi di stretta repressiva come questi. Quale giustificazione legale, quale razionalità giudiziaria si cela dietro a questo accanimento eccessivamente postumo? Ovviamente nessuna, ma al tempo stesso risponde alla logica delle misure cautelari comminate in questi anni. In assenza di prove e con la certezza dell’assoluzione nei processi, i Pubblici ministeri procedono alla vendetta cautelare, facendo scontare preventivamente pene che sanno di non poter provare in sede di giudizio. Una dinamica tipica di questi anni, e che andrebbe smascherata e combattuta non solo dentro le fila del movimento, ma anche da quella “presunta” magistratura “democratica” che si riempie la bocca di legalità e democrazia ma che, al dunque, favorisce abusi giudiziari di questo tipo. Continua a leggere »

Il metodo anti-Salvini

 

Dovremmo riconoscere a Salvini almeno un merito: aver costretto la sinistra antagonista all’intelligenza. Come il monolite alieno in 2001 Odissea nello Spazio, Salvini stimola indirettamente l’ingegno, mette in mora le vere e presunte differenze politiche in funzione del risultato. Ci obbliga a un terreno comune, quello della difesa delle nostre città dal suo progetto razzista, nazionalista, xenofobo, anti-sociale, reazionario. La lotta alla reazione leghista in questi anni ha sviluppato un metodo politico che è il suo più grande lascito. A volte questo metodo viene raccolto nel migliore dei modi, come a Napoli, altrove non sviluppa gli stessi risultati, ma si pone come inaggirabile. Laddove tale metodo viene abbandonato, il risultato fallisce. Bisogna però intendersi su quale risultato leggere nelle mobilitazioni anti-leghiste di tutta Italia, da anni a questa parte. Alcuni si fermano al dito: Salvini, in qualche modo, riesce comunque a tenere i suoi comizietti minoritari. Altri, la maggior parte a dire il vero, intravedono la luna: un terreno comune dove trovare la sintesi tra la partecipazione popolare e modalità di conflitto capaci di legare tutte le componenti della mobilitazione stessa. Continua a leggere »

Trentasette anni dopo, per Valerio

 

Anche quest’anno ci avviciniamo alla ricorrenza dell’omicidio di Valerio Verbano, giovane militante comunista ucciso il 22 Febbraio del 1980 da un commando di fascisti, i quali precedentemente erano entrati nell’appartamento dove viveva a Montesacro, immobilizzando i suoi genitori. Gli assassini di Valerio, legati comunque all’eversione nera e ai Nar, non saranno mai scoperti nonostante la lunga battaglia portata avanti dalla madre Carla, scomparsa purtroppo cinque anni fa. Al di là dell’incapacità di uno Stato, per molti versi colluso, di assicurare giustizia, nel corso degli anni il ricordo di Valerio è rimasto vivo nella memoria della città e porta ogni anno migliaia di persone a sfilare per le strade di Montesacro. Continua a leggere »

Contro la violenza criminale, corteo antifascista a Ostia

 

L’ennesima aggressione fascista a Ostia. Lo stesso scenario di sempre: un ragazzo (legato peraltro a un’associazione cattolica) assalito in cinque, violentemente picchiato da quelle stesse persone che si presentano come “alternativa per il quartiere”. Di che alternativa parliamo, ne sono piene le cronache giudiziarie di questi anni. Ma tutto questo appartiene al già detto, al già sentito e conosciuto. La novità è che l’aggressione fascista ha provocato finalmente una resistenza popolare, un’indignazione di massa, trasversale ed eterogenea, ma ferma nel chiedere la chiusura dei covi che controllano il quartiere. Una novità importante in un quadrante degradato e abbandonato dalla politica com’è Ostia, il quartiere dimenticato di Roma, commissariato, in mano alle mafie e alla rassegnazione. Il corteo, che partirà sabato alle ore 15.30 dal piazzale della stazione della Roma-Lido (con appuntamento romano alle 14.00 da Piramide), sfilerà in concomitanza della lurida marcetta organizzata da Casapound a Acilia: buon per noi, male per loro Continua a leggere »

Repressione e solidarietà: aggiornamento a due mesi dagli scontri di Magliana

 

E’ necessario vigilare sulle ripercussioni repressive dei fatti di Magliana, visto che – per l’ennesima volta – Polizia e Magistratura, in assenza di prove dimostrabili, stanno procedendo alla rappresaglia economica sui compagni. Un copione già ampiamente visto in molti altri casi, che aggira il normale corso giudiziario e procede vendicandosi sugli imputati. Oltre ad un aggiornamento sulla questione repressiva, in coda all’articolo daremo conto (ancora parziale, per fortuna), come sempre fatto, della nostra solidarietà economica. Una mini-campagna (qui a lato trovate il manifesto) che ha dato i suoi frutti e che contribuirà alla difesa di tutti i compagni coinvolti nei processi. Continua a leggere »